Incredibile ma vero – Ecco cosa ci ha regalato 20 anni di Euro: ogni tedesco ha guadagnato 23 mila euro, ogni italiano ne ha persi 75 mila…!

 

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Incredibile ma vero – Ecco cosa ci ha regalato 20 anni di Euro: ogni tedesco ha guadagnato 23 mila euro, ogni italiano ne ha persi 75 mila…!

Grazie alla moneta unica in 20 anni ogni tedesco ha guadagnato 23 mila euro, ogni italiano ne ha persi 75 mila

Report del think tank tedesco Cep sui vincitori (Germania e Olanda) e i vinti (Italia e Francia) della moneta unica “oggi più controversa che mai”

Da quando c’è l’euro, ogni cittadino tedesco ha guadagnato in media 23mila euro, ogni italiano ne ha persi 74mila. La Germania è “di gran lunga” il Paese che più ha tratto profitto dall’entrata in circolazione della moneta unica, l’Italia quello che ci ha rimesso di più. Nel suo ventesimo anniversario, l’euro si mostra in tutta la sua controversa natura di generatore di diseguaglianze. È quanto emerge dal rapporto “20 anni di Euro: vincitori e vinti”, del think tank Cep (Centre for European Policy) di Friburgo. Secondo lo studio, il problema della competitività tra i vari Paesi dell’eurozona “rimane irrisolto e “deriva dal fatto che i singoli paesi non possono più svalutare la propria valuta per rimanere competitivi a livello internazionale”. Dall’introduzione dell’euro, un’erosione della competitività internazionale ha portato “a una minore crescita economica, a un aumento della disoccupazione e al calo delle entrate fiscali. La Grecia e l’Italia, in particolare, stanno attualmente attraversando gravi difficoltà a causa del fatto che non sono in grado di svalutare la propria valuta”.

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Impatto dell’introduzione dell’euro sulla prosperità per abitante e complessiva dal 1999 al 2017

I numeri. Lo studio ha verificato quanto sarebbe stato alto il Pil pro capite, se i Paesi non avessero introdotto l’euro. La Germania, dal 1999 al 2017 avrebbe guadagnato complessivamente 1.893 miliardi di euro, pari a circa 23.116 euro per abitante. Anche i Paesi Bassi hanno guadagnato circa 346 miliardi, e cioè 21mila euro pro capite. Nella maggior parte degli altri Stati si sarebbero registrate invece delle perdite: in Italia, lo Stato che più ne ha risentito, addirittura di 4300 miliardi, pari a 73.605 euro pro capite. In Francia, le perdite ammonterebbero a circa 3.591 miliardi, pari a 55.996 euro pro capite.

Nel 2017, per esempio, il Pil tedesco è aumentato di 280 miliardi di euro e il Pil pro capite di 3.390. L’Italia ha perso di più di tutti. Senza l’euro, calcolano i ricercatori del Cep, il Pil di Roma sarebbe stato più alto di 530 miliardi di euro, che corrisponde a 8.756 euro pro capite. Anche in Francia l’euro ha comportato significative perdite di benessere per 374 miliardi di euro complessivi, che corrispondono a 5.570 euro pro capite.

Nel dettaglio, la Germania ha beneficiato dalla sua appartenenza all’eurozona ogni anno, esclusi il 2004 e il 2005. I profitti maggiori si sono dispiegati soprattutto durante la crisi del 2011. Quanto all’Italia, “in nessun altro Paese tra quelli esaminati l’euro ha portato a perdite così elevate di prosperità”. E aggiunge il report: “L’Italia non ha ancora trovato un modo per diventare competitivo all’interno dell’eurozona. Nei decenni prima dell’introduzione dell’euro, l’Italia svalutava regolarmente la propria valuta con questo scopo. Dopo l’avvento dell’euro non è stato più possibile. Invece, erano necessarie riforme strutturali. La Spagna mostra come le riforme strutturali possono invertire la tendenza negativa”.

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Cep

 

 

fonte: https://www.huffingtonpost.it/2019/02/25/grazie-alla-moneta-unica-ogni-tedesco-ha-guadagnato-23mila-euro-ogni-italiano-ne-ha-persi-75mila-lo-studio-del-cep_a_23677356/

Unione Europea – Le regole valgono per tutti… Ma non se a infrangerle è Berlino… Loro possono fare come cavolo gli pare…!

 

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Unione Europea – Le regole valgono per tutti… Ma non se a infrangerle è Berlino… Loro possono fare come cavolo gli pare…!

Le regole valgono finché la Germania le rispetta. È questo quello che si evince dall’ultimo scontro tutto interno all’Unione europea sulla procedura con cui la Commissione europea ha nominato il tedesco Martin Selmayr come segretario generale. Secondo il difensore civico, l’organo guidato da Jean-Claude Juncker non ha seguito le regole previste. E le indagini dell’Ombudsmanproseguono con uno scontro infuocato fra il suo ufficio e quello della Commissione.

