“Mussolini? Non era proprio un dittatore” …Lo ha dichiarato Berlusconi, quello che non era proprio un evasore fiscale, non era proprio un puttaniere, non era proprio un corruttore, non era proprio un cazzaro…!

 

Mussolini

 

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“Mussolini? Non era proprio un dittatore” …Lo ha dichiarato Berlusconi, quello che non era proprio un evasore fiscale, non era proprio un puttaniere, non era proprio un corruttore, non era proprio un cazzaro…!

 

«Mussolini proprio un dittatore non era»

Bruno Vespa dice a Berlusconi «grazie per la 24esima presentazione consecutiva» del suo libro e Silvio Berlusconi – che non si vede «solo al comando» come nel titolo dell’ultima fatica letteraria dell’anchorman Rai «perché senza una squadra capace non si raggiungono grandi risultati» – ricambia con «l’orgoglio di essere qui come editore» di «un libro da regalare a tutte le persone cui si vuole bene». Ed eccoci al libro: «Non sono riuscito a dormire. Sono stato in piedi fino alle sei del mattino. Mi sono letto la parte sui grandi dittatori. Vedo che ci hanno messo Hitler e anche Mussolini, che forse un dittatore proprio non era… nel suo piccolo…». Poi il leader FI, sempre nel corso della presentazione al Tempio di Adriano, gioca d’anticipo sulle prevedibili reazioni alla sua personale della storia e aggiunge: «È che io cerco di dare sempre appigli ai giornalisti per criticarmi…».

 

Dell’Utri, il vescovo Mogavero: “Se sta male disumano negargli il calore di una famiglia” – Ok, ora qualcuno chieda al monsignore perchè non ha parlato quando, solo quest’anno, ne sono morti 112 in carcere. Forse se uno non ha soldi e non è colluso con la mafia non è umano, ma una bestia?

 

Dell'Utri

 

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Dell’Utri, il vescovo Mogavero: “Se sta male disumano negargli il calore di una famiglia” – Ok, ora qualcuno chieda al monsignore perchè non ha parlato quando, solo quest’anno, ne sono morti 112 in carcere. Forse se uno non ha soldi e non è colluso con la mafia non è umano, ma una bestia?

 

Da Repubblica.it:

Dell’Utri, il vescovo Mogavero: “Disumano negargli il calore di una famiglia.

Il delegato Cei per il dialogo interreligioso: “Nessuno ci ha guadagnato a far morire Riina in carcere. La clemenza è sempre un atto di umanità”. 

“La grazia per Marcello Dell’Utri la si può certamente chiedere per le sue condizioni di salute, poi tocca però al Presidente della Repubblica concederla o meno. Ma negargli il calore di una famiglia, pur con tutte le garanzie di legge, nelle sue condizioni di salute, a me sembra davvero disumano”. Lo ha detto monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e vescovo delegato per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale siciliana, parlando delle condizioni di salute dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, al quale il Tribunale di sorveglianza ha negato la sospensione di pena per potersi curare. “Se devo dirla tutta – aggiunge il prelato – io avrei voluto che anche Totò Riina potesse morire tra i suoi cari in casa, perché nessuno ci ha guadagnato nulla a farlo morire detenuto: Secondo me ci abbiamo perso in umanità. Perché la clemenza è sempre un atto di umanità e l’umanità è sempre superiore a qualsiasi ricerca di vendetta, comunque la si rivesta: di legalità o intransigenza”. Di avviso opposto l’arcivescovo emerito di Palermo, il cardinale Salvatore Romeo:  “Chi sono io per sostituirmi a un giudice? Le leggi si rispettano e si applicano, anche quando non ci piacciono. Credo che le procedure e le decisioni dei giudici del Tribunale di sorveglianza siano state adeguatamente documentate”.

Il dibattito è nato dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza che ha negato la scarcerazione all’ex senatore: Dell’Utri ha annunciato, tramite i suoi legali, lo sciopero della fame e delle cure. “Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere – ha detto – ho deciso di farlo di mia volontà adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto”. Ieri Forza Italia ha chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia all’ex senatore.

