Per rinfrescarVi la memoria – Briatore: “i Poveri non hanno mai creato lavoro” …La fantastica risposta di Enrico Bertolino: “…Eppure hanno qualcosa da vendere che alcuni ricchi si sognano: La Dignità”.

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Briatore: “i Poveri non hanno mai creato lavoro”   …La fantastica risposta di Enrico Bertolino:          “…Eppure hanno qualcosa da vendere che alcuni ricchi si sognano: La Dignità”.

“Finalmente una legge che serve a fare arrivare in Italia un po’ di gente ricca. Farà girare soldi e lavoro”.

Flavio Briatore, in un’intervista rilasciata all’Huffington Post, commenta in maniera entusiasta l’introduzione della ‘Flat tax’, la tassa fissa da 100mila euro l’anno dedicata ai ricchi ‘paperoni’ stranieri che decideranno di spostare la residenza fiscale nel nostro Paese.

“L’Italia arriva un po’ tardi perché questo tipo di norma c’è già in Spagna e in Portogallo”, afferma l’imprenditore, “però andiamo nella direzione giusta. Ben vengano i ricchi a portare un po’ di ricchezza“.

Secondo Briatore infatti la nuova misura economica introdotta con la Legge di bilancio 2017 rappresenta “un’opportunità per portare nel nostro paese persone con grosse disponibilità di denaro che spendono anche 500-600mila euro al mese”. Alle critiche che arrivano da sinistra, invece, replica: “Ai radical chic che già mugugnano su questa norma dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro“.

Dichiarazioni che non sono certo passate inosservate tanto che l’imprenditore è finito per l’ennesima volta nel mirino dei social.

“‘I poveri non hanno mai creato lavoro’. In compenso gli evasori come lui hanno creato più poveri“, ha twittato un utente, “l’Italia è quel paese nel quale le pillole di saggezza le distribuisce un evasore fiscale”, commenta sarcastico un altro. E ancora, c’è chi lo accusa di essersi arricchito “sfruttando il lavoro degli altri” e chi, ironico, ammette di non considerare le “parole di qualcuno che ha il coraggio di chiamare il figlio Nathan Falco”.

Infine, qualcuno si lascia andare ad un commento amaro: “Il dramma di questo Paese è che se #Briatore torna c’è la fila di poveri che vogliono farsi un selfie con lui”.

…tante chiacchiere.

Invece a Bertolino basta un tweet per stroncarlo:

…Eppure (i poveri) hanno qualcosa da vendere che alcuni ricchi si sognano: La Dignità”

Bertolino – Briatore 6 – 1 !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Ferdinando Imposimato (Magistrato, e Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione, giusto per ricordarvelo): “Cantone ha sabotato la giunta Raggi per sostenere l’amico Renzi”

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Ferdinando Imposimato

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Ferdinando Imposimato (Magistrato, e Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione, giusto per ricordarvelo): “Cantone ha sabotato la giunta Raggi per sostenere l’amico Renzi”

Roma, Imposimato: “Cantone ha sabotato la giunta Raggi”

Spiace che Raffaele Cantone abbia sabotato la giunta di Roma con una balla a sostegno di Matteo Renzi. Ed è grave che Virginia Raggi abbia chiesto a Raffaele Cantone, che già aveva dato pareri sbagliati, un parere che poteva essere chiesto al Consiglio di Stato”.

Lo scrive in un post su Facebook Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione. Il post è stato condiviso sul proprio profilo social dall’ex assessore al Bilancio della giunta Raggi Marcello Minenna.

Cosimato aveva già commentato ieri, con un altro post su Facebook, l’intervento di Cantone in merito alla crisi capitolina. “Cari amici Raffaele Cantone ha preso un abbaglio dicendo che la nomina del Capo di gabinetto Raineri è irregolare”, ha scritto il presidente della Corte di Cassazione, “la scelta è avvenuta in base al potere discrezionale del Sindaco di Roma nella scelta degli organi di supporto agli organi di direzione politica. E’ l’ennesimo errore di Raffaele Cantone”.

