TAV: Truffa ad alta voracità… E poi, la ‘Ndrangheta dove la lasciamo?

TAV

 

 

 

TAV.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

TAV: Truffa ad alta voracità… E poi, la ‘Ndrangheta dove la lasciamo?

 

TAV: Truffa Ad Alta Voracità. La ‘Ndrangheta Dove La Lasciamo?

Dopo il pentitismo di mafia ora è la volta di quello TAV. Un ravveduto dell’Alta Velocità molto particolare scatena un vero terremoto (epicentro del sisma Piazzale di Porta Pia, 1 – Roma, quartier generale del Ministero dei Trasporti).
Ma non è un’ex appartenente alla Banda della Magliana, la Mala del Brenta, della ‘ndrangheta o della Camorra. Nemmeno un’affiliato della mafia siciliana, della Sacra Corona Unita o dell’eversione armata.

Cionondimeno la sua storia non è meno intrigante di quelle narrate in Romanzo Criminale e Gomorra, perchè è uno dei protagonisti del furto in guanti bianchi più clamoroso della storia delle Ferrovie Italiane. Una raffinata opera d’ingegneria criminale ai massimi livelli. Un vero, autentico, pentito di TAV (di cui faremo nome e cognome) non come quelli che han fatto mea culpa solo dopo che son stati presi con le mani nella marmellata. Vedete come ritorna ciclicamente, nostro malgrado, il tema del Made in Italy Criminale?

Francamente credevamo  d’aver  esaurito  lo  scibile umano e già  visto di  tutto, dai  gravosi arbitrati a  raffica  i cui costi han superato la stratosferica cifra di 35 miliardi di euro (l’equivalente di quattro anni di Reddito di Cittadinanza), ai General Contractors che hanno gonfiato i prezzi a dismisura con l’escamotage delle “varianti in corso d’opera” e degli “Atti Integrativi” per aggirare le Convenzioni Originarie. Per non parlare dei tentacoli della malavita e delle corruzioni mafiose.

Anche se è vero che nel caso del TAV non c’è stato bisogno di alcuna infiltrazione della criminalità organizzata perché nel TAV vi erano già diverse società in conclamato odor di ‘nrangheta. Vedi Cociv, Impregilo o la Società Italiana per le Condotte d’Acqua (quest’ultima guarda caso è quella che nel 1963-67 ha costruito il Ponte Morandi di Genova – v. documento pdf n. 1).

Come dicevamo c’è un imprenditore pentito, ora ‘collaboratore di giustizia’ che ha svelato il malaffare e le sistematiche ruberie sui lavori del TAV, in particolare della Tratta Torino-Milano. E ha deciso di vuotare il sacco con gli ispettori del Ministero dei Trasporti.

Questi ha rivelato come il Gruppo Gavio, re delle Autostrade (e delle frodi a quanto pare), ha partecipato alla grande abbuffata degli appalti pubblici dell’alta velocità ferroviaria frodando in lungo ed in largo come se non ci fosse un domani. In proposito, è  stata  presentata anche   un’interrogazione  alla  Camera dei  Deputati   dall’On.le Antonio Borghesi di Italia dei Valori purtroppo defunto e rimasto senza risposta.

La “gola profonda” si chiama Geom. Giovanni Santini, ed è Amministratore Unico della società CO.GE.FER S.p.A. (Costruzioni Generali e Ferroviarie Spa). Inutile dire che lo scompiglio scatenato dalle sue rivelazioni ha mandato molti in depressione, tra questi il Direttore del Consorzio C.A.V.TO.MI Ing. L. Capponi, che ha subito inviato una preoccupata lettera alla Grassetto Costruzioni, nonché all’allora Presidente (buon’anima) Marcellino Gavio, al Vice Pres. Giuseppe Sambo e all’Amm. Delegato Ing. Claudio Vezzosi scrivendo (v. documento pdf n. 2):

“… desta estrema preoccupazione la progressiva amplificazione dei toni e delle trattate argomentazioni che sta assumendo la vicenda in questione, il che crea imbarazzo per lo scrivente consorzio al cospetto della propria Committente e Direzione Lavori anch’esse chiamate in causa dalla nota della ditta CO.GE.FER.. Si ritiene pertanto opportuno suggerire un Vs. intervento al fine della risoluzione di una vicenda che, per quanto ci riguarda, ha già creato perplessità e disturbo…”.