Adesso, per monsignor Mogavero, “il giudice non ha una possibilità di eludere la norma che per lui è vincolante ma ci sono margini discrezionali anche nell’applicazione della norma. Le norme non sono una ghigliottina che taglia e basta, ma i giudici hanno sempre una forma interpretativa che permette di giostrare il rigore della norma con qualche ‘escamotage’, chiamiamolo così. Spetta all’intelligenza del giudice trovare il modo per applicarla senza evidenziarne l’aspetto del rigore estremo. Chi conosce la legge, sa bene che la legge stessa lo consente”. E ricorda: “Io sono stato nel Tribunale ecclesiastico – dice – E so che il rigore della dottrina a volte può esser coniugato con una interpretazione che guardi più al bene della persona, anziché all’affermazione teorica del primato della legge”.

Monsignor Mogavero, poi, rilancia: “Il carcere non è una vendetta. Se perdiamo di vista che il carcere serve non a vendicare la pubblica opinione per un fatto grave che l’ha colpita, ma serve per mettere in condizione, chi ha violato le leggi, di capire il male che ha fatto, e incamminarsi per un percorso di riabilitazione, se perdiamo di vista questo, allora le carceri ci sono e devono essere dure per tutti. E non devono aprirsi se non a conclusione della pena con il massimo del rigore. Se, invece, ci rendiamo conto che il carcere è un luogo di pena ma è anche un luogo dove ci sono delle persone e non dei mostri, o delle belve, perché nessuno è belva, neppure chi si è macchiato del delitto più grave”. Il vescovo ha un’opinione netta:  “Io, come uomo, dico che il carcere è un luogo terribile. Non so se tra quelli che hanno atteggiamenti oltranzisti siano mai entrati in un carcere. Io rimango molto colpito, ad esempio, dal rumore terribile delle chiavi che girano. E poi – aggiunge – i volti dei detenuti sono i volti delle persone che incontriamo tutti i giorni. E quando li vedo partecipare a messa o quando li sento parlare alla fine della messa, mi rendo conto che è una umanità ferita che ha bisogno di amore e non di sferzate continue”.

 

fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/09/news/dell_utri_mogavero_apre_alla_grazia_disumano_negarli_il_calore_di_una_famiglia_-183569745/

Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Libero

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Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Un grande esempio di giornalismo:

Il titolone – “Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi.

Continua Libero – Spelacchio, l’abete di Piazza Venezia, è l’immagine plastica dell’incapacità grillina. In rete non si parla d’altro. Non è un abete qualsiasi, è un tormentone, un mantra, è lui il protagonista indiscusso delle Vacanze Romane in versione natalizia.

Grandioso! Un vero esempio di giornalismo! Loro sì che hanno capito i problemi di questa povera Italia.

Giusto dare risalto all’albero che è stato DONATO al Comune di Roma.

Mica cazzatelle come quella che è stato ritrovato l’appunto di un Magistrato fatto saltare in aria dalla mafia, tale Giovanni Falcone, che si annota che un certo Silvio Berlusconi pagava cosa costra…

Sono cazzatelle queste. D’altra parte ancor più grave di dare soldi alla mafia è dare soldi a giornali di merda!

Leggete e rendetevi conto:

Da Libero:

“Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi

Da Antimafia:

Berlusconi, soldi e boss mafiosi negli appunti di Falcone

…E qualcuno si chiede pure perchè siamo nella merda!

 

 

Non fatevi prendere in giro da Pietro Grasso, leader dell’ennesimo “nuovo” partito di sinistra. È quello che dichiarò avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”… Figuratevi…


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Non fatevi prendere in giro da Pietro Grasso, leader dell’ennesimo “nuovo” partito di sinistra. È quello che dichiarò avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”… Figuratevi…

 

 

Pietro Grasso leader dell’ennesimo “nuovo” partito di “sinistra”… Liberi e Uguali
Per non dimenticare: parliamo dello stesso Grasso che dichiarò a La Zanzara che avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”!
Lo stesso Berlusconi che ha fondato un partito con Dell’Utri che è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa?

rinfrescatevi la memoria:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-13/grasso-darei-premio-speciale-144153.shtml?uuid=Abi030bF
https://www.youtube.com/watch?v=NMlMC2ANv8M

 

Salvatore Borsellino su Piero Grasso e Silvio Berlusconi – La Mafia dell’Antimafia

Ricapitoliamo: Renzi promette 80 Euro, Berlusconi rilancia con 1000 euro di pensione e aspettativa di vita a 125 anni, ma il populista è Di Maio…

populista

 

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Ricapitoliamo: Renzi promette 80 Euro, Berlusconi rilancia con 1000 euro di pensione e aspettativa di vita a 125 anni, ma il populista è Di Maio…

 

Ma la campagna elettorale, quanto ci costa? O almeno quando ci dovrebbe costare secondo le “loro” promesse?

