Come nacquero i Vitalizi: con una riunione segreta gli “onorevoli” per il Natale del 1954 decisero di farsi un bel regalo a spese della Gente.

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Come nacquero i Vitalizi: con una riunione segreta gli “onorevoli” per il Natale del 1954 decisero di farsi un bel regalo a spese della Gente.

È la sera del 21 dicembre 1954 e, a Montecitorio, si svolge una misteriosa seduta segreta, modello carbonari, alla quale partecipano i parlamentari di tutti gli schieramenti politici. La consegna, per tutti gli onorevoli, è quella del più assoluto riserbo, soprattutto al termine dell’incontro. Tuttavia, come sempre accade, e considerato che siamo a Natale e bisogna essere più buoni, c’è qualcuno che si fa prendere dallo scrupolo di coscienza. Due giorni dopo, il 23 dicembre mentre in Aula si discute della ratifica degli Accordi di Parigi, il presidente della Camera, Giovanni Gronchi legge una lettera pervenuta al suo ufficio il giorno prima.

“Onorevole signor Presidente, ieri sera la Camera, riunita in comitato segreto, ha discusso ed approvato il bilancio consuntivo 1952-53 ed il bilancio preventivo 1954-55. Nel bilancio preventivo è stata approvata la somma di lire 452 milioni per il fondo di previdenza per gli onorevoli deputati. Ritengo corretto che l’opinione pubblica sia ufficialmente informata delle cose che riguardano i parlamentari, specie di quelle così delicate circa le indennità ed altri compensi, e ritengo disdicevole a1 prestigio ed al buon nome del Parlamento che i1 pubblico venga a conoscere queste cose attraverso rivelazioni, indiscrezioni o articoli scandalistici come è successo in passato. In questo modo si continua su una strada che io non mi sento di approvare. Infatti, la nostra gente, e specie la povera gente, ha bisogno certamente di buone leggi ma anche di buoni esempi. A me sembra che questo buon esempio con le procedure segrete non si dia e perciò presento le mie dimissioni da deputato intendendo portare con esse, in discussione presso l’opinione pubblica, la questione che ci ha, purtroppo, divisi. Con deferenti saluti, Ing. Giuseppe Veronesi”.

Il gesto dell’onorevole Veronesi, piuttosto che suscitare, come avrebbe dovuto essere, un sussulto d’orgoglio da parte dei colleghi, provoca l’effetto contrario destando una reazione sdegnata, a cominciare dallo stesso presidente Gronchi che, conclusa la lettura della missiva, espone il suo pensiero: Non credo che io debba commentare, per quanto riguarda la Presidenza della Camera, il merito di questa lettera, della quale però non posso tacere che il suo tenore, oltre ad essere inopportuno, è, in parte inesatto e, in parte, assolutamente ingiusto. Non intendo entrare in polemica, ma mi limiterò, come il regolamento me ne fa obbligo, a porre in votazione l’accettazione delle dimissioni”.

Per la cronaca, le dimissioni dell’onorevole Giuseppe Veronesi verranno respinte dall’Assemblea, a larghissima maggioranza. Cosa prevedeva in termini tecnici l’onorevole regalo del Natale del 1954? Dal primo gennaio dell’anno successivo, i parlamentari avrebbero depositato, a un fondo pensioni, 9.000 lire al mese mentre, la Camera, avrebbe versato per ciascuno di loro 12.500 lire mensili. L’onere complessivo del nuovo fondo da far ricadere sul bilancio della Camera e, quindi, dei contribuenti, era di 98 milioni di lire l’anno. Poi c’erano i requisiti, necessari a ogni singolo deputato, per poter usufruire di questo vitalizio e cioè: il deputato una volta raggiunti i 55 anni di età e i dieci anni di mandato parlamentare, quindi due legislature, oppure 60 anni e cinque di mandato (una legislatura), avrebbe usufruito di una pensione mensile di 50.000 lire.

Questo, però, era soltanto il minimo di quello a cui i rappresentanti del popolo avrebbero potuto aspirare nella loro onorevole carriera. Per ogni anno di mandato parlamentare, il deputato o il senatore avrebbe avuto diritto ad un aumento di pensione di 5.000 lire, fino a un massimo di 150.000 lire al mese. Se, invece, un deputato avesse avuto la sfortuna di non essere rieletto e, addirittura sfortuna della sfortuna, avesse raggiunto meno di cinque anni di anzianità parlamentare, avrebbe percepito un premio di 600.000 lire, una vera e propria buonuscita, una liquidazione. Se poi l’anzianità fosse stata maggiore, allora l’onorevole avrebbe potuto farsi dare un premio ragguagliato all’anzianità raggiunta, oppure come ultimissima ipotesi attendere il limite di età e usufruire della pensione.

