Alfano, Bindi, Giovanardi, Finocchiaro… protagonisti degli ultimi 20 anni della cattiva politica che ha affondato il Paese – Con il voto li abbiamo mandati a casa, ma saremo costretti a pagargli una liquidazione faraonica – 45mila euro a legislatura!

 

politica

 

 

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Alfano, Bindi, Giovanardi, Finocchiaro… protagonisti degli ultimi 20 anni della cattiva politica che ha affondato il Paese – Con il voto li abbiamo mandati a casa, ma saremo costretti a pagargli una liquidazione faraonica – 45mila euro a legislatura!

 

Alfano, Bindi, Giovanardi, Finocchiaro: la liquidazione per chi non è stato rieletto. La quota è 45mila euro a legislatura

Il bonifico è un “assegno per il reinserimento nella vita lavorativa”

Angelino Alfano, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Carlo Giovanardi e tanti altri. Arriva la liquidazione per i parlamentari non rieletti. Come riporta il quotidiano il Giornale, la quota è di 45mila euro a legislatura. Una cifra complessiva che si aggira introno ai 26 milioni di euro.

Entro trenta giorni dalla proclamazione dei nuovi inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama, è previsto un assegno di fine mandato per chi se ne torna a casa. Più sobriamente chiamato “assegno per il reinserimento nella vita lavorativa” del parlamentare, che spesso però esce dal palazzo ormai in età da pensione.

 

tratto da: https://www.huffingtonpost.it/2018/03/28/alfano-bini-giovanardi-finocchiaro-la-liquidazione-per-chi-non-e-stato-rieletto-la-quota-e-45mila-euro-a-legislatura_a_23397178/

La missione militare in Niger? Per il Governo Nigerino se la sarebbero “inventata” Alfano e la Pinotti: mai saputo niente, notizia appresa solo dai media, mai contatti con Roma, “inconcepibile” la presenza di militari Italiani sul nostro territorio…!!

 

Niger

 

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La missione militare in Niger? Per il Governo Nigerino se la sarebbero “inventata” Alfano e la Pinotti: mai saputo niente, notizia appresa solo dai media, mai contatti con Roma, “inconcepibile” la presenza di militari Italiani sul nostro territorio…!!

 

Missioni militari, Niger blocca intervento italiano. Possibile: “Vicenda grottesca”

Il ministro degli Interni del Niger ha detto che una missione italiana nel Paese africano sarebbe “inconcepibile”. I deputati uscenti di Possibile, Pippo Civati e Andrea Maestri, annunciano un’interrogazione parlamentare.

“La missione in Niger dell’Italia sta assumendo toni grotteschi. Se non si trattasse di una questione di grande rilievo, sembrerebbe qualcosa di comico. Il governo nigerino ha fatto sapere di non volere militari italiani sul territorio, ma in concreto non è ancora chiara la natura dell’accordo stipulato lo scorso settembre. A giudicare dall’evoluzione degli eventi l’intesa era abbastanza nebulosa, avvalorando la nostra tesi di un’iniziativa scriteriata. In mezzo a questa scarsa chiarezza finisce anche il Fondo per l’Africa: come sono stati impiegati i 200 milioni annunciati in pompa magna?”. Questo il contenuto di una nota dei deputati uscenti di Possibile, Pippo Civati e Andrea Maestri, candidati di Liberi e Uguali che non entreranno in Parlamento, annunciando un’interrogazione parlamentare.

Il ministro degli Interni del Paese africano Mohamed Bazoum, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha detto di non essere mai stato informato della missione, che ha lo scopo di combattere il terrorismo e il traffico di esseri umani, e di essere contrario la presenza di soldati italiani sul proprio territorio. Bazoum ha giudicato “inconcepibile” la missione, e ribadisce di aver appreso dell’intervento italiano solo dai media, spiegando che “non ci sono mai stati contatti in merito tra Roma e Niamey”. Ma la ministra della Difesa uscente, Roberta Pinotti ha detto di possedere due lettere di richiesta firmate dal suo omologo, datate 1 novembre 2017 e 15 gennaio 2018, con le quali il Niger ha chiesto all’Italia “cooperazione per l’addestramento per il controllo dei confini”. Ma per il momento il Niger ha bloccato l’operazione, che consiste nell’invio di 470 militari, 130 mezzi terrestri, due velivoli C130, per una spesa totale di 130 milioni di euro. Al massimo, chiarisce il titolare nigerino agli Interni, potrà essere autorizzata una “missione di esperti”, senza ruoli operativi.

