Renzi continua a ripetere che siamo in ripresa. Ma solo in Tv… Caro Matteo, se hai le palle, vallo a dire faccia a faccia ai 7 giovani su 10 restano in famiglia per mancanza di prospettive…!

 

Renzi

 

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Renzi continua a ripetere che siamo in ripresa. Ma solo in Tv… Caro Matteo, se hai le palle, vallo a dire faccia a faccia ai 7 giovani su 10 restano in famiglia per mancanza di prospettive…!

 

MA QUALE RIPRESA: 7 GIOVANI SU 10 RESTANO IN FAMIGLIA PER MANCANZA DI PROSPETTIVE

 

Il lavoro e la situazione economica generale rappresentano per oltre il 70% dei giovani italiani elementi che hanno pesato abbastanza o molto, nell’ultimo anno, nell’impedire l’uscita dalla casa dei genitori.

A conferma dell’importanza dei fattori oggettivi, la categoria più penalizzata risulta, come era logico attendersi, quella dei Neet, per la quale lavoro e congiuntura economica sono stati ostacoli rilevanti in più dell’80% dei casi (83% per il lavoro, 84,6% per la situazione economica). Da segnalare il caso dei lavoratori con contratto a tempo determinato, il 79,4% dei giovani occupati con questi contratti, percepisce la propria condizione occupazionale come un motivo rilevante nel ritardare l’uscita dalla casa dei genitori (contro il 70,1% dei lavoratori a tempo indeterminato).

Tale categoria sembra essere anche la più penalizzata (assieme ai Neet) relativamente alla situazione economica: l’81% la ritiene una causa rilevante nel vanificare le proprie aspirazioni di autonomia. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Giovani 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo. Il RG2017 si è basato su un campione di 6172 giovani tra i 18 e i 32 anni.

Rispetto alla nascita del primo figlio, i risultati sono coerenti con quelli visti per la conquista dell’autonomia. I freni maggiori per la maggior parte degli intervistati sono: le difficoltà nelle condizioni abitative (critiche per più del 50% degli intervistati) e soprattutto il lavoro e la situazione economica (con percentuali costantemente sopra il 60%).

Anche in questo caso i più penalizzati sono ovviamente i Neet e i lavoratori con contratto a tempo determinato, con uno scarto ancor più netto (circa 15 punti percentuali) rispetto alle altre categorie (lavoratori autonomi e occupati a tempo indeterminato). Bassa fecondità e ritardo nell’uscita dalla casa dei genitori per via dei bassi salari e del precariato continuano dunque a rappresentare una criticità irrisolta del contesto italiano.

Alla luce di questi dati emerge dal RG2017 che il 92,2% dei giovani italiani dichiara di non essere riuscito a realizzare i propri desideri formulati l’anno passato di uscire dalla famiglia di origine. Un mondo giovanile, quindi, in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa pienamente in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso misconosciuto e sottoutilizzato.

Il RG2017 mostra anche come rispetto ad aspettative e progettualità i giovani italiani non si distinguano in modo rilevante rispetto ai coetanei degli altri paesi europei, mentre più ampio che altrove è il divario tra ciò che vorrebbero fare e quello che riescono effettivamente a realizzare.

Il RG2017 attesta come il percorso formativo sia determinante sulla carriera lavorativa, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica. In tale contesto il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% di chi possiede una qualifica professionale ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati.

Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network, etc…) il 69 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore.

Una crescente attenzione viene, inoltre, assegnata alle soft (o life) skills, le cosiddette competenze traversali, in grado non solo di aumentare l’occupabilità, ma soprattutto di trasformare il sapere tecnico in partecipazione di successo ai processi innovativi.

I dati del Rapporto giovani mostrano come la consapevolezza di aver maturato tali competenze sia sensibilmente maggiore tra i laureati (63%) rispetto a chi ha avuto percorsi di formazione più breve: diplomati 55%, licenza media 50%, qualifica professionale 47%.

“Le basse opportunità di occupazione e le inefficienze del mercato del lavoro stanno frenano il pieno e qualificato contributo delle nuove generazioni ai processi di crescita del paese- spiega Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani – ma stanno anche tenendo in stallo da troppo tempo persone oramai trentenni che per motivi anagrafici non possono più essere considerate giovani, ma nemmeno adulte perché ancora lontani dalla conquista di una piena autonomia dai propri genitori e di formazione di una propria famiglia.