Disabili, il fondo non autosufficienze tagliato. “50 milioni concessi poi negati” …ma il Governo si difende: “i disabili sono solo delle merdacce, mica sono Banche”!!!

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Disabili, il fondo non autosufficienze tagliato. “50 milioni concessi poi negati” …ma il Governo si difende: “i disabili sono solo delle merdacce, mica sono Banche”!!!

“i disabili sono solo delle merdacce, non sono mica Banche”!!!

No, è vero, nessuno al Governo ha usato queste parole… Ma questo significa poco, visto che come si sono comportati è anche peggio di quello che rappresentiamo con un po’ di vivacità nel nostro titolo!

Leggiamo infatti da Il Fatto Quotidiano:

“I tagli al Fondo non autosufficienze e a quello per le politiche sociali sono inaccettabili, un atto gravissimo e umilante che colpisce le persone con disabilità e le fasce più deboli della popolazione”. A dirlo è il presidente della Fand (Federazione associazioni nazionali disabili), Franco Bettoni, che si dice “pronto alla mobilitazione” contro un provvedimento ritenuto del “tutto ingiusto e inaspettato”. “E’ un atto politico più che operativo. Le recenti conquiste delle associazioni delle persone con disabilità sono state annullate”, rincara il direttore responsabile di HandyLex.org, Carlo Giacobini. Che aggiunge: “I soldi in più erano arrivati al termine di presìdi e proteste e dopo un impegno concreto del ministro Poletti. Lo stesso Parlamento lo aveva approvato. Ora in altri tavoli e in altri contesti quella conquista viene azzerata“.

Bettoni spiega a Ilfattoquotidiano.it che “è evidente che la riduzione del Fondo per le non autosufficienze siglata lo scorso 23 febbraio avrà un impatto negativo sulla vita delle tante persone disabili e delle loro famiglie che tramite l’accesso a quelle risorse possono contare, ad oggi, su erogazioni monetarie mensili aggiuntive che coprono, ad esempio, l’assistenza domiciliare necessaria a garantire una soddisfacente qualità di vita”. Non solo: “Al di là delle ricadute negative sui cittadini che sono certe e che condanneranno molte persone alla povertà e all’emarginazione, il segnale giunto dal governo Gentiloni è certamente negativo rispetto alla strutturazione dei livelli essenziali di assistenza in una logica di garanzia di diritti certi”. Per di più ieri il Senato ha approvato il disegno di legge che introduce un sostegno “universale” per gli indigenti, del quale però di fatto potrà beneficiare solo una piccola percentuale degli italiani in condizione di povertà.

Questi tagli condanneranno molte persone con disabilità alla povertà e all’emarginazione

La sforbiciata è prevista dall’intesa tra Stato e Regioni sul contributo degli enti locali all’equilibrio di bilancio. I risparmi imposti alle Amministrazioni regionali, spiega la Fand, andranno a incidere pesantemente sul welfare, visto che si prevede che “per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica” il Fondo per la non autosufficienza e quello sulle politiche sociali vengano tagliati rispettivamente a quota 450 milioni e 99,7 milioni di euro. Il primo scende quindi al livello cui era stato portato con l’ultima legge di Bilancio, perdendo i 50 milioni aggiuntivi promessi lo scorso novembre dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti ai malati di Sla e sbloccati il 22 febbraio. L’incremento era stato inserito nel decreto legge sul Sud. “Il fatto è di una gravità inaudita e quel che ancor più sconcerta – afferma Bettoni – è il fatto che la Fand che, in questi mesi, ha partecipato ad incontri e confronti con il ministro del Lavoro proprio per arrivare ad un aumento del Fondo per la non autosufficienza, non abbia ricevuto alcuna informativa al riguardo e ne sia venuta a conoscenza per altri canali; questo atteggiamento certamente non giova ed anzi mette in discussione la qualità dei rapporti fino ad oggi intercorsi con gli organismi istituzionali”.

