Assassinato 54 anni fa – Chi aveva paura di Malcolm X? …Tutti quelli che hanno paura della verità!

 

Malcolm X

 

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Assassinato 54 anni fa – Chi aveva paura di Malcolm X? …Tutti quelli che hanno paura della verità!

 

Malcolm X fu assassinato 54 anni fa.
Malcolm X sapeva che sarebbe stato ucciso. La sua fine gli era stata annunciata sia direttamente che indirettamente. Il 21 febbraio del 1965 mentre si accingeva a fare un discorso in una sala di Harlem, un commando di tre killer gli sparò contro una quarantina di pallottole. Quattordici lo colpirono. Una settimana prima gli avevano incendiato la casa sia a mo’ di avvertimento sia come preparazione dell’atmosfera dell’agguato mortale. La sala dove doveva parlare era sotto la sorveglianza di un folto gruppo di agenti di polizia che però, proprio nel momento della sparatoria, non si trovavano sul posto.
Chi aveva paura di Malcolm X? Si potrebbe dire, tutti quelli che hanno paura della verità. Malcolm X era stato capace di individuare e togliere il coperchio di menzogne cui era stato sottomesso il popolo dei negri che, da allora, si definiranno come afroamericani. Questo termine era ricavato dalla constatazione storica del sequestro di gruppi interi di africani per trasformarli in schiavi nel Nuovo Mondo. Dove non solo avrebbero dovuto lavorare per un padrone bianco ma avrebbero subito un vero e proprio annientamento della persona così da essere dequalificati da esseri umani a oggetto.
Distruzione della propria umanità mediante metodi di tortura e mortificazione avrebbero poi fatto scuola. Il nome stesso gli era negato. Gli schiavi avevano il nome del padrone. Per questo Malcolm X, che era venuto al mondo come Malcolm Little, cambiò il suo nome aggiungendogli una X, a significare l’incognita del proprio nome di origine. In seguito furono molti a cambiare il proprio nome allo stesso modo.
Malcolm X aveva scoperto i meccanismi mediante i quali “i diavoli bianchi” perpetuavano il proprio dominio nei confronti dei neri. La discriminazione nel campo economico sociale era alla base, ma anche la promozione a livello di borghesi per alcuni era possibile solo a costo della rinuncia della propria identità e dignità: processo di integrazione per quelli che Malcolm X definiva “zio Tom” o “negri da cortile”. Prevedendo anche che un giorno alcuni di questi avrebbero ricoperto posti di responsabilità nella amministrazione dello stato.
Malcolm X visse la sua adolescenza da emarginato, fu attivo in quasi tutti i commerci e le attività considerate illegali. Finché il cerchio si strinse e fu incarcerato. Nella prigione la sua vita si trasformò. Si dedicò allo studio, cercando di recuperare il tempo perso negli anni precedenti.
Nella prigione entrò in contatto con l’Islam. Divenuto predicatore per la Nazione dell’Islam, uscito dal carcere, cominciò a criticare e attaccare la religione dei bianchi, il cristianesimo, perché aveva coperto il regime di schiavitù. L’Islam prendeva così in lui la forma di una scelta di resistenza e attacco al potere razzista dei bianchi.
Tuttavia, a differenza della politica ufficiale della Nazione dell’Islam, Malcolm X non faceva nessuna concessione mentale nei confronti dei reali rapporti nella società. Egli riusciva a fare l’anatomia di questi rapporti facendo risaltare la condizione di schiavitù che la popolazione afroamericana aveva subito fino ad allora. Contundente era la sua analisi, il modo chiaro con cui esponeva la relazione schiavo-padrone e le conseguenze mentali che ciò provocava sulla popolazione: l’odio per la propria pelle, il proprio colore, il disprezzo per la propria gente. I suoi discorsi risvegliavano o facevano nascere sentimenti di orgoglio di razza, la coscienza della dignità oppressa.
Dopo il viaggio di pellegrinaggio alla Mecca, si stupì dell’esistenza di una popolazione bianca diversa da quella degli USA. Non solo, ma constatò il sentimento di fratellanza, di amorevolezza che esisteva tra le persone che incontrava. Questa nuova esperienza lo portò a considerare che la questione non era la lotta contro i bianchi in quanto razza, con lo scopo di ottenere alla fine un territorio autonomo dove la popolazione nera si sarebbe installata organizzando un proprio stato, indipendente dal potere dei bianchi, così come recitava il programma della Nazione dell’Islam.
In Malcolm X cominciò a maturare la conclusione che sarebbe stato necessario marciare insieme a quei bianchi che condividevano la critica e la volontà di lotta contro l’ordine costituito. Nel mentre, i capi della Nazione dell’Islam cominciavano a vedere l’agire di Malcolm X come una deviazione dall’obiettivo di arrivare a una collaborazione con la classe dirigente degli USA. Non solo il predicare di Malcolm X era considerato pericoloso ma la sua stessa persona costituiva per loro un pericolo, in quanto si era dimostrato come il più capace di unificare la popolazione nera e di guidarla. Così, dopo che la sua radiazione dalla Nazione dell’Islam si mostrò senza effetto, fu decisa la sua morte. Ma la lotta degli afroamericani continuò e aumentò anche dopo la sua morte.
Malcolm X fu un grande rivoluzionario del popolo nero. Riuscì a sollevarlo dal torpore della sottomissione, a liberargli la mente. A rivendicare l’origine degli schiavi neri nell’Africa e a occuparsi di percorrerne la sua storia. A mostrare che la storia dell’Africa non comincia con la conquista coloniale europea, ma è all’origine della storia umana.
di Nicolai Caiazza

