La verità su Regeni? È che di Regeni non frega niente a nessuno! – Al dibattito alla Camera presenti solo 19 deputati…!

 

Regeni

 

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La verità su Regeni? È che di Regeni non frega niente a nessuno! – Al dibattito alla Camera presenti solo 19 deputati…!

Si è tenuta a Montecitorio la discussione dell’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni. Nonostante le raccomandazioni del presidente della Camera, Roberto Fico, e la solidarietà raccolta da tutti i partiti politici per l’iniziativa, solo 19 deputati erano presenti in aula.

Avete letto bene: solo19…!

Roberto Fico aveva chiesto “unità” ai partiti politici che avrebbero discusso e votato, di lì a poche ore, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni. “Vogliamo tutti la verità, la pretendiamo tutti con forza, a prescindere dalle forze politiche di appartenenza”, ha scritto Fico sul suo profilo Facebook.

Con lui anche Arci nazionale, che ha realizzato il “dossier Egitto, contributo alla campagna per la verità”, sottolineando la speranza che “si proceda con voto unanime e con un mandato forte del Parlamento”. Mentre qualche settimana fa la deputata di Leu, Laura Boldrini, aveva parlato della commissione d’inchiesta come “ultima speranza per fare chiarezza sull’omicidio”.

Ma ieri, nonostante la solidarietà espressa in momenti diversi da tutte le componenti dell’Aula, a Montecitorio c’erano solo 19 deputati: 8 del Partito Democratico, 5 del Movimento 5 Stelle, 2 della Lega, 2 di Forza Italia e 2 di Liberi e Uguali.

Veramente squallido. Veramente vergognoso. E questi miserabili si riempio la bocca con “Vogliamo la verità su Regeni”? La verità su Regeni è che di Giulio Regeni non glie ne frega un cazzo. È utile solo quando serve un po’ di propaganda populista… Ma poi, se si tratta di stare in aula in un pomeriggio post-ponte… Chissenefrega di Regeni…!

Nauseanti…

By Eles

Tagliati i vitalizi alla Camera… E al Senato? Per la pupilla di Berlusconi, la nuova paladina della Casta, non se ne parla proprio…

 

vitalizi

 

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Tagliati i vitalizi alla Camera… E al Senato? Per la pupilla di Berlusconi, la nuova paladina della Casta, non se ne parla proprio…

 

Tagliati i vitalizi ai deputati, i senatori si adegueranno?

Il presidente della Camera si dice sicuro sulla tenuta del provvedimento: “Non sono preoccupato dai ricorsi, perché la delibera è forte e sostanziale e ripara a un’ingiustizia”. Cosa deciderà ora la presidente del Senato?

“Non sono preoccupato dai ricorsi, perché la delibera è forte e sostanziale e ripara a un’ingiustizia e poiché la Costituzione dispone che tutti i cittadini sono uguali renderli tutti uguali” equivale ad agire “come dispone la Costituzione”. Roberto Fico, presidente Cinquestelle della Camera, ‘padre’ della delibera con cui ieri sono stati tagliati i vitalizi agli ex deputati, non sembra temere nulla, non i ricorsi contro il provvedimento annunciati da diversi ex onorevoli. “Agli ex parlamentari dico che non è un provvedimento punitivo, ma un provvedimento che ripara a un’ingiustizia e finalmente colmiamo il solco e il burrone” che c’era fino ad ora tra le istituzioni e i cittadini. “Sono certo che il Senato farà le sue valutazioni e sono convinto che arriverà alle stesse decisioni”.

In attesa di conoscere il pensiero della presidente del Senato (allinearsi o non allinearsi al provvedimento di Montecitorio) portano acqua al mulino degli ex parlamentari due illustri costituzionalisti, presidenti emeriti della Consulta.

“Sarebbe stato più ‘opportuno’ intervenire sulla materia dei vitalizi con una legge: in questo modo “si sarebbe assicurata una maggior trasparenza nel dibattito parlamentare e si sarebbe approfondito un problema non rimettendolo alla cerchia ristretta dell’ufficio di presidenza”, ha detto all’Agi Cesare Mirabelli, rilevando inoltre che “se il Senato non delibera allo stesso modo si crea una palese disparità di trattamento”.

“Il fondamento di questo tipo di trattamento – spiega Mirabelli – è la natura largamente previdenziale, connessa con l’indennità parlamentare con la quale si assicura che possano svolgere queste funzioni non solo coloro che hanno possibilità economiche”. In alcuni casi evidenti – aggiunge il giurista – può “apparire che tale trattamento abbia costituito un privilegio, ma nella maggior parte delle situazioni, per chi ha svolto con onore per lungo tempo funzioni in Parlamento, non è cosi'”. Inoltre, il ‘nodo’ è anche la retroattività dell’intervento: “È vero – spiega il presidente emerito della Consulta – che la Costituzione vieta la retroattività solo per le leggi penali, ma vale il principio di affidamento nel rapporto tra Stato e cittadini; un intervento del genere deve avere una forte giustificazione per incidere su una situazione consolidata”.

Quanto ai ricorsi, che potrebbero essere presentati sul taglio dei vitalizi, Mirabelli sottolinea: “Il problema che si porrà sarà quello della competenza. A decidere su queste controversie potrebbe essere un organismo interno alla Camera in base al principio dell’autodichia, ma anche il giudice ordinario potrebbe dirsi competente perché si tratta di un diritto di ex parlamentari”.

