Un anno fa moriva Sergio Marchionne – L’altro volto del menager di cui oggi nessuno parla? Ce lo racconta un operaio della Maserati… Perchè non è che se muori, diventi automaticamente un santo…!

 

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Un anno fa moriva Sergio Marchionne – L’altro volto del menager di cui oggi nessuno parla? Ce lo racconta un operaio della Maserati… Perchè non è che se muori, diventi automaticamente un santo…!

 

L’altro volto di Marchionne: il racconto di un operaio della Maserati

Se subito dopo la morte in molti hanno lodato le indubbie capacità manageriali di Sergio Marchionne, c’è anche un altro lato, quello degli operai, da ascoltare con attenzione

In molti, subito dopo la morte, avvenuta il 25 luglio del 2018,  hanno sottolineato le indubbie capacità manageriali di Marchionne, del suo salvataggio della Fiat e della nascita della Fca, che ha dato un volto internazionale allo storico marchio italiano.

Ma questa trasformazione ha comportato una grande durezza sia nei rapporti dei lavoratori che con i sindacati, ben raccontata in questa lettera di un operaio della Maserati, pubblicata su InfoAut, che riportiamo: 

“Lavoro alla Maserati di Grugliasco Torino, ex officina Bertone, annessa dalla Fiat per produrre la nuova vettura. Ci lavorano circa 1000 operai su due turni (per adesso). Nel turno di notte ci sono pochi operai per recuperare qualche vettura e mettere a posto le postazioni e i magazzini. Si producono 35 vetture al giorno, ma molto probabilmente la produzione è destinata a salire fino a 50 vetture per turno.
Le condizioni lavorative sono da caserma, per noi della logistica (riforniamo le linee di produzione con il materiale) i carichi di lavoro sono a dir poco asfissianti. Nel turno di lavoro non si smette mai di lavorare, non esistono tempi morti, ci sono tre pause di 10 minuti, ma la gran parte degli operai della logistica le sfrutta per mettere a posto le postazioni per non rimanere indietro quando riparte la produzione. C’è mezzora di pausa mensa, ma tra lavarsi le mani, raggiungere la mensa e la lunga coda per prendere il vassoio e farsi servire dagli addetti… ci si gioca la metà del tempo, quindi si mangia di corsa. I primi tempi ho visto anche operai che iniziavano a mangiare in piedi prima di sistemarsi nei tavoli.
Varcato il cancello, prima di entrare in officina, hanno messo un tabellone digitale dove c’è scritta la data dell’ultimo infortunio (che se non erro è dicembre 2012) e sotto la data corrente con il numero zero _infortuni_, però anche lì ci sono forzature da parte dei capi e direttori sugli operai. In pratica, chi si fa male non deve denunciare l’infortunio, altrimenti finisce in cassa integrazione. Per l’azienda quel tabellone deve rimanere sullo zero per la bella figura del marchio FIAT.
In officina, durante le ore lavorative ci sono parecchie visite esterne di gentaglia vestita come manichini che osserva le lavorazioni e ci sono tantissime riunioni tra capi capetti ecc. ecc. per far funzionare meglio la lavorazione del prodotto.
Sono stato addetto alla meccanica. Il personale è carente e andando alla velocità’ che vogliono loro si rischiava di farsi male o, peggio, di far male a qualcuno. I capi fanno pressione per andare più veloce, per non rischiare di fermare la produzione. Praticamente, uscendo dal magazzino, per entrare in officina, bisogna attraversare una strada dove passano tir e furgoni che hanno lo stop, ma che raramente osservano: si rischia spesso di esser investiti. Ci sarebbe bisogno di semafori, ma, a quanto pare, l’azienda non vuole affrontare questa spesa, per il momento, sostiene che ci sono altre priorità! Quali, se l’azienda fa tanta pubblicità sia con il tabellone elettronico e sulle continue raccomandazioni per evitare gli infortuni?! Tutta ipocrisia! Esiste una vera e propria contraddizione: se si va a 6 chilometri orari sei a norma ma fermi la produzione, mentre se vai a 12 km orari non sei più a norma e superi la velocità consentita in officina, quello che fanno tutti, per non rischiare di fermare e prendere richiami dai capi.
Non esistono organizzazioni sindacali che si occupano veramente delle nostre condizioni. Fim Uil e Fismic sono latitanti e la Fiom che, aveva la maggioranza dei consensi, anzi praticamente erano tutti iscritti alla Fiom, è stata sfrattata; con essa sono rimasti fuori i delegati e molti operai loro simpatizzanti. D’altronde, la stessa Fiom, quando era presente in fabbrica, non ha mai portato avanti forme reali di lotta.
Molti operai sono rientrati dopo 10 anni di cassa integrazione, in officina ci sono molti operai e capi di Mirafiori che sostituiscono quelli del ex Bertone.
Questo è il sistema e il metodo Marchionne degli stabilimenti Fiat in Italia e all’estero. Chi si ribella veramente, chi fa mutua o va in infortunio dopo che si è fatto male lavorando, viene parcheggiato in cassa integrazione a disposizione dell’azienda per un eventuale prossima chiamata per rientrare a lavorare”.

