Gino Strada e il ritorno del colonialismo

 

Gino Strada

 

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Gino Strada e il ritorno del colonialismo

(di Arturo Diaconale – opinione.it) – Ciò che stupisce non è l’attacco di Gino Strada al ministro dell’Interno Marco Minniti per l’azione che il responsabile del Viminale cerca di realizzare per frenare l’afflusso incontrollato di migranti nel nostro Paese. Strada è da sempre su posizioni di solidarismo estremo. E il suo attacco costituisce una sorta di anticipazione di uno dei temi che la sinistra più intransigente, legata al mondo del volontariato più radicale, porterà avanti con la massima energia nel corso della campagna elettorale. Quello della critica al blocco del corridoio umanitario del Mediterraneo in nome della solidarietà e della pietà umana per quelle masse di profughi che non potendo più usufruire dei barconi e delle navi delle Ong saranno costretti a marcire nelle prigioni e nei campi di concentramento delle milizie libiche o dei governi corrotti e incapaci del Centro Africa.

Non è affatto peregrina la tesi di chi sostiene che per i migranti è mille volte meglio correre il rischio di finire affogati nel Canale di Sicilia o venire sbattuti nei centri di accoglienza italiani piuttosto che morire di stenti nei deserti africani o diventare oggetto di ogni tipo di violenza nei lager dei nuovi mercanti di schiavi. Ma questa sorta di teoria del male minore, che sarebbe quello di un’accoglienza difficile e senza speranza di integrazione nel nostro Paese, salva la coscienza di chi la sostiene ma non fa compiere un solo passo in avanti alla soluzione di un problema che alla radice ha le drammatiche condizioni delle zone da dove i flussi migratori provengono.

Tutti sono concordi nel sostenere che sarebbe meglio eliminare le cause delle migrazioni, e quindi dare stabilità e benessere ai Paesi devastati dalla guerra civile, dalla fame e dai governi dispotici e corrotti. Ma nessuno è in grado di formulare una proposta concreta per compiere un’operazione del genere. Perché tutti quelli che cercano di salvare la propria coscienza proponendo o l’accoglienza indiscriminata e irresponsabile o aiutare i disgraziati a casa loro sanno perfettamente che la prima soluzione è destinata a provocare tensioni incontrollabili a casa nostra e la seconda ad arricchire i governanti corrotti e dispotici abilissimi nel prendere gli aiuti del mondo occidentale e trasformarli in depositi personali nei paradisi fiscali.

E allora? L’irrealismo di Gino Strada porta a una conclusione paradossale. Perché pone come unica alternativa al solidarismo estremo che può devastare l’Italia e l’Europa il ritorno, sotto forma di aiuti controllati e garantiti dalla presenza militare, al vecchio colonialismo.

tratto da: https://infosannio.wordpress.com/2017/09/07/gino-strada-e-il-ritorno-del-colonialismo/

“Occhi aperti” sullo Yemen, il gesto di una bimba – scampata ad un bombardamento, che cerca di aprire l’occhio tumefatto per vedere – diventa il simbolo del conflitto

Yemen

 

 

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“Occhi aperti” sullo Yemen, il gesto di una bimba – scampata ad un bombardamento, che cerca di aprire l’occhio tumefatto per vedere – diventa il simbolo del conflitto

Buthaina, 5 anni, era rimasta ferita in un bombardamento che il 25 agosto ha ucciso la sua famiglia. Il suo “occhiolino”, il gesto di tirarsi su la palpebra gonfia per riuscire a vedere, è diventato virale su Twitter con l’hashtag #occhiaperti, riportando l’attenzione sulla guerra civile che da due anni sconvolge il Paese

Un gesto drammatico ma spontaneo, quello di una bambina col viso tumefatto che con la mano si aiuta per sbirciare oltre l’occhio gonfio. Un gesto immortalato da un fotografo e diventato virale su Twitter, replicato da centinaia di utenti. Dal suo letto di ospedale la piccola Buthaina, cinque anni, diventa il simbolo del conflitto in Yemen.