La notizia riesce a passare quasi inosservata fra i grandi giornali d’informazione, in fondo era anche Natale. In più, ovviamente, e come sempre accade in queste situazioni, nessun partito si assume la paternità della proposta. Il 28 dicembre, il quotidiano economico 24 Ore pubblica un durissimo editoriale nei confronti della classe politica: “Finora ci eravamo illusi, e vogliamo ancora illuderci, che quella del deputato non fosse una professione, ma che invece fosse valido il concetto di rappresentanza degli elettori, o, per meglio dire, del Paese. Lo stabilito pensionamento costituisce invece un colpo assai duro alle nostre illusioni, anche se esso non fa che rispecchiare il processo involutivo della rappresentanza parlamentare con l’instaurazione di partiti solidamente formati e rigidamente controllati dall’alto. Scriviamo queste parole con molto rammarico, inquantoché, nonostante tutto, abbiamo sempre difeso il regime parlamentare attraverso le due Camere, le quali come ben disse Cavour, comunque siano formate sono sempre migliori dell’anticamera delle dittature. Nessuno li obbliga a fare il deputato; se lo fanno sappiano mostrarsi all’altezza del simbolo che essi impersonano”.

La questione del vitalizio, non era solo un semplice problema etico ma anche, se non soprattutto, un problema economico dal momento che, nonostante i tre miliardi di lire annui con cui lo Stato concorreva al bilancio della Camera dei Deputati, per l’esercizio 1954-55, a Montecitorio era previsto un passivo di un miliardo e 232 milioni. Queste cifre venivano comunicate dall’agenzia economica Interpress: “Lo stato di previsione della Camera è salito dai 2 miliardi e 900 milioni dell’esercizio precedente ai 4 miliardi e 132 milioni di quello in corso…”Fra le cause del deficit, per colmare il quale la presidenza dell’Assemblea avrebbe fatto ricorso al Ministero del Tesoro, sempre l’agenzia Interpress, citava in primo luogo “l’istituzione della cassa di previdenza a favore dei deputati”approvata formalmente dalla Camera dei Deputati il 21 dicembre 1954 in Comitato segreto.

Dopo due anni di silenzio, il vitalizio verrà ufficialmente istituito nell’estate del 1956.

Augias su Di Maio: “E’ un ragazzo molto simpatico, ma non gli affiderei nemmeno il mio condominio” …Ma fateci caso, tutti quelli che difendono il proprio vitalizio sono contro i grillini. (per farvi capire, Augias, vitalizio 2.200 euro al mese per 1 anno di mandato, a cui NON HA VOLUTO RINUNCIARE)

 

Augias

 

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Augias su Di Maio: “E’ un ragazzo molto simpatico, ma non gli affiderei nemmeno il mio condominio” …Ma fateci caso, tutti quelli che difendono il proprio vitalizio sono contro i grillini. (per farvi capire, Augias, vitalizio 2.200 euro al mese per 1 anno di mandato, a cui NON HA VOLUTO RINUNCIARE)

 

Sì, fateci caso… tutti quelli che difendono il proprio vitalizio dichiarano in tv che i grillini sono incapaci.

Augias sostiene che Di Maio “E’ un ragazzo molto simpatico, ma non gli affiderei nemmeno il mio condominio”…?

Sappiate che Augias prende un vitalizio 2.200 euro al mese per 1 anno di mandato nel 1994.

Vitalizio a cui NON ha mai voluto rinunciare…

Cominciate a capire…?

Io ho detto tutto…

by Eles

 

Quelli che hanno maturato vitalizio dopo 4 anni 6 mesi 1 giorno hanno deciso che gli Noi devremo lavorare 42 anni e 10 mesi per la pensione! Soddisfatti? Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

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Quelli che hanno maturato vitalizio dopo 4 anni 6 mesi 1 giorno hanno deciso che gli Noi devremo lavorare 42 anni e 10 mesi per la pensione! Soddisfatti? Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

15 settembre 2017 – Ci sono arrivati! È scattata al compimento dei 4 anni, 6 mesi e un giorno, la fatidica data in cui i 608 parlamentari (417 deputati e 191 senatori) alla prima legislatura maturano la pensione calcolata con il sistema contributivo: un assegno da 1.000-1.100 euro netti che incasseranno al compimento di 65 anni così come prevede la riforma dei vitalizi approvata nel 2011.

Vi ricordiamo solo che queste carogne sono quelle che hanno stabilito che NOi per andare in pensione ci dovremo fare il culo per 42 anni e 10 mesi…

Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

By Eles

Oggi 15 settembre il Pd ha scritto un’altra vergognosa pagina della storia italiana – Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale al referendum del 4 dicembre per impedire che mettessero le mani sulle loro pensione d’oro!