“Il ministero degli Esteri, Angelino Alfano, e la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, devono chiarire – hanno aggiunto i due esponenti di Possibile – se intendono proseguire in Niger con la politica di esternalizzazione dei confini che già nel caso della Libia ha comportato, e sta comportando, il sacrificio dei diritti umani di richiedenti asilo e di persone vulnerabili. La fine della legislatura e il quadro politico incerto non possono far passare in secondo piano questioni politiche di primaria importanza”.

fonte: https://www.fanpage.it/missioni-militari-niger-blocca-intervento-italiano-possibile-vicenda-grottesca/

La linea dura di Alfano: espulso ambasciatore del Nord Corea! …Ok, ora un cretino qualsiasi potrebbe non saperlo. Ma se il cretino in questione viene messo a fare il Ministro degli Esteri dovrebbe sapere che non abbiamo più un ambasciatore del Nord Corea!

Alfano

 

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La linea dura di Alfano: espulso ambasciatore del Nord Corea! …Ok, ora un cretino qualsiasi potrebbe non saperlo. Ma se il cretino in questione viene messo a fare il Ministro degli Esteri dovrebbe sapere che non abbiamo più un ambasciatore del Nord Corea!

 

L’ambasciatore di Kim verrà espulso”. L’Italia che tra molte polemiche ha rimandato in Egitto il suo ambasciatore ora espelle quello Nord Coreano. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri Angelino Alfano in un’intervista a Repubblica il cui pezzo forte è proprio il pugno di ferro contro il dittatore che coi suoi missili minaccia gli Usa e mezzo mondo. Alfano parla di “decisione forte”, spiegando che sono iniziate le procedure per l’interruzione dell’accreditamento del rappresentante della Corea del Nord in Italia. “L’ambasciatore dovrà lasciare l’Italia”, annuncia il leader di Ap, sottolineando come “il nostro Paese presieda il Comitato Sanzioni del Consiglio di Sicurezza, e chiede alla comunità internazionale di mantenere alta la pressione sul regime”.

L’esibizione muscolare del nostro Paese, va detto, segue in realtà quelle di altri che hanno messo da tempo alla porta gli ambasciatori di Kim: il Perù, la Malesia, il Kuwait, il Messico e in Europa il Portogallo e la Spagna, che ha appena dichiarato l’ambasciatore “persona non grata”. A dirla tutta, poi, non viene cacciato proprio nessuno per il semplice fatto che formalmente e ufficialmente oggi in Italia non c’è un ambasciatore nord coreano da cacciare: quello accreditato, Kim Chun-guk, è morto nel 2016 a Roma mentre era in servizio e le credenziali del suo successore Mung Jong-nam non sono state accolte dal Quirinale che le sta ancora esaminando.

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/01/nord-corea-la-linea-dura-di-alfano-lambasciatore-di-kim-espulso-dallitalia-ma-non-e-stato-neppure-accreditato/3888198/

Alfano si sente diffamato da Gazebo e minaccia querela. Sì, Alfano, quello del “Lodo Alfano”, del caso Shalabayeva, del rimpatrio-blitz dei 48 poveri sudanesi, quello dei rapporti con i mafiosi, quello che ha sistemato moglie, fratello, cugini, cognati e amici, quello che torna a casa con voli di Stato…

 

Alfano

 

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Alfano si sente diffamato da Gazebo e minaccia querela. Sì, Alfano, quello del “Lodo Alfano”, del caso Shalabayeva, del rimpatrio-blitz dei 48 poveri sudanesi, quello dei rapporti con i mafiosi, quello che ha sistemato moglie, fratello, cugini, cognati e amici, quello che torna a casa con voli di Stato…

 

Sì, quell’Alfano lì si sente “diffamato” da Gazebo.