Ricoverata da quasi due settimane, è circondata dagli zii e da nuovi ‘amici’, le tante persone che hanno conosciuto la sua storia attraverso i media. La bambina è l’unica sopravvissuta della sua famiglia a un bombardamento che il 25 agosto ha ucciso almeno 16 civili a Sana’a, capitale dello Yemen. Tra questi, i genitori e 5 tra fratelli e sorelle. Gravi le ferite riportate: avrebbe diverse frattura al cranio, ma i dottori dicono che ce la farà.

Quando i giornali locali sono andati nella sua stanza di ospedale, Buthaina si è aiutata con una mano per tirar su la palpebra, mettendo indice e pollice a “c” intorno all’occhio destro. L’ ‘occhiolino’ è stato fotografato e messo sui social. Centinaia di utenti si sono scattati dei selfie imitando il gesto della bambina, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione drammatica dello Yemen. Dal 2015 è in atto una guerra civile che secondo l’Unhcr, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, ha causato oltre 13 mila vittime civili, milioni di sfollati e un’epidemia di colera che ha contagiato 600 mila persone.

Ora Buthaina è affidata a una coppia di zii, che dal giorno del bombardamento non si sono mai separati da lei. La bambina ancora non sa cosa sia successo ai genitori e al resto della famiglia. “Non potrò mai sostituire suo padre, ma ora lei per me è una figlia e lo sarà per sempre”, ha detto lo zio ai reporter della Cnn, “spero almeno che la perdita che ha subito la nostra famiglia possa portare alla fine del conflitto che sta sconvolgendo il nostro Paese”.

tratto da: http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/07/news/yemen_buthaina_gesto_mano_bambina_conflitto_guerra-174881067/

Morti di serie A e morti di serie B – Sono tre giorni che i Tg parlano dell’uragano che ha provocato 20 morti in USA. 2 anni di silenzio, invece, per la guerra in Yemen che ha già ucciso 10.000 persone. Ma i primi sono Americani (serie A) i secondi sono solo poveri negri!

 

Yemen

 

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Morti di serie A e morti di serie B – Sono tre giorni che i Tg parlano dell’uragano che ha provocato 20 morti in USA. 2 anni di silenzio, invece, per la guerra in Yemen che ha già ucciso 10.000 persone. Ma i primi sono Americani (serie A) i secondi sono solo poveri negri!

 

(ANSA) – SANAA, 16 GEN – Solo negli ultimi due anni di guerra, nello Yemen il numero di civili morti ha superato, secondo una stima ottimistica, i 10.000: lo fa sapere l’Onu, che quantifica i feriti in circa 40.000. Secondo quanto riferito ai cronisti da Jamie McGoldrick, dell’Ufficio per il Coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, la stima sui civili morti è basata sulla conta delle vittime raccolte dalle strutture sanitarie del disastrato Paese, e la cifra reale potrebbe essere anche molto più elevata.

Ma i Tg muti.

3 giorni di Tg per i morti Americani

Con tutto il rispetto per tutti i morti, ma…

by Eles

 

Dal New York Times le foto dello Yemen che Stati Uniti e Arabia Saudita non vogliono che tu veda… E anche noi ci dovremmo vergognare un bel po’ visto che le armi agli arabi glie le vendiamo proprio noi…!

Yemen

 

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Dal New York Times le foto dello Yemen che Stati Uniti e Arabia Saudita non vogliono che tu veda… E anche noi ci dovremmo vergognare un bel po’ visto che le armi agli arabi glie le vendiamo proprio noi…!

L’Arabia Saudita mantiene un blocco mediatico tale che i giornalisti non possono documentare le atrocità commesse nello Yemen con la complicità statunitense.

Le immagini come quelle che accompagnano l’articolo pubblicato martedì scorso sul quotidiano statunitense ‘The New York Times’, scritto da Nicholas Kristof non appaiono sugli schermi televisivi e raramente nei quotidiani occidentali, in parte perché l’Arabia Saudita blocca con successo l’accesso di giornalisti stranieri nello Yemen.