I ventenni Neet (Not in Education Employment or Training) si stanno trasformando in trentenni Nyna (Not Young and Not Adult).Sprecando le capacità e la vitalità dei trentenni, sospesi in un limbo indefinito, il Paese non può crescere”.

Fonte: qui

Ma che festeggia questo? Ha vinto contro Paperoga e Ciccio di Nonna Papera e dalle ultime primarie (cioè da quando c’è lui) ha perso un terzo (1.000.000) di elettori!

 

primarie

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Festeggia? Ma cosa festeggia?

Ha vinto? Ma contro chi? Paperoga e Ciccio di Nonna Papera?

E poi il crollo dei votanti. Affluenza in calo di un milione rispetto al 2013, partecipazione dimezzata nelle regioni rosse.

Dal 2013, cioè da quando c’è lui…!

Circa un terzo dei votanti in meno rispetto al 2013, poco meno di un milione di elettori perso in un giro di segreteria. E poi, affluenza dimezzata nelle regioni rosse. Al netto dei trionfalismi (????), l’esito delle primarie Pd è da ricercare nei numeri. Dietro la riconferma di Matteo Renzi alla guida della segreteria dem, nelle cifre ufficiali si leggono i segnali di un crollo netto.

Ma andiamo con ordine. L’affluenza ai gazebo per la scelta del segretario tra i candidati Renzi, Orlando ed Emiliano, è stata di un milione e 800mila, ha fatto sapere, nella giornata di lunedì, l’organizzazione del Pd, ridimensionando lievemente il conteggio dato la notte delle primarie che oscillava tra 1,9 e 2 milioni.

Alle primarie del 2013, vinte anche quelle da Renzi, parteciparono 2,8 milioni di simpatizzanti del Partito Democratico. Si tratta di circa un milione di persone che non si sono recate ai gazebo per scegliere il loro segretario/premier.

Una flessione che i vertici del Pd provano a minimizzare: “Un risultato impressionante, oltre ogni aspettativa”, ha dichiarato Renzi nel suo discorso al Nazareno. Per Lorenzo Guerini il “popolo Pd” ha smentito “chi aveva già fatto il funerale alle primarie”.

Ma è chiaro che sono solo cazzate.

Il crollo è ancora più impietoso nelle cosiddette regioni rosse, dove la vittoria di Renzi è stata schiacciante in termini percentuali ma in valore assoluto si registra un dimezzamento della partecipazione ai gazebo. In primis, l’Emilia Romagna: 216mila elettori hanno partecipato alla consultazione, ma sono almeno altrettanti quelli che avevano votato quattro anni fa e che hanno voltato le spalle al Pd (405mila è il dato affuenza di allora).
Crollo simile dell’affluenza anche in Toscana dove hanno votato poco più di 200mila persone, ha fatto sapere il segretario regionale Dario Parrini. Nel 2013 furono 393mila a recarsi ai gazebo.

Infine, anche il 50% degli simpatizzanti Pd delle Marche che hanno votato alle primarie del 2013 ha disertato i gazebo. Se quattro anni fa votarono 93mila persone, questa volta hanno espresso la loro preferenza per i tre candidati alla segreteria 47.350 elettori. La metà!

Ora Renzi, con calma, ci spieghi cosa cazzo ha da festeggiare…

By Eles

Pro-Memoria – ns articolo del 3 dicembre scorso – Ve lo ricordate Renzi 15 giorni fa? Per raccattare voti dagli Euroscettici urlava in Tv che avrebbe bloccato Bilancio UE… Beh, forse ai Tg è sfuggita la notizia che l’altro giorno il Pd ha votato compatto l’approvazione del Bilancio UE !! …ma voi che vi aspettate da uno cosi??

 

Renzi

 

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Pro-Memoria – ns articolo del 3 dicembre scorso – Ve lo ricordate Renzi 15 giorni fa? Per raccattare voti dagli Euroscettici urlava in Tv che avrebbe bloccato Bilancio UE… Beh, forse ai Tg è sfuggita la notizia che l’altro giorno il Pd ha votato compatto l’approvazione del Bilancio UE !! …ma voi che vi aspettate da uno cosi??

