Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

.

.

spesa pubblica

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

.

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

Matteo Renzi sostiene di avere utilizzato al massimo possibile le forbici della spending review, e di non avere più spazi a disposizione, perché nel solo 2016 avrebbe già tagliato la spesa pubblica di ben 25 miliardi. Come sempre il premier legge a modo suo cifre che spesso la realtà gli ributta in faccia, e lo fa sia per ragioni propagandistiche (Renzi è perennemente in campagna elettorale) che per la necessità di utilizzare la presunta buona pratica di fronte a quei cagnacci della commissione europea che non vogliono concedergli la flessibilità di finanza pubblica che ha chiesto. Di solito pochi fanno il controcanto alle sparate del premier italiano. La sorpresa è arrivata ieri da il Foglio. Perché a fare un puntuto contraddittorio a Renzi è stata una economista che è anche un’amica di famiglia, comeVeronica De Romanis. Una economista di primissimo piano che è anche la consorte di Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che spesso viene annoverato in cima alla lista dei potenti renziani. La De Romanis ha smentito il premier, ricordando come il taglio di spesa non sia affatto di 25 miliardi di euro, ma addirittura inferiore ai 400 milioni. Per farlo ha utilizzato un documento dello stesso governo Renzi sulla legge di stabilità 2016, scritto dalla Ragioneria generale dello Stato. Ecco quanto scrive la De Romanis: «I risparmi per 25 miliardi di euro realizzati nel 2016 – grazie a iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e alla legge di Stabilità 2016 – hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell’ occupazione».

I dettagli di queste misure non sono illustrati nella Nota, tuttavia una cosa è chiara: i tagli effettivi non possono essere 25 miliardi di euro dal momento che sono stati utilizzati per coprire incrementi di “altra” spesa pubblica. Per sapere a quanto ammontano i tagli “netti” per il 2016, anche in questo caso, bisogna andare sul sito del Mef. Nella tabella a pagina 4 del documento redatto dalla Ragioneria generale dello stato («La Manovra di Finanza Pubblica per il 2016-2018»), si evince che, per l’anno 2016, la cifra totale della «variazione netta delle spese» è pari a 360 milioni di euro, di cui 41 di spesa corrente e 319 di spesa in conto capitale». Da cosa deriva quella incredibile differenza? Da un particolare che Renzi omette nei suoi comizi: la spesa non è stata tagliata, ma semplicemente spostata da un capitolo all’ altro. La De Romanis è perfino tenera nel sottolinearlo, parlando di «qualificazione della spesa», ossia di un migliore utilizzo delle risorse pubbliche.

Che però escono dalle casse dello Stato, finanziate dalle entrate, esattamente come avveniva prima. «Quello che emerge dai dati è che il governo», scrive la De Romanis, «più che tagliare la spesa pubblica, l’ha spostata da un capitolo a un altro: una linea destinata a proseguire con l’implementazione della riforma della pubblica amministrazione. Del resto, che questo sarebbe stato l’approccio seguito lo aveva precisato lo stesso ministro della Funzione pubblica al momento della presentazione del ddl delega: «Non so quanti risparmi porterà la riforma della Pubblica Amministrazione e sono contenta di non saperlo perché l’ impostazione non è di spending review: non siamo partiti dai risparmi».

Insomma, tagliare non sembra essere una priorità. Ma tagliare la spesa è l’unica via per crescere, spiega l’economista: l’opposto da quanto sostenuto dal premier italiano. Lei cita «i paesi che nell’ultimo quinquennio hanno tagliato la spesa pubblica come l’Inghilterra (dal 48,8 al 43 per cento), la Spagna (dal 46 al 43,3 per cento) o l’Irlanda (dal 47,2 al 35,9 per cento) crescono, rispettivamente, del 2,3 per cento, del 3,2 per cento e del 6,9 per cento. L’Italia, che nello stesso periodo ha incrementato la spesa pubblica dal 49,9 al 50,7 per cento, è ferma allo 0,8 per cento». Un de profundis per le politiche economiche dell’esecutivo. Che fa ancora più male perché nasce in casa. Ma che non è diverso dall’analisi di altri osservatori tecnici.

spesa pubblica

fonte: http://www.grandecocomero.com/questa-donna-smaschera-le-balle-di-matteo-renzi-ecco-cosa-ha-avuto-il-coraggio-di-raccontare/

 

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

 

L’Italia Paese corrotto? Non si direbbe, visto che in carcere abbiamo solo 228 detenuti per reati finanziari. O forse questa è l’ennesima prova che le carogne che ci governano pensano solo ai cazzi loro ed a fare leggi per evitare la galera?

 

.

.

detenuti

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

.

 

L’Italia Paese corrotto? Non si direbbe, visto che in carcere abbiamo solo 228 detenuti per reati finanziari. O forse questa è l’ennesima prova che le carogne che ci governano pensano solo ai cazzi loro ed a fare leggi per evitare la galera?

Abbiamo la classe politica più corrotta d’Europa, ma solo 228 detenuti per reati finanziari. Visto come sono bravi a farsi le leggi a cazzi loro? 

L’Università di Losanna e lo stato delle carceri: in Italia lo 0,6 % in cella per crimini contro la Pubblica amministrazione.

Corrotti e corruttori, riciclatori, falsificatori di bilanci ed evasori fiscali anche seriali farebbero bene a trasferirsi in Italia: è difficilissimo finire in cella. Solo lo 0,6 % della popolazione carceraria italiana infatti sconta pene definitive per reati di questo tipo, un abisso rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. È uno dei dati conteggiati (al 1° settembre 2014) dall’Istituto di Criminologia e diritto penale dell’Università di Losanna, che ogni anno, per conto del Consiglio d’Europa, fotografa la situazione carceraria di 47 Paesi.

Il professor Marcello Aebi, dell’ateneo svizzero, con altri due docenti, analizzando il sistema penitenziario europeo ha registrato una diminuzione dal 2011 a oggi del sovraffollamento delle carceri: la densità delle carceri è scesa da 96 detenuti ogni 100 posti nel 2013, a 94 nel 2014. Il tasso della popolazione carceraria quindi è diminuito del 7% nel 2014 rispetto all’anno precedente, passando da 134 a 124detenuti ogni 100 mila abitanti.

