Un Papa di sinistra e una sinistra che non c’è !!

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Un Papa di sinistra e una sinistra che non c’è

La forza di Papa Francesco, sia per i credenti che i non credenti, è quella di parlare dei problemi reali mettendo in discussione princìpi ritenuti saldi del neo-liberismo. Riuscirà a farlo anche una nuova sinistra, troppo conforme alla cultura dominante?

Per un cattolico, specialmente se praticante, un Papa è un Papa. Occorre rispettarlo, amarlo e sostenerlo, a prescindere dalle posizioni che di volta in volta egli assume sui più disparati argomenti.

La questione si fa invece più interessante, sul piano culturale, se un Pontefice come quello attuale, Francesco I, è in grado oggettivamente di parlare ad un mondo più ampio, fatto da cattolici “non praticanti”, uomini e donne agnostiche fino ad arrivare a coloro che si definiscono apertamente atei.

Se poi, in un’epoca ufficialmente dichiarata “post-ideologica” ma in realtà dominata da un pensiero unico che ha permeato menti e coscienze, per convenzione detto neo-liberismo, questo Papa trova la forza di urlare al mondo tutte le contraddizioni dell’attuale modello, le sue storture inaccettabili, con una chiarezza e semplicità di linguaggio che non lascia spazio a fraintendimenti, allora lo scenario appare realmente rivoluzionario e meritevole di essere raccolto come sfida per costruire, finalmente, un mondo più giusto.

E già, quello che rende forte il messaggio di Bergoglio è proprio quello di non accettare passivamente le regole che la società si è data negli ultimi decenni, di non recitare la solita parte di colui il quale da un lato si augura qualche progresso ma, dall’altro, non è pronto a mettere pesantemente in discussione le convinzioni comuni.

Perché, infatti, dovrebbe piacerci un mondo in cui l’unico obiettivo da raggiungere in modo fideistico è la crescita del PIL, ovvero della ricchezza prodotta dalla nazione, senza allo stesso tempo uno sforzo politico finalizzato a re-distribuire più equamente quest’ultima, evitando ad esempio, come oggi accade in Italia, che il 10% della popolazione disponga della metà della ricchezza complessiva?

E perché, ancora, dovrebbe piacerci una società che chiede, a coloro che lavorano, di pagare contributi pensionistici lavorando quasi fino a 70 anni, per 40 anni continuativi, garantendogli in cambio una pensione di poco al di sopra della soglia di povertà e, beffardamente, per pochi anni rimanenti?

Ad ora, infatti, la vita media di un italiano è di 80 anni per i maschi e 85 per le donne.

Quest’ultima situazione andrebbe poi ulteriormente esplicitata nei suoi risvolti più tristi e quasi mai citati: le ultime statistiche in ambito medico affermano che nel nostro paese, se è vero che l’attesa di vita media è quella detta sopra (dunque superiore a quella di 10 o 20 anni fa), è anche vero che si è drasticamente abbassata l’età in cui si inizia a curarsi per gravi danni alla salute: si è passati, in 10 anni, dall’ammalarsi seriamente ad un’età media di 69 anni per i maschi e 71 per le donne agli attuali 62 e 61 rispettivamente. In altri termini, anche se si vive di più, la vita “sana” si è pericolosamente ridotta!

E come dovremmo commentare il fatto che facendo lavorare sempre di più (per più anni ma anche ad un ritmo ormai sostenutissimo) gli “anziani” l’effetto, banalmente prevedibile, è quello di rendere sempre più difficile l’ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, a cui l’unica offerta che si riserva, oltre alla disoccupazione, è quella di una precarietà istituzionalizzata con le riforme più recenti e di salari al limite della soglia di sfruttamento?

Altro esempio: si parla da anni dei famosi diritti da assegnare alle coppie non unite in matrimonio, sia di sesso diverso che dello stesso sesso.

È un dato di fatto, tuttavia, che nessun concreto passo avanti sia stato ancora fatto sul fronte delle cosiddette “unioni civili”, modello di civiltà apprezzabile anche da coloro che, invece, rifiutano l’idea di matrimoni gay e conseguente apertura alle adozioni da parte di costoro.

L’elenco di storture che caratterizzano la nostra società e su cui Papa Francesco ha avuto oggettivamente la forza di esprimersi con nettezza è ancora lungo. Corruzione, pedofilia, sfruttamento dell’immigrazione; un filo rosso le lega tutte ed è quello del rifiuto di un modello culturale basato integralmente sul potere del denaro e la contestuale mano libera lasciata al mercato, i cui effetti più perversi sono sempre stati giustificati e assorbiti passivamente.

Da questo punto di vista, la spinta del Pontefice appare come un potente acceleratore verso una proposta di un differente modello di vita civile, in cui la persona torni al centro e l’obiettivo comune sia finalmente quello di accrescere il senso di felicità collettiva.

