Che strano Paese il nostro. Se il padre di Di Maio invece che pagare in nero un operaio, avesse rubato 6,6 milioni all’Unicef nessuno si sarebbe scandalizzato…!

 

Di Maio

 

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Che strano Paese il nostro. Se il padre di Di Maio invece che pagare in nero un operaio, avesse rubato 6,6 milioni all’Unicef nessuno si sarebbe scandalizzato…!

 

Ci ricorda Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano:

È il decreto 36 del 10.4.2018 del governo Gentiloni (già dimissionario dopo le elezioni e in carica per gli affari correnti), che ha abolito la procedibilità d’ufficio per l’appropriazione indebita. Da allora quel reato è processabile solo se le vittime querelano gl’indagati. Guardacaso la Procura di Firenze aveva appena inquisito il cognato di Renzi, Andrea Conticini, e i suoi fratelli Alessandro e Luca: il primo per riciclaggio, gli altri due per appropriazione indebita. Secondo i pm, 6,6 milioni di dollari che l’Unicef, Fondazione Pulitzer e altre onlus americane e australiane credevano di devolvere ai bimbi africani sarebbero finiti in conti bancari personali riconducibili al terzetto. Appena entrato in vigore il decreto, i pm fiorentini hanno scritto a Unicef &C. per sollecitarli a sporgere querela: altrimenti, con le nuove regole, il processo sarebbe morto lì e addio soldi. Ma nessuno lo fa, rinunciando inspiegabilmente al maltolto: il processo non partirà neppure. E questo a causa del decreto ad cognatum del Pd che, naturalmente, si applica a tutti i processi per appropriazione indebita.

………………………

QUANDO I SOLDI DI UNICEF FINIRONO AL COGNATO DI RENZI

La prima è quella dei Renzi, Eventi 6, che allora si chiamava ancora Chil Promozioni e le altre due società sono dei coniugi Patrizio Donnini e Lilian Mammoliti, renziani della prima ora. I Conticini giurano che i soldi sono stati usati per far sorridere i bambini africani con la Play Therapy e l’avvocato Federico Bagattini ha fatto ricorso al Tribunale del riesame.

Alessandro Conticini (40 anni ex dirigente dell’Unicef poi socio e direttore della londinese Play Therapy Africa Ltd con la moglie francese Valerie Quere, 42 anni) è accusato insieme a Luca Conticini (35 anni, gemello del terzo fratello Andrea, cognato di Renzi) di appropriazione indebita in concorso con il padre Alfonso, poi deceduto, “dal 2011 e fino al gennaio 2015 in Castenaso (Bologna) in relazione a somme di denaro corrisposte da Operation Usa e Unicef a Play Therapy Africa Limited (Pta Ltd) e da questa stornate, in assenza di idonea causale, in favore di Conticini Alessandro”.

La difesa dei Conticini è che la Play Therapy Africa era una società privata dei due coniugi. In realtà fino al 7 marzo 2013, pochi mesi prima della sua chiusura, apparteneva solo per due terzi ai coniugi Conticini ma per il terzo restante era della Play Therapy International, che ha sciolto l’affiliazione con la Pta Ltd. La rappresentante di Pti nella Pta Ltd, Monika Jephcott, si è dimessa da ‘secretary’ di Pta sempre il 7 marzo 2013. Secondo i pm di Firenze Alessandro Conticini avrebbe preso per sé i soldi destinati alle terapie per i bambini africani da Unicef e Operation Usa. Mentre il fratello, cognato di Renzi, è accusato di reimpiego dei capitali (art. 648 ter, che prevede nei primi due commi il riciclaggio) “commesso in Firenze nel corso del 2011 in relazione a somme di denaro provento del reato sopra indicato impiegate per l’acquisto di partecipazioni societarie in nome e per conto di Alessandro Conticini”. Il punto è che Andrea Conticini ha comprato in nome e per conto del fratello Alessandro quote solo di tre società in Firenze. La più famosa è la Chil promozioni Srl (poi denominata Eventi 6) dei Renzi.

Il 21 febbraio del 2011 davanti al notaio Claudio Barnini di Firenze ci sono le due sorelle e la mamma del premier più il cognato. Benedetta e Matilde Renzi con Laura Bovoli sono già azioniste mentre Andrea Conticini, in nome e per conto di Alessandro, partecipa all’aumento di capitale da 10 mila a 12 mila e 500, con sovraprezzo di 47 mila e 500. In pratica Alessandro Conticini prende una quota del 20 per cento (che poi cederà nel 2013) e mette 50 mila euro nel capitale della Eventi 6.

