Nella democratica Italia succede anche questo: Carabinieri presiedano le proiezioni di “Sulla Mia Pelle” e schedano chi assiste al film sull’assassinio di Stefano Cucchi …“Vogliamo la lista dei partecipanti”

 

Sulla Mia Pelle

 

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Nella democratica Italia succede anche questo: Carabinieri presiedano le proiezioni di “Sulla Mia Pelle” e schedano chi assiste al film sull’assassinio di Stefano Cucchi …“Vogliamo la lista dei partecipanti”

 

Carabinieri alla proiezione del film su Stefano Cucchi: “Vogliamo la lista dei partecipanti”

E’ accaduto in una libreria di Siderno, in Calabria: i due militari hanno chiesto ala titolare la lista dei partecipanti alla proiezione del film “Sulla Mia Pelle” e hanno presidiato l’evento durante tutta la sua durata.

Chi assiste a una proiezione del film “Sulla mia pelle”, girato per raccontare gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, rischia di essere schedato dai carabinieri. No, non è un’esagerazione, ma ciò che è realmente accaduto a Siderno, un comune calabrese: durante la proiezione del lungometraggio, pianificata da tempo dalla signora Roberta Strangio, titolare della libreria all’interno del centro commerciale La Gru, si sono presentati due carabinieri in divisa: “Mi hanno salutato e chiesto la lista dei partecipanti”. La donna – racconta La Stampa – è rimasta molto spiazzata per l’inusuale richiesta, che mai le era stata fatta prima nonostante in quella libreria proiezioni e presentazioni di libri siano piuttosto comuni. La signora Strangio, infatti, risponde che non esiste nessuna lista dei partecipanti, al che i due militari rinunciano a conoscere nomi e cognomi degli spettatori ma non lasciano il locale, presidiandolo fino alla fine del film.

La giornalista che ha moderato il dibattito: “Mi sono sentita intimidita”
Roberta Strangio racconta: “Ogni tanto i due si affacciavano nella saletta per ascoltare, ma non sono mai intervenuti. Non c’è mai stata alcuna intimidazione, sia chiaro”. Maria Teresa D’Agostino, giornalista freelance che ha moderato il dibattito al termine del film, ha aggiunto: “Dopo la conclusione del dibattito  ho ripensato a ciò che è successo e mi sono sentita un po’ intimidita. Ma solo in un secondo momento”. Resta da camire per quale ragione due carabinieri siano stati inviati presso la libreria con il preciso mandato di ottenere nomi e cognomi dei partecipanti alla proiezioni. Cosa avrebbero dovuto fare con quella lista di persone? Il colonnello Gabriele De Pascalis, comandante del gruppo di Locri, raggiunto dalla Stampa ha escluso categoricamente la volontà di schedare i presenti e ha parlato di “attività di routine”.

fonte: https://www.fanpage.it/carabinieri-alla-proiezione-del-film-su-stefano-cucchi-vogliamo-la-lista-dei-partecipanti/

Dedicato a “quello” che diceva: “Ilaria Cucchi mi fa schifo” … Processo Cucchi, l’intercettazione choc del Carabinieri: “Magari morisse”…!

 

Cucchi

 

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Dedicato a “quello” che diceva: “Ilaria Cucchi mi fa schifo” … Processo Cucchi, l’intercettazione choc del Carabinieri: “Magari morisse”…!

Processo Cucchi, l’intercettazione choc del Carabinieri: “Magari morisse”

Nel documento vengono riportate intercettazioni di comunicazioni radiofoniche e telefoniche avvenute tra le 3 e le 7 del mattino del 16 ottobre del 2009

“Magari morisse, li mortacci sua”. Così disse un carabiniere nel corso di una conversazione con il capoturno della centrale operativa del comando provinciale di Roma, tra le 3 e le sette del mattino del 16 ottobre 2009. Il riferimento è alle condizioni di salute di Stefano Cucchi. L’intercettazione choc fa parte di una di quelle poste stamane all’attenzione dei giudici dal pm Giovanni Musarò.