Pd

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Oggi 15 settembre il Pd ha scritto un’altra vergognosa pagina della storia italiana – Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale al referendum del 4 dicembre per impedire che mettessero le mani sulle loro pensione d’oro!

Alla fine ci sono riusciti.

Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale del popolo al referendum del 4 dicembre per impedire che si intascassero la pensione.

Il 15 settembre è arrivato e ora i parlamentari potranno mettersi l’anima in pace, alla faccia di 9 milioni di italiani che vivono in povertà.

Riportiamo di seguito il post di denuncia del M5S:

Beh, non è affatto male prendere una pensione da quasi mille euro già a 65 anni e dopo appena cinque di lavoro in Parlamento. Oppure circa 1500 euro puliti puliti, addirittura a partire dai 60 anni, per chi ha fatto soltanto due legislature.

Complimenti a voi che potrete andarvi a godere il gruzzoletto in qualche buen retiro. Magari in una baita di montagna con camino e pantofole o in una casetta con amaca davanti al mare. Non parliamo poi dei vostri (ex) colleghi più anziani che hanno già maturato il vitalizio “old style” e che si beccano 2, 3, 5 o 7mila euro al mese, avendo fatto magari un solo giorno in Parlamento.
Loro sono dei dinosauri, anzi dei tirannosauri del privilegio parlamentare. Voi, invece, siete solo dei più modesti velociraptor che da domani si prenderanno il malloppo e scapperanno via.

Certo, il MoVimento 5 Stelle si avvicina al governo e voi siete una razza in via di estinzione. Ci stiamo per abbattere su di voi come un asteroide e siete destinati a fare proprio la fine dei dinosauri. Intanto, per adesso, ce l’avete fatta. Complimenti. Avete maturato il diritto a occupare la vostra nuvoletta nel paradiso della casta. Mentre molti italiani sono stati scaraventati all’inferno dalla riforma Fornero e altri si arrabattano in purgatorio.

Avete davanti a voi anni d’argento in agio e serenità. E noi, che in fondo vi vogliamo (quasi) bene, ci teniamo a contribuire al vostro relax e divertimento con un gentile cadeau. Ecco, dunque, la “pensione enigmistica” (SCARICALA SUBITO: Formato A4 o Formato A3) da risolvere su una bella sedia a dondolo con il gatto che fa le fusa sulle gambe. O su un bel patio vista oceano alle Canarie.

Andate pure. E lasciateci rimettere in sesto questo Paese.”

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2017/09/15/oggi-15-settembre-il-pd-ha-scritto-unaltra-vergognosa-pagina-della-storia-italiana/

Per rinfrescrVi la memoria: Di Battista si permette di chiedere la procedura urgente per il taglio vitalizi. La Boldrini, giustamente, lo caccia dall’aula. E che cazzo! Mica stavano salvando qualche banca o si stavano aumentando lo stipendio?!?

Di Battista

 

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Di Battista si permette di chiedere la procedura urgente per il taglio vitalizi. La Boldrini, giustamente, lo caccia dall’aula. E che cazzo! Mica stavano salvando qualche banca o si stavano aumentando lo stipendio?!?

 

Nella delicata partita sul taglio dei vitalizi, l’asse Pd-M55 che una settimana fa a Montecitorio aveva consentito l’approvazione del testo in prima lettura, già si infrange a Palazzo Madama. E’ fallito il tentativo del Movimento Cinque Stelle di accelerare sulla legge che abolisce i vitalizi per gli ex parlamentari. Ed è  naufragata la convergenza che aveva portato ad approvare il testo del pd Richetti alla Camera. Da oggi Palazzo Madama chiude per 40 giorni ed è tutto rimandato a settembre.

Di Battista, che si era permesso di chiedere di esaminare con procedura urgente norma sulla riduzione dei vitalizi. è stato cacciato dall’aula dalla Boldrini. Ma è giusto così, mica dovevano salvare qualche banca o aumentarsi lo stipendio?

 

by Eles

Chi ha fatto una settimana in Parlamento, chi neanche una seduta d’aula: i vitalizi più folli che queste carogne fanno pagare a NOI…!!

 

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Chi ha fatto una settimana in Parlamento, chi neanche una seduta d’aula: i vitalizi più folli che queste carogne fanno pagare a NOI…!!

L’ultima volta che qualcuno gli ha chiesto conto degli oltre duemila euro di vitalizio che percepisce per aver fatto una settimana in Parlamento, l’ex radicale Angelo Pezzana è stato colto da un raptus d’ira e ha preso a spintoni il povero inviato delle Iene.

«Basta, che dovevo dire di no quando tutti dicevano di si?». L’ex collega Piero Craveri, il nipote di Benedetto Croce che in Senato non ha registrato nemmeno una presenza quando ci è entrato nel 1987, si è limitato a un «ma è la legge, vergognatevi voi», quando è stato punto da la Zanzara su quell’assegno che gli ha permesso di incassare finora oltre 500mila euro.