Matteo Renzi è stato socio e collaboratore di Chil Srl fino al 2003 e poi dirigente in aspettativa di Eventi 6 fino al 2014. Undici giorni prima, il 10 febbraio del 2011, Andrea (in nome e per conto di Alessandro) Conticini compra anche le quote di altre due società del giro renziano: il 20 per cento di Dot Media da Patrizio Donnini (uomo comunicazione di Matteo Renzi e di altri esponenti Pd) per 2 mila euro e il 30 per cento della Quality Press (in liquidazione dal 2013) dalla moglie di Donnini, Lilian Mammoliti, per 30 mila euro. La storia più imbarazzante però resta quella della Eventi 6. La società destinataria dei 50 mila euro dei Conticini non è una srl qualsiasi. Renzi, come raccontato dal Fatto, è stato assunto poco prima di essere candidato nel 2003 alla Provincia e da allora, grazie a questo trucchetto, i suoi lauti contributi pensionistici sono stati versati dalla Provincia e poi dal Comune di Firenze per 10 anni. Il premier si è licenziato dopo i nostri articoli percependo un Tfr che dovrebbe essere pari a circa 48 mila euro. Se l’ipotesi della Procura è giusta, da un lato la società delle sorelle e della mamma incassava dal cognato nel 2011 il capitale di Alessandro Conticini, frutto di appropriazione indebita, e dall’altro lato poi pagava nel 2014 il Tfr per il premier-dirigente in aspettativa.

Insomma, Unicef e PD sono una grande famiglia. Voi date i soldi per Unicef, e finiscono a Renzi.

da: https://voxnews.info/2017/12/27/quando-i-soldi-di-unicef-finirono-al-cognato-di-renzi/

L’economista Antonio Maria Rinaldi: “Il capolavoro della Commissione UE: aprire procedura di infrazione per debito eccessivo contro Italia per inadempienze del 2016-17 addebitandole all’attuale governo, in carica dal giugno 2018″…!

 

Rinaldi

 

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L’economista Antonio Maria Rinaldi: “Il capolavoro della Commissione UE: aprire procedura di infrazione per debito eccessivo contro Italia per inadempienze del 2016-17 addebitandole all’attuale governo, in carica dal giugno 2018″…!

Forse non ci avete fatto caso. O forse non siete stati abbastanza informati da Tg e giornali, ma la Commissione UE ha aperto una procedura infrazione per debito per colpire il governo in carica (in carica dal giugno 2018) per debito eccessivo maturato tra il 2016 ed il 2017

Questa puttanata l’economista Antonio Maria Rinaldi l’ha definita ironicamente “Il capolavoro della Commissione UE”

Il problema è che la gente ancora non ha capito che stanno bocciando ancora una volta il governo PD.

E c’è ancora chi fa il gallo sulla monnezza

By Eles

 

Renzi e Gentiloni hanno messo nei guai l’Italia

L’Italia è ufficialmente nei guai, perché ieri la commissione europea ha dato il via alla procedura per debito eccessivo. Lo ha fatto scrivendo un report di 21 pagine, che contiene una sorpresa: la base formale della contestazione ha poco o nulla a che vedere con la manovra del governo guidato da Giuseppe Conte, perché è relativa al risultato del debito pubblico negli anni 2016 e 2017. A mettere l’Italia nei guai quindi sono stati Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. La procedura di infrazione è l’ultimo meraviglioso regalo del Pd agli italiani.

Ecco il passaggio chiave di quel documento: “Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)”. E ancora: “complessivamente, la mancanza di conformità dell’Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell’esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019”. Le parole sono chiare, anche se quel che è accaduto ieri è piuttosto fumoso e difficile da spiegare se non ricorrendo ai gargarismi della euroburocrazia.

Che l’Italia non vada tanto d’accordo con l’attuale gruppo di comando a Bruxelles è un dato di fatto, e che non sia stata usata molta diplomazia per evitare lo scontro è vero. Di fronte alla bocciatura già da giorni vaticinata negli ambienti della commissione però mi chiedevo: come fanno ad aprire per l’Italia una procedura per avere sfondato il rapporto deficit/pil oltre il 3% se la manovra di bilancio per il 2019 prevede un rapporto del 2,4% quindi ben inferiore a quella soglia? La risposta degli azzeccarbugli era questa: vero che l’Italia non ha sfondato il 3% ma la procedura per deficit eccessivo nella normativa dell’area dell’euro si può contestare anche ai paesi che non rispettano la regola del debito, che non potrebbe superare il 60% del Pil. Ed è questa la scelta, ma è un po’ come avere scoperto l’acqua calda: da quando esiste l’euro l’Italia non è mai stata in regola sul debito, sempre ampiamente sopra il 100% del Pil. Dopo avere chiuso un occhio per venti anni sembra curioso che la commissione Ue li apra tutti e due solo ora. Ed è anche un pizzico rischioso, perché secondo le previsioni per il 2019 il debito medio dei paesi dell’area dell’euro sarà pari all’85% del loro Pil. Sette paesi (oltre all’Italia anche Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Cipro) hanno e avranno il debito sopra il 100% del loro Pil, e altri 3 fra il 60 e il 90% del loro Pil: dieci paesi violerebbero quindi la regola, e solo l’Italia verrebbe punita. Per dare quello schiaffone però era necessario posarsi su fatti concreti e non solo su previsioni future. Per questo la contestazione Ue poggia sulla deviazione robusta e sicura dell’Italia dalla regola del debito per due anni consecutivi: il 2016 e il 2017, aggiungendo che secondo le previsioni il rientro dal debito sarà nullo o comunque molto inferiore a quel che era previsto sia nel 2018 che nel 2019, per cui però non ci sono ancora dati certi. Hanno quindi poco da stracciarsi le vesti e da fare appelli struggenti alla coscienza di Conte o di Matteo Salvini e Luigi Di Maio i vari Renzi, Gentiloni e Piercarlo Padoan: perché ad avere creato il danno che la Ue ci contesta sono stati proprio loro…

tratto da: https://www.iltempo.it/politica/2018/11/22/news/manovra-economica-bocciata-ue-commissione-europea-salvini-di-maio-renzi-gentiloni-1096411/

Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

 

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

Dagospia ha pubblicato un video del canale Youtube ArcadeTv7 che mostra Casalino mentre afferma che “anziani, bambini e down gli “danno fastidio”, lo “irritano” e gli “fanno schifo, come fa schifo un ragno” e che non ha “nessuna voglia di relazionarmi a loro” e “di aiutarli”.