Più diritti per tutti, più lavoro per tutti e meno per ciascuno, dunque, con conseguente maggior tempo libero per ognuno di noi in modo da segnare realmente un progresso effettivo della civiltà, che non può ridursi ad efficienza e produttività raggiunte con dosi massicce di “super-lavoro” (quante volte abbiamo sentito che lo stress è la malattia più diffusa) ma anche aprirsi a cultura, interessi personali, pratica di sport e partecipazione civile e politica.

Insomma, la strada per la ricerca di una società migliore e maggiormente in grado di accontentarci è qui davanti a noi; attende solo di essere raccolta.

Appare a tal proposito molto strano che idee del genere vengano portate avanti non da un autorevole esponente della sinistra politica, bensì proprio da un “principe” della chiesa, che in effetti prima di lui non aveva fatto sentire molto la sua voce fuori dal coro.

Ad essere onesti, qualcuno che in questi anni ha provato ad opporsi e a portare idee nuove (ovviamente liquidate come vecchie dai custodi del turbo-capitalismo) all’interno del dibattito politico e culturale c’è stato: si chiama Maurizio Landini.

Ha un carattere un po’ burbero e forse, in taluni casi, rischia di apparire come poco elegante, ma nella sostanza dice cose che segnano una discontinuità col modello fin qui portato avanti.

Vede il mondo da sinistra ed è un bene che esista ancora qualcuno come lui in grado di far capire la differenza tra questa e la destra, che sono tutt’altro che morte come si vorrebbe far credere.

L’augurio è che altre personalità del mondo progressista lo seguano, senza isolarlo o addirittura irridendolo. Oltre il Partito Democratico, cioè, esiste ormai un mondo privo di rappresentanza che attende solo di tornare a sperare, convinto più che mai che il cammino del progresso sociale sia ancora lungo e passi inevitabilmente attraverso proposte in grado di cambiare il volto del capitalismo attuale, troppo feroce e insensibile per risultare all’altezza di essere difeso in tutte le sue componenti.

 

FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA: Berlusconi assolto ora vuole essere risarcito? UN CAZZO !! Il Bunga Bunga c’era. Il reato pure, ma Silvio se l’è cancellato con una legge ad hoc !!!

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LA STORIA SCOPERTA NELL’OTTOBRE 2010: QUELLA NOTTE “DIFFICILE” IN CUI RUBY DIVENTÒ “LA NIPOTE DI MUBARAK”.

Milano – Ma che cosa c’è da festeggiare? La sentenza d’appello confermata martedì dalla Cassazione assolve, è vero, l’imputato Silvio Berlusconi dai reati di concussione e di prostituzione minorile. Ma affermando a chiare lettere due fatti che smentiscono seccamente il leader di Forza Italia. Il primo è che ad Arcore, nella residenza dell’allora presidente del Consiglio, nel 2010 non si tenevano affatto “cene eleganti”, come giurato dal padrone di casa e da molti dei suoi ospiti, ma feste di tipo sessuale con la partecipazione di decine di prostitute, tra cui almeno una minorenne, che si contendevano in ogni modo (per ottenere una remunerazione maggiore) il “premio” di passare la notte “con il presidente”.   Un XXX Factor per l’ex Cavaliere   e le pressioni alla Questura di Milano   Questo era il bunga-bunga: una sorta di talent show a luci rosse, un “XXX Factor” che il padrone della tv italiana riservava solo a se stesso. Il secondo fatto è che Berlusconi, da presidente del Consiglio, nella notte del 27 maggio 2010 ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni, facendo pressioni per ottenere un “indebito vantaggio”, ossia il rilascio della minorenne Karima el Mahroug – in arte Ruby Rubacuori, per un momento “nipote di Mubarak” – per evitare il rischio che parlasse delle imbarazzanti feste di Arcore.

 