 

Giusto per rinfrescarvi la memoria:

Italia blocca bilancio Ue. Renzi: “Nostri soldi per alzare i muri”

‘Molto stanchi di ambiguità e contraddizioni Ue’

Fonte: Ansa

 

Ue, Italia blocca revisione bilancio. Renzi: “Con i nostri soldi alzano muri”. Gozi: “Stanchi di contraddizioni europee”

Il governo ha “confermato la riserva”, ovvero ha sostanzialmente posto il veto, alla proposta di compromesso fatta dalla presidenza slovacca per la revisione di medio termine del bilancio pluriennale dell’Unione. Roma si oppone perché mancano garanzie per immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile o programmi per la ricerca. Il Consiglio Ue: “Rispettiamo la posizione ma andiamo avanti”

fonte: Il Fatto Quotidiano

L’Italia pone il veto sul bilancio Ue Renzi: «Niente muri coi nostri soldi»

L’annuncio del sottosegretario Gozi: «Confermiamo la riserva, non ci sono risorse per le priorità italiane». I nodi migranti, ricerca e lavoro giovanile: «Stanchi di un’Europa che dice le cose e poi non le fa». Il premier: «Abbiamo messo il primo veto a Bruxelles»

fonte: Corriere della Sera

E poi non sono mancate le prediche televisive del novello Masaniello anti UE… ovviamente il tutto per fregare il voto a qualche Euroscettico indeciso. Si, fregare perchè poi (e questo in TV non lo sentite) il partito di Renzi ha chinato il capo innanzi ai padroni Europei ed hanno votato compatti per l’approvazione del bilancio!!

IL PD APPROVA IL BILANCIO UE. ITALIANI, CONTINUATE A FARVI PRENDERE IN GIRO?

Ieri, a Bruxelles, il Partito Democratico ha votato positivamente il “Progetto di bilancio rettificativo n.5 del bilancio generale 2016” e la “Procedura di bilancio 2017”. In italiano? Il primo è una ricalibrazione di quanto gli Stati membri dovranno versare per il funzionamento dell’Unione Europea (il Bel Paese dovrà sborsare qualcosa come 900 milioni di Euro in più per coprire retroattivamente le contribuzioni 2014 e 2015). Il secondo è il semplice bilancio annuale su cui tutti gli esponenti del Partito Democratico si erano sperticati fino a ieri dichiarando la volontà di astensione.

Quanto fanno ridere le dichiarazioni di Sandro Gozi e del Bomba che solo due giorni fa hanno ribadito la linea italiana? Testuali parole: “Noi vogliamo valutare l’intero pacchetto, che include anche la revisione pluriennale. Per questo ci siamo astenuti“. Ci si riferiva all’astensione sul bilancio annuale, in sede di Consiglio, da parte del Governo italiano. Con questa “Procedura di bilancio 2017” Renzi ha deliberatamente preso in giro i cittadini. In Italia è stato percepito ad esempio che il nostro Paese avesse messo il veto al bilancio dell’UE, quando in realtà ha solamente congelato l’accordo per la revisione MFF (quadro finanziario pluriennale, una sorta di accordo con cui ci si impegna riprogrammare la spesa in una certa direzione e con programmazione di lungo periodo).

Questa specie di strategia già stroncata dal Consiglio durerà presumibilmente solo fino al referendum, anche perché il PD – votando ieri positivamente, come detto, il bilancio annuale al Parlamento europeo – risulta ampiamente e consapevolmente indebolito a livello politico.

Inoltre, come dicevamo in apertura, l’Italia dovrà versare altri soldi con il “Progetto di bilancio rettificativo n.5”. Parliamo di un procedimento fatto di eccezioni e vantaggi solamente per alcuni Paesi, tra i meno colpiti dalle difficoltà economiche europee. Sono Germania e Olanda, colpevoli anche di quel surplus commerciale (che viola le regole contenute nei Trattati e che il PD continua a legittimare) causa di sofferenze a tutti i Paesi mediterranei. Questi campioni di rigore e austerità – che sostengono il “sì” al referendum costituzionale – avranno infatti sconti per quasi 2 miliardi di Euro a testa. Un’altra follia.

 

tratto da: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2016/12/il-pd-approva-il-bil.html

 

fonte: http://lapillolarossa15.altervista.org/ve-lo-ricordate-renzi-15-giorni-tv-raccattare-qualche-voto-dagli-euroscettici-urlava-avrebbe-bloccato-bilancio-ue-beh-forse-ai-tg-sfuggito-dare-la-notizia-laltr/

La dura vita dei Sottosegretari Politici in pensione a 55 anni …mica come voi merdacce che per la pensione dovete aspettare di avere un piede nella fossa…! Ma loro sono la casta e voi non siete un cazzo!

 

SottosegretariSottosegretari

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La dura vita dei Sottosegretari Politici in pensione a 55 anni …mica come voi merdacce che per la pensione dovete aspettare di avere un piede nella fossa…! Ma loro sono la casta e voi non siete un cazzo!

 

LA DURA VITA DEI SOTTOSEGRETARI POLITICI IN PENSIONE A 55 ANNI E GLI ITALIANI POVERI MORTALI? DOPO LA MORTE… – VIDEO

Così funziona per le persone “normali” la RIFORMA DELLE PESNIONI….

In tema di Riforma delle Pensioni, il vertice svoltosi ieri tra i rappresentanti sindacali e quelli governativi (il ministro del lavoro Giuliano Poletti e il sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nanninicini), ha confermato il meccanismo del prestito pensionistico per i nati tra il 1951 e il 1955. Ma vediamo di seguito come funziona.

Per approfondire si consiglia lo SPECIALE SU RIFORMA PENSIONI 2016: TUTTE

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I nati tra il ’51 e il ’55 potranno anticipare l’uscita dal lavoro fino a 3 anni prima rispetto alla soglia di vecchiaia. Questo grazie all’introduzione del nuovo prestito pensionistico (garantito dalle banche) che dovrà essere restituito nel corso di 20 anni.

Nonostante la rata potrà far derivare una riduzione della pensione piena potenziale che potrà arrivare fino al 15%, i lavoratori in situazioni particolarmente disagiate, ad esempio i disoccupati di lungo corso, subiranno penalizzazioni minime, se non addirittura azzerate: in tal caso infatti la “decurtazione implicita” dell’assegno dovrebbe essere al minimo per effetto di più alte detrazioni fiscali, differenti a seconda dei casi.

Queste ultime, da regolare anche tenendo conto del reddito e della categoria di appartenenza del singolo lavoratore, dovrebbero riuscire a contenere l’effetto dell’anticipo sull’assegno. Lo Stato, poi, per i soggetti più “deboli”, facendo appunto leva sulle detrazioni fiscali, si farà carico non soltanto degli interessi ma anche di una porzione del “capitale”, ossia della decurtazione “potenziale” della pensione.

Sono in sintesi queste le linee guida dell’Ape (Anticipo pensionistico)illustrate ai sindacati ieri dal ministro del Lavoro, Poletti, e dal sottosegretario, Nannicini, a margine del secondo round su previdenza e lavoro.
Pensione in anticipo: a quanto ammonterà la pensione?

Leggi anche: Riforma Pensioni, sì a Pensione Anticipata. Soluzione condivisa tra APE e Fondo di solidarietà?

“Il montante pensionistico sarà quello raggiunto al momento della richiesta dell’anticipo”, ha chiarito Poletti; non si dovrebbero infatti computare i 3 anni di contribuzione ancora mancanti per poter raggiungere la soglia di vecchiaia. Il coefficiente di trasformazione utilizzabile, invece, sarà quello riguardante l’età di vecchiaia.
I beneficiari

L’intervento dal 2017 al 2019, quindi per i primi 3 anni, sarà sperimentale:

– nel 2017 verranno coinvolti i nati tra il 1951 e il 1953 (ossia gli over 63);

– nel 2018 i nati del 1954;

– nel 2019 i nati del 1955.

La platea beneficiaria dell’Ape dovrebbe essere compresa tra i 30mila e i 40mila lavoratori annui, anche per via del fatto che non tutti i lavoratori coinvolti potrebbero scegliere per l’uscita anticipata.

Una volta terminato il triennio sperimentale, l’operazione, che dovrebbe essere inserita nella prossima legge di Stabilità, potrebbe diventare a carattere permanente.

guarda QUI il video della vergogna

 

fonte: http://lapillolarossa15.altervista.org/la-dura-vita-dei-sottosegretari-politici-pensione-55-anni-mica-merdacce-la-pensione-dovete-aspettare-un-piede-nella-fossa-la-casta-non-siete-un/

 

Qualità Pubblica Amministrazione: Italia 17esima su 23 paesi! Spiegatemi, com’è che la Ministra Madia è stata riconfermata anzichè essere cacciata a calci? Ah, dimenticavamo, fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di grande amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista di Letta, datore di lavoro del figlio di Mattarella a 125mila Euro… C’è bisogno di altro?

 

Pubblica Amministrazione

 

 

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Qualità Pubblica Amministrazione: Italia 17esima su 23 paesi! Spiegatemi, com’è che la Ministra Madia è stata riconfermata anzichè essere cacciata a calci? Ah, dimenticavamo, fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di grande amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista di Letta, datore di lavoro del figlio di Mattarella a 125mila Euro… C’è bisogno di altro?

 

MERITOCRAZIA – Il fantastico curriculum del ministro Marianna Madia: fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di un importante amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. Che volete di più??

Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del Porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di «portare in dote la propria inesperienza». In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni.

E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.

In Parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Vetroni e MadiaBerlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà. Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col Porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere.

Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana. La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: «Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò». Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: «Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo». Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi.

(Piergiorgio Odifreddi, “La Madia ministro? Vergogna!”, inervento pubblicato nel blog di Odifreddi su “Repubblica” e ripreso da “Micromega” il 22 febbraio 2014).

Letto questo ci siamo chiesti “Che volete di più?”

Sì, ingenuamente ci chiedevamo “Che volete di più?”. Ed ecco che il nostro Ministro Madia ci ha smentito. Si può fare di più.

Si può, per esempio, dare lavoro al figlio del Presidente della Repubblica Giorgio Mattarella con uno stipendio da 125mila euro lordi all’anno !!

Riportano fonti giornalistiche (Ansa, Libero, Il Giornale etc…):

Il 47enne docente di Diritto amministrativo, infatti, è oggi capo dell’ufficio legislativo del ministro Madia, con uno stipendio da 125mila euro lordi all’anno. Mattarella Junior, come scriveva il Giornale, è oggi ordinario amministrativista all’Università di Siena e condirettore del Master in management della Pa alla Luiss di Roma, ma è entrato al Ministero della Funzione pubblica già nel 1993, a 25 anni.

Pupillo di Sabino Cassese, vi è tornato in pianta stabile con Renato Brunetta ed è stato confermato sotto i governi Monti e Renzi, mentre Letta lo aveva mandato all’Università per affiancare l’allora ministro Maria Chiara Carrozza. Ora, come detto, l’esperienza a fianco della Madia.

State a sentire un fesso: a questa non la smuovono più.

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Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

Ingroia

 

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Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

 

Il pm Di Matteo: “Berlusconi, patto con i boss. E Renzi ha discusso con lui di riforme”

All’iniziativa per un disegno di legge per il sequestro di beni ai corrotti proposto da Ingroia, che dice:”Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”

di SALVO PALAZZOLO

Non usa mezzi termini Antonio Ingroia, l’ex pubblico ministero del processo “Trattativa” oggi presidente di Azione Civile, nel definire l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia. E ha bloccato anche il corso della nostra indagine, attraverso un conflitto di attribuzione con la procura di Palermo, mentre tante verità di quella stagione si stavano scoperchiando. Si mise di traverso”. A Sala delle lapidi, sede del consiglio comunale di Palermo, il movimento di Antonio Ingroia presenta il disegno di legge per sequestrare e confiscare in modo più efficace i beni ai corrotti. Una proposta di legge ribattezzata “La Torre bis”, sostenuta dal figlio del segretario regionale del Pci ucciso dalla mafia nel 1982.

“Napolitano ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia – ribadisce Ingroia, adesso parla del suo ingresso in politica – Quando lo stesso pubblico ministero che minacciava il blocco di potere nel nostro paese, divenne leader di un movimento che proponeva la confisca dei beni ai corrotti, Napolitano mise il veto al Pd di Bersani nel momento in cui si prospettava l’alleanza con Azione civile. A quel punto – prosegue Ingroia – Napolitano propose il nome di Piero Grasso”.