Quell’Alfano che baciava mafiosi, che andava al party privato con 48 auto blu, quello che non ha mai smentito nè querelato Sibilia che in aula, faccia a faccia, gli ha detto “intaschi i soldi dalle lobby delle Slot Machine. Per questo sono stati condonati i 98 miliardi evasi e chi ha scoperto il reato fatto fuori” quello che dichiarò “non si possono affondare i barconi perché si inquina il mare” quello che non ha mai smentito nè querelato Marco Travaglio che scriveva “Le intercettazioni sul Ministro Alfano dicono che è stato eletto con i voti della Mafia”…

Quell’Alfano lì…

Che invece di querelare Madre Natura se la prende con Gazebo…

Da Il Fatto Quotidiano:

Alfano denuncia Gazebo per diffamazione: “Superato il confine della satira”. Saviano: “Siamo noi a dovergli chiedere i danni”

 

 

L’iniziativa legale annunciata in un comunicato di Alternativa popolare: il ministro degli Esteri, si legge, è “giunto a questa amara determinazione dopo tre anni di paziente sopportazione di questo scempio che ha fatto il servizio pubblico”. Solidarietà dei Verdi

La polemica si era accesa nei giorni scorsi, con il veto di Alternativa Popolare ai due giornalisti di Gazebo, che volevano partecipare alla conferenza stampa del partito di Alfano sulla legge elettorale. Ingresso negato con successivo botta e risposta innescato tra Rai3 e il movimento politico. Ma ora il ministro degli Esteri si spinge oltre l’episodio della scorsa settimana e in un comunicato annuncia “di avere dato mandato ai propri legali per denunciare autori e conduttori di Gazebo in sede civile e in sede penale”. Nel mirino finisce l’ultima puntata della trasmissione insieme agli “ultimi tre anni” di messa in onda del programma. “Ieri, con i soldi degli italiani – due milioni e mezzo di euro per il 2017!!! – si è consumata la consueta diffamazione“, si legge nella nota stampa che fa riferimento alla puntata del 19 maggio, che ha chiuso la stagione.

“Quel che è più grave – si legge ancora – è che essa è stata perpetrata da parte del servizio pubblico“. Un annuncio che Diego Bianchi, conduttore del programma, commenta su Twitter con una sola parola: “Pervicacia”. Solidarietà al programma da parte di Roberto Saviano che su Facebook scrive: “Se penso alle enormità commesse da Alfano a spese dei contribuenti in questi anni – dal caso Shalabayeva, al rimpatrio-blitz dei 48 poveri sudanesi fino allo squallore del mantenimento a spese di Poste Italiane di suo fratello – dovremmo essere noi a chiedere i danni. Solidarietà agli amici di Gazebo”. Angelo Bonelli dei Verdi, invece, oggi invita “a fare Gazebo in Italia nelle piazze con la maschera di Alfano“.

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/21/alfano-denuncia-gazebo-per-diffamazione-superato-il-confine-della-satira-saviano-siamo-noi-dovergli-chiedere-danni/3600826/

 

 

È IGNOBILE – Da Alfano a Mattarella, tutti sul carro del vincitore per Provvisionato libero. Fino a ieri chi lo conosceva? Abbandonato dallo Stato e sparito dai Tg, come altri 3.300 ITALIANI DETENUTI ALL’ESTERO… Finchè qualcuno, chissà come, viene liberato. E allora è un loro trionfo!!

Provvisionato

 

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È IGNOBILE – Da Alfano a Mattarella, tutti sul carro del vincitore per Provvisionato libero. Fino a ieri chi lo conosceva? Abbandonato dallo Stato e sparito dai Tg, come altri 3.300 ITALIANI DETENUTI ALL’ESTERO… Finchè qualcuno, chissà come, viene liberato. E allora è un loro trionfo!!

 

Da Repubblica

Cristian Provvisionato è libero. Alfano: “Sta tornando in Italia”. Mattarella: “Gran risultato”

Detenuto in Mauritania dal 2015 con l’accusa di truffa informatica. Il premier Gentiloni ringrazia il presidente Mohamed Ould Abdel Aziz per la liberazione, “segno dell’amicizia verso l’Italia”. La felicità della madre, il legale della famiglia: “Chiarire i tanti aspetti ancora oscuri”

 

Insomma ora Alfano, Gentiloni, perfino Mattarella… I nostri politici si azzuffano pur di salire sul carro dei vincitori.

