Emanuela Orlandi e quella strana lettera di Roberto Calvi a Papa Giovanni Paolo II scritta 12 giorni prima di essere ammazzato. E dietro storie di strutture segrete anticomuniste finanziate dallo Ior, massoneria e malavita organizzata.

 

Emanuela Orlandi

 

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Emanuela Orlandi e quella strana lettera di Roberto Calvi a Papa Giovanni Paolo II scritta 12 giorni prima di essere ammazzato. E dietro storie di strutture segrete anticomuniste finanziate dallo Ior, massoneria e malavita organizzata.

 

La lettera che Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, morto (assassinato) a Londra nel 1982, scrisse all’allora Papa Giovanni Paolo II, getta un’ombra sull’operato del Vaticano negli anni della guerra fredda. Infatti, sembrerebbe da quello che si legge nella lettera, che molti soldi dello IOR (molti provenienti dalla Mafia e dalla Banda della Magliana) siano stati usati per finaziare movimenti e gruppi “anti-siovetici” in Sud America e nell’Europa dell’Est per accelerare quel processo che ha portato alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Questo portò alla crisi dell’Ambrosiano e al malcontento di molti personaggi di dubbia morale, che hanno visto i propri soldi svanire. Personaggi, si suppone, che per riavere indietro in soldi, non si sarebbero fatti problemi a sequestrare una ragazzina, come potrebbe essere il caso di Emanuela Orlandi, per donarla a qualche alto prelato e usare l’accaduto inseguito come ricatto. I soldi della mafia (e non solo), una volta entrati nelle casse del Vaticano da quanto si suppone, sarebbero stati usati dal Papa o dai suoi rappresentanti, per la “causa polacca”, ma il fine può giustificare i mezzi?

Il banchiere Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, caduto in disgrazia, voleva salvarsi la vita e riacquistare il potere  perso attraverso azioni ricattatorie basate sui documenti in essa contenuti. Calvi decise quindi il 5 giugno 1982 (12 giorni prima di essere impiccato) di scrivere direttamente al Papa – Giovanni Paolo II – affinchè intervenga sul cardinal Marcinkus e sullo Ior, la Banca del Vaticano, azionista del Banco Ambrosiano.

Eccone qui uno stralcio significativo:

“Santità, ho pensato molto, molto in questi giorni e ho capito che c’è una sola speranza per cercare di salvare la spaventosa situazione che mi vede coinvolto con lo Ior in una serie di tragiche vicende che vanno sempre più deteriorandosi e che finirebbero per travolgerci irreversibilmente.
Ho pensato molto, Santità, e ho concluso che Lei è l’ultima speranza. Da molti mesi ormai, mi vado dibattendo a destra e a manca, alla disperata ricerca di trovare chi responsabilmente possa rendersi conto della gravità di quanto accaduto e di quanto più gravemente accadrà se non intervengono efficacy e tempestivi provvedimenti essenziali per respingere gli attacchi concentrici che hanno come principale bersaglio la Chiesa e, conseguentemente, la mia persona e il gruppo a me facente capo.
La politica dello struzzo, l’assurda negligenza, l’ostinata intransigenza e non pochi altri atteggiamenti di alcuni responsabili del Vaticano mi danno la certezza che Sua Santità sia poco o male informata di tutto quanto ha per lunghi anni caratterizzato i rapporti intercorsi tra me, il mio gruppo e il Vaticano.

Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonchè delle colpe commessi dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona, di cui ancora ne subisco le conseguenze (Calvi fu ricattato da Sindona, ndr); sono stato io che, su preciso incarico di Suoi autorevole rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest; sono stato io che, di concerto con le autorità vaticane, ho coordinato in tutto il Centro-Sud America la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarkiste; e sono stato io, infine, che oggi vengo tradito e abbandonato proprio da queste stesse autorità a cui ho rivolto sempre il Massimo rispetto e obbedienza”. 

Insomma, Calvi fa una chiamata di correità nei confronti dello Ior, azionista invasive che ha volute che Calvi aiutasse la politica del Papa contro il comunismo, sia in Europa che in Centro America. Le distrazioni di fondi dal Banco saranno scoperte dai liquidatori in svariati miliardi di lire.

