Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…!

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Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…!

Come al solito Renzi spara la sua menzogna “Non vediamo l’ora che parta” amplificata dai media di regime. Poi a telecamere spente ecco che che fa il contrario. Alla Camera la maggioranza boccia la proposta di discuterne subito…!!

E mi fanno morire quelli del Pd che sul caso De Bortoli dicono tronfi “Ma la Boschi ha dato la sua parola che non è vero”…

La parola della Boschi? Quella di Renzi? Ma se da quando sono in politica non hanno mai detto la verità?

La prova? Siamo qui a parlare di due che la politica, secondo quanto hanno giurato agli Italiani, dovrebbero vederla solo in Tv…!

Ci raccontano quei disgraziati de Il Fatto Quotidiano:

Banche, l’inchiesta parlamentare? Non è una priorità

Renzi: “Non vediamo l’ora che parta”. Poi la maggioranza boccia la proposta di discuterne subito alla Camera: di questo passo partirà solo dopo le ferie e non farà nulla

C’è Renzi 1, l’annunciatore. Quello che ieri pomeriggio ha inviato la consueta enews ai suoi lettori, regalando parole definitive riguardo la Commissione d’inchiesta sulle banche: “Non vediamo l’ora di iniziare per fare chiarezza fino in fondo. Il capogruppo del Pd sarà Matteo Orfini”. Poi c’è Renzi 2, il segretario del Pd. Il partito che alla Camera – a un paio d’ore dall’annuncio di Renzi 1 – ha votato per ritardare l’avvio della stessa commissione parlamentare che il leader non vede l’ora di iniziare.

È successo ieri a Montecitorio: a inizio seduta il Movimento 5 Stelle ha chiesto di invertire l’ordine del giorno per iniziare subito l’esame della legge che istituisce la bicamerale. Una proposta appoggiata anche da Forza Italia. Il Pd però ha votato contro: resta tutto com’è. Si parte dalla riforma dei parchi e delle aree verdi, peraltro osteggiata dalle associazioni ambientaliste. L’approvazione della commissione sulle banche rimane al sesto posto in calendario. Di questo passo, con la pausa estiva dietro l’angolo e la minaccia di elezioni tra fine settembre e inizio ottobre, sarebbe già tanto riuscire ad approvarla, figurarsi a sceglierne i componenti e iniziarne i lavori.

Per capire di cosa parliamo serve un passo indietro. La commissione bicamerale d’inchiesta, scomparsa a lungo dai radar parlamentari, è tornata d’attualità grazie alle rivelazioni del libro di Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi): Maria Elena Boschi, allora ministra, avrebbe chiesto all’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni di valutare l’acquisto dell’ormai decotta Banca Etruria, di cui il papà Pier Luigi Boschi era vicepresidente.

Com’è noto, Maria Elena ha smentito e promesso di portare in tribunale l’ex direttore del Corriere della Sera. Come svelato ieri dal Fatto, invece, della querela dell’ex ministra non c’è ancora traccia.

La commissione potrebbe fugare ogni dubbio: basterebbe convocare Ghizzoni, che peraltro ha già dato la sua disponibilità (“se mi convocheranno parlerò in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno”). A parole, poi, tutti si dicono ansiosi di ascoltare questa benedetta commissione parlamentare. Compreso Renzi, l’unico che ha davvero qualcosa da perdere – oltre alla sottosegretario Boschi – visto l’imbarazzante conflitto d’interessi che potrebbe riguardare la ministra più importante del suo governo.

Il Senato ha approvato la legge che istituisce la bicamerale solo il 4 aprile(dopo anni di melina), ora toccherebbe alla Camera dire sì alla legge istitutiva senza modifiche. Bisognerà però aspettare ancora un po’, visto il voto di ieri pomeriggio. Chissà cosa ne pensa Renzi 1.

I Cinque Stelle intanto hanno gioco facile: “Sarebbero bastati 15 minuti per chiudere l’iter della legge e far partire la Commissione – si legge in una nota dei deputati grillini – ma è evidente il doppio binario: si parla bene e si razzola male. Le chiacchiere stanno a zero e quelle dell’ex premier, in particolare, valgono meno di niente”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/banche-linchiesta-parlamentare-non-e-una-priorita/

Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

 

Renzi e Berlusconi

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Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano (notizia, comunque riportata anche da diverse altre fonti):

Il nuovo Nazareno porta dritti al voto già il 24 settembre
Renzi pronto al patto con Berlusconi: se Forza Italia dà l’assenso al voto in autunno, dirà sì al sistema tedesco.
Silvio Berlusconi ci guadagna la quasi certezza di stare in un governo di larghe intese con Forza Italia nella prossima legislatura e Matteo Renzi la possibilità di andare a votare in autunno, possibilmente il 24 settembre, in contemporanea alla Germania.
E così vinco una scommessa fatta con gli amici.
Al voto dopo il 15 settembre (quando tutti i Parlamentari si saranno assicurati il Vitalizio), ma non molto dopo (tra l’altro Vi ricordo che al momento Renzi non ha l’immunità parlamentare, e Dio sa in questo momento quanto gli serve!)…
Per capirci qualcosa, ecco un altro scritto da Il Tempo. Era il Dicembre scorso e qualche sprovveduto pensava ancora al voto in questa primavera (aveva fatto i conti senza la fame di soldi pubblici di queste carogne):

Vitalizi e voto anticipato Così il Parlamento può “rubare” il tesoro di deputati e senatori

Un tesoretto da quasi 20milioni di euro. Sono i soldi che finirebbero a sorpresa nelle casse del Parlamento nel caso le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017. Fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi presto senza poltrona e senza contributi versati.