Nel documento, che comprende diverse interlocuzioni, si fa riferimento al fatto che il carabiniere chiamato “con elevata probabilità può essere identificato” in Vincenzo Nicolardi, uno degli imputati del processo e che deve rispondere di calunnia. Riferendosi allo stato di salute del geometra che era stato arrestato da alcune ore e si trovava in quel momento nella stazione di Tor Sapienza si spiega: “Mi ha chiamato Tor Sapienza. Lì c’è un detenuto dell’Appia, non so quando ce lo avete portato se stanotte o se ieri. E’ detenuto in cella e all’ospedale non può andare per fatti suoi”. Nicolardi, quindi, risponde: “E’da oggi pomeriggio che noi stiamo sbattendo con questo qua”.

Non solo. Sempre secondo quanto emerge dalle carte depositate oggi dall’accusa alla I Corte d’Assise del Tribunale di Roma, otto giorni dopo la morte di Stefano Cucchi, il 30 ottobre 2009, ci fu una riunione “tipo gli alcolisti anonimi” al comando provinciale di Roma, convocata dall’allora comandante, generale Vittorio Tomasone, con i vari carabinieri coinvolti a vario titolo nella vicenda della morte del geometra romano.

 

fonte: http://www.romatoday.it/cronaca/cucchi-magari-morisse-intercettazione.html

Dopo la confessione dei Carabinieri che pestarono a morte Stefano, Matteo Salvini invita Ilaria Cucchi al Viminale …Si, Matteo Salvini quello che diceva: “Ilaria Cucchi mi fa schifo”

 

Matteo Salvini

 

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Dopo la confessione dei Carabinieri che pestarono a morte Stefano, Matteo Salvini invita Ilaria Cucchi al Viminale …Si, Matteo Salvini quello che diceva: “Ilaria Cucchi mi fa schifo”

Quando Matteo Salvini diceva: “Ilaria Cucchi mi fa schifo”

Oggi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, invita Ilaria Cucchi al Viminale dopo le ultime confessioni sul pestaggio e sulla morte del fratello Stefano. Ma nel 2016 l’attuale ministro dell’Interno si rivolgeva in ben altro modo a Ilaria: “Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo”, diceva riferendosi a una foto pubblicata dalla sorella di Stefano Cucchi.

Oggi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, invita Ilaria Cucchi al Viminale, dopo la confessione, con l’accusa nei confronti di due colleghi, del carabiniere che ha ammesso che il fratello Stefano è stato pestato. Ma un po’ di tempo fa, a gennaio 2016, Salvini non riservava le stesse parole di buon senso rivolte oggi a Ilaria Cucchi. Anzi. Ai tempi l’allora leader della Lega diceva esplicitamente “mi fa schifo”, riferendosi alla sorella di Stefano Cucchi. Partiamo da oggi. Dopo la notizia della confessione del carabiniere, Salvini decide di invitare “sorella e parenti” di Cucchi al Viminale: “Sono i benvenuti. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”.

Salvini: La sorella e i parenti di Stefano #Cucchi sono i benvenuti al Viminale.
Eventuali reati o errori di pochissimi vanno puniti con la massima severità, ma ciò non può mettere in discussione professionalità e eroismo quotidiani di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa.

L’attacco a Ilaria Cucchi del 2016
A gennaio 2016, però, Salvini diceva cose diverse, intervistato da La Zanzara, trasmissione che va in onda su Radio24. Affermava, per esempio: “Io sto sempre e comunque con polizia e carabinieri. Se l’1% sbaglia deve pagare, anche il doppio. Però mi sembra difficile pensare che ci siano poliziotti o carabinieri che hanno pestato per il gusto di farlo”. Oggi gli ultimi fatti sembrano dargli torto in merito a questa dichiarazione. Ma non l’unica: “Ilaria Cucchi? Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo – affermava –. È un post che mi fa schifo, mi ricorda tanto il documento contro il commissario Calabresi”. Il riferimento era alla foto del carabiniere indagato per la morte di Stefano Cucchi che la sorella Ilaria aveva pubblicato su Facebook.