Ha così “abusato della sua qualifica per scopi personali”. Sono due fatti che in qualunque Paese civile del mondo sarebbero sufficienti a escludere per sempre dalla scena pubblica il loro protagonista. In Italia invece i suoi sostenitori fanno festa. Eppure quei fatti, meticolosamente ricostruiti dalla sentenza che (per altri motivi) assolve, sono riconosciuti perfino dalla difesa del professor Franco Coppi: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione con compensi”, ha detto l’avvocato ai giudici della Cassazione. “E che i poliziotti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi, questo ve lo concediamo”. Allora eccoli, i fatti accertati della storia del bunga bunga contenuti in una sentenza di 330 pagine di cui qualcuno vorrebbe cancellare tutte le prime 229, salvando solo l’ultima parola: “Assolto”.   Le intemperanze di Karima   e lo scoop del Fatto Quotidiano   La storia affiora nell’ottobre 2010. Non è voyeurismo giornalistico, intromissione giudiziaria nella vita privata di un cittadino, cronaca politica nell’era di Youporn. È invece l’emersione di una segretissima indagine della Procura di Milano, che qualche mese prima era incappata in una vicenda di possibile prostituzione minorile, reato le cui pene erano appena state inasprite dal governo Berlusconi. Una ragazza di 17 anni, marocchina, scappata di casa, senza documenti, in perenne fuga dalle comunità protette a cui era assegnata fin dall’adolescenza, finisce segnalata alla Procura della Repubblica di Milano per le sue intemperanze: viene fermata dalla polizia per furto e portata alla Questura di Milano; una settimana dopo, gli agenti la strappano da una casa sui Navigli dove aveva ingaggiato una furibonda rissa con Michelle, una prostituta brasiliana. Comincia allora a occuparsene il procuratore aggiunto titolare dei reati contro i minori, Pietro Forno, a cui Karima nell’agosto 2010 racconta un sacco di storie, alcune vere, altre inventate. Dice di essere stata ad Arcore, di aver partecipato a feste notturne nella villa del presidente del Consiglio, di avere ricevuto molti soldi e regali. Forno, e poi Antonio Sangermano e Ilda Boccassini, analizzano il rapporto di polizia che narra una strana notte alla Questura di Milano. Karima era stata fermata a Milano, il pomeriggio del 27 maggio 2010, accusata di furto da un’amica. La pm del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo aveva disposto di ricollocarla in una comunità protetta. Ma nella notte, da Parigi, dov’è impegnato in un vertice Ocse, il presidente del Consiglio telefona al funzionario Pietro Ostuni, dicendogli che è stato informato del fermo di una ragazza che potrebbe essere imparentata con il presidente egiziano Mubarak. Per evitare incidenti diplomatici, meglio lasciarla andare, affidandola a una “consigliera ministeriale” (carica inesistente) già arrivata in questura: Nicole Minetti. Da questo momento, la scena cambia. Il ritmo dei fatti accelera. Le comunicazioni e le telefonate si succedono frenetiche. La funzionaria di turno in questura, Giorgia Iafrate, capisce subito che Karima è marocchina e Mubarak non c’entra niente, ma d’accordo con i suoi superiori, e in contrasto con le indicazioni della pm dei minori, decide di affidarla alla consigliera regionale Nicole Minetti, che la lascia alla prostituta brasiliana Michelle Conceicao. Forno, Boccassini e il procuratore Edmondo Bruti Liberati aprono un’inchiesta, controllano alcuni tabulati telefonici, chiedono qualche intercettazione e in poche settimane scoprono il bunga bunga. Il format delle serate è semplice, la scaletta del programma è lineare. Uno: cena ad Arcore dal menù piuttosto noioso. Due: festa e balli al piano di sotto, nel locale chiamato bunga bunga. Tre: per le più brave, selezionate nel più esclusivo dei talent, il “premio” di una ben ricompensata notte negli appartamenti privati di Berlusconi. Questo il rito delle feste di Arcore.   I consigli di Nicole a Meli: “Ti volevo   briffare, ne vedi di ogni, c’è la zoccola…”   Ecco come lo racconta Nicole Minetti, che per i pm è la coordinatrice delle ragazze, le più assidue delle quali sono ospitate in una sorta di harem privato a un passo da Milano 2, nel Residence Olgettina. “Ciao Meli, ho appena sentito the boss, gli ho detto: ‘Ti porto una con due lauree stasera’”. È il 19 settembre 2010. Meli è una carissima amica di Nicole, Melania Tumini. “Ti volevo un attimo briffare… Cioè, ne vedi di ogni, la desperation più totale… C’è gente per cui è l’occasione della vita… Ci sono varie tipologie di… persone. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli… E poi ci sono io che faccio quel che faccio. Capito?”