L’escalation di promesse nella preparazione del voto di primavera è davvero pirotecnico e fantasioso. Difficile persino fare il totale del costo delle varie proposte.

Renzi vuol dare 80 euro alle famiglie a basso reddito con figli, e il costo oscilla tra 5 e 10 miliardi raggiungendo una platea che può arrivare a 10 milioni di persone.

Ma ben più fantasioso è Berlusconi, che promette dentiere ma previdentemente anche cure dentistiche ai giovani, e soprattutto mette sul piatto la pensione minima a 1.000 euro. Riguardasse davvero tutti costerebbe anche 20 miliardi. Restringendo la platea a 800 mila dei 6 milioni di persone interessate, e cioè agli ultrasettantenni al minimo senza altri redditi, scenderebbe a 4 miliardi.

Resterebbe poi da spiegare a chi già percepisce 1.000 euro, avendo versato per una vita i relativi contributi, perché mai non bisognerebbe aumentare in proporzione anche quella pensione.

Viene poi il bollo da abolire per la prima auto, abbattendo della metà l’introito attuale di 6 miliardi, al netto della furbizia italiana di intestare a mogli e figli la seconda, azzerando del tutto la riscossione, che è indirizzata a strade e scuole provinciali, cioè alle buche da riempire e ai tetti da riparare.

E poi c’è l’aspettativa di vita a 125 anni. Ma qui crediamo i costi siano nulli o quasi, avendo il buon Silvio già fatto accordi con il Padreterno…

L’alleato Salvini vuole invece cancellare la legge Fornero, che nacque per creare un risparmio di 88 miliardi in dieci anni (11 se ne sono già andati per rimediare allo svarione degli esodati).

Quanto inciderebbe la legge numero 1 della nuova legislatura a guida centrodestra nessuno comunque lo spiega. Ci si ferma alla parola «abrogazione». Un totem. Un dogma della fede.

Come in tutti gli spettacoli pirotecnici che si rispettano, vengono infine i gran botti. Salvini parla di flat tax unica al 15%, ma previsioni più moderate, al 25%, già comporterebbero una caduta di gettito di circa 45 miliardi.

Se si aggiungesse per coerenza l’abolizione dell’Irap, sarebbero altri 22 miliardi.

Ah, dimenticavamo. Però il populista è Di Maio…

 

By Eles

 

Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

 

Sicilia

 

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Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

No, Musumeci non è la Raggi. Fa parte del “loro” sistema, quello di Renzi, Berlusconi, Meloni, Salvini e compagnia bella, quello che ha affossato l’Italia, ma che tra inciuci e intrallazzi rimane col culo per saldo sulla poltrona.

Quello che sta succedendo in Sicilia, dove il pregiudicato Berlusconi, aveva promesso di riportare la legalità (????) ha dell’allucinante.

Elezioni del tutto falsate dalla compravendita dei voti e liste traboccanti di “imprtesentabili” (che però portano voti, voti che puzzano di merda, ma sempre voti sono) che inevitabilmente stanno dando i loro frutti in quanto a guai giudiziari.

Ed è di questi giorni la notizia dell’ultima porcata: Tagli alle associazioni antimafia…

“Le assegnazioni di contributi regionali alle associazioni vanno riviste colmando vistosi buchi, primo tra tutti quello che riguarda le associazioni antimafia. Al di la di chi abbia predisposto a monte l’elenco e i relativi finanziamenti, c’è adesso da rimediare a tagli che penalizzano strutture che hanno svolto un’azione meritoria sul terreno della diffusione del messaggio e della cultura della legalità, come l’associazione intitolata a Pio La Torre”. Lo dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro , che aggiunge. “Non ci sono chiari i criteri che hanno ispirato scelte certamente sbilanciate, che oltre all’antimafia penalizzano anche altri importanti settori. Al Presidente Musumeci – afferma Pagliaro- chiediamo un intervento immediato affinchè importanti esperienze non vadano perdute, definendo anche una volta per tutte criteri certi per l’accesso ai contributi evitando così una volta per tutte che questi diventino merce di scambio col consenso politico- elettorale”.