Il giornalista Nicholas Kristof nel suo articolo pubblicato ha denunciato di aver cercato per quasi un anno di raggiungere aree devastate dagli attacchi sauditi nello Yemen senza successo perché il regime saudita lo ha impedito.

Kristof ha poi riferito che l’unico modo per accedere alle aree dello Yemen soggetto a continue attacchi aerei è attraverso voli charter organizzati dalle Nazioni Unite e gruppi umanitari, in quanto i voli commerciali sono vietati.

Tuttavia, gli aerei militari sauditi controllano questo spazio aereo e vietano qualsiasi volo dove c’è un giornalista a bordo. L’ONU “non sta assumendo rischi” e considera questo divieto di imbarcare i giornalisti molto seriamente, ha raccontato il giornalista.

“Ciò è pazzesco: l&#

39;Arabia Saudita obbliga le Nazioni Unite ad escludere i giornalisti per evitare la copertura delle atrocità saudita”, ha spiegato Kristof.

L’autore dell’articolo ha sottolineato che il governo saudita commette crimini di guerra nello Yemen con le complicità statunitensi e del Regno Unito.

I Sauditi regolarmente bombardano i civili e, peggio ancora, hanno chiuso lo spazio aereo e hanno imposto un blocco per sottomettere la popolazione yemenita. Ciò significa che i civili dello Yemen, compresi i bambini, se non muoiono nei bombardamenti, li fanno morire alla fame. Kristof ha citato il caso di Buthaina, una ragazza di 4 o 5 anni che è stata l’unica della sua famiglia che è riuscita a sopravvivere ad un attacco saudita.

Secondo Kristof gli statunitensi devono fermare tutti i trasferimenti di armi in Arabia Saudita finché non finisce il blocco e il bombardamento del regno contro lo Yemen.

Uno degli effetti devastanti di questa aggressione è la peggiore epidemia globale del colera che è scoppiata in Yemen, dove molte persone sono malnutrite. Ogni giorno 5000 yemeniti contraggono il colera.

Fonte: The New York Times

Dieci cose che devi sapere sulla NATO e perché l’Italia non dovrebbe assolutamente far parte di questa associazione a delinquere!

 

NATO

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Dieci cose che devi sapere sulla NATO e perché l’Italia non dovrebbe assolutamente far parte di questa associazione a delinquere!

Cos’è veramento la NATO? E quali sono realmente le finalità per le quali è stata creata?

1. La NATO – Organizzazione del Trattato dell’Alleanza dell’Atlantico del Nord, detta anche Patto Atlantico – nasce a Washington nel 1949, con l’obiettivo ufficiale della “difesa collettiva” dei dodici Stati membri (art. 5 dello statuto) contro il nemico di allora, l’Unione Sovietica. La NATO, in realtà, verrà utilizzata negli anni per ben altri obiettivi.

2. In risposta alla nascita della NATO, nel 1955, l’Unione sovietica crea il Patto di Varsavia. Nel 1991 il Patto di Varsavia si dissolve, insieme all’URSS. La NATO però non muore. Diventa lo strumento con cui esportare “democrazia e diritti umani”.

3. Nel 1999, a Washington viene siglato, dai governi dei Paesi NATO, il “nuovo concetto strategico” che cambia la natura del trattato, autorizzando interventi militari di aggressione. Il Parlamento italiano non è mai stato consultato in merito.

4. Il nuovo concetto della NATO e le azioni di guerra alle quali l’Italia partecipa, violano l’art 11 della Costituzione e il Trattato di non proliferazione nucleare. Sul territorio italiano, nelle oltre centodieci basi USA/NATO, sono presenti novanta testate nucleari.

5. Grazie al “Nuovo Concetto Strategico”, la NATO inizia interventi militari d’aggressione. Nel 1999 la Nato bombarda quel che rimane della Jugoslavia: è la «guerra in Kosovo».