 

fonte: https://www.globalist.it/news/2018/07/24/l-altro-volto-di-marchionne-il-racconto-di-un-operaio-della-maserati-2028432.html

Smurtfit Kappa di Anzio: un altro operaio sacrificato all’altare del dio profitto – Un giovane 22enne morto sul lavoro, di cui i media, che notoriamente non amano dare dispiaceri alle multinazionali, non hanno detto niente…!

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Smurtfit Kappa di Anzio: un altro operaio sacrificato all’altare del dio profitto – Un giovane 22enne morto sul lavoro, di cui i media, che notoriamente non amano dare dispiaceri alle multinazionali, non hanno detto niente…!

Smurtfit Kappa di Anzio: un altro operaio ucciso dal profitto

Alla lunga lista di omicidi sul lavoro, sabato 23 febbraio si è aggiunto Marian Robert Neacsu operaio di 22 anni, dipendente della cooperativa Lazio Nord addetta alla manutenzione degli impianti dello stabilimento Smurfit Kappa di Anzio. La Smurtfit è una multinazionale che produce prevalentemente imballaggi e cartoni.

Marian Robert Neacsu stava lavorando assieme ad altri lavoratori della Lazio Nord allo svuotamento di un cassone con materiale di risulta verso un cestello più piccolo con l’ausilio di un “muletto” manovrato da un collega. Dalle prime ricostruzioni sembra che sia stato investito dal cestello, forse in seguito ad un colpo di vento che in quella giornata soffiava forte e sia rovinato a terra travolto dal cassone e dal materiale.

Nei prossimi giorni sapremo se Marian Robert Neacsu e i suoi colleghi erano stati muniti dei dispositivi di sicurezza individuali. Quali criteri di sicurezza erano stati adottati dalla Smurtfit e dalla Lazio Nord. Perché, nonostante la legge lo vieti, si movimentavano cestelli alla presenza di raffiche di vento superiori ai 7 metri il secondo?

In questa tragedia non c’è casualità, con tutta probabilità se Smurfit Kappa e la Lazio Nord avessero rispettato la vita e l’incolumità di Marian e di quanti lavorano nello stabilimento, oggi non saremmo qui a piangere l’ennesimo lavoratore che non ha fatto ritorno a casa.

I dati e le cronache confermano che laddove c’è un morto o un ferito sul lavoro, c’è un’azienda che ha risparmiato sulla sicurezza, che ha imposto ritmi e condizioni di lavoro che mettono in pericolo i lavoratori.

Sempre più spesso si tratta di lavoratori precari, di aziende e cooperative con appalti ribassati, cui sono affidati lavori pericolosi o poco redditizi, come la manutenzione.