E ancora Salvini diceva: “La sorella di Cucchi si deve vergognare. La storia dovrebbe insegnare. Qualcuno nel passato fece un documento pubblico, erano intellettuali sdegnati contro un commissario di polizia che fu assassinato. I carabinieri possono tranquillamente mettere una foto in costume da bagno sulla pagina di Facebook. O un carabinieri non può andare al mare? È assolutamente vergognoso. I legali fanno bene a querelare la signora e lei dovrebbe chiedere scusa”.

Ilaria Cucchi: ‘Mi aspetto le scuse di Salvini’
Oggi è stata anche la stessa Ilaria Cucchi a chiamare in causa Matteo Salvini: “Oggi mi aspetto le scuse del ministro dell’Interno. A Stefano e alla nostra famiglia per tutto quello che ha sofferto”. Ilaria ha anche scritto un post su Facebook, senza far riferimento di alcun genere a Salvini: “Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”.

fonte: https://www.fanpage.it/quando-matteo-salvini-diceva-ilaria-cucchi-mi-fa-schifo/

 

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Ormai è acclarato che Cucchi fu massacrato dai Carabinieri. Per chi avesse la memoria corta, vorremmo ricordare le nobili e sensibili parole di conforto che Matteo Salvini rivolse alla sorella: “Ilaria Cucchi? Mi fa schifo…!”

 

Salvini attacca Ilaria Cucchi: “Post su Facebook? Mi fa schifo, si vergogni”

Effetto Salvini – False accuse per incolpare un migrante: arrestati tre Carabinieri razzisti…!

 

Salvini

 

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Effetto Salvini – False accuse per incolpare un migrante: arrestati tre Carabinieri razzisti…!

 

False accuse per incolpare un migrante: arrestati tre carabinieri razzisti

I militari, in servizio a Giugliano, avrebbero agito per ottenere un encomio. Sono accusati di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine

Una falsa indagine contro un migrante per ricevere un encomio. Questo il motivo che ha portato all’arresto di tre carabinieri in servizio alla compagnia di Giugliano, in provincia di Napoli, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli nord.
I tre carabinieri avevano arrestato un cittadino extracomunitario accusandolo falsamente di custodire armi clandestine per finalità di terrorismo internazionale. Già sospesi dall’Arma i tre militari sono ora accusati di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine.
Le indagini che hanno portato alla luce l’attività illecita dei tre carabinieri sono state condotte dalla Guardia di finanza di Aversa. A coordinare l’attività investigativa è stato il procuratore della Repubblica di Napoli nord, Francesco Greco, in collaborazione con l’aggiunto Domenico Airoma. Secondo quanto si è appreso, i tre militari avrebbero portato a termine questa falsa indagine allo scopo di ottenere un encomio.
I carabinieri arrestati sono due sottufficiali ed un appuntato. Secondo il procuratore aggiunto della Repubblica, Airoma, “le articolate attività di indagine hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei destinatari della misura cautelare”.
In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, i tre, “nell’ambito di attività di servizio istituzionale, procedevano a porre in arresto un cittadino extracomunitario, accusato falsamente di detenere armi clandestine per finalità di terrorismo internazionale”.

tratto da: https://www.globalist.it/news/2018/06/27/false-accuse-per-incolpare-un-migrante-arrestati-tre-carabinieri-razzisti-2026948.html

Carabiniere donna fa condannare un suo superiore per molestie. Contro di lei aperto un procedimento disciplinare lei per aver screditato il prestigio dell’arma. Dall’Italia, anno Domini 2018, è tutto.

 

Carabiniere

 

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Carabiniere donna fa condannare un suo superiore per molestie. Contro di lei aperto un procedimento disciplinare lei per aver screditato il prestigio dell’arma. Dall’Italia, anno Domini 2018, è tutto.