6. Nel 2001, gli Usa e altri membri della NATO bombardano l’Afghanistan. Nel 2003 la NATO prende in consegna la guerra, tutt’ora in corso in questo Paese strategico per i flussi di materie prime: è la «guerra in Afghanistan».

7. Nel 2003, Usa e alleati bombardano e invadono, senza mandato ONU, l’Iraq, reo di essersi sottratto al dominio del dollaro. Nel 2004, la NATO si coinvolge direttamente nell’Iraq occupato, su richiesta Usa: è la «guerra in Iraq».

8. Nel 2011, la NATO con l’operazione «Unified Protector» bombarda la Libia, che per ragioni finanziarie e strategiche era da tempo nel mirino: è la «guerra in Libia».

9. Dopo il colpo di stato del febbraio 2014 in Ucraina, la NATO, un’alleanza oggi di 28 stati membri, ha ormai nel mirino i confini della Russia. A partire dal 2003, membri e partner Nato iniziano l’opera di accerchiamento della Siria. Sul futuro di Ucraina e Siria si giocano i destini del mondo.

10. Le guerre della NATO dal 1999 ad oggi hanno prodotto centinaia di migliaia di morti, feriti, mutilati, sfollati, territori devastati, smembrati, economie fallite, destabilizzazioni estese a intere regioni. I popoli dei Paesi membri dovrebbero iniziare a chiedersi: Chi ci difende dalla NATO?

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=14171

La domanda che si fanno pensioni, terremotati, disoccupati e gente comune, ma non i nostri politoci né i giornalisti fedeli al regime: Perché un miliardo per una nave da guerra?

 

nave da guerra

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La domanda che si fanno pensioni, terremotati, disoccupati e gente comune, ma non i nostri politoci né i giornalisti fedeli al regime: Perché un miliardo per una nave da guerra?

Perché un miliardo per la nave da guerra?
Ogni giorno spendiamo 64 milioni di euro, che vuol dire 2,7 milioni all’ora, 45 mila euro al minuto. Ma da ieri il conto delle spese militari è più salato. Con una sobria cerimonia a Castellammare di Stabia, stabilimento Fincantieri, è stata tagliata la prima lamiera di una nuova scintillante «Portaelicotteri» che si chiamerà «Trieste», varo tra due anni, pronta a combattere nel 2022. Non costerà proprio due lire. La cifra che uscirà dalle nostre tasche, essendo il committente il ministero della Difesa, sarà di un miliardo e 100 milioni euro.

Un bel botto per il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che avviandosi alla fine la legislatura avrà la riconoscenza di molti. Finalmente diventiamo una vera superpotenza navale e proprio nel giorno in cui l’Istat detta le cifre della vergogna con un milione mezzo di famiglie che si arrabattano per trovare da mangiare.

Ma gli esperti ci informano che la nuova «Unità multiruolo d’assalto anfibio» sarà un gioiello e oltretutto «ecologica», a basso impatto ambientale e con un controllo inflessibile degli «effluenti biologici». Si spreca retorica sugli armamenti e anche in questo caso, a consolazione preventiva di eventuali pacifisti, si esagera con enfasi sul cosiddetto «dual use» militare e civile, spacciando una nave da guerra per un vascello da soccorso umanitario, visto che nella sua pancia c’è un presidio ospedaliero in grado di accogliere fino a settecento persone. Gioirà il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che potrà chiedere alla collega di governo il permesso per attraccarla alla riva di qualche disastrato ospedale. La costruzione del gioiello è prevista dalla nuova «Legge Navale» varata dal governo Renzi. Ma un contratto tira l’altro e già in costruzione ci sono altre unità dai nomi bizzarri e dalle performance straordinarie, naturalmente per il soccorso in mare dei migranti. Chissà se i posti a sedere sul naviglio da superpotenza sono quelli previsti dal numero chiuso di Matteo Renzi. L’Italia ha già due portaerei, la Garibaldi e la Cavour. Di solito non le usiamo, perché mancano i soldi per il gasolio. Ma il nuovo battello insieme a due micidiali propulsori diesel e due turbine a gas da paura avrà anche due motori elettrici. Il portafoglio del contribuente può sorridere e il ministro annunciare missione compiuta.