L’Italia resta uno dei Paesi con le carceri più sovraffollate d’Europa, ma la situazione migliora: si posiziona all’11º posto, con 110 detenuti (nel 2013 erano 148) per 100 posti disponibili nel 2014.

Da 3 a 9 metri quadri per ogni arrestato

Rispetto ai 54.252 detenuti negli istituti penitenziari italiani registrati al 1° settembre 2014, i numeri sarebbero ancora diminuiti: al 28 febbraio 2016 – stando a fonti del ministero della Giustizia – si contano49.504 posti. Sono inoltre 8.796persone detenute in attesa di una sentenza di primo grado. Numeri che entusiasmo il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri ha twittato: “L’Italia da maglia nera per sovraffollamento carceri diventa modello per altri Paesi. Oggi #Cedu chiude il caso e apprezza nostre riforme”. Il riferimento è alla decisione del comitato dei ministri della Corte europea dei Diritti dell’uomo che proprio ieri ha deciso di chiudere l’esame dei casi Torreggiani e Sulejmanovic, le due sentenze che hanno imposto all’Italia, nel 2009 e nel 2013, stringenti direttive sugli spazi nelle celle, meno di 3 metri quadri a persona.

Nella risoluzione il comitato dei ministri “accoglie con favore la risposta data dalle autorità italiane con l’introduzione di importanti riforme per risolvere il problema del sovraffollamento”. Anche l’indagine “Space I” riporta la superficie in metri quadri destinata a ciascun detenuto, fissandola per l’Italia a 9 metri quadri, contro gli 11della Francia, per fare un esempio.

“Le condanne arrivano
solo in primo grado”

Ma nella relazione dell’Università c’è un dato che spicca: In Italia si va poco in carcere per reati “finanziari ed economici”, voce che – spiegano dal Consiglio d’Europa – comprende anche i detenuti per corruzione e reati contro la Pubblica amministrazione.

Fino al settembre 2014 quindi si contano solo 228 detenuti, con sentenza definitiva, per reati “economici e finanziari”. È appena lo 0,6%. Un numero drasticamente inferiore a quello della Spagna che su 65.931detenuti conta per questi reati 1.789 persone, ossia il 3,1 % della popolazione carceraria. O anche alla Germania dove la percentuale ammonta all’11,8 %.

Il fenomeno, come dice il procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi, è dovuto a due fattori: la prescrizione per i reati tributari e le pene alternative per tutti gli altri, come la bancarotta. “Sui reati tributari – afferma Nessi – pesa la prescrizione: 7 anni e mezzo sono troppo pochi rispetto ai tempi della giustizia. Nel nostro sistema inoltre con condanne fino a due anni di reclusione si può godere della sospensione della pena; fino a tre anni di reclusione ci sono invece sanzioni alternative come l’affidamento in prova ai servizi sociali. Prevista inoltre come esecuzione della pena anche la detenzione domiciliare”.

Non solo i reati finanziari. Come spiega al Fatto, l’autore dell’indagine “Space I” il professor Marcelo Aebi anche per i reati contro la Pubblica amministrazione, il problema è la prescrizione.

da Il Fatto Quotidiano del 09/03/2016.

Quello che nessuno vi dice – le Pensioni baby: ci costano 9 miliardi l’anno !!! – …E nessuno muove un dito !!

.

.

.

zzz

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

L’1% DELLA POPOLAZIONE COSTA 9 MLD L’ANNO. Oltre mezzo milione di persone sono quelle che godono delle cosiddette pensioni baby.

.

È un po’ come la canzone dell’estate. Ogni anno in agosto, e a maggior ragione adesso con il governo che deve trovare almeno 20 miliardi per la manovra di autunno, si ritorna a parlare di pensioni baby.
Prima arrivano dall’esecutivo rumors su possibili tagli.
Poi, nonostante tutti plaudano a ipotesi simili, la cosa finisce nel dimenticatoio. E nulla cambia per un esercito molto più eterogeneo di quanto si possa pensare.
Gente che, in estrema sintesi, ha ricevuto un trattamento pensionistico più lungo di 16 anni rispetto agli altri italiani, ma nel contempo ha lavorato 16 anni di meno e versato contributi inferiori alla media. Il tutto a spese di Pantalone.
L’1% DELLA POPOLAZIONE COSTA 9 MLD L’ANNO. In Italia sono oltre mezzo milione di persone (531 mila stando a una rilevazione di Inps-Inpdap) quelle che godono delle cosiddette pensioni baby. Gli istituti previdenziali hanno calcolato che ogni anno questi trattamenti di quiescenza costano oltre 9 miliardi di euro allo Stato, mezzo punto di Pil. Assegni che non sono stati finanziati dai contributi versati da gente, che – nei casi migliori – ha lasciato il lavoro a poco più di 40 anni.
Confartigianato ha calcolato che, tra questi, 17 mila hanno smesso di lavorare a 35 anni di età, mentre altri 78 mila sono andati in pensione tra i 35 e 39 anni. Soprattutto la legge ha garantito un diritto acquisito che nessun governo potrà mai scalfire.
IL REGALO DI RUMOR NEGLI ANNI DELL’AUSTERITY. Nel dicembre del 1973 il governo Rumor instaurò due controverse pratiche, che la storia repubblicana si porta appresso fino ai giorni nostri: inaugurò i decreti omnibus di fine anno (allora si chiamavano sempre decreto del presidente della Repubblica) e garantì migliori condizioni di quiescenza di favore per una categoria a discapito delle altre. Nacquero con precisione il 29 dicembre 1973 le pensioni baby. Il governo del leader veneto stabilì che, nel pubblico impiego, potessero lasciare il lavoro le donne che avevano lavorato per 14 anni, sei mesi e un giorno, ma soltanto se sposate e con figli. Per gli altri l’esecutivo si mostrò più ‘duro’: 20 anni di lavoro per gli statali, 25 per i dipendenti degli enti locali. A quanto pare la misura fu ispirata dai sindacati, ma rientrava – dopo il golpe cileno – in una stagione che mise le basi al compromesso storico. Senza dimenticare che di lì a poco ci sarebbe stata una tornata amministrativa che la Dc di Rumor vinse a mani basse. Non a caso la norma fu votata da tutti, maggioranza e opposizione. E quasi nessuno protestò: anche perché la politica aveva ben altre emergenze da affrontare come l’austerity petrolifera o la recrudescenza del terrorismo rosso e nero.

