Il ritorno di Berlusconi: “Il M5S preleverà la metà dei vostri patrimoni” …Ormai è rincoglionito e bisogna capirlo… ma rendetevi conto che c’è gente che lo vota!!

Berlusconi

 

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Il ritorno di Berlusconi: “Il M5S preleverà la metà dei vostri patrimoni” …Ormai è rincoglionito e bisogna capirlo… ma rendetevi conto che c’è gente che lo vota!!

 

Alla cena per il compleanno di Renata Polverini, ex governatrice del Lazio e deputata di Forza Italia, lo speudo-Cavaliere (non doveva decadere dalla carica? boh…) è tornato alla carica, facendo presagire una entrata in scena clamorosa per le prossime elezioni politiche.

In forma smagliante, secondo gli invitati alla festa (non ci fate caso, i soliti leccaculo), Berlusconi ha tenuto un vero e proprio monologo che ha catalizzato l’interessamento di tutti i partecipanti:

Dove sono quelli del Pd?“, ha esordito “Voglio raccontare un pò di storielle su Renzi. Non vedo l’ora di cominciare la campagna elettorale. Anche se sarà il mese di agosto: in vita mia non ne ho mai sbagliato una”

Ed e a questo punto che Berlusconi spiazza tutti:

La mia campagna elettorale sarà tutta contro i Cinquestelle. Voi volete mantenere i grillini al potere? Sappiate che vi porteranno via il 50 per cento del patrimonio. I vostri figli erediteranno la metà di quello che avete costruito con le vostre fatiche”.

I bene informati sotengono che, dopo la rottura del patto del Nazareno, Renzi e B. sono tornati a sentirsi, conferma delle parole trapelate riguardo il Nazareno bis. Parole che registrano non solo ottimismo ma addirittura entusiasmo.

Da decidere solo la data: Renzi vorrebbe incontrare Berlusconi prima della direzione del 30 maggio, subito all’inizio della settimana prossima.

Berlusconi, dunque, prepara la sfida alle prossime politiche.

Con un solo diktat, vincerle a tutti i costi.

Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

 

Renzi e Berlusconi

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Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano (notizia, comunque riportata anche da diverse altre fonti):

Il nuovo Nazareno porta dritti al voto già il 24 settembre
Renzi pronto al patto con Berlusconi: se Forza Italia dà l’assenso al voto in autunno, dirà sì al sistema tedesco.
Silvio Berlusconi ci guadagna la quasi certezza di stare in un governo di larghe intese con Forza Italia nella prossima legislatura e Matteo Renzi la possibilità di andare a votare in autunno, possibilmente il 24 settembre, in contemporanea alla Germania.
E così vinco una scommessa fatta con gli amici.
Al voto dopo il 15 settembre (quando tutti i Parlamentari si saranno assicurati il Vitalizio), ma non molto dopo (tra l’altro Vi ricordo che al momento Renzi non ha l’immunità parlamentare, e Dio sa in questo momento quanto gli serve!)…
Per capirci qualcosa, ecco un altro scritto da Il Tempo. Era il Dicembre scorso e qualche sprovveduto pensava ancora al voto in questa primavera (aveva fatto i conti senza la fame di soldi pubblici di queste carogne):

Vitalizi e voto anticipato Così il Parlamento può “rubare” il tesoro di deputati e senatori

Un tesoretto da quasi 20milioni di euro. Sono i soldi che finirebbero a sorpresa nelle casse del Parlamento nel caso le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017. Fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi presto senza poltrona e senza contributi versati.

Andiamo con ordine. Gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni 6 mesi e un giorno (per ogni anno di mandato ulteriore dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a 60 anni).

Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda, più o meno 750 euro. Soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo, in cui ovviamente confluiscono anche i contributi pagati da Camera e Senato (circa 1.400 euro al mese per ogni rappresentante). Ma se l’onorevole non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato non avrebbe diritto a prendere un euro. Del resto funziona così anche per tutti gli altri lavoratori che, però, devono avere un minimo di 20 anni di contributi.

Le norme sono chiare. L’articolo 2 del regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, al comma 5, prevede che «per i contributi versati a decorrere dal 1° gennaio 2012 non è ammessa la restituzione». Dunque o i parlamentari al primo mandato saranno ancora in carica il 15 settembre del prossimo anno, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

Facciamo i conti. I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Dunque una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche, anche se la parte del leone la fanno il Pd e il M5S. Nei giorni scorsi molti ne hanno contati 608, aggiungendo probabilmente ai 591 anche quelli che già avevano alcuni mesi di mandato nelle passate legislature e che quindi matureranno il diritto al vitalizio qualche mese prima del prossimo settembre.

Ognuno dei 591 parlamentari ha versato 33.750 euro (750 euro al mese trattenuti dallo stipendio per 45 mesi di mandato, fino ad oggi). Dunque il fondo ha raccolto in tutto 19.946.250 euro. Un tesoro a disposizione della Camera e del Senato se le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella dovessero avvicinare il voto e, dunque, interrompere la legislatura. O anche se il nuovo governo dovesse esaurire il suo compito rapidamente e, come hanno chiesto alcune forze politiche, ci fossero elezioni subito prima dell’estate.