Siamo tutti più tranquilli, anche se, irriducibili pacifisti che stanno con Papa Francesco, ci permettiamo una domanda: ne avevamo bisogno? L’Italia ha manie di grandezza e il primo ministro donna della Difesa nella storia del Paese doveva proprio fare la differenza e portare la flotta italiana a superare la potenza navale francese e ad eguagliare quella inglese? Non era forse meglio fermarsi a riflettere proprio sulle parole di Bergoglio che un’ Europa meno armata è «un’Europa più forte» e che «la pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo»? L’Italia ha una spesa militare sproporzionata. È aumentata quest’anno del 10 per cento e negli ultimi dieci anni dell’86 per cento. Ma i governi la nascondono nei capitoli di spesa del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe un’altra ragione sociale. L’industria militare in Italia conta solo 112 imprese, ma sono le più coccolate.

Il gioco delle tre carte permette ai ministri della Difesa di dichiararsi pacifisti e a tutti gli altri il mimetismo delle responsabilità, mascherando spese e finanziamenti onerosissimi, che secondo il Rapporto «MIL€X», presentato alla Camera dei deputati alcuni mesi fa, raggiungono tassi del 30-40 per cento. Ma la lobby militare-industriale non ha orecchie per intendere e degli spiccioli non sa che farsene.

tratto da: http://www.ecodibergamo.it/stories/Editoriale/perche-un-miliardoper-la-nave-da-guerra_1243152_11/

Comunque Renzi un primato ce l’ha: Nei 1024 giorni di Palazzo Chigi, ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le esportazioni di armi. E chi se ne frega se la Gente si ammazza col Made in Italy…

Renzi

 

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Comunque Renzi un primato ce l’ha: Nei 1024 giorni di Palazzo Chigi, ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le esportazioni di armi. E chi se ne frega se la Gente si ammazza col Made in Italy…

 

Lo sa, ma non lo dice in pubblico. E la notizia non compare né sul suo sito personale, né sul portale Passo dopo passo e nemmeno tra I risultati che contano messi in bella mostra con tanto di infografiche da Italia in cammino. Eppure è stata la miglior performance del suo governo. Nei 1024 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le autorizzazioni per esportazioni di armamenti. Dal giorno del giuramento (22 febbraio 2014) alla consegna del campanellino al successore (12 dicembre 2016), l’esecutivo Renzi ha infatti portato le licenze per esportazioni di sistemi militari da poco più di 2,1 miliardi ad oltre 14,6 miliardi di euro: l’incremento è del 581 per cento che significa, in parole semplici, che l’ammontare è più che sestuplicato. Una vera manna per l’industria militare nazionale, capeggiata dai colossi a controllo statale Finmeccanica-Leonardo e Fincantieri. È tutto da verificare, invece, se le autorizzazioni rilasciate siano conformi ai dettami della legge n. 185 del 1990 e, soprattutto, se davvero servano alla sicurezza internazionale e del nostro paese.

Renzi e il motto di BP

Un fatto è certo: è un record storico dai tempi della nascita della Repubblica. Ma, visto il totale silenzio, il primato sembra imbarazzare non poco il capo scout di Rignano sull’Arno che ama presentarsi ricordando il motto di Baden Powell (BP è il fondatore degli scout): “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”. L’imbarazzo è comprensibile: la stragrande maggioranza degli armamenti non è stata destinata ai paesi amici e alleati dell’Ue e della Nato (nel 2016 a questi paesi ne sono stati inviati solo per 5,4 miliardi di euro pari al 36,9 per cento), bensì ai paesi nelle aree di maggior tensione del mondo, il Nord Africa e il Medio Oriente. È in questa zona – che pullula di dittatori, regimi autoritari, monarchi assoluti sostenitori diretti o indiretti del jihadismo oltre che di tiranni di ogni specie e risma – che nel 2016 il governo Renzi ha autorizzato forniture militari per oltre 8,6 miliardi di euro, pari al 58,8% del totale. Anche questo è un altro record, ma pochi se ne sono accorti.

