Il Milan acquistato da un improbabile Cinese con 740 milioni provenienti dalle Caiman? I malpensanti: “saranno mica i fondi neri di Berlusconi che rientrano puliti da una testa di legno?” Ma Milena Gabanelli smentisce… ma non troppo… Anzi… Guardate il video, non ve ne pentirete.

Milan

 

 

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Il Milan acquistato da un improbabile Cinese con 740 milioni provenienti dalle Caiman? I malpensanti: “saranno mica i fondi neri di Berlusconi che rientrano puliti da una testa di legno?” Ma Milena Gabanelli smentisce… ma non troppo… Anzi… Guardate il video, non ve ne pentirete.

Formidabile la chiosa a fine video della Gabanelli: …a Milano i soldi che dovevano arrivare sono arrivato, non vorremo ancora continuare a chiederci di chi sono…? …Il tutto con un sorriso che rivela tutto quello che c’è dietro e che non si può dire…

QUI il video della Gabanelli – assolutamente da non perdere – col commento di Gianluca Paragone.

La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota

Di Milena Gabanelli

La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota

L’ordine è arrivato dal tribunale del distretto di Futian: «Vendete all’asta il 2 febbraio» (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche.
Pochi giorni fa, inoltre, la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha comunicato l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding che si chiama «Shenzhen Jie Ande»: ha tenuto nascoste per mesi la sentenza e l’insolvenza.
IL DOCUMENTO+
Il Milan e la cassaforte vuota

In sostanza, mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere residente dal ’94 a Hong Kong chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi. Ma molto riservato. La sua credibilità, storia e consistenza patrimoniale l’ha riassunta in un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, anche di recente, senza modifiche. Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande.

Occhio alle date: quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Parte immediato il ricorso della holding Jie Ande. Intanto a Milano, il 13 aprile 2017, il cinese di Hong Kong chiude con Fininvest (600 milioni di plusvalenza consolidata) l’acquisto da 740 milioni del Milan, dopo aver fatto «girare» centinaia di milioni off-shore e con un prestito da 300 milioni (a tassi fino all’11% con scadenza 15 ottobre prossimo) del fondo americano Elliott.
Le credenziali? Tutto ok

A metà maggio, dall’altra parte del mondo, il tribunale respinge il ricorso della holding di Li (gestita da un prestanome) confermando la vendita coattiva a favore della Banca Jiangsu. A default conclamato a Shenzhen, il nuovo proprietario del Milan presenta a giugno in Lega Calcio le credenziali su onorabilità e solidità. Tutto a posto. Il Milan è iscritto al campionato, e parte una faraonica campagna acquisti da 200 milioni.

Chiesta la liquidazione per bancarotta

Sotto Natale, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio l’asta di giudiziale. Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande. Nel frattempo dall’Italia lo avvisano delle notizie di presunte inchieste per riciclaggio, poi smentite, sulla compravendita del Milan. Li rompe il silenzio e garantisce che tutto si è svolto «con la massima trasparenza, regolarità e correttezza». A Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu. A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso «i soldi sono arrivati» e Li «ha rispettato tutti gli impegni».

L’operazione impossibile

«Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l’operazione», scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia. Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato? E può un oscuro finanziere, sconosciuto in Cina e altrove, che mai si è occupato di calcio neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi “gioielli” una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in un’operazione da un miliardo (campagna acquisti e aumenti di capitali compresi)? Non bisogna essere un banchiere della Rothschild per rispondere che non e’ possibile. Eppure lui ce l’ha fatta, con la Rothschild come consulente. E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlusconi.

I tre volti di Mister Li

A questo punto i casi sono tre: 1) Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i debiti perché è distratto; 2) Ha fregato tutti ed è un mitomane; 3) Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi; 4) l’importante è che il Milan non finisca su Taobao.

Fonte e video orifinale: QUI

Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

 

Gianluigi Paragone

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Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

Con la caduta di Marine Le Pen la casta ha portato a casa una importante vittoria, ma non ha vinto la guerra.

Il risultato delle elezioni in Germania ne è la dimostrazione: la Merkel non avrà la maggioranza, mentre i “populisti” dell’AFD hanno ottenuto ben 80 (partendo da zero).

Le prossime votazioni saranno, preparatevi, in Italia e l’establishment ha paura del voto dei cittadiniperché potrebbe riservarci grandi sorprese: “Ne vedremo delle belle”, commenta Gianluigi Paragone nel suo videocommento di oggi su Facebook, che riportiamo di seguito:

“Quando non hanno voglia di ascoltare è inutile parlare perché i commenti del giorno dopo sono inutili, tanto loro sanno già che cosa vogliono, sanno tutto, sono i retori illuminati, sono coloro che detengono le verità.