Molti parlamentari sono in fibrillazione anche perché tra i 591 che rischiano di perdere i contributi versati ce ne sono parecchi che non verranno ricandidati. Dunque perderebbero l’occasione di avere una pensione da ex parlamentare. Non ricca come un tempo, in cui per un mandato si conquistavano tremila euro al mese, ma pur sempre una somma dignitosa (mille euro al mese). Alcuni deputati e senatori stanno ipotizzando, nel caso, di fare ricorso per chiedere la restituzione dei contributi ma sembra che i margini siano piuttosto ristretti.

Attacca Riccardo Fraccaro (M5S), membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. È stato tra quelli che, negli ulti- mi anni, hanno presentato in Aula i provvedimenti (tutti bocciati) per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari. Ora tuona: «Chiediamo di restituire la parola ai cittadini subito dopo che la Consulta si sarà pronunciata sull’Italicum, quando si avrà una legge elettorale corretta con il recepimento delle indicazioni della Corte. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Tanto più che si tratta degli stessi politici che hanno calpestato i diritti degli italiani e godono già di innumerevoli privilegi». Per i parlamentari che temono di restare senza pensione e senza contributi versati ci sarebbe anche la beffa. Cioè che quei 20 milioni di euro che la Camera e il Senato si ritroverebbero in cassa rimarrebbero nello stesso capitolo di bilancio, quello sul trattamento pre- videnziale. Andrebbero dunque a finanziare i vitalizi che il Parlamento continuerà a pagare ancora per molti anni ai 2.600 ex deputati ed ex senatori che hanno maturato l’assegno prima del 2012 (anno in cui c’è stato il passaggio tra il sistema retributivo e quello contributivo).

Ma niente paura. Per i parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi (e di governo) ci sarà comunque una consolazione: la buonuscita. Ognuno, infatti, mette da parte mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare ogni onorevole riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi). In tutto 30 mila euro. Certo se la legislatura dovesse proseguire ancora pure la buonuscita sarebbe più pesante. Allora perché non tentare di conquistare il massimo rimanendo in carica fino al termine naturale della legislatura, cioè nel 2018? Ci stanno pensando parecchi parlamentari. Diranno che servirà per dare più stabilità al Paese.

Detto tutto questo, penso che dubbi non ce ne sono: SONO SOLO UNA MASSA DI FARABUTTI!

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Cari amici, ce ne dovremo fare una ragione – La Corte di Strasburgo schianta il ricorso di Berlusconi: non sarà candidabile alle elezioni…!

 

Berlusconi

 

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Cari amici, ce ne dovremo fare una ragione – La Corte di Strasburgo schianta il ricorso di Berlusconi: non sarà candidabile alle elezioni…!

 

La Corte di Strasburgo gela Berlusconi: non sarà candidabile alle elezioni

Lo fanno fuori così. Per burocrazia o chissà cos’altro. Silvio Berlusconi non sarà candidabile sia che si vada a votare per le politiche in autunno, sia che ci si vada a naturale scadenza della legislatura a primavera 2018. La “gelata” è arrivata dalla stessa Corte di Strasburgo, presso la quale da anni il leader di Forza Italia ha presentato ricorso perchè la legge Severino sia cancellata e con essa la sua incandidabilità in quanto condannato per la vicenda Mediaset.

Il Cav e il suo avvocato Niccolò Ghedini avevano per i prossimi mesi, piani ben precisi, scrive La Repubblica: udienza davanti alla Corte entro luglio, poi 30-40 giorni di dibattimento e quindi la sentenza, che con ogni probabilità “premierà” Berlusconi. Forse, per eventuali elezioni in autunno, non ci sarebbero stati i tempi tecnici per imbastire la candidatura. Ma sicuramente, tutto sarebbe stato ok in vista di un voto a primavera 2018.

Invece no. Con ogni probabilità Berlusconi non ci sarà nè in autunno nè in primavera. E in Parlamento non ci entrerà mai più. E’ notizia di queste ore, infatti, che il presidente italiano della Corte di Strasburgo, Guido Raimondi, ha deciso di astenersi. Cosa che di per se appare corretta. Solo che i giudici della Gran Chambre, aula di fronte alla quale l’udienza vista l’importanza si terrà per evitare un successivo appello (procedura alla quale Berlusconi e Ghedini hanno dato il nullaosta) avranno bisogno di 4 o 5 mesi per prepararsi.

Quindi, l’udienza pubblica sul caso Berlusconi-Severino (che poi dura meno di una mattinata) non si terrà prima di ottobre-novembre. Per emettere le sentenze, poi, la Corte impiega tra i sei e i dieci mesi, per cui il verdetto su Berlusconi non arriverà prima di Aprile 2018, al più tardi dopo l’estate dello stesso anno. Per cui, il leader di Forza Italia sarebbe incandidabile pure con le elezioni a maggio 2018.

…………..

La cosa che ci da più goduria è che la fonte dell’articolo è il quotidiano Libero…

Qui la fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12383808/corte-strasburgo-gela-silvio-berlusconi-legge-severino-incandidabile-elezioni.html

Dedicato a tutti gli ottusi che credono ancora alle cazzate di Renzi e Berlusconi – Comunicato congiunto Pd-Fi: l’impianto dell’accordo è oggi più solido che mai…!