Il basso profilo della sottosegretaria Boschi

Eppure non sono cifre segrete. Sono tutte scritte, nero su bianco e con tanto di grafici a colori, nella “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016” inviata alle Camere il 18 aprile. L’ha trasmessa l’ex ministra delle Riforme e attuale Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi. Nella relazione di sua competenza l’ex catechista e Papa girl si è premurata di segnalare che “sul valore delle esportazioni e sulla posizione del Kuwait come primo partner, incide una licenza di 7,3 miliardi di euro per la fornitura di 28 aerei da difesa multiruolo di nuova generazione Eurofighter Typhoon realizzati in Italia”.  Al resto – cioè ai sistemi militari invitati in 82 paesi del mondo tra cui soprattutto quelli spediti in Medio Oriente – la Sottosegretaria ha riservato solo un laconico commento: “Si è pertanto ulteriormente consolidata la ripresa del settore della Difesa a livello internazionale, già iniziata nel 2014, dopo la fase di contrazione del triennio 2011-2013”. La legge n. 185 del 1990, che regolamenta la materia, stabilisce che l’esportazione e i trasferimenti di materiale di armamento “devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia”: autorizzare l’esportazione di sistemi militari a paesi al di fuori delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia meriterebbe pertanto qualche spiegazione in più da parte di chi, durante il governo Renzi e oggi col governo Gentiloni, ha avuto la delega al programma di governo.

I meriti della ministra Pinotti

Non c’è dubbio, però, che gran parte del merito per il boom di esportazioni sia della ministra della Difesa, Roberta Pinotti. È alla “sorella scout”, titolare di Palazzo Baracchini, che va attribuito il pregio di aver consolidato i rapporti con i ministeri della Difesa, soprattutto dei paesi mediorientali. La relazione del governo non glielo riconosce apertamente, ma la principale azienda del settore, Finmeccanica-Leonardo, non ha mancato di sottolinearne il ruolo decisivo. Soprattutto nella commessa dei già citati 28 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon: “Si tratta del più grande traguardo commerciale mai raggiunto da Finmeccanica” – commentava l’allora Amministratore Delegato e Direttore Generale di Finmeccanica, Mauro Moretti. “Il contratto con il Kuwait si inserisce in un’ampia e consolidata partnership tra i Ministeri della Difesa italiano e del Paese del Golfo” – aggiungeva il comunicato ufficiale di Finmeccanica-Leonardo. Alla firma non poteva quindi mancare la ministra, nonostante i slittamenti della data dovuti – secondo fonti ben informate – alle richieste di chiarimenti circa i costi relativi “a supporto tecnico, addestramento, pezzi di ricambio e la realizzazione di infrastrutture”.

Anche il Ministero della Difesa ha posto grande enfasi sui “rapporti consolidati tra Italia e Kuwait: “rapporti – spiegava il comunicato della Difesa – che potranno essere ulteriormente rafforzati, anche alla luce dell’impegno comune a tutela della stabilità e della sicurezza nell’area mediorientale, dove il Kuwait occupa un ruolo centrale”. Nessuna parola, invece, sul ruolo del Kuwait nel conflitto in Yemen, in cui è attivamente impegnato con 15 caccia, insieme alla coalizione a guida saudita che nel marzo del 2015 è intervenuta militarmente in Yemen senza alcun mandato internazionale. I meriti della ministra Pinotti nel sostegno all’export di sistemi militari non si limitano ai caccia al Kuwait: va ricordato anche l’accordo di cooperazione militare con Qatar per la fornitura da parte di Fincantieri di sette unità navali dotate di missili MBDA per un valore totale di 5 miliardi di euro, che però non compare nella Relazione governativa. Ma, soprattutto, non va dimenticata la visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita per promuovere “affari navali” (ne ho parlato qualche mese fa e rimando in proposito ai miei precedenti articoli).