Sulla stessa lunghezza d’onda un altro presidente emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese. “La misura adottata è illegittima e ingiusta”, ha detto Cassese a Repubblica. “È dubbio che l’ufficio di presidenza avesse competenza. È illegittimo il procedimento. Priva i destinatari del diritto di difesa davanti a una corte indipendente”. La posizione del costituzionalista appare netta:

“L’assegno vitalizio per i parlamentari non esiste più dal 2012. Strano che si gioisca tanto. Per quel che si sa (la Camera non ha ancora messo sul sito la delibera), l’ufficio di presidenza della (sola) Camera dei deputati ha ora soltanto stabilito di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni vitalizi percepiti da coloro che non erano più deputati nel 2011 (1240 percettori, età media di 76,5 anni). Una decisione che presta il fianco a molti dubbi. Si può dire giusta una giustizia retroattiva?”

“Non crea ingiustizie un provvedimento preso per gli ex deputati, ma non per tutti gli altri ex rappresentanti che godono di assegni detti vitalizi, come i consiglieri regionali e i senatori? Che succede a coloro che in passato sono stati prima deputati, poi senatori, o viceversa? È giusto il ricalcolo anche delle pensioni di reversibilità, spettanti a familiari degli ex deputati (per lo più in età avanzata)? È legittimo un provvedimento regolamentare dell’ufficio di presidenza adottato senza istruttoria in contraddittorio, non impugnabile davanti a un giudice e sottratta al sindacato costituzionale diretto?”.

“I diritti acquisti vanno rispettati, e possono essere limitati solo in maniera che sia ragionevole e proporzionale, al verificarsi di una situazione nuova che giustifichi il nuovo intervento. Se l’intervento è sproporzionato e non trova una spiegazione obiettiva in una situazione economica nuova, come può essere ritenuto legittimo?”

In attesa di conoscere i nomi dei firmatari dei primi ricorsi, la palla passa a Palazzo Madama. Cosa farà il Senato? Si adeguerà alla delibera Fico o no? E in questo secondo caso, cosa succederà ai vitalizi degli ex senatori e a quei politici che sono stati sia deputati che senatori in legislature diverse? Non c’è dubbio che se il Senato non assumerà le stesse decisioni, ravvedendo dubbi di legittimità o persino costituzionalità della ‘delibera Fico’ anche il taglio varato con tanto di brindisialla Camera vacillerebbe, dando forza ai ricorrenti.

“La questione per me non ha una valenza politica, le mie perplessità sono di carattere tecnico-giuridico”, aveva detto Casellati qualche giorno fa. “Quando il presidente Fico ha iniziato a trattare il tema dei vitalizi  ho chiesto ai nostri questori del Senato di lavorare insieme a loro, proprio per arrivare a una decisione che fosse condivisa anche al Senato, in una prospettiva di accelerazione di tempi e di condivisione di contenuti”.

Ancora la presidente del Senato: «Solo attraverso un provvedimento tecnicamente ineccepibile potrà andare in porto. I dubbi che avevo presentato di una possibile incostituzionalità, che ho prospettato non solo io ma anche dei giuristi, potrebbero portare a vanificare lo sforzo che stiamo facendo per eliminare i privilegi”.

fonte: https://www.globalist.it/politics/2018/07/14/tagliati-i-vitalizi-ai-deputati-i-senatori-si-adegueranno-2027863.html

Mentre proseguono le consultazioni al Quirinale, agli Italiani forse sfugge che i parlamentari da due mesi percepiscono uno stipendio senza fare una beata minchia! La proposta del Codacons: fermare questo spreco inaccettabile di fondi pubblici dimezzando gli stipendi dei parlamentari!

 

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Mentre proseguono le consultazioni al Quirinale, agli Italiani forse sfugge che i parlamentari da due mesi percepiscono uno stipendio senza fare una beata minchia! La proposta del Codacons: fermare questo spreco inaccettabile di fondi pubblici dimezzando gli stipendi dei parlamentari!

 

GOVERNO: CODACONS CHIEDE A CAMERA E SENATO DI DIMEZZARE SUBITO I COMPENSI DEI PARLAMENTARI

BLOCCO LAVORI CAMERE IN ATTESA DI TROVARE MAGGIORANZA DI GOVERNO DETERMINA SPRECHI PER MILIONI DI EURO A DANNO DELLA COLLETTIVITA’ E RISCHIA DI DETERMINARE PECULATO

L’ART. 1460 DEL CODICE CIVILE VIETA DI PAGARE CHI NON ADEMPIE LA PROPRIA OBBLIGAZIONE

Con una istanza inviata ai Presidenti di Camera e Senato e ai Capigruppo dei vari partiti presenti in Parlamento, il Codacons chiede oggi di dimezzare i compensi percepiti da Deputati e Senatori eletti a seguito delle ultime votazioni del 4 marzo. Alla base della richiesta dell’associazione, il blocco dei lavori parlamentari, con le Commissioni inattive in attesa della formazione del nuovo Governo.
Scrive il Codacons nell’atto:
“Si assiste in maniera surreale e apparentemente illegittima ad una clamorosa “impasse parlamentare” con le Camere ferme da due mesi e l’impossibilità di procedere alla formazione delle Commissioni e alla formazione di un Governo che possa garantire stabilità al paese, con evidente e conseguente danno non solo per la collettività ma per l’economia del paese. Una situazione che deve necessariamente essere accertata poiché in caso di responsabilità degli attuali parlamentari in carica e dei membri del governo in carica potrebbero sorgere fattispecie penalmente rilevanti quali il reato di Malversazione a danno dello Stato e Omissione di atti d’ufficio, oltre che possibili illeciti fonte di danno erariale”. Considerata inoltre la natura di pubblici ufficiali dei parlamentari, il rischio è anche il realizzarsi del reato di “peculato” in relazione all’appropriazione indebita di soldi pubblici.
“In sostanza i parlamentari italiani percepiscono da due mesi uno stipendio senza lavorare – spiega il presidente Carlo Rienzi – Uno spreco inaccettabile di soldi pubblici e una violazione delle norme vigenti. L’art. 1460 del codice civile stabilisce infatti che si possa rifiutare di adempiere ad una obbligazione se la controparte non adempie la propria; una fattispecie che trova riscontro nella situazione odierna del Parlamento, con gli italiani che pagano i compensi di Deputati e Senatori (e quindi adempiono la propria obbligazione) senza ottenere tuttavia la controprestazione dei lavori parlamentari”.
Per tale motivo il Codacons ha chiesto oggi a Camera e Senato e ai partiti politici di ridurre del 50% gli emolumenti spettanti a Deputati e Senatori, almeno fino al momento in cui il Parlamento non tornerà ad operare in modo regolare attraverso le sue Commissioni.

fonte: https://codacons.it/governo-codacons-chiede-a-camera-e-senato-di-dimezzare-subito-i-compensi-dei-parlamentari/

Tutto come previsto: mentre alla Camera si accelera per l’abolizione dei vitalizi, al Senato, dove regna la nuova “Regina della Casta”, la “fedelissima” Casellati, non se ne parla proprio!!

 

Casellati

 

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Tutto come previsto: mentre alla Camera si accelera per l’abolizione dei vitalizi, al Senato, dove regna la nuova “Regina della Casta”, la “fedelissima” Casellati, non se ne parla proprio!!

 

‘Dov’è l’istruttoria sui vitalizi?’ Toninelli scrive a Casellati

L’istruttoria sui vitalizi prosegue, anzi l’iter accelera, alla Camera ma rimane al palo al Senato.

Perciò il capogruppo del M5S Danilo Toninelli ha scritto alla presidente del Senato Elisabetta Casellati “per chiederle lumi sull’istruttoria che il gruppo del Movimento 5 Stelle vorrebbe vedere il prima possibile all’esame del Consiglio di Presidenza”.

“Il Collegio dei Questori della Camera dei deputati – si legge nella lettera di Toninelli – ha completato l’istruttoria per la revisione dei vitalizi, compresi i trattamenti di reversibilità”. E ora i 5 Stelle vorrebbero che, in relazione al “dichiarato impegno” di Casellati “in favore di un percorso parallelo e coordinato tra i due rami del Parlamento”, si faccia partire l’iter anche al Senato.

Toninelli ha proseguito chiedendo che l’operazine Taglia-Privilegi iniziata alla Camera possa iniziare anche al Senato, “vista anche la proficua collaborazione avviata tra il Presidente Roberto Fico e il Presidente dell’Inps Tito Boeri”.

Fico ha incontrato Boeri lo scorso 18 aprile. In quell’occasione il presidente della Camera aveva fatto sapere su Instagram che era stato un colloquio “cordiale e costruttivo” e che nel mentre proseguiva l’istruttoria sul tema dei vitalizi, per cui aveva dato mandato al collegio dei questori.

I due si sono incontrati nuovamente e hanno parlato per 40 minuti della questione della delibera sull’abolizione dei vitalizi.

Nel frattempo Di Maio ha detto ai suoi che intende “portare a casa” il risultato dell’abolizione del privilegio degli ex parlamentari prima che si torni al voto.

Parlando a Rete 4, il leader 5 Stelle ha dichiarato: “Noi ce la stiamo mettendo tutta per tagliare i vitalizi prima che si vada a votare. Cerchiamo di tagliarne più possibile, poi vediamo cosa diranno i calcoli”.

E in una lettera inviata ai parlamentari 5 Stelle ha scritto di prepararsi alla battaglia sui vitalizi.

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/05/05/dove-l-istruttoria-sui-vitalizi-toninelli-scrive-a-casellati/

FA SUL SERIO! – Alla Camera Fico avvia l’istruttoria per abolire i vitalizi…!

 

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FA SUL SERIO! – Alla Camera Fico avvia l’istruttoria per abolire i vitalizi…!

Camera, Fico apre il dossier per superare i vitalizi

Il presidente della Camera ha dato mandato ai questori di Montecitorio di predisporre entro 15 giorni una proposta per il superamento del sistema dei vitalizi agli ex deputati. I vitalizi riguardano 2.600 ex parlamentari per una spesa annua di circa 207 milioni.

«Quanto fatto alla Camera da Roberto Fico e Riccardo Fraccaro per l’abolizione dei vitalizi è solo l’antipasto di quello che faremo…», annuncia in serata Luigi Di Maio nel suo comizio elettorale a Termoli. La mossa del presidente della Camera Fico — che ha chiesto ai questori di formulare entro 15 giorni una proposta per trasformare i vitalizi degli ex parlamentari eletti prima del 2012 in assegni pensionistici — è subito diventata per i grillini la carta da giocare per le prossime elezioni regionali in Molise e in Friuli Venezia Giulia.

Nel mirino 2.600 ex parlamentari

Alla Camera, dunque, è partito l’attacco frontale dei Cinque Stelle contro 2.600 ex senatori ed ex deputati di antica elezione (nel 2012 il governo Monti ha introdotto il computo contributivo per la pensione dei parlamentari) che percepiscono ancora il vitalizio basato sul calcolo retributivo. La spesa prevista per il 2018 è di 207 milioni e con il ricalcolo il risparmio potrebbe sfiorare anche alcune decine di milioni all’anno. Per il questore grillino Riccardo Fraccaro «si potrebbero risparmiare 76 milioni all’anno, cioè 350 a legislatura». Per fare in fretta, il presidente della Camera spera di poter varare la riforma con delibera dell’ufficio di presidenza della Camera (dove vige l’autodichia) senza il ricorso a una legge ordinaria: «La politica deve fare i sacrifici per prima», ha detto Fico. Ora però tocca ai tre questori — oltre a Fraccaro, Gregorio Fontana di FI ed Edmondo Cirielli di FdI — verificare quanto ampio sia il perimetro della condivisione di questa riforma. All’ufficio di presidenza nessun partito si è opposto all’avvio della trasformazione dei vitalizi ma ci sono diversità di vedute sul mezzo da usare (legge o delibera?) e sul metodo del ricalcolo dei trattamenti in corso. Si sta profilando poi anche la creazione di un fondo per far fronte agli inevitabili ricorsi di chi vedrà toccati i «diritti acquisiti».

I tentativi falliti

La strada della riforma dei vitalizi degli ex parlamentari è tracciata ma non ammette semplificazioni. Ne sa qualcosa il Pd che nella scorsa legislatura, per non farsi mettere nell’angolo dal M5S, ha provato a giocare la carta della legge Richetti: il testo fu varato dalla Camera ma poi affossato al Senato. Oggi i rapporti di forza sono decisamente cambiati e una proposta del M5S avrebbe buon gioco sia in ufficio di presidenza (delibera) sia in Aula (legge). Fico ha rivolto un appello agli altri partiti: «Occorre ragionare su una riforma dei vitalizi, partendo da un ricalcolo che riequilibri in modo sostenibile il rapporto tra quanto versato e le prestazioni erogate, così come sta avvenendo per tutti i cittadini». Ieri l’ufficio di presidenza ha autorizzato Leu a costituire un gruppo parlamentare anche se con soli 14 deputati.

fonte: http://www.corriere.it/politica/18_aprile_09/camera-fico-avvia-l-istruttoria-superare-vitalizi-f21b6144-3c12-11e8-b32d-1ffee392ceeb.shtml

Un terremoto sta per abbattersi alla Camera – Fico si accinge a mettere a “dieta” i deputati: fine dei privilegi, tagli alle indennità e ricalcolo dei vitalizi per gli ex per i quali si applicherà il metodo contributivo come per tutti gli altri cittadini. E il Senato che farà?

 

Fico

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Un terremoto sta per abbattersi alla Camera – Fico si accinge a mettere a “dieta” i deputati: fine dei privilegi, tagli alle indennità e ricalcolo dei vitalizi per gli ex per i quali si applicherà il metodo contributivo come per tutti gli altri cittadini. E il Senato che farà?

 

Fico si accinge a mettere a ‘dieta’ i deputati della Camera e a ridurre i vitalizi agli ex parlamentari

Un terremoto sta per abbattersi alla Camera dei deputati. Con la presidenza di Roberto Fico, esponente del Movimento 5 Stelle, sta per arrivare la fine dei privilegi. Tagli per le indennità dei parlamentari in carica e ricalcolo dei vitalizi per gli ex parlamentari. Anche a loro si applicherà il metodo contributivo come per tutti gli altri cittadini. E il Senato che farà?

Com’era prevedibile, con l’elezione del grillino Roberto Fico alla Camera dei deputati, un terremoto sta per abbattersi sui parlamentari e sugli ex parlamentari. Si profila il taglio delle indennità e dei vitalizi. La ‘botta’ sarà dura, soprattutto per gli ex parlamentari i cui vitalizi verranno ricalcolati con il metodo contributivo. In pratica, è la fine dei privilegi: gli ex parlamentari avranno diritto a un vitalizio in base ai contributi versati, proprio come tutti gli altri cittadini.

Il taglio di indennità parlamentari e vitalizi non avverrà con una legge, ma con una delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati. Con molta probabilità non mancheranno i ricorsi presso la Corte Costituzionale.

Ma il tema non sono i ricorsi alla Consulta. Sarà interessante capire cosa farà il Senato, presieduto da Maria Alberti Casellati, esponente di Forza Italia. Il Sole 24 Ore scrive che il Senato si dovrà adeguare. In presenza di ricorsi, però – questa è la nostra tesi – potrebbe non adeguarsi. In questo caso si assisterebbe a parlamentari ed ex parlamentari con due regimi diversi in materia di indennità parlamentare e vitalizi…

Per la cronaca, già nella scorsa legislatura i i grillini hanno provato a ridurre le spese della Camera. E, in parte, ci sono riusciti:

“Grazie soprattutto al nostro impegno – ha dichiarato Fico al Sole 24 Ore – La Camera dei deputati costa 270 milioni l’anno in meno. Il taglio degli affitti d’oro, dei rimborsi di viaggio o dell’assicurazione degli ex deputati sono solo alcuni dei risultati che abbiamo ottenuto come forza di opposizione. Ora l’Ufficio di presidenza e il collegio dei questori lavoreranno nell’ottica di razionalizzare i costi della Camera per renderla più efficiente e avvicinarla ai cittadini”.

