Secondo la propaganda di Renzi per il Referendum 2016, l’abolizione del Cnel era essenziale per la sopravvivenza del Paese… Il Cnel sta ancora lì e in campagna elettorale nessuno parla più di abolizione… Come mai?

 

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Secondo la propaganda di Renzi per il Referendum 2016, l’abolizione del Cnel era essenziale per la sopravvivenza del Paese… Il Cnel sta ancora lì e in campagna elettorale nessuno parla più di abolizione… Come mai?

Tutti volevano abolire il Cnel ma in campagna elettorale nessuno ne parla

Prima del referendum costituzionale del 4 dicembre tutte le forze politiche erano d’accordo su un solo punto: l’abolizione del Cnel. Ma in questa campagna elettorale nessuno parla più dell’eliminazione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro: è citato in un solo programma tra i grandi partiti e non è mai tema di dibattito.

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha sostanzialmente diviso l’Italia in due fazioni: chi era favorevole alla riforma voluta dal governo Renzi e chi era nettamente contrario (e ha prevalso quest’ultima). Ma c’era un punto su cui tutti sembravano d’accordo: nel Paese così come in Parlamento. Parliamo dell’abolizione del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Tanto che anche dopo il voto referendario c’è stato chi è tornato a chiederne l’abolizione, stavolta passando semplicemente per il Parlamento. Eppure il Cnel, a più di un anno dal referendum, è ancora vivo e vegeto. Non solo: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro non sembra neanche essere a rischio, almeno stando al numero esiguo (se non nullo) di dichiarazioni dei vari leader politici sul tema durante la campagna elettorale.

Non ci sono dichiarazioni dei leader dei principali partiti italiani sull’abolizione del Cnel durante i mesi di gennaio e febbraio (almeno non riportate dai media). Nessuno ci tiene a sottolineare questo punto che, peraltro, fa parte di alcuni dei programmi elettorali. E nessuno sembra essere interessato – non solo la politica – a riportare l’argomento al centro della discussione pubblica.

Il Pd e l’abolizione del Cnel
La proposta di abolire il Cnel è partita, ai tempi del referendum costituzionale, dal Pd che ha proposto la riforma poi bocciata col voto del 4 marzo. Nel testo si prevedeva l’abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione, cioè quello con cui si regolamenta il Cnel, spiegando le sue funzioni e la sua composizione. “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è soppresso”, si leggeva inoltre nel testo della riforma costituzionale.
La bocciatura della riforma costituzionale sembra però aver colpito il Pd tanto da non riproporre – in questa campagna elettorale – nemmeno il tema di quel testo su cui c’era convergenza da parte di tutti. Nel programma, né in quello redatto in forma estesa né nei 100 punti presentati da Renzi, non ci sono infatti riferimenti al Cnel e a una sua eventuale abolizione. Il tema, quindi, sembra essere passato in secondo piano per i dem che non sembrano ritenerlo un punto centrale della prossima legislatura.

Il MoVimento 5 Stelle: l’abolizione del Cnel nel programma
Nel novembre 2016 Luigi Di Maio, allora solo vicepresidente della Camera ma ora anche candidato premier del M5s, definiva l’abolizione del Cnel “uno zuccherino in una valanga di letame che è la riforma”, parlando di un ente inutile. In effetti il MoVimento continua a sostenere l’abolizione del Cnel, tanto da inserirla come proposta tra i punti del programma Affari Costituzionali. “A livello costituzionale – si legge nel documento votato dagli attivisti M5s – eliminare gli enti inutili significa abolire il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e le province”. E si sottolinea ancora che “per eliminare il Cnel è sufficiente una legge costituzionale di poche righe”.

Il centrodestra e il silenzio sul Cnel
Ai tempi del referendum costituzionale, come detto, ad accomunare tutti i partiti c’era l’abolizione del Cnel. Punto su cui non sembrano esserci state importanti variazioni. Eppure anche il centrodestra non sembra voler sottolineare questo punto durante la campagna elettorale, probabilmente ritenendolo un argomento secondario. Non si fa nessun riferimento all’interno del programma della Lega, mentre in quello (in sintesi) di Fratelli d’Italia si parla di un generico “lotta agli sprechi” dopo il tema dell’ammodernamento della pubblica amministrazione. E in tema di Costituzione il partito di Giorgia Meloni propone una “riforma presidenziale della Repubblica con elezione diretta del capo dello Stato o del Governo” e il “superamento del bicameralismo perfetto con riduzione del numero dei parlamentari”, non facendo uno specifico riferimento, invece, al Cnel. Nel programma collettivo del centrodestra – formato da Fi, Lega, FdI e NcI-Udc – si parla di una “riorganizzazione della macchina dello Stato” e della riforma di alcuni punti della Costituzione ma non di Cnel.

Liberi e Uguali e l’abolizione del Cnel
Al referendum del 2016 l’attuale lista di Liberi e Uguali non esisteva. Si tratta di una formazione nata successivamente e che tiene insieme alcuni gruppi presenti in Parlamento nella scorsa legislatura. Ci sono ex esponenti del Pd poi confluiti in Mdp, membri di Sinistra Italiana e componenti di Possibile. E alcuni di loro si erano detti favorevoli all’abolizione del Cnel, tanto da riproporre il tema anche dopo il referendum costituzionale. Sull’attuale programma pubblicato sul sito di Liberi e Uguali, però, non si legge alcun riferimento all’abolizione del Cnel né, più in generale, a un possibile nuovo ordinamento e a nuovi compiti per il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

fonte: https://www.fanpage.it/tutti-volevano-abolire-il-cnel-ma-in-campagna-elettorale-nessuno-ne-parla/

MISTERI DELLA POLITICA: il Cnel, l’ente che non doveva esistere più, è vivo e vegeto e nomina 48 nuovi consiglieri. Il provvedimento firmato dalla Boschi, quella che si sarebbe dovuta ritirare dalla politica perchè non è riuscita ad abolire il Cnel…!!