Andiamo con ordine. Gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni 6 mesi e un giorno (per ogni anno di mandato ulteriore dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a 60 anni).

Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda, più o meno 750 euro. Soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo, in cui ovviamente confluiscono anche i contributi pagati da Camera e Senato (circa 1.400 euro al mese per ogni rappresentante). Ma se l’onorevole non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato non avrebbe diritto a prendere un euro. Del resto funziona così anche per tutti gli altri lavoratori che, però, devono avere un minimo di 20 anni di contributi.

Le norme sono chiare. L’articolo 2 del regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, al comma 5, prevede che «per i contributi versati a decorrere dal 1° gennaio 2012 non è ammessa la restituzione». Dunque o i parlamentari al primo mandato saranno ancora in carica il 15 settembre del prossimo anno, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

Facciamo i conti. I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Dunque una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche, anche se la parte del leone la fanno il Pd e il M5S. Nei giorni scorsi molti ne hanno contati 608, aggiungendo probabilmente ai 591 anche quelli che già avevano alcuni mesi di mandato nelle passate legislature e che quindi matureranno il diritto al vitalizio qualche mese prima del prossimo settembre.

Ognuno dei 591 parlamentari ha versato 33.750 euro (750 euro al mese trattenuti dallo stipendio per 45 mesi di mandato, fino ad oggi). Dunque il fondo ha raccolto in tutto 19.946.250 euro. Un tesoro a disposizione della Camera e del Senato se le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella dovessero avvicinare il voto e, dunque, interrompere la legislatura. O anche se il nuovo governo dovesse esaurire il suo compito rapidamente e, come hanno chiesto alcune forze politiche, ci fossero elezioni subito prima dell’estate.

Molti parlamentari sono in fibrillazione anche perché tra i 591 che rischiano di perdere i contributi versati ce ne sono parecchi che non verranno ricandidati. Dunque perderebbero l’occasione di avere una pensione da ex parlamentare. Non ricca come un tempo, in cui per un mandato si conquistavano tremila euro al mese, ma pur sempre una somma dignitosa (mille euro al mese). Alcuni deputati e senatori stanno ipotizzando, nel caso, di fare ricorso per chiedere la restituzione dei contributi ma sembra che i margini siano piuttosto ristretti.

Attacca Riccardo Fraccaro (M5S), membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. È stato tra quelli che, negli ulti- mi anni, hanno presentato in Aula i provvedimenti (tutti bocciati) per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari. Ora tuona: «Chiediamo di restituire la parola ai cittadini subito dopo che la Consulta si sarà pronunciata sull’Italicum, quando si avrà una legge elettorale corretta con il recepimento delle indicazioni della Corte. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Tanto più che si tratta degli stessi politici che hanno calpestato i diritti degli italiani e godono già di innumerevoli privilegi». Per i parlamentari che temono di restare senza pensione e senza contributi versati ci sarebbe anche la beffa. Cioè che quei 20 milioni di euro che la Camera e il Senato si ritroverebbero in cassa rimarrebbero nello stesso capitolo di bilancio, quello sul trattamento pre- videnziale. Andrebbero dunque a finanziare i vitalizi che il Parlamento continuerà a pagare ancora per molti anni ai 2.600 ex deputati ed ex senatori che hanno maturato l’assegno prima del 2012 (anno in cui c’è stato il passaggio tra il sistema retributivo e quello contributivo).

Ma niente paura. Per i parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi (e di governo) ci sarà comunque una consolazione: la buonuscita. Ognuno, infatti, mette da parte mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare ogni onorevole riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi). In tutto 30 mila euro. Certo se la legislatura dovesse proseguire ancora pure la buonuscita sarebbe più pesante. Allora perché non tentare di conquistare il massimo rimanendo in carica fino al termine naturale della legislatura, cioè nel 2018? Ci stanno pensando parecchi parlamentari. Diranno che servirà per dare più stabilità al Paese.

Detto tutto questo, penso che dubbi non ce ne sono: SONO SOLO UNA MASSA DI FARABUTTI!

By Eles

Per rinfrescarVi la memoria: Renzi assolto dall’accusa di danno erariale. Ma la motivazione della sentenza è esilarante: “INCAPACE DI PERCEPIRE L’ILLEGGITTIMITÀ DEL SUO OPERATO”! In altre parole: ha commesso il fatto, ma non è colpa sua perchè è un IDIOTA !!

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Per rinfrescarVi la memoria: Renzi assolto dall’accusa di danno erariale. Ma la motivazione della sentenza è esilarante: “INCAPACE DI PERCEPIRE L’ILLEGGITTIMITÀ DEL SUO OPERATO”! In altre parole: ha commesso il fatto, ma non è colpa sua perchè è un IDIOTA !!

Assunzioni irregolari a Firenze, Renzi assolto perché “non addetto ai lavori”
“Dopo due condanne mi hanno assolto. Ristabilita la verità”. Così Matteo Renzi esultava via Twitter dopo la sentenza della Corte dei Conti che lo ha sollevato dall’accusa di danno erariale per i contratti di assunzione nella sua segreteria tra il 2004 e il 2009. Resta l’imbarazzo delle motivazioni: secondo la Corte, infatti, l’allora presidente della Provincia di Firenze non era in grado di percepire le illegittimità del proprio operato.