. Melania è curiosa. Va ad Arcore, partecipa alla serata. È una elettrice di Berlusconi, ma resta scossa. Il giorno dopo la racconta così alle amiche: “Un puttanaio”. Altre ragazze (Ima-ne Fadil, Ambra Battilana, Chiara Danese, Maria Makdoum, Natascia Teatino) rompono il fronte delle “olgettine” e delle “arcorine” e svelano i segreti dell’harem personale del presidente del Consiglio. Gli spogliarelli, i toccamenti, Nicole che si toglie il vestito da suora e resta completamente nuda. La statua di Priapo che passa di mano in mano, con qualche ragazza che mima un rapporto orale. Ecco gli sms tra Nicole Ninetti e Barbara Faggioli, il giorno di Natale 2010: “Ho pensato una cosa: oltre che per le palle, bisogna prenderlo per il cazzo… domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose.. Per me e te… Più troie siamo e più bene ci vorrà… Troie troie troie… Tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa”.   Il San Valentino di Rubacuori   “Bisogna stargli addosso, cazzo”   In questo clima entra Ruby, portata ad Arcore la prima volta il 14 febbraio 2010, San Valentino, da Emilio Fede e Lele Mora. Fino al maggio successivo, partecipa più volte alle cene e resta a dormire ad Arcore sette volte. E incassa. Berlusconi è il bancomat delle ragazze. Le più scaltre lo tengono sotto pressione: “Bisogna stargli addosso, cazzo! Non bisogna lasciarlo un attimo”, dice al telefono Nicole a Marysthell Polanco il 20 settembre . A volte si lamentano perché Silvio “ha il braccio corto” o perché paga di più qualche altra ragazza, o le compra una casa più grande o un’auto più bella. La competizione è fortissima, dietro le quinte di “XXX Factor”. Qualcuna si preoccupa per la sua salute: “Tutto a posto?”, si chiedono, dopo aver fatto il test dell’Hiv. “Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids… Mah sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai”. La sentenza d’appello, stilata da Concetta Locurto, racconta molte delle feste di Arcore. Riportando le   parole della Tumini: “Il degenero più totale”, “mostravano, mi spiace esprimermi in questo modo, però, chi il sedere, chi i seni, in maniera ammiccante”. Con quelle della Teatino: “Alcune ragazze si sono spogliate… altre erano in costume… alcune ragazze si avvicinavano a Emilio Fede, a Silvio Berlusconi, si toccavano”, “Silvio Berlusconi, ma anche Emilio Fede, toccavano il seno di una ragazza, o il sedere, di qualche ragazza e le ragazze toccavano i due uomini”. “La signora Roberta Nigro insieme alla signora Lisa Barisonte iniziarono a ballare e dimenarsi tra di loro, toccarsi ecco. Tanto è che la signora Lisa tolse le mutandine alla signora Nigro e si aggiunse al gruppo di queste due ragazze, la Barisonte e la Nigro, la Minetti che anche lei si tolse le vesti e direi che insomma si era proprio preparata perché si capisce quando una donna si prepara o meno, perché portava il reggicalze, portava un tubino, quindi insomma, uno si prepara…”. La conclusione dei giudici d’appello è che comunque non ci siano le prove che Berlusconi conoscesse l’età di Ruby. Dunque lo assolvono dal reato di prostituzione minorile. La Cassazione conferma. Come ha dichiarato il giudice Enrico Tranfa, il presidente della corte d’appello che si dimise il giorno stesso in cui fu depositata l’assoluzione, “gli antichi dicevano che una sentenza definitiva non è quella più giusta, ma semplicemente un punto fermo su una vicenda. Questo fa la Cassazione, non vuol dire che sia condivisibile”. Del resto, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.   La concussione: divisa in due   dalla riforma Severino   Anche quella che riguarda l’altra imputazione, ancora più grave: la concussione. “Questa corte ritiene che non sussista prova degli elementi costitutivi del reato di concussione”, scrive la giudice Locurto. Perché nel frattempo quel reato è stato diviso in due dalla riforma Severino. C’è la concussione per costrizione, riconosciuta dai giudici di primo grado, “che però non spiegano in che cosa sia consistita la minaccia (esplicita o implicita) che avrebbe provocato detto timore nel dottor Ostuni”. Non c’è “la prova che la volontà di Ostuni sia stata coartata da un comportamento intimidatorio di Berlusconi”. C’è poi la concussione per induzione, che non ha bisogno della minaccia, ma deve procurare – secondo l’interpretazione della nuova norma data dalle sezioni riunite della Cassazione – un indebito vantaggio sia al concussore, sia al concusso. Il primo, Silvio Berlusconi, l’ottiene: “È provata, sotto il profilo materiale, l’efficacia causale dell’intervento di Silvio Berlusconi sulla produzione dell’indebito vantaggio non patrimoniale contestato in imputazione”. Ma il secondo, Ostuni, no. Secondo la sentenza d’appello, ha soltanto “un’accondiscendenza incautamente accordata, per timore reverenziale, compiacenza o timore autoindotto”. Ecco perché scatta l’assoluzione, imposta dalla nuova legge sulla concussione e ora resa definitiva dalla Cassazione. Pur con tutti i dubbi che restano aperti, perché, come dice il giudice Tranfa, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.
Da Il Fatto Quotidiano del 13/03/2015.

Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

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Sfogo in diretta di un operaio padre di famiglia: CI STATE MANGIANDO IL CUORE !! SIETE DELLE MERDE !!! SIETE ASSASSINI !! CI STATE UCCIDENDO !! SIETE DELLE MERDE TUTTI, TUTTI I POLITICI !! NON AVETE DIGNITA’ !!!!

Lo sfogo di un operaio Fincantieri: “Siete delle merde, ci state uccidendo” (…) –
“Io ho un mutuo, due figli, questo mese ho da pagare l’amministrazione, la mensa dei bambini, il dentista – che è diventato un optional per noi operai, far curare i nostri figli – e ho guadagnato 810 euro… 810 euro! Io devo mandare avanti la famiglia, ma no mandare avanti la famiglia, perché anche il mangiare è diventato un optional per noi.”

“Per andare a fare la spesa, dobbiamo fare i salti mortali, dobbiamo inventarci come dar da mangiare ai nostri figli. Prima ho sentito parlare di benzina: la benzina per noi non serve più a niente, andiamo a piedi, non possiamo permettercela, è da ricchi anche la benzina.”

“Lo vedete, Quel signore, quel ragazzo di Bologna che si è dato fuoco davanti all’agenzia delle entrate, non è che lo ha fatto perché… LO HA FATTO PERCHE’ GLI STATE MANGIANDO IL CUORE, PERCHE’ SIETE DELLE MERDE! SIETE DEGLI ASSASSINI! CI STATE UCCIDENDO!!! SIETE DELLE MERDE TUTTI! TUTTI!!! TUTTI I POLITICI, TUTTI QUANTI! NON AVETE DIGNITA’, PENSATE SOLO A VOI! PENSATE SOLO A VIVERE VOI, IO HO IL PROBLEMA DI MANGIARE! ASSASSINI! SIETE DEGLI ASSASSINI!”

 

 

Quando Lusi rivelava di aver dato 70.000€ a Renzi. Ma ora – complice la stampa – è stato messo tutto a tacere !!

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Quando Lusi rivelò di aver dato 70.000€ a Renzi

Ora Repubblica tesse le lodi di Renzi, dimenticando (come tutti del resto, compresi i giornali del centrodestra, che hanno sempre difeso il rottamatore) quando l’ex tesoriere della Margherita rivelò di avere elargito 70.000€ anche a Matteo Renzi… 

RIPORTIAMO UN ARTICOLO DI “REPUBBLICA” DEL 2012…

Lusi alla Giunta: “Tutelavo Rutelli. Ho dato 70mila euro anche a Renzi”

ASCOLTATO A PALAZZO MADAMA L’EX TESORIERE DELLA MARGHERITA SI DIFENDE: “FACEVO CIÒ CHE MI DICEVANO”. ASSEGNI ANCHE AD ENZO BIANCO. “QUANDO HO LASCIATO IN CASSA C’ERANO 20 MILIONI DI EURO”

ROMA – Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro. E’ questa una delle rivelazioni che Luigi Lusi, secondo l’Agi, ha fatto durante la sua audizione alla Giunta delle immunità di palazzo Madama. Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della Procura di Roma, ha consegnato una memoria con numerosi allegati, rivelando di aver già detto tutto ai magistrati. Nella Margherita – ha raccontato Lusi secondo quanto viene riferito – facevo semplicemente ciò che mi veniva detto. Agivo su mandato dei dirigenti e tutelando le varie componenti.
L’ex tesoriere della Margherita ha sottolineato di aver dato dei soldi (ha parlato, riferiscono le fonti, di annualità e di mensilità) a varie fondazioni, tra cui quella di Rutelli e ad una fondazione chiamata “Centocittà”. Ad Enzo Bianco, invece, veniva fornito – secondo il racconto di Lusi – un mensile di 3000 euro, poi passato a 5500. Ad una società di Catania legata al marito della segretaria di Bianco è stata fornita una cifra di circa 150mila euro, erogati – sempre secondo Lusi – tra il 2009 e il 2011. Secondo Lusi anche a Rutelli venivano fornite delle cifre ingenti in occasione delle elezioni. In che modo venivano contabilizzate queste cifre?, gli hanno chiesto alcuni componenti della Giunta. In modo da tutelare Rutelli, la risposta.
Ad alcuni determinati dirigenti della Margherita venivano erogate altre somme, che non venivano controllate da Lusi qualora a chiederle fossero degli esponenti di primo piano del partito. Sempre secondo il racconto di Lusi altri soldi venivano dati, attraverso bonifici o contanti, quando i deputati portavano le ricevute fiscali dei taxi affinchè venissero rimborsate. Lusi ha parlato – secondo quanto si apprende – anche del fatto che molti dirigenti passati all’Api venissero pagati con i soldi della Margherita. Altro particolare rivelato da Lusi: quando il tesoriere ha lasciato il suo incarico nelle casse della Margherita c’erano 20 milioni, soldi che – secondo l’accusa di Lusi – ora sono stati utilizzati da Rutelli affinché vengano restituiti ai cittadini.

Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2012/05/17/news/lusi_soldi_renzi-35294650/

Lo scandalo ignobile delle pensioni d’oro dei sindacalisti – Da non credere !! Guardate i video e diffondete: TUTTI DEVONO SAPERE QUELLO CHE FANNO QUESTI SCIACALLI !!!!

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Sei disoccupato? Sei pensionato? Guarda questo video e bestemmierai di sicuro!!

Guarda i due servizi delle Iene sul sito di Mediaset: primo servizio del 17/09/2014 e secondo servizio del 01/10/2014

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CLICCA PER VEDERE IL VIDEO

 

Quanto scoperto e divulgato dalle Iene è sconcertante: e il fatto che NESSUN GIORNALISTA E/O POLITICO avesse mai osato sollevare la scandalosa questione, lo è ancora di più, e dimostra il livello di collusione generale.
Mentre milioni di pensionati con la “minima” fanno la fame, sono costretti a rubare nei supermercati o frugare nei cassonetti della spazzatura, c’è chi si permette lussi e benessere, e magari poi lascia in eredità la mega-pensione con la reversibilità, costando allo stato cifre folli, decine e decine di volte superiori ai contributi versati.