Comunque briciole, se si pensa che quando il radicale varcava, si fa per dire, Palazzo Madama, Claudia Colombo aveva appena 15 anni ma oggi, che ne ha 41, è già titolare di un vitalizio da 5.100 euro.

Guai a chiamarla però baby pensionata, semmai il copyright ufficialmente sdoganato è «miss vitalizio»: la sua carriera è iniziata da giovanissima, eletta 21enne per la prima volta in consiglio regionale della Sardegna e nel 2009 ne era già presidente, fino al 2014.

Sono solo alcuni dei privilegi e paradossi, viventi o ereditati, che spuntano nel calderone da 2.600 vitalizi che Camera e Senato elargiscono agli ex parlamentari insieme ai 3.538 assegni erogati dalle Regioni ai loro vecchi inquilini.

Per tutte, autonome e non che siano, di speciale c’è un trattamento previdenziale per ex consiglieri e famiglie che costa complessivamente 150 milioni all’anno e nonostante le abrogazioni approvate nelle attuali legislature sull’onda dell’indignazione, la tagliola della retroattività ha risparmiato 1.600 pensionati.

Il record di assegni è della Sardegna, che nel 2015 ne ha erogati 236 diretti, eppure la sua unica sforbiciata è stata rinunciare all’adeguamento dei vitalizi all’Istat. La Sicilia, che ha festeggiato a maggio i settant’anni dalla prima Assemblea regionale ogni mese fa i conti con 307 assegni da firmare a ex deputati e loro eredi, per un totale di 17 milioni di euro l’anno.

Qui, al settantenne Salvatore Caltagirone sono bastati soli tre mesi e cinque presenze nel parlamentino per percepire oggi tremila euro al mese, e ogni volta è costretto a precisare che «comunque sono 2mila netti».

Sono passati 40 anni invece dalla morte del padre Natale, messinese che nel 1947 si candidò col Partito Monarchico, ma da allora la figlia Anna Maria Cacciola percepisce per i 4 anni in Parlamento del babbo un vitalizio da oltre duemila euro al mese.

Non esattamente un caso limite, visto che con lei sono 117 gli onorevoli eredi per cui l’isola autonoma sborsa 557mila euro al mese per gli assegni di reversibilità. Tra cui spicca quello di Anna Manasseri, vedova di Vincenzo Leanza: 9.200 al mese da 14 anni, ha rivelato Repubblica.

Ma da Nord a Sud, nel grande buco nero per le casse dello Stato da ascrivere alla voce reversibilità dei politici, ci sono i parenti di 1.076 ex parlamentari, quelli di 61 ex consiglieri regionali lombardi, di 49 pugliesi, di 42 ex consiglieri toscani, di 30 del Molise, di 41 ex consiglieri dell’Abruzzo, di 25 ex consiglieri della Valle d’Aosta, di 57 ex consiglieri della Campania, di 21 ex consiglieri della Basilicata.

Proprio nella «povera Basilicata», dove un giovane lucano su due è disoccupato, lo stesso consiglio regionale che ha abolito i vitalizi, ora consentirà agli ex colleghi di compensare in 90 giorni i contributi necessari per intascare a 65 anni 1.750 euro al mese. Non si parli di blitz: la maggioranza Pd ha precisato che «tutto legittimo, anzi è una norma più stringente».

Quando un solo assegno non basta, accade anche che le reversibilità si sdoppino. Come per l’ottantenne Giampiero Svevo finito suo malgrado tra i Vampiri del libro di Mario Giordano, visto che da 7 anni incassa le due pensioni della moglie Maria Paola Colombo, che fu senatrice per tre legislature e consigliere regionale: «Una carriera brillante, dalla quale sono scaturiti i due vitalizi, che dopo la sua morte sono diventati, per l’appunto, due vitalizi con reversibilità a vantaggio del signor Giampiero».

Emolumenti e cariche elettive si sommano nel conto in banca anche di «rottamati» dall’era renziana come Vladimiro Crisafulli, a cui il Pd ha impedito la candidatura nelle liste nel 2013: si consola con l’assegno dell’Ars da 6mila, a cui aggiunge quello del Senato da 2.698 euro.

Fonte: Qui

Vogliamo ricordare Eva Klotz, quella che fu indagata per vilipendio del tricolore, ma alla quale 946.000 Euro di vitalizio made in Italy non fa tanto schifo! …Perchè avere la faccia come il culo non ha nazionalità!