L’ufficio di Juncker ha risposto che la Commissione ha agito nel massimo della trasparenza e che la procedura è stata regolarissima. Replica che non è piaciuta agli “inquirente”, tanto che l’ufficio presieduto dall’irlandese Emily  O’Reilly ha comunicato: “La risposta della Commissione alla nostra indagine non presenta nessuna nuova informazione e non ne modifica i risultati, che erano basati su un’ispezione di documenti interni della Commissione”. “La nostra indagine ha dimostrato in dettaglio come la nomina del signor Selmayr non abbia seguito il diritto europeo e non abbia seguito le regole della stessa Commissione”.

La questione è particolarmente delicata. Perché Selmayr non è un semplice funzionario: è il capo di gabinetto della Commissione europea e, secondo molti, è il burocrate più potente di Bruxelles. Non è un mistero che la sua figura sia diventata in questi quattro anni a dir poco fondamentale. Tra le sue mani sono passati tutti i principali dossier degli ultimi tempi, dalla Brexit alla crisi del debito greco. E questo lo ha reso una personalità non solo importante ma anche fondamentale. Tanto che c’è chi lo ha definito il “presidente ombra”.

Ma chi è Selmayr? Tedesco, avvocato, 47 anni, la sua carriera è stata rapida e decisa, passando da portavoce a segretario generale della Commissione. Come scrive Linkiesta, “alcuni colleghi lo chiamano il ‘mostro’ di Berlaymont per come gestisce in modo autoritario e dispotico i lavori nel palazzo della Commissione a Bruxelles. Altri ancora invece l’hanno definito il ‘Rasputin di Juncker’ o il ‘Frank Underwood della politica europea’ per il cinismo unito alla spregiudicatezza politica”. E nel frattempo, ha blindato la sua posizione al’interno della Commissione. Perché il segretario generale è un ruolo amministrativo: quindi non è sottoposto alle tempeste politiche. Ed è proprio per questo che l’Unione europea ha messo sotto osservazione la sua figura.

Secondo molti osservatori, la nomina è una mossa anche spregiudicata di Juncker, per mantenere il più possibile lo status quo della Commissione europea anche dopo le elezioni europee del 2019. Il presidente della Commissione non potrà ricandidarsi per ovvi motivi. Inviso da molti governo dell’Unione europea, ma soprattutto dallo stesso elettorato continentale, la sua leadership è già abbondantemente sul viale del tramonto. Ma può dare il suo ultimi colpo di cosa: e l’ha fatto con la nomina di Selmayr.

Ma la questione non investe solo Junker. La nomina di un tedesco come segretario generale ha lasciato tutti parecchio perplessi: perché tutti i ruoli amministrativi più importanti dell’Ue sono ricoperti da tedeschi. Quindi da una parte c’è uno Juncker sempre più debole che blinda la sua Commissione. Dall’altra parte, la Germania ha praticamente invaso gli uffici burocratici dell’Unione europea. Klaus Welle è segretario generale del Parlamento europeo, Helga Schmid è segretario generale dell’Eeas, il Servizio europeo per l’azione esterna. E adesso si parla anche di Manfred Weber alla presidenza della Commissione europea e di Jens Weidmann a capo della Banca centrale europea.

La strategia tedesca è molto interessante. La Germania di Angela Merkel non ha scelto ruoli di prestigio o posizioni di comando in questi anni, ma ha scelto i posti “che contano”, quelli burocratici. È dal sottobosco dei funzionari europei che la Merkel coordina la politica dell’Unione. E in questi anni ha fatto in modo di fondere completamente i desideri di Berlino con quelli di Bruxelles grazie anche alla presidenza di Juncker. Anche infrangendo le regole.

fonte: http://www.occhidellaguerra.it/europa-germania-selmayr/

UN VERGOGNOSO SCIACALLAGGIO – In Grecia si muore, ma la Germania non ha scrupoli a incassare 1,34 miliardi di Euro l’anno di profitti sui prestiti – E non dimenticate che queste carogne hanno definito noi Italiani “scrocconi”…!

 

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UN VERGOGNOSO SCIACALLAGGIO – In Grecia si muore, ma la Germania non ha scrupoli a incassare 1,34 miliardi di Euro l’anno di profitti sui prestiti – E non dimenticate che queste carogne hanno definito noi Italiani “scrocconi”…!

 

Da Il Sole 24 Ore

La Germania incassa 1,34 miliardi di euro di profitti su prestiti ad Atene

a notizia rischia di riaprire vecchie ferite tra Berlino e Atene perché arriva proprio il giorno dopo la concessione di una laurea honoris causa al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, all’Università Aristotele di Salonicco che ha provocato dimostrazioni di protesta con spiegamento di forze di polizia a difesa della cerimonia. La Germania ha incassato 1,34 miliardi di euro dall’inizio della crisi greca nel 2009. Lo ha indicato il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Si tratta dei profitti ottenuti grazie agli interessi dei prestiti ad Atene. In sostanza, la banca di sviluppo tedesca Kfw (Kreditanstalt fur Wiederaufbau) ha incassato 393 milioni di euro sui prestiti di 15,2 miliardi alla Grecia nel 2010. Tra il 2010 e il 2012, il programma di riacquisto di titoli ellenici da parte delle banche centrali della zona euro ha fatto registrare alla Bundesbank profitti per 952 milioni di euro.