Ma fino a ieri chi era Provvisionato? Un assoluto sconosciuto. La sua storia era ben nascosta come quella di altri 3.300 Italiani prigionieri all’estero.

Non ci farebbero una bella figura i nostri politici. Per cui SILENZIO ASSOLUTO. A meno che qualcuno venga liberato. Allora è merito loro, ‘ste carogne!

Ecco uno dei tanti articoli in merito reperiti in Rete (fonte Tpi.it)

I CITTADINI ITALIANI IMPRIGIONATI ALL’ESTERO E DIMENTICATI DALLO STATO

Sono 3.288 gli italiani detenuti all’estero, di cui 2.576 in attesa di giudizio e non sempre si hanno informazioni sul trattamento che ricevono in prigione

prescindere dallo status di colpevolezza o innocenza, esistono dei diritti fondamentali della persona che non possono essere violati. Scendiamo in piazza per lo stato delle carceri italiane e non ci preoccupiamo della situazione degli italiani prigioneri all’estero”. Lo dice a TPI Katia Anedda, fondatrice dell’associazione “Prigionieri del Silenzio” che si batte da oltre otto anni per i diritti dei detenuti in terra straniera.

Il caso del blogger e documentarista Gabriele del Grande trattenuto in Turchia ha riacceso l’attenzione su quegli italiani che, per i motivi più svariati, vengono privati della libertà e rinchiusi nelle carceri di paesi che hanno politiche carcerarie molto diverse da quella italiana.

Il problema principale è che attualmente esistono 3.288 italiani detenuti all’estero, di cui 2.576 in attesa di giudizio. Non sempre si riesce ad avere rassicurazioni circa le loro condizioni e il trattamento che viene riservato loro.

Secondo l’ultimo censimento (giugno 2016 con riferimento al dicembre 2015) del Dipartimento del Ministero degli Affari esteri (Dgit) che si occupa degli italiani all’estero, i nostri connazionali attualmente rinchiusi in prigioni straniere è ripartito tra 687 condannati, 2.576 in attesa di giudizio o con procedimenti di appelli in atto, 34 in attesa di estradizione.

 

Katia Anedda ha iniziato nel 2008 a battersi per i diritti dei detenuti all’estero fondando l’Associazione Prigionieri del Silenzio, dopo che il suo ex convivente, Carlo Parlanti, era stato accusato di stupro e in seguito condannato a 9 anni di reclusione negli Stati Uniti.

“L’associazione è nata dopo che il mio compagno era stato arrestato in Germania per una richiesta degli Stati Uniti. Mi sono ritrovata all’inferno” – racconta Katia – “nemmeno sapevo cosa fosse un consolato e ho avuto moltissime difficoltà a mettermi in contatto con gli avvocati e a ottenere giustizia. Nonostante gli sforzi ci sono voluti più di otto anni che Carlo ha scontato nonostante la sua innocenza”.

La battaglia di Katia ha lo scopo di rendere più agevole il percorso di assistenza legale a queste persone che spesso si trovano in condizione di grande difficoltà.

“Il problema reale delle persone che vengono incarcerate all’estero è la distanza, la lingua spesso complessa da capire e da parlare, l’impossibilità di essere seguiti da un legale di fiducia o di poter comunicare con i propri parenti, i quali, a loro volta, sono costretti a ingenti spese di viaggi e traduttori per non far sentire abbandonati i propri cari”, spiega Anedda.

Non si discute quindi dell’innocenza o della colpevolezza dei detenuti, ovviamente, ma si accende una luce sul modo in cui si guarda a queste persone: “Molto spesso vengono dimenticate perché si pensa con leggerezza che se sono in carcere se lo sono meritato. Non è sempre così, però, e questo non giustifica mortificazioni, eventuali violenze o privazioni della dignità personale”, ripete la presidente.

“Anche quando è stato commesso un reato, la prigione deve togliere la libertà di reiterare l’illecito, ma non deve togliere la dignità o, peggio, infondere la paura di non uscirne vivo: sensazioni che i detenuti provano soprattutto nelle prigioni del Sudamerica, dell’Africa, della California”, precisa Anedda.