Una bufala! Il video risalente ad oltre 10 anni è stato registrato “Centro Teatro Attivo” di Milano, e Casalino interpretava un personaggio, insomma, recitava!

Il video dura oltre un’ora e mezza, ma in malafede ne è stato tratto solo uno spezzone di poche decine di secondi in cui Casalino interpreta una parte…

Il principe dei cazzari Matteo Renzi non poteva che sguazzarci in questa sporca menzogna e, nonostante le smentite già in giro, twitta:

“Mia nipote Maria ha la sindrome di Down. Merita il rispetto delle Istituzioni, rispetto che Casalino le ha negato. E non venga a dirci che stava scherzando. La mia battaglia non è per mia nipote: la mia battaglia è per la dignità delle Istituzioni italiane. Casalino VATTENE”.

Ora, la sindrome di Down non è la peggiore delle disgrazie che ha colpito questa povera bimba (se esiste veramente, perché non è per niente escluso che sia l’ennesima palla del pallista naturale). Si pensi al fatto di avere un parente come Matteo. Un essere meschino che non esita a strumentalizzare, a sciacallare sulla disgrazia di una bambina pur di rendere più energica la sua BUFALA…

E non dimentichiamo che LUI, quando era al governo, ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…

La vergogna non ha limiti…

By Eles

Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi

 

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Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi, il Fatto assolto per quattro articoli d’inchiesta e condannato per due commenti e un titolo

Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha anche condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

Assoluzione per i quattro articoli di inchiesta, condanna per il titolo a uno di essi e per due commenti. Il Tribunale di Firenze ha condannato il Fatto Quotidiano a risarcire Tiziano Renzi con 95mila euro. Il padre dell’ex premier, a leggere la sentenza del giudice Lucia Schiaretti, è stato diffamato da due commenti del direttore Marco Travaglio (60mila euro) e da un titolo di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano e da ilfattoquotidiano.it agli inizi di gennaio 2016. Nell’annunciare la notizia via social, l’ex segretario del Pd ha parlato di “enorme mole di fango buttata addosso alla mia famiglia, a mio padre, alla sua salute. Una campagna di odio senza precedenti”. Ciò che Matteo Renzi omette è che sul contenuto dei quattro articoli contestati, il giudice ha assolto il Fatto Quotidiano. Nella richiesta di risarcimento danni per 300mila euro, infatti, Tiziano Renzi aveva definito le nostre inchieste giornalistiche una campagna di stampa contro di lui. Secondo la sentenza, però, i fatti riportati sono veri e di interesse pubblico, quindi non diffamatori. Gli interessi, i legami imprenditoriali e i movimenti di Tiziano Renzi nel mondo degli outlet del lusso erano e restano un fatto conclamato. Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

“In linea generale può senz’altro ritenersi che le attività economiche e politiche (quale esponente locale del Pd) del padre del Presidente del Consiglio in carica possano rivestire un pubblico interesse” ha scritto il giudice Schiaretti nella sentenza. I quattro articoli del Fatto Quotidiano contestati da Tiziano Renzi parlavano proprio di questo: dei rapporti (anche economici) del padre dell’allora presidente del Consiglio con gli ideatori e gli sviluppatori degli outlet del lusso targati The Mall. Nella fattispecie, si tratta di tre centri commerciali: quello di Leccio Reggello in provincia di Firenze e dei progetti per realizzare altrettanti mall a Sanremo e a Fasano, in provincia di Brindisi. Il Fatto ha analizzato i ruoli e gli intrecci societari tra tutti i protagonisti dei progetti, la maggior parte dei quali legati a Tiziano Renzi. Che si è sentito diffamato dal contenuto dell’inchiesta e da due commenti del direttore e ha chiesto 300mila euro di risarcimento a Marco Travaglio e Peter Gomez (direttori responsabili del giornale e del sito) e a Gaia Scacciavillani e Pierluigi Giordano Cardone, gli autori dell’inchiesta.

Nella sentenza, il giudice Lucia Schiaretti ha analizzato i sei articoli incriminati e ha deciso che quello in cui si parla dei legami tra Tiziano Renzi e gli imprenditori dell’outlet di Reggello “non contiene informazioni lesive della reputazione di Tiziano Renzi“. Il motivo? “L’articolo evidenzia in primis la partecipazione di personaggi del mondo toscano e vicini al Partito democraticoquali Rosi, di Banca Etruria, Bacci, finanziatore della Fondazione Big Bang, Sergio Benedetti, Sindaco di Reggello, Niccolai, con il quale Tiziano Renzi costituirà la Party s.r.l. e che erano già in precedenza conosciuti dall’attore, che a Rignano vive da sempre e dove ha sempre svolto la sua attività politica”. Non è lesivo neanche l’articolo che ricostruiva un processo all’epoca in corso ad Arezzosulla famiglia Moretti. Scive il giudice: “Né si può ritenere lesivo della reputazione del Renzi l’accostamento a personaggi indagati, vicini a lui e al figlio. La rilevanza del fatto narrato si desume dal fatto che il figlio di Tiziano Renzi, Matteo Renzi, era all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri e, dunque, da ciò deriva l’interesse del lettore a conoscere il comportamento della di lui famiglia e di coloro che, come amici o imprenditori, si muovono intorno alla politica del Pd”.