Quando è stato assolto ha esultato su Twitter: “La Corte mi aveva condannato a pagare 14mila euro per un atto amministrativo della Provincia di Firenze. Oggi condivido una piccola soddisfazione: l’appello ha annullato la condanna e la verità viene finalmente ristabilita”. Per Matteo Renzi sembrava chiusa così la vicenda dei portaborse senza laurea che aveva assunto nella sua segreteria personale con contratti e retribuzione da dirigenti negli anni dal2004 al 2009. Per quella storia aveva subito due condanne da parte della Corte dei Conti della Toscana e tre anni dopo è arrivata l’assoluzione in appello nel Lazio. L’unico ad essere sollevato però, a quanto pare, è il diretto interessato.

Le motivazioni della sentenza emessa dai giudici della I Sezione centrale di appello di Roma il 4 febbraio 2015 tolgono al premier l’imbarazzo della condanna ma non altri. A pagina 11 del dispositivo si legge infatti: “Pur non ricorrendo gli estremi della cosiddetta “esimente politica”, questo Collegio ritiene di poter rilevare l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un ‘non addetto ai lavori’”. In poche parole, Renzi viene assolto perché non in grado di percepire le illegittimità del proprio operato. E forse, già che oggi è Presidente del Consiglio, non è proprio motivo di festa. Piaccia o non piaccia, è questa la motivazione che ha seppellito le due sentenze della sezione giurisdizionale della Toscana che il 4 agosto 2011 (n. 282) e il 9 maggio 2012 (n. 227) avevano condannato Renzi e altre venti persone, tra colleghi di giunta e funzionari, per danno erariale con colpa grave.

E che cosa aveva mai combinato, l’allora presidente della Provincia e oggi premier d’Italia? Secondo il procuratore contabile aveva inquadrato nel suo staff quattro persone esterne all’amministrazione come funzionari, qualifica che richiede la laurea, pur non possedendola. L’indagine era nata da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai, “uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, sistemato nella segreteria del presidente nonostante fosse privo del diploma di laurea. Così per cinque anni, i quattro avrebbero beneficiato di uno stipendio maggiorato e non dovuto. Una violazione delle disposizioni sulla contrattazione collettiva del comparto previste dall’art. 90del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL, d.lgs 267/2000) che avrebbe prodotto un danno per l’amministrazione stimato in 2.1 milioni di euro, ridotto dai giudici di primo grado a un risarcimento di 50mila. Di questa somma, circa 14mila euro sono stati posti a carico del rottamatore. La cifra è modesta, il significato politico del giudizio di prima grandezza.

Alla fine resta una sentenza di assoluzione dalle motivazioni sorprendenti, per certi versi preoccupanti. Il direttore di Lex Italia, rivista di diritto pubblico, Giovanni Virga la spiega così: “Il collegio ha ritenuto che l’attuale Presidente del Consiglio, pur essendo in possesso di una laurea in giurisprudenza, è un “non addetto ai lavori” che si fida ciecamente degli apparati burocratici (che quindi sono stati giustamente condannati in primo grado) e che non è in grado nemmeno di rilevare che al personale privo di laurea da lui assunto in via fiduciaria non può essere corrisposto il trattamento economico previsto per i laureati”. Il principio rischia di spalancare le porte a un sistema diffuso di elusione della responsabilità erariale. “Serve anche a mandare assolti nei giudizi di responsabilità i politici di vertice i quali, essendo “non addetti ai lavori” non possono essere ritenuti responsabili degli atti da loro adottati”.

I giudici, a onor del vero, avevano anche un’altra strada per assolvere Renzi. Era ben nascosta nei meandri della riforma della Pa del suo ministro Madia presentata il 13 giugno e convertita l’11 agosto 2014 come legge n. 114. Lì è spuntato un comma 3-bis che modifica il Testo Unico degli Enti Locali proprio nella parte che riguarda l’inquadramento del personale di staff esterno alla PA. Dispone che “resta fermo il divieto di effettuazione di attività gestionale anche nel caso in cui nel contratto individuale di lavoro il trattamento economico, prescindendo dal possesso del titolo di studio, è parametrato a quello dirigenziale”. Con un lessico un po’ oscuro e bizantino, il comma sembra acclarare la possibilità di parametrare il trattamento economico dei “portaborse” sprovvisti di laurea a quello dei dirigenti; proprio l’inciampo oggetto dell’appello di Renzi nel Lazio. Da qui, il sospetto che non fosse entrato nella riforma per caso ma ad “usum delfini”, perché venisse applicato retroattivamente dalla Corte dei conti in base al principio di retroattività della legge favorevole al reo. Non è stato necessario usufruire della legge ad personam. E’ bastato che la persona ignorasse la legge. Così, l’ignoranza mai ammessa per legge viene sdoganata per sentenza.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/25/assoluzione-renzi-legge-ad-personam-era-persona-ignora-legge/1451685/

http://siamolagente3.altervista.org/rinfrescarvi-la-memoria-renzi-assolto-dallaccusa-danno-erariale-la-motivazione-della-sentenza-esilarante-incapace-percepire-lilleggittimita-del-suo-operato-parole-c/

 

Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

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Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

 

“L’Isis vende petrolio anche agli europei”
Secondo l’ambasciatrice Ue in Iraq alcuni paesi dell’Unione avrebbero comprato greggio contrabbandato. Dal traffico il Califfato guadagna oltre 3 milioni di dollari al giorno.