Fin quando si ha un parente che è detenuto in una prigione in Europa, la situazione è più semplice da gestire, ma quando la persona si trova nel Sudamerica, negli Stati Uniti, in Africa, inizia ad essere pesante sia dal punto di vista economico che della lingua. Inoltre, diverse ambasciate italiane nel mondo risultano chiuse.

“Non c’è la giusta forza economica da parte del governo e forse nemmeno la capacità di seguire queste persone, non c’è molto interesse”, racconta Anedda, “sembrano troppo spesso lasciati al loro destino perché colpevoli di essere finite in carcere”.

“La famiglia ha difficoltà a interagire con gli avvocati e, d’altro canto, l’ambasciata non è stimolata dalla famiglia ad essere proattiva: se devi capire al meglio la situazione occorrono molti soldi. Io per farlo mi sono fatta un sacco di debiti”, precisa la fondatrice della onlus.

Ma le difficoltà non riguardano solo i familiari, anche gli avvocati che seguono le cause spesso non sanno come affrontare le situazioni giuridiche più controverse, in paesi dove il diritto non è applicato come in Italia: i gradi di giudizio sono diversi ed è difficile controllare l’operato degli avvocati locali a distanza. I consolati non hanno nemmeno la forza economica di essere presenti nelle prigioni, spesso situate lontane dai consolati”, spiega Anedda.

I casi pubblici

Il numero dei cittadini italiani che attualmente stanno scontando una pena in un carcere straniero è molto alto se si considera anche il numero delle persone, amici o familiari, che gravitano intorno al detenuto e che devono seguirne le vicende. Di questi, alcuni casi sono più noti alle cronache dei giornali, altri restano nel buio, spesso per volontà dei familiari che non vogliono esporre alla pubblica gogna i propri cari o che intendono tutelarsi da eventuali ritorsioni.

I casi

Enrico Forti, condannato nel 2000 negli Stati Uniti per omicidio, si è sempre proclamato innocente.

Angelo Falcone e Simone Nobili, due ragazzi che sono stati in carcere tre anni in India con l’accusa di traffico di stupefacenti, sono stati assolti nel 2009. Avevano firmato un documento di autoaccusa in lingua hindi.

Roberto Berardi, imprenditore di Latina, incarcerato in Guinea equatoriale, è stato liberato il 9 luglio del 2015. Dal carcere aveva inviato le foto delle torture subite in prigione.

Carmine Sciaudone in Indonesia

Filippo e Fabio Galassi in Guinea equatoriale

Cristian Provvisionato è stato bloccato in Mauritania dall’agosto 2015 per una presunta truffa informatica subita dal governo locale da alcune società che vendono software-spia. La madre  Doina Coman, il 22 aprile ha iniziato una marcia di 250 chilometri da Siena verso Roma sulla via Francigena per richiamare l’attenzione sul caso del ragazzo trattenuto. “Mio figlio è prigioniero in Mauritania da 20 mesi, il ministero degli Esteri deve fare qualcosa per riportarlo in Italia. Ha perso trenta chili e dal primo maggio scatta lo sciopero della fame. Lo stato si muova per evitare un altro caso Regeni. Un’ulteriore salma da riportare in patria”, ha raccontato ai microfoni della stampa prima di lasciare Siena.

 

Cosa aspetta Alfano a convocare l’Ambasciatore turco? Qualcuno gli ricordi che è LUI (purtroppo) il nostro Ministro degli Esteri! E se nessuno lo ha avvisato, ditegli che Gabriele Del Grande è CITTADINO ITALIANO ed è tenuto prigioniero!

 

Alfano

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Cosa aspetta Alfano a convocare l’Ambasciatore turco? Qualcuno gli ricordi che è LUI (purtroppo) il nostro Ministro degli Esteri! E se nessuno lo ha avvisato, ditegli che Gabriele Del Grande è CITTADINO ITALIANO ed è tenuto prigioniero!

 

Cosa aspetta Alfano a convocare l’Ambasciatore turco? #IoStoConGabriele

Gabriele Del Grande è in carcere in Turchia da 10 giorni. Non ha commesso nessun reato e nessun reato gli è contestato. Quando è stato fermato stava solo facendo il suo mestiere di documentarista e giornalista. Gabriele oggi ha iniziato lo sciopero della fame contro la sua ingiusta detenzione. Il Ministro degli Esteri Angelino Alfano cosa aspetta? Il MoVimento 5 Stelle chiede che sia convocato immediatamente l’Ambasciatore turco in Italia e che il Governo pretenda il rilascio immediato di Gabriele.