Renzi e Berlusconi

 

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Dedicato a tutti gli ottusi che credono ancora alle cazzate di Renzi e Berlusconi – Comunicato congiunto Pd-Fi: l’impianto dell’accordo è oggi più solido che mai…!

 

Comunicato congiunto Pd-Fi: L’impianto dell’accordo è oggi più solido che mai

Testo integrale della nota

L’Italia ha bisogno di un sistema istituzionale che garantisca governabilità, un vincitore certo la sera delle elezioni, il superamento del bicameralismo perfetto, e il rispetto tra forze politiche che si confrontino in modo civile, senza odio di parte.

Queste sono le ragioni per cui Partito Democratico e Forza Italia hanno condiviso un percorso difficile, ma significativo, a partire dal 18 gennaio scorso con l’incontro del Nazareno. L’impianto di questo accordo é oggi più solido che mai, rafforzato dalla comune volontà’ di alzare al 40% la soglia dell’Italicum, e dall’introduzione delle preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi. Le differenze registrate sulla soglia minima di ingresso e sulla attribuzione del premio di maggioranza alla lista, anziché alla coalizione, non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto. Questa legislatura che dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018 costituisce una grande opportunità per modernizzare l’Italia. Anche su fronti opposti, maggioranza e opposizioni potranno lavorare insieme nell’interesse del Paese e nel rispetto condiviso di tutte le Istituzioni.

fonte: http://www.forzaitalia.it/notizie/11648/comunicato-congiunto-pd-fi-l-impianto-dell-accordo-e-oggi-piu-solido-che-mai

 

Legge Legittima Difesa – Il Pd di Renzi è riuscito a: 1) approvare una legge; 2) dire che non la volevano approvare; 3) chiedere aiuto a Berlusconi per peggiorarla; 4) scontentare tutti…!

 

Legittima Difesa

 

 

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Legge Legittima Difesa – Il Pd di Renzi è riuscito a: 1) approvare una legge; 2) dire che non la volevano approvare; 3) chiedere aiuto a Berlusconi per peggiorarla; 4) scontentare tutti…!

 

 

Leggiamo sul Messaggero:

Legittima difesa, tolto il riferimento alla “notte”. Ma in Senato serve il sì di FI

Si cambia, ma in verità si archivia. Il nuovo testo sulla legittima difesa è destinato ad essere ulteriormente modificato almeno nel punto più controverso, quello in cui si fa riferimento alle aggressioni “notturne” ma molto probabilmente il suo destino sarà un inesorabile binario morto visto che al Senato Pd e Ap non hanno i voti necessari a far passare alcunché.

Insomma:

  1. si sono fatti la loro legge
  2. hanno smentito loro stessi dicendo che non era questa la “porcata” che volevano varare
  3. non sono in grado di fare modifiche alla predetta “porcata” ed hanno bisogno dei voti di Berlusconi
  4. in tutto questo la “porcata” in questione ha scontentato tutti

…E questi volevano modificare la Costituzione…!

 

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Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

Ingroia

 

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Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

 

Il pm Di Matteo: “Berlusconi, patto con i boss. E Renzi ha discusso con lui di riforme”

All’iniziativa per un disegno di legge per il sequestro di beni ai corrotti proposto da Ingroia, che dice:”Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”

di SALVO PALAZZOLO

Non usa mezzi termini Antonio Ingroia, l’ex pubblico ministero del processo “Trattativa” oggi presidente di Azione Civile, nel definire l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia. E ha bloccato anche il corso della nostra indagine, attraverso un conflitto di attribuzione con la procura di Palermo, mentre tante verità di quella stagione si stavano scoperchiando. Si mise di traverso”. A Sala delle lapidi, sede del consiglio comunale di Palermo, il movimento di Antonio Ingroia presenta il disegno di legge per sequestrare e confiscare in modo più efficace i beni ai corrotti. Una proposta di legge ribattezzata “La Torre bis”, sostenuta dal figlio del segretario regionale del Pci ucciso dalla mafia nel 1982.

“Napolitano ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia – ribadisce Ingroia, adesso parla del suo ingresso in politica – Quando lo stesso pubblico ministero che minacciava il blocco di potere nel nostro paese, divenne leader di un movimento che proponeva la confisca dei beni ai corrotti, Napolitano mise il veto al Pd di Bersani nel momento in cui si prospettava l’alleanza con Azione civile. A quel punto – prosegue Ingroia – Napolitano propose il nome di Piero Grasso”.

Al tavolo del convegno anche Nino Di Matteo, che ripercorre l’impegno di Pio La Torre (“Emblema della vera sinistra e della vera antimafia”), poi parla del rapporto fra magistratura e politica: “Si dice che c’è stata una guerra fra politica e magistratura, è una rappresentazione falsata della realtà. C’è stata un’azione unilaterale e continua di un’ampia parte della politica contro quella parte della magistratura che si ostina a esercitare un controllo di legalità nei confronti del potere”.