Mentre con straordinaria consapevolezza cinematica la coalizione di trenta paesi comincia a bombardare l’Is (Islamic State, come loro si chiamano, Isis come si chiamavano prima e come li chiama ancora chi non vuole riconoscere il loro pseudo stato, Daish come lo chiamano i nemici con un improvvisato acronimo arabo, il Califfato come s’intitolerebbe se fosse un serial tv…) si dice “pronta a tutto per fermarli”. Viene da chiedersi se è proprio così. All’inizio di settembre un alto funzionario europeo ha ammesso che alcuni (non specificati) paesi europei hanno comprato petrolio dall’Is.

Nel prequel della storia, l’allora Isis era armato e aiutato da molti paesi occidentali, dalla Turchia e dai paesi del Golfo. Paul Pillar ha appena spiegato su nationalinterst.org una verità che è stata a lungo davanti agli occhi di chi voleva vedere: che i soldi e le armi inviati a quella fantomatica ed elusiva entità nota come “I ribelli siriani moderati”, finivano immancabilmente nelle mani degli estremisti. Pillar, veterano della Cia e membro della Brooking Institution, ha scritto con grande realismo riguardo all’atteggiamento dell’amministrazione americana: “Non c’è modo di quadrare il cerchio sconfiggendo l’Isis senza aiutare di fatto quello stesso regime siriano che vorremmo abbattere”.

Così ieri è partita la distruzione dell’Is, ma per davvero? Difficilmente i bombardamenti da soli riusciranno a cancellare il regno islamico del Califfo. Servirebbero le truppe di terra ma quelle nessuno vuole mandarle: troppi soldi da sborsare in tempi di crisi cronica, troppe bare da accogliere in tempi di governi impopolari. E poi il ventre molle del “mostro” Is non è la forza militare, è il suo tesoro. Secondo uno studio dell’Iraq Energy Institute il Califfo vende il petrolio dei pozzi confiscati in Siria e in Iraq per 40 dollari al barile al mercato nero. Con 30 mila barili di petrolio al giorno in Iraq e 50 mila in Siria, guadagna 1,2 milioni di dollari al giorno nel primo caso e 2 nel secondo. Fa 97 milioni al mese a cui si devono aggiungere i proventi delle tasse e del pizzo prelevato dalle attività produttive all’interno del Califfato e il grande fiume di dollari che arriva dai finanziatori privati nei paesi del Golfo e probabilmente dalla Turchia.

Colpire il tesoro dell’Is, (“follow the money”) sarebbe probabilmente meno spettacolare dei bombardamenti ma più efficace nell’indebolire gli estremisti, che appartengono alla stessa scuola teologica islamica dell’Arabia Saudita. Gli americani su queste cose li immaginiamo fulminei ed efficienti come in un romanzo di Tom Clancy, e invece vanno al rallentatore. Il New York Times qualche giorno fa raccontava le difficoltà dei funzionari dell’amministrazione Obama nel convincere la Turchia, partner Nato, a smantellare il network del contrabbando di greggio.

Ma dall’Europa sulla testa dell’Is non arrivano soltanto bombe, piovono anche soldi. La signora Jana Hybášková, ceka, ambasciatrice europea in Iraq, ha detto all’inizio di settembre durante un briefing della Commissione Affari Esteri del parlamento europeo che “alcuni paesi europei hanno comprato petrolio dall’Isis”. L’ambasciatrice non ha voluto precisare a quali paesi si riferisse. Dietro al traffico rispunta il nome della Turchia che ospiterebbe la principale rete di contrabbando ma anche quelli della Giordania e del Kurdistan iracheno, peraltro molto legato ad Ankara.

Per non dimenticare – La Germania si oppone alla parziale cancellazione del debito Greco – Ora, per farvi capire bene cosa significa “essere carogne nell’anima” – Vi invitiamo a leggere questo: QUANDO LA GRECIA CANCELLÒ I DEBITI DELLA GERMANIA

Germania

 

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Per non dimenticare, Vi riproponiamo questo nostro articolo dell’anno scorso…

La Germania si oppone alla parziale cancellazione del debito Greco – Ora, per farvi capire bene cosa significa “essere carogne nell’anima” – Vi invitiamo a leggere questo: QUANDO LA GRECIA CANCELLÒ I DEBITI DELLA GERMANIA

Leggiamo da ZEROHEDGE.COM

L’insolvente Grecia, che settimana scorsa ha votato per ulteriore austerità, sperando così di poter ricevere fondi europei per ripagare la BCE, si è di nuovo impelagata in negoziazioni sul proprio debito. Proprio all’ultimo, però, il ministro delle finanze europeo ha dato parere negativo.

I ministri delle finanze dell’area euro si sono riuniti oggi a Bruxelles con la speranza, soprattutto i greci, di tornare a casa con un accordo firmato. Non si è però rotta l’impasse sulla riduzione del debito ellenico, si è solo rinviata la discussione a luglio.

“L’Eurogruppo ha tenuto una discussione approfondita sulla sostenibilità del debito pubblico greco, ma non ha raggiunto un accordo”, ha dichiarato Jeroen Dijsselbloem, ministro delle finanze olandese, che presiede le riunioni con i suoi pari europei e che ancora non  ha raggiunto una soluzionee, dato che il suo collega tedesco Schauble ha negato ogni possibile concessione.

…Ma questi tedeschi quanto sono carogne? Per capirlo basta leggere questo:

Quando la Grecia cancellò i Debiti della Germania

Sembra che in Europa stia avvenendo un braccio di ferro. O, per meglio dire, uno scontro alla Davide contro Golia. E’ lo scontro tra Grecia e Germania. I fatti sono sotti gli occhi di tutti. Un nuovo governo è stato eletto nel paese ellenico, e questo governo vuole darci un taglio con l’austerity e, insieme a questa, anche ai debiti contratti negli ultimi anni.