La ‘sinistra frou frou’ oggi si indigna e chiede la liberazione di Gabriele. Dov’era quando al Parlamento europeo denunciavamo le restrizioni delle libertà civili e la sistematica repressione messa in atto da Erdogan? Dov’era mentre Renzi metteva le mani nel portafoglio degli italiani per finanziare Erdogan tramite il vergognoso accordo sui migranti? Dov’era mentre noi chiedevamo con forza la sospensione formale dei negoziati e il blocco dei fondi europei di preadesione alla Turchia? In meno di venti anni, da quando Erdogan è salito al potere (diventa primo ministro nel 2003) fino al 2020, l’Europa ha già trasferito o promesso di stanziare alla Turchia 36,6 miliardi di euro. L’Italia dovrà sborsare 224,9 milioni solo per il barbaro accordosui migranti. Ma questo non basta: se Erdogan non otterrà anche l’esenzione dei visti per i cittadini turchi prevista da questo patto illegale (nonostante per anni la Turchia sia stata palesemente l’autostrada per decine di migliaia di jihadisti), minaccia apertamente di utilizzare di nuovo i flussi migratori per imporre la sua volontà a quest’Europa debole e codarda.

Il MoVimento 5 Stelle non cede ai ricatti: noi stiamo con Gabriele e con la sua denuncia dell’ipocrisia europea sull’immigrazione. Il suo documentario ‘Io sto con la sposa’ dovrebbe essere trasmesso in ogni scuola, così da far capire a tutti le tremende conseguenze del Regolamento di Dublino e dell’accordo sui migranti con la Turchia, e nei titoli di coda dovrebbe essere aggiunto un video con le scuse di tutti quei politici che hanno siglato questi vergognosi accordi.

tratto da: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/cosa-aspetta-alfano.html

 

Noi ve lo ripetiamo perchè avete la memoria corta e già ve lo siete dimenticato – 358 consulenze pubbliche per la moglie. Poltrona d’oro alle Poste al fratello. E poi cugini, cognati, amici: tutti sistemati! Che famiglia fortunata quella di Alfano!!

 

Alfano

 

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358 consulenze pubbliche per la moglie. Poltrona d’oro alle Poste al fratello. E poi cugini, cognati, amici: tutti sistemati! Ma lo scandalo viene oscurato dalla tragedia pugliese, i fatti di Nizza ed il fantagolpe in Turchia. Che famiglia fortunata quella di Alfano!! Ma noi vogliamo rompere le scatole e ricordarvelo!!

ma la fortuna degli Alfano è infinita. Ecco un aserie di fatti tragici che hanno oscurato lo scandalo del Ministro.

Ma a noi piace rompere le scatole e Ve lo ricordiamo!

358 consulenze pubbliche per la moglie. Poltrona d’oro alle Poste al fratello. E poi cugini, cognati, amici: tutti sistemati! Che famiglia fortunata quella di Alfano!!

…………….

358 CONSULENZE PUBBLICHE: LA MOGLIE DI ALFANO E’ LA NUOVA REGINA…

L’INVASIONE DEGLI ALFANOIDI – IL FRATELLO CHE FA CARRIERA ALLE POSTE NON E’ L’UNICO PARENTE “FORTUNATO” DEL MINISTRO DELL’INTERNO: LA MOGLIE, TIZIANA MICELI, HA INCASSATO LA BELLEZZA DI 358 CONSULENZE DALL’AGENZIA DI RISCOSSIONE SICILIANA. E POI CUGINI, COGNATI, AMICI: TUTTI SISTEMATI!

La rete di parenti, amici e amici degli amici di Angelino Alfano che lavorano e guadagnano con la pubblica amministrazione è praticamente infinita. Tutti i nomi, gli incarichi e i legami di parentela con il Ministro…

Filippo Ceccarelli e  Emanuele Lauria per “la Repubblica

Ah, la famiglia, la famiglia… Vuoi mettere il cerchio magico, il giglio magico e adesso addirittura il raggio magico a cinque stelle con la vecchia e cara famiglia democristiana?