Di Matteo ripercorre le indagini del suo ex collega Ingroia: “È un amico – dice – è stato il protagonista di indagini importanti, quelle su Bruno Contrada e Marcello Dell’Utri ad esempio, indagini coraggiose”. Di Matteo ricorda che nella sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito la responsabilità dell’ex senatore di Forza Italia Dell’Utri si fa riferimento a un “patto di protezione fra l’imprenditore Berlusconi ed esponenti mafiosi, un patto andato avanti dal 1974 al 1992”. E qui l’affondo sull’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Non ha tenuto conto di quelle valutazioni della Cassazione. Renzi ha discusso con Berlusconi di come riformare la Costituzione”. Di Matteo loda invece il codice etico del Movimento Cinque Stelle, che distingue fra responsabilità politica e responsabilità penale. E aggiunge: “La politica deve farsi carico di contrastare i rapporti fra mafia e politica, invece ha preferito delegare alla magistratura”.

 fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/04/28/news/il_pm_di_matteo_berlusconi_patto_con_i_boss_e_renzi_ha_discusso_con_lui_di_riforme_-164135154/?refresh_ce

“Silvio Prescrizioni”: di Marco Travaglio

 

Silvio

 

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“Silvio Prescrizioni”: di Marco Travaglio

 

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Ieri Silvio Berlusconi ha collezionato la nona prescrizione della sua brillante carriera di imputato nel processo d’appello per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio, passato nel 2006 dall’Idv a Forza Italia per la modica cifra di 3 milioni di euro, di cui almeno 1 in nero. In primo grado era stato condannato a 3 anni di reclusione. La prescrizione, specie quando scatta dopo la condanna in primo o secondo grado, non significa assoluzione, ma il contrario: l’imputato è colpevole, però la fa franca perché è trascorso troppo tempo. Se fosse innocente, il giudice dovrebbe assolverlo – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 21 aprile 2017, dal titolo “Silvio Prescrizioni ”.Del resto gli innocenti che vogliono essere assolti nel merito da un reato infamante, rinunciano alla prescrizione per farsi giudicare oltre i termini: B. se n’è sempre guardato bene. Anzi nel 2005 impose la legge ex-Cirielli (il proponente di An se ne dissociò) che di fatto ne dimezzava i termini, raddoppiando i processi destinati al macero e i colpevoli all’impunità. Il tutto in un Paese già affetto da regole processuali demenziali (almeno per gli onesti): mentre in tutti gli altri Stati la prescrizione decorre da quando il reato viene commesso oppure si interrompe alla richiesta di rinvio a giudizio o al rinvio a giudizio o alla condanna di primo grado, qui parte quando il reato viene commesso e non finisce mai, infatti può scattare persino alla vigilia della condanna in Cassazione. Una pacchia che i politici hanno disegnato su misura di sé medesimi e degli altri colletti bianchi, salvo fingere sdegno se ad approfittarne sono gli altri criminali, quelli fuori dal giro.

Ovviamente, il fatto che ieri anche la Corte d’appello di Napoli abbia ritenuto B. colpevole di aver corrotto un senatore della maggioranza per annetterlo all’opposizione, agevolando la caduta del governo Prodi nel 2008, cioè per il reato grave che possa commettere un politico ne ll ’esercizio perché ribalta le regole più elementari della democrazia, nei tg e sui giornaloni finirà tra le brevi di cronaca: B. è il più grande prescritto della storia non solo per la giustizia, ma anche per l’“informazione”, dunque per la memoria degli italiani. Tant’è che Forza Italia – fondata da un pregiudicato pluriprescritto e ideata da un attuale detenuto per associazione mafiosa – continua a raccogliere il 12-13% dei consensi e si accinge a correre per il primo posto alle elezioni con Lega e FdI. E viene indicata dal capogruppo Pd Luigi Zanda e dal ministro Carlo Calenda come il principale interlocutore del centrosinistra per una grande coalizione democratica che, al prossimo giro, salverà l’Italia e l’EurC hi si azzarda a ricordare i precedenti penali del Caimano e della sua ghenga viene sommerso da fischi e pernacchie: “Ancora i processi a B.? Ma è un’ossessione!”. Ebbene sì: ecco, in sintesi, quello che i giudici hanno finora accertato su questo recordman mondiale di delitti senza castigo. Facile immaginare quanti anni di galera (non di servizi sociali) avrebbe collezionato in un altro Paese: uno a caso fra quelli (tutti) che non conoscono strane usanze tribali come la prescrizione eterna e le amnistie e gl’indulti à gogo.

Mettiamo da parte i processi vinti: 4 assoluzioni (3 dubitative per corruzione della Guardia di Finanza, corruzione Sme-Ariosto-1 e fondi neri Medusa; una piena nel caso Ruby), 2 proscioglimenti (Mediatrade) e 18 archiviazioni (4 a Milano per traffico di droga, Progetto Botticelli, Telepiù, Edilnord commerciale; una a Caltanissetta per le stragi del ’92; una a Firenze per le stragi del ’93; 6 a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio; 5 a Roma per i voli di Stato, la compravendita di altri senatori, il caso Saccà, il caso Sanjust e il caso Agcom-Annozero; una a Madrid per Telecinco). Sospendiamo il giudizio sui due processi in corso (corruzione di testimoni nel Ruby-ter a Milano; induzione a mentire del teste Gianpaolo Tarantini a Bari).