Ma ancora più allucinante è il comportamento dei media: silenzio, silezio silenzio assoluto…

Che poi, dopo il trattamento riservato alla Raggi, sa tanto di presa per i fondelli…

By Eles

Da LiveSicilia:

Le inchieste e l’avvio choc dell’Ars. C’è un’indagine ogni tre giorni

Da De Luca a Genovese: tutti i cicloni che hanno investito il Palazzo.

PALERMO – La diciassettesima legislatura di Palazzo dei Normanni non ha ancora preso il via ufficialmente ma è già stata travolta cinque volte in meno di venti giorni da altrettante inchieste giudiziarie: la media è di una indagine ogni tre giorni. Dal 5 novembre a oggi, al termine di una campagna elettorale giocata anche sul tema dei cosiddetti ‘impresentabili’, sono trascorsi 18 giorni e sono quattro i nuovi deputati regionali sottoposti a indagine, mentre un quinto è alle prese con una indagine che riguarda l’ente di formazione da lui guidato fino alla passata estate. L’ultimo in ordine di tempo è Luigi Genovese, erede di una delle famiglie politiche più influenti a Messina, eletto con 17.359 voti all’Ars e ora sotto inchiesta per riciclaggio: lui però si dice “certo” della regolarità della sua condotta.

Il primo terremoto giudiziario investe il nuovo Parlamento tre giorni dopo il voto e l’epicentro, anche in questo caso, è Messina:Cateno De Luca, rientrato all’Ars dopo uno stop di una legislatura e dopo aver raccolto 5.418 voti sotto le insegne dell’Udc, finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale. “Anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”, disse De Luca dalla sua abitazione. L’ex sindaco di Fiumedinisi, tornato in libertà nelle scorse ore per decisione del gip, è accusato di avere evaso oltre 1,7 milioni di euro. “Lo schema evasivo emerso – spiegarono gli investigatori – prevedeva l’imputazione di costi inesistenti da parte della Federazione Nazionale a vantaggio del Caf Fenapi srl”. La frode si sarebbe sviluppata “basandosi sul trasferimento di materia imponibile dal Caf alla Federazione nazionale, in virtù del regime fiscale di favore applicato a quest’ultima, che ha determinato un notevole risparmio di imposta”. Tre giorni fa la revoca dei domiciliari e lo sfogo del deputato messinese attraverso Facebook: “Sono un uomo libero Il gip ha revocato l’arresto, il sequestro, ha sconfessato tutto, tutte le porcherie, che noi abbiamo subito in questi giorni”, disse. Poi il contrattacco: “Stiamo denunciando tutti per falso in atti giudiziari, infedele patrocinio, per calunnia. Ce ne è per tutti”.

Tre giorni dopo è la volta di Edy Tamajo, recordman delle preferenze nel collegio di Palermo e rieletto a Sala d’Ercole con Sicilia Futura: per lui 13.984 voti e la palma di candidato più votato a Palermo. L’inchiesta della guardia di finanza di Palermo riguarda un presunto giro di voti comprati: 25 euro a preferenza.  Ad associarsi al neo deputato sarebbero stati coloro che avrebbero fatto da tramite per promettere “a numerosi elettori nella sua qualità di candidato alle elezioni regionali siciliane del novembre 2017 utilità consistenti nella soma di euro venticinque per ogni voto elettorale espresso in suo favore”. Anche per Tamajo, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, la prima difesa è arrivata sui social network: “Posso affermare , senza timore di smentita , di non aver mai comprato un solo consenso ma di aver costruito la mia carriera politica sull’attività quotidiana a favore della gente e della collettività. Si tratta di condotte che sono lontano anni luce dal mio modo di fare politica, da quello della mia famiglia e del mio gruppo politico”, le sue parole su Facebook. Il 14 novembre l’interrogatorio in cui ha spiegato di non conoscere le persone intercettate nelle indagini: il deputato ha comunque preferito, su consiglio dei suoi legali, non rispondere in questa fase ai pm.

Due giorni fa, invece, è toccato a Forza Italia e al veterano dell’Ars Riccardo Savona che secondo il Giornale di Sicilia sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura con l’ipotesi di truffa e appropriazione indebita per un valore di circa mezzo milione di euro. Insieme con la moglie Cristina Maria Bertazzo, anche lei sotto inchiesta, sarebbe stato “protagonista di una serie di compravendite immobiliari che chi indaga ritiene fittizie”. Il deputato, terzo degli eletti tra i forzisti di Palermo con 6.554 voti e giunto alla sua quinta legislatura, ha parlato di “una montatura fatta da un avvocato e altri soggetti”. Savona si è detto “assolutamente sereno, mi dà fastidio – ha aggiunto – solo essere stato tirato in ballo in questo momento politico particolare”. E ancora: “In questa storia la vittima sono io. Anche mia moglie è estranea. So che c’è stata una indagine della guardia di finanza ma non mi pare che sia emerso nulla di anomalo. Io ho chiesto ai magistrati di essere ascoltato il prima possibile”.