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MISTERI DELLA POLITICA: il Cnel, l’ente che non doveva esistere più, è vivo e vegeto e nomina 48 nuovi consiglieri. Il provvedimento firmato dalla Boschi, quella che si sarebbe dovuta ritirare dalla politica perchè non è riuscita ad abolire il Cnel…!!

Era il simbolo secondo i rottamatori degli enti inutili, la cui abolizione veniva sbandierata dai renziani come un vessillo nella campagna del Sì al Referendum costituzionale del 2016. Poi alle urne è andata come è andata e il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è rimasto al suo posto.

Oggi, meno di un anno dopo lo scampato pericolo, l’organo costituzionale si rinnova con nuove nomine.

La comunicazione ufficiale è arrivata dalla Presidenza del consiglio tramite la sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex ministro delle riforme, principale promotrice della campagna per Sì e, di conseguenza, prima sconfitta della débacle referendaria.

Insomma:

il Cnel, l’ente che non doveva esistere più, è vivo e vegeto e nomina 48 nuovi consiglieri…

il provvedimento di nomina è firmato dalla Boschi, quella che si sarebbe dovuta ritirare dalla politica proprio perchè non è riuscita ad abolire il Cnel…

e poi, Presidente del Cnel è stato nominato Tiziano Treu. Un altro “riciclato” che peraltro nella campagna referendaria aveva combattuto a spada tratta per l’abolizione dell’ente…

ed infine i consiglieri dello Cnel, che nel 2015, prima del referendum, si erano tagliati le indennità. Ricordate? Ad aprile 2017, passata la paura, hanno deciso di ripristinarle. Chiedendo anche gli arretrati per circa 4 milioni…

MISTERI DELLA POLITICA ITALIANA

By Eles

Enti inutili: quel ‘pozzo’ che ingoia 12 miliardi l’anno!

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Enti inutili: quel ‘pozzo’ che ingoia 12 miliardi l’anno!

Sono la più grande fonte di spreco e potrebbero essere un importante serbatoio di risorse da impiegare per le priorità della politica economica. Non si sa esattamente quanti siano ma possono costare fino 12 mld l’anno. Sono gli enti inutili, che periodicamente finiscono nell’agenda di governo e puntualmente ne escono, quasi sempre senza conseguenze. Dal celebre caso del Cnel, abolito dal governo Renzi ma resuscitato dall’esito fallimentare del referendum costituzionale, fino alla miriade di micro enti che continuano a sopravvivere per inerzia. Un ginepraio fatto di sigle, sedi fantasma e mission improbabili, in cui è difficile muoversi, come testimonia la difficoltà di arrivare a un censimento ‘certificato’ delle strutture che andrebbero soppresse.

Il governo Monti ha elaborato una lista di 500 enti definiti con certezza ‘inutili’ e il Codacons, nel 2015, ha stimato che eliminandoli si otterrebbero 10 miliardi di euro di risparmi l’anno. Ma ad oggi, nonostante gli sforzi messi in campo, la situazione non è cambiata. E, anzi, le risorse da scongelare possono anche crescere. “Dipende dal perimetro che si sceglie e dal tipo di ente inutile che si intende sopprimere, con un intervento drastico si potrebbero liberare anche 12-13 miliardi l’anno”, spiegano all’Adnkronos fonti di governo.

Il problema, si segnala, è che “anche quando si arriva ad abolirne qualcuno, spesso il provvedimento si perde in una lunga sequenza di ricorsi e contro-ricorsi di fronte alla giustizia amministrativa”.

Eloquente anche la fotografia scattata dalla Corte dei Conti, che ha più volte evidenziato “l’ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti)”. Si tratta di enti e strutture che, ha segnalato la magistratura contabile, “si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche”.

Si parte dagli enti più conosciuti, la cui utilità è tutta da discutere, e si arriva a una ragnatela di consorzi, agenzie regionali, enti autonomi. Molti dei quali impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto: dall’Unione italiana Tiro a Segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia.

Emblematico anche il caso dell’Unione nazionale per la lotta analfabetismo. Nata nel 1947 per un fine evidentemente prioritario nell’Italia del secondo Dopoguerra, è ancora attiva. E, ovviamente, fa altro. Come recita la mission, tanto ambiziosa quanto linguisticamente ‘articolata’, in bella evidenza sul sito internet: l’Unla “si occupa principalmente della progettazione e della realizzazione di Progetti Speciali. Sono così chiamati perché caratterizzati da un insieme di iniziative tra loro articolate che si dipanano attorno ad un obiettivo comune con metodologia e mezzi specifici scelti oculatamente ed in relazione ai fini prefissati nonché agli ambiti di azione dei progetti stessi mirati alla tutela e recupero del territorio e dei beni culturali, alla realizzazione delle biblioteche, a corsi di aggiornamento rivolti ad operatori scolastici, all’educazione e formazione professionale specie nel campo dell’agricoltura”.

Fonte: http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/08/30/enti-inutili-pozzo-che-ingoia-miliardi-anno_Ec7qPZpKQAKukzV1dZxieL.html