 

Molestie, carabiniere denunciò superiore (poi condannato). Lo racconta in tv: Arma apre procedimento disciplinare su di lei

Lo scorso 10 marzo, la carabiniere scelta Angela Aparecida Rizzo ha raccontato la sua vicenda a Presa Diretta. Secondo l’Arma, come riporta il sito GrNet.it, si rileva la “lesione del prestigio istituzionale” perché la donna ha parlato senza autorizzazione e ha detto di “avere avuto paura che succedesse qualcosa di più grave”. Il maresciallo da lei accusato è stato condannato in due gradi di giudizio ed è in attesa della Cassazione

Contegno del militare, comunicazioni dei militari, doveri attinenti al grado, senso di responsabilità. Le contestazioni sono formali, la sostanza invece è che lei ha raccontato in un’intervista non autorizzata le molestie, anche sessuali, subite da un suo superiore. Accuse confermate in primo secondo e grado.

Ma ora contro la donna, il carabiniere scelto Angela Aparecida Rizzo che all’epoca dei fatti denunciò il collega, l’Arma ha aperto un procedimento disciplinare. La notizia è stata data da GrNet.it, network che si occupa di informazione su sicurezza e difesa. Il sito spiega che la donna, assistita dagli avvocati Giorgio Carta e Maria Laura Perrone, deve difendersi entro 60 giorni dalle accuse.

L’intervista incriminata è stata rilasciata a Presa Diretta in onda su Rai3 il 10 marzo scorso. La militare ha raccontato della denuncia di molestie subite in caserma che portò il tribunale militare di Roma, il 17 gennaio 2016, a condannare in primo grado, a 9 mesi di reclusione e al risarcimento danni, il maresciallo, imputato di minacce ad inferiore. Poi il 12 dicembre 2017 la Corte militare di appello ha confermato la condanna. Ora il giudizio è pendente in Cassazione.

Nel corso dell’intervista, la giovane carabiniere ha esternato “ilsenso di solitudine ed abbandono sofferto nel corso della sua dolorosa vicenda” che peraltro era emerso nel corso dei due gradi di giudizio già conclusi. Nell’atto di contestazione degli addebiti alla militare, l’Arma rileva una possibile lesione del prestigio istituzionale nel passaggio in cui il carabiniere scelto afferma di “avere avuto paura che succedesse qualcosa di più grave. In un contesto come il nostro dovremmo tutelare, no? Con grande amarezza trovo invece che, ecco, anche nel mio caso, uno venga abbandonato”.

Secondo l’Arma, “i fatti sopra descritti – si legge nel documento di contestazione – potrebbero avere rilevanza disciplinare e costituire violazione delle seguenti norme: contegno del militare, comunicazioni dei militari, doveri attinenti al grado, senso di responsabilità“.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/27/molestie-carabiniere-denuncio-superiore-poi-condannato-lo-racconta-in-tv-arma-apre-procedimento-disciplinare-su-di-lei/4256438/

Può succedere solo in Italia – Il Carabiniere Casamassima dice finalmente la verità sul caso Cucchi: trasferito, demansionato e minacciato… Per l’Arma diventa “poco esemplare inadeguato al senso della disciplina” …Allora hanno ragione quelli che si fanno “i cazzi loro”? È questa l’Italia che vogliono?

Carabiniere

 

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Può succedere solo in Italia – Il Carabiniere Casamassima dice finalmente la verità sul caso Cucchi: trasferito, demansionato e minacciato… Per l’Arma diventa “poco esemplare inadeguato al senso della disciplina” …Allora hanno ragione quelli che si fanno “i cazzi loro”? È questa l’Italia che vogliono?

Trasferito per aver detto la verità su Stefano Cucchi.

Lo ha denunciato in un video (vedi alla fine dell’articolo) pubblicato su Facebook Riccardo Casamassima, l’appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza ha fatto riaprire l’inchiesta sul caso.

Casamassima si è rivolto “ai ministri Salvini e Di Maio e al presidente del Consiglio Conte: mi ascoltino,” ha detto.

“Per aver fatto il mio dovere, come uomo e come carabiniere per aver testimoniato nel processo relativo a Stefano Cucchi, morto perché pestato dai miei colleghi, – ha affermato – mi ritrovo a subire un sacco di conseguenze”.

“Avevo manifestato le mie paure prima del processo del 15 maggio – ha spiegato – paure che si sono concretizzate perché mi è stato notificato un trasferimento presso la scuola allievi ufficiali”.