 

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2016/05/08/chi-aveva-paura-di-malcolm-x-69706.html

19 maggio 1925, nasce Malcolm X. Si autodefiniva “il nero più arrabbiato d’America”

 

Malcolm X

 

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19 maggio 1925, nasce Malcolm X. Si autodefiniva “il nero più arrabbiato d’America”

“Non si può separare la pace dalla libertà perché chi non è libero non può essere in pace”

leggi anche: Assassinato 53 anni fa – Chi aveva paura di Malcolm X? …Tutti quelli che hanno paura della verità!

Nato a Omaha, in Nebraska, il 19 maggio 1925, Malcolm X, al secolo Malcolm Little, ha un’adolescenza difficile, fatta di spaccio di droga, rapine e gioco d’azzardo. Nel 1946 viene arrestato e condannato a 10 anni di carcere. Lì prende contatto con membri della Nation of Islam, N.O.I.,  una setta islamica che predica, per i neri d’America, la lotta alla discriminazione razziale attraverso la conversione all’Islam e la creazione di una nazione nera all’interno degli Stati Uniti. Uscito dal carcere nel 1952, prende il nome di Malcom X, un gesto simbolico con cui rifiuta il suo “cognome da schiavo”, e si unisce alla N.O.I. diventando uno dei membri più influenti. Intanto, in quegli anni si andava affermando il movimento per i diritti civili dei neri, ispirato ai principi della non violenza, sotto la guida del reverendo Martin Luther King, considerato in parte una figura antitetica rispetto a Malcolm X. Per lui, cresciuto nel ghetto, la religione islamica è la chiave per abbattere ogni barriera razziale e ogni forma di discriminazione e per ridare orgoglio e dignità al popolo nero. Ma per l’emancipazione dalla miseria e dalla sottomissione bisogna “lottare”. Nell’estate del 1963, si tiene a Washington la celebre marcia per il lavoro e la libertà a sostegno dei diritti civili per gli afroamericani.  Al Lincoln Memorial Martin Luther King pronunciò il suo storico discorso I Have a Dream. Per Malcolm X quell’evento non fu niente di più di una manifestazione “fatta da bianchi davanti alla statua di un presidente morto da cento anni e al quale, quando era vivo, noi non piacevamo”. Ma il suo pensiero e la sua fede cambieranno nel corso del tempo, a dimostrazione di una straordinaria capacità di leggere la realtà. Nel 1964 annuncia pubblicamente la sua separazione dalla NOI e lascia gli Stati Uniti per recarsi in viaggio prima in Egitto e poi a Jeddah, in Arabia Saudita. Alla Mecca conosce l’Islam moderato e si converte alla fede sunnita. Al suo ritorno, il 21 maggio 1964, pronuncia un importante discorso alla nazione. “I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono. In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore. (…) alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi – cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, atei. Ho amici capitalisti, socialisti, e comunisti! Moderati, conservatori, estremisti. (…) Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!». Poco meno di un anno dopo viene assassinato, a 39 anni. Quel 21 febbraio del 1965 stava tenendo un comizio pubblico alla Audubon Ballroom di Harlem. Solo una settimana prima era sopravvissuto a un attentato contro la sua abitazione. Tre membri della Nation of Islam furono arrestati e condannati, ma solo uno confessò. Al funerale, ad Harlem, partecipò un milione e mezzo di persone. Lo scorso anno, nel cinquantesimo anniversario della sua morte, a centinaia hanno affollato il suo memoriale sorto nel luogo in cui fu ucciso.