Nessuna informativa alle associazioni che hanno partecipato agli incontri con il ministro del Lavoro
Per la Fand il governo guidato da Paolo Gentiloni, con questa mossa, fa un passo indietro rispetto al recente passato lasciando “terribilmente senza parole” le associazioni dei disabili. “Mi sento comunque in dovere di rimarcare l’assoluta buona fede e correttezza del ministro Poletti – sottolinea il numero uno della Fand che riunisce organizzazioni di persone con deficit sensoriali, disabilità intellettive, disturbi del comportamento e autismo – Ma nonostante la parola del ministro è stato ridotto per scelte certamente non sue, poiché artefici della manovra risultano viceversa essere gli assessori al bilancio ed i presidenti delle Regioni ed il ministero dell’Economia“. Queste politiche “sono sbagliate e inopportune, e non solo feriscono i più vulnerabili, negando diritti ed inclusione sociale, ma paralizzano l’Italia. È puro autolesionismo tagliare in maniera incisiva questi fondi anziché utilizzarli come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione. Per tali ragioni, come Fand stiamo valutando tutte le possibili iniziative per contrastare questa grave scelta politica, sia chiedendo un confronto diretto con il Presidente del Consiglio dei ministri e con il ministro dell’Economia, sia organizzando, se del caso, una ampia mobilitazione del mondo della disabilità, oggi così pesantemente colpito”, conclude Bettoni. “Certo ci sono degli effetti sui cittadini interessati dai servizi che quel Fondo dovrebbe garantire, ci sono anche dei risvolti più subdoli e che avranno un impatto più significativo sulle reali politiche sociali in questo paese”, aggiunge Giacobini. Secondo uno dei maggiori esperti italiani sulle leggi che riguardano i disabili ci sono due questioni. “La prima è un segnale forte: il Fondo è stato incrementato proprio di 50 milioni di euro grazie ad un’azione di pressione molto sentita di organizzazioni di persone con grave disabilità. Quei soldi sono arrivati al termine di presìdi e proteste e dopo un impegno concreto del ministro Poletti. Lo stesso Parlamento lo aveva approvato. Ora in altri tavoli e in altri contesti quella conquista viene azzerata e, a ben vedere, anche umiliata“. E il clima di sfiducia che ne deriva è deleterio per i successivi confronti tra istituzioni e associazioni.

Serve un Piano generale per garantire un livello omogeneo di servizi su tutto il territorio nazionale
“L’altro elemento politico riguarda lo specifico Tavolo per la non autosufficienza e il piano che questo tavolo dovrebbe elaborare. Ricordiamo che al tavolo partecipano sia le organizzazioni delle persone con disabilità ma anche i sindacati, i ministeri competenti, le Regioni. Un’occasione unica per giungere finalmente alla definizione di livelli essenziali delle prestazioni per le persone con maggiore necessità di assistenza intensiva… ma non solo”. “Per raggiungere questo traguardo e questa pianificazione è necessario che vi sia un pensiero condiviso ma anche che le risorse messe a disposizione, anche progressivamente, siano certe oltre che adeguate. È evidente, quindi, che in questi giorni ci si interroghi sulla reale futura cogenza di un Piano che garantisca un livello omogeneo di servizi su tutto il territorio nazionale. E lo stesso Tavolo rischia di produrre indicazioni poi vanificate in altri luoghi”. Sullo sfondo, evidenzia Giacobini, rimangono molti dubbi e ombre sulla decisione concordata dagli assessori al bilancio delle Regioni e dal Mef (intesa Stato Regioni del 23 febbraio): perché colpire proprio il sociale e non altro?

Il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito nel 2006 con il preciso intento di fornire sostegno a persone con disabilità grave e gravissima, oltre che ad anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio e per garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione di Livelli essenziali delle prestazioni assistenziali. Il Fondo in sostanza è destinato a finanziare contributi, voucher, prestazioni o servizi per le persone non autosufficienti gravi (nella misura del 60%) o gravissime (nella misura del 40%). Viene ripartito annualmente tra le Regioni e ciascun ente stabilisce poi i criteri con cui erogare concretamente i fondi alle persone e come ripartirlo fra Comuni ed Aziende sanitarie locali.

 

Bagheria, i boss rinunciarono agli appalti: “il sindaco è inavvicinabile” …ma capita solo se il “Sindaco” è cinquestelle!!!