Ergo, tradotto in parole povere: questo picciotto ha la lingua lunga, è meglio convincerlo a tenere la bocca chiusa prima che sia troppo tardi per tutti noi. Non possono saperlo, ma il Santini invece ha già messo tutto nero su bianco, descrivendo con dovizia di dettagli i metodi mafiosi in uso nei cantieri della TAV, dettagliando delle promiscuità tra i controllori ed i controllati, nonché la sistematica falsificazione dei documenti con Photoshop, degli atti, le false fatture etc etc.

E’ un’ecatombe. Da queste carte, ecco svelato come il Gruppo Gavio è riuscito a papparsi oltre 100 milioni di euro della TAV raggirando ogni normativa del settore (specie quella che vieta categoricamente il subappalto ‘a cascata’). Ed è spiegato anche com’è stato possibile che sia accaduto questo senza che alcuno si sia accorto di niente (e chi ha saputo ha taciuto). In buona sostanza, chi doveva controllare ed il controllato erano la stessa persona e al di fuori di questo cerchio magico nessun’altro sorvegliava.

Un pò come accaduto nel caso del crollo del Ponte Morandi e Autostrade per l’Italia, in tanti sapevano ma nessuno è intervenuto in tempo utile. Come se il calciatore e l’arbitro fossero la stessa persona. Praticamente Gavio poteva dormire sonni tranquilli, non doveva temere alcun tipo di verifica e/o accertamento perché era lui che aveva l’onere di controllare sè stesso. Come illustrato in questo breve schemino (che espongo sinteticamente giusto per farvi capire chi aveva le  mani  in  pasta – v. documento pdf n. 3

Il 7 agosto 1991 l’Ente Ferrovie dello Stato affida alla T.A.V. la concessione per la progettazione esecutiva, la costruzione e lo sfruttamento economico del sistema Alta Velocità inoltre affida a Italferr Spa il presidio dell’area tecnologica, ingegneristica e sistemica, nonché il controllo della fase esecutiva di realizzazione del progetto Alta Velocità. TAV Spa. Con convenzione del 15 ottobre 1991 vengono affidatate a FIAT Spa in qualità di General Contractor tutte le attività necessarie per la progettazione esecutiva e la realizzazione del Progetto Alta Velocità. FIAT dà in appalto la realizzazione dell’opera al Consorzio C.A.V.TO.MI. (Consorzio Alta Velocità Torino Milano – capofila Impregilo Spa con una quota del 74,69%) il quale a sua volta dà in subappalto i lavori di costruzione alle due imprese Biandrate Società Consortile e Agognate Società Consortile. In entrambe le società consortili il 95,90% delle quote fanno capo ad imprese appartenenti al Gruppo Gavio (Grassetto Lavori, Intestrade, Co.Ge.Fer, Sea Segnaletica, COGEDIL, L.A.S., Antonio Nicastro, Viar Costruzioni, Edil Rota, Emme Costruzioni F.lli Melis).

– Chi sono i controllati: le società Consortili Agognate e Biandrate che sono composte per una quota superiore al 95% da aziende appartenenti al Gruppo Gavio.

– Chi è il controllore: Il Consorzio Ca.V.To.Mi, General Contractor della tratta che ha affidato in subappalto i lavori alle consortili, che è composto al 66,50% da Impregilo (della quale sono azionisti i Gruppo Gavio e Benetton). Altro controllore è la Spea Ingegneria per l’Europa Spa che doveva effettuare la direzione dei lavori sulla tratta, in qualità di braccio tecnico di Autostrade per l’Italia, società entrata a far parte del Gruppo Benetton, di cui erano azionisti sia Gavio che Impregilo. Spea Ingegneria.