Oggi si pagano 2 mila e 600 vitalizi per un totale di 190 milioni l’anno.

“Come questore anziano – dice ancora Fico – sottoporrò da subito al collegio la necessità di intervenire di concerto con l’Ufficio di presidenza. Tutte le forze politiche si sono impegnate in tal senso: confidiamo che si passi subito ai fatti”.

I deputati neoeletti non matureranno più una pensione a 65 anni di età anche dopo cinque anni pieni di legislatura. Tutti gli altri conserveranno la pensione, ma il suo importo sarà ricalcolato al ribasso con il metodo contributivo. Metodo che si applicherà sia ai parlamentari in carica, sia agli ex parlamentari che sono già andati in pensione.

La mossa dei grillini ha già raccolto il plauso del leader della Lega, Matteo Salvini:

“Se vado verso un sistema pensionistico totalmente contributivo, deve valere anche per la politica e lo faccio anche retroattivamente, non è possibile che ci siano deputati o senatori che lo hanno fatto magari per un anno e che sono in pensione da tempo per 2-3 mila euro, è immorale. Non salva i conti del Paese, ma è un segnale”.

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2018/03/30/fico-si-accinge-a-mettere-a-dieta-i-deputati-della-camera-e-a-ridurre-i-vitalizi-agli-ex-parlamentari/#_

Roberto Fico, il presidente della Camera che prende i mezzi pubblici per andare al lavoro

 

Roberto Fico

 

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Roberto Fico, il presidente della Camera che prende i mezzi pubblici per andare al lavoro.

Roberto Fico, neoeletto presidente della Camera, ha scelto di viaggiare con i mezzi pubblici per spostarsi da Napoli a Roma e iniziare così il suo lavoro a Montecitorio. Fico prima prende il treno e poi il bus. E la gente che lo incontra apprezza: “È giusto che i politici prendano i trasporti pubblici”.

Un inizio “low profile” per il neo presidente della Camera, Roberto Fico. I mezzi pubblici, come un cittadino qualunque, sono il modo prescelto per viaggiare da Napoli a Roma. Fico nel capoluogo campano si era recato ieri pomeriggio per salutare amici e famiglia, e ha scelto di non modificare le proprie abitudini confermando il suo percorso classico: metro fino alla stazione centrale (3 fermate), poi Freccia rossa per arrivare alla stazione di Roma alle 9.40.

A chi gli ha chiesto che cosa provasse a cominciare la settimana da presidente ha ammesso di provare una “grande emozione” per l’inizio del nuovo incarico. E ha scherzato sul primo passo da compiere: “Per prima cosa, prendo il taxi e vado in ufficio”. Ma una volta uscito dalla stazione ha puntato dritto verso i capolinea degli autobus salendo sull’85. Seduto nella parte posteriore, gli altri passeggeri non si sono mostrati sorpresi: “È giusto che i politici prendano i trasporti pubblici”, ha commentato infatti una signora. “Dovrebbero andare anche in metropolitana”, ha aggiunto un’altra. Arrivato in via del Corso, è sceso e ha proseguito a piedi fino alla Camera. In piazza Montecitorio alcune persone gli hanno stretto la mano augurandogli buon lavoro. All’entrata della Camera ha preferito non rispondere alle domande sulla presidente del Senato né sulle priorità stabilite. “Ci mettiamo subito al lavoro”, ha ribadito.

E intanto in un post sul blog delle Stelle si parla di Fico come colui che è stato in grado di dare un’anima al Movimento, realizzando quella che era stata la visione di Beppe Grillo, quando i grillini entrarono per la prima volta in Parlamento: “Con Roberto Fico Presidente della Camera questa carica istituzionale assume sembianze umane, esce dal cono di freddezza e altezzosità lontana dal popolo, ed entra nel cerchio delle emozioni, del rispetto, dei sentimenti: un’anima a 5 stelle sempre più visibile a tutti, fatta di etica, di sensazioni e di piccoli gesti. Il pensiero rivolto agli ultimi, ai più sfortunati, ai dimenticati, ai tanti Tom Joad in giro per l’Italia che soffrono ma trasformano il “furore” in poesia e in resistenza”.

fonte: https://www.fanpage.it/roberto-fico-il-presidente-della-camera-che-prende-i-mezzi-pubblici-per-andare-al-lavoro/

La Camera ha 5.000 quadri, ma i Deputati ne hanno fatto comprare altri 29 per i loro uffici. A loro piacevano di più, e poi li pagano quei fessi degli Italiani!

 

Camera

 

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La Camera ha 5.000 quadri, ma i Deputati ne hanno fatto comprare altri 29 per i loro uffici. A loro piacevano di più, e poi li pagano quei fessi degli Italiani!

La Camera dei deputati è forse il più grande magazzino italiano di opere d’arte, solo in parte esposte: ne ha ben 4.866. Ma quando nell’ultimo anno si è dovuto ridisegnare gli spazi per creare qualche ufficio in più per i deputati che avevano perso la postazione nei palazzi esterni dopo la disdetta degli affitti, l’amministrazione di Montecitorio ha pensato bene di acquistare qualche stampina in più per non lasciare spoglie quelle pareti.

Sparse nei piani del palazzo e in gran parte nei magazzini sotterranei la Camera oggi guidata da Laura Boldrini poteva contare su un patrimonio di ben 3.192 fra “disegni, stampe, incisioni, litografie, acqueforti ed acquerelli”, ma per fare contenti i deputati che volevano le stampe del cuore, e non quelle lì in magazzino per abbellire i loro nuovi luoghi di lavoro, ne sono state acquistate altre 29 negli ultimi dodici mesi.

Tutte per “esigenze di arredo di uffici e di locali di rappresentanza”, come si trova scritto in una nota sul patrimonio allegata al conto consuntivo 2016 della Camera dei deputati. E già che c’erano i deputati hanno potuto abbellire le scarne pareti dei nuovi uffici con altri tre “oggetti artistici di vario tipo”: due crocifissi lignei e un barometro. Evidentemente religiosi i primi due, malfidente sulle app meteo il terzo, che preferisce il vecchio sistema per capire se il sole spende o se minaccia pioggia.

Grazie ai nuovi generosi acquisti- finanziati dal Tesoro grazie alla dotazione girata ogni anno alla Camera dei deputati attingendo alle tasse versate dai contribuenti italiani, la collezione d’arte di Montecitorio ora è più ricca: alle alle 3.192 stampe e disegni si possono aggiungere ben 1.035 dipinti (526 di proprietà, altri 509 concessi in usufrutto da varie soprintendenze ), 85 busti, 110 sculture, 98 tappeti esteri ed arazzi, 98 reperti archeologici e 248 oggetti artistici di vario tipo.

Solo in rare occasioni provengono da donazioni (come i crocifissi dei migranti che tanto piacciono alla Boldrini, realizzati da artisti a Lampedusa con i legni dei barconi naufragati), perché gran parte del patrimonio artistico è stato costituito negli anni proprio attraverso acquisti mirati spesso per le bizze di questo o quell’onorevole che non vuole lavorare in mezzo a pareti bianche. Durante questa legislatura complessivamente le opere d’arte possedute e inventariate sono cresciute di 120 unità: erano in tutto 4.746 quelle dichiarate alla data del 31 dicembre 2012. Quell’anno sono stati acquistati 32 disegni, l’anno successivo ne sono arrivati in tutto 29 nuovi (ma sette sono stati donati), poi ancora due dipinti e 50 stampe e litografie proprio per abbellire gli uffici e i locali di rappresentanza.

Ma nel patrimonio che lievita c’è anche un piccolo giallo. Se disegni e stampe a fine 2012 erano 3.032 e oggi 3.192 (160 in più in quattro anni), i dipinti erano 1.089 e oggi sono 1.035, quindi 54 in meno. Secondo la classificazione fatta, oggi rispetto a inizio legislatura c’è un dipinto in più di proprietà di terzi, in compenso ce ne sono 55 in meno posseduti direttamente dalla Camera. Fossero stati prestati a terzi per mostre o anche esposizioni di più lunga durata, resterebbero comunque nel conto annuale del patrimonio. Devono quindi essere stati venduti- e mai ne è stata data notizia pubblica- o forse perduti o irrimediabilmente danneggiati.

D’altra parte è storia della Camera dei deputati una certa confusione nella gestione del proprio patrimonio artistico, che per anni nessuno aveva mai censito. Un po’ d’ordine fu messo quando a Montecitorio fu eletto Vittorio Sgarbi, che decise di andare a curiosare nei magazzini scoprendo come fosserò lì impolverate e custodite assai male opere d’arte di grande valore, mentre nei corridoi del palazzo erano quasi sempre esposte croste di nessun valore. Così i migliori dipinti sono stati portati ai piani nobili ed esposti, con tanto di autenticazione e targhetta informativa. Così anche gli italiani che quei dipinti hanno indirettamente pagato con le loro tasche oggi possono goderseli durante le visite guidate.

Ogni presidente poi ha fatto cambiare le opere esposte negli uffici propri, a seconda dei gusti di ognuno. Fece scandalo nel 1994 Irene Pivetti che per prima rivoluzionò le esposizioni, facendo togliere dallo studio personale un prezioso dipinto di Sironi e andando a caccia per gran parte del palazzo dei nudi d’autore che fece tornare in magazzino. Scomparve così dalla vista dei più sia pure per breve periodo una Venere nuda e dormiente del seicentista napoletano Luca Giordano, e via con mille polemiche. Solo Sgarbi- che all’inizio l’aveva in simpatia- difese la scelta provocatoriamente: “Luca Giordano è un pittore che non mi piace, è poco chic, lo chiamavano Luca Fa Presto, lavorava a cottimo, chilometri e chilometri di tela”.

Ci sono per altro nel patrimonio di Montecitorio altre opere attribuite allo stesso pittore, fra cui una Madonna. C’è poi una tela attribuita a Jacopo Tintoretto e un dipinto delle Nozze di Caana di Paolo Veronese e Benedetto Calliari. Nutrito anche il portafoglio di opere d’arte del Novecento e contemporanea: da Guttuso a De Chirico, da Giorgio Morandi, ad Aligi Sassu, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Franco Gentilini, Marino Mazzacurati e Mario Mafai.

fonte: http://limbeccata.it/figuracce/la-camera-ha-5-mila-quadri-i-deputati-ne-fan-comprare-29-per-i-loro-uffici/

Ecco il “Tetto agli stipendi” della casta – Così quel povero Cristo del barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro… Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi…?

 

casta

 

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Ecco il “Tetto agli stipendi” della casta – Così quel povero Cristo del barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro… Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi…?

 

Tetti agli stipendi, così il barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro

 

ROMA – E alla fine arriva il giorno dei tetti ai maxi-stipendi dei dipendenti della Camera e del Senato.

Tutti gli altri dipendenti statali sono già sottoposti al vincolo dei 240 mila euro lordi annui massimi dal primo di aprile. Oggi, alle 11, a distanza di quasi sei mesi dal decreto in vigore per gli statali ”normali” e dopo una lunga fase di tira e molla, coordinamenti faticosi, mezze trattative e qualche contestazione di cattivo gusto nei corridoi della Camera, anche Montecitorio e Palazzo Madama si adegueranno sia pure con molte cautele e tanta, tanta gradualità.

I presidenti delle due Camere Pietro Grasso (Senato) e Laura Boldrini (Camera) hanno deciso di porre fine alla fase di confronto con i 21 sindacati dei circa 2.200 dipendenti delle Camere e hanno dato mandato alle vicepresidenti Valeria Fedeli (Senato) e Marina Sereni (Camera), che presiedono gli organismi di governo del personale, e che in tutti questi mesi hanno superato mille ostacoli, di procedere senza indugio.

LA MANOVRA

Oddio, senza indugio è una parola grossa. Si perché se da una parte la manovra che partirà domani è una roba obiettivamente epocale per strutture un po’ arrugginite come le due Camere, dall’altra balza subito agli occhi una prima enorme ingiustizia: mentre il capo della Polizia oppure il direttore delle Entrate (che fino al 2011 guadagnavano oltre 600 mila euro annui) si sono visti ridurre di punto in bianco le loro buste paghe, per i dipendenti delle camere si procederà con i guanti gialli: gli stipendi diminuiranno gradualmente per toccare il tetto solo nel 2018.

QUATTRO ANNI

Inoltre lo stesso tetto – per gli stipendi più alti delle Camere – di fatto sarà superiore ai 240 mila euro poiché nel calcolo non sono compresi i contributi e alcune indennità. Traduzione: lo stipendio del Segretario Generale della Camera scenderà, si, dagli stratosferici 480 mila euro circa attuali, ma non abbatterà il muro della rispettabilissima somma di 360 mila euro lordi. E non prima del 2018. Si tratta di 120 mila euro in più di quanto lo Stato italiano riconosce al Presidente della Repubblica.

Se la gradualità e l’entità stessa dei tagli suscitano perplessità, sarebbe tuttavia ingeneroso non riconoscere al Senato e alla Camera il tentativo di intervenire a fondo e sul serio sulla massa dei maxi-stipendi ormai fuori da ogni parametro. Ma soprattutto va riconosciuto che l’intera operazione si svolge in uno scenario che vede, per la prima volta, le due Camere lavorare all’unificazione delle due strutture burocratiche. Un’operazione complessa che – se dovesse diventare realtà assieme alla riforma del Senato – porterebbe a notevoli risparmi.

LA CASCATA

La forza della manovra sta nel fatto che non saranno tagliati solo gli stipendi più alti ma, a cascata, circa un migliaio complessivamente (565 solo alla Camera). La proposta di Camera e Senato infatti propone ben sei tetti per ognuna della principali ”categorie” dei dipendenti delle due strutture. I lavoratori che già superano queste soglie scenderanno gradualmente al loro livello. Chi oggi guadagna di meno non potrà superarli in futuro.

Quali sono questi tetti? Questo è il bello: le cifre restano da sogno per la stragrande maggioranza degli italiani. Per gli assistenti e gli operatori tecnici (cioè i lavoratori che hanno compiti importanti ma relativamente semplici) il tetto massimo sarà di 99 mila euro lordi rispetto ai 136.000 previsti oggi dopo 40 anni di contribuzione. A questa ”categoria” appartengono anche i barbieri della Camera che, dunque, vanno a rimetterci ben 37 mila euro.

I CONTI

Per i collaboratori tecnici si prevede un tetto di 106.000 euro contro gli attuali 152.000. I segretari scendono da quota 156.000 a 115.000 euro. Le retribuzione dei documentaristi (in sostanza dei quadri) non potrà superare i 166.000 euro mentre oggi possono arrivare a 238.000 euro. Infine i consiglieri parlamentari, la professionalità a più alto valore aggiunto, non potranno sforare quota 240.000 contro gli attuali 358.000.

Va sottolineato che la sforbiciata è studiata con accuratezza e non sarà uguale per tutti i super-stipendi. Per quanto possa suscitare ironia ed amarezza, viste le stellari cifre in gioco, il complesso meccanismo dei tagli in sostanza prevede che chi guadagna di più, sia pure gradualmente, perderà soldi più velocemente di chi guadagna di meno.

Complessivamente, sommando i risparmi di ognuno dei quattro anni della manovra, Camera e Senato dovrebbero andare a risparmiare un centinaio di milioni. Una somma notevole perché per la prima volta entrambe le strutture hanno ridotto le loro richieste al Tesoro per alcune decine di milioni e ogni euro risparmiato è benvenuto.

E i 21 sindacati? Si rivolgeranno alla magistratura. Per loro l’attacco alle retribuzioni in atto è semplicemente illegittimo e pensano che il giudice del lavoro porrà fine ad ogni gioco. Sarà. Ma con un Pil negativo per il terzo anno consecutivo è proprio così assurdo chiedere qualche sacrificio ai superpagati barbieri di Montecitorio?

 

fonte: http://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/tetti_stipendi_camera_tagli_barbiere-614605.html

Laura Boldrini senza vergogna: “sono una donna che viene dal popolo” …perchè, sapete, è prerogativa del popolo essere nipoti di petrolieri, vivere in una famiglia che dire ricca è poco e soprattutto ben ammanicata nelle stanze del potere, laurearsi in università privata e subito lavorare in ENI, RAI e FAO con compensi da capogiro !!

Laura Boldrini

 

 

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Laura Boldrini senza vergogna: “sono una donna che viene dal popolo” …perchè, sapete, è prerogativa del popolo essere nipoti di petrolieri, vivere in una famiglia che dire ricca è poco e soprattutto ben ammanicata nelle stanze del potere, laurearsi in università privata e subito lavorare in ENI, RAI e FAO con compensi da capogiro !!

 

Laura Boldrini lo ha detto di nuovo: “sono una donna che viene dal popolo”

 

La prima volta che disse ‘sta cazzata, all’indomani del suo insediamento alla Camera, scrisse Siamo La Gente:

Un po’ sul serio, un po’ con ironia fioccano i paragoni tra Laura Boldrini e Papa Francesco. Già si preparano quelli con la missionaria madre Teresa di Calcutta, ma forse sarebbe meglio con qualche «pasionaria» rossa della guerriglia sudamericana.

E si presenta l’ex portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite come la nuova presidente della «Camera della carità», quella rivolta agli ultimi della terra, ai poveri, ai diseredati, alle donne maltrattate, ai profughi della terra.

Manca solo l’aureola. E la sua provenienza dalle fila del Sel di Nichi Vendola dà all’impegno umanitario quella luce di ideologia politica facile da enfatizzare. Ma troppo entusiasmo può riservare anche amare delusioni. Perché chi conosce bene Laura Boldrini e la sua folgorante carriera sotto i riflettori internazionali assicura che è figlia di una casta radical snob ben ammanicata nelle stanze del potere e il suo percorso è stato, per così dire, preferenziale. Tanto che il suo ruolo all’Unhcr scompare con lei, perché le è stato tagliato addosso come un vestito d’alta moda. Alla faccia di tanti che avrebbero voluto subentrare in quella posizione, così ricca di soddisfazioni e così libera del ferreo controllo riservato ad altri ruoli. La maceratese Laura viene da quella società marchigiana fatta di famiglie tradizionali e un po’ bucoliche, colte e all’antica, molte di riservata nobiltà altre di solidi patrimoni, che spesso avviano i rampolli ad un futuro in diplomazia o comunque in organismi internazionali. È sempre stato uno dei giardini più ambiti dall’alta società e con quell’obiettivo si fanno studiare i giovani nei migliori collegi, d’estate si iscrivono ai corsi di lingue e si organizzano viaggi per conoscere il mondo, li si iscrive a università di fama e si pagano stage e master all’estero dopo la laurea. Un’esperienza nel mondo del volontariato, in certi circoli radical-snob, è d’obbligo per far brillare il curriculum. Fa molto nobiltà d’animo e i genitori raccontano con orgoglio nei salotti le esperienze vissute lontano da casa dei figli. Se poi da grandi compiono il grande salto, certo è merito loro, ma il trampolino di lancio ad altri è precluso.

Laura, nipote di un petroliere, dopo la maturità vola nelle risaie del Venezuela e poi si regala un lungo viaggio in tutto il Centroamerica. Poi arriva la laurea. Ora che tutti si entusiasmano per il nuovo stile della presidente della Camera, che all’investitura si presenta con una giacchetta nera striminzita e sale a piedi al Quirinale per la prima visita al Capo dello Stato, bisognerà pur chiedersi se la Boldrini non abbia avuto la strada spianata come pochi. Visto che è entrata in Rai come giornalista negli anni Ottanta, ha fatto tappa all’agenzia giornalistica Agi di proprietà Eni, per poi dare un calcio ad un posto ambito e solido per tuffarsi nelle sue avventure nel mondo. Entrando, certo grazie alle sue doti e alla sua tenacia prima alla Fao, poi all’Onu nel 1989. Infine, l’approdo all’Alto commissariato per i rifugiati nel 1998. Medaglie e riconoscimenti si sprecano, compresa la nomina nel 2009 ad «Italiano dell’anno» di Famiglia Cristiana.

Laura, la francescana, ha lo stesso pedrigree sociale e castaiolo di una Melandri o di una Concita De Gregorio, solo che il suo orizzonte è più internazionale. Sa come incantare le masse e il potere. Su twitter ha raccontato il suo incontro con Napolitano. Il presidente l’ha salutata con queste parole: «Sangue freddo, fatica e successo». Nessuna paura: Laura Boldrini è una predestinata.