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Bagheria

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Bagheria, i boss rinunciarono agli appalti: “il sindaco è inavvicinabile” …ma capita solo se il “Sindaco” è cinquestelle !!!

Lo leggiamo nientepopodimeno che su La Repubblica:

Bagheria, “il sindaco è inavvicinabile”. E i boss rinunciarono agli appalti

«Il sindaco grillino di Bagheria era inavvicinabile, per questa ragione la famiglia mafiosa aveva deciso di non occuparsi più di appalti al Comune ». L’ultimo pentito di Cosa nostra, Pasquale Di Salvo, l’ex poliziotto della scorta del giudice Falcone diventato imprenditore di mafia, depone in trasferta al processo “Panta Rei”, a Milano. Racconta di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Bagheria, parla degli affari conclusi col Comune nel settore dei rifiuti. «Ma negli anni scorsi», precisa. «Con l’arrivo di Patrizio Cinque la situazione era cambiata, perché era davvero inavvicinabile. Io avevo da riscuotere un credito lecito nei confronti del Comune, neanche quello fu possibile recuperare».
Di Salvo parla anche di estorsioni. Spiega che i supermercati Conad di Bagheria, ma anche quelli di Palermo, sono «messi a posto» con i clan, ovvero pagano il pizzo. In tempi di crisi per l’organizzazione mafiosa, sempre alla ricerca di liquidità per sostenere le famiglie dei detenuti, il clan di Bagheria aveva intensificato l’imposizione dei ricatti. Un gran lavoro per il clan: «Eravamo rimasti in tre al vertice», aggiunge Di Salvo. «Io, Nicola Testa e Carmelo D’Amico». I blitz dei carabinieri del comando provinciale avevano falcidiato le fila dell’organizzazione.

Di Salvo è finito in manette nell’ambito dell’ultima operazione disposta dalla direzione distrettuale antimafia, nel dicembre del 2015. Assieme a lui, 37 presunti mafiosi di Palermo centro e Bagheria. Adesso, nell’aula bunker dell’Ucciardone è in corso il rito abbreviato per molti degli indagati, davanti al giudice Nicola Aiello. A Milano, le sostitute procuratrici Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco hanno citato anche l’ex boss del Borgo Vecchio Giuseppe Tantillo, pure lui oggi collaboratore di giustizia. Conferma le accuse contro la moglie del boss Tommaso Lo Presti, Teresa Marino, addetta a risistemare le finanze in crisi del clan di Porta Nuova.

Tantillo racconta anche di essere stato investito di un compito molto particolare, quello di rimproverare alcuni ultras del Borgo Vecchio che a detta di qualcuno «si comportavano male sugli spalti con le tifoserie di altri quartieri». Una questione che stava per degenerare, fu necessario l’intervento di un esponente mafioso come Tantillo per riportare ordine.
Anche Repubblica, ferocemente antigrillina, deve ammettere quest’altro grande segnale dei cinquestelle…
Nemici della Mafia …mentre i comuni retti dal Pd e dalle forze di destra sono commissariati per collusione…!

Il Grande, Grandissimo intervento di Luigi di Maio alla Camera. Un discorso che sarebbe potuto passare alla storia, se non fosse stato del tutto censurato dai media!

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Luigi di Maio

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Il Grande, Grandissimo intervento di Luigi di Maio alla Camera. Un discorso che sarebbe potuto passare alla storia, se non fosse stato del tutto censurato dai media!

 

 

 

L’accusa contro il Ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”…!

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Poletti

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L’accusa contro il Ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”…!

 

da Huffington Post

Mdp risponde alla proposta del ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”

In esclusiva per Huffington Post la lettera dei tre leader e dei due capigruppo di Mdp sul Piano contro la povertà annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Tra gli impegni che il governo Gentiloni deve portare a termine entro la fine della legislatura c’è quello del contrasto alla povertà assoluta. Il Piano nazionale – dopo la sperimentazione del SIA – è un primo passo, sopratutto nei confronti delle famiglie con minori. Resta la sproporzione tra le risorse stanziate e le reali necessità. Questo intervento, quando adottato, coprirà a malapena il 30% dei poveri assoluti. Rimarranno fuori 7 cittadini su 10. La povertà assoluta è una condizione economica che impedisce a oltre 4,5 milioni di persone l’accesso ai beni essenziali: alimentazione, casa, educazione, abbigliamento, minima possibilità di mobilità e svago. I più coinvolti sono i giovani, le famiglie numerose, i lavoratori poveri. Non soltanto al Sud (9,1% delle famiglie), ma anche al Centro (4,2%) e al Nord (5%).