“Sarò allontanato e demansionato – ha aggiunto – e andrò a lavorare a scuola dopo essere stato per 20 anni in strada. E’ scandaloso. Ho subito minacce, nessuno mi ha aiutato”.

Poi l’appello alle cariche dello Stato, ai ministri Salvini e Di Maio e al presidente del Consiglio Conte: “E’ giusto – ha domandato – che una persona onesta debba subire questo trattamento? Mi stanno distruggendo. Mi recherò al comando generale per incontrare il nuovo comandante generale”.

“Se non mi verranno date delle spiegazioni – ha continuato – sarò costretto ad andare in Procura e a denunciare quello che sta succedendo perché il processo Cucchi è ancora aperto e quindi una qualsiasi azione fatta nei miei confronti lo va a compromettere”.

“Per giustificare il trasferimento lo motivano giudicandomi ‘poco esemplare e inadeguato al senso della disciplina’,” ha concluso.

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha scritto su Facebook di aver ascoltato il carabiniere Casamassima su Facebook e di aver “già discusso con il comandante generale dell’Arma”. “Sono disponibile a parlare con lui,” ha fatto sapere la ministra, che ha aggiunto: “ha chiesto di parlare con alcuni ministri, non ha citato il mio nome, ma sono io il ministro di riferimento e quindi lo farò volentieri”.

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/06/20/trasferito-per-aver-detto-la-verita-su-stefano-cucchi-il-carabiniere-casamassima-si-appella-al-governo-conte/

Ormai è acclarato che Cucchi fu massacrato dai Carabinieri. Per chi avesse la memoria corta, vorremmo ricordare le nobili e sensibili parole di conforto che Matteo Salvini rivolse alla sorella: “Ilaria Cucchi? Mi fa schifo…!”

Cucchi

 

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Ormai è acclarato che Cucchi fu massacrato dai Carabinieri. Per chi avesse la memoria corta, vorremmo ricordare le nobili e sensibili parole di conforto che Matteo Salvini rivolse alla sorella: “Ilaria Cucchi? Mi fa schifo…!”

Cucchi massacrato dai carabinieri, ma Salvini diceva : “La sorella mi fa schifo”

L’estremista di destra che vuole guidare il Viminale ha una doppia visione della legalità: pugno di ferro con comunisti e stranieri ma quando i reati sono fatti da forze dell ordine vanno infangate le vittime

Il governo è quasi pronto e vogliamo ricordare cosa diceva l’estremista di destra che vuole guidare il Viminale un anno fa.

Ilaria Cucchi? Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo. E’ un post che mi fa schifo. Mi ricorda tanto il documento contro il commissario Calabresi”. Lo diceva un anno fa Matteo Salvini, segretario della vecchia Lega Nord che per motivi elettorali si è trasformata in Lega (e basta) a La Zanzara su Radio 24, parlando della foto del carabiniere indagato per la morte di Stefano Cucchi, pubblicata da Ilaria Cucchi sul suo profilo Facebook in quei giorni.

“La sorella di Cucchi – aveva sottolinea Salvini – si deve vergognare. La storia dovrebbe insegnare. Qualcuno nel passato fece un documento pubblico, erano intellettuali sdegnati contro un commissario di polizia che poi fu assassinato. I carabinieri possono tranquillamente mettere una foto in costume da bagno sulla pagina di Facebook. O un carabiniere non può andare al mare? E’ assolutamente vergognoso. I legali fanno bene a querelare la signora e lei dovrebbe chiedere scusa”.

“Io sto sempre e comunque con polizia e carabinieri – aveva detto ancora il leader leghista – Se l’un per cento sbaglia deve pagare, anche il doppio. Però mi sembra difficile pensare che ci siano poliziotti o carabinieri che hanno pestato per il gusto di farlo”.

Per le ragazze stuprate a Firenze disse lo stesso: credeva ai carabinieri e non alle vittime.

La sua doppia visione della legalità ci disgusta: pugno di ferro con comunisti e stranieri, ma quando i reati sono commessi dalle forze dell ordine vanno infangate le vittime

 

fonte: http://www.globalist.it/news/articolo/2018/05/17/cucchi-massacrato-dai-carabinieri-ma-salvini-diceva-la-sorella-mi-fa-schifo-2024465.html

LEGGI:

Il caso di Stefano Cucchi, dopo 9 anni comincia ad uscire fuori la verità: il Carabiniere che ha fatto riaprire il caso: “I Colleghi l’hanno MASSACRATO”…!!!
Salvini attacca Ilaria Cucchi: “Post su Facebook? Mi fa schifo, si vergogni”

 

 

Il caso di Stefano Cucchi, dopo 9 anni comincia ad uscire fuori la verità: il Carabiniere che ha fatto riaprire il caso: “I Colleghi l’hanno MASSACRATO”…!!!

 

Stefano Cucchi

 

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Il caso di Stefano Cucchi, dopo 9 anni comincia ad uscire fuori la verità: il Carabiniere che ha fatto riaprire il caso: “I Colleghi l’hanno MASSACRATO”…!!!

 

Stefano Cucchi, il carabiniere che ha fatto riaprire il caso depone in aula. “Colleghi mi dissero: l’hanno massacrato”

L’appuntato scelto Riccardo Casamassima si è presentato in aula e ha ripetuto le parole messe a verbale davanti al pm Giovanni Musarò. Dichiarazioni che hanno fatto riaprire il caso del geometra romano. Al Fatto Quotidiano aveva detto: “Ho paura. Ho ricevuto pressioni”

Alla fine è andato è andato in tribunale e ha confermato le accuse nei confronti dei suoi colleghi. Nonostante avesse paura a causa delle pressioni ricevute negli ultimi tempi e denunciate in un’intervista al Fatto Quotidiano l’appuntato scelto Riccardo Casamassima si è presentato in aula e ha ripetuto le parole messe a verbale davanti al pm Giovanni Musarò. Dichiarazioni che hanno fatto riaprire il caso Stefano Cucchi.

Il ruolo di Mandolini – “Nell’ottobre 2009, il maresciallo Roberto Mandolini si è presentato in caserma: mi confidò che c’era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai ragazzi l’idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all’arresto”, ha detto il carabiniere davanti alla corte d’Assise che sta processando cinque militari. Uno è Mandolini – presente in aula durante la testimonianza di Casamassima – che è accusato di falso nella compilazione del verbale di arresto del geometra romano insieme a Francesco Tedesco, e di calunnia nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso, insieme a Vincenzo Nicolardi. Alla sbarra ci sono poi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati di omicidio preterintenzional insieme a Tedesco.

“Hanno massacrato Cucchi” – “Il nome di Stefano Cucchi – ha continuato Casamassima  – come del massacrato di botte fu percepito dalla mia compagna, Maria Rosati (anche lei nei carabinieri, ndr) che era dentro quell’ufficio e aggiunse che stavano cercando di scaricare la responsabilità sulla polizia penitenziaria“. Casamassima ha aggiunto anche di avere suggerito al maresciallo Mandolini nell’ottobre 2016 durante un incontro di andare “dal pm a dire le cose che sai. Ma mi rispose: no. Il pm ce l’ha a morte con me”.  La donna ha confermato questa circostanza durante il suo esame oggi davanti ai giudici dell’assise. “Mandolini – ha detto la Rosati – disse che era successa una cosa brutta, un casino con un ragazzo che si chiama Cucchi, lo avevano massacrato”, che stavano cercando “di scaricarlo, ma non se lo voleva prendere nessuno”.

Le parole di Mastronardi jr – In aula, Casamassima ha confermato anche il resto della sua deposizione. “Il figlio del maresciallo Mastronardi, anche lui carabiniere, mettendosi le mani sulla fronte mi raccontò che nella notte dell’arresto vide personalmente Cucchi e lo vide ridotto male a causa del pestaggio subito. Disse che lui non aveva mai visto una persona combinata così”. Il testimone, interrogato dal pm Musarò, ha anche spiegato il motivo che lo ha convinto a raccontare i due episodi solo dopo quattro anni e mezzo dalla morte di Cucchi, e cioè nel maggio del 2015. “Pensavo che Mandolini volesse fare lui stesso qualcosa. Avevo paura di ritorsioni, dopo la mia testimonianza hanno cominciato a fare pressioni pesanti nei miei confronti. Ho avuto anche problemi perché ho rilasciato interviste non autorizzate; si stava cercando di screditarmi, e io dovevo far capire che tutto quello che dicevano non era vero”.

Ilaria Cucchi: “Verità in ritardo per colpa di Mandolini” –“Per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso la verità, abbiamo atteso troppo. Ritengo che il principale responsabile di questa attesa sia il maresciallo Mandolini – ha commentato Ilaria Cucchi – Ricordo bene quando venne in aula nel primo processo, quello sbagliato, a raccontarci la storiella che quella era stata una serata piacevole e che Stefano era stato anche simpatico. Adesso è il processo giusto, si parla di pestaggio. E ogni volta che entro in quest’aula ho la pelle d’oca. È inaccettabile che si sia cercato di scaricare tutto sulla polizia penitenziaria”.

L’intervista al Fatto.it – Casamassima e Mandolini dal 2016 lavorano nello stesso reparto al battaglione Tor di Quinto. “È per questo motivo – ha detto al Fatto.it – che ho chiesto di essere spostato per ricongiungimento familiare. Per evitare problemi ho chiesto di essere portato dove lavora anche la mia compagna. Ma mi è stato detto di no nonostante il ricongiungimento sia previsto da circolari specifiche”.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/15/stefano-cucchi-il-carabiniere-che-ha-fatto-riaprire-il-caso-depone-aula-colleghi-mi-dissero-lhanno-massacrato/4357606/

Carabinieri e Polizia in rivolta contro la casta: “altro che scorta, ci fanno fare i camerieri – Vergogna”

casta

 

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Carabinieri e Polizia in rivolta contro la casta: “altro che scorta, ci fanno fare i camerieri – Vergogna”

Carabinieri e poliziotti in rivolta: “Più che le scorte facciamo i camerieri”

Poliziotti e carabinieri delle scorte ormai sono ridotti a fare i camerieri o i tassisti. “Le scorte le facciamo con le macchine che abbiamo. Quando non ci sono quelle blindate, utilizziamo le solite. Vecchie, alcune con oltre centotrentamila chilometri, che per forza di cose bisogna distogliere a coppia dal controllo del territorio per supplire alla mancanza di vetture per i servizi di protezione”. A denunciare questa situazione al Tempo sono Andrea Cardilli, delegato Cocer, e Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. “Oggi purtroppo assistiamo, in modo particolare a Roma – dice Pianese – a un sistema di effettuazione delle scorte che spesso non rispetta lecaratteristiche operative e di sicurezza. Le scorte vengono infatti utilizzate derogando ai livelli di sicurezza e in questo modo chi avrebbe diritto alla macchina blindata viene invece scortato con una autovettura non protetta, chi avrebbe diritto per il livello di minacce a due auto di scorta ne riceve solo una, facendo assomigliare sempre più il servizio di scorta a un taxi”.

Quando le auto blindate mancano, sottolinea Cardilli, e “a dispetto di quanto impone il protocollo, si prendono quelle normali. Il che implica anche un maggior numero di uomini impiegati, considerato che a bordo di ogni macchina ce ne sono tre. Spesso c’è un eccesso di scorte e si va con le Punto”, “se le auto protette non sono disponibili, bisogna prendere due macchine normali, per questioni di sicurezza. Il che significa più uomini e mezzi impiegati per lo stesso servizio”. Ma sei militari impiegati in una scorta vanno a inficiare sui reparti di appartenenza.

Per il segretario generale del Sap Gianni Tonelli la “Spending review si è abbattuta su tutto l’apparato della sicurezza escludendo miracolosamente il settore scorte. Non si tratta di essere populisti, il servizio di scorta è indispensabile, qualificato è rischioso ma i numeri non tornano”.

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13204545/carabinieri-poliziotti-in-rivolta-piu-che-le-scorte-facciamo-camerieri.html