Le dichiarazioni dell’ex ministro Gentiloni

Una menzione particolare spetta all’ex ministro degli Esteri e attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. È lui, ex catechista ed ex sostenitore della sinistra extraparlamentare, che più di tutti si è speso in difesa delle esportazioni di sistemi militari. Lo ha fatto nella sede istituzionale preposta: alla Camera in riposta a due Question Time. Il primo risale al 26 novembre 2015, in riposta a un’interrogazione del M5S, durante la quale il titolare della Farnesina, dopo aver ricordato che “… abbiamo delle Forze armate, abbiamo un’industria della Difesa moderna che ha rapporti di scambio e esportazioni con molti paesi del mondo…” ha voluto evidenziare che “è importante ribadire che l’Italia comunque rispetta, ovviamente, le leggi del nostro paese, le regole dell’Unione europea e quelle internazionali (pausa) sia per quanto riguarda gli embargo che i sistemi d’arma vietati”. Già, ma la legge 185/1990 e le “regole Ue e internazionali” non si limitano agli embarghi, anzi pongono una serie di specifici divieti sui quali Gentiloni ha bellamente sorvolato.

Nel secondo, del 26 ottobre 2016, in risposta ad un’interrogazione del M5S che riguardava nello specifico le esportazioni di bombe e materiali bellici all’Arabia Saudita e il loro impiego nel conflitto in Yemen, Gentiloni ha sostenuto che “l’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armamenti”. Tacendo però sullaRisoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza già nel febbraio del 2016, che ha invitato l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ad “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, in considerazione delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Questa risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del Governo italiano.

Ventimila bombe da sganciare in Yemen

Rispondendo alla suddetta interrogazione, Gentiloni ha però dovuto riconoscere le “la ditta RWM Italia, facente parte di un gruppo tedesco, ha esportato in Arabia Saudita in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente”. Un’assunzione, seppur indiretta, di responsabilità da parte del ministro. Il quale, nonostante i variorganismi delle Nazioni Unite e lo stesso Ban Ki-moon abbiano a più riprese condannato i bombardamenti della coalizione saudita sulle aree abitate da civili in Yemen (sono più di 10mila i morti tra i civili), ha continuato ad autorizzare le forniture belliche a Riad. E non vi è notizia che le abbia sospese, nemmeno dopo che uno specifico rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non solo ha dimostrato l’utilizzo anche delle bombe della RWM Italia sulle aree civili in Yemen, ma ha affermato che questi bombardamenti “may amount to war crimes” (“possono costituire crimini di guerra”).

Nella Relazione inviata al Parlamento spiccano le autorizzazioni all’Arabia Saudita per un valore complessivo di oltre 427 milioni di euro. Tra queste figurano “bombe, razzi, esplosivi e apparecchi per la direzione del tiro” e altro materiale bellico. La relazione non indica, invece, il paese destinatario delle autorizzazioni rilasciate alle aziende, ma l’incrocio dei dati forniti nelle varie tabelle ministeriali, permette di affermare che una licenza da 411 milioni di euro alla RWM Italia è destinata proprio all’Arabia Saudita: si tratta, nello specifico, dell’autorizzazione all’esportazione di 19.675 bombe Mk 82, Mk 83 e Mk 84. Una conferma in questo senso è contenuta nella Relazione Finanziaria della Rheinmetall (l’azienda tedesca di cui fa parte RWM Italia) che per l’anno 2016 segnala un ordine “molto significativo” di “munizioni” per 411 milioni di euro da un “cliente della regione MENA” (Medio-Oriente e Nord Africa).

La legge n. 185/1990 vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari “verso Paesi in conflitto armato e la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione”, ma – su questo punto – nessun commento nella Relazione. E nemmeno da Renzi. Men che meno da Gentiloni. Che l’attuale capo del governo si sia dato come obiettivo quello di migliorare la performance di Renzi nell’esportazione di sistemi militari?

fonte: http://comune-info.net/2017/06/renzi-nella-storia-export-di-armi/

Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

ISIS

 

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Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

 

L’ex ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon ha affermato di aver ricevuto le scuse da parte dei terroristi dell’ISIS per essersi sbagliati nell’attacco contro le postazioni di Israele nelle alture del Golan.