 

 

fonte: http://www.politicamentescorretto.info/2018/11/01/quella-lettera-di-roberto-calvi-a-papa-giovanni-paolo-ii-oggi-santo/

16 marzo 1978 – il rapimento Moro. Perchè nessuno parla delle agghiaccianti lettere scritte durante la prigionia? …”Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema liquidando Moro. Chiedo che ai miei funerali non partecipino né autorità dello Stato né uomini del partito”

 

Moro

 

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16 marzo 1978 – il rapimento Moro. Perchè nessuno parla delle agghiaccianti lettere scritte durante la prigionia? …”Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema liquidando Moro. Chiedo che ai miei funerali non partecipino né autorità dello Stato né uomini del partito”

 

(recapitata il 24 aprile)

Caro Zaccagnini,
ancora una volta, come qualche giorno fa m’indirizzo a te con animo profondamente commosso per la crescente drammaticità della situazione. Siamo quasi all’ora zero: mancano più secondi che minuti. Siamo al momento dell’eccidio. Naturalmente mi rivolgo a te, ma intendo parlare individualmente a tutti i componenti della Direzione (più o meno allargata) cui spettano costituzionalmente le decisioni, e che decisioni! del partito. Intendo rivolgermi ancora alla immensa folla dei militanti che per anni ed anni mi hanno ascoltato, mi hanno capito, mi hanno considerato l’accorto divinatore delle funzioni avvenire della Democrazia Cristiana. Quanti dialoghi, in anni ed anni, con la folla dei militanti. Quanti dialoghi, in anni ed anni, con gli amici della Direzione del Partito o dei Gruppi parlamentari. Anche negli ultimi difficili mesi quante volte abbiamo parlato pacatamente tra noi, tra tutti noi, chiamandoci per nome, tutti investiti di una stessa indeclinabile responsabilità. Si sapeva, senza patti di sangue, senza inopinati segreti notturni che cosa voleva ciascuno di noi nella sua responsabilità. Ora di questa vicenda, la più grande e gravida di conseguenze che abbia investito da anni la D.C., non sappiamo nulla o quasi. Non conosciamo la posizione del Segretario né del Presidente del Consiglio; vaghe indiscrezioni dell’On. Bodrato con accenti di generico carattere umanitario. Nessuna notizia sul contenuto; sulle intelligenti sottigliezze di Granelli, sulle robuste argomentazioni di Misasi (quanto contavo su di esse), sulla precisa sintesi politica dei Presidenti dei Gruppi e specie dell’On. Piccoli. Mi sono detto: la situazione non è matura e ci converrà aspettare. E’ prudenza tradizionale della D.C. Ed ho atteso fiducioso come sempre, immaginando quello che GuiMisasiGranelliGavaGonella (l’umanista dell’Osservatore) ed altri avrebbero detto nella vera riunione, dopo questa prima interlocutoria. Vorrei rilevare incidentalmente che la competenza è certo del Governo, ma che esso ha il suo fondamento insostituibile nella D.C. che dà e ritira la fiducia, come in circostanze così drammatiche sarebbe giustificato. E’ dunque alla D.C. che bisogna guardare. Ed invece, dicevo, niente. Sedute notturne, angosce, insofferenza, richiami alle ragioni del Partito e dello Stato. Viene una proposta unitaria nobilissima, ma che elude purtroppo il problema politico reale.
Invece dev’essere chiaro che politicamente il tema non è quello della pietà umana, pur così suggestiva, ma dello scambio di alcuni prigionieri di guerra (guerra o guerriglia come si vuole), come si pratica là dove si fa la guerra, come si pratica in paesi altamente civili (quasi la universalità), dove si scambia non solo per obiettive ragioni umanitarie, ma per la salvezza della vita umana innocente. Perché in Italia un altro codice? Per la forza comunista entrata in campo e che dovrà fare i conti con tutti questi problemi anche in confronto della più umana posizione socialista?
Vorrei ora fermarmi un momento sulla comparazione dei beni di cui si tratta: uno recuperabile, sia pure a caro prezzo, la libertà; l’altro, in nessun modo recuperabile, la vita. Con quale senso di giustizia, con quale pauroso arretramento sulla stessa legge del taglione, lo Stato, con la sua inerzia, con il suo cinismo, con la sua mancanza di senso storico consente che per una libertà che s’intenda negare si accetti e si dia come scontata la più grave ed irreparabile pena di morte? Questo è un punto essenziale che avevo immaginato Misasi sviluppasse con la sua intelligenza ed eloquenza. In questo modo si reintroduce la pena di morte che un Paese civile come il nostro ha escluso sin dal Beccaria ed espunto nel dopoguerra dal codice come primo segno di autentica democratizzazione. Con la sua inerzia, con il suo tener dietro, in nome della ragion di Stato, l’organizzazione statale condanna a morte e senza troppo pensarci su, perché c’è uno stato di detenzione preminente da difendere. E’ una cosa enorme. Ci vuole un atto di coraggio senza condizionamenti di alcuno. Zaccagnini, sei eletto dal congresso. Nessuno ti può sindacare. La tua parola è decisiva. Non essere incerto, pencolante, acquiescente. Sii coraggioso e puro come nella tua giovinezza.
E poi, detto questo, io ripeto che non accetto l’iniqua ed ingrata sentenza della D.C. Ripeto: non assolverò e non giustificherò nessuno. Nessuna ragione politica e morale mi potranno spingere a farlo. Con il mio è il grido della mia famiglia ferita a morte, che spero possa dire autonomamente la sua parola. Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema, liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa, per impedire che della D.C. si faccia quello che se ne fa oggi.
Per questa ragione, per una evidente incompatibilità, chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore.
Cordiali saluti
24-4-78
Aldo Moro