Simile il ragionamento che porta il giudice a ritenere non diffamatorio il terzo articolo della serie, che dà conto di alcune perquisizioni ai danni di società che fanno parte del settoreoutlet. “Nel corpo dell’articolo – si legge nella sentenza di Lucia Schiaretti – si specifica che tra le società perquisite c’è anche la Nikila Invest, che controlla il 40% della Party, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli. L’articolo si colloca, insieme agli altri di cui è causa – prosegue il giudice – nell’ottica di evidenziare i collegamenti di Tiziano Renzi a imprenditori sottoposti a indagini e a Lorenzo Rosi di Banca Etruria; tuttavia, nessuna informazione falsa o lesiva della reputazione dell’attore risulta ivi riportata. L’essere in affari, infatti, è circostanza oggettivamente neutra e nulla ha fatto l’autore dell’articolo per indurre a ritenere che Tiziano Renzi fosse responsabile di alcunché. Deve, dunque, escludersi la natura diffamatoria dell’articolo in oggetto”. Il Fatto Quotidiano, come detto, è stato invece condannato a pagare 95mila euro per due singole parole contenute in altrettanti editoriali del direttore Marco Travaglio (“bancarotta” e “affarucci”) e per un titolo (“Banca Etruria, papà Renzi e Rosi. La coop degli affari adesso è nel mirino dei pm”) ritenuto non sufficientemente chiaro su un pezzo giudicato invece veritiero. Tradotto: il contenuto degli articoli è vero, corretto, di interesse pubblico e non diffamatorio.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/22/tiziano-renzi-il-fatto-assolto-per-quattro-articoli-dinchiesta-e-condannato-per-due-commenti-e-un-titolo/4711490/

Il Pd che fa finta di essere ancora vivo – Piazza del Popolo, dicono 70.000, poi scendono a 50.000. Repubblica ribadisce 70.000, ma si smentisce con i suoi stessi video. Erano da 10 a 20.000… Ricordiamo che Berlinguer 40 anni fa portò in piazza 500.000. Come siamo caduti tanto in basso?

 

Piazza del Popolo

 

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Il Pd che fa finta di essere ancora vivo – Piazza del Popolo, dicono 70.000, poi scendono a 50.000. Repubblica ribadisce 70.000, ma si smentisce con i suoi stessi video. Erano da 10 a 20.000… Ricordiamo che Berlinguer 40 anni fa portò in piazza 500.000. Come siamo caduti tanto in basso?

 

 

Innanzitutto quanti erano a Piazza del Popolo per la manivestazione del Pd?

L’organizzazione prima sbandiera un fin troppo fantasioso 70.000 persone. Siccome questa è grossa pure per loro, si sono poi “ridimensionati” a 50.000 (anche se qualche voce interna balbetta un eretico 25.000).

Tanto per fare numeri, ricordiamo che Piazza del Popolo è 17.100 mq e quindi avrebbe una capienza massima e teorica di 68.400 persone (4 persone a metro quadro), cioè quei 70 mila che il Pd favoleggia.

E infatti Repubblica inneggia con enfasi ai fantomatici 70.000, smentendosi però con i suoi stessi video (GUARDA QUI) dove, nonostante le inquadrature fatte ad arte, è chiaro che la piazza è piena per un quaro, forse un quinto…

Vogliamo essere buoni, hanno portato in piazza da 10 a 20.000 mersone…

Signori, questo è il Pd… Questo partito, quando c’era Lui (e per Lui intendo proprio Lui, Enrico Berlinguer) in piazza ne venivano mezzo milione!

Leggete un po’ questo:

Era il Settembre del 1977 – 40 anni fa – e per Berlinguer che chiudeva Festa dell’Unità 500.000 persone (per capirci, il doppio rispetto al mega-concerto di Vasco) …Ma come cazzo siamo caduti tanto in basso fino a Matteo Renzi?
18 settembre 1977: al parco Ferrari in mezzo milione per Berlinguer, il doppio rispetto a Vasco

Era il 18 settembre del 1977, Enrico Berlinguer, il capo del Partito comunista italiano, chiudeva a Modena – sul palco dell’ex Autodromo (oggi parco Ferrari) la Festa nazionale dell’Unità. ‘Duecentomila metri quadrati del prato non sono bastati ad accogliere i compagni, i simpatizzanti, gli elettori del Pci che da ogni dove sono venuti ad ascoltare il segretario generale del Pci che chiude il Festival. Quanti sono? Ogni calcolo perde qualsiasi senso di fronte all’impressionante spettacolo di questa folla gigantesca che ha invaso e colmato tutti gli enormi spazi dell’autodromo in cui dal nulla era sorta la città-festival‘. Così L’Unità di allora descriveva l’evento. Si stimarono oltre mezzo milione di persone. Il doppio rispetto al mega-concerto di Vasco Rossi.