Un bel gruzzoletto. I numeri sono emersi grazie a un’interrogazione parlamentare presentata al Bundestag dal movimento dei Verdi al ministero delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. I Verdi, attraverso le parole di Sven-Christian Kindler, hanno criticato il comportamento tedesco nei confronti della Grecia: «Sarà anche legale che la Germania guadagni sulla crisi della Grecia, ma non è legittimo nel senso morale della solidarietà».

 I profitti sono arrivati alla Bundesbank, la banca centrale tedesca, per aver partecipato come le altre banche dell’eurozona, al programma Securities Market Programme (SPM) dal 2010 al 2012 sotto l’egida della Banca centrale europeaall’epoca diretta da Jean-Claude Trichet. La Bce ha incassato più di 1,1 miliardi di euro nel 2016 in interessi su un ammontare di 20 miliardi di bond greci acquistati attraverso lo SMP, bond che erano stati venduti sul mercato secondario da banche soprattutto francesi, olandesi e tedesche timorose di un haircut, un taglio del valore facciale delle obbligazioni. Quest’anno i profitti ammonteranno a 901 milioni di euro quando verranno ancora distribuiti ai 19 stati dell’eurozona. Dal 2015 la Germania ha raccolto 952 milioni di euro come profitti del programma SMP.

Il bilancio tedesco ha registrato, sotto l’attenta regìa del ministro conservatore e artefice dell’austerità nell’eurozona, Wolfgang Schaeuble, un surplus di 6,2 miliardi di euro nel 2016. I Verdi tedeschi hanno sottolineato che anche i profitti ricavati dalla crisi greca hanno aiutato a raggiungere questo obiettivo. Ma questa osservazione non sembra aver scalfito la posizione di Schaeuble.

Nel biennio tra il 2013 e il 2015 l’Ue aveva deciso che i profitti generati dai bond greci fossero restituiti da Francoforte alle banche centrali di ogni Paese, che poi li avrebbero rigirati ad Atene per alleggerire il suo pesante fardello del debito che viaggia al 179% del Pil. Ma poi nel 2015 a seguito di un referendum e uno scontro tra Governo Tsipras e creditori internazionali questa procedura è stata interrotta e gli stati si sono tenuti gli interessi del 2015 e 2016.

Nell’ultimo eurogruppo tenutosi a Lussemburgo dopo aver trovato l’accordo per l’esborso di una tranche di aiuti per 8,5 miliardi (serviti a pagare 7 miliardi di euro di bond in scadenza e in mano alla Bce) i creditori hanno manifestato l’intenzione di restituire i profitti guadagnati dai bond greci se Atene avrà rispettato tutti gli impegni prioritari entro il 2018, ma solo quelli realizzati nel 2017.

Il Fmi pur restando nel programma non ha partecipato all’esborso della quota relativa alla tranche di 8,5 miliardi di euro perché non ritiene sostenibile l’attuale livello del debito greco.

tratto da: https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-07-14/la-germania-incassa-134-miliardi-euro-profitti-prestiti-ad-atene-195033.shtml?uuid=AE8XAjxB&fbclid=IwAR3bJE_2PGzfuDjinZ6VHWvSyL0QR-H4Kfyoc0_Ky8HQhY7YBOVxUVyClDU

Chissà perché nessuno parla di questa colossale truffa tedesca da 55 miliardi di Euro

 

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Chissà perché nessuno parla di questa colossale truffa tedesca da 55 miliardi di Euro

 

(Dov’era  la vigilanza BCE?  Ah sì, deve dare ordini alle banche italiane. Deve far mancare i fondi alle banche nostre. . E la Bundesbank? Deve condannare il maggior debito italiano di 13 miliardi – e ne “perde” 55. Inpiena omertà – e complicità)

La mega truffa sui dividendi tocca Deutsche Bank e Santander

CumEx-Files è stata definita la più imponente investigazione in Germania dal secondo Dopoguerra: vede al centro la transazione di azioni tedesche, ma anche italiane. Secondo le tre procure è costata solo al fisco tedesco oltre 55 mld di euro. HVB (Unicredit) ha chiuso le pendenze con la magistratura e presentato ricorso per risarcimento nei confronti di tre ex dipendenti

Rischia di diventare la più importante inchiesta per frode in Germania dal Dopoguerra a oggi, giocata attorno a quella che le autorità hanno definito una truffa sui dividendi. E che pare sia già costata ai contribuenti tedeschi oltre 55 miliardi di euro. Ma il timore è che l’effetto dirompente si estenda a mezza Europa, Italia compresa.

Il fascicolo prende il nome di CumEx-Files e su questo vi stanno lavorando dall’aprile del 2013 (con una forte accelerazione negli ultimi mesi) tre procure su fatti avvenuti fra il 2006 e il 2009. Si tratta di Francoforte, Monaco e Colonia. Quest’ultima è fra l’altro specializzata in crimini fiscali internazionali. Nelle ultime ore stanno emergendo dai media tedeschi diversi particolari sulle indagini, grazie al lungo lavoro svolto in 12 nazioni da 19 gruppi editoriali riuniti nella newsroom Correctiv.