Che il pagamento del debito, nei modi e nei tempi prospettati dai falchi del rigore, possa causare l’ennesima catastrofe economica e sociale in Grecia è ormai palese a tutti. Anche con tutto lo spirito di sacrificio e il masochismo possibile, il debito non potrà mai essere saldato, questa un’idea che si sta affacciando.

E quindi, tanto vale procedere con una ristrutturazione, che vuol dire cancellare parte degli oneri.

La Germania sta gridando allo scandalo, richiamando la Grecia ai patti, inchiodandola alle sue responsabilità. Nella sua concezione dei rapporti tra paesi dell’Unione Europea è impossibile concedere una tale grazia.

Eppure, non dovrebbe sembrarle così strano. La Germania infatti fa finta di non sapere, o di non ricordare, che è stata essa stessa ad usufruire di un taglio del debito, per giunta non una ma due volte. E in un contesto molto meno favorevole. Non si può dire che la Germania di allora meritasse tali agevolazioni più di quanto lo meriti oggi la Grecia.

Le date da tenere a mente sono il 1953 e il 1990.

Nel 1953, con gli accordi di Londra, alla Germania fu condonato buona parte del debito contratto dal 1919 al 1945. Nel 1990, gli furono condonate le riparazioni di guerra che il Paese tedesco doveva versare per le tragedie causate durante il secondo conflitto mondiale.

Lunga la lista dei paesi che, con queste importanti concessioni, aiutarono Berlino. La Grecia, innanzitutto, ma anche: Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia.

Il motivo per cui la ristrutturazione fu concessa è, alla fine, la stessa che giustifica la richiesta ellenica oggi: la crisi economica. La Germania nel 1953 era in ginocchio, la Grecia lo è ora. Anzi, addirittura nel 1990 il taglio fu giustificato da uno scopo politico: che la riunificazione della Repubblica Federale Tedesca e della Repubblica Democratica avvenisse senza intoppi.

La Germania doveva restituire una montagna di denaro: circa 60 miliardi di marchi. Una metà consisteva nei debiti del primo dopoguerra, l’altra metà nelle riparazioni di guerra. La prima tranche fu ridotta del 50% nel 1953, mentre il restante 50% venne restituito in trent’anni, pesando veramente poco sull’economia tedesca che, dopo solo qualche anno, era già ripartita. La seconda tranche doveva essere restituita a riunificazione avvenuta, ma per i motivi descritti poco sopra fu oggetto di rinuncia da parte dei creditori.

La Grecia sta soffocando in mezzo ai debiti, ma a differenza della Germania miracolata non ha causato nessuna guerra che giustificasse un tale accanimento “esattoriale”. Dunque, perché non scendere a un compromesso?

 

By Eles

Giusto per ricordarvelo: il Ministro Lorenzin scrive di antibiotici che combattono virus. Tutti possono non sapere che gli antibiotici combattono i batteri, non i virus. TUTTI MA NON IL MINISTRO DELLA SANITA’ !!! Un Ministro della Sanità deve saperlo, cazzo!! In un Paese civile una così l’avrebbero già cacciato a calci in c…!

Ministro Lorenzin

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Giusto per ricordarvelo: il Ministro Lorenzin scrive di antibiotici che combattono virus. Tutti possono non sapere che gli antibiotici combattono i batteri, non i virus. TUTTI MA NON IL MINISTRO DELLA SANITA’ !!! Un Ministro della Sanità deve saperlo, cazzo!! In un Paese civile una così l’avrebbero già cacciato a calci in c…!

 

Sanità. Ministro Lorenzin: “virus” resistenti agli antibiotici tema al centro agenda

 

Roma, 31 mar. – “La resistenza agli antibiotici è un tema al centro del governo da tre anni, che ho portato anche durante il semestre della presidenza in Europa. Abbiamo avviato dei programmi in Italia e in Europa, e tra l’altro ora è all’ordine dei lavori come emergenza mondiale perché è la prima causa di morte negli ospedali in ambito Ghsi (Global health security initiative), G7 e in ambito dell”Oms. Insomma, una vera e propria emergenza mondiale“.

Lo ha detto il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, interpellata dai giornalisti sul tema della resistenza agli antibiotici a margine dell”inaugurazione oggi a Roma del nuovo reparto di Onco-ematologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Si tratta della resistenza non a un virus ma a molti ed è quindi multifattoriale – ha continuato il Ministro – Come si combatte la resistenza agli antibiotici? Si combatte in molti modi: il primo, avendo un consumo degli antibiotici durante la propria vita assolutamente appropriato, non assumendo per esempio antibiotici da soli perché magari abbiamo un po’ di febbre. L’antibiotico va preso solo se sotto prescrizione e solo se assolutamente necessario, soprattutto nei bambini in età pediatrica“.

Secondo punto – ha proseguito Lorenzin – gli antibiotici negli allevamenti e negli animali: l’Italia ha proibito qualsiasi uso degli antibiotici per far crescere gli animali come avvenuto negli anni Settanta/Ottanta. Stiamo applicando dei protocolli molto stretti per la cura degli animali, che per esempio non possono essere macellati se non sono passati i tempi giusti per lo smaltimento dell’antibiotico e tutta un’altra serie di misure. Poi ci sono una serie di protocolli internazionali che si stanno applicando a livello mondiale per far ridurre il consumo degli antibiotici negli animali“.