E poi si stupiscono ‘ah ma cos’è successo in Germania’. E’ successo quello che era già successo altrove, poi però come la coperta di Linus hanno utilizzato le elezioni francesi per dire ‘scampato pericolo, la Le Pen non c’è più’.

Peccato che in Francia non avevano preso in considerazione il vero dato politico, che era l’astensionismo, cosa che non si è verificata in Germania.

E non si verificherà in Italia, se lo mettano bene in testa.

Al netto di tutti i voti delle primarie o di come scegliere il candidato, conteremo i voti al momento delle elezioni. Ecco perché hanno paura di farci votare, hanno paura che il popolo si possa esprimere liberamente.

Allora io penso che in Italia ci sia una gran voglia di partecipazione, non ci sarà un astensionismo alto, ecco perché hanno paura di queste elezioni. Ecco perché hanno anche paura di coloro che si pongono anche al di fuori di questo verbo dominante. Non faccio riferimenti a partiti, movimenti, tanto chi vuole sapere già sa.

Io so che ci sono tanti cittadini che hanno voglia di votare, hanno voglia di far vedere, di far pesare la loro idea diversa di paese, la loro idea diversa di politica.

Ecco perché non vedo l’ora di andare a votare, ecco perché non vedo l’ora di vedere realmente una campagna elettorale in cui da una parte ci saranno i burattini delle élite e dall’altra parte ci saranno coloro che, con un pensiero politico diverso, si oppongono alle élite.

Ne vedremo delle belle.”

Ecco il video QUI

 

Gianluigi Paragone, l’accusa durissima a Mattarella: “Parla dei migranti, dimentica Marco e Gloria”

 

Paragone

 

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Gianluigi Paragone, l’accusa durissima a Mattarella: “Parla dei migranti, dimentica Marco e Gloria”

Purtroppo la retorica ha colpito ancora. L’ anniversario della tragedia di Marcinelle è stato il pretesto per reiterare la ormai consumata lezioncina morale sull’ immigrazione verso l’ Italia. Purtroppo ci sono cascati tutti. Compreso il capo dello Stato. Nessuno lo esclude, a Marcinelle gli immigrati eravamo noi, noi che speravamo di trovare un lavoro in un Paese diverso dove l’ economia reale era – con tutte le sue dinamiche, anche di sfruttamento – il pistone in progressivo movimento.

L’ immigrazione era la ricerca di un posto di lavoro non difficile da trovare, anche a costo di lavorare in miniera. (Faccio sommessamente notare che anche in Italia ci sono miniere e minatori che pur di tenersi quello schifoso lavoro hanno persino occupato il loro presidio: ne ho conosciuti nel Sulcis.

Alla faccia di chi continua a raccontare che gli italiani e specificamente i giovani non vogliono più fare certi lavori. Come in tutte le cose, ci sono giovani lavativi esattamente come ci sono imprenditori parassiti; e di contro ci sono giovani che accettano lunghe gavette perché vedono imprenditori maestri che spengono la luce per ultimi. Aggiungerei che se i giovani non vogliono più fare certi lavori è perché i loro genitori li hanno viziati scansandoli da fatiche e responsabilità).

Marcinelle era una dura terra di riscatto. Come tante città estere oggi, non meno dura alba del terzo millennio, sono un eldorado di speranza. Due giovani architetti di nome Gloria e Marco, lo scorso giugno, morivano intrappolati dentro una miniera sociale – perché all’ incirca così hanno definito il Grenfell Tower gli stessi inglesi – nella periferia di Londra, metropoli dove avevano trovato quella dignità professionale che l’ Italia non aveva saputo dare loro.

Nella memoria di Marcinelle, il Capo dello Stato avrebbe dovuto rimarcare il ricordo ormai spento di Gloria e di Marco: ha preferito invece la facile retorica sull’ immigrazione. Lo ha fatto per distrazione e per leggerezza, perché questa classe politica è la stessa che consente la permanenza al ministero del Lavoro il signor Giuliano Poletti che si permise di offendere una massa di giovani, per lo più con diplomi specializzati o lauree pesanti, costretta a lasciare l’ Italia perché i recenti governi (Poletti è ministro di Gentiloni tanto quanto lo è stato di Matteo Renzi) non sblocca il lavoro. La permanenza di Poletti al ministero offende la memoria di Gloria, di Marco e indirettamente dei minatori di Marcinelle.
Ecco perché è più facile far suonare nel jukebox i soliti dischi. Solo retorica, null’ altro. Una retorica finalizzata a sminuire le tesi politiche degli altri, tesi improntate sul rigore e sulla fermezza.