La cosa più schifosa e che questa gente si incazza pure perché gli chiedono spiegazioni. Addirittura dicono alla giornalista “FATTI I FATTI TUOI” …Come se il FURTO DI SOLDI NOSTRI DA PARTE DI QUESTE MERDE non fosse un fatto nostro !!

QUESTO SCANDALO NON DEVE FINIRE NEL DIMENTICATOIO: la magistratura e l’INPS devono indagare, verificare se ci sono state TRUFFE e intervenire, sia per il futuro che retroattivamente!

CONDIVIDIAMO IN MASSA PER SOLLEVARE LA QUESTIONE!

TUTTI DEVONO SAPERE QUELLO CHE FANNO QUESTI SCIACALLI !!!!

Fonte:http://siamolagente.altervista.org/scandalo-ignobile-delle-pensioni-doro-dei-sindacalisti-non-credere-guardate-i-video-diffondete-non-cadere-nel-dimenticatoio/

Il grande editoriale di Marco Travaglio – “Il Rieccolo”

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In principio era Occhetto. Poi vennero D’Alema, Prodi, Veltroni, Rutelli, Fassino, Franceschini, Bersani, Epifani e Letta. Dieci leader del centrosinistra – si chiamasse Pds, Ulivo, Ds, Unione o Pd – in vent’anni. Tutti politicamente defunti come i Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, rasi al suolo, seppelliti dall’uomo, diciamo l’ometto, che tutti giuravano di distruggere: dalla “gioiosa macchina da guerra” occhettiana allo “smacchiare il giaguaro” bersaniano. Senza dimenticare tutti gli aspiranti leader del centrodestra, anch’essi allineati nel cimitero della politica a riposare in pace: Dini, Fazio, Tremonti, Buttiglione, Casini, Bossi, Fini, Monti. Ora c’è l’undicesimo, Renzi che, poco prima di farci il Patto del Nazareno, aveva twittato: “Lo asfaltiamo”, “game over”. E, sull’altra sponda, c’è l’altro Matteo, nel senso di Felpa Salvini, che dice di non poterne più del vecchio puzzone e oggi scende nella Capitale per farglielo vedere lui di cosa è capace in quella che un tempo era Roma Ladrona. Auguri anche a loro, naturalmente.

Chissà che i due Mattei, complice anche l’incedere inesorabile dell’età e della giustizia, non riescano là dove gli altri dieci hanno fallito.   Ma l’impressione è che neanche loro abbiano ben inquadrato il personaggio: lo trattano come un normale politico con cui discutere di riforme, di programmi, di alleanze, di legge elettorale, di Costituzione. Tutti temi che l’hanno sempre annoiato a morte, salvo quando impattano con l’unica cosa che gli scalda il cuore: il portafogli, con annessi e processi. Renzi pensava di ingabbiarlo in un accordo sull’Italicum e sul Senato delle autonomie, facendo leva sulla sua presunta ansia di passare alla storia come padre ricostituente: sai che palle. Infatti, al secondo incontro, B. era già lì che lo ricattava con l’“agibilità politica” (il salvacondotto giudiziario) e gli affari di Mediaset.