C’è quindi il tema di come poi questi antibiotici possano finire nei terreni attraversi lo smaltimento delle feci o delle urine – ha detto ancora Lorenzin- quindi abbiamo anche il tema dell’inquinamento dovuto agli antibiotici. Un tema mondiale, questo, su cui si sta prestando molta attenzione in Italia, in Europa e nel mondo. Ultimo tema, ancora, quello della ricerca sugli antibiotici: è evidente che i virus si sono evoluti con un termine di resistenza e quindi si sta stimolando la ricerca sui nuovi antibiotici che possono combatterla”.

Insomma – ha concluso- sono due ambiti, uno tecnico-scientifico l’altro di prevenzione, su cui si sta lavorando. Stiamo facendo delle nuove linee guida sulle Sepsi, sulle infezioni batteriche e sulle infezioni negli ospedali. È importantissimo mantenere asettici gli ambienti, lavarsi le mani e seguire tutte quelle misure di igiene di base che riducono in modo netto l’impatto delle infezioni a livello ospedaliero“.

Pubblicato: martedì 31 maggio 2016 – News www.beatricelorenzin.it

Nota. Il Ministro Lorenzin scrive di antibiotici che combattono virus. Tutti possono non sapere che gli antibiotici combattono i batteri, non i virus. Ma un ministro della salute che decide che esami o farmaci sono utili o inutili …

La Vicari si difende: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica” …lo avrete capito finalmente che questo non è un governo, ma un’associazione a delinquere?

Vicari

 

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La Vicari si difende: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica” …lo avrete capito finalmente che questo non è un governo, ma un’associazione a delinquere?

 

 

Simona Vicari si difende sul Corriere: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”

 

Gli argomenti dell’autodifesa dell’ex sottosegretario, all’indomani dall’esplosione dell’inchiesta che ha portato alle sue dimissioni. L’orologio? “Un regalo di Natale”

 

“Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”. Simona Vicariall’indomani dall’esplosione dell’inchiesta che ha portato alle sue dimissioni da sottosegretario, ha così snocciolato al Corriere della Sera uno dei principali argomenti della sua autodifesa. Secondo solo al suo ribadire che l’orologio ricevuto in regalo dall’armatore Morace “riguarda i rapporti con le persone che uno ha a prescindere. Dalle intercettazioni si capisce benissimo che si tratta di un regalo di Natale. Poi sì, io ho chiamato per ringraziare. Ma se lo avessi fatto per corruzione, secondo lei avrei ringraziato?”, insiste l’ex sottosegretario. Che, sostiene ancora, di non aver “agito nell’interesse di una persona, ma nell’interesse di una categoria. Il trasporto marittimo era l’unico mondo rimasto fuori dall’esenzione dell’Iva e il ministro Delrio era a conoscenza di quell’emendamento”.

Non la pensano così gli inquirenti. “E’ ampiamente dimostrato che a seguito di un esercizio delle sue funzioni smaccatamente orientato a favore degli interessi” dell’armatore Ettore Morace, la sottosegretaria ai Trasporti ha accettato “di buon grado un costoso orologio marca Rolex il cui valore per quanto si evince dalle intercettazioni parrebbe aggirarsi intorno ai 5.800 euro”, si legge nell’atto di accusa del gip di Palermo. “Deve necessariamente escludersi che siffatta cospicua dazione possa confinarsi tra le cosiddette regalie d’uso, fermo restando peraltro che secondo l’univoca giurisprudenza della Suprema Corte anche la corresponsione di utilità di modico valore ben può integrare il reato di corruzione propria”, dice ancora il gip. “Proprio per il suo ingente ed intrinseco valore la dazione di cui si discute appare tendenzialmente proporzionata al vantaggio patrimoniale percepito da Morace grazie all’approvazione dell’emendamento in materia di trasporto marittimo e dunque direttamente correlata all’ingerenza indebitamente esercitata dalla Vicari onde favorire gli interessi del titolare di Liberty Lines”, si legge nelle carte.

E poi: “Del resto le stesse modalità fortemente criptiche con cui Morace ha gestito telefonicamente l’acquisto dell’orologio di marca paiono sintomatiche della piena consapevolezza in capo all’indagato circa l’illiceità delle sue condotte palesemente tese a remunerare indebitamente un pubblico ufficiale per le attenzioni riservatigli al momento dell approvazione del fondamentale emendamento”. E ricorda anche l’assunzione del fratellastro della Vicari alla Liberty Line nel 2016 (“Ma quando mai? Mio fratello si è laureato in giurisprudenza un anno fa e alla Liberty Lines sta facendo uno stage a tempo determinato”, ribatte la Vicari al Corsera). “In punto di diritto – spiega in ogni caso il gip – ammesso e non concesso che dietro il mercimonio delle funzioni intestate alla Vicari non vi sia stato un previo accordo criminoso con Morace, in astratto peraltro riconducibile all’assunzione in Liberty Lines del fratellastro della Senatrice risalente al giugno 2016” è “noto che la corruzione susseguente ontologicamente si perfeziona a prescindere dalla sussistenza di un precedente concerto criminoso tra il corrotto e il corruttore”.