Nel recuperare quei giornali, nel leggere gli articoli di un’epoca che non c’è più, resta un’amarezza profonda. La consapevolezza di quanto oggi sia stato tradito del Credo di allora. Resta l’invidia per un tempo in cui si poteva dire – citando Gaber – senza timore di essere smentiti che ‘Berlinguer era una brava persona e Andreotti non lo era, una brava persona’.

Come siamo caduti così in basso?

Renzi attacca duramente i Cinquestelle per il 2,4% di deficit per 3 anni – Perchè lo sappiamo tutti che la sua forza è la coerenza… Infatti ricorderete che solo un anno fa andava dicendo che si sarebbe dovuto fare il 2,9% di deficit per 5 anni… BUFFONE

 

 

Renzi

 

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Renzi attacca duramente i Cinquestelle per il 2,4% di deficit per 3 anni – Perchè lo sappiamo tutti che la sua forza è la coerenza… Infatti ricorderete che solo un anno fa andava dicendo che si sarebbe dovuto fare il 2,9% di deficit per 5 anni… BUFFONE

Quando Renzi chiedeva all’Ue il 2,9% di deficit per cinque anni

Oggi l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, critica la decisione del governo M5s-Lega di arrivare al 2,4% di deficit per tre anni per finanziare le sue promesse elettorali. Ma, solo un anno fa, Renzi lanciava una proposta che qualunque esecutivo in questa legislatura avrebbe dovuto inviare all’Ue: fare il 2,9% di deficit per cinque anni per “ridurre la pressione fiscale e rimodulare la crescita”. I governi a guida Pd e quello Renzi, comunque, non hanno aumentato il deficit.

L’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Consiglio dei ministri con l’aumento del deficit al 2,4% per i prossimi tre anni non piace all’ex segretario del Pd, Matteo Renzi. E lo dice esplicitamente parlando di “conseguenze devastanti delle scelte di oggi” (superamento della Fornero, reddito di cittadinanza e avvio della flat tax) che vedremo nel 2019/2020. Eppure, poco più di un anno fa, Renzi non era affatto contrario all’idea di aumentare il deficit, tanto da proporre, in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore, all’Unione europea di accettare cinque anni di deficit al 2,9% per l’Italia. Una incongruenza fatta notare quest’oggi anche dall’ex deputato del MoVimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, con un post su Facebook. Va comunque riconosciuto che, nella scorsa legislatura, né il governo Renzi né il governo Gentiloni ha aumentato il deficit, rispettando invece le richieste europee.

Oggi Renzi ritiene che il problema dell’innalzamento del deficit derivi dalla decisione di puntare “su condoni e assistenzialismo”. In questo la sua proposta era in parte, ma non del tutto, diversa. Renzi partiva da un discorso riguardante l’immigrazione, spiegando che in caso di mancato cambio di atteggiamento da parte di alcuni paesi sul tema, l’Italia avrebbe dovuto cambiare atteggiamento in campo economico. Renzi chiedeva a tutte le forze politiche italiane di “remare nella stessa direzione”, avanzando insieme questa proposta e affermando: “Non accetto che l’Italia sia trattata come una studentessa indisciplinata da rimettere in riga, è un atteggiamento che fa male all’Europa che, da speranza politica, diventa guardiana antipatica”.

Renzi parla allora di un ritorno a Maastricht: “Stare dentro i parametri sembrava un’impresa quasi impossibile, al punto che quando l’Italia raggiunse quel traguardo per molti fu festa grande. Oggi Maastricht ha cambiato significato. L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista”.

Ed ecco quindi la proposta di Renzi:

Noi pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita più forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potrà essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Ciò permetterà al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita. La mia proposta è semplice: questo spazio fiscale va utilizzato tutto, e soltanto per la riduzione delle tasse, per continuare l’operazione strutturale iniziata nei mille giorni. La prossima legislatura, qualunque sia il giorno in cui comincerà, dovrà mettere sul tavolo uno scambio chiaro in Europa: noi abbassiamo il debito, ma la strada maestra per farlo è la crescita. Quindi abbiamo bisogno di abbassare le tasse. Punto.

L’attacco di Di Battista
L’ex deputato del M5s, Alessandro Di Battista, rilancia su Facebook quell’intervento di Renzi, datato luglio 2017: “Renzi scrive un lungo capitolo del suo libro (riportato in prima pagina dal Sole 24 ore) dove spiega ‘la base della proposta economica del Pd per le prossime elezioni’. E cosa scrive il senatore semplice, all’epoca segretario del Pd? Decifit al 2,9% per 5 anni per avere miliardi di euro da investire in crescita. Adesso che un governo (non più il loro) decide di arrivare ad un decifit del 2,4% non per trovare denari da dare alle banche ma per dare una mano a chi vive in povertà, per alzare le pensioni minime, per abbassare le tasse alle partite IVA e per sostenere i truffati dalle banche (e dallo stesso governo Renzi) il Pd che fa? Scende in piazza per mettere in pericolo gli italiani da questi barbari, ‘ladri di futuro’ che non pensano ai conti pubblici”.

tratto da: https://www.fanpage.it/quando-renzi-chiedeva-allue-il-29-di-deficit-per-cinque-anni/

 

Inceneritori e cancro – È emergenza bambini, tumori aumentati anche del 90% in soli 10 anni. E allora non dimenticate quando Renzi in Tv difendeva gli inceneritori e gli interessi dei suoi amici sulla pelle della gente, aggredendo e insultando un’oncologa – NON DIMENTICATE!