IL PRIVILEGIO FU ABOLITO DAL GOVERNO AMATO NEL 1992

Ad abolire questo privilegio fu il governo Amato nell’anno ferale 1992 e con il decreto legislativo 503 del 30/12/1992 non a caso denominato “Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici”. Confartigianato ha calcolato che lo Stato ha bruciato circa 150 miliardi di euro per pagare questi assegni. Prima dell’introduzione dell’allargamento del retributivo (legge Brodolini del 1969) e delle pensioni baby il peso della previdenza del Pil era inferiore al 30%. Nel 1980 superò il 46, dando il là alla stagione del debito pubblico. Eppure il bilancio per lo Stato è stato drammatico non soltanto in termini economici. Innanzitutto la misura, con la scusa che le madri lavoratrici dovevano occuparsi della crescita dei figli, acuì la scarsa presenza femminile nel mondo del lavoro, che è ancora uno dei maggiori limiti alla produttività in Italia. Sancì la sperequazione tra i diritti del pubblico impiego e quelli del settore privato. Autorizzò una Casta di privilegiati a sommare a una pensione non meritata anche la possibilità di lavorare in nero. E senza versare un centesimo di tasse o contributi alle casse previdenziali.

LA ‘CASTA’ DEI CANTANTI E QUELLA DEI MILITARI. Negli anni però altre categorie di lavoratori – e indipendentemente dal decretone del 1973 – hanno ottenuto e mantenuto la possibilità di abbandonare il lavoro in anticipo. I militari, per esempio, vanno in pensione di vecchiaia appena arrivati a 60 anni di età. Altrimenti possono lasciare con 40 anni di carriera alle spalle oppure sommando 35 anni di contributi e i 57 anni all’anagrafe. Benefit anche per i poliziotti. Lasciano, in caso di trattamento di vecchiaia, a 65 anni i dirigenti generali, a 63 anni i dirigenti superiori, a 60 gli altri. Si va invece in pensione di anzianità a 57 anni e tre mesi di età sommando 35 anni di contributi, con 40 anni e tre mesi di contributi indipendentemente dall’età, a 53 anni e tre mesi di età, se vi è massima anzianità contributiva prevista dal particolare ordinamento di appartenenza. Anche dopo la riforma Fornero gli attori professionisti maschi hanno uno sconto di due anni e le donne di cinque; tra i cantanti gli uomini si possono ritirare a 61 anni, le donne a 57 anni, mentre ai ballerini bastano 46 anni di età e per gli sportivi 53. Sempre tra i cosiddetti usurati, anticipo di 10 anni per i marittimi e di cinque per il personale viaggiante del trasporto pubblico. I poligrafici in organico ad aziende in stato di crisi possono andare in pensione con 35 anni di contributi.
DI PIETRO E CELENTANO TRA I PRIVILEGIATI. Qualche anno fa fece scandalo un’inchiesta del settimanale Il Mondo, che pubblicò la lista di industriali, politici, magistrati e giornalisti privilegiati dal sistema delle pensioni baby. E ce n’erano di ogni risma: di destra e di sinistra così come moralizzatori o fautori dello statalismo e di un welfare più generoso del dovuto. Il nome più famoso è quello di Antonio Di Pietro, che lasciò la magistratura nel settembre 1995, a 45 anni. Cesare Geronzi approfittò del suo passato da alto dirigente della Banca d’Italia per portare a casa un assegno da quasi 20 mila euro già verso i 50 anni. Soldi ai quali ha cumulato altri emolumenti. Fece poi rumore il nome di Manuela Marrone in Bossi, che dal 1996, cioè da quando aveva 44 anni, stacca ogni mese un assegno per i suoi trascorsi da maestra. La moglie del Senatùr è quindi da quasi due decenni a carico di Roma Ladrona. Questa la politica. Ma anche in altri settori si è fatta la stessa scelta. Il moralizzatore mediatico più famoso d’Italia, Adriano Celantano, dal 1988, e a 50 anni precisi, prende la sua pensione d’anzianità.

 

fonte: http://siamolagente.altervista.org/pensioni-baby-ci-costano-9-miliardi-lanno/

Il Generale del Corpo Forestale Sergio Costa accusa: Abbiamo scoperto Terra dei fuochi. Ecco perchè ora lo Stato ci vuole fare fuori !!

.

.

.

zzz

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

Intervista esclusiva al generale Costa: «Folle sciogliere il Corpo forestale». Sit in a Roma

di Gianluca Abate

Sergio Costa, generale, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato. Ci sarà oggi a Roma per manifestare contro lo smantellamento della «sua» polizia?
«Purtroppo no».

Perché?
«Questa mattina abbiamo una riunione per decidere quali terreni della Terra dei fuochi vincolare e quali liberare. Non posso andare in piazza, ho l’obbligo etico di dare una risposta al Governo. Quello, per intenderci, che vuole cancellarmi».

Altrimenti che faceva, protestava pure lei?
«Certo. È una manifestazione nazionale che unisce tutti, un sit in cui parteciperanno i sindacati del Corpo forestale, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Lipu, Libera».

Converrà che un generale che manifesta non è roba che si vede tutti i giorni.
«Vero, ma ben venga la protesta se è l’unico modo per denunciare l’ipotesi di disgregazione del corpo con l’assorbimento degli uomini — eventuale e non scontato — in altre forze dell’ordine».

Lo sa che l’Italia è il Paese con più forze di polizia? Lo dicono tutti, però poi appena se ne tocca qualcuna scattano le mobilitazioni.
«Ha ragione, è un dato di fatto. Però mi consenta due considerazioni».

Dica.
«Innanzitutto è stata l’Europa a chiedere che gli Stati membri si dotassero di una polizia ambientale sul modello del Corpo forestale. E poi guardi che le altre nazioni hanno facsimili delle nostre forze di polizia che svolgono le stesse funzioni, solo che non le chiamano polizia e quindi sembra che ne abbiano meno».

L’ipotesi del ministro Marianna Madia è quella di farvi confluire in altre forze dell’ordine, non di cancellarvi. Qual è dunque il problema?
«Siamo l’unica forza di polizia specializzata nei settori di ambiente e natura, e questo deriva dal fatto che veniamo preparati sin da giovani. Una peculiarità che perderemmo se finissimo nella polizia o nei carabinieri: lì prima ti formano come poliziotto generalista, poi ti specializzano».

E, al di là del dato temporale, qual è la differenza?
«Perdi l’elemento fondamentale della conoscenza giuridica e tecnica. Quello, per intenderci, dal quale è nato il caso Terra dei fuochi».

Dice che se indagava un’altra forza di polizia non l’avrebbe scoperta?
«No, dico che ognuno ha le sue competenze. Se io facessi un’indagine della guardia di finanza, per esempio, probabilmente combinerei un pasticcio. Così come solo la nostra specializzazione poteva consentire di scoprire il caso della Terra dei fuochi».

Addirittura?
«Forse non tutti ricordano che in quel caso fu utilizzato un metodo scientifico d’indagine unico nel mondo, incrociando i dati ortofotogrammetrici con i campi magnetici della crosta terrestre. Le alterazioni del segnale ci hanno permesso di scoprire dove erano seppelliti i rifiuti. Ora lo chiedo io a lei: chi altro lo poteva fare?».

Be’, magari…
«Aspetti, non ho finito. La nuova legge sugli ecoreati è un passo avanti siderale nella tutela dell’ambiente. Però prevede che l’organo di polizia, oltre a occuparsi delle investigazioni, debba anche emettere delle prescrizioni. Il che, ovviamente, prevede una specializzazione che solo noi abbiamo».

Una contraddizione?
«Peggio, un controsenso. Approvi la legge e dopo tagli gli unici agenti che possono farla applicare?».

Insomma, il modello di contrasto alla Terra dei fuochi è in pericolo?
«Quando smetti di ragionare anche da tecnico e inizi a pensare solo da poliziotto corri il rischio di vanificare il monitoraggio. E, dunque, si depotenziano i controlli e si abbassa il livello di presidio ambientale».

È un via libera ai reati?
«Non è solo questo. Molti dimenticano che noi, oltre a investigare, siamo chiamati anche a trovare soluzioni tecniche al disastro ambientale».

Eppure sabato scorso il Capo dello Stato ha rilanciato con forza l’allarme sulla Terra dei fuochi, definendola «emblema del degrado italiano».
«Le parole del Presidente della Repubblica meritano solo applausi. Ma è questo che non capisco. Abbiamo indagato, cercato i rifiuti, trovato le soluzioni. E ora ci smantellano?».

Non è che accusa per difendere la sua carriera?
«Sono un generale, male che mi vada farei il questore. Anzi, mi si spalancherebbero le porte per una carriera da dirigente generale che nel Corpo forestale non esiste. La verità è che qui non ci guadagno io, ma i criminali dell’ambiente».

Questa è una sua ipotesi o ha prove certe?
«Certe proprio no, ma diciamo che è più di una ipotesi. Un nostro informatore ci aveva già avvertito».

E cosa vi aveva detto?
«Ci ha raccontato che, il giorno in cui è stato annunciato lo smantellamento del Corpo forestale, personaggi vicini alle ecomafie operanti tra Napoli e Caserta hanno acquistato dolci e spumante per festeggiare la notizia. Brindare non è un reato, per carità. Ma è un segnale, no?».

 

fonte: http://zapping.altervista.org/il-generale-del-corpo-forestale-sergio-costa-accusa-abbiamo-scoperto-terra-dei-fuochi-ecco-perche-ora-lo-stato-ci-vuole-fare-fuori/

Mentre l’Europa è alla fame a Bruxelles si aumentano i privilegi !!

.

.

.

zzz

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

Mentre i cittadini europei sono ridotti alla fame e alla miseria per via delle misure lacrime e sangue imposte dai parassiti di Bruxelles i parlamentari europei stanno lavorando per aumentare i contributi ricevuti per assumere portaborse.

 

 

Mentre i cittadini europei sono ridotti alla fame e alla miseria per via delle misure lacrime e sangue imposte dai parassiti di Bruxelles i parlamentari europei stanno lavorando per aumentare i contributi ricevuti per assumere portaborse.

Secondo un documentato articolo d’inchiesta pubblicato pochi giorni fa dal Daily Express i nostri degni rappresentati al parlamento europeo vogliono aumentare di 18mila euro l’ammontare della diaria ricevuta da ciascuno di essi ogni anno destinata ad assumere nuovi collaboratori e tale somma si aggiunge ai tanti generosi sussidi e stipendi di cui godono.

Infatti, ogni parlamentare europeo riceve uno stipendio di 70mila euro all’anno più vari rimborsi spese e gettoni di presenza che permettono loro di aumentare sensibilmente le loro remunerazioni e se tale misura viene approvata il costo di ogni singolo parlamentare europeo salirebbe a 270mila euro all’anno.

Tale somma moltiplicata per tutti i parlamentari europei e per gli anni del loro mandato ammonterebbe a circa 1 miliardo di euro per i prossimi cinque anni, circa duemila miliardi delle vecchie lire.

Se questo non fosse sufficiente per mandare i cittadini europei su tutte le furie alcuni parlamentari europei hanno proposto un aumento di 36mila euro all’anno dei contributi per i portaborse, il doppio di quanto il parlamento europeo sarebbe disposto a concedere.

Tale notizia è stata accolta molto negativamente dai movimenti euroscettici britannici i quali hanno usato questa storia per convincere i cittadini d’Oltremanica della necessità di far uscire la Gran Bretagna fuori dalla UE.

Ovviamente lo stesso argomento vale per l’Italia ma nel nostro paese non c’è stata nessuna reazione visto che i giornali di regime hanno preferito censurare questa notizia perché darebbe fastidio alla nostra classe politica. Basti ricordare che addirittura è stato censurato dai telegiornali nazionali italiani il risultato delle elezioni politiche nazionali in Finlandia, solo per il fatto che hanno vinto le formazioni politiche anti Ue.

Autore: Giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it

DA: ecplanet.com

Un Papa di sinistra e una sinistra che non c’è !!

.

.

.

zzz

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

Un Papa di sinistra e una sinistra che non c’è

La forza di Papa Francesco, sia per i credenti che i non credenti, è quella di parlare dei problemi reali mettendo in discussione princìpi ritenuti saldi del neo-liberismo. Riuscirà a farlo anche una nuova sinistra, troppo conforme alla cultura dominante?

Per un cattolico, specialmente se praticante, un Papa è un Papa. Occorre rispettarlo, amarlo e sostenerlo, a prescindere dalle posizioni che di volta in volta egli assume sui più disparati argomenti.

La questione si fa invece più interessante, sul piano culturale, se un Pontefice come quello attuale, Francesco I, è in grado oggettivamente di parlare ad un mondo più ampio, fatto da cattolici “non praticanti”, uomini e donne agnostiche fino ad arrivare a coloro che si definiscono apertamente atei.

Se poi, in un’epoca ufficialmente dichiarata “post-ideologica” ma in realtà dominata da un pensiero unico che ha permeato menti e coscienze, per convenzione detto neo-liberismo, questo Papa trova la forza di urlare al mondo tutte le contraddizioni dell’attuale modello, le sue storture inaccettabili, con una chiarezza e semplicità di linguaggio che non lascia spazio a fraintendimenti, allora lo scenario appare realmente rivoluzionario e meritevole di essere raccolto come sfida per costruire, finalmente, un mondo più giusto.

E già, quello che rende forte il messaggio di Bergoglio è proprio quello di non accettare passivamente le regole che la società si è data negli ultimi decenni, di non recitare la solita parte di colui il quale da un lato si augura qualche progresso ma, dall’altro, non è pronto a mettere pesantemente in discussione le convinzioni comuni.

Perché, infatti, dovrebbe piacerci un mondo in cui l’unico obiettivo da raggiungere in modo fideistico è la crescita del PIL, ovvero della ricchezza prodotta dalla nazione, senza allo stesso tempo uno sforzo politico finalizzato a re-distribuire più equamente quest’ultima, evitando ad esempio, come oggi accade in Italia, che il 10% della popolazione disponga della metà della ricchezza complessiva?

E perché, ancora, dovrebbe piacerci una società che chiede, a coloro che lavorano, di pagare contributi pensionistici lavorando quasi fino a 70 anni, per 40 anni continuativi, garantendogli in cambio una pensione di poco al di sopra della soglia di povertà e, beffardamente, per pochi anni rimanenti?

Ad ora, infatti, la vita media di un italiano è di 80 anni per i maschi e 85 per le donne.

Quest’ultima situazione andrebbe poi ulteriormente esplicitata nei suoi risvolti più tristi e quasi mai citati: le ultime statistiche in ambito medico affermano che nel nostro paese, se è vero che l’attesa di vita media è quella detta sopra (dunque superiore a quella di 10 o 20 anni fa), è anche vero che si è drasticamente abbassata l’età in cui si inizia a curarsi per gravi danni alla salute: si è passati, in 10 anni, dall’ammalarsi seriamente ad un’età media di 69 anni per i maschi e 71 per le donne agli attuali 62 e 61 rispettivamente. In altri termini, anche se si vive di più, la vita “sana” si è pericolosamente ridotta!

E come dovremmo commentare il fatto che facendo lavorare sempre di più (per più anni ma anche ad un ritmo ormai sostenutissimo) gli “anziani” l’effetto, banalmente prevedibile, è quello di rendere sempre più difficile l’ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, a cui l’unica offerta che si riserva, oltre alla disoccupazione, è quella di una precarietà istituzionalizzata con le riforme più recenti e di salari al limite della soglia di sfruttamento?

Altro esempio: si parla da anni dei famosi diritti da assegnare alle coppie non unite in matrimonio, sia di sesso diverso che dello stesso sesso.

È un dato di fatto, tuttavia, che nessun concreto passo avanti sia stato ancora fatto sul fronte delle cosiddette “unioni civili”, modello di civiltà apprezzabile anche da coloro che, invece, rifiutano l’idea di matrimoni gay e conseguente apertura alle adozioni da parte di costoro.

L’elenco di storture che caratterizzano la nostra società e su cui Papa Francesco ha avuto oggettivamente la forza di esprimersi con nettezza è ancora lungo. Corruzione, pedofilia, sfruttamento dell’immigrazione; un filo rosso le lega tutte ed è quello del rifiuto di un modello culturale basato integralmente sul potere del denaro e la contestuale mano libera lasciata al mercato, i cui effetti più perversi sono sempre stati giustificati e assorbiti passivamente.

Da questo punto di vista, la spinta del Pontefice appare come un potente acceleratore verso una proposta di un differente modello di vita civile, in cui la persona torni al centro e l’obiettivo comune sia finalmente quello di accrescere il senso di felicità collettiva.

Più diritti per tutti, più lavoro per tutti e meno per ciascuno, dunque, con conseguente maggior tempo libero per ognuno di noi in modo da segnare realmente un progresso effettivo della civiltà, che non può ridursi ad efficienza e produttività raggiunte con dosi massicce di “super-lavoro” (quante volte abbiamo sentito che lo stress è la malattia più diffusa) ma anche aprirsi a cultura, interessi personali, pratica di sport e partecipazione civile e politica.

Insomma, la strada per la ricerca di una società migliore e maggiormente in grado di accontentarci è qui davanti a noi; attende solo di essere raccolta.

Appare a tal proposito molto strano che idee del genere vengano portate avanti non da un autorevole esponente della sinistra politica, bensì proprio da un “principe” della chiesa, che in effetti prima di lui non aveva fatto sentire molto la sua voce fuori dal coro.

Ad essere onesti, qualcuno che in questi anni ha provato ad opporsi e a portare idee nuove (ovviamente liquidate come vecchie dai custodi del turbo-capitalismo) all’interno del dibattito politico e culturale c’è stato: si chiama Maurizio Landini.

Ha un carattere un po’ burbero e forse, in taluni casi, rischia di apparire come poco elegante, ma nella sostanza dice cose che segnano una discontinuità col modello fin qui portato avanti.

Vede il mondo da sinistra ed è un bene che esista ancora qualcuno come lui in grado di far capire la differenza tra questa e la destra, che sono tutt’altro che morte come si vorrebbe far credere.

L’augurio è che altre personalità del mondo progressista lo seguano, senza isolarlo o addirittura irridendolo. Oltre il Partito Democratico, cioè, esiste ormai un mondo privo di rappresentanza che attende solo di tornare a sperare, convinto più che mai che il cammino del progresso sociale sia ancora lungo e passi inevitabilmente attraverso proposte in grado di cambiare il volto del capitalismo attuale, troppo feroce e insensibile per risultare all’altezza di essere difeso in tutte le sue componenti.

 

FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA: Berlusconi assolto ora vuole essere risarcito? UN CAZZO !! Il Bunga Bunga c’era. Il reato pure, ma Silvio se l’è cancellato con una legge ad hoc !!!

.

.

zzz

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

 

LA STORIA SCOPERTA NELL’OTTOBRE 2010: QUELLA NOTTE “DIFFICILE” IN CUI RUBY DIVENTÒ “LA NIPOTE DI MUBARAK”.

Milano – Ma che cosa c’è da festeggiare? La sentenza d’appello confermata martedì dalla Cassazione assolve, è vero, l’imputato Silvio Berlusconi dai reati di concussione e di prostituzione minorile. Ma affermando a chiare lettere due fatti che smentiscono seccamente il leader di Forza Italia. Il primo è che ad Arcore, nella residenza dell’allora presidente del Consiglio, nel 2010 non si tenevano affatto “cene eleganti”, come giurato dal padrone di casa e da molti dei suoi ospiti, ma feste di tipo sessuale con la partecipazione di decine di prostitute, tra cui almeno una minorenne, che si contendevano in ogni modo (per ottenere una remunerazione maggiore) il “premio” di passare la notte “con il presidente”.   Un XXX Factor per l’ex Cavaliere   e le pressioni alla Questura di Milano   Questo era il bunga-bunga: una sorta di talent show a luci rosse, un “XXX Factor” che il padrone della tv italiana riservava solo a se stesso. Il secondo fatto è che Berlusconi, da presidente del Consiglio, nella notte del 27 maggio 2010 ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni, facendo pressioni per ottenere un “indebito vantaggio”, ossia il rilascio della minorenne Karima el Mahroug – in arte Ruby Rubacuori, per un momento “nipote di Mubarak” – per evitare il rischio che parlasse delle imbarazzanti feste di Arcore.

 

Ha così “abusato della sua qualifica per scopi personali”. Sono due fatti che in qualunque Paese civile del mondo sarebbero sufficienti a escludere per sempre dalla scena pubblica il loro protagonista. In Italia invece i suoi sostenitori fanno festa. Eppure quei fatti, meticolosamente ricostruiti dalla sentenza che (per altri motivi) assolve, sono riconosciuti perfino dalla difesa del professor Franco Coppi: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione con compensi”, ha detto l’avvocato ai giudici della Cassazione. “E che i poliziotti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi, questo ve lo concediamo”. Allora eccoli, i fatti accertati della storia del bunga bunga contenuti in una sentenza di 330 pagine di cui qualcuno vorrebbe cancellare tutte le prime 229, salvando solo l’ultima parola: “Assolto”.   Le intemperanze di Karima   e lo scoop del Fatto Quotidiano   La storia affiora nell’ottobre 2010. Non è voyeurismo giornalistico, intromissione giudiziaria nella vita privata di un cittadino, cronaca politica nell’era di Youporn. È invece l’emersione di una segretissima indagine della Procura di Milano, che qualche mese prima era incappata in una vicenda di possibile prostituzione minorile, reato le cui pene erano appena state inasprite dal governo Berlusconi. Una ragazza di 17 anni, marocchina, scappata di casa, senza documenti, in perenne fuga dalle comunità protette a cui era assegnata fin dall’adolescenza, finisce segnalata alla Procura della Repubblica di Milano per le sue intemperanze: viene fermata dalla polizia per furto e portata alla Questura di Milano; una settimana dopo, gli agenti la strappano da una casa sui Navigli dove aveva ingaggiato una furibonda rissa con Michelle, una prostituta brasiliana. Comincia allora a occuparsene il procuratore aggiunto titolare dei reati contro i minori, Pietro Forno, a cui Karima nell’agosto 2010 racconta un sacco di storie, alcune vere, altre inventate. Dice di essere stata ad Arcore, di aver partecipato a feste notturne nella villa del presidente del Consiglio, di avere ricevuto molti soldi e regali. Forno, e poi Antonio Sangermano e Ilda Boccassini, analizzano il rapporto di polizia che narra una strana notte alla Questura di Milano. Karima era stata fermata a Milano, il pomeriggio del 27 maggio 2010, accusata di furto da un’amica. La pm del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo aveva disposto di ricollocarla in una comunità protetta. Ma nella notte, da Parigi, dov’è impegnato in un vertice Ocse, il presidente del Consiglio telefona al funzionario Pietro Ostuni, dicendogli che è stato informato del fermo di una ragazza che potrebbe essere imparentata con il presidente egiziano Mubarak. Per evitare incidenti diplomatici, meglio lasciarla andare, affidandola a una “consigliera ministeriale” (carica inesistente) già arrivata in questura: Nicole Minetti. Da questo momento, la scena cambia. Il ritmo dei fatti accelera. Le comunicazioni e le telefonate si succedono frenetiche. La funzionaria di turno in questura, Giorgia Iafrate, capisce subito che Karima è marocchina e Mubarak non c’entra niente, ma d’accordo con i suoi superiori, e in contrasto con le indicazioni della pm dei minori, decide di affidarla alla consigliera regionale Nicole Minetti, che la lascia alla prostituta brasiliana Michelle Conceicao. Forno, Boccassini e il procuratore Edmondo Bruti Liberati aprono un’inchiesta, controllano alcuni tabulati telefonici, chiedono qualche intercettazione e in poche settimane scoprono il bunga bunga. Il format delle serate è semplice, la scaletta del programma è lineare. Uno: cena ad Arcore dal menù piuttosto noioso. Due: festa e balli al piano di sotto, nel locale chiamato bunga bunga. Tre: per le più brave, selezionate nel più esclusivo dei talent, il “premio” di una ben ricompensata notte negli appartamenti privati di Berlusconi. Questo il rito delle feste di Arcore.   I consigli di Nicole a Meli: “Ti volevo   briffare, ne vedi di ogni, c’è la zoccola…”   Ecco come lo racconta Nicole Minetti, che per i pm è la coordinatrice delle ragazze, le più assidue delle quali sono ospitate in una sorta di harem privato a un passo da Milano 2, nel Residence Olgettina. “Ciao Meli, ho appena sentito the boss, gli ho detto: ‘Ti porto una con due lauree stasera’”. È il 19 settembre 2010. Meli è una carissima amica di Nicole, Melania Tumini. “Ti volevo un attimo briffare… Cioè, ne vedi di ogni, la desperation più totale… C’è gente per cui è l’occasione della vita… Ci sono varie tipologie di… persone. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli… E poi ci sono io che faccio quel che faccio. Capito?”. Melania è curiosa. Va ad Arcore, partecipa alla serata. È una elettrice di Berlusconi, ma resta scossa. Il giorno dopo la racconta così alle amiche: “Un puttanaio”. Altre ragazze (Ima-ne Fadil, Ambra Battilana, Chiara Danese, Maria Makdoum, Natascia Teatino) rompono il fronte delle “olgettine” e delle “arcorine” e svelano i segreti dell’harem personale del presidente del Consiglio. Gli spogliarelli, i toccamenti, Nicole che si toglie il vestito da suora e resta completamente nuda. La statua di Priapo che passa di mano in mano, con qualche ragazza che mima un rapporto orale. Ecco gli sms tra Nicole Ninetti e Barbara Faggioli, il giorno di Natale 2010: “Ho pensato una cosa: oltre che per le palle, bisogna prenderlo per il cazzo… domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose.. Per me e te… Più troie siamo e più bene ci vorrà… Troie troie troie… Tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa”.   Il San Valentino di Rubacuori   “Bisogna stargli addosso, cazzo”   In questo clima entra Ruby, portata ad Arcore la prima volta il 14 febbraio 2010, San Valentino, da Emilio Fede e Lele Mora. Fino al maggio successivo, partecipa più volte alle cene e resta a dormire ad Arcore sette volte. E incassa. Berlusconi è il bancomat delle ragazze. Le più scaltre lo tengono sotto pressione: “Bisogna stargli addosso, cazzo! Non bisogna lasciarlo un attimo”, dice al telefono Nicole a Marysthell Polanco il 20 settembre . A volte si lamentano perché Silvio “ha il braccio corto” o perché paga di più qualche altra ragazza, o le compra una casa più grande o un’auto più bella. La competizione è fortissima, dietro le quinte di “XXX Factor”. Qualcuna si preoccupa per la sua salute: “Tutto a posto?”, si chiedono, dopo aver fatto il test dell’Hiv. “Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids… Mah sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai”. La sentenza d’appello, stilata da Concetta Locurto, racconta molte delle feste di Arcore. Riportando le   parole della Tumini: “Il degenero più totale”, “mostravano, mi spiace esprimermi in questo modo, però, chi il sedere, chi i seni, in maniera ammiccante”. Con quelle della Teatino: “Alcune ragazze si sono spogliate… altre erano in costume… alcune ragazze si avvicinavano a Emilio Fede, a Silvio Berlusconi, si toccavano”, “Silvio Berlusconi, ma anche Emilio Fede, toccavano il seno di una ragazza, o il sedere, di qualche ragazza e le ragazze toccavano i due uomini”. “La signora Roberta Nigro insieme alla signora Lisa Barisonte iniziarono a ballare e dimenarsi tra di loro, toccarsi ecco. Tanto è che la signora Lisa tolse le mutandine alla signora Nigro e si aggiunse al gruppo di queste due ragazze, la Barisonte e la Nigro, la Minetti che anche lei si tolse le vesti e direi che insomma si era proprio preparata perché si capisce quando una donna si prepara o meno, perché portava il reggicalze, portava un tubino, quindi insomma, uno si prepara…”. La conclusione dei giudici d’appello è che comunque non ci siano le prove che Berlusconi conoscesse l’età di Ruby. Dunque lo assolvono dal reato di prostituzione minorile. La Cassazione conferma. Come ha dichiarato il giudice Enrico Tranfa, il presidente della corte d’appello che si dimise il giorno stesso in cui fu depositata l’assoluzione, “gli antichi dicevano che una sentenza definitiva non è quella più giusta, ma semplicemente un punto fermo su una vicenda. Questo fa la Cassazione, non vuol dire che sia condivisibile”. Del resto, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.   La concussione: divisa in due   dalla riforma Severino   Anche quella che riguarda l’altra imputazione, ancora più grave: la concussione. “Questa corte ritiene che non sussista prova degli elementi costitutivi del reato di concussione”, scrive la giudice Locurto. Perché nel frattempo quel reato è stato diviso in due dalla riforma Severino. C’è la concussione per costrizione, riconosciuta dai giudici di primo grado, “che però non spiegano in che cosa sia consistita la minaccia (esplicita o implicita) che avrebbe provocato detto timore nel dottor Ostuni”. Non c’è “la prova che la volontà di Ostuni sia stata coartata da un comportamento intimidatorio di Berlusconi”. C’è poi la concussione per induzione, che non ha bisogno della minaccia, ma deve procurare – secondo l’interpretazione della nuova norma data dalle sezioni riunite della Cassazione – un indebito vantaggio sia al concussore, sia al concusso. Il primo, Silvio Berlusconi, l’ottiene: “È provata, sotto il profilo materiale, l’efficacia causale dell’intervento di Silvio Berlusconi sulla produzione dell’indebito vantaggio non patrimoniale contestato in imputazione”. Ma il secondo, Ostuni, no. Secondo la sentenza d’appello, ha soltanto “un’accondiscendenza incautamente accordata, per timore reverenziale, compiacenza o timore autoindotto”. Ecco perché scatta l’assoluzione, imposta dalla nuova legge sulla concussione e ora resa definitiva dalla Cassazione. Pur con tutti i dubbi che restano aperti, perché, come dice il giudice Tranfa, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.
Da Il Fatto Quotidiano del 13/03/2015.

Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

.

operaio

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

Lo sfogo di un operaio Fincantieri: “Siete delle merde, ci state uccidendo” (…) –
“Io ho un mutuo, due figli, questo mese ho da pagare l’amministrazione, la mensa dei bambini, il dentista – che è diventato un optional per noi operai, far curare i nostri figli – e ho guadagnato 810 euro… 810 euro! Io devo mandare avanti la famiglia, ma no mandare avanti la famiglia, perché anche il mangiare è diventato un optional per noi.”