E concentriamoci su quelli che hanno accertato o dichiarato altamente probabile la sua colpevolezza. B. ha frodato 7,3 milioni al fisco col trucco dei diritti Mediaset (condanna definitiva a 3 anni). Ha giurato il falso sull’iscrizione alla P2 (amnistia n.1). Ha pagato in nero i terreni della villa di Macherio (amnistia n.2). Ha frodato il fisco col trucco dei diritti Mediaset per circa 350 milioni di dollari (prescrizione n.1 di tutte le appropriazioni indebite e gran parte delle frodi fiscali durante il processo approdato alla condanna). Ha fatto corrompere dai suoi avvocati Previti&C. il giudice Vittorio Metta per scippare la Mondadori a De Benedetti (prescrizione n.2 in appello). Ha pagato 21 miliardi in nero a Bettino Craxi (prescrizione n.3 in appello al processo All Iberian-1 dopo la condanna in tribunale a 2 anni e 4 mesi) e falsificato i bilanci per stornare i relativi fondi neri in Svizzera (proscioglimento al processo All Iberian-2 perché il fatto non è più reato n.1, avendolo lui stesso depenalizzato). Ha falsificato i bilanci delle sue aziende, come accertato nei processi Milan-Lentini (prescrizione n. 4), contabilità Fininvest 1988-’92 (prescrizione n.5), consolidato Fininvest (prescrizione n.6), Sme-Ariosto-2 (proscioglimento perché il fatto non è più reato n.2, avendolo lui stesso depenalizzato). Ha ricevuto e girato al suo Giornale il file rubato della telefonata segreta Fassino-Consorte su Unipol (prescrizione n.7 in appello dopo la condanna a 1 anno in tribunale). Ha fatto pagare 600 mila dollari a David Mills perché non testimoniasse contro di lui (prescrizione n.8). E ha comprato un senatore (prescrizione n.9 in appello dopo la condanna in tribunale a 3 anni). Alla prescrizione n.10, vince una bambolina. O un posto d’onore nel prossimo governo per salvare l’Italia.

Da Il Fatto Quotidiano.

Il condannato Berlusconi torna in campo e, come al solito, torna a circondarsi di gente degna: il Senatore D’Alì salvato per PRESCRIZIONE dal concorso esterno alla MAFIA? Subito una poltrona da Sindaco a Trapani!!

Berlusconi

 

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Il condannato Berlusconi torna in campo e, come al solito, torna a circondarsi di gente degna: il Senatore D’Alì salvato per PRESCRIZIONE dal concorso esterno alla MAFIA? Subito una poltrona da Sindaco a Trapani!!

 

Nel settembre del 2016 la corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione in primo grado, dichiarando prescritte le accuse per le contestazioni precedenti al gennaio del 1994, nei confronti dell’esponente di Forza Italia. In attesa della Cassazione l’ex sottosegretario all’Interno si candida come primo cittadino nella sua città. Nelle motivazioni del processo di secondo grado i giudici spiegano che “le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia hanno confermato la piena disponibilità di D’Alì nei confronti dei massimi esponenti di Cosa nostra trapanese”

Per la corte d’appello di Palermo ha contribuito al rafforzamento di Cosa nostra almeno fino al 1994. E lo ha fatto “con coscienza e volontà“. Una serie di collaboratori di giustizia, invece, parlano della sua “piena disponibilità nei confronti dei massimi esponenti della mafia trapanese”. Una disponibilità che non è legata ad alcun patto siglato con i padrini, i quali, in ogni caso, gli hanno dato il loro “appoggio elettorale” ai tempi della prima candidatura al Senato.

Il tempo, però, deve essere alleato di Antonio D’Alì, senatore di Forza Italia da ventidue anni, lungamente accusato dai magistrati di concorso esterno a Cosa nostra. È il tempo che ha garantito all’ex sottosegretario all’Interno di mettersi in salvo dall’eventuale condanna a 7 anni e 4 mesi chiesta dalla procura generale di Palermo. E infatti nel settembre del 2016 i giudici della corte d’appello del capoluogo siciliano hanno confermato quanto già deciso dai colleghi del primo grado: D’Alì va prescritto per i fatti precedenti al gennaio del 1994, assolto per quelli successivi. Una situazione processuale sulla quale adesso dovrà esprimersi la corte di Cassazione, alla quale la procura generale del capoluogo siciliano ha fatto ricorso.

Trapani, città berlusconiana – Nel frattempo, però, il senatore ha deciso di dare una scossa alla sua vita politica: si è candidato sindaco della sua città in vista delle elezioni amministrative del giugno prossimo. La notizia era nell’aria da settimane, anzi mesi. Si rincorreva inafferrabile tra i vicoli che dal porto s’infilano verso il centro storico, spinta da un vento che da queste parti soffia da due mari. E alla fine è proprio da un hotel sul lungomare che quella voce ha acquistato i crismi dell’ufficialità. “Trapani è ferma da dieci anni“, ha sentenziato il senatore di Forza Italia, presentando la sua candidatura. E sorvolando su un fatto fondamentale: Trapani, la città ferma da dieci anni, è amministrata dal partito di D’Alì da venti. Prima con una coalizione di centrodestra, poi con i due mandati del suo ex sodale Girolamo Fazio (candidato a sua volta dopo 5 anni di stop), quindi con l’attuale sindaco Vito Damiano. A scegliere, appoggiare e infine bruciare ogni primo cittadino era sempre lui: Antonio D’Alì, l’amico di Silvio Berlusconi tornato alla base dopo un rapido tradimento al seguito di Angelino Alfano.