L’Alleanza contro la Povertà ha fatto una proposta precisa – e di carattere strutturale – che prevede una spesa di 1,7 miliardi il primo anno per giungere, il quarto anno, a tutelare tutti i nuclei familiari che si trovano in povertà assoluta con uno stanziamento di sette miliardi. Questa proposta, una volta a regime, richiederebbe uno stanziamento pari allo 0,34% del Pil (oggi l’Italia spende lo 0,1% contro una media europea dello 0,4%). Le risorse si possono reperire correggendo la finanza pubblica che ha segnato l’ultimo triennio, ripristinando il principio costituzionale della progressività fiscale contenuto nell’articolo 53 della nostra Carta. Dal 2015 al 2017 è stata movimentata una massa finanziaria di ben 90 miliardi di euro, con effetti modesti sulla crescita. Investimenti di altra natura – come il contrasto alla povertà assoluta – avrebbero conseguenze ben più evidenti, sia sul piano sociale che su quello economico.

Anche da Bruxelles guarderebbero con maggiore fiducia a un uso della maggiore flessibilità per una vera crescita. La vicenda economica della vicina Germania ci indica infatti che non c’è vera crescita senza innovazione dello stato sociale. La lotta alla povertà non solo è giusta, ma, come sostengono concordemente molti economisti, è anche un fattore di crescita, per il noto principio dell’alta propensione al consumo di chi ha meno. Stiamo parlando di una misura non solo assistenziale ma di una strategia di reinserimento e attivazione sociale. Con l’assolvimento dell’obbligo scolastico e del rispetto dei protocolli sanitari per i minori; con percorsi di formazione professionale e di partecipazione al mercato del lavoro per gli adulti. Sylos Labini scriveva che: «se la miseria esiste» alcuni «la sfruttano»; ma questo – continuava – non «autorizza ad affermare che la miseria è indispensabile al capitalismo». L’indifferenza verso i destini degli esclusi è una lesione grave della nostra comunità. Per queste ragioni crediamo che contrastare la povertà assoluta, oltre che strumento anti-ciclico, è un principio fondamentale della nostra democrazia.

Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

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Porta a Porta

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Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

La schifosa pagliacciata su Tempa Rossa a Porta a Porta? ce la racconta Piernicola Pedicini – Portavoce M5S al Parlamento Europeo

PETROLIO IN BASILICATA, RENZI COLPISCE ANCORA.
A PORTA A PORTA DICHIARA: L’INCHIESTA TEMPA ROSSA È FINITA IN UNA BOLLA DI SAPONE.
L’ex premier è in ginocchio, ma non si toglie il vizio di mentire.
L’inchiesta #TempaRossa (#Trivellopoli) non è finita in una bolla di sapone, ma è in forte evoluzione. Renzi deve sapere che i Pm dell’Antimafia di #Potenzahanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone e 10 società, tra cui un consigliere regionale #Pd, un ex sindaco Pd e l’#Eni.
Siccome vuole giustificare il ministro Lotti che non si dimette per lo scandalo #Consip, fa finta di non sapere che, a seguito dell’inchiesta Trivellopoli, la ministro Guidi si è dimessa e, insieme ai ministri Boschi e Delrio e al sottosegretario De Filippo, è stata ascoltata dall’Antimafia, perché erano stati riscontrati dei comportamenti molto gravi.
Pertanto, anche se sul piano giudiziario i Pm hanno ritenuto che non c’erano elementi per indagare i tre ministri e De Filippo, Renzi sa bene che, a causa delle responsabilità politiche, etiche e morali, le dimissioni della Guidi erano giuste e sacrosante e le posizioni degli altri membri del governo restano agli atti con dei forti punti interrogativi.
La Basilicata sta subendo una devastazione a causa delle trivelle e il procedimento giudiziario in corso potrebbe essere un modo per fermare lo scempio, quindi dico all’ideatore della legge Sblocca Italia, di smetterla di parlare a vanvera della Basilicata. Prima ha detto che non temeva i Comitatini lucani, ora ha mentito sull’inchiesta Trivellopoli che secondo lui sarebbe finita.
È il momento di finirla e di prendere atto che gli Italiani sono stufi delle sue furbate e della sua arroganza.