Una retorica incapace di produrre alcun risultato politico reale e il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Una retorica che ha prodotto un saldo di scolarizzazione tutto a svantaggio dell’ Italia, visto che nell’ intero arco dell’ anno 2016 ben 285mila italiani, prevalentemente giovani, sono partiti per l’ estero in cerca di opportunità, e di contro – sempre dati ufficiali alla mano – migliaia di giovani immigrati sono arrivati sulle nostre coste, di cui la metà ha una scolarizzazione medio-bassa. Mi direte: anche sessant’ anni fa e passa emigravano italiani con bassa scolarizzazione, ma quell’ emigrazione si agganciava a una economia reale che girava. In Italia, l’ emigrazione dei nostri giovani (dati da immediato dopoguerra, quando erano circa 300mila l’ anno) dimostra che l’ economia reale non gira più, che il lavoro è bloccato.
Ed è per questo che prima salta il sistema sociale e poi alla gente comune… saltano i nervi. di Gianluigi Paragone

via L’Onesto

Quando Paragone sfidò Renzi: “Vieni in tv e spiegaci perché il tuo Pd ha respinto la proposta M5s di sospendere l’indennità ai parlamentari arrestati. SPIEGACI PERCHÈ GLI ONOREVOLI IN GALERA DEVONO GUADAGNARE 18MILA EURO AL MESE” !! …E qualcuno si meraviglia che hanno chiuso La Gabbia?

Paragone

 

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Quando Paragone sfidò Renzi: “Vieni in tv e spiegaci perché il tuo Pd ha respinto la proposta M5s di sospendere l’indennità ai parlamentari arrestati. SPIEGACI PERCHÈ GLI ONOREVOLI IN GALERA DEVONO GUADAGNARE 18MILA EURO AL MESE” !! …E qualcuno si meraviglia che hanno chiuso La Gabbia?

 

di Gianluigi Paragone (Facebook)

Ora Matteo Renzi spieghi perché il suo Pd (assieme a Forza Italia, Nuovo centrodestra e altri) ha respinto la proposta del Movimento 5 stelle di sospendere temporaneamente l’indennità ai parlamentari arrestati. Si trattava di una sospensione temporanea. Tra l’altro giustificata dal fatto che se uno non lavora in aula (se è agli arresti…) non è giustificata l’indennità. Non solo.

Bisogna smetterla col fatto che i politici abbiano una busta paga sempre ballerina quando si tratta di rispondere alla domanda: ma quanto guadagni? Perché non basta la remunerazione in senso stretto, ci sono altre voci allegati che compongono l’emolumento totale che vengono sempre sottaciute o balbettate. Basta, no? Nel caso specifico dei parlamentari arrestati già siamo in presenza di un “tradimento politico”, ora si aggiunge la beffa delle indennità corrisposte. Ma corrisposte per fare cosa? Per fare gli interessi della collettività o per fare interessi particolari?

Perché allora questa proposta di buon senso etico – non è una parolaccia, cari politici… – è stata bocciata? Spiegatelo guardando in faccia i vostri elettori. Poteva essere un segnale di rottura rispetto all’idea di casta. Questo non è un pessimo esempio. Un pessimo andazzo.

Il Senatore Razzi lo va dicendo da tempo: “fatevi i cazzi vostri” …Il giornalista Paragone non lo sta a sentire, fa troppe denunce scomode e gli censurano il programma “La Gabbia” …Siamo in Italia, Signori, fatevi i cazzi vostri, soprattutto se siete giornalisti…!!!

 

Paragone

 

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Il Senatore Razzi lo va dicendo da tempo: “fatevi i cazzi vostri” …Il giornalista Paragone non lo sta a sentire, fa troppe denunce scomode e gli censurano il programma “La Gabbia” …Siamo in Italia, Signori, fatevi i cazzi vostri, soprattutto se siete giornalisti…!!!

Clamoroso! La7 chiude La Gabbia di Paragone: troppe denunce scomode?

Il giornalista ha riunito la redazione e spiegato che il programma non avrà un’altra stagione. La decisione a poche settimane dall’arrivo del nuovo direttore della rete di Redazione

Roma. Stasera andrà in onda l’ultima puntata de La Gabbia, il programma condotto su La7 da Gianluigi Paragone. Nel pomeriggio, il giornalista ha riunito la sua redazione e spiegato che la trasmissione non avrà una nuova stagione. La decisione giunge a poche settimane dall’arrivo di Andrea Salerno, ex direttore editoriale di Fandango ed ex autore di Gazebo, alla guida della televisione di proprietà di Urbano Cairo. Il nuovo direttore de La7 non ha mai apprezzato lo stile de La Gabbia.