Secondo l’accusa, le banche coinvolte nella truffa avrebbero fuorviato lo Stato tedesco su due livelli: il primo accreditando il dividendo nella giornata di stacco a più soggetti, che risultavano tutti titolari dell’azione, e il secondo perché questi ultimi maturavano un credito fiscale dalla cedola. Oggi il Tagesschau scrive che alla fine dei conti si è trattato di danni per 55,2 miliardi nei confronti del Fisco di Berlino.

Ma non riguarderebbe solo la Germania, anzi.

Sempre il Tagesschau oggi riporta alcune rivelazioni fatte alla magistratura tedesca da alcune persone coinvolte nella truffa. “Abbiamo creato una macchina del demonio”, ha detto una fonte a conoscenza dei fatti agli investigatori. “Non abbiano transato solo azioni tedesche, ma anche di altre nazioni quali Francia, Spagna, Italia, Austria, Belgio, Danimarca”.

Come ha funzionato, di fatto, lo schema secondo le procure? Una banca accetta di vendere il titolo di una società quotata, per esempio a un fondo pensione, prima dello stacco della cedola e glielo consegna dopo che il dividendo viene pagato. Sia la banca che il fondo pensione fanno richiesta della ritenuta sui dividendi (witholding tax).

In alcuni casi le banche vendono azioni che non posseggono e concordano di acquistarle più avanti nel tempo secondo il metodo dello short selling. Il titolo viene rapidamente trattato all’interno di un gruppo sindacato di istituti di credito, investitori ed hedge fund per creare l’impressione che vi siano molti possessori (ma l’azione è una solo). I profitti da questa operazione (illegale) vengono poi divisi fra i soggetti.

Secondo l’agenzia Reuters, i nomi degli istituti coinvolti nell’operazione sono diversi: in primis lo spagnolo Santander, ma anche Deutsche Bank  e l’australiana Macquarie Bank. Quanto ad HVB, la controllata di Unicredit , il gruppo guidato dall’ad Jean Pierre Mustier ha chiuso le pendenze con la magistratura e presentato ricorso per risarcimento nei confronti di tre ex dipendenti. La specifica è contenuta nel bilancio semestrale della banca al 30 giugno 2018.

Secondo il documento, il Supervisory Board del gruppo ha concluso le indagini interne scoprendo che la controllata tedesca, Ucb AG, “ha subito perdite a causa di passate azioni/omissioni attribuibili a singole persone. A tal proposito, il Supervisory Board ha presentato un ricorso per risarcimento danni nei confronti di tre singoli ex componenti del consiglio di gestione non ritenendo opportuno intraprendere alcuna azione nei confronti dei componenti dello stesso attualmente in carica”. Sono state poi condotte “indagini penali nei confronti di attuali o ex dipendenti in Germania da parte delle Procure di Francoforte, Colonia e Monaco con lo scopo di verificare presunti reati di evasione fiscale da parte loro”. La banca ha collaborato e sta collaborando con i magistrati.

Il procedimento di Colonia si è chiuso nel novembre 2015 con il pagamento di una sanzione di 9,8 milioni di euro. Le indagini della Procura di Francoforte sono state invece chiuse a febbraio 2016 con una sanzione di 5 milioni. L’indagine del procuratore di Monaco è stata a sua volta chiusa ad aprile 2017, con il versamento di 5 milioni di euro. “Allo stato, tutti i procedimenti contro Ucb AG sono stati definiti”, si legge in bilancio.

Sempre la semestrale aggiunge che “le autorità fiscali di Monaco stanno regolarmente effettuando verifiche fiscali nei confronti di Ucb AG, in relazione agli anni dal 2009 al 2012, che inter alia, includono l’analisi di altre operazioni di negoziazione di azioni in prossimità delle date di pagamento dei dividendi… Non è ancora chiaro se, e a quali condizioni, crediti fiscali o rimborsi di imposte possano essere applicati ai diversi tipi di operazioni concluse in prossimità della data di distribuzione dei dividendi”. Non è poi possibile “stabilire se Ucb AG possa essere esposta a pretese fiscali da parte dei competenti uffici oppure a pretese da parte di terzi in base alle norme civilistiche”. La controllata tedesca “ha predisposto accantonamenti ritenuti dalla stessa congrui a coprire il rischio di causa”.

Il Fisco tedesco ha scritto agli inquirenti di Colonia che ci sono “concrete indicazioni” che, per esempio, il Santander abbia operato nel ruolo di short seller, venditore allo scoperto. Tre fondi pensione hanno invece usato linee di credito da Macquarie, aggiunge poi Reuters. La banca australiana ha spiegato “che continuerà a cooperare con le autorità tedesche”. Macquarie ha calcolato che dovrà sborsare 100 milioni di euro in dispute legali, metà dei quali già pagati.

Quanto al Santander, gli inquirenti hanno scritto agli avvocati della banca spagnola dicendo che l’istituto e la sua controllata inglese Abbey National Treasury Services, sono state coinvolte “in un ampio numero” di operazioni che riguardano lo short selling, una fase importante della truffa che riguarda il possesso di una singola azione da parte di più soggetti. Il gruppo spagnolo ha ribattuto che “alla data di oggi non abbiamo identificato alcuna evidenza che le attività sotto investigazione abbiano coinvolto manager senior, la banca o sue controllate”.