L’elenco dei cicloni giudiziari vede coinvolto anche Tony Rizzotto, il primo storico deputato regionale dei leghisti di Matteo Salvini. Di certo c’è che i pm indagano sull’attività dell’ente di formazione Isfordd, per cui viene ipotizzato il reato di peculato Rizzotto era rappresentante legale dell’ente fino all’estate scorsa: “Non so nulla, non sono più il presidente dell’ente”, le parole del neo deputato all’Ansa.

Tutto questo mentre la Procura di Catania ha aperto un’indagine per “voti comprati” ad Acireale. I pm etnei hanno acceso i riflettori sul voto anche in virtù delle vicende che hanno riguardato il consigliere comunale acese Antonio Castro, in lista con Forza Italia il 5 novembre, con la trasmissione tv Le Iene  che ha immortalato una scena con uno scambio di denaro. Castro, attraverso il suo legale, ha escluso di aver “comprato” voti, anche attraverso intermediari.

Fin qui le inchieste scoppiate dopo il 5 novembre, ma la nuova Ars dovrà fare i conti anche con le indagini precedenti: come quella a carico di Marianna Caronia, tornata a far parte del Parlamento regionale con Forza Italia dall’alto dei 6.370 voti raccolti. Caronia è indagata nell’ambito dell’inchiesta sull’armatore Ettore Morace.  La procura chiese l’arresto anche per lei ma il gip ritenne che no vi fossero indizi di colpevolezza “qualificabili come gravi”.

Indagini sono in corso anche su un ex deputato, Giambattista Coltraro, a cui non è riuscita la rielezione a Palazzo dei Normanni nonostante i 2.752 voti ricevuti con l’Udc a Siracusa. L’ex deputato è uno dei sette indagati per i reati di falsità materiale e ideologica, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, uso di atti falsi e tentata truffa aggravata, finalizzati all’erogazione delle agevolazioni finanziarie della Comunità Europea. Da deputato, invece, Coltraro fu indagato nel 2015: l’accusa era quella di aver prodotto degli atti notarili falsi che avrebbero consentito l’appropriazione di terreni appartenenti a ignari proprietari. Il terremoto giudiziario, infine, ha sfiorato anche il Movimento cinque stelle, che nella passata legislatura ha visto Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca rinviati a giudizio per la vicenda sulle presunte firme false di Palermo. Questa volta l’indagine riguarda un candidato agrigentino alle ultime Regionali, Fabrizio La Gaipa, ‘portatore’ di 4.357: è finito sotto inchiesta per estorsione ai danni di due dipendenti che sarebbero stati costretti a firmare buste paga false. La Gaipa, primo dei non eletti tra i grillini di Agrigento, si trova ai domiciliari.

fonte: http://livesicilia.it/2017/11/23/sicilia-deputati-indagati-genovese-ars_909695/

Pro memoria per quelli che festeggiano la morte di Riina ma continuano a votare Forza Italia: Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni”

Totò Riina

 

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Pro memoria per quelli che festeggiano la morte di Riina ma continuano a votare Forza Italia:  Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni”

…perchè Totò Riina ha parlato poco, ma quando ha parlato…

Da La Repubblica:

Mafia, Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni”

Nuove rivelazioni del boss intercettato in carcere a Opera sul “patto di protezione”. E su Dell’Utri: “Una persona seria”

PALERMO – Salvatore Riina in carcere fa una battuta dietro l’altra sui “festini in Sardegna e in Puglia” di Silvio Berlusconi. “Mubarak Mubarak”, ride durante la consueta passeggiata pomeridiana, riferendosi alla versione data dall’ex premier su Ruby, nipote del presidente dell’Egitto. “Che disgraziato, è un figlio di puttana che non ce n’è”. E giù con altre risatine. Ma il tono della voce si fa serio quando inizia il racconto degli anni Ottanta e Novanta su Berlusconi: “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, spiega il capo di Cosa nostra al compagno di ora d’aria, il pugliese Alberto Lorusso. E anche questa frase è finita nelle intercettazioni disposte dai pm di Palermo nel processo “trattativa”.