#La Gabbia’, noto programma su La7, ha chiuso i battenti. L’ultima puntata, però, è stata diversa dalle altre perché il conduttore, Gianluigi Paragone, ha voluto dare spazio a un tema scomodo, ovvero la pornografia ai tempi del web. Sono stati mandati in onda anche parti di filmati a luci rosse. In studio, ad esprimere il loro parere sull’argomento, la presentatrice e giornalista Susanna Messaggio e l’attrice a luci rosse #Malena. Le due hanno visioni differenti e sono state protagoniste di un’animata discussione. L’obiettivo della puntata era mettere in risalto come ai tempi di Internet è semplice reperire contenuti ‘spinti’.

Il battibecco tra Susanna Messaggio e Malena

L’ultima puntata de ‘La Gabbia’ è stata a dir poco vivace per diverse ragioni: il tema trattato e il siparietto tra Susanna Messaggio e Malena.

Quest’ultima ha detto di essere rimasta impressionata quando si è resa conto che ragazzini e bambini la conoscono non tanto per la sua partecipazione all’Isola dei Famosi quanto per la sua nuova professione. Secondo lei, grazie alla Rete, i bimbi di oggi osservano contenuti ‘spinti’ prima rispetto ai giovani del passato. L’attrice ha affermato che ci sono bimbi di otto anni che sanno perfettamente che tipo di lavoro svolge. Sebbene Malena pensi che non ci sia nulla di male nella sua professione, ritiene che i bimbi non debbano vedere filmati a luci rosse. Susanna Messaggio, davanti alle parole di Malena, si è indignata ed ha affermato una donna vera non fa una scelta simile a quella della collaboratrice di Siffredi. La giornalista ritiene che Malena abbia problemi di affettività perché altrimenti non svolgerebbe una professione del genere.

Video ‘piccanti’ diffusi dopo la mezzanotte

Susanna Messaggio si è chiesta, durante l’ultima puntata de ‘La Gabbia’, che tipo di mestiere è quello di Malena, ex dem che ha lasciato la politica per diventare una star del cinema a luci rosse. Terminato il battibecco tra l’attrice e la conduttrice, l’atmosfera in studio si è scaldata perché Paragone ha mandato in onda dapprima un servizio sui centri massaggi cinesi a Milano, poi alcuni spezzoni di video ‘piccanti’, ovviamente pixelati. Quando ha constatato il surriscaldamento del clima in studio, il conduttore de ‘La Gabbia’ ha cercato di ‘alleggerire’ la situazione affermando di aver forse osato un po’ nel trasmettere programmi ‘spinti’. Tali spezzoni sono stati trasmessi dopo la mezzanotte, quindi in fascia protetta. L’ultima puntata de ‘La Gabbia’, indubbiamente, farà parlare di sé per molto tempo. #tv

fonte: http://it.blastingnews.com/tv-gossip/2017/06/la-gabbia-chiude-paragone-manda-in-onda-video-piccanti-001777231.html

Quando Paragone sfidò Renzi: “Vieni in tv e spiegaci perché il tuo Pd ha respinto la proposta M5s di sospendere l’indennità ai parlamentari arrestati. SPIEGACI PERCHÈ GLI ONOREVOLI IN GALERA DEVONO GUADAGNARE 18MILA EURO AL MESE” !! …Per la cronaca: Renzi non c’è mai andato…!!

Paragone

 

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Quando Paragone sfidò Renzi: “Vieni in tv e spiegaci perché il tuo Pd ha respinto la proposta M5s di sospendere l’indennità ai parlamentari arrestati. SPIEGACI PERCHÈ GLI ONOREVOLI IN GALERA DEVONO GUADAGNARE 18MILA EURO AL MESE” !! …Per la cronaca: Renzi non c’è mai andato…!!

 

di Gianluigi Paragone (Facebook)

Ora Matteo Renzi spieghi perché il suo Pd (assieme a Forza Italia, Nuovo centrodestra e altri) ha respinto la proposta del Movimento 5 stelle di sospendere temporaneamente l’indennità ai parlamentari arrestati. Si trattava di una sospensione temporanea. Tra l’altro giustificata dal fatto che se uno non lavora in aula (se è agli arresti…) non è giustificata l’indennità. Non solo.

Bisogna smetterla col fatto che i politici abbiano una busta paga sempre ballerina quando si tratta di rispondere alla domanda: ma quanto guadagni? Perché non basta la remunerazione in senso stretto, ci sono altre voci allegati che compongono l’emolumento totale che vengono sempre sottaciute o balbettate. Basta, no? Nel caso specifico dei parlamentari arrestati già siamo in presenza di un “tradimento politico”, ora si aggiunge la beffa delle indennità corrisposte. Ma corrisposte per fare cosa? Per fare gli interessi della collettività o per fare interessi particolari?

Perché allora questa proposta di buon senso etico – non è una parolaccia, cari politici… – è stata bocciata? Spiegatelo guardando in faccia i vostri elettori. Poteva essere un segnale di rottura rispetto all’idea di casta. Questo non è un pessimo esempio. Un pessimo andazzo.