Intanto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, anch’esso raggiunto da un avviso di garanzia, ha convocato una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans insieme al suo avvocato Vincenzo Lo Re per dichiarare di non essere “mai salito sulla barca di Morace, è un falso. E nelle intercettazioni non ci sono neanche conversazioni fra me e Morace. Mi sembra chiaro quindi che fra me e l’armatore non ci dovevano essere queste frequentazioni che oggi leggo sui giornali”. Il governatore e il suo avvocato hanno inoltre sottolineato che nell’invito a comparire della procura “non c’è alcun riferimento a vacanze e a gite in barche. Però – sottolinea Crocetta – è quello per cui oggi sono sui giornali”. Il presidente della Regione ha anche spiegato che se fosse stato in barca “ci sarebbe un resoconto dell’ufficio scorte, come avviene per qualsiasi mio movimento. Saranno gli uffici a smentire quella che è un’affermazione assolutamente falsa”. E aggiunge: “Una vacanza a Filicudi non è una vacanza a Dubai e costa 80 euro al giorno. Porterò in tribunale le testimonianze degli albergatori”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/20/simona-vicari-si-difende-sul-corriere-ci-sono-ministri-che-hanno-preso-non-uno-ma-tre-rolex-e-sono-ancora-in-carica/3598984/

Va in onda lo show di Virginia Raffaele. Nel suo repertorio manca però un personaggio: Maria Elena Boschi. Le è stato vietata l’imitazione. Sì, è censura. Un altro grande esempio di democrazia Renziana…!!!

Virginia Raffaele

 

 

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Va in onda lo show di Virginia Raffaele. Nel suo repertorio manca però un personaggio: Maria Elena Boschi. Le è stato vietata l’imitazione. Sì, è censura. Un altro grande esempio di democrazia Renziana…!!!

Ecco il modello di democrazia della cosca di Renzi.

 

MARIA ELENA BOSCHI CENSURA VIRGINIA RAFFAELE CHE HA “OSATO” IMITARLA – LA COMICA E’ COSTRETTA A IMITARE MELANIA TRUMP IN RAI

 

La Boschi, giovane, sorridente e con un’espressione angelica, la giusta maschera per nascondere il suo vero volto, ovvero il volto del potere. La ministra è riuscita a far passare la voglia all’imitatrice Virginia Raffaele che negli ultimi giorni ha rilasciato delle dichiarazioni a riguardo riportate poi da alcuni giornali: “preferisco imitare Melania Trump, meglio farsi bombardare dai marines che vedersela, ancora una volta, con la censura Rai per aver imitato la Boschi.”
La signorina non ama essere vittima della satira politica e dunque ha fatto pressione affinché non si parli di lei, che dire? Un vero esempio di democrazia. Adesso ripeti insieme a me “Io sono un italiano libero e vivo in un paese democratico, e i politici vogliono tutti il mio bene quando li vedo sorridenti in tele a rassicurarmi.”

fonte: http://www.ninconanco.info/maria-elena-boschi-censura-virginia-raffaele-osato-imitarla-la-comica-costretta-imitare-melania-trump-rai/

Alitalia – Uno dei responsabili del dissesto Enrico Laghi, nominato Commissario! …perchè, sapere, in questi casi l’esperienza conta!

Alitalia

 

 

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Alitalia – Uno dei responsabili del dissesto Enrico Laghi, nominato Commissario! …perchè, sapere, in questi casi l’esperienza conta!

 

Alitalia: Report, Laghi coinvolto azione responsabilità 2011

Lui replica: nessuna incompatibilità, mai indagato

 

Il nome di Enrico Laghi, uno dei tre commissari straordinari nominati dal Governo, compare tra i 40 nomi nell’azione di responsabilità che venne avviata nel 2011 dall’allora commissario straordinario Alitalia Augusto Fantozzi secondo quanto rivela Report nell’inchiesta che andrà in onda questa sera alle 21.30 su Rai3.

Laghi – ricorda Report – dal 2005 al 2008 è stato prima membro e poi presidente del collegio sindacale della vecchia Alitalia in dissesto. Ora, oltre ad essere commissario straordinario di altre 5 società, si è appena dimesso da consigliere Cai e presidente di Midco, che detiene il 51% di Alitalia. La norma però dice “non può essere nominato commissario chi ha esercitato funzioni di amministrazione, direzione o controllo nell’impresa insolvente, ovvero si è in qualsiasi modo ingerito nella medesima”. Laghi ha fatto sapere che non ha mai amministrato e gestito l’Alitalia oggi insolvente.

Nessuna incompatibilità, mai stato indagato – Sulla vicenda relativa alla vecchia Alitalia e all’azione di responsabilità proposta dal professor Fantozzi, sul caso venne in seguito aperta una indagine della magistratura romana. Il professor Laghi – spiegano fonti vicine al commissario – non è mai risultato né indagato, né oggetto di avvisi di garanzia. A Report, che solleva il caso di una incompatibilità del neo-commissario, Laghi precisa che non ha mai avuto funzioni di gestione della compagnia aerea e non ha mai ricoperto ruoli di amministrazione, direzione o controllo di Alitalia-Sai, società attualmente sotto amministrazione straordinaria e per questo la sua nomina è perfettamente compatibile con gli incarichi precedenti, come avvenuto già in diversi altri casi di amministrazione straordinaria.

Sul numero di impegni professionali di Enrico Laghi, le medesime precisano che è tipico della professione di ricoprire diversi incarichi. E che comunque il professor Laghi ha rassegnato le dimissioni da presidente di MidCo e amministratore di Cai, così come da altri incarichi impegnativi, prima della sua nomina a commissario straordinario di Alitalia. Allo stato attuale – si precisa ancora – è commissario straordinario delle procedure del gruppo Ilva, la cui chiusura del procedimento di vendita è attesa a breve, e di Alitalia-Sai Spa. Il numero di incarichi ricoperto da Laghi rispetta totalmente la normativa fissata da Consob sul limite al cumulo dei ruoli per soggetti che abbiano posizioni in società quotate.