Nella Sicilia di Alfano «’a famigghia». In questo senso ritrovarsi come figlio, fratello, marito, cognato e cugino, pure acquisito, niente meno che il ministro dell’Interno restituisce ai vincoli del sangue un’importanza che la post-politica sembrava aver messo in secondo piano. Errore.

Oltre al fratello scavezzacollo che fa carriera alle Poste (e non solo) con straordinaria facilità e anche per questo va a buscare ragguardevolissimi stipendi in un comparto dove migliaia di poveracci per lo più precari vivono mille difficoltà; oltre a un anziano padre che da Agrigento spinge e spinge una inaudita quantità di persone verso posti di lavoro con un’autorità da deus ex machina;

ecco che grazie agli odierni impicci per forza di eventi viene fuori, o meglio si ritorna a parlare anche della moglie del ministro-capopartito, Tiziana Miceli, avvocata civilista davvero di enorme successo presso varie pubbliche amministrazioni che con prolungata intensità si avvalgono del lavoro del suo studio, Rm-Associati, se è vero che dal 2008 al 2012 la Serit, agenzia di riscossione tasse dell’isola, ha affidato alla cura del suo ufficio la bellezza di 358 incarichi.

Con il che, come tutti i fenomeni di rilievo sociale e politico che riguardano il potere, la famiglia Alfano merita uno sguardo più attento. Per cui ci sono anche due bravi e fortunati cugini di Angelino, anzi tre. Antonio e Giuseppe Sciumè sono nel ramo ferroviario, l’uno dirigente della Rfi, Rete ferroviaria italiana e l’altro alla Blue ferries; mentre un’altra cugina, già insegnante, Viviana Buscaglia, ha proiettato i suoi interessi nella protezione ambientale e adesso lavora all’Arpa regionale.

Nella ricostruzione della rete parentale, nella capitale come in Sicilia, gli alfanologi inseriscono anche il capo della segreteria del ministro, Roberto Rametta; e se l’attuale capo dell’ufficio statistiche del ministero della Giustizia, Fabio Bartolomei, è amico d’infanzia di Angelino, che proprio a via Arenula ha lavorato in era berlusconiana, un altro storico collaboratore di cui si legge anche in questi giorni, Aldo Piazza, è stato sindaco di Agrigento.

D’altra parte, l’attuale presidente del consiglio comunale, Daniela Catalano, è sposata con un cugino della moglie di Angelino, l’avvocato Giancarlo Noto. Così come un altro che figura nelle carte della Procura che stanno procurando dei guai al ministro, e cioè Davide Tedesco, è anche lui parente, per l’esattezza cognato, ti spiegano con la dovuta sottigliezza, ma del deputato regionale alfaniano Enzo Fontana.

Sembra dunque di essere ritornati ai tempi in cui, alla metà degli anni 70, fiorì una particolare pubblicistica a base di mappe, relazioni e intrecci parentali che in teoria dovevano documentare l’occupazione del potere, ma che in pratica, specie nel Mezzogiorno, gli stessi democristiani accoglievano con serena soddisfazione, essendo semmai il loro più serio cruccio quello di non poter accontentare o sistemare «nemmeno» i parenti.

Residuale o meno che sia, questa concezione del comando che dalla dinastia dei Gava — studiati anche da sociologi inglesi in cerca di conferme del «familismo amorale» — arriva fino ai nostri giorni con il «partito-famiglia » di Mastella, sembra rivivere nell’anno 2016 nella Gens alfaniana come una sorta di riadattamento clanico o tribale rispetto al nuovo paesaggio ormai privo di partiti.

Tutto naturalmente ha comunque le sue ragioni, anche personali, oltre che democristiane. In origine, ti spiegano, c’è papà Alfanone, a nome Angelo, già assessore e vicesindaco che vistosi chiuso dal triangolo Trincanato- Mannino-Sciangula, punta tutto sul promettente figlio, che non a caso si chiama quasi come lui: quindi gli trasmette la passione, lo manda a studiare alla Cattolica (come Fanfani e De Mita) e al momento buono gli passa i suoi voti.