In un’intervista rilasciata sabato scorso, alla tv israeliana ‘Canale10, Moshe Yaalon, ex ministro della Difesa israeliano ha rivelato che il gruppo terroristico ISIS (Daesh, in arabo) attaccò l’esercito israeliano nella alture siriane del Golan, occupato dal regime di Tel Aviv.

Tuttavia, ha proseguito, i terroristi hanno sostenuto che si trattava di un errore e che l&#

39;attacco che non era rivolto alle postazioni israeliane, e quindi, come Yaalon ha sottolineato, l’ISIS si è scusato immediatamente.

Evitando di chiarire la data esatta dell’attacco dell’ISIS, Yaalon ha denunciato gli attacchi lanciati dal suolo siriano contro le postazioni israeliane sulle Alture del Golan.

Fonte: news.nana10.co.

Ricapitoliamo: Trump bombarda la Siria perchè ha ammazzato i bambini che lui non vuole accogliere in America perché sono terroristi. Giusto?

 

Trump

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Ricapitoliamo: Trump bombarda la Siria perchè ha ammazzato i bambini che lui non vuole accogliere in America perché sono terroristi. Giusto?

Ricapitoliamo:

Trump bombarda la Siria perchè ha ammazzato i bambini che lui non vuole accogliere in America perché sono terroristi. Giusto?

Assad ha ammazzato i bambini con il gas: è un assassino. Trump li ha ammazzati con i missili (perchè ne sono morti di civili e bambini, eccome, anche se questo i tg non lo dicono) ed è il paladino della giustizia. Quindi la differenza la fa il metodo con cui ammazzi?

Gli Stati Uniti si ergono a giudici del mondo. Proprio loro che sono stati gli UNICI ad aver usato armi nucleari contro la gente. Quelli che da SEMPRE hanno usato armi chimiche, napalm e uranio impoverito, quelli che sono in perenne guerra (224 anni di guerra su 241 che esiste come stato) quelli che hanno creato un paese dal più schifoso dei genocidi della storia del mondo, il massacro degli indiani. Ma proprio questi devono giudicare il mondo?

Non so, sono solo considerazioni.

Loro vogliono la guerra.

I nostri politici senza coglioni li seguono come cagnolini.

Tanto a rimetterci è sempre la Gente

by Eles

Eastwood: “Cara America, smettila di esportare democrazia, era meglio tenersi Saddam e Gheddafi”

America

 

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Eastwood: “Cara America, smettila di esportare democrazia, era meglio tenersi Saddam e Gheddafi”

 

Clint Eastwood non cessa mai di sorprendere. Questo repubblicano sui generis, idolo dei conservatori americani ma spesso eterodosso su molti aspetti dell’ideologia della destra statunitense, ha ultimamente espresso diverse critiche alla politica estera di Washington.

Parlando da Monaco, l’attore e regista americano ha dichiarato: “Noi vogliamo continuamenteformare altre culture alla democrazia nonostante il fatto che esse abbiano una mentalità del tutto differente dalla nostra. Forse certe culture hanno bisogno di un dittatore affinché il loro sistema funzioni”.

Per Eastwood, “i problemi si presentano quando a un certo punto i dittatori non pensano ad altro che ai loro interessi a detrimento di quelli del popolo. Gli Usa hanno deposto Saddam Hussein, ma in fin dei conti ne è arrivato un altro al potere, ugualmente terribile se non peggio”.

Secondo il regista di American Sniper, “la stessa cosa è successa in Libia. Noi pensavamo di essere i salvatori, ma ora quel paese va davvero meglio? Alla fine vi regnano il caos e la guerra e le milizie islamiste mantengono il terrore.Gheddafi era un tiranno, certamente. Ma almeno la gente viveva in pace sotto il suo regime. Ora la regione è ancora più instabile”.

 

Tratto da: Zepping2015