E alla fine, per tenerlo legato al tavolo delle riforme, ha dovuto mettergli sul mercato Rai Way, fare qualche regaluccio qua e là al Biscione, tenergli ferma la Rai, non toccare le norme su corruzione, prescrizione, falso in bilancio, conflitto d’interessi, e infine omaggiarlo del decreto natalizio con condono fiscale incorporato. Col risultato che su quei fronti non s’è fatto nulla, e B. alla fine le riforme non le vota lo stesso. Oppure le vota, chi lo sa, che gliene frega. È l’esatto replay della Bicamerale, con D’Alema tutto intento a tenerselo buono per anni in cambio di infiniti favori sulla giustizia e le tv: il Caimano incassò tutto fingendosi un aspirante riformatore, e alla fine fece saltare il tavolo lasciando il Conte Max con un pugno di mosche e facendolo odiare per sempre dai suoi elettori. E Veltroni, ve lo ricordate? Per non disturbare, non lo nominava neppure: “Il principale esponente dello schieramento avversario”, lo chiamava. Una prece. E Monti, quello che elogiava lo statista che s’era dimesso buono buono per fargli spazio? Un lumino. E Letta nipote, quello del governo di larghe intese e di pacificazione nazionale? L’eterno riposo.  Ora il Caimano, che tutti davano per morto, diventa socio dello Stato e si accinge a papparsi un bel fascio di torri e di antenne della Rai, e magari già che c’è pure la Rizzoli Libri. Intanto i titoli delle aziende volano in Borsa. La sua kriptonite sono i miliardi, le tv e i giornali. E passa pure per un gigante degli affari, perché così conviene dipingerlo a tutti i nani che lo circondano e si fanno continuamente fregare da lui. E il bello è che la tecnica del raggiro non cambia. È sempre la stessa: quella del chiagni e fotti. Lui piange miseria, frigna che ce l’hanno tutti con lui, si dipinge come uomo finito, sull’orlo della bancarotta e dell’esilio, con un piede ai Caraibi, così impietosisce le sue prede e le attira verso il bacio della morte, poi piazza il colpo letale e passa alla cassa lasciando sul selciato una scia di cadaveri. Quelli di chi si credeva più furbo di lui. L’unico ancora spendibile, non a caso, è Prodi, che è anche l’unico che mai si sedette a trattare con lui, memore della lezione di Cecchi Gori: “Silvio è uno che, se gli dai un dito, si prende il culo”. Gli altri ci son cascati tutti.  Se Wanna Marchi continuasse a truffare la gente col mago Do Nascimento e la statuina di sale che si scioglie nell’acqua benedetta da lei: dopo un po’ la gente la sgama e si fa furba. Come se un goleador tirasse i rigori sempre nello stesso posto con la stessa finta: dopo un po’ il portiere si butta dalla parte giusta e para. I politici italiani no: continuano a farsi fregare da vent’anni dalla stessa persona con lo stesso trucco. Montanelli, parlando delle continue resurrezioni di Fanfani, lo chiamava “il Rieccolo”. Ma quello era talento puro, fra cavalli di razza come Andreotti, Moro, Donat-Cattin, Colombo & C.. Il caso B. è diverso: non è lui che è furbo, sono gli altri che sono fessi.

Da Il Fatto Quotidiano del 28/02/2015.

Volete sapere chi è che ci governa? Basta leggere le motivazioni della sentenza di assoluzione della Corte dei Conti: Matteo Renzi è “Incapace di comprendere l’illegittimità del suo operato” !!!

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Matteo Renzi è INCAPACE, lo dice la Corte dei Conti

pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte dei Conti con la quale venne assolto in appello il premier Matteo Renzi, condannato in precedenza a pagare 14mila euro per delle presunte illegittime assunzioni quando occupava la presidenza della Provincia di Firenze.

Matteo Renzi è “Incapace di comprendere l’illegittimità del suo operato”.

Con la pubblicazione delle motivazioni relative all’assoluzione del premier Matteo Renzi, arriva anche un grande imbarazzo. In seguito all’assoluzione Matteo Renzi annunciò al paese su twitter:

“La verità viene finalmente ristabilita.”

Ma in base alle spiegazioni dei giudici, Matteo Renzi sarebbe stato assolto perché:

 

“Collegio ritiene di poter rilevare l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un ‘non addetto ai lavori’”.

Praticamente, dato che è “non addetto ai lavori” non è stato in grado, all’epoca dei fatti, di percepire,comprendere l’illegittimità del suo operato, che quindi resta illegittimo.

I fatti risalgono al tempo in cui Matteo Renzi era presidente della Provincia di Firenze. A giudizio del sostituto procuratore contabile aveva inserito nel suo staff 4 persone estranee all’amministrazione, inquadrati come funzionari.

Questa qualifica richiederebbe una laurea, ma combinazione i quattro individui non ne erano provvisti. Tutto iniziò a seguito di una denuncia anonima sull’assunzione di Carrai Marco, un grande sostenitore del premier, all’epoca dei fatti 29enne, inserito nella segreteria del presidente nonostante la mancanza dei requisiti e dei titoli richiesti.

Per ben 5 anni, i quattro avrebbero usufruito di uno stipendio maggiorato. Una trasgressione che ha prodotto danni all’amministrazione per circa 2 milioni di euro, con riduzione da parte dei giudici di primo grado ad un risarcimento di soli 50 mila Euro, di questi solo 14 mila sono stati dichiarati a carico del presidente.

A giudizio di alcuni giuristi, si aggiunge al tutto un nuovo problema, questo principio potrebbe aprire le porte ad:

sistema diffuso di elusione della responsabilità erariale.

Ne potrebbero usufruire politici ai vertici, i quali sarebbero “non addetti ai lavori” quindi non potranno essere ritenuti responsabili di eventuali atti illegittimi da loro operati.

Dopo questa sentenza, in molti potranno dire: “Matteo Renzi è incapace”

 

zzz

fonte:http://www.kontrokultura.it/matteo-renzi-incapace-lo-dice-corte-conti/

Ecco chi è Giuliano Ferrara: insulta i Lucani perchè sono contrari alle trivellazioni nella loro terra. Perchè? Perchè il suo giornale è sponsorizzato dall’ENI !!