G7 di Bari – La lettera con cui un commesso di un supermercato barese annichilisce Draghi: “L’economia gira grazie a noi schiavi”

G7

 

 

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G7 di Bari – La lettera con cui un commesso di un supermercato barese annichilisce Draghi: “L’economia gira grazie a noi schiavi”

 

Spettabile presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, chi le scrive è un padre di famiglia, dipendente di una nota catena di supermercati del Barese. Centinaia di persone, nella maggior parte dei casi trattate come schiavi della peggior specie, perché spinti dalla disperazione e quindi incapaci di alzare la testa.

Uomini e donne privati della dignità, minacciati in ogni momento nel caso decidano di iscriversi ad un sindacato o protestino perché pagati in contanti e con pochi spiccioli all’ora, un terzo rispetto a quanto viene riportato in busta paga, praticamente carta straccia. Un acconto l’ultimo sabato del mese e poi il saldo il giorno dieci.

Illustrissimo dottor Draghi, non so quale sia il suo stipendio o se le è mai capitato di entrare in un supermercato. Il mio non arriva a 1.200 euro al mese, pur essendo inclusi gli assegni familiari, il bonus Renzi, la 13ma e la 14ma. A proposito di queste ultime voci, prendiamo la metà di quanto realmente dovuto. Non sto a spiegarlo a lei, ma in questo caso i soldi sono quelli dello Stato.

Tanti miei colleghi hanno contratti di 4 ore, ma lavorano non meno di dieci ore al giorno. È questa la vostra idea di lavoro e di economia? Il nostro obiettivo, invece, è quello di scrollarci di dosso le catene. Non chiediamo la luna, solo il rispetto delle regole e del contratto nazionale del lavoro. Sa, dottor Draghi, colleghi sul libro paga di un altro padrone, guadagnano 1.300 euro al mese per 38 ore settimanali.

Nel nostro caso, perché forse dall’alto delle vostre stanze queste cose le ignorate, lavoriamo molto più di quanto è dichiarato sulla busta paga. Per giustificare lo schiavismo, sono riportati giorni di assenza che non abbiamo mai fatto. Assenze per le quali non ci sono mai state notificate contestazioni. Dottor Draghi, non voglio tediarla in maniera eccessiva, vorrei solo spiegarle che per i poveri cristi come noi non c’è alcuna speranza, qualunque decisione pederete per risollevare le sorti dell’economia mondiale. Sempre che questa non sia solo una passerella, perché tanto certe scelte non le fate mica in queste passerelle.

Non abbiamo fortuna neppure quando andiamo a denunciare all’Ispettorato del Lavoro soprusi e abusi di ogni tipo. Spesso ci sentiamo rispondere che non si può fare molto. In realtà non si fa nulla. Me lo consenta, presidente, ma fare l’imprenditore col culo degli altri è facile, troppo facile.

 

fonte: http://ilfastidioso.myblog.it/wp-admin/post-new.php