In relazione a Deutsche Bank , un portavoce del gruppo tedesco ha riferito a Reuters che la banca non ha partecipato “al mercato cum-ex organizzato”, ma che è stata “coinvolta in alcune transazioni di tipo cum-ex riguardanti taluni clienti”. Ha poi aggiunto di stare cooperando con le autorità inquirenti.

(Grazie, Milano Finanza!)

https://www.milanofinanza.it/news/la-mega-truffa-sui-dividendi-tocca-deutsche-bank-e-santander-201810180905037836

https://cumex-files.com/en/

Tratto da maurizioblondet.it

Quel vizietto della Germania: credersi la padrona d’Europa

 

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Quel vizietto della Germania: credersi la padrona d’Europa

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, dice il proverbio. E in Germania, in particolare in Bavieraquello di pensare all’Europa come terra di conquista è un vizio che non sembra destinato a interrompersi. Lo ha dimostrato Horst Seehofer, il leader e candidato della Csu per la guida della Baviera, in un comizio a Ingolstadt. Davanti alla platea dei suoi colleghi di partito, il ministro dell’Interno tedesco se n’è uscito con una provocazione infelice riguardo la Grecia: “I bavaresi hanno governato la Grecia per un po’, ma sarebbe stato meglio se fosse durato di più”.

L’ironia del politico tedesco faceva riferimento al regno di Ottone di Grecia, principe di Baviera, e che governò sul popolo ellenico dal 1832 al 1862. Monarca anche abbastanza disprezzato dal popolo greco, visto che finì la sua vita in esilio fuggendo su una nave da guerra britannica.

Ma evidentemente la storia non ha insegnato molto a Seehofer, se ha usato questo esempio per ricordare a tutti come l’amministrazione germanica, in quel caso bavarese, fosse nettamente migliore di quelle nazionali. Una battuta infelice che ha trovato ovviamente la reazione critica di molti esponenti politici greci, che, dopo aver incassato per anni le imposizioni volute da Berlino, adesso non vogliono sentirsi anche oggetto di scherno per ottenere qualche centinaio di voti in più in un’elezione locale.

Storia a parte, la battuta del ministro tedesco non è però un fulmine a ciel sereno. Non è un mistero che in Germania molti considerino la loro politica e la loro amministrazione come migliore rispetto alle altre dell’Unione europea. E non è neanche un mistero che la stessa Unione europea possa essere considerata una sorta di costruzione di un’Europa a immagine a somiglianza dei sogni egemonici di Berlino.

E la Grecia forse è l’esempio più evidente di questa malcelata idea della Germania di essere la potenza leader dell’Europa “unita”. In questi anni, le manovre imposte dalla Troika e con il supporto della Bundesbank, hanno non solo impoverito i cittadini greci e mandato sul lastrico un intero Paese, ma hanno anche dato il via a una privatizzazione e successiva svendita senza precedenti del patrimonio greco che, in larga parte, è finito in mani tedesche. Prova più eclatante gli aeroporti turistici, vero volano dell’industria ellenica, diventati quasi tutti di proprietà tedesca.

Ma Atene è solo una delle “vittime” dell’ideale tedesco. In realtà sono molti i Paesi che subiscono quest’idea non troppo remota di Berlino di essere il Paese che vuole controllare l’Europa. L’Italia è sicuramente una delle vittime preferite da parte dei ministri e dei politici tedeschi, accusata di essere una sorta di ventre molle dell’Europa a trazione franco-tedesca. E il fatto che la nostra economia si basi sullo spread tra Btp e Bund è già di per sé un indizio. Ma sono in genere i Paesi mediterranei a essere quelli più additati dalla Germania come nemici della loro idea di Europa.

La loro idea: non quella degli europei. Ed è su questa “piccola” divergenza di vedute che è nato in larga parte il fenomeno sovranista. L’idea che non possa essere Berlino a decidere le sorti di un intero continente. Un vento che è iniziato a spirare da Est, con l’Europa di Visegrad, che si è spostato a sud, nel Mediterraneo, e che ha ricevuto una spinta fondamentale da Ovest, al di là dell’Atlantico, con gli Stati Uniti di Donald Trump a cavalcare l’ondata di risentimento contro la Merkel che dilaga in tutta Europa.

Ed è proprio su questo punto che è importante soffermarsi. Se infatti per molto tempo è stata la parte “povera” dell’Unione europea a ribellarsi ai dettami di Francoforte e Berlino, adesso l’assedio è diverso: insieme ai ribelli ci sono anche gli Stati Uniti. Trump ha messo da subito la Germania nel mirino per la sua politica commerciale.

Ma dietro a questo conflitti economico fra Washington e Berlino, c’è anche un obiettivo strategico che da sempre caratterizza l’altra sponda dell’Atlantico: evitare che la Germania prenda il sopravvento proprio attraverso l’Unione europea. Un’idea che piace tanto a molti esponenti della politica tedesca. Seehofer docet.