Per la prima volta, Riina rivela come si articolò quel “patto di protezione” che la Cassazione ha accertato definitivamente, mandando l’ex senatore Marcello Dell’Utri in carcere. Perché Dell’Utri sarebbe stato l’intermediario fra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia. È la storia di una lunga stagione, che Riina racconta così, il 22 agosto dell’anno scorso: “È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati”. Diversamente, come è emerso dai processi, andò a Catania. Conferma Riina: “Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di…. Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato… così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa… minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa”.

Ed ecco il passaggio che per i pm vale più di tutti i racconti dei pentiti al processo Dell’Utri: “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, rivela il capo di Cosa nostra dopo 47 minuti di passeggiata nell’atrio del carcere milanese di Opera. E spiega come iniziò tutto: “Quello… è venuto il palermitano… mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno… si è messo d’accordo… Dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello… il senatore”. Ovvero, Dell’Utri, che Riina definisce “una persona seria”. Il “palermitano” dovrebbe essere invece il boss Tanino Cinà, che negli anni Settanta suggerì a Dell’Utri di mandare Vittorio Mangano come stalliere ad Arcore quando Berlusconi cercava “protezione”.

Adesso, questo monologo di Riina è agli atti del processo Stato-mafia: per i pm Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi è una conferma del ruolo di intermediario svolto da Dell’Utri nella seconda fase della trattativa. Oggi, però, Riina esprime giudizi pesanti sull’ex premier, anche se precisa di non averlo mai incontrato (“Non era così famoso ai miei tempi, altrimenti l’avrei cercato”): “Noi su Berlusconi abbiamo un diritto, sapete quando? Quando siamo fuori lo ammazziamo”. Precisa: “Non lo ammazziamo però perché noi stessi non abbiamo il coraggio di prenderci il diritto”. Alla fine, riprende a scherzare attorno al “buffone”, al “disgraziato”, così lo chiama. Scherza sui soldi che Berlusconi deve all’ex moglie. E sul calciatore brasiliano Pato, fidanzato con la figlia dell’ex premier: “Sta Barbarella è potentosa come suo padre, si è messa sotto quello lì, lui era un potente giocatore e non ha potuto giocare più”. Prima di rientrare in cella, Riina dà del “disgraziato” al ministro Angelino Alfano. E Lorusso concorda: “Il più cattivo ministro di sempre, si sta impegnando per i sequestri di beni”.

fonte: La Repubblica – 30 agosto 2014

 

leggi anche:
Mafia, Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni” – E ricordiamo che solo ieri i “nostro” Silvio aveva dichiarato: “Dell’Utri, un italiano modello in carcere”…!!
Berlusconi in campo per Dell’Utri: “Un italiano modello in carcere” – Perchè un vero Italiano, un Italiano modello deve essere mafioso e delinquente!

Per rinfrescarVi la memoria – Stefano Rodotà: “se si dimentica chi è Silvio Berlusconi siamo alla deriva etica” !!

Berlusconi

 

 

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Per rinfrescarVi la memoria – Stefano Rodotà: “se si dimentica chi è Silvio Berlusconi siamo alla deriva etica” !!

 

Parla di deriva etica e si rammarica per la perdita della memoria. Stefano Rodotà è tanto felpato nei toni quanto duro nella sostanza quando, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, stronca l’incontro Renzi-Berlusconi.

“Sento grandi inni al realismo da chi dice che l’incontro si doveva fare ma io sono sempre prudente di fronte agli eccessi di realismo e ai danni che ha provocato negli anni”, ricorda il costituzionalista. Il fatto è, osserva, che “non si può mettere tra parentesi chi fossero gli interlocutori, anzi, uno degli interlocutori”. “Per chi è cittadino del Paese – osserva ancora Rodotà – e ritiene che ci sia da ricostruire un’etica pubblica e civile, abbiamo perduto tutta la memoria se non ricordiamo che Silvio Berlusconi è stato condannato a agosto e che solo da poche settimane è stata dichiarato decaduto da senatore”.