Non arrivate a fine mese? Avete una pensione da fame? O magari non avete manco un reddito? Sentite questa carogna: Vittorio Sgarbi a La Zanzara: “Il vitalizio? Prendo 9 mila euro e me li merito tutti”…!!!

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Vittorio Sgarbi

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Non arrivate a fine mese? Avete una pensione da fame? O magari non avete manco un reddito? Sentite questa carogna: Vittorio Sgarbi a La Zanzara: “Il vitalizio? Prendo 9 mila euro e me li merito tutti”…!!!

Il critico d’arte attacca i grillini: «Non valgono nulla, dovrebbero fare i parlamentari gratis» | LaPresse – CorriereTv

Vittorio Sgarbi scatenato ospite de La Zanzara su Radio 24. “Vendola vuole un secondo figlio? Per le donne il problema non esiste, c’è almeno una madre, gli uomini non rompano i cog… – ha spiegato il critico d’arte – è una cosa immonda, queste donne che vendono il loro corpo per 9 mesi a questi poverini”. Poi stuzzicato sui vitalizi, Sgarbi va all’attacco dei grillini. “Io prendo 9 mila euro e me li merito tutti, loro non valgono nulla, dovrebbero fare i parlamentari gratis”.

89 anni, 534 euro di pensione, gli pignorano casa perchè non ha salda rette del fratello morto di cancro… In casa gli trovano solo un pezzo di pane e due pomodori… Ora spiegatemi perché cazzo dovrei aver pietà per il sig. Giorgio Napolitano (professione: ex Presidente della Repubblica) che i suoi privilegi, tipo 880.000 Euro l’anno solo di pensione, non li molla!!

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89 anni, 534 euro di pensione, gli pignorano casa perchè non ha salda rette del fratello morto di cancro… In casa gli trovano solo un pezzo di pane e due pomodori… Ora spiegatemi perché cazzo dovrei aver pietà per il sig. Giorgio Napolitano (professione: ex Presidente della Repubblica) che i suoi privilegi, tipo 880.000 Euro l’anno solo di pensione, non li molla!!

A 89 anni gli pignorano la casa ma trovano solo pane e due pomodori

Leggiamo (e ci incazziamo) da Il Mattino di Padova del 07.03.2017: Ottantanove anni, 534 euro di pensione, un capolavoro di dignità, eppure la casa di cura gli chiede di pagare le rette (circa 8 mila euro) per la lunga degenza del fratello morto di cancro. Sembra un incubo, invece per un nonno dell’Arcella è l’amara realtà. Qualche giorno fa all’uscio dell’anziano hanno bussato l’ufficiale giudiziario e la polizia per un pignoramento. Dentro hanno trovato un uomo al limite della povertà che, in cucina, aveva un tozzo di pane e due pomodori e, nell’angolo soggiorno, nemmeno la tv perché costa canone ed elettricità che non può permettersi. Tutto comincia alcuni anni fa quando l’anziano acconsente a fare da garante al fratello, titolare di una piccola ditta: il ricco di casa, quello che “ha fatto i soldi”. Invece la sventura è sempre dietro l’angolo, tanto che il fratello “fortunato” si ammala di tumore, il male raggiunge uno stadio irreversibile e, nel frattempo, l’azienda, quel piccolo gioiello d’affari, accumula difficoltà su difficoltà. È a questo punto che l’imprenditore pensa di chiedere aiuto a suo fratello: «le cose vanno proprio male», gli dice, «fammi da garante per la casa di cura, vedrai che poi tutto si sistema». Invece non si sistema proprio nulla. Anzi. Avanza uno strapiombo fatto di sofferenza – per la malattia – e di sconfitte – la chemio non funziona, la ditta finisce in rovina con lo spettro del fallimento che diventa realtà – e un epilogo ancora più doloroso: la morte. È così che questo nonno alla sogna dei 90 anni archivia il funerale di suo fratello e torna alla sua vita di ristrettezze e privazioni. E, pur consapevole delle condizioni economiche di quel “garante”, continua con i suoi legali una battaglia tra aule di tribunale che si conclude con questo assurdo (e del tutto vano) pignoramento di un povero, che ha scandalizzato perfino gli agenti della polizia. (e.sci.)

…Non so a Voi, ma a me tutta questa pietà per il sig. Napolitano proprio non viene… Non gli auguto la morte… Ma proprio non riesco a biasimare chi lo fa, magari proprio il vecchietto dei due pomodori…

by Eles

Da Il Fatto Quotidiano:

Napolitano, pensione dorata: chauffeur, maggiordomo. E ufficio da 100 mq

Nonostante i tagli annunciati nel 2007, per i presidenti emeriti della Repubblica rimane una lunga lista di benefit: una segreteria di almeno una decina di persone, un assistente “alla persona”, una serie di linee telefoniche dedicate. Ridurre i privilegi? Il suo ufficio stampa: “Ha avuto impegni tali da non consentirgli di deliberare sulla materia”

Avrà di che consolarsi con il trattamento straordinario che lo aspetta: segreteria, guardarobiere, scorta. Con le dimissioni e l’uscita anticipata dal Quirinale, Giorgio Napolitano perderà la suprema carica, con un annuncio in arrivo probabilmente il 14 gennaio, ma non certo i servizi e i confort che hanno scandito la sua vita quirinalizia. Per lui, come da regolamenti in vigore, non si lesineranno mezzi e benefit, a cominciare dai telefoni satellitari, i collegamenti televisivi e telematici, lo staff nutritissimo e persino l’«addetto alla persona», sì, avete capito bene, proprio l’assistente-inserviente che alla corte inglese di Buckingam Palace più prosaicamente definirebbero “maggiordomo”. Insomma, un trattamento da vero monarca repubblicano al quale è riservato pure il diritto ad utilizzare un’auto con autista, privilegio che spetta anche alle vedove o ai primogeniti degli ex presidenti. Davvero niente male. E se ne era accorto lo stesso Napolitano che, nel 2007, tra le polemiche per le spese quirinalizie e le rivelazioni dei giornali sul trattamento degli ex annunciò tagli solenni. Ma, come Ilfattoquotidiano.it ha potuto verificare, quelle sforbiciate non sono mai arrivate e anche lui potrà dunque tranquillamente continuare a godere di sorprendenti agi e privilegi tra le compassate stanze di Palazzo Madama.

BENTORNATO, PRESIDENTE – Lasciato il Quirinale, Napolitano assumerà infatti le vesti di senatore a vita, carica che ha già ricoperto per pochi mesi dal 23 settembre 2005, quando fu nominato dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, fino alla sua elezione al Colle il 15 maggio 2006. Al Senato, dove insieme allo stesso Ciampi formerà la gloriosa coppia degli ex capi di Stato, Napolitano si sistemerà in una location diversa da quella che lo aveva ospitato per poco più di sette mesi prima di trasferirsi al Quirinale. Il suo vecchio ufficio, infatti, è stato nel frattempo assegnato ad un altro senatore a vita: quel Mario Monti da lui stesso nominato poco tempo prima di diventare presidente del Consiglio. Così, per Napolitano si sono dovuti tirare a lucido gli oltre cento metri quadrati degli uffici di Palazzo Giustiniani con vista su San Ivo a suo tempo occupati da un altro ex illustre inquilino del Colle, il defunto Oscar Luigi Scalfaro.

BENEFIT A VITA – Un “buen retiro” dorato che, allo stipendio dovuto ai comuni senatori eletti, circa 15mila euro mensili netti, tra indennità, rimborsi e ammennicoli vari, sommerà anche una lunga serie di benefit a carico del bilancio della presidenza della Repubblica. Documenti alla mano, si scopre infatti che in forza di un vecchio decreto del 1998 a ciascun presidente emerito spetta innanzitutto il diritto ad utilizzare un dipendente della carriera di concetto o esecutiva del segretariato generale del Quirinale con funzioni di segretario distaccato nel suo nuovo staff. Altri due dipendenti del Colle possono invece essere trasferiti presso la sua abitazione privata romana di via dei Serpenti, con mansioni l’uno di guardarobiere e l’altro di addetto alla persona. Poi ci sono le cosidette “risorse strumentali”: un telefono cellulare o satellitare, un fax e un’altra connessione urbana ultraprotetta, una linea dedicata per il collegamento con il centralino del Quirinale, un’altra per quello con la batteria del Viminale e un allacciamento diretto con gli uffici dei servizi di sicurezza del ministero degli Interni, predisposti in duplicato presso lo studio e l’appartamento privato dell’ex presidente; quindi, collegamenti telematici (anche in questo caso doppi), consultazione delle agenzie di stampa e banche dati, oltre a connessioni televisive a bassa frequenza per la trasmissione dei lavori di Camera e Senato; per ultima, non poteva mancare, ecco l’auto con telefono e chauffeur riservata, vai a capire perché, pure alla vedova o al primogenito dell’ex capo di Stato. E non è finita.

PAGA IL SENATO – Una volta traslocato dal colle del Quirinale agli uffici del Senato, a Napolitano, come a tutti i presidenti emeriti della Repubblica, spettano altre cospicue dotazioni. Ci sono quelle della presidenza del Consiglio, mobilitata per l’utilizzo di treni, navi e aerei; ma ci sono soprattutto le altre poste a carico di Palazzo Madama. Si tratta di una munitissima segreteria composta da una decina di unità: un capo ufficio, tre funzionari, due addetti ai lavori esecutivi, altri due a quelle ausiliari e, a scelta, addirittura un consigliere diplomatico o militare. Una pletora di persone alla quale obbligatoriamente si aggiungono gli agenti di pubblica sicurezza e i carabinieri addetti alla scorta e alle postazioni previste presso le abitazioni private del presidente. A conti fatti, una trentina di persone che forniranno i loro servizi nell’arco delle 24 ore. Non spetta, invece, agli ex inquilini del Colle alcuna liquidazione, assimilabile al Tfr dei comuni lavoratori o all’assegno previsto per i parlamentari non rieletti. Interpellato dal ilFattoquotidiano.it, l’ufficio stampa del Quirinale spiega che «al momento della cessazione dell’incarico di presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano non riceverà alcuna indennità di fine mandato». L’attuale capo dello Stato, aggiungono dal Colle, «ha maturato 38 anni di contributi ma non ha mai beneficiato né beneficerà del vitalizio previsto per gli ex parlamentari in quanto incompatibile dapprima con l’assegno percepito in qualità di eurodeputato (Napolitano lo è stato dal 1999 al 2004, ndr), poi con quello di presidente della Repubblica e, infine, anche con quello di senatore a vita, carica che tornerà a rivestire una volta lasciato il Quirinale».

CHI SPENDING DI PIU’ – Quanto ai tagli ai privilegi degli ex capi di Stato annunciati qualche anno fa, i comunicatori del Colle spiegano a ilfattoquotidiano.it che «il mandato di Napolitano è stato finora caratterizzato da impegni tali da non consentirgli di deliberare sulla materia, ma qualora dovesse decidere di farlo prima della cessazione del suo incarico non intende fare della sua determinazione oggetto di campagna promozionale». Anche per ragioni di opportunità rispetto all’operato dei suoi predecessori. E, in ogni caso, «non è detto che, una volta esaurito il mandato, Napolitano si avvarrà indiscriminatamente delle prerogative previste per gli ex presidenti della Repubblica».
Insomma, prerogative rinunciabili ma solo se l’avente diritto vorrà.

fonte: http://blogdieles2.altervista.org/il-sig-giorgio-napolitano-professione-ex-presidente-della-repubblica-non-molla-i-suoi-privilegi-880-000-euro-lanno-solo-di-pensione/