 

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Vilipendio del tricolore: indagata Eva Klotz, la pasionaria del Sudtirolo
Alto Adige: la pasionaria Eva Klotz indagata per vilipendio, sequestrati 800 manifesti anti-italiani

La Procura di Bolzano ha aperto un’inchiesta dopo la presentazione della campagna dei «Südtiroler Freiheit», con una scopa che spazza via la bandiera tricolore.

(se non ti fa schifo, puoi leggere QUI l’articolo)

Vogliamo ricordare Eva Klotz, quella che fu indagata per vilipendio del tricolore, ma alla quale 946.000 Euro di vitalizio made in Italy non fa tanto schifo! …Perchè avere la faccia come il culo non ha nazionalità!

 

Eva Klotz, la politica del “Il Sud Tirolo non è Italia” prende 946mila euro di pensione

Il calcolo della nuova legge regionale del Trentino che pure aveva tagliato i «vitalizi d’oro» ai suoi consiglieri. Per l’ultras alto atesina una carriera politica iniziata nel 1976 «Il Sud Tirolo non è Italia»: questa frase è stata per oltre 50 anni lo slogan politico di Eva Klotz, la «pasionaria» altoatesina che chiede il distacco della provincia di Bolzano da Roma. Ma lo Stato italiano ha pochi giorni fa omaggiato Eva Klotz di un «bonus» di ben 946.175 euro, pari alla pensione maturata per la sua attività di consigliere provinciale e regionale del Trentino Alto Adige. La cifra è frutto del calcolo della pensione da politico alla luce della nuova legge votata dalla regione autonomista e che taglia del 20% circa un precedente vitalizio; che la consigliera autonomista e altri suoi colleghi si erano impegnati a restituire in seguito a una feroce polemica esplosa a proposito dei privilegi per chi sedeva nell’assemblea regionale di Trento. Ciò che era uscito dalla porta, insomma, è rientrato dalla proverbiale finestra. Eva Klotz non è l’unica ad aver intascato il vitalizio d’oro dovuto dalla nuova legge: con lei anche il trentino Marco Benedetti porta a casa 483.500 euro. RESTITUIRE IL «MALTOLTO» Il Trentino Alto Adige ha da anni maturato un regime pensionistico per i suoi politici di manica, per così dire, larga. Fino al 2014 la legge consentiva a consiglieri regionali e provinciali (a Trento e Bolzano le due cariche coincidono) di incassare la pensione non mensilmente ma in un colpo solo l’intera spettanza, calcolando la cifra sull’aspettativa di vita. Solo che su questa aspettativa era in precedenza piuttosto «abbondante» dando luogo a liquidazioni che in alcuni casi avevano superato il milione di euro. Nel 2014 era esploso lo scandalo delle «pensioni d’oro» del Trentino, era stata avviata anche un’inchiesta della procura che aveva indotto l’assemblea regionale a rivedere i calcoli. L’ente era riuscito anche a strappare un provvedimento in base al quale avrebbe potuto pignorare i beni degli ex consiglieri che si rifiutavano di restituire il «maltolto». Alcuni politici, tra questi la Klotz, avevano accettato di restituire la somma, in attesa di maturare nuovamente i diritti alla pensione alla luce di una nuova legge regionale nel frattempo varata. IL NUOVO TRAGUARDO La nuova legge è entrata in vigore, ha previsto un taglio del trattamento ma ha mantenuto invariata la possibilità per i politici di incassare quanto maturato mensilmente o «una tantum», in una volta sola. La «pasionaria» altoatesina è tra coloro che hanno tagliato il traguardo della quiescenza nelle scorse settimane e ha optato per il «tutto in una volta sola». Calcoli alla mano per lei la cifra è stata di 946mila euro e spiccioli. L’ammontare è stato confermato nei giorni scorsi dalla presidente dal consiglio regionale Chiara Avanzo che ha risposto a una interrogazione in materia. La Klotz, del resto, aveva cominciato la su attività politica nel 1976, entrando poi in consiglio comunale a Bolzano quattro anni più tardi e venendo eletta ininterrottamente per tutte le tornate elettorali successive. «SUD TIROL IST NICHT ITALIEN!» Il nome di Eva Klotz è una vera e propria bandiera per le comunità germanofone dell’Alto Adige. Nata nel 1953 in val Passiria, Eva è figlia di Georg Klotz, protagonista a partire dagli anni ‘50 di attentati terroristici in chiave anti italiana. la figlia ne era divenuta l’erede politica aderendo in un primo momento alla Sud Tirol Volkspartei (Svp) di Silvius Magnago ma abbandonando poi questa formazione, ritenuta troppo conciliante con il governo di Roma. La Klotz aveva in seguito formato il movimento Sud Tiroler Freiheit. Tra le iniziative per cui la nuova sigla si è resa celebre c’è la collocazione in tutti i valichi di frontiera tra Italia e Austria di cartelli con la scritta «Sud Tiroler ist nicht Italien!» («l’Alto Adige non è Italia»). Nel 2007 Eva aveva scritto una letter alla rai chiedendo che non fossero definiti «italiani» gli atleti altoatesini che partecipavano a Olimpiadi o campionati del mondo con i colori dell’Italia. Il 17 novembre ha rassegnato le dimissioni dal consiglio provinciale di Bolzano.