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gente 3a

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Salve mi presento mi chiamo Giuliano Ferrara, sono a favore delle trivellazioni in Basilicata… vi ho definito dei pecorai e se non autorizzate le estrazioni tornate a fare i pastori… sappiate che il mio giornale Il Foglio è costato alla collettività 50 milioni di € di finanziamenti pubblici in 10 anni e percepisce sponsor da ENI… (è giunta notizia che addirittura questa dichiarazione sia stata resa da un prof. universitario di Bari stiamo verificando bene quanti mascalzoni si sono prestati.. a questa ennesima offesa)

E’ morto Carmine Schiavone, ex boss della Camorra. Era un criminale assassino, ma almeno lui lo scandalo della Terra dei Fuochi lo aveva denunciato, non come i nostri politici che lo hanno insabbiato per 20 anni sulla pelle della gente che ci è crepata !!

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L’ex boss – che aveva iniziato a collaborare con la Dda di Napoli nel 1993 e ritenuto attendibile dalla Direzione nazionale antimafia almeno fino al 2010 – era ricoverato da alcuni giorni per le conseguenze di una caduta

È morto questa notte all’ospedale di Belcolle di Viterbo l’ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, già ai vertici del clan dei casalesi. L’ex boss – che aveva iniziato a collaborare con la Dda di Napoli nel 1993 e ritenuto attendibile dalla Direzione nazionale antimafia almeno fino al 2010 – era ricoverato da alcuni giorni per le conseguenze di una caduta nella sua residenza.

Secondo quanto appreso da ilfattoquotidiano.it Schiavone era stato operato nei giorni scorsi e doveva essere dimesso a breve. Al momento la causa della morte non è chiara. Le prime informazioni parlano di arresto cardiaco improvviso, mentre altre fonti riferiscono che l’operazione alla vertebra lesionata dall’incidente era andata bene.

Carmine Schiavone nel2013 aveva rilasciato alcune interviste in cui per la prima volta pubblicamente, ricostruiva gli accordi tra clan dei Casalesi e pezzi della politica e dell’imprenditoria per lo sversamento illegale di rifiuti pericolosi in Campania. Notizie che, in buona parte, l’ex collaboratore aveva già fornito alla magistratura tra il 1993 e il 1997. Schiavone aveva, tra l’altro, raccontato l’attività criminale dei clan nella zona del basso Lazio, tra la provincia di Latina e quella di Frosinone, indicando la discarica di Borgo Montello – ad una cinquantina di chilometri da Roma – come uno dei luoghi degli sversamenti di scorie pericolose da parte del cartello dei Casalesi.

Schiavone viveva da diversi anni in una località protetta nell’alto Lazio, insieme ad un figlio e alla moglie, con una nuova identità. Aveva concluso da qualche anno il programma di protezione e, nel luglio del 2013, aveva terminato di scontare la reclusione domiciliare. Le sue interviste hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, soprattutto dopo la desecretazione dell’intero verbale della sua audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, presieduta da Massimo Scalia, dell’ottobre del 1997. In quella occasione Carmine Schiavone aveva fornito l’elenco completo degli automezzi – con targhe e nomi degli autisti – utilizzati tra la fine degli ’80 e l’inizio degli anni ’90.

 

VIDEO – SCHIAVONE: LA MAFIA ESISTE GRAZIE ALLO STATO E AI POLITICI !!

Il presidente sudanese Bashir: “Ci sono Cia e Mossad dietro l’Isis e i gruppi jihadisti” !!

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“Non c’è altra organizzazione o paese che ha un interesse affinché tali gruppi prosperino”

 

Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, ha accusato i servizi segreti americani e quelli di Israele di essere dietro le organizzazioni terroristiche che imperversano in Medio Oriente e ha criticato il modo in cui si sta affrontando il problema ISIS.
Il presidente sudanese, in un’intervista esclusiva a Euronews, ha spiegato come le azioni del gruppo terrorista “sono brutali e sono un affronto all’Islam, un’immagine distorta dell’Islam.”. E ancora: “Le uccisioni di giornalisti o prigionieri, bruciati vivo come il pilota giordano, non hanno nulla a che vedere con i valori dell’Islam”, ha dichiarato Al Bashir.
“Nessun musulmano sarebbe disposto a commettere tali atti, attacchi, omicidi, poiché l’Islam li vieta esplicitamente”, ha detto. “Io dico che la CIA e Mossad sono dietro queste organizzazioni perché non c’è altra organizzazione o paese che ha un interesse affinché tali gruppi prosperino: solo l’interferenza degli Stati Uniti nella regione e il supporto di Israele possono spiegare perché molti giovani si uniscono a queste organizzazioni, dei gruppi che distruggono l’immagine dell’Islam “.
Bashir ha anche criticato il modo in cui questo problema viene gestito dalla comunità internazionale e ha spiegato la sua proposta. “La nostra politica di lotta contro questo tipo di estremismo è quello di sradicare alla base la loro filosofia proprio con le loro stesse armi. E le idee hanno dimostrato di funzionare: studiosi in scienze islamiche che dialogano con loro fanno abbandonare le loro idee radicali”, ha detto il presidente.

 

 

fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10674