 

Inceneritori

 

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Inceneritori e cancro – È emergenza bambini, tumori aumentati anche del 90% in soli 10 anni. E allora non dimenticate quando Renzi in Tv difendeva gli inceneritori e gli interessi dei suoi amici sulla pelle della gente, aggredendo e insultando un’oncologa – NON DIMENTICATE!

Ve ne avevamo già parlato qui:

Di inceneritore si muore. Succede a Vercelli (e non solo). E solo un criminale può dire che non è vero. E quel criminale ce lo siamo tenuti 3 anni come presidente del Consiglio!! Ricordatevelo quando, con la faccia di bronzo che si ritrova, Vi chiederà il Vostro voto!

 

Guardate questo video? Ve lo ricordate? L’arroganza e la falsità di quest’uomo che aggredisce in malo modo l’oncologa colpevole di aver detto in TV che gli inceneritori PROVOCANO IL CANCRO!

Ma come si permette, mettere in discussione i guadagni degli amici di Renzi per qualche bambino che crepa di cancro…?

 

Tumori infantili, in Italia è una emergenza: il governo pronto a varare una legge contro rifiuti ed inceneritori

L’inquinamento è un cancro: così l’Italia scopre l’emergenza “bambini”

Il rischio di sviluppare malattie oncologiche nelle aree più inquinate del nostro Paese è aumentato anche del 90% in soli 10 anni. Uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età. Il governo annuncia nuovi decreti e proposte di legge

 

Tumori infantili, in Italia è una emergenza: il governo pronto a varare una legge contro rifiuti ed inceneritori

Colazioni fugaci, pranzi in piedi, traffico e ritmi frenetici: già all’alba dell’autunno tutto questo appare nuovamente “normale”, ma tutto questo per il nostro benessere non è a costo zero e il prezzolo stiamo pagando già da anni: i “fattori ambientali modificabili” e gli “stili di vita non corretti” stanno avendo sulla nostra salute un impatto considerevole e i dati risultano allarmanti, tanto gridare all”Emergenza cancro“. Una vera e propria ipoteca sul futuro, peraltro costosissima sui bilanci del sistema sanitario nazionale.

Nel 2016 il Ministero della Salute ha diramato una mappa delle zone più inquinate in Italia, associata all’eventuale aumento di tumori in queste aree: i dati mostrano un aumento anche del 90% di malattie tumorali nelle zone inquinate soprattutto cancro alla tiroide, tumore alla mammella e mesotelioma associati alla presenza di sostanze come la diossina, amianto, petrolio, piombo, pcb, mercurio.

L’Italia vanta anche un altro triste primato, quello dei tumori infantili: in nessuno paese in Europa è così alta l’ncidenza di malattie tumorali sui bambini che vivono nelle aree maggiormente inquinate.

Uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) su 62 Paesi a livello mondiale mostra come la più alta incidenza di cancro compare tra 0-14 anni e tra 15-19 anni in Sud Europa e comprende Italia oltre a Cipro, Malta, Portogallo e Spagna.

I tumori maggiormente in aumento sono le leucemie. Negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni sarebbero in aumento linfomi, carcinoma e melanoma. Ci sono poi i rischi legati all’inquinamento dell’aria con aumento di casi di tumori del polmone. In aumento anche le patologie cutanee e i tumori dell’oro-faringe. Si stima infine che una non sana alimentazione, unitamente a stili di vita non sani, incidano per il 65% nell’incidenza di tumori. Mentre gli esperti sono concordi: dagli anni 70 ad oggi la probabilità di sviluppare un tumore in età pediatrica è aumentata in modo preoccupante e maggiormente in aree esposte a inquinanti ambientali.

“I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno poi sottolineato un incremento di tumori maligni del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, registrando picchi del 50% per i linfomi Non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute”.

Tumori, in arrivo decreto su rifiuti e inceneritori

Come spiega il deputato pentastellato Zolezzi è stato calcolato che le emissioni inquinanti in Italia pesano per 48 miliardi all’anno sui conti della sanità pubblica.

“L’Italia risulta detenere il triste record delle malattie oncologiche in età pediatrica – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – come ho sottolineato ieri al G7 Ambiente, vi è un’urgenza di intervenire ineludibile”.

“Nelle prossime settimane agiremo con interventi normativi sulla riduzione dei rifiuti e gli inceneritori”

Le altre “terre dei fuochi” d’Italia, da Brescia al Lazio alla Puglia

Proprio oggi il ministro dell’Ambiente Sergio Costa era in visita alla Sbarro Institute della Temple University di Philadelphia, istituto di ricerca sul cancro e la medicina molecolare diretto dal prof Antonio Giordano, in prima fila per gli studi sulla terra dei fuochi in Campania. “I ricercatori, molti dei quali giovani italiani, stanno ampliando il raggio di azione e stanno analizzando le altre “terre dei fuochi” di Italia, da Brescia al Lazio alla Puglia. Stanno trovando tracce delle sostanze inquinanti nei capelli e nel sangue ed è un lavoro molto importante che ci consentirà di lavorare su questo anche nella legge Terre dei Fuochi che stiamo scrivendo.