da: http://bandabassotti.myblog.it/2017/05/02/per-rinfrescarvi-la-memoria-ecco-eva-klotz-la-politica-che-ha-urlato-per-40-anni-il-suo-slogan-il-sud-tirolo-non-e-italia-ma-ora-che-deve-intascare-il-vitalizio-doro-e-un/

Perdi il Vitalizio d’oro perchè condannato? Non ti preoccupare, tanto il Parlamento poi ti riabilita e te lo riprendi con tanto di arretrati ed interessi…!

 

Vitalizio

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Perdi il Vitalizio d’oro perchè condannato? Non ti preoccupare, tanto il Parlamento poi ti riabilita e te lo riprendi con tanto di arretrati ed interessi…!

Il caso.

La Camera restituisce assegno e arretrati a tre ex deputati. Lo prevede il regolamento quando, assai spesso, il tribunale concede il ravvedimento

GIANSTEFANO Frigerio lo deve sapere: non tutto è perduto. Magari si tratterà di aspettare qualche anno, ma la sentenza di riabilitazione prima o poi arriverà. E allora il vitalizio da 2.200 euro netti al mese che il Parlamento gli ha revocato ieri, dopo l’ultima condanna definitiva a tre anni e 4 mesi per le tangenti dell’Expo 2015 che ha patteggiato a fine 2014, tornerà a correre. Con tanto di arretrati.
Per avere conferma, chiedere ai tre che si sono visti restituire l’assegno mentre la Camera lo toglieva all’ex collettore delle tangenti Dc che fu in seguito ascoltato consigliere di Silvio Berlusconi. Massimo Abbatangelo, per esempio.
Deputato missino per quattro legislature fu accusato della strage del rapido 904 del 23 dicembre 1984, quando sedeva a Montecitorio ormai da cinque anni. Da questa gravissima imputazione venne assolto dalla Corte d’Assise di Firenze in appello nel 1994, dopo che in primo grado aveva preso l’ergastolo. Ma si beccò comunque sei anni per detenzione di esplosivo: e il conto la Camera glielo ha presentato nel 2015. Il 9 luglio di due anni fa l’ufficio di presidenza di Montecitorio gli ha revocato un vitalizio che secondo i dati rivelati da Primo Di Nicola sull’Espresso ammontava nel 2013 a 4.676 euro netti al mese. A ben ventuno anni di distanza dalla condanna e anche dopo ventuno anni di assegni: i vecchi regolamenti stabilivano infatti che un deputato con quattro legislature alle spalle potesse incassare senza limiti di età. E allora Abbatangelo, che si presentò con Alleanza nazionale alle politiche del 1994 per la quinta volta risultando però il primo dei non eletti, non aveva che 51 anni. Due primavere di astinenza e adesso per lui torna il vitalizio, nel frattempo pure lievitato a 5.600 euro: il 27 gennaio 2016 ha presentato istanza di riabilitazione, che gli è stata ovviamente concessa, e la sanzione è improvvisamente evaporata. E insieme al vitalizio, tornano anche gli arretrati. Il conto è facile. Basta moltiplicare 5.600 per 17: tanti sono i mesi trascorsi dalla domanda presentata al tribunale di sorveglianza alla decisione presa ieri dall’ufficio di presidenza della Camera. Per l’ex democristiano Giuseppe Astone, che si era visto anch’egli revocare nel luglio 2015 il vitalizio cresciuto oggi fino a 5.200 euro netti al mese (causa una condanna a 5 anni e 10 mesi) gli arretrati ammontano invece a circa metà, considerato che la domanda di riabilitazione è partita solo il 4 ottobre 2016. Mentre il terzo ex onorevole al quale è stato ieri restituito il vitalizio, Massimo De Carolis (condanna a 2 anni e 8 mesi), si dovrà accontentare di una somma prossima ai 40 mila euro: l’assegno al quale ha nuovamente diritto è nel suo caso di poco superiore a 3.000 euro netti mensili, e l’istanza al tribunale è del 16 maggio 2016.
Inutili le proteste del grillino Riccardo Fraccaro, che di quell’ufficio è segretario. Le stesse elevate in occasione del precedente dell’ex Dc Gianmario Pellizzari, già condannato per bancarotta fraudolenta a sei anni e mezzo, al quale il vitalizio era stato sterilizzato per sei mesi e prontamente restituito per intervenuta riabilitazione. Le regole parlano chiaro: l’assegno viene tolto ai parlamentari condannati in via definitiva a pene di oltre due anni. Ma lo stesso regolamento che il Parlamento ha approvato nel maggio del 2015 prevede una via d’uscita che lo rende di fatto inutile. Il comma 3 dell’articolo 1 dice che le “disposizioni non si applicano qualora sia intervenuta riabilitazione in base agli articoli 683 del codice di procedura penale, 178 e 179 del codice penale”. È un istituto, questo, previsto dal nostro sistema giudiziario, con il quale a fine pena il tribunale di sorveglianza può certificare il “ravvedimento” del condannato. Una certificazione raramente negata a qualcuno: figuriamoci a chi ha occupato per anni un seggio in Parlamento. Il che però finisce per rappresentare una sanatoria generalizzata.
La circostanza era stata denunciata senza mezzi termini dagli esponenti del Movimento 5 stelle, ma senza esito. Già far passare un regolamento così blando, e che esclude per giunta chi è stato condannato per reati quali abuso d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti, non era stata una passeggiata. La dice lunga il fatto che quell’argomento fosse stato affrontato con un ritardo di almeno due decenni da Tangentopoli e non per iniziativa delle Camere. Il Parlamento si era infatti mosso dopo la revoca dell’assegno della Regione siciliana all’ex governatore Salvatore Cuffaro. E la cosa aveva scatenato un putiferio. Per arrivare a quel regolamento si erano dovute superare resistenze di ogni tipo, a partire da quella del centrodestra che pretendeva l’approvazione di una legge in Parlamento: con la certezza del naufragio.
tratto da La Repubblica del 05/07/2017.

Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

 

Renzi e Berlusconi

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Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano (notizia, comunque riportata anche da diverse altre fonti):

Il nuovo Nazareno porta dritti al voto già il 24 settembre
Renzi pronto al patto con Berlusconi: se Forza Italia dà l’assenso al voto in autunno, dirà sì al sistema tedesco.
Silvio Berlusconi ci guadagna la quasi certezza di stare in un governo di larghe intese con Forza Italia nella prossima legislatura e Matteo Renzi la possibilità di andare a votare in autunno, possibilmente il 24 settembre, in contemporanea alla Germania.
E così vinco una scommessa fatta con gli amici.
Al voto dopo il 15 settembre (quando tutti i Parlamentari si saranno assicurati il Vitalizio), ma non molto dopo (tra l’altro Vi ricordo che al momento Renzi non ha l’immunità parlamentare, e Dio sa in questo momento quanto gli serve!)…
Per capirci qualcosa, ecco un altro scritto da Il Tempo. Era il Dicembre scorso e qualche sprovveduto pensava ancora al voto in questa primavera (aveva fatto i conti senza la fame di soldi pubblici di queste carogne):

Vitalizi e voto anticipato Così il Parlamento può “rubare” il tesoro di deputati e senatori

Un tesoretto da quasi 20milioni di euro. Sono i soldi che finirebbero a sorpresa nelle casse del Parlamento nel caso le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017. Fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi presto senza poltrona e senza contributi versati.

Andiamo con ordine. Gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni 6 mesi e un giorno (per ogni anno di mandato ulteriore dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a 60 anni).

Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda, più o meno 750 euro. Soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo, in cui ovviamente confluiscono anche i contributi pagati da Camera e Senato (circa 1.400 euro al mese per ogni rappresentante). Ma se l’onorevole non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato non avrebbe diritto a prendere un euro. Del resto funziona così anche per tutti gli altri lavoratori che, però, devono avere un minimo di 20 anni di contributi.

Le norme sono chiare. L’articolo 2 del regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, al comma 5, prevede che «per i contributi versati a decorrere dal 1° gennaio 2012 non è ammessa la restituzione». Dunque o i parlamentari al primo mandato saranno ancora in carica il 15 settembre del prossimo anno, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

Facciamo i conti. I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Dunque una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche, anche se la parte del leone la fanno il Pd e il M5S. Nei giorni scorsi molti ne hanno contati 608, aggiungendo probabilmente ai 591 anche quelli che già avevano alcuni mesi di mandato nelle passate legislature e che quindi matureranno il diritto al vitalizio qualche mese prima del prossimo settembre.

Ognuno dei 591 parlamentari ha versato 33.750 euro (750 euro al mese trattenuti dallo stipendio per 45 mesi di mandato, fino ad oggi). Dunque il fondo ha raccolto in tutto 19.946.250 euro. Un tesoro a disposizione della Camera e del Senato se le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella dovessero avvicinare il voto e, dunque, interrompere la legislatura. O anche se il nuovo governo dovesse esaurire il suo compito rapidamente e, come hanno chiesto alcune forze politiche, ci fossero elezioni subito prima dell’estate.