 

fonte: http://www.occhidellaguerra.it/germania-europa/

Il ministro tedesco: se l’Italia esce dall’Euro la Germania crolla, e l’Italia vola!

 

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Il ministro tedesco: se l’Italia esce dall’Euro la Germania crolla, e l’Italia vola!

Theo Waigel è stato per dieci anni Ministro delle Finanze di Helmut Kohl. Il 21 giugno scorso ha rilasciato un’intervista a T-Online. Questo è un frammento delle sue dichiarazioni.

 Intervistatore: “I sondaggi sull’uscita dalla UE mostrano che se si chiedesse ai francesi e ad altri, vincerebbe chi vuole uscire, con uno scarto minimo. Secondo lei da dove viene questa disaffezione per l’UE?
Theo Waigel: “Al grado di sviluppo della globalizzazione e dei mercati aperti cui siamo arrivati – che non è più reversibile -, ci sono forze che si oppongono, sostenendo la necessità di ritornare ai confini e alle regolamentazioni nazionali, che prima funzionavano bene, per tornare ad appropriarsi delle proprie capacità decisionali“.
Intervistatore: “E cosa gli si può rispondere?
Theo Waigel: Gli si può rispondere in modo del tutto chiaro quali svantaggi ne scaturirebbero. Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20% e il 30% del marco tedesco – che tornerebbe nuovamente in circolazione -. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per il nostro export, per il nostro mercato del lavoro, o per il nostro bilancio federale“.
L’euro conviene alla Germania, ecco perché ci restiamo dentro. Va da sè che se il marco diventasse sconveniente, la lira diventerebbe conveniente per i mercati, per gli investitori e per i consumatori. Queste cose i commentatori nazionali non ve lo dicono. Queste notizie ai telegiornali non passano. Per chi lavora la stampa italiana? Per chi lavora la politica italiana? Per l’Italia o per Berlino? Se lavorasse per gli italiani, interviste come queste sarebbero in prima pagina su tutti i quotidiani, in luogo dello spettro dell’inflazione, e la gente inizierebbe a trarne le conclusioni.
In Germania, invece, non si fanno problemi a dirlo con chiarezza. Anche perché hanno interessi opposti. Ci fu anche un pezzo dello Spiegel Online datato 13 giugno 2012 (ben 4 anni fa), che lo disse con altrettanta chiarezza:
« Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei.
E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda.
Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro. »
Fonte: https://www.essere-informati.it/ministro-tedesco-se-litalia-esce/

Il Paese più corrotto dell’Unione Europea? È l’onesta, corretta, laboriosa GERMANIA… Sì, proprio i crucchi, quelli che continuano a pretendere correttezza dagli altri…

 

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Il Paese più corrotto dell’Unione Europea? È l’onesta, corretta, laboriosa GERMANIA… Sì, proprio i crucchi, quelli che continuano a pretendere correttezza dagli altri…

 

Secondo un rapporto di Visa Europa, l’economia sommersa tedesca è la più consistente d’Europa: 351 miliardi di euro, 20 in più rispetto all’Italia

I tedischi, si sa, sono sempre pronti a fare la ramanzina all’Italia. Chiunque a Berlino si sente titolato a puntare il dito.

Se non è la cancelliera Angela Merkel, è il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. Eppure i numeri dicono tutt’altro. Secondo un attento studio di Visa Europa, riportato oggi da ItaliaOggi, in termini assoluti l’economia sommersa tedesca è la più consistente di tutta l’Unione europea. Supera addirittura i 350 miliardi di euro ed è pari al nero di Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme. Eppure nessuno ci fa caso.

I dati non mentono. Ma smentiscono. E basta dare una rapida occhiata al report realizzato dalla At Kearney con il professore dell’Università di Linz, Friedrich Schneider, autorità nello smascherare la cosiddetta shadow economy per capire che i tedeschi sono dei gran furbetti. Certo gli italiani ci mettono del loro per toccare certo livelli, ma mai come i tedeschi. Ebbene, secondo il rapporto commissionato da Visa Europa, l’economia sommersa tedesca si aggira intorno ai 351 miliardi di euro, quasi 20 miliardi in più rispetto a quella italiana che è appunto stimata intorno ai 333 miliardi. Di questo malloppo, spiega Schneider, solo nel 2012 le mazzette teutoniche hanno pesato per 250 miliardi di euro. In questo gli italiani sono imbattibili: le tangenti sono stimate intorno aI 280 miliardi di euro.

A fronte di questi numeri quello che più colpisce è il capitolo dedicato alle statistiche giudiziarie. Secondo il rapporto di Visa Europa, infatti, nel 2009 sono state sporte 6.354 denunce, nel 2012 ben 8.175. “Mentre le denunce di crimini aumentano, le indagini diminuiscono – spiega Marco Cobianchi su ItaliaOggi – dalle 1.813 del 2010 si è passati alle 1.528 del 2011 fino alle 1.373 del 2012″. E in Italia? Nel 2012 le denunce per corruzione e concussione e abuso d’ufficio sono state 1.820, mentre i condannati sono stati 800. Tutt’altra proporzione. Come fa notare Cobianchi, infatti, “in Italia si denuncia meno ma si condanna molto di più”. Secondo il rapporto della Commissione europea sulla corruzione, la colpa è della magistrura tedesca che è soggetta al potere politico. A Berlino, infatti, il ministero della Giustizia può “istruire il magistrato di una inchiesta su come condurre le indagini” e dove andare a concentrare le proprie attenzioni.

via Il Giornale

I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

 

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I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

Stragi naziste – I tedeschi ammettono di essere criminali, perchè non costa niente. Ma col cavolo che rimborsano le vittime!