Non so se vi dice qualcosa il nome. E’ quel controllore un po’ sbadato che doveva controllare e vigilare sulle condizioni del Viadotto Morandi di Genova.
– Chi rimane fuori: rimangono all’esterno di questo sistema Italferr, l’Ente Ferrovie dello Stato e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di fatto privi di alcuna concreta possibilità e/o volontà di controllo.
Poi ci meravigliamo della mancata vigilanza e dei ponti che crollano.

Basiti da cotante rivelazioni, il 14 dicembre 2007 il Servizio per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere del Ministero delle Infrastrutture invia un Memorandum riservato dal tono ‘altero’ e dal contenuto chock al Ministro Altero Matteoli. Oggetto del dossier (che trovate qui allegato pdf): “Anomalie nell’effettuazione dei lavori inerenti alla costruzione della Linea Ferroviaria Alta Capacità Torino-Milano, Sub Tratta Torino-Novara, Lotti A2-A3” (v. documento pdf n. 4
Scrivono gli ispettori:

“Questo servizio ha provveduto ad effettuare gli opportuni accertamenti … anche procedendo all’audizione del geom. Santini. … Sintesi delle anomalie: Sembrerebbe che la condotta delle società consortili è stata volutamente improntata alla lievitazione del costo complessivo dell’opera. Si rileverebbe un corposo introito di denaro non giustificato in capo al Gruppo Gavio (circa 100 milioni di euro) a fronte di lavori effettivamente svolti e fatturati a costi ampiamente inferiori dai soci consorziati con quota minoritaria. Tale fattispecie dimostrerebbe che, la stessa opera, poteva essere portata a compimento con un costo di gran lunga inferiore. Parimenti le società consortili sembrerebbero essere state create artificiosamente al fine di eludere il divieto di affidamento in secondo subappalto… singolare appare il fatto che C.A.V.TO.MI., Italferr e Spea (Direzione Lavori) interpellate da Co.Ge.Fer. non risulterebbero aver mai fornito idonee risposte in merito ai siti utilizzati dalla Grassetto per lo smaltimento di circa 1,2 milioni di metri cubi di terre, provenienti dagli scavi di Biandrate e Agognate… lo stato di avanzamento dei lavori eseguiti da Grassetto non veniva effettuato in base al reale avanzamento dei lavori, bensì in base alla disponibilità finanziaria in quel momento presente nelle casse dei consorzi, dietro precise disposizioni che gli giungevano dalla sede dei consorzi di Tortona … Gli elementi persuasivi forniti dalla Cogefer sembrerebbero dimostrare che la condotta delle società consortili avrebbe portato volutamente alla lievitazione del costo complessivo dell’opera, al fine di consentire al Gruppo Gavio di introitare illegittimamente ingenti quantità di denaro… Il costo delle lavorazioni … risulterebbe essere stato contabilmente raddoppiato rispetto a quello sostenuto e che quindi doveva essere speso, passando da circa 10 mln Euro/Km a circa 20 mln Euro/Km…Infine si evidenzia che tale raggiro ha comportato una crescita esponenziale del costo dell’opera… che dimostra di fatto come tale tipologia di opere possono essere realizzata con costi dimezzati”.

Forse ora si capisce com’è stato possibile che i contraenti generali si gestissero miliardi di euro di soldi pubblici senza mai lo straccio d’un controllo. Perché se no doveva esistere la trasparenza ed in tal caso non si sarebbe potuto più rubare a man bassa. Semplice.

Si sono sputtanati una montagna di soldi pubblici per un’opera infrastrutturale così inutile che per l’Europa è già archeologia. Tanto, come sempre, state pur certi, anche in questo caso saranno chiamati gli italiani a pagarne il conto. In mezzo a sto immondezzaio c’è però una nota positiva. Ora grazie all’Alta velocità anche quelli che l’hanno costruita potranno muoversi velocissimi.
Col treno? No. No. Con l’aereo personale che si son comprati grazie alla TAV.

 

FONTE QUI

TAV: Truffa ad alta voracità… E poi, la ‘Ndrangheta dove la lasciamo?ultima modifica: 2018-12-17T21:11:58+01:00da eles-1966
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento