Trump not welcome: la protesta del piccolo rifugiato contro il miliardario xenofobo

 

 

Trump

 

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Trump not welcome: la protesta del piccolo rifugiato contro il miliardario xenofobo

Su ordine del presidente i richiedenti asilo provenienti dall’America centrale sono stati respinti alla frontiera con il Messico: la Casa Bianca li considera una minaccia

La loro protesta ha fatto il giro del mondo: “Resteremo qui fino a quando anche l’ultimo di noi non sarà passato”. E’ il gridoCentinaia di migranti centroamericani premono alla frontiera fra Messico e Stati Uniti. Sono i richiedenti asilo giunti in carovana dopo un viaggio lungo un mese, su treni merci, bus, a piedi.

Ci sono donne e bambini, alcuni di loro fuggono da paesi dove rischiano la vita. Ma sono stati fermati ala frontiera Usa, dopo che la autorità americane hanno temporaneamente bloccato gli ingressi in quanto il centro per le richieste del passaggio di San Ysidro, all’altezza di San Diego, è sovraffollato.

Uno dei molti ‘viaggi della speranza’ che diverse simili carovane di migranti hanno negli anni compiuto inseguendo sognando una nuova vita negli Stati Uniti. Ma questa volta la marcia dei migranti è stata seguita passo dopo passo dall’amministrazione Trump, che l’ha tacciata di essere una minaccia per gli Usa.

La migliore risposta è di questo bambino: Trump non è il benvenuto…!

 

tratto da: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/01/trump-not-welcome-la-protesta-del-piccolo-rifugiato-contro-il-miliardario-xenofobo-2023565.html

Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

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Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

 

La guerra in Vietnam non è ancora finita

A oltre quarant’anni dalla guerra in Vietnam, gli effetti degli agenti chimici utilizzati dagli Stati Uniti sono ancora ben visibili. Il fotoreportage di Damir Sagolj.

In 15 anni di guerra, dal 1960 al 1975, in Vietnam furono sganciate oltre cinque milioni di bombe: quasi il doppio di quelle lanciate dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Ma le forze aeree americane non sganciarono solo esplosivi.

Il Vietnam fu bombardato con il napalm, sostanza incendiaria che si incolla alla pelle e la ustiona; con il fosforo bianco, che corrode i tessuti sino alle ossa; con bombe a frammentazione, le cui schegge esplodono in ogni direzione; e con 73 milioni di litri di agenti tossici, tra cui 43 milioni di litri del diserbante Agente Arancio, prodotto soprattutto dalla multinazionale americana Monsanto.

Sono passati 40 anni dalla guerra, ma le cicatrici – fisiche e psicologiche – sono ancora ben visibili. Il fotografo dell’agenzia giornalistica Reuters Damir Sagolj è stato in Vietnam per documentare gli effetti dei bombardamenti con armi chimiche. Tra i vietnamiti e i veterani statunitensi che hanno combattuto in Vietnam, sono comuni i problemi mentali, respiratori e dermatologici.

Dopo quattro decenni, l’Agente Arancio continua a provocare vittime. Gli effetti letali dell’erbicida sono passati da una generazione all’altra. I nipoti di chi respirò l’aria avvelenata dagli agenti chimici nascono ancora con gravi deformazioni fisiche. L’associazione vietnamita delle Vittime dell’Agente Arancio e della Diossina (Vava)ha dichiarato che oltre 4,8 milioni di persone nel Paese sono state contaminate dall’erbicida e che, fra queste, tre milioni circa sono morte a causa degli effetti dell’Agente Arancio.

“L’ex soldato vietnamita Do Duc Diu mi ha mostrato il cimitero che ha costruito per i suoi dodici bambini: morirono tutti poco dopo la nascita”, racconta il fotoreporter Damir Sagolj. “Vicino c’è lo spazio per seppellire le sue figlie, che sono ancora vive ma gravemente malate”.

“L’uomo, che combatteva nel Vietnam del Nord, era stato esposto all’erbicida tossico. Per oltre vent’anni lui e sua moglie hanno cercato di avere un bambino che fosse sano. Ma i figli morivano uno dopo l’altro. Pregavano sempre e provarono a far visita persino a un leader spirituale, ma non servì a nulla. Scoprirono gli effetti dell’Agente Arancio solo dopo la nascita del loro quindicesimo figlio”.

Gli Stati Uniti hanno smesso di utilizzare l’Agente Arancio nel 1971, quattro anni prima della fine della guerra. Per venti anni molti vietnamiti sono rimasti all’oscuro di cosa fosse successo nel loro Paese.

fonte: https://www.tpi.it/2015/07/16/effetti-conseguenze-guerra-vietnam-deformazioni-agente-arancio/

I dieci attacchi chimici americani di cui non bisogna parlare – Insomma, invece di rompere i coglioni ad Assad, andiamo a bombardare gli Stati Uniti d’America…!

 

Assad

 

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I dieci attacchi chimici americani di cui non bisogna parlare – Insomma, invece di rompere i coglioni ad Assad, andiamo a bombardare gli Stati Uniti d’America…!

 

I dieci attacchi chimici americani di cui non bisogna parlare

Washington non solo non dispone dell’autorità legale per un intervento militare in Siria. Gli manca anche l‘autorità morale. Stiamo parlando di un governo che durante la storia ha fatto uso di armi chimiche, contro persone innocenti, molto più prolifiche e letali di quelle per cui ora viene incolpato Assad, costretto a doversi difendere dalle accuse provenienti dal complesso militare-industriale occidentale dal grilletto facile, deciso a soffocare ulteriori indagini prima di colpire.

Ecco una lista di 10 attacchi con armi chimiche effettuati dal governo degli Stati Uniti o dai suoi alleati contro i civili…

1. L’esercito americano lanciò 20 milioni di galloni di sostanze chimiche sul Vietnam tra il 1962 e il 1971

Durante la guerra del Vietnam, l’esercito americano ha lanciato oltre 20 milioni di galloni di sostanze chimiche , tra cui l’altamente tossico Agent Orange, sulle foreste e i campi coltivati ??del Vietnam e dei paesi limitrofi, distruggendo deliberatamente le scorte alimentari, mandando in frantumi l’ecologia della foresta e devastando le vite di centinaia di migliaia di persone innocenti. Il Vietnam ha stimato che oltre 400.000 persone sono state uccise o mutilate, 500.000 bambini sono nati con malformazioni e 2 milioni di persone sono state colpite dal cancro o da altre malattie. La Croce Rossa del Vietnam ha invece stimato che fino a 1 milione di persone sono rimaste disabili o con problemi di salute a causa dell’uso dell’ Agent Orange.

2. Israele attaccò i civili palestinesi con fosforo bianco nel 2008-2009
fosforo

Il fosforo bianco è un’orribile arma chimica incendiaria che scioglie la carne umana fino all’osso.

Nel 2009, molti gruppi per la difesa dei diritti umani , tra cui Human Rights Watch, Amnesty International e la Croce Rossa Internazionale, riferirono che il governo israeliano stava attaccando i civili con armi chimiche. Un team di Amnesty International affermò di aver trovato “la prova inconfutabile del diffuso utilizzo del fosforo bianco” come arma in aree civili densamente popolate. L’esercito israeliano negò in un primo momento le accuse ma, alla fine, dovette ammettere che erano vere.

Dopo la serie di accuse da parte di tali organizzazioni non governative, l’esercito israeliano colpì anche una sede delle Nazioni Unite (!) a Gaza con un attacco chimico .

3. Washington attaccò civili iracheni con il fosforo bianco nel 2004

Nel 2004, giornalisti “embedded” con le forze armate Usa in Iraq, iniziarono a scrivere sull’uso del fosforo bianco a Falluja contro gli insorti iracheni. Prima l’esercito mentì, affermando che l’utilizzo del fosforo bianco serviva per creare cortine di fumo o per illuminare obiettivi. In seguito dovete invece ammettere di aver utilizzato questa sostanza chimica volatile come arma incendiaria. In quel periodo, la RAI, la televisione italiana, trasmise un documentario dal titolo “Fallujah, la strage nascosta“, il quale, tra terribili filmati e fotografie, interviste a testimoni oculari con i residenti di Falluja e soldati statunitensi, rivelava come il governo degli Stati Uniti avesse indiscriminatamente lanciato fosforo bianco sulla città irachena e arso completamente donne e bambini.

4. La CIA aiutò Saddam Hussein a massacrare iraniani e curdi con armi chimiche nel 1988

Documenti della CIA dimostrano che Washington era a conoscenza del fatto che Saddam Hussein stava usando armi chimiche (tra cui Sarin, gas nervino e iprite) nella guerra Iran-Iraq, e nonostante ciò continuò a passare informazioni ai militari iracheni sui movimenti delle truppe iraniane, pur sapendo che Hussein avrebbe usato tali informazioni per lanciare attacchi chimici. All’inizio del 1988, Washington avvertì Saddam Hussein di un movimento delle truppe iraniane che avrebbe fatto concludere la guerra con una sconfitta decisiva per il governo iracheno. A marzo, un imbaldanzito Hussein, con nuovi amici a Washington, colpì un villaggio curdo occupato dalle truppe iraniane con agenti chimici, uccidendo fino a 5.000 persone e ferendone più di 10.000, la maggior parte delle quali erano civili. Altre migliaia morirono negli anni successivi a seguito di complicazioni, malattie e difetti congeniti.

5. L’esercito testò sostanze chimiche sui residenti poveri e neri dei quartieri di St. Louis nel 1950

Nei primi anni 1950, l’esercito posizionò polverizzatori in cima agli edifici dei quartieri poveri, abitati per lo più da neri, di St. Louis, comprese aree in cui ben il 70% dei residenti erano bambini con meno di 12 anni. Il governo disse ai residenti di star sperimentando una cortina fumogena per proteggere la città dagli attacchi dei russi ma, in realtà, stavano venendo diffuse nell’aria enormi quantità di solfuro di cadmio, una sostanza altamente tossica. Il governo ammise che c’era anche una seconda sostanza, ma se questa fosse radioattiva rimane un informazione ancora classificata . E non può essere diversamente. Sin dall’inizio dei test, un allarmante numero di residenti della zona si ammalarono di cancro. Doris Spates è nata nel 1955 in uno degli edifici che l’esercitò utilizzò per questi test con sostanze chimiche nel periodo 1953-1954. Spates perse il padre inspiegabilmente in quello stesso anno, quattro suoi fratelli sono morti di cancro e la stessa Doris è riuscita a sopravvivere ad un cancro cervicale.

6. La Polizia sparò gas lacrimogeni sui manifestanti di Occupy nel 2011

La selvaggia violenza della polizia contro i manifestanti di Occupy nel 2011 è stata ben documentata, tra cui l’uso di gas lacrimogeni e altre sostanze chimiche irritanti. L’uso dei gas lacrimogeni è vietato contro i soldati nemici in battaglia dalla Convenzione sulle armi chimiche. La polizia non poteva riservare ai manifestanti civili a Oakland, in California, la stessa cortesia e protezione che il diritto internazionale richiede per i soldati nemici sul campo di battaglia?

7. L’FBI attaccò uomini, donne e bambini con gas lacrimogeni a Waco nel 1993

Durante l’assedio di Waco, una cruenta operazione di polizia condotta negli Stati Uniti nel 1993 per espugnare un ranch di Waco (Texas) dove era riunita una pacifica comunità di Avventisti del Settimo Giorno, l’FBI fece uso di gas lacrimogeni all’interno degli edifici, pur sapendo che dentro vi erano donne bambini e neonati. Il gas lacrimogeno è altamente infiammabile ed esplosivo.Tutti i palazzi che componevano il ranch bruciarono totalmente, provocando la morte di 49 persone, tra uomini e donne, e 27 bambini, inclusi alcuni neonati. Ricordate, attaccare un soldato nemico armato su un campo di battaglia con gas lacrimogeni è un crimine di guerra. Che tipo di crimine è attaccare un bambino con gas lacrimogeni?

8. L’esercito americano fece uso di uranio impoverito in Iraq nel 2003

In Iraq, l’esercito statunitense fece ampio uso di munizioni all’ uranio impoverito , un prodotto ottenuto come scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio.. Come risultato, più della metà dei bambini nati a Fallujah dal 2007 al 2010 sono venuti alla luce con gravi difetti congeniti . Alcuni di questi difetti non erano mai stati visti prima al di fuori delle immagini presenti sui libri dei bambini nati nei pressi di dove vennero effettuati i test nucleari nel Pacifico. Il cancro e la mortalità infantile hanno anche visto un drammatico aumento in Iraq. Secondo Christopher Busby , segretario scientifico del Comitato europeo sui Rischi da Radiazioni: “Queste sono le armi che hanno assolutamente distrutto l’integrità genetica della popolazione dell’Iraq.” Dopo aver realizzato due dei quattro rapporti pubblicati nel 2012 sulla crisi sanitaria in Iraq, Busby ha descritto Fallujah come il paese con ” il più alto tasso di danno genetico in qualsiasi popolazione mai studiata.” [Inoltre anche i soldati che le hanno utilizzate si sono ammalati ndr].

9. L’esercito americano uccise centinaia di migliaia di civili giapponesi con il Napalm nel 1944-1945

Il Napalm è una sostanza altamente infiammabile che venne usata come arma dai militari degli Stati Uniti. Nel 1980, l’ONU dichiarò l’uso del napalm sulle popolazioni civili un crimine di guerra. Questo è esattamente ciò che fece l’esercito americano nella seconda guerra mondiale, lanciando abbastanza napalm su Tokyo per causare la morte di oltre 100.000 persone, ferirne un altro milione e lasciare un milione di senza tetto nel più mortale raid aereo della seconda guerra mondiale.

10. Il governo degli Stati Uniti lanciò bombe nucleari su due città giapponesi nel 1945

Anche se le bombe atomiche non possono essere considerate armi chimiche, credo che possiamo essere d’accordo sul fatto che appartengano alla stessa categoria. Di sicuro disperdono una notevole quantità di sostanze chimiche radioattive mortali. Sono altrettanto terrificanti, se non di più, delle stesse armi chimiche e, per la loro stessa natura, sono adatte per un solo scopo: spazzare via un’intera città piena di civili. Sembra strano che l’unico regime ad aver fatto uso di queste armi su altri esseri umani si è assunto la pretesa di tenere il mondo al sicuro da armi pericolose possedute da governi pericolosi.

Wesley Messamore

tratto da: http://www.siciliapress.com/i-dieci-attacchi-chimici-americani-cui-bisogna-parlare/

Quindi un po’ di coerenza, Gente. Non rompiamo i coglioni da Assad, andiamo a bombardare i criminali che stanno in Amerika!

Evo Morales: «Gli Stati Uniti sono il vero pericolo per la pace mondiale»

 

Evo Morales

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Evo Morales: «Gli Stati Uniti sono il vero pericolo per la pace mondiale»

Il presidente boliviano risponde agli Stati Uniti che si ostinano a voler dipingere il Venezuela come una minaccia

Non passa giorno senza che da Washington partano accuse dirette al Venezuela. Il paese minacciato, assediato finanziariamente e colpito da sanzioni viene definito una minaccia per la stabilità della regione americana e la pace mondiale.

In merito fa sentire la propria voce attraverso Twitter, il presidente della Bolivia Evo Morales. Il leader ‘Aymara’ scrive: «Ossessionati dal saccheggio delle risorse naturali, gli Stati Uniti accusano il Venezuela di essere una minaccia mondiale. Visti i precedenti di distruzione dell’ambiente, finanziamento di colpi di Stato sanguinosi, invasioni armate, embarghi economici e genocidi con bombe atomiche, gli Stati Uniti sono il vero pericolo per la pace mondiale».

Missioni di pace con armi radioattive? Per gli Stati Uniti é normale. E dall’Iraq alla Siria, una lunga scia di “pace” e bambini deformi!

Missioni di pace

 

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Missioni di pace con armi radioattive? Per gli Stati Uniti é normale. E dall’Iraq alla Siria, una lunga scia di “pace” e bambini deformi!

 

USA: Armi radioattive in Iraq, lasciando bambini deformi. Usate anche in Siria.

Durante le prime tre settimane del conflitto in Iraq del 2003, l’esercito statunitense ha commesso crimini di guerra eclatanti con armi radioattive. Anche se il Pentagono ha promesso di non usare mai questa tecnologia, il comando militare è andato avanti nel conflitto in Iraq del 2003, a distribuire missili carichi di uranio impoverito. Più di 2.000 tonnellate di questi rifiuti radioattivi e tossici son cascati in testa al popolo iracheno. Le ripercussioni radioattive dell’uranio impoverito  continueranno ad affliggere il popolo iracheno per molti anni a venire. Gli effetti sulla salute già si sono dimostrati sui soldati americani e non solo, anche sui nostri soldati, si parla di Cancro.

Secondo una nuova rivelazione dal Comando Centrale USA (CENTCOM), le stesse armi sono state utilizzate nei raid aerei nel novembre 2015 nelle province di Deir ez-Zor e Hasakah nella Siria orientale. Questa rivelazione contraddice una dichiarazione di marzo 2015, emessa dallo stesso  Comando Centrale degli Stati Uniti: “noi e gli aerei della coalizione non abbiamo e non useremo  munizioni all’uranio impoverito in Iraq o in Siria”. (Come no? poi lo avete ammesso! Criminali di guerra!)

Secondo il portavoce CENTCOM, il maggiore Josh Jacques, nel novembre 2015,  l’uranio impoverito è stato utilizzato è anche in gran quantità, per eliminare 350 convogli carichi di petrolio di proprietà dello Stato islamico. I danni di questo materiale radioattivo non si fermano quando il “nemico muore”, le ripercussioni durano per molti anni.

L’uranio impoverito è utilizzato nella fabbricazione di armi nucleari e come combustibile per i reattori nucleari. Questo materiale, in esclusiva per gli Stati Uniti e il Regno Unito, è usato in missili per perforare efficacemente la blindatura di un bersaglio. Nel corso dei due conflitti in Iraq, gli Stati Uniti hanno scatenato decine di migliaia di tonnellate di questa porcheria sul popolo iracheno. Hanno inquinato notevolmente il suolo e l’acqua di queste terre per molti anni a venire. L’uranio è una sostanza altamente tossica, se inalata o ingerita, ed è  direttamente collegata a difetti di nascita, infertilità, e tutti i tipi di cancro.

Le ripercussioni non solo affliggono gli iracheni, ma anche tutti i soldati che ritornano dalle missioni. Abbiamo pubblicato un articolo qualche settimane fa che parlava appunto di questo: 4.000 militari italiani malati di cancro.
Che dire? Grazie Stati Uniti per tutto il male che avete causato per l’imperialismo, e in molti vi considerano eroi…bel modo di fare gli eroi complimenti.

fonte: La mia parte intollerante

Quanto manca a una guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord?

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Quanto manca a una guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord?

Un vero conflitto è stato ritenuto a lungo improbabile se non impossibile, ma il vento sta cambiando, per il peggio.

Una guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord provocherebbe decine di migliaia se non centinaia di migliaia di morti, comporterebbe il pericolo di un intervento cinese, porterebbe in prima linea i trentamila soldati americani dislocati nella Corea del Sud, potrebbe rendere inevitabile il ricorso ad armi nucleari per la prima volta dopo Hiroshima e Nagasaki e modificherebbe per molto tempo gli equilibri dell’area e i cruciali rapporti tra Washington e Pechino. Per questo, malgrado i test missilistici e atomici di Pyongyang e la «guerra delle parole» tra Kim Jong-un e Donald Trump, un vero conflitto è stato ritenuto a lungo improbabile se non impossibile.

Il vento cambia (in peggio)

Ma il vento sta cambiando, per il peggio. Esperti qualificati e diplomatici coinvolti nella crisi, ai quali il Corriere ha avuto accesso in diverse capitali, concordano nel ritenere che il punto di non ritorno si stia avvicinando ad una velocità pari a quella dei progressi nord-coreani nella sperimentazione degli ICBM (missili intercontinentali) e nella messa a punto di testate nucleari miniaturizzate. In realtà nessuno vuole la guerra, spiegano i nostri interlocutori, e meno di tutti la vuole Kim Jong-un che conosce bene la debolezza del suo Paese e punta sulla minaccia nucleare soltanto per ottenere uno status capace di proteggerlo da rovesciamenti di regime patrocinati dagli Usa (o dalla Cina). Ma tra non molto la tecnologia militare prevarrà sulle tattiche. Quando la Corea del Nord sarà effettivamente in grado di colpire con armi nucleari il territorio metropolitano degli Usa (e non soltanto Guam), l’America non potrà tollerare un simile rischio e «dovrà» attaccare le basi sotterranee che nascondono l’arsenale missilistico e atomico di Pyongyang. Quanto manca a questa Ora X? Pochi mesi, forse meno. E le sanzioni economiche contro Pyongyang non saranno in grado di fermare l’orologio. È per questo che politici, esperti e diplomatici sono impegnati in una corsa contro il tempo che è diventata una «corsa contro la guerra» . Il tentativo, a buon punto almeno sulla carta, è quello di fissare i parametri di un possibile accordo negoziale di compromesso tra Washington e Pyongyang utilizzando i buoni uffici di altri Paesi e, forse, anche un dialogo diretto ancora avvolto nel mistero.

Il caso Tillerson

Il Segretario di Stato statunitense è in visita a Pechino, il 30 settembre scorso. Ai giornalisti, nella sorpresa generale, confida che gli Usa stanno sperimentando «canali di comunicazione multipli e diretti con Pyongyang». Canali che non passano dalla Cina. Il giorno dopo, il presidente Trump mette in rete un tweet nel quale elogia le buone intenzioni di Tillerson ma gli dice anche che sta perdendo tempo. L’ultimo capitolo è del 15 ottobre scorso: Rex Tillerson, scrive una agenzia internazionale, dichiara che Trump non crede che il dialogo diplomatico con Pyongyang sia tempo perso. Caos all’interno dell’Amministrazione, oppure contatti per ora inconfessabili? La seconda ipotesi è la più verosimile.

Il formato negoziale

Chi ci sta lavorando ritiene che un negoziato anti-guerra dovrebbe prendere la forma di una conferenza regionale che poi regionale non sarebbe. Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone e Cina. Ma ovviamente anche gli Stati Uniti. E la Russia, che pur avendo soltanto un piccolo confine con la Corea del Nord vuole avere un ruolo nella crisi per diventare influente in Asia dopo esserlo diventata in Medio Oriente. E ancora l’Europa, che potrebbe aver facilitato i canali di cui parla Tillerson. Dove, non importa (forse in qualche collaudata sede europea, come Ginevra o Vienna). Purché si cominci in tempo per congelare eventuali propositi bellici.

Il compromesso

Naturalmente è la parte più delicata del progetto, anche perché nessuna delle due parti in conflitto (Usa e Corea del Nord) accetterebbe di perdere la faccia. Bisogna partire, dice chi se ne occupa, dalle esigenze minime e indispensabili. Per gli Usa, si tratta per prima cosa di escludere che i vettori nord-coreani possano raggiungere il territorio metropolitano. Ma anche Guam andrebbe protetta in un nuovo patto di sicurezza regionale, e anche la Corea del Sud, e il Giappone. Per Kim Jong-un la chiave è una garanzia credibile che metta al riparo se stesso e il suo regime da colpi bassi. E Pyongyang vuole incrementare la sua importanza regionale, così come vuole proseguire (perché questo accade già) nel miglioramento dell’economia. La Cina vuole sicurezza e stabilità, la Russia vuole esserci. Lo scambio, allora, potrebbe prendere questa forma. La Corea del Nord accetta di fermare la ricerca e i test degli ICBM, e di distruggere quelli esistenti. Gli Usa non sarebbero più raggiungibili. Pyongyang conserva però un arsenale nucleare regionale che già possiede e che ha già inciso sugli equilibri dell’area. Inoltre, a tutela di Guam, dei Paesi alleati degli Usa, ma anche a garanzia contro le paure di Kim Jong-un, viene concluso un trattato di sicurezza regionale che esclude l’uso della forza e i cambiamenti di regime dall’esterno. E cancella le sanzioni. Garanti anche militari del rispetto del patto sono Cina e Russia, oppure soltanto la Cina, oppure ancora Cina e Usa. La riunificazione coreana sarà incoraggiata. La presenza americana nel Sud sarà ridotta ma non eliminata. Il Giappone non disporrà di armi nucleari.

Incognite che restano

Ammesso che si arrivi a tanto, dovranno essere risolte alcune questioni «accessorie» ma fondamentali. Prima fra tutte quella delle verifiche. Come potranno gli Usa verificare che la minaccia degli ICBM non esista più? Forse dovrà accontentarsi delle ispezioni cinesi se Pyongyang le accetterà, oppure di quelle dell’Onu. Qualcuno a Washington non sarà contento. Ma in questo arduo cammino negoziale, che potrebbe anche non riuscire ad avanzare, ogni passo va paragonato all’ormai incombente pericolo di una guerra di certo catastrofica ma ancora oggi imprevedibile nella reale portata delle sue conseguenze umane e strategiche. Ora il rullo di tamburi comincia ad avere una alternativa di pace, e la novità non è di poco conto.

fonte e articolo intero:

http://www.corriere.it/esteri/17_ottobre_29/washington-pyongyang-quanto-manca-all-ora-x-649b2c30-bc1c-11e7-b9f3-82f15d252a79.shtml

Signore e Signori, ecco a Voi gli Stati Uniti, quelli che si ergono a paladini della giustizia nel mondo: 88 armi ogni 100 abitanti. Negli ultimi 1.735 giorni 1.516 sparatorie!

 

Stati Uniti

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Signore e Signori, ecco a Voi gli Stati Uniti, quelli che si ergono a paladini della giustizia nel mondo: 88 armi ogni 100 abitanti. Negli ultimi 1.735 giorni 1.516 sparatorie!

 

Negli Stati Uniti 88 armi ogni 100 abitanti. Negli ultimi 1.735 giorni 1.516 sparatorie.
Negli Stati Uniti le probabilità di morire in un conflitto a fuoco sono 11 volte superiori rispetto a qualsiasi altro paese sviluppato: le sparatorie, spesso con vittime, sono state negli ultimi anni quasi una al giorno.

Ottantotto armi da fuoco ogni cento abitanti. E’ questo il dato che più di ogni altro spiega cosa è accaduto domenica sera a Las Vegas, quando Stephen Paddock, pensionato di 64 anni, si è affacciato dal 32esimo piano di un hotel ed ha aperto il fuoco sulle persone che stavano assistendo a un concerto country. L’uomo era riuscito a portare nella sua stanza di albergo 23 tra pistole e fucili e centinaia di munizioni, mentre una perquisizione nella sua casa ha rivelato che ne possedeva altre 19, tutte perfettamente funzionanti. E’ probabilmente proprio nella facilità di accesso alle armi da fuoco che vanne trovate le ragioni della tragedia di Las Vegas, la più grave sparatoria nella storia degli Stati Uniti, ma anche di altri episodi simili numericamente meno consistenti, ma ugualmente gravi e soprattutto praticamente quotidiani.

USA: negli ultimi 1.735 giorni 1.516 sparatorie
E’ il Guardian a fornire alcuni dati che spiegano il fenomeno della stragi negli Stati Uniti, paese in cima alle classifiche mondiali per la quantità di armi possedute dai suoi cittadini. Episodi come quello di Las Vegas capitano in un numero 11 volte superiore rispetto a qualsiasi altro paese sviluppato, secondo uno studio pubblicato nel 2014 nel Journal of International Criminal Justice. Negli ultimi 1.735 giorni le sparatorie sono state 1.516, molte delle quali con la presenza di vittime. Come detto, mediamente negli USA ci sono 88 pistole ogni 100 abitanti: un dato impressionante anche se rapportato al secondo paese di tale classifica, lo Yemen, dove le armi sono invece 54 ogni 100 abitanti.

Curare persone ferite dalle armi costa agli USA 2,8miliardi di dollari
Secondo il Guardian, sono 30mila le persone uccise dalle armi da fuoco ogni anno negli States. In due casi su tre si tratta di suicidi. Sono invece 100mila gli uomini, donne o bambini che vengono feriti, stando a uno studio pubblicato sulla rivista Health Affairs. In termini sanitari, il costo sostenuto per curare le persone coinvolte in conflitti a fuoco è di 2,8miliardi di dollari all’anno. Dati emblematici: per gli americani le probabilità di morire a causa di un conflitto a fuoco sono 25 volte più alte rispetto agli altri paesi sviluppati. Un sondaggio dell’Università di Harvard rivela che la metà delle armi da fuoco in circolazione nel paese è detenuta dal 3% appena della popolazione e che 7,7 milioni di cittadini posseggono tra gli otto e i 140 fucili o pistole.

Uomo, conservatore e residente fuori dalle città: il profilo dei proprietari di armi
Significativo il profilo dei possessori di armi: si tratta di bianchi, prevalentemente conservatori e residenti fuori dalle grandi città. Il reddito naturalmente incide sulla possibilità di acquistare legalmente un pezzo: chi guadagna almeno 25.000 dollari ogni anno entra più facilmente in un’armeria. Il 30% dei conservatori dichiara il possesso di un’arma, rispetto al 19% dei moderati e al 14% dei liberali. L’acquisto di pistole e fucili continua ad essere una prerogativa maschile, dal momento che le donne che si rivolgono alle armerie rappresentano una porzione ridotta (12%) del mercato.

fonte: https://www.fanpage.it/negli-stati-uniti-88-armi-ogni-100-abitanti-negli-ultimi-1-735-giorni-1-516-sparatorie/

 

 

1.700 morti: civili, donne e tanti, tanti bambini. Il risultato dei bombardamenti in Siria che gli Stati Uniti cercano di nascondere!

 

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1.700 morti: civili, donne e tanti, tanti bambini. Il risultato dei bombardamenti in Siria che gli Stati Uniti cercano di nascondere!

 

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni non governative continuano a segnalare la mattanza di civili dei bombardamenti USA in Siria, mentre i capi della coalizione internazionale guidata da Washington ‘non prestano attenzione’ a questi dati.

Le forze armate statunitensi ‘ignorano’ la testimonianza del crescente numero di morti tra la popolazione civile nella città siriana di Raqqa a causa di bombardamenti della coalizione internazionale contro le posizioni del gruppo terroristico ISIS, secondo la rivista ‘Foreign Policy’.

Secondo la rivista, il comandante della coalizione, il tenente generale Stephen Townsend ha messo in dubbio “i danni che le sue forze stanno causando a persone innocenti” a Raqqa. Nel frattempo, ‘AirWars’, una ONG che controlla le informazioni sui bombardamenti in Siria, Iraq e Libia, ha stimato che circa

1700 civili sono stati uccisi in attacchi di coalizione a Raqa dal mese di marzo di quest’anno.

Secondo l’ONG, “si riporta con credibilità” che almeno 860 persone, tra le quali 150 bambini, sono state uccise dall’inizio delle operazioni ufficiali della coalizione in Siria il 6 giugno scorso.

Foreign Policy ha sottolineato che, nonostante questi dati e le prove degli organismi delle Nazioni Unite e di molte ONG che “li corroborano”, Townsend ha definito le informazioni sulle morti civili “iperboliche”. Inoltre, il tenente generale che aveva definito queste informazioni “non veridiche” prima che la coalizione completasse la sua inchiesta.

Fonte: Foreign Policy – AirWars
tramite: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-1700_morti_gli_usa_non_vogliono_riconoscere_la_verit_sulle_vittime_dei_loro_bombardamento_in_siria/82_21344/

Dal New York Times le foto dello Yemen che Stati Uniti e Arabia Saudita non vogliono che tu veda… E anche noi ci dovremmo vergognare un bel po’ visto che le armi agli arabi glie le vendiamo proprio noi…!

Yemen

 

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Dal New York Times le foto dello Yemen che Stati Uniti e Arabia Saudita non vogliono che tu veda… E anche noi ci dovremmo vergognare un bel po’ visto che le armi agli arabi glie le vendiamo proprio noi…!

L’Arabia Saudita mantiene un blocco mediatico tale che i giornalisti non possono documentare le atrocità commesse nello Yemen con la complicità statunitense.

Le immagini come quelle che accompagnano l’articolo pubblicato martedì scorso sul quotidiano statunitense ‘The New York Times’, scritto da Nicholas Kristof non appaiono sugli schermi televisivi e raramente nei quotidiani occidentali, in parte perché l’Arabia Saudita blocca con successo l’accesso di giornalisti stranieri nello Yemen.

Il giornalista Nicholas Kristof nel suo articolo pubblicato ha denunciato di aver cercato per quasi un anno di raggiungere aree devastate dagli attacchi sauditi nello Yemen senza successo perché il regime saudita lo ha impedito.

Kristof ha poi riferito che l’unico modo per accedere alle aree dello Yemen soggetto a continue attacchi aerei è attraverso voli charter organizzati dalle Nazioni Unite e gruppi umanitari, in quanto i voli commerciali sono vietati.

Tuttavia, gli aerei militari sauditi controllano questo spazio aereo e vietano qualsiasi volo dove c’è un giornalista a bordo. L’ONU “non sta assumendo rischi” e considera questo divieto di imbarcare i giornalisti molto seriamente, ha raccontato il giornalista.

“Ciò è pazzesco: l&#

39;Arabia Saudita obbliga le Nazioni Unite ad escludere i giornalisti per evitare la copertura delle atrocità saudita”, ha spiegato Kristof.

L’autore dell’articolo ha sottolineato che il governo saudita commette crimini di guerra nello Yemen con le complicità statunitensi e del Regno Unito.

I Sauditi regolarmente bombardano i civili e, peggio ancora, hanno chiuso lo spazio aereo e hanno imposto un blocco per sottomettere la popolazione yemenita. Ciò significa che i civili dello Yemen, compresi i bambini, se non muoiono nei bombardamenti, li fanno morire alla fame. Kristof ha citato il caso di Buthaina, una ragazza di 4 o 5 anni che è stata l’unica della sua famiglia che è riuscita a sopravvivere ad un attacco saudita.

Secondo Kristof gli statunitensi devono fermare tutti i trasferimenti di armi in Arabia Saudita finché non finisce il blocco e il bombardamento del regno contro lo Yemen.

Uno degli effetti devastanti di questa aggressione è la peggiore epidemia globale del colera che è scoppiata in Yemen, dove molte persone sono malnutrite. Ogni giorno 5000 yemeniti contraggono il colera.

Fonte: The New York Times

2 mesi fa tutti a deridere Donald Trump che si era inventato un attentato inesistente: “Guardate cosa è successo in Svezia venerdì…” …Poveri fessi, un Presidente Americano non parla mai a vanvera! Al massimo anticipa la notizia. E infatti venerdì… Diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

Donald Trump

 

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2 mesi fa tutti a deridere Donald Trump che si era inventato un attentato inesistente: “Guardate cosa è successo in Svezia venerdì…” …Poveri fessi, un Presidente Americano non parla mai a vanvera! Al massimo anticipa la notizia. E infatti venerdì… Diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

Un fesso diceva “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Ma noi NO, noi non vogliamo pensare a male.

Certo che il Presidente degli Stati Uniti che dice e ribadisce “Guardate cosa è successo in Svezia venerdì…” (clicca qui per leggere la notizia dell’epoca) fa un po’ effetto.

Se poi ci mettete un attentato proprio in Svezia (da Wichipedia apprendiamo che gli Stati riconosciuti sono 193. Ci vuole davvero un bel culo a beccare proprio la Svezia) e, ma tu guarda un po’, proprio  di venerdì…

Ma noi non vogliamo pensare a male.

E basta anche pensare a quell’idiota di Assad

Quell’idiota che già una volta, nel 2013, aveva rischiato di essere bombardato dagli americani per un attacco chimico a Damasco (all’epoca poi la CIA scoprì che il componente chimico usato per l’attacco non faceva parte dell’arsenale di Assad).

Quell’idiota che nel 2015 aveva consegnato l’intero suo arsenale chimico agli americani.

Quell’idiota che (senza avere armi chimiche) va a fare un attacco chimico proprio ora che con l’aiuto dei russi sta vincendo la guerra.

Quell’idiota che sceglie per l’attacco chimico un obiettivo per nulla significante o strategico e comunque lontano da fronte.

Quell’idiota che sceglie per l’attacco chimico proprio il momento in cui sta riacquistando credibilità internazionale, anche nei confronti americani.

Quell’idiota che …o gli idioti siamo noi che ci beviamo queste cose?

La verità? Non la sapremo mai.

Una sola grande cosa mi ha insegnato la Rete: “Io so di non sapere”

Ormai so che se il Tg mi dà una notizia, questa può essere vera, falsa o una via di mezzo.

Insomma, non sappiamo. L’importante è non credere ciecamente a quello che ci dicono, ma rendersi conto di non sapere. Solo così potremo cercare la verità. Verità che forse (o molto probabilmente) neanche troveremo mai, ma almeno non ci faremo prendere per il culo.

By Eles