“Per andare a fare la spesa, dobbiamo fare i salti mortali, dobbiamo inventarci come dar da mangiare ai nostri figli. Prima ho sentito parlare di benzina: la benzina per noi non serve più a niente, andiamo a piedi, non possiamo permettercela, è da ricchi anche la benzina.”

“Lo vedete, Quel signore, quel ragazzo di Bologna che si è dato fuoco davanti all’agenzia delle entrate, non è che lo ha fatto perché… LO HA FATTO PERCHE’ GLI STATE MANGIANDO IL CUORE, PERCHE’ SIETE DELLE MERDE! SIETE DEGLI ASSASSINI! CI STATE UCCIDENDO!!! SIETE DELLE MERDE TUTTI! TUTTI!!! TUTTI I POLITICI, TUTTI QUANTI! NON AVETE DIGNITA’, PENSATE SOLO A VOI! PENSATE SOLO A VIVERE VOI, IO HO IL PROBLEMA DI MANGIARE! ASSASSINI! SIETE DEGLI ASSASSINI!”

 

 

Quando Lusi rivelava di aver dato 70.000€ a Renzi. Ma ora – complice la stampa – è stato messo tutto a tacere !!

.

.

ZZZ

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

 

.

.

.

 

Quando Lusi rivelò di aver dato 70.000€ a Renzi

Ora Repubblica tesse le lodi di Renzi, dimenticando (come tutti del resto, compresi i giornali del centrodestra, che hanno sempre difeso il rottamatore) quando l’ex tesoriere della Margherita rivelò di avere elargito 70.000€ anche a Matteo Renzi… 

RIPORTIAMO UN ARTICOLO DI “REPUBBLICA” DEL 2012…

Lusi alla Giunta: “Tutelavo Rutelli. Ho dato 70mila euro anche a Renzi”

ASCOLTATO A PALAZZO MADAMA L’EX TESORIERE DELLA MARGHERITA SI DIFENDE: “FACEVO CIÒ CHE MI DICEVANO”. ASSEGNI ANCHE AD ENZO BIANCO. “QUANDO HO LASCIATO IN CASSA C’ERANO 20 MILIONI DI EURO”

ROMA – Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro. E’ questa una delle rivelazioni che Luigi Lusi, secondo l’Agi, ha fatto durante la sua audizione alla Giunta delle immunità di palazzo Madama. Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della Procura di Roma, ha consegnato una memoria con numerosi allegati, rivelando di aver già detto tutto ai magistrati. Nella Margherita – ha raccontato Lusi secondo quanto viene riferito – facevo semplicemente ciò che mi veniva detto. Agivo su mandato dei dirigenti e tutelando le varie componenti.
L’ex tesoriere della Margherita ha sottolineato di aver dato dei soldi (ha parlato, riferiscono le fonti, di annualità e di mensilità) a varie fondazioni, tra cui quella di Rutelli e ad una fondazione chiamata “Centocittà”. Ad Enzo Bianco, invece, veniva fornito – secondo il racconto di Lusi – un mensile di 3000 euro, poi passato a 5500. Ad una società di Catania legata al marito della segretaria di Bianco è stata fornita una cifra di circa 150mila euro, erogati – sempre secondo Lusi – tra il 2009 e il 2011. Secondo Lusi anche a Rutelli venivano fornite delle cifre ingenti in occasione delle elezioni. In che modo venivano contabilizzate queste cifre?, gli hanno chiesto alcuni componenti della Giunta. In modo da tutelare Rutelli, la risposta.
Ad alcuni determinati dirigenti della Margherita venivano erogate altre somme, che non venivano controllate da Lusi qualora a chiederle fossero degli esponenti di primo piano del partito. Sempre secondo il racconto di Lusi altri soldi venivano dati, attraverso bonifici o contanti, quando i deputati portavano le ricevute fiscali dei taxi affinchè venissero rimborsate. Lusi ha parlato – secondo quanto si apprende – anche del fatto che molti dirigenti passati all’Api venissero pagati con i soldi della Margherita. Altro particolare rivelato da Lusi: quando il tesoriere ha lasciato il suo incarico nelle casse della Margherita c’erano 20 milioni, soldi che – secondo l’accusa di Lusi – ora sono stati utilizzati da Rutelli affinché vengano restituiti ai cittadini.

Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2012/05/17/news/lusi_soldi_renzi-35294650/

Lo scandalo ignobile delle pensioni d’oro dei sindacalisti – Da non credere !! Guardate i video e diffondete: TUTTI DEVONO SAPERE QUELLO CHE FANNO QUESTI SCIACALLI !!!!

.

ZZZ

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

.

.

.

 

Sei disoccupato? Sei pensionato? Guarda questo video e bestemmierai di sicuro!!

Guarda i due servizi delle Iene sul sito di Mediaset: primo servizio del 17/09/2014 e secondo servizio del 01/10/2014

….

CLICCA PER VEDERE IL VIDEO

 

Quanto scoperto e divulgato dalle Iene è sconcertante: e il fatto che NESSUN GIORNALISTA E/O POLITICO avesse mai osato sollevare la scandalosa questione, lo è ancora di più, e dimostra il livello di collusione generale.
Mentre milioni di pensionati con la “minima” fanno la fame, sono costretti a rubare nei supermercati o frugare nei cassonetti della spazzatura, c’è chi si permette lussi e benessere, e magari poi lascia in eredità la mega-pensione con la reversibilità, costando allo stato cifre folli, decine e decine di volte superiori ai contributi versati.

La cosa più schifosa e che questa gente si incazza pure perché gli chiedono spiegazioni. Addirittura dicono alla giornalista “FATTI I FATTI TUOI” …Come se il FURTO DI SOLDI NOSTRI DA PARTE DI QUESTE MERDE non fosse un fatto nostro !!

QUESTO SCANDALO NON DEVE FINIRE NEL DIMENTICATOIO: la magistratura e l’INPS devono indagare, verificare se ci sono state TRUFFE e intervenire, sia per il futuro che retroattivamente!

CONDIVIDIAMO IN MASSA PER SOLLEVARE LA QUESTIONE!

TUTTI DEVONO SAPERE QUELLO CHE FANNO QUESTI SCIACALLI !!!!

Fonte:http://siamolagente.altervista.org/scandalo-ignobile-delle-pensioni-doro-dei-sindacalisti-non-credere-guardate-i-video-diffondete-non-cadere-nel-dimenticatoio/