Molti parlamentari sono in fibrillazione anche perché tra i 591 che rischiano di perdere i contributi versati ce ne sono parecchi che non verranno ricandidati. Dunque perderebbero l’occasione di avere una pensione da ex parlamentare. Non ricca come un tempo, in cui per un mandato si conquistavano tremila euro al mese, ma pur sempre una somma dignitosa (mille euro al mese). Alcuni deputati e senatori stanno ipotizzando, nel caso, di fare ricorso per chiedere la restituzione dei contributi ma sembra che i margini siano piuttosto ristretti.

Attacca Riccardo Fraccaro (M5S), membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. È stato tra quelli che, negli ulti- mi anni, hanno presentato in Aula i provvedimenti (tutti bocciati) per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari. Ora tuona: «Chiediamo di restituire la parola ai cittadini subito dopo che la Consulta si sarà pronunciata sull’Italicum, quando si avrà una legge elettorale corretta con il recepimento delle indicazioni della Corte. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Tanto più che si tratta degli stessi politici che hanno calpestato i diritti degli italiani e godono già di innumerevoli privilegi». Per i parlamentari che temono di restare senza pensione e senza contributi versati ci sarebbe anche la beffa. Cioè che quei 20 milioni di euro che la Camera e il Senato si ritroverebbero in cassa rimarrebbero nello stesso capitolo di bilancio, quello sul trattamento pre- videnziale. Andrebbero dunque a finanziare i vitalizi che il Parlamento continuerà a pagare ancora per molti anni ai 2.600 ex deputati ed ex senatori che hanno maturato l’assegno prima del 2012 (anno in cui c’è stato il passaggio tra il sistema retributivo e quello contributivo).

Ma niente paura. Per i parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi (e di governo) ci sarà comunque una consolazione: la buonuscita. Ognuno, infatti, mette da parte mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare ogni onorevole riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi). In tutto 30 mila euro. Certo se la legislatura dovesse proseguire ancora pure la buonuscita sarebbe più pesante. Allora perché non tentare di conquistare il massimo rimanendo in carica fino al termine naturale della legislatura, cioè nel 2018? Ci stanno pensando parecchi parlamentari. Diranno che servirà per dare più stabilità al Paese.

Detto tutto questo, penso che dubbi non ce ne sono: SONO SOLO UNA MASSA DI FARABUTTI!

By Eles

Vitalizi, la lista della vergogna: da Amato a Fini, ecco quanto ci costano queste mummie!

 

Vitalizi

 

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Vitalizi, la lista della vergogna: da Amato a Fini, ecco quanto ci costano queste mummie!

 

Gli ex deputati tirano la cinghia, gli ex senatori no. Da domani gli ex onorevoli di Montecitorio dovranno versare il contributo di solidarietà sui vitalizi oltre i 70mila euro lordi annui, una decurtazione simbolica visto che si tratta di un taglio netto solo dell’1,7% (un risparmio per lo Stato di 2,4 milioni su 135 totali l’anno). Segnale che, come ricorda Il Giorno, gli ex senatori non daranno ai comuni mortali. Loro i soldi dell’assegno d’oro se li terranno fino all’ultimo centesimo. Poi magari, è il caso del Paperone più paperone, l’ex premier Giuliano Amato, faranno il sacrificio di donarne parte in beneficenza.

La classifica degli ex parlamentari più pagati e usciti indenni dal cambio di regime votato nel 2012 è impressionante. Il primo della lista è appunto Amato. Il Dottor Sottile, oggi giudice costituzionale, percepisce 31.411 euro lordi al mese. “Cumulano una pensione a un vitalizio che io automaticamente destino ogni mese ad attività di beneficenza – ha spiegato lui un po’ imbarazzato -. Nel dettaglio, la pensione che è al lordo di 22mila, al netto è di 11.500. Che è una pensione niente affatto bassa”.

Come dargli torto. Ma non è il solo. Tra le pensioni pesanti spiccano quelle di Luciano Violante (9.363 euro netti al mese), Alfonso Pecoraro Scanio (8.836 euro), Nicola Mancino (6.939 euro), Francesco Rutelli (6.408 euro), Irene Pivetti (6.203 euro), Arnaldo Forlani (6.062 euro), Gianfranco Fini (6.029 euro), Franco Marini (5.800 euro), Massimo D’Alema (5.674 euro), Walter Veltroni (5.668 euro), Nichi Vendola (5.618 euro), Enzo Bianco (5.601 euro) e Rosa Russo Iervolino (5.400 euro).

 

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/gallery/gallery/12371368/pensioni-ex-senatori-deputati-amato-fini-rutelli-veltroni-d-alema-pivetti-.html