“Da ogni parte di Italia ci arrivano le richieste di aiuto dei cittadini che vivono in luoghi inquinati”.

Ci sono scelte ineludibili in campo ambientale, della mobilità, dell’energia, della gestione dei rifiuti, delle acque, della bonifiche e rimozione amianto, tutela del suolo” dichiarano in una nota i capigruppo del MoVimento 5 stelle nelle Commissione Ambiente di Camera e Senato: 

“Il Contratto di Governo parla chiaro, è necessario puntare su un modello che superi le fonti fossili e puntare sulla mobilità sostenibile urbana ed extraurbana ed è indispensabile fermare il consumo di suolo il quale va completamente eliminato, nel campo dei rifiuti è necessario puntare sull’economia circolare con riduzione rifiuti  con provvedimenti su end of waste e sulla plastica monuso che anticipano le direttive Ue, riutilizzo, raccolta differenziata domiciliare ‘porta a porta’ con tariffa puntuale, impianti di recupero materia e superare nel tempo inceneritori e discariche, iniziando a non costruirne più  poi chiudendole gradualmente sul modello pubblico della provincia di Treviso. Inoltre andrà abolito l’articolo 35 dello Sblocca Italia che favorisce l’incenerimento. Sull’energia è necessario puntare su efficienza energetica e rinnovabili”.

Già settimana prossima alla Camera verrà incardinata la legge a prima firma Vignaroli concordata tra M5s e Lega per la regolamentazione e promozione dei Mercatini dell’usato, un settore che interessa oggi 100mila persone e intercetta e permette la riduzione di 500mila tonnellate di rifiuti urbani che altrimenti andrebbero a smaltimento.

In arrivo anche la legge per limitare il consumo del suolo a prima firma Paola Nugnes che prevede la promozione della rigenerazione urbana.  Sempre tra le nuovi leggi in arrivo al Senato è in discussione la proposta di legge a prima firma Castellone per l’istituzione del referto epidemiologico della popolazione e della rete nazionale dei registri dei tumori.

Serve quindi una svolta dei decisori politici e del sistema produttivo per limitare le emissioni inquinanti nell’aria e nell’acqua. “Ci sono poi semplici regole che ognuno di noi può seguire a casa propria per fare prevenzione ambientale – dichiara Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale e docente di Prevenzione Ambientale del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano – dall’utilizzo di bottiglie d’acqua in vetro anziché in plastica ai piccoli accorgimenti per migliorare la qualità e ridurre lo spreco di acqua potabile – e per evitare i danni causati dall’eccessiva esposizione all’inquinamento indoor e ai campi elettromagnetici .

Fonte: http://www.today.it/salute/inquinamento-tumori-infantili.html

 

UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

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UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

Matteo Renzi: “Hanno tagliato i vitalizi degli altri, ma quello di Luigi Di Maio non è stato toccato”

Matteo Renzi attacca Luigi Di Maio sul taglio dei vitalizi e sul Decreto dignità, definendolo “ministro della Disoccupazione”. L’ex presidente del Consiglio sul taglio dei vitalizi attacca: “Il vitalizio di Di Maio – perché Di Maio, Fico e tanti altri con la scorsa legislatura hanno ottenuto il vitalizio – non lo hanno toccato. Hanno toccato alcuni di quelli del passato”.

Ridicolo no? Che uno ha per 5 anni si è palleggiato il taglio dei vitalizi senza mai attuarlo, che nel frattempo ha regalato 57 miliardi di soldi nostri alle banche (fanno circa 2.370 Euro a famiglia) ora pcerchi di screditare Di Maio, Fico e altri cinquestelle, che nel frattempo hanno restituito metà del loro stipendio…

Leggi anche:

Tutti i regali del Pd alle Banche. Fanno 57 miliardi di Euro, circa 2.370 Euro a famiglia …per il momento!

Il Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora” …Ah, se avessero governato loro. E invece abbiamo avuto quelle CAROGNE che hanno abolito l’art. 18, inventato il jobs act e tagliato sanità, scuola e pensioni…!

 

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Il Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora” …Ah, se avessero governato loro. E invece abbiamo avuto quelle CAROGNE che hanno abolito l’art. 18, inventato il jobs act e tagliato sanità, scuola e pensioni…!

 

Leggiamo da Fanpage:

Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora”

Il Pd ha presentato una proposta di legge per introdurre il salario minimo orario per tutti i lavoratori che non hanno un contratto collettivo di riferimento. La proposta prevede un minimo orario di 9 euro netti. “Vogliamo un salario che aiuti il sistema ad aumentare il livello dei salari, è una scommessa che valorizza i corpi intermedi”, afferma il segretario dem Maurizio Martina.

In una fase in cui il Parlamento attende di discutere il Decreto dignità, il primo provvedimento del governo che passerà all’esame delle Camere, il Partito Democratico propone un disegno di legge che introduca il salario minimo orario per tutti i lavoratori che non hanno un contratto collettivo di riferimento. Il minimo di retribuzione oraria fissato dalla legge è di 9 euro netti. L’obiettivo, secondo quanto spiegato dal segretario del Pd Maurizio Martina durante la presentazione avvenuta oggi alla Camera, è quello di “sperimentare un salario che possa aiutare il sistema ad aumentare il livello dei salari. È una scommessa che valorizza i corpi intermedi”.