Giovanissimo, Angelino viene eletto: prima alla Provincia, poi in regione. Così lo comunica a casa: «Mamma, vado a fare l’onorevole ». Così titolano i giornali (e lui conserva il ritaglio). Ah, quanti equivoci si tira appresso la famiglia!

tratto da DAGOSPIA.COM

Alfano: i parenti non finiscono mai. Dopo il fratello, spuntano pure i cugini…

Alfano

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Alfano: i parenti non finiscono mai. Dopo il fratello, spuntano pure i cugini…

da: sicilialivepalermo.it

 

I parenti di Angelino Alfano non finiscono mai, dopo il fratello alle Poste, i cugini alle Ferrovie. E davvero non c’è niente di male ad avere familiari sparsi un po’ ovunque, nei posti che contano e che danno diritto a sfolgoranti carriere con relativi stipendi. Si tratta, evidentemente, di fortunate coincidenze che nulla hanno a che vedere col ruolo pubblico del potente ministro. Non solo Alessandro, dunque, ecco gli altri.

Dopo il fratello, i cugini
Della famiglia di Alfano, torna oggi a occuparsi il ‘Fatto Quotidiano’ con una pagina di Daniele Martini. “E poi dicono che i partiti non contano più nulla – si legge -. Alle Fs quando c’è da mettere il turbo alla carriera di qualcuno fidato, i partiti contano eccome. Ecco due storie esemplari: la sagra siciliana dei fratelli Sciumè, cugini del ministro degli Esteri Angelino Alfano, e il volo del renziano Carmine Zappacosta”. Tralasciando per un attimo Zappacosta, chi sono gli ‘illustri’ cugini?

Una saga di famiglia
“Nelle Fs siciliane – scrive il ‘Fatto’ – la saga degli Sciumè è la dimostrazione che la famiglia Alfano le aziende di Stato le ha nel sangue. Non solo le Poste dove il fratello del ministro, Alessandro, fu assunto nel 2013 dopo un frettoloso esame del curriculum su Linkedin e dove ora riceve uno stipendio di duecentomila euro (…). Alle Fs l’influenza di Alfano si manifesta anche attraverso un signore legatissmo alla Cisl locale, Carmelo Rogolino, considerato da quelle parti più che fedele agli Alfano, quasi uno di famiglia. Rogolino affianca i due Sciumè. A Messina c’è Giuseppe Sciumè, ingegnere, che alle Fs era stato assunto come assistente di Dario Lo Bosco, presidente di Rfi-Rete ferroviaria italiana fino all’autunno del 2015, quando dovette dimettersi dopo che lo avevano arrestato per una storia di appalti ferroviari e corruzione. Sciumè ora è amministratore di Bluferries, la società navale delle Fs per i traghetti tra Reggio Calabria e Messina, mentre Rogolino dirige invece la navigazione targata Rfi: in pratica tutto il movimento di passeggeri auto e camion sullo Stretto, in concorrenza con i privati di Caronte & Tourist, è in mano alla famiglia Alfano”.

“A Palermo, Rogolino è direttore territoriale delle Fs, mentre Antonio Sciumè, dopo una raffica di promozioni, è diventato capo del settore armamento e quindi deve occuparsi della manutenzione e degli investimenti sui binari”, scrive ‘Il Fatto’.

Con Matteo nel cuore.
L’articolo descrive, dunque, anche “il volo del renziano Carmine Zappacosta, compiuto in scioltezza, con la bandiera del Pd in mano e Renzi nel cuore. La storia di quest’ultimo sembra una favola, quattro anni fa era un precario, ora è l’amministratore delegato di Italcertifer, azienda Fs di piccole dimensioni, ma di notevole importanza (…). Fino alla nomina, Zappacosta era anche un politico responsabile dei trasporti del Pd toscano in quota Renzi ed esponente della segreteria regionale (…). Parlando con Il Fatto, Zappacosta esclude tassativamente che tra la sua fulminante carriera e la politica possa esserci una qualche relazione, rimanda al suo curriculum di ingegnere e dice di essere stato scelto in una rosa di 72. Tutti sanno, però, che nelle nomine Fs i partiti di destra, sinistra e centro hanno sempre messo becco, sia quando amministratore era Mauro Moretti, sia ora che c’è un suo emulo, il renzianissimo Renato Mazzoncini”.