Rodotà segnala che “uno solo tra i commentatori ha detto che Berlusconi a breve sarà o ai domiciliari o ai servizi sociali e allora c’è un’anomalia se abbiamo bisogno di rilegittimare chi si trova in questa condizione”. Anche perchè, pronostica, “quando finalmente quella decisione arriverà, immediatamente Berlusconi dirà ‘guardate, oggi che sono un padre della patria che modifica la Costituzione, come mi tratta questa giustizia. Per questo Rodotà avverte che “questa è la deriva che sta di fronte a noi. Dobbiamo esserne consapevoli ed anche questo è segno di quanto ancora fragile sia il nostro sistema”.

Elezioni Sicilia, Berlusconi: “Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato” …Ora, se riuscissimo ad impedire che finisca nelle mani di noti puttanieri, pregiudicati, evasori fiscali che puzzano di mafia, saremmo nel pallone!

 

Berlusconi

 

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Elezioni Sicilia, Berlusconi: “Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato”

Un Berlusconi che somiglia sempre più alle sue barzellette (dovrebbe fa ridere, ma è sempre più pietoso) dice la sua sulle elezioni in Sicilia.

QUI il video

La stoccata contro l’incubo cinquestelle non poteva mancare…

“Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato”

…beh, ora se riuscissimo ad impedire che finisca nelle mani di noti puttanieri, oregiudicati, evasori fiscali che puzzano di mafia, saremmo nel pallone!

By Eles

 

Berlusconi propone ancora il Ponte sullo Stretto – Ecco come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Ponte sullo Stretto

 

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Berlusconi propone ancora il Ponte sullo Stretto – Ecco come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Berlusconi: “In Sicilia faremo il ponte sullo Stretto e il casinò a Taormina”
Realizzazione del ponte sullo Stretto, creazione di un casinò a Taormina e abolizione delle tasse per chi dall’estero torna in Sicilia: sono queste le proposte lanciate da Silvio Berlusconi per la Sicilia in vista delle elezioni regionali del 5 novembre.

Berlusconi ci riprova. E noi vogliamo ricordarVi come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Da Il Fatto Quotidiano del 28.09.2016

Ponte sullo Stretto, “Renzi? O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Qui le autostrade restano chiuse per frana”

Intervista al sindaco di Messina Renato Accorinti: “Ho visto il premier poco tempo fa in Calabria e diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. In ogni caso posso assicurare che non si farà mai. E’ bastato un semplice No di Virginia Raggi e le Olimpiadi di Roma sono evaporate. La teoria dei posti di lavoro? Ha rotto”

“Io spero che quella di Matteo Renzi sia una battuta, anzi lo sarà sicuramente”. Altrimenti? “Altrimenti è un atteggiamento ingiusto oltre che offensivo”. È furioso Renato Accorinti, il sindaco di Messina che si è visto piovere dal nulla la riapertura da parte del premier alla costruzione del Ponte sullo Stretto. “Renzi l’ho visto poco tempo fa in Calabria per l’inaugurazione dell’elettrodotto Terna: diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. Quindi o quella di oggi è una battuta o ci prende in giro”, dice il primo cittadino peloritano, raggiunto al telefono da ilfattoquotidiano.it.

Eppure il senso delle parole del premier sembra chiaro: rilanciare il progetto del Ponte.
“Ma quale Ponte? Di che cosa sta parlando? Qui abbiamo un sistema ferroviario da seconda guerra mondiale, a binario unico, a gasolio. Sulla Messina – Catania è arrivata una frana e l’autostrada è ancora interrotta. Messina e Catania: due città metropolitane che non sono più collegate tra loro. Che cosa avrebbero fatto se invece una cosa simile si fosse verificata tra Torino e Milano?”

Cosa avrebbero fatto?
“Avrebbero subito ripristinato la rete autostradale: subito! Qua noi non riusciamo a parlare al telefono perché io sono in macchina e dato che non ci sono i ripetitori cade la linea (che infatti cade 4 volte in pochi minuti, ndr). Non ci sono le strade, i porti, i porti commerciali, le autostrade: non abbiamo le basi per poter vivere e ci parlano di Ponte”.

Eppure secondo il premier proprio il Ponte sarebbe un’infrastruttura utile per il Sud.
“Le strade sono utili, le scuole sono utili, le opere culturali sono utili. Io non sono contro il cemento: il cemento quando viene utilizzato bene è sinonimo di sviluppo. Ma il Ponte è utile a che cosa? Non diciamo stupidaggini”.

