Borsellino diceva che il voto è un’arma. Usiamola domenica contro razzisti e fascisti.

Borsellino

 

 

 

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Borsellino diceva che il voto è un’arma. Usiamola domenica contro razzisti e fascisti.

 

La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo,

ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano.

Quella matita, più forte di qualsiasi arma,

più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.

Paolo Borsellino

…Ed ora siamo chiamati al voto. Vediamo da che parte stiamo, da quella di Falcone e Borsellino o dall’altra.

Dalla parte di chi ha spalleggiato per anni Belusconi che sovvenzionava a suon di milioni la mafia e che ha come priorità sequestrare 4 braccialetti agli extracomunitari sulle spiagge…

O dalla parte di chi vuole veramente combatttere mafia, ma anche razzismo e fascismo…

Ora la matita ce l’avete VOI, vediamo come la usate…

 

5 maggio 2013 – L’addio a Agnese Borsellino, la moglie di Paolo Borsellino che gridava “chi sa parli…” – Per ricordarla, la lettera con il suo “grazie” a Paolo…

 

Borsellino

 

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5 maggio 2013 – L’addio a Agnese Borsellino, la moglie di Paolo Borsellino che gridava “chi sa parli…” – Per ricordarla, la lettera con il suo “grazie” a Paolo…

 

5 maggio 2013

oggi è morta Agnese Borsellino..
Moglie di Paolo Borsellino..

poco tempo fa aveva detto.. “chi sa parli..”

questa è una sua lettera..
un suo “grazie” a Paolo..

“Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere.
Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell’amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale.

Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idelamente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud – non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, “la vita”, sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente ahi convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l’eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo, che noi non dimenticheremo mai.
In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro, dicevi: ‘Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà’. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo ‘grazie Paolo’.

queste altre sue parole.. “Io non perdo la speranza in una società più giusta e onesta. Sono, anzi, convinta che sarete capaci di rinnovare l’attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia”

Ciao Agnese..
per non dimenticare..

 

fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=538744852834290&set=a.120023534706426.7615.100000963407383&type=3&theater

Oggi, il 19 gennaio di 79 anni fa, nasceva Paolo Borsellino – Lo ricordiamo con la sua ultima, toccante, intervista rilasciata poco dopo la strage di Capaci e poco prima dell’autobomba di via D’ Amelio: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano…”

 

Paolo Borsellino

 

 

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Oggi, il 19 gennaio di 79 anni fa, nasceva Paolo Borsellino – Lo ricordiamo con la sua ultima, toccante, intervista rilasciata poco dopo la strage di Capaci e poco prima dell’autobomba di via D’ Amelio:  “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano…”

Il 20 giugno 1992, trenta giorni dopo la strage di Capaci, e circa un mese prima dell’ autobomba di via D’ Amelio, Lamberto Sposini realizzò quella che sarebbe rimasta l’ ultima intervista televisiva al giudice Paolo Borsellino.

Dalla loro storica amicizia iniziata da bambini quando vivevano a pochi metri di distanza a Palermo con Giovanni Falcone, ai primi anni di scuola, la stessa ma in classi differenti poiché Falcone era più grande di un anno.

Sicuramente singolare il passaggio dove ricorda il periodo nell’estate 1985 dove, per ragioni di sicurezza,  furono trasferiti nella foresteria del carcere dell’Asinara per scrivere l’ordinanza-sentenza di 8000 pagine che rinviava a giudizio 476 indagati in base alle indagini del pool.
Per tale periodo, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria italiana richiese poi ai due magistrati un rimborso spese e il pagamento del vitto e alloggio per il soggiorno trascorso.

Si percepisce in più punti il dispiace che provava per le conseguenze indirette che il suo lavoro porta alla sua famiglia.

Alla fine condivide una storica frase: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”

Paolo Borsellino e le verità nascoste: le 13 domande della figlia Fiammetta che, molto probabilmente, non avranno mai risposta…

 

Paolo Borsellino

 

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Paolo Borsellino e le verità nascoste: le 13 domande della figlia Fiammetta che, molto probabilmente, non avranno mai risposta…

Paolo Borsellino e le verità nascoste: le domande della figlia

A  26 anni dalla strage di via D’Amelio, più misteri che certezze. Fiammetta Borsellino pone 13 domande alle quali lo Stato non può più rifiutarsi di rispondere

 “Troppi depistaggi sulla morte di mio padre”. Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, l’eroico magistrato siciliano giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, torna a chiedere la verità sull’assassinio di suo padre. “Sono passati 26 anni e ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo. Ci sono domande che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni”.
Oggi,  giorno del 26esimo anniversario di quella terribile strage nella quale, oltre al giudice Borsellino persero la vita gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli, la ferita è ancora aperta.

Rendiamo omaggio alla figura di Borsellino e dei suoi ragazzi  riportando le 13 domande poste da Fiammetta Borsellino nella lettera aperta pubblicata ieri da Repubblica.

Finché non ci saranno le risposte non ci sarà giustizia. Ogni altra considerazione è superflua.

Eccole:
1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra?
2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L’ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre ’94).
3. Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?
4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul “tritolo arrivato in città” e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino?
5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?
6. Cosa c’è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall’intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?
7. Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati.
8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell’inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l’unica versione?
9. Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l’ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia?
10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo?
11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall’ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l’unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com’è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione?
12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un’intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l’intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo?

13. Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?
fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/07/19/paolo-borsellino-e-le-verita-nascoste-le-domande-della-figlia/#ZizsVrafE0BiYQpu.99

Rita Borsellino: “Deve pentirsi qualche uomo delle istituzioni”

Borsellino

 

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Rita Borsellino: “Deve pentirsi qualche uomo delle istituzioni”

“La verità c’è e la sanno in tanti”. La sorella del magistrato ucciso in via D’Amelio ricorda una frase della nipote Fiammetta “che non si è sentita perché non aveva il microfono”


“25 di giustizia negata: in quale Paese e perché soprattutto? Vogliamo sapere chi non vuole che si sappia questa verità perché la verità c’è e la sanno in tanti, in tanti…”.

Parole di Rita Borsellino, sorella di Paolo, che commentando ai microfondi di Sky tg 24 l’intervist rilasciata dalla nipote, Fiammetta Borsellino, al Corriere, aggiunge un particolare:

“Fiammetta, quando ci fu la diretta del 23 Maggio, ha detto una cosa che non si è sentita perché non aveva il microfono. Rispondendo alla battuta di Grasso che disse che ci dobbiamo aspettare un altro pentito, mia nipote ha risposto che il pentito lo vogliamo nelle istituzioni. E aveva ragione. Perché nelle istituzioni non parla nessuno”?

(qui il video con queste dichiarazioni).