Il senatore scende in campo – “Trapani è ferma da dieci anni da quando in città portammo l’America’s Cup. Quell’evento avrebbe dovuto rappresentare un punto di partenza e invece la città è ferma da allora”, insiste su livesicilia.it il senatore, il portamento tipico di chi in Sicilia viene da una nobile famiglia e un volto ben rasato orfano della storica barbetta ben curata. L’ha tagliata definitivamente nel 2013: un fioretto da onorare in caso di assoluzione, aveva detto. E in effetti il parlamentare siciliano dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è stato assolto. Solo per il periodo successivo al gennaio del 1994, però. Perché per il periodo precedente, i giudici parlano di una “accertata condotta illecita“. “Visto che la Cassazione dovrà esprimersi soltanto sulla legittimità delle sentenze, vorrei sottolineare che per tutto il periodo che va dal 1994 in poi, non è stata trovata alcuna prova reale a carico del senatore. Lui evidentemente ritiene di avere la coscienza pulita: per questo si candida”, dice l’avvocato Gino Bosco, legale di D’Alì. E per il periodo precedente, invece, quello sui cui è scattata la prescrizione? “L’unico fatto riconosciuto a D’Alì – continua l’avvocato – è lontano nel tempo ed è stato ricostruito soprattutto grazie alla nostra attività difensiva. La corte gli ha dato un’interpretazione assolutamente diversa da quella nostra, ma riconosco che quando certi cognomi vengono pronunciati in un’aula di giustizia i magistrati possano dargli un valore che magari in altri contesti non avrebbero”.

Il terreno di Riina e quella vendita fittizia –  A quali cognomi si riferisce l’avvocato? Sono i magistrati della corte d’appello di Palermo a spiegarlo nelle motivazioni della sentenza depositate nel dicembre del 2016. “È provato nel presente procedimento che Matteo Messina Denaro predispose e tradusse in atto un’operazione volta a far conseguire la titolarità del fondo sito in contrada Zangara a Francesco Geraci, nonostante reale proprietario ne fosse il Riina. Necessità di creare una provvista che potesse giustificare l’acquisto da parte dello stesso Francesco Geraci”, annotano i giudici Daniela Borsellino, Enzo Agate e Michele Calvisi. In pratica Messina Denaro voleva donare a Riina un terreno in contrada Zangara, di proprietà della famiglia D’Alì. Lo stesso fondo dove suo padre – lo storico boss di Castelvetrano, Francesco Messina Denaro – lavorava come campiere. Solo che per evitare possibili futuri sequestri ai danni di Riina, l’ultima primula rossa di Cosa nostra chiese ad uno dei suoi fedelissimi, in quel momento incensurato, di acquistare formalmente quel terreno da D’Alì. Si trattava, però, di un acquisto fasullo visto che – per i giudici – il futuro senatore restituì poi ai mafiosi i soldi incassati dalla cessione del terreno.

“Agì in maniera cosciente e volontaria” – “D’Alì – spiegano i giudici – acconsentì ad operare il trasferimento fittizio del bene senza mai relazionarsi con Francesco Geraci essendo ben consapevole che si trattasse soltanto di un prestanome e si fece trovare pronto a restituire il denaro in prima persona o per il tramite del fratello, ogniqualvolta Matteo Messina Denaro invitò gli stessi Geraci a presentarsi presso la Banca Sicula. L’anomalia di queste restituzioni dimostra che Antonio D’Alì agì in maniera cosciente e volontaria, comprendendo che il proprio fatto era volto alla realizzazione dell’operazione architettata dai massimi esponenti di Cosa nostra e volendovi prestare il proprio contributo”.

I voti per il senatore – Una vicenda, quella della cessione fasulla del terreno, che per i magistrati è “la cartina di tornasole del rapporto, ritenuto comprovato dal primo giudice, intrattenuto dall’imputato con i vertici dell’associazione mafiosa almeno fino al 1994 essendo stato lo stesso ampiamente illustrato dalle concordi dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia che hanno confermato la piena disponibilità di D’Alì nei confronti dei massimi esponenti di Cosa nostra trapanese, che gli consenti, peraltro di ottenere dagli stessi l’appoggio elettorale in occasione delle consultazioni del 1994, quando venne eletto senatore”.

E la piovra votò Forza Italia – Nelle 65 pagine di motivazioni della sentenza d’appello, poi, i giudici ricordano le dichiarazioni di Tullio Cannella, “il quale ha espressamente affermato che Vincenzo Virga (il boss mafioso di Trapani, ndr) aveva dapprima indicato Antonio D’Alì tra le persone da coinvolgere nella nascita di Sicilia Libera“, e cioè il partito direttamente emanazione di Cosa nostra ideato da Leoluca Bagarella. Poi dopo il fallimento del progetto di Sicilia Libera, “sempre Virga decise di convogliare i propri voti su Forza Italia, rendendo evidente l’appoggio elettorale che poi l’imputato ricevette una volta inserito in lista per l’elezione al Senato. Tanto è vero che tale appoggio è coerente pure con quanto affermato da Vincenzo Sinacori e Antonio Giuffrè, i quali hanno dato atto in quegli anni del rapporto fiduciario instaurato da D’Alì con i massimi esponenti di Cosa nostra”.