E’ tempo di alzare la testa e rispondere a questa che ha assunto i numeri di una guerra a bassa intensità, che se da un lato vede le aziende fare risparmi e profitti, dall’altra ogni anno si contano centinaia di lavoratori uccisi, intossicati e feriti a volte irrimediabilmente.

Respingiamo con forza le ipocrisie di una classe dirigente politica, sindacale e industriale che ha sostenuto con leggi, accordi e con l’applicazione delle indicazioni dell’UE, il peggioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori.

 

fonte: http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2019/02/25/smurtfit-kappa-di-anzio-un-altro-operaio-ucciso-dal-profitto-0112766?fbclid=IwAR3lAyMs5ycy_blc5G3d6VTzng-oVIL_AcrGyihaLad2yp9VlWOTNR6acvM

Nel ’47 un operaio guadagnava 1/3 dello stipendio di un politico. Oggi 1/13… Vi sembra normale?

 

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Nel ’47 un operaio guadagnava 1/3 dello stipendio di un politico. Oggi 1/13… Vi sembra normale?

 

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

Certo, il Paese era nettamente più povero, ma sicuramente più equilibrato rispetto allo stato delle cose attuale. Un operaio di terzo livello guadagnava qualcosa come 13 mila lire al mese, un terzo di un deputato. Mentre 70 anni dopo, come dimostra la tabella elaborata dall’Espresso, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte di più di un impiegato e 13 più di una tuta blu.

Nel primo dopoguerra, il fatto che i parlamentari ricevessero un compenso per il loro operato era considerato una garanzia di indipendenza e democrazia. In questo modo anche i meno abbienti potevano partecipare alla vita politica. Ma vista la drammatica situazione in cui versava il Paese, nel 1946 la somma fu fissata alla modesta cifra di 25 mila lire al mese. L’aumento repentino dell’inflazione, però, fu tale che in pochi mesi lo stipendio toccò quota 50mila lire.

“La prima legge sul tema, varata nell’estate 1948 dal governo De Gasperi – racconta l’Espresso – è figlia di questa mentalità che allora ispirava la giovane e fragile democrazia italiana: ‘Ai membri del Parlamento è corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano’. Tradotto ai giorni nostri: 1.230 euro fissi più un gettone da 100 euro scarsi al giorno (5mila lire) legato alla presenza effettiva. Togliendo fine settimana più i lunedì e i venerdì, in cui le convocazioni sono rare, non più 2.500 euro al mese dunque”.

L’aria cambiò nettamente a partire dal 1955, quando il governo Segni emanò la legge sulle “Disposizioni per le concessioni di viaggio sulle ferrovie dello Stato”. “Un privilegio al quale, col passare del tempo si sarebbero aggiunti una innumerevole serie di altri benefit – molti ancora esistenti – dai biglietti aerei alla telefonia fissa (e poi mobile), dalle tessere autostradali agli sconti sui trasporti marittimi. E così nel 1963, in appena 15 anni, grazie ai bassi salari che furono alla base del miracolo economico, col suo mezzo milione al mese un parlamentare era già arrivato già a guadagnare il quintuplo di un impiegato (il cui salario si aggirava sulle 100 mila lire) e otto volte più di un operaio(poco sopra le 60 mila lire)”.

L’esplosione dei redditi dei nostri rappresentanti avvenne nel 1965, con presidente del Consiglio Aldo Moro e vicepresidente il socialista Pietro Nenni. Lo stipendio veniva infatti agganciato a quello dei presidenti di sezione della Cassazione (con imposta pari al solo 40%) e fu istituita per la prima volta la diaria (esentasse) per il rimborso delle spese di soggiorno nella capitale di 120 mila lire (1.250 euro di oggi)che, siccome la legge non lo specificava, fu accordata anche per chi risiedeva a Roma ed è così ancora oggi, sia pure con qualche modifica.

Un deciso “passo avanti” ci fu anche col governo Craxi e il taglio della scala mobile. È l’inizio della fine. Da allora sono passati circa 30 anni e il valore della busta paga dei politici è raddoppiato. Dai corrispettivi 7 mila euro degli anni ‘80, siamo giunti agli attuali 14 mila euro mensili, mentre lo stipendio medio di un impiegato ai giorni nostri è di 1.500 euro al mese e quello di un metalmeccanico non è mai cresciuto, restando intorno ai 1.110/1.200 euro al mese.