Martina ricorda che il salario minimo legale esiste già in molti paesi europei e solo in cinque stati non è ancora presente. Nella proposta di legge si prevede una commissione formata da esperti e rappresentanti delle parti sociali che avrebbero il compito di fornire indicazioni al ministero del Lavoro per aggiornare periodicamente il valore del salario minimo.

Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, sottolinea come questa nuova iniziativa si vada ad affiancare alle precedenti proposte di legge avanzate su reddito di inclusione e assegno universale per i figli: “Si completa l’agenda sociale proposta dal Pd”. “Manteniamo un impegno per tutelare le oltre 2 milioni di persone che sono fuori da questa soglia. Il governo fa promesse – osserva Delrio – noi presentiamo una proposta che non va contro il tema della contrattazione, anzi aiuta il lavoro dei sindacati”. Alla presentazione c’era anche la responsabile Lavoro del Pd, Chiara Gribaudo, che ha spiegato come si tratti di “un salario minimo legale e non contrattuale per i settori non sindacalizzati: la nostra proposta migliorabile è di 9 euro netti”

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Che bravi questi del Pd, senza dubbio la possima volta che potremo, dobbiamo votarli… Mica come quelle CAROGNE che ci hanno governato 5 anni abolendo l’art. 18, inventando il jobs act e tagliando sanità, scuola e pensioni…!

Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

 

Matteo Renzi

 

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Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

Esattamente 6 mesi Matteo Renzi nel corso della trasmissione Matrix mostrava il suo unico conto corrente con soli 15.859 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà…

Ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro!

Avrà fatto 6 all’Enalotto o ci ha preso ancora una volta per il culo?

C’è proprio qualcosa che non quadra…!

Da Fanpage:

Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e 300mila euro in Toscana

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e trecentomila euro. A rivelare la notizia è il quotidiano La Verità, il quale sostiene che il senatore dem avrebbe già firmato il preliminare di acquisto e starebbe per richiedere un mutuo per coprire l’acquisto. La casa, 276 metri quadri complessivi più altri 1580 di terreno agricolo, è sita a Firenze, in via Tacca.

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una nuova casa in Toscana, per la precisione una villa in via Tacca a Firenze del valore di 1 milione e 300mila euro. Secondo quanto riportato dal giornalista Giacomo Amadori de La Verità, il senatore dem starebbe acquistando una villa da 276 metri quadri di superficie catastale, con 11,5 vani, salotto triplo, grande cucina abitabile, uno studio, tre camere, tre bagni e una terrazza. La Verità, in un articolo pubblicato stamane, racconta che Matteo Renzi avrebbe già firmato “un preliminare d’acquisto nello studio fiorentino del notaio Michele Santoro per una villa da 1.230.000 più altri 70.000 per un terreno agricolo di 1.580 metri quadrati adiacente al giardino. Due settimane fa, l’ex segretario del Pd ha versato una caparra da 400mila euro con quattro assegni circolari da 100mila euro l’uno, emessi il 12 giugno scorso dal Banco di Napoli, l’istituto a cui si affidano i parlamentari. Il resto, e cioè circa 900mila euro, Renzi proverà a trovarli con un mutuo, il quarto che si andrebbe a sommare alla rata mensile da 4.250 euro che paga del 2012”.

La casa che sta per essere acquistata da Matteo Renzi appartiene alla signora Natalia Gajo, classe 1928, e madre di Giusto Puccini, 68 anni, docente di Istituzioni di diritto pubblico, tra i giuristi favorevoli al Sì al referendum costituzionale; e la sorella Oretta, 61 anni, dal 1987 dipendente dell’ex Provincia di Firenze. La villa di via Tacca era stata messa in vendita originariamente a un milione e mezzo di euro ma l’ex presidente del Consiglio avrebbe offerto duecentomila euro in meno e starebbe per concludere la trattativa. La notizia dell’acquisto della casa ha provocato un vero e proprio terremoto in Giunta a Firenze. “Il 23 aprile del 1986  (dopo l’entrata in vigore della legge sui condoni edilizi del 1985 ) i proprietari presentano domanda di sanatoria edilizia per alcuni ampliamenti e modifiche interne ed esterne. Quando arriva la risposta del comune di Firenze? Più di trent’anni dopo. Alla richiesta, infatti, ‘ha fatto seguito il rilascio da parte del sindaco della concessione edilizia in sanatoria numero 3150/2017″‘, spiega il Fatto Quotidiano. “’Come mai ci sono voluti 31 anni e l’ attuale giunta per ottenere risposta?’, ha attaccato Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale. “A Firenze evidentemente esiste un metodo infallibile per uscire dalle sabbie mobili della burocrazia: avere Matteo Renzi come prossimo acquirente. Di tutto questo, ovviamente, chiederemo spiegazioni al sindaco Nardella”.

fonte: https://www.fanpage.it/matteo-renzi-sta-comprando-una-villa-da-1-milione-e-300mila-euro-in-toscana/
http://www.fanpage.it/

Guarda qui il video di Renzi:

Renzi mostra il saldo del suo conto corrente in Tv: “Ho meno soldi di quando sono diventato premier”