 

I tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini

Nel nostro Paese i processi sono iniziati solo negli anni Novanta. La Germania ha accettato la responsabilità morale ma non gli indennizzi

I tedeschi non hanno mai pagato. I tedeschi devono pagare. Sono passati quasi settant’anni dalla fine della guerra, ma il tema dei risarcimenti alle vittime dei massacri compiuti in Italia e contro i militari italiani è più attuale che mai.

E diventa ancora più incandescente nei giorni in cui Berlusconi va all’attacco e afferma che «per i tedeschi i lager non sono mai esistiti». A Berlino è tutto un coro sdegnato di reazioni furibonde e così le polemiche elettorali, alla vigilia delle Europee, rischiano di far dimenticare quel contenzioso ancora aperto che riguarda migliaia di persone. Può apparire paradossale che a distanza di tanto tempo le stragi – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema – siano ancora materia di cronaca giudiziaria, ma va detto che purtroppo per molti anni la giustizia italiana è rimasta inerte. Solo dopo la scoperta nel 1994 a Palazzo Cesi del cosiddetto Armadio della vergogna, le procure militari si sono messe al lavoro e negli ultimi dieci-quindici anni sono arrivati i verdetti, i più ormai definitivi. Sentenze che però restano lettera morta perché le autorità di Berlino NON HANNO FINORA MOSSO UN DITO PER FARLE ESEGUIRE.

Certo, diventa difficile, quasi impossibile e probabilmente anche insensato, arrestare pensionati di novanta e passa anni, strapparli alla loro tarda vecchiaia e spedirli in cella per il resto dei loro giorni. Ma sul tappeto ci sono anche le provvisionali ed i risarcimenti stabiliti in sede civile. «In teoria – spiega l’avvocato Claudio Defilippi, uno dei massimi esperti in Italia – a pagare dovrebbero essere i singoli imputati, ma è ovvio che così i familiari delle vittime non prenderanno mai un centesimo. È LA GERMANIA CHE DEVE ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DI QUEL CHE È ACCADUTO». Altrimenti le sentenze restano un elenco vuoto, un po’ come le grida manzoniane.

Se si prende ad esempio il verdetto emesso dal tribunale militare di La Spezia nel 2007 per il massacro di Marzabotto, si scoprirà che nove imputati sono stati condannati all’ergastolo e, soprattutto, a risarcire le parti civili. La lista è chilometrica e comincia con la Regione Emilia-Romagna, che dovrebbe ricevere 30mila euro, la Provincia di Bologna, 40mila euro, il comune di Marzabotto, 35mila euro. Segue poi una lunga lista con nomi e cognomi per i quali i giudici hanno stabilito indennizzi che oscillano da poche migliaia di euro fino a 260mila euro.

Ma, naturalmente, i figli dei martiri di Marzabotto non hanno ricevuto un centesimo. Come quelli di Sant’Anna di Stazzema. «La Germania non risponde – rincara la dose Defilippi – non risponde per i processi chiusi in sede civile, non risponde per quelli conclusi con il riconoscimento delle provvisionali in sede penale, non risponderà, se va avanti così, nemmeno per quelli ancora in corso». In particolare per i due in svolgimento, relativi agli eccidi del Modenese e a quelli nel Padule di Fucecchio». Si tratta di milioni e milioni di euro, anche se i calcoli sono incerti e complicati. «La Germania – aggiunge l’avvocato Gemma Sammicheli che ha seguito numerosi procedimenti – si fa scudo dietro una sentenza della corte dell’Aja che la esonera da ogni responsabilità. In sostanza noi dobbiamo continuare a perseguire i singoli colpevoli, ammesso che siano ancora vivi, sapendo che però i nostri sforzi sono un esercizio accademico, proprio perché la Germania non risponde a nessuna delle nostre richieste».

La soluzione dovrebbe arrivare dalla politica. Ma per ora non si registrano passi in avanti. «La Germania ha riconosciuto una sua responsabilità morale per gli eccidi compiuti in tempo di guerra – afferma Giovanni Fantozzi, autore di numerosi libri sulla Resistenza nel Modenese – ma non vuole assolutamente pagare per le colpe dei singoli perché è passato tanto tempo e si ritiene che indennizzando le vittime di una strage si alzi il coperchio su una realtà incontrollabile. Chissà quante vittime salterebbero fuori. I tedeschi finanziano studi e monumenti, come quello per le 131 vittime di Monchio in Emilia. Ma non vanno oltre». Il problema è che le indagini e i processi qua in Italia sono cominciati di fatto alla metà degli anni Novanta e in molti casi si è appena arrivati alla resa dei conti. Insomma, si procede fra ritardi e imbarazzi. In bilico fra diritto e politica. E Defilippi prepara una sorta di attacco finale: «Stiamo preparando una class action a Strasburgo, alla Corte dei diritti dell’uomo. La Germania deve pagare».