I D’Alì e i Messina Denaro – Nelle carte un passaggio è dedicato alle dichiarazioni di Maria Antonietta Aula, l’ex moglie del senatore che aveva raccontato al Fatto Quotidiano dei rapporti tra i marito e la famiglia Messina Denaro, ritenuta però inattendibile dai giudici del processo di primo grado. “La deposizione della Aula è stata improntata alla massima genuinità e lealtà, non potendosi condividere il giudizio di inattendibilità espresso dal primo giudice, per le discrasie rilevate con altre fonti di prova che appaiono, invero, di scarsa rilevanza processuale”, scrivono invece i magistrati della corte d’appello. I quali poi ripercorrono i passaggi fondamentali dei ricordi della Aula. “Quando si sposò Rosalia, figlia di Francesco Messina Denaro, con Filippo Guttadauro (noto esponente dell’associazione mafiosa), Antonio D’Alì e la Aula (ancora fidanzati) presenziarono, mentre al matrimonio della Aula e dell’imputato la famiglia Messina Denaro e i coniugi Guttadauro non furono invitati ma fecero pervenire ugualmente un regalo ed, in occasione della morte del padre della Aula, i predetti inviarono un telegramma di condoglianze”.

I voti della mafia non sono reato –  Solo che dopo l’episodio della falsa vendita del terreno di D’Alì agli uomini di Cosa nostra i giudici non hanno riscontrato più alcun reato. “L’accertata condotta illecita posta in essere dall’imputato in occasione della compravendita del fondo non risulta seguita da alcuna condotta che possa essere significativamente assunta come sintomatica della volontà dell’imputato di permanere, sia pure come extraneus, nell’associazione mafiosa, fornendo un contributo al rafforzamento della stessa”. Neanche l’appoggio elettorale “fornito all’imputato dall’associazione mafiosa in occasione delle elezioni al Senato del 1994, anche in considerazione della preponderante vittoria delle forze politiche di centrodestra non assurge di per sé ad elemento sintomatico di un patto elettorale politico-mafioso che consentisse, da un canto, all’odierno imputato di raggiungere lo scranno del Senato attraverso l’appoggio degli esponenti di Cosa nostra”. Come dire: visto che i berlusconiani presero una valanga di voti, D’Alì non aveva bisogno di siglare un patto con i mafiosi, che lo votarono di loro spontanea volontà.

Prescritto e innocente – Poi dopo l’elezione a Palazzo Madama nel 1994, “appoggiata elettoralmente dall’associazione mafiosa”, per i giudici non è provato che D’Alì continuò ad avere dei legami con Cosa nostra, dopo la sua entrata in Senato. “Le condotte oggetto di contestazione non risultano essere compiutamente comprovate per mancanza di adeguati e specifici riscontri, negli interventi fatti da D’Alì, nella sua veste istituzionale, successivamente al 1994 appare difficile ipotizzare che lo stesso abbia inteso avvantaggiare l’associazione mafiosa piuttosto che taluni imprenditori che soltanto in epoca successiva sono stati condannati per associazione mafiosa”. È per questo motivo che D’Alì è stato assolto. E adesso si candida a guidare la sua città.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/11/trapani-il-senatore-dali-candidato-sindaco-dopo-prescrizione-per-concorso-esterno-rafforzava-la-mafia-fino-al-1994/3493540/

Berlusconi: “I grillini non hanno mai fatto nulla di buono” …bene, detto da un pagliaccio, noto puttaniere condannato per frode fiscale e falso in bilancio, credo possa considerarsi un complimento!

 

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Berlusconi: “I grillini non hanno mai fatto nulla di buono” …bene, detto da un pagliaccio, noto puttaniere condannato per frode fiscale e falso in bilancio, credo possa considerarsi un complimento!

 

Berlusconi attacca i 5 stelle: “I grillini non hanno mai fatto nulla di buono”
“C’è ignoranza nella classe politica su certi temi. Oltre il 70% dei parlamentari di Grillo non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi in vita sua. Non hanno mai fatto nulla di buono per sé o per gli altri”. Lo ha detto Silvio Berlusconi, al Salone del Mobile di Milano che ha anche respinto la proposta del Movimento 5 Stelle di introdurre un reddito di cittadinanza “che indurrebbe tutti a non lavorare”. “Poi – ha aggiunto – non si può fare perché costa 90 miliardi di euro”.