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/05/15/alitalia-report-laghi-coinvolto-azione-responsabilita-2011_e62d8905-4c7b-4748-bd4f-3b2f99b56c10.html

Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza” …Si lucra! – 12 vaccini obbligatori? Non esiste in nessuna parte del mondo. I più severi sono i Francesi, con 4 vaccini obbligatori. Allora, fatemi capire, a chi conviene? Ricordate, è business da 32 miliardi!

 

salute dei bambini

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Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza” …Si lucra! – 12 vaccini obbligatori? Non esiste in nessuna parte del mondo. I più severi sono i Francesi, con 4 vaccini obbligatori. Allora, fatemi capire, a chi conviene? Ricordate, è business da 32 miliardi!

 

Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza”

…Si, infatti, tuttalpiù si lucra!

Perchè, pensateci, per questa gente che se infischia del cittadino, che gli taglia lavoro, pensioni, sanità e istruzione, che lo vessa fino a portarlo al suicidio, cos’è questa improvvisa premura per la sua salute?

Ma non vi passa per la testa che i vaccini sono un business per loro e per le loro lobby?

Ne rendono obbligatori 12!

In Europa i più severi sono i Francesi con 4 vaccini obbligatori! 3 in Grecia e Portogallo, 1 in Belgio e in tutti gli altri Paesi ZERO…!!!

E poi tutta la misteriosa omertà sugli effetti collaterali dei vaccini? Silenzio assoluto e censura. Eppure ci sono. Non è che se ti vaccini ti becchi automaticamente l’autismo, ma il rischio, un remotissimo rischio c’è. Perchè non parlarne? Perchè non informare la gente? Perchè non forzare le case farmaceutiche a migliorare il prodotto?

Ma forse questo è il punto:

12 vaccini OBBLIGATORI è un regalo immane alle lobby. E senza neanche dargli il fastidio di dover rivedere le composizioni dei prodotti.

Il cittadino deve vaccinarsi senza se e senza ma. lo vogliono “loro”.

by Eles

Un ultima considerazione: i vaccini sono un business da 32 miliardi!!!!

Da Il Messaggero

Un business da 32 miliardi e ora Big Pharma teme i cinesi

Vaccini, un affare mondiale. Bastano pochi numeri per disegnare il ritratto del mercato: solo il fatturato supera di poco i 40 miliardi di dollari, circa 32 miliardi di euro.
A fare da traino proprio quello del vaccino stagionale contro l’influenza, con un gruppo di aziende che si spartiscono poco più di 10 miliardi di dollari, 8 miliardi di euro. Nella partita, in tempi recenti, sono entrate anche le concorrenti cinesi che offrono un prodotto con il 30% medio di sconto. Oltre che di un affare, per i vaccini, ora si parla anche di una “cupola”.

LO SCANDALO
L’ultimo scandalo made in Italy è arrivato nel tribunale di Roma a luglio scorso. Irregolarità nella somministrazione delle profilassi impiegate per due malattie veterinarie la lingua blu e l’aviaria. Un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo: 41 gli imputati. Le accuse spaziano dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per l’igiene pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso di ufficio. Il segretario generale del ministero della Salute, Romano Marabelli, a seguito dell’inchiesta che ha coinvolto anche Vincenzo Caporale all’epoca dei fatti direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise e la virologa Ilaria Capua deputata di Scelta Civica, si è autosospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

I fatti risalgono agli anni 2003-2004. Viene contestato l’impiego di un vaccino prodotto nella Repubblica del Sud Africa senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati sugli animali e, di conseguenza, sugli umani. L’attività illegale avrebbe causato la strage di pecore e capre con importanti danni all’erario.

Da qui le ipotesi di un business segreto, della vendita di virus che coinvolgerebbe aziende e trafficanti. A svelare parte di questo business un manager di un’azienda che ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Nell’aprile del ’99 si fece spedire in Italia un ceppo dell’aviaria con un corriere. L’acquisto ha coinciso, nel 1999, con un’epidemia di aviaria, negli allevamenti, al Nord Italia e il altri paesi europei.
E’ sempre dell’estate passata un’inchiesta della procura di Siena nella quale si ipotizza un danno all’erario di 2,7 milioni di euro: le sedi della Novartis a Siena e ad Origgio (Varese) sono state perquisite nell’ambito di un’inchiesta del Nas che riguardava la fornitura al ministero della Salute del vaccino contro l’influenza nel 2009, ministro era Ferruccio Fazio. Su impulso dell’Oms lo Stato italiano stipulò un contratto con la multinazionale per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino, per un costo di oltre 184 milioni di euro. Nel 2010, dopo il cessato allarme, il ministero chiese di interrompere la fornitura: per le dosi acquistate, più di 12 milioni, erano stati spesi 97,6 milioni. Per il risarcimento legato allo stop della produzione, l’azienda ha ricevuto 19,8 milioni di euro.

LE PROVE
Il vaccino influenzale, rispetto agli altri, ha una peculiarità: ogni anno è diverso perché ogni anno è diverso il virus o i virus che portano l’epidemia. Una volta individuato l’agente infettivo nei laboratori di tutto il mondo si mette a punto l’arma per combatterlo: viene testato su un campione e, secondo i risultati, viene modificato o messo in commercio. Gli effetti collaterali come le controindicazioni sono, più o meno sempre gli stessi. Al servizio di farmacosorveglianza dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, vengono segnalati gli eventi sospetti e, come in questo caso, si interviene.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/SANITA/business_32_miliardi_big_pharma_cinesi/notizie/1036695.shtml