E non è tutto: ogni mese lo Stato spende quasi 8 milioni di euro per i vitalizi dei politici, tra cui quelli condannati. Per questo Riparte il futuro ha lanciato la campagna #stopvitalizio.Un condannato per mafia riceve ogni mese circa 4 mila euro. E se quel che guadagna un normale politico è incredibilmente eccessivo, questo è invece inaccettabile. Per questo bisogna essere sempre di più a pretendere che questa assurda pratica termini.

 

fonte: https://www.riparteilfuturo.it/blog/articoli/nel-1947-un-operaio-guadagnava-un-terzo-dello-stipendio-di-un-politico-oggi-ne-guadagna-un-tredicesimo

Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria …Cara Elsa, C’HAI PURE QUESTO SULLA COSCIENZA…!

 

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Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria …Cara Elsa, C’HAI PURE QUESTO SULLA COSCIENZA…!

Milano. Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria

Ennesimo incidente sul lavoro. Sembrerebbe una notizia di cui non occuparsi più, tante ne dobbiamo registrare (circa tre morti al giorni, più una decina di feriti, quando va bene).

Ma in quello che è avvenuto stamattina a Milano, a Palazzo Reale, c’è quel dettaglio in più che ha costretto molte testate ad occuparsene: l’operaio aveva 70 anni.

La vergogna mostruosa della normativa sul lavoro e la pensione, in questo paese, lo registra come “libero professionista e titolare di una ditta individuale”. Una partita Iva, insomma, per poter continuare a lavorare visto che la pensione non può bastare.

A questa giovane età l’operaio ballava su una scala a cinque metri d’altezza, durante gli ultimi lavori di allestimento della mostra dedicata ad Agostino Bonalumi.

Attendiamo con pazienza che l’ex ministro Elsa Fornero sia chiamata in qualche trasmissione televisiva a spiegare che, in fondo, è giusto così, che i conti dello stato ne trarranno giovamento (con la morte cessa anche l’erogazione di quella miseria di pensione), magari mostrando una lacrima tra un ditino alzato e un sorrisetto sprezzante.

 

fonte: http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2018/07/09/milano-morire-a-70-anni-facendo-loperaio-appeso-in-aria-0105713

Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

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Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

Lo sfogo di un operaio Fincantieri: “Siete delle merde, ci state uccidendo” (…) –
“Io ho un mutuo, due figli, questo mese ho da pagare l’amministrazione, la mensa dei bambini, il dentista – che è diventato un optional per noi operai, far curare i nostri figli – e ho guadagnato 810 euro… 810 euro! Io devo mandare avanti la famiglia, ma no mandare avanti la famiglia, perché anche il mangiare è diventato un optional per noi.”

“Per andare a fare la spesa, dobbiamo fare i salti mortali, dobbiamo inventarci come dar da mangiare ai nostri figli. Prima ho sentito parlare di benzina: la benzina per noi non serve più a niente, andiamo a piedi, non possiamo permettercela, è da ricchi anche la benzina.”

“Lo vedete, Quel signore, quel ragazzo di Bologna che si è dato fuoco davanti all’agenzia delle entrate, non è che lo ha fatto perché… LO HA FATTO PERCHE’ GLI STATE MANGIANDO IL CUORE, PERCHE’ SIETE DELLE MERDE! SIETE DEGLI ASSASSINI! CI STATE UCCIDENDO!!! SIETE DELLE MERDE TUTTI! TUTTI!!! TUTTI I POLITICI, TUTTI QUANTI! NON AVETE DIGNITA’, PENSATE SOLO A VOI! PENSATE SOLO A VIVERE VOI, IO HO IL PROBLEMA DI MANGIARE! ASSASSINI! SIETE DEGLI ASSASSINI!”