Utile a togliere la Calabria dall’isolamento e ad avvicinare la Sicilia, così almeno sostiene sempre il presidente del consiglio.
“Ma quale isolamento? Il Giappone è isolato solo perché è un’isola? Noi abbiamo bisogno di infrastrutture che ci portino dal medioevo alla modernità, da mezzo secolo siamo abbandonati a noi stessi. Abbiamo bisogno delle basi per avere sviluppo, per potere lanciare nel mondo le nostre bellezze naturali, artistiche e architettoniche”.

Però il premier sostiene che il Ponte potrebbe creare posti di lavoro: ha parlato di 100 mila nuovi occupati.
“Adesso basta, questa teoria dei posti di lavoro ha davvero rotto i coglioni. È fastidiosa e populista oltre che falsa. Anche fare i buchi a terra per poi assumere gente che li copre crea lavoro: è un’offesa alla nostra intelligenza. Non capiscono che se rilanciassero davvero il Sud sarebbe l’intero Paese a beneficiarne: il Mezzogiorno è il gioiello d’Italia dimenticato da tutti. È come avere una gamba che va in cancrena e fregarsene”.

Lei parla di Sud dimenticato dallo Stato, di medioevo, però forse qualche colpa la hanno anche i cittadini di quel Mezzogiorno così sottosviluppato: o è tra quelli che scarica tutte le responsabilità su Roma?
“Ovvio che abbiamo le nostre colpe. I politici, i nostri politici prima di tutto sono colpevoli: banditi che per decenni se ne sono fregati, svendendo il nostro futuro e la nostra sopravvivenza. È quello che ho intenzione di dire all’Anci”.

Cosa ha intenzione di dire all’Anci?
“Che l’Anci è – o meglio dovrebbe essere – unica da Trento a Trapani. É quindi è arrivato il momento di creare una sezione dei comuni italiani del Sud che abbia una sede al Sud. Dove non ci sono solo decenni di politici banditi ma anche gente che ha tantissima voglia di lavorare. Sono i cittadini del Sud Italia che hanno costruito il resto del Paese: quelli che emigravano a Nord, all’estero, in Belgio”.

Ecco adesso potrebbero lavorare costruendo il Ponte…
Le posso assicurare che non avverrà mai. Renzi dica quello che vuole ma è bastato un semplice No di Virginia Raggi e le Olimpiadi di Roma sono evaporate. Io sono il sindaco di Messina e per anni ho guidato gli attivisti che dicevano No al Ponte: abbiamo cominciato in 10, siamo arrivati ad essere 25mila per le strade della città pur avendo partiti e giornali contro. Ma poi cosa pensano di risolvere con un ponte di 3 chilometri se poi ad essere collegate sono due regioni dove non c’è assolutamente nulla?”.

Eppure da Bettino Craxi fino a Renzi, passando ovviamente da Silvio Berlusconi il Ponte sullo Stretto non è praticamente mai uscito dall’agenda politica italiana: secondo lei come mai?
“Perché è facile populismo Nell’immaginario collettivo un nuovo ponte è sempre un cosa positiva. Peccato che questa sia solo un’opera dai costi enormi, sorpassata dalla storia e anche dall’economia. Secondo lei come mai non è arrivato nessun privato a metterci i soldi? Parlano di project financing, ma gestirlo non converrebbe mai a nessuno: solo a chi lo costruisce con fondi pubblici. Senza considerare il rischio terremoto”.

Che è poi un’altra delle grandi questioni sollevata dai contrari alla grande opera.
“Matteo Renzi sa cosa dovrebbe fare? Dovrebbe chiamare il geologo Mario Tozzi e farsi spiegare che lì dove loro vogliono piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo: se lo faccia spiegare e poi costruisca pure il suo Ponte”.

Il premier aveva detto anche che prima del Ponte doveva arrivare l’acqua a Messina: è mai arrivata?
“Ecco appunto. Sa cosa è successo qua? Non hanno mai messo in sicurezza una montagna, che è caduta danneggiando l’acquedotto. Noi abbiamo trovato una soluzione per ripristinare tutto con un bypass ma la montagna non è ancora stata messa in sicurezza. Cosa fanno ai piani alti? Fanno capire che la colpa è del sindaco: ma in quale Paese le infrastrutture sono a carico dei comuni? Questo è un atteggiamento criminale: non possiamo andare avanti così. Altro che Ponte”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/28/ponte-sullo-stretto-renzi-o-ha-fatto-una-battuta-o-ci-prende-in-giro-qui-le-autostrade-restano-chiuse-per-frana/3061058/