 

tratto da: http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-tedeschi-bravi-indignarsi-non-pagare-i-crimini-leccidio-1015217.html

Der Spiegel: “Ciao Amore!” – Ancora una spregevole copertina provocatoria contro l’Italia… perchè i Tedeschi sanno sempre come rendersi simpatici e soprattutto come ricordare al mondo intero che un popolo che ha provocato 2 guerre mondiali, ha dato i natali ad Hitler e si è inventato campi di concentramento e camere a gas, forse è meglio che pensi ad estinguersi in silenzio…!

Der Spiegel

 

 

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Der Spiegel: “Ciao Amore!” – Ancora una spregevole copertina provocatoria contro l’Italia… perchè i Tedeschi sanno sempre come rendersi simpatici e soprattutto come ricordare al mondo intero che un popolo che ha provocato 2 guerre mondiali, ha dato i natali ad Hitler e si è inventato campi di concentramento e camere a gas, forse è meglio che pensi ad estinguersi in silenzio…!

Ancora i tedeschi, ancora Der Spiegel… perchè questi tedeschi sanno proprio come rendersi simpatici…

…Mah, gente che fino a ieri strappava i denti d’oro ai cadaveri nei campi di concentramento, chiama noi “Italiani scrocconi”…  

 

Leggiamo da Il Fatto quotidiano:
Der Spiegel ancora all’attacco dell’Italia: copertina con spaghetti a forma di cappio e la frase “Ciao amore”

Nel sottotitolo si legge: “Come l’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sé”. Solo pochi giorni fa un altro attacco era partito contro l’Italia accusata di essere “scroccona” (schnorrer) ai danni degli altri membri dell’Unione europea.

L’hanno rifatto. A Der Spiegel piace mettere l’Italia in copertina con tanto di stereotipi. Dopo la famigerata prima pagina degli spaghetti su cui era appoggiata una pistola ecco che sul magazine, in edicola domani, appare una forchetta, degli spaghetti a forma di cappio e il titolo “Ciao amore!”. Nel sottotitolo si legge: “Come l’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sé“. Solo pochi giorni fa un altro attacco era partito contro l’Italia accusata di essere “scroccona” (schnorrer) ai danni degli altri membri dell’Unione europea. Parole durissime in un articolo online anche contro il numero uno della Bce, Mario Draghi dopo giorni di trattative tra Lega e Cinque Stelle per la formazione del primo governo dichiaratamente euroscettico.

Tra le dimenticabili copertine anche quella con Fracesco Schettino, il comandante della Concordia condannato per il naufragio del Giglio, “italiano tipico” in un articolo del 2006. “Mano sul cuore: qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse italiano? Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?” aveva scritto Jan Fleischhauer. Che la settimana scorsa nel suo intervento sugli scrocconi aveva sentenziato: “Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità. Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica”.

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/01/der-spiegel-ancora-allattacco-dellitalia-copertina-con-spaghetti-forma-di-cappio-e-la-frase-ciao-amore/4398635/

Che altro dire?

solo che con tutto il cuore SCHIFO IL POPOLO TEDESCO…!

by Eles

La fantastica “vendetta” di un bar sui tedeschi: “Ci insegnano a votare? Pagano il caffè in base allo spread”…!!

 

tedeschi

 

 

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La fantastica “vendetta” di un bar sui tedeschi: “Ci insegnano a votare? Pagano il caffè in base allo spread”…!!

 

La provocazione in un locale di Macerata: “Inaccettabili le ingerenze della Germania sul nostro Paese. Le offese di Oettinger meritavano una risposta”

Alla faccia della Germania, verebbe da dire. Qualcuno a Macerata sembra non aver preso bene gli attacchi della stampa teutonica contro il Belpaese (“scrocconi”) e le parole del commissario Ue al Bilancio, il tedesco Oettinger, sui mercati maestri del voto per gli italiani.

Tanto da decidere di mostrare un cartello eloquente all’ingresso del suo bar: avviso che costringe eventuali clienti tedeschi a pagare il caffè con un listino prezzi variabile a seconda dello spread. Più cresce il differenziale tra Btp Bund, maggiore sarà l’esborso per la bevanda presa al bancone.

La simpatica, e provocatoria idea è venuta in mente a Roberto Buratti, titolare del Maracuja e della Brp Eventi di Macerata. Il suo obiettivo – spiega a Picchio News – è quello di “far capire che noi italiani non accettiamo alcuna ingerenza nel quadro politico del nostro Paese”. Ed eccola la provocazione, scritta nera su bianco sul cartello esposto all’ingresso del locale: “Poichè i mercati insegneranno agli italiani come votare, il nostro locale applicherà ai clienti di nazionalità tedesca un listino prezzi speciale variabile a seconda dello spread. Vi insegneremo così come consumare bene al bancone di un bar italiano”. “oi conclude: “Quella di ieri è stata un’offesa inaccettabile per tutti noi italiani e non poteva restare senza una adeguata risposta“.

via Il Giornale