E si, lo ha detto Silvio Berlusconi. Quello che di cose buone ne ha fatte tante…

… ve ne vogliamo ricordare solo qualcuna:

  • LEGGI AD PERSONAM (circa una trentina)
  • QUELLA VOLTA CHE DISSE AI TERREMOTATI DELL’AQUILA DI “PRENDERLA COME UNA VACANZA”
  • I “RISTORANTI SEMPRE PIENI” DETTA NEL BEL MEZZO DELLA PEGGIORE CRISI ECONOMICA DELLA STORIA
  • LE MAGLIETTE DELL’ITALIA CON SCRITTO BUNGA-BUNGA CHE HO VISTO LA PRIMA VOLTA CHE SONO ANDATO AD AMSTERDAM
  • AVER PORTATO IN POLITICA NICOLE MINETTI
  • LA BARZELLETTA SU ROSY BINDI CON BESTEMMIA FINALE
  • AVERCI SPINTO A METTERE I BANNER “BERLUSCONI NON È IL MIO PRESIDENTE” SUI BLOG NEL 2007
  • AVER DATO RILEVANZA POLITICA A DUE SOGGETTI COME SCILIPOTI E RAZZI
  • AVER FATTO MINISTRO CALDEROLI
  • L’EDITTO BULGARO
  • IL CONFLITTO D’INTERESSI
  • AVER CONVINTO BEN 314 PARLAMENTARI ITALIANI CHE RUBY ERA EFFETTIVAMENTE LA NIPOTE DI HOSNI MUBARAK
  • LE POLEMICHE CONTRO LA MAGISTRATURA
  • AVER PREPARATO IL CAMPO AL RENZISMO
  • MARIANO APICELLA
  • LA LEGGE FINI-GIOVANARDI
  • AVER RESO “ARCORE” SINONIMO DI “SODOMA”
  • PAGARE I FAGIOLINI 80 EURO AL CHILO
  • LA BOSSI-FINI
  • AVER UCCISO OGNI FORMA DI VITA NEL CENTRODESTRA
  • ESSERSI FATTO DERIDERE PERSINO DA GEORGE BUSH
  • IL VULCANO FINTO COSTRUITO NEL GIARDINO DI VILLA CERTOSA CHE LA SERA DI FERRAGOSTO 2006, DURANTE UNA FESTA CON CONCERTO PRIVATO DI GIGI D’ALESSIO, CAUSA L’INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCOCHIAMATI DAI VICINI SPAVENTATI
  • LA RIFORMA MORATTI E LA RIFORMA GELMINI
  • LA FRASE “IN TUTTI NOI C’È UNA PARTE GAY. LA MIA È LESBICA”
  • LA FRASE “MUSSOLINI NON HA MAI AMMAZZATO NESSUNO, MANDAVA LA GENTE IN VACANZA AL CONFINO”
  • LA FRASE “OBAMA MI PIACE PERCHÉ È GIOVANE, È BELLO ED È ANCHE ABBRONZATO”
  • QUELLA VOLTA CHE SI È PARAGONATO A BATMAN
  • QUELLA VOLTA CHE HA DETTO DI AVER GIOCATO NEL MILAN
  • AVER PORTATO A UN LIVELLO DI PERFEZIONE MAI VISTO L’ARTE DI FARE PROMESSE IRREALIZZABILI IN CAMPAGNA ELETTORALE
  • IL LIVELLO DI SCHIFO RAGGIUNTO DA IL GIORNALE SOTTO LA SUA PROPRIETÀ
  • AVER FATTO SEMBRARE FINI UNA PERSONA PERBENE, MODERATA E DI SANI PRINCIPI
  • AVER CREATO EMILIO FEDE
  • AVER RESO VESPA UNO DEI GIORNALISTI PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA E UN AUTORE DI BESTSELLER
  • AVER DIFFUSO IN TUTTI GLI STRATI SOCIALI LA SUA OSSESSIONE PER I COMUNISTI
  • AVER ISPIRATO “L’ESERCITO DI SILVIO”
  • AVER FATTO PERDERE ALL’ITALIA LA SUA GIÀ SCARSA CREDIBILITA INTERNAZIONALE
  • AVER CREATO LA SANTANCHÈ
  • LA FIGURA DI MERDA CHE HA FATTO CON LA REGINA ELISABETTA CHE L’HA RIPRESO PERCHÉ FACEVA CASINO AL G20
  • AVER FATTO SÌ CHE AD ANNI DI DISTANZA ALL’ESTERO CI DICANO ANCORA “AHAHAH ITALY BERLUSCONI”
  • AVER RESO ACCETTABILI GOVERNI FORMATI CON L’AIUTO DI PARTITI POST-FASCISTI, PROTO-FASCISTI O PROPRIO FASCISTI
  • LE SUE STRATEGIE PATETICHE PER CERCARE DI RITORNARE IN AUGE, TIPO QUANDO È DIVENTATO VEGETARIANO
  • IL CANE DUDÙ
  • IL SUO SESSISMO ONNIPRESENTE, ANCHE IN PUNTO DI MORTE, ANCHE QUANDO SI È RISVEGLIATO ALL’OSPEDALE DOPO UN’OPERAZIONE A CUORE APERTO E LA PRIMA COSA CHE HA FATTO È STATA PROVARCI CON L’INFERMIERA
  • STUDIO APERTO
  • LE 10 DOMANDE DI REPUBBLICA CHE ATTENDONO ANCORA UNA RISPOSTA
  • AVER FATTO ENTRARE IN POLITICA IVA ZANICCHI
  • L’AVER SPINTO A TUTTA FORZA LA COMPRAVENDITA DI PARLAMENTARI E SENATORI