Al tavolo del convegno anche Nino Di Matteo, che ripercorre l’impegno di Pio La Torre (“Emblema della vera sinistra e della vera antimafia”), poi parla del rapporto fra magistratura e politica: “Si dice che c’è stata una guerra fra politica e magistratura, è una rappresentazione falsata della realtà. C’è stata un’azione unilaterale e continua di un’ampia parte della politica contro quella parte della magistratura che si ostina a esercitare un controllo di legalità nei confronti del potere”.

Di Matteo ripercorre le indagini del suo ex collega Ingroia: “È un amico – dice – è stato il protagonista di indagini importanti, quelle su Bruno Contrada e Marcello Dell’Utri ad esempio, indagini coraggiose”. Di Matteo ricorda che nella sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito la responsabilità dell’ex senatore di Forza Italia Dell’Utri si fa riferimento a un “patto di protezione fra l’imprenditore Berlusconi ed esponenti mafiosi, un patto andato avanti dal 1974 al 1992”. E qui l’affondo sull’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Non ha tenuto conto di quelle valutazioni della Cassazione. Renzi ha discusso con Berlusconi di come riformare la Costituzione”. Di Matteo loda invece il codice etico del Movimento Cinque Stelle, che distingue fra responsabilità politica e responsabilità penale. E aggiunge: “La politica deve farsi carico di contrastare i rapporti fra mafia e politica, invece ha preferito delegare alla magistratura”.

 fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/04/28/news/il_pm_di_matteo_berlusconi_patto_con_i_boss_e_renzi_ha_discusso_con_lui_di_riforme_-164135154/?refresh_ce

Piero Pelù contro Renzi: “Sinistra? Questo Pd è fascismo” !!

 

Piero Pelù

 

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Piero Pelù contro Renzi: “Sinistra? Questo Pd è fascismo” !!

 

Il regime renziano fa fuori chi è libero e non la pensa come lui, ai tempi di Berlusconi e di Mussolini questa roba si chiamava fascismo. Altro che Partito democratico”.

Così su Facebook Piero Pelù, ritorna a quanto accaduto sul palco del concerto del Primo maggio, durante il quale ha attaccato il premier Matteo Renzi.

“Le camicie nere del governo Renzi – scrive il leader dei Litfiba – mi hanno bastonato duro per aver osato parlare di mafie italiane, di voto di scambio, di corruzione, di spese allucinanti e inutili che rubano risorse enormi alla scuola, alla sanità e alle famiglie che invece (e saranno poche) si dovranno accontentare dei famosi 80 euro (ne meritano molti di più, è chiaro ora il mio pensiero?) per continuare a sperare e sopravvivere”.

Pelù nel post su Facebook non risparmia attacchi anche ai giornalisti, rei di aver scritto falsità. In particolare il roker fiorentino se la prende con Francesco Merlo: “Ha scritto – dice – uno degli articoli più palesemente subdoli, faziosi, deliranti e psichedelici degli ultimi anni proprio su di me infarcendolo di bugie, falsità e inesattezze tanto da sembrare una triste battuta dall’inizio alla fine”.

 

tratto da: http://www.articolotre.com/2016/01/piero-pelu-si-scaglia-contro-renzi-sinistra-questo-pd-e-fascismo/

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

anni 90

 

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Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Eppure la costituzione era la stessa. Cosa è cambiato?

Dell’ Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle elite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.

Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perchè negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’ Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte misteri.newsbella.it

Diego Fusaro: “Contro i 5Stelle sono in azione i poteri forti. Virginia Raggi ha toccato interessi importanti e i poteri forti si sono scagliati contro di lei”

 

Diego Fusaro

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Diego Fusaro: “Contro i 5Stelle sono in azione i poteri forti. Virginia Raggi ha toccato interessi importanti e i poteri forti si sono scagliati contro di lei”

 

“Virginia Raggi ha toccato interessi importanti e i poteri forti si sono scagliati contro di lei”
Il filosofo Diego Fusaro non ama parlare di complotto, ma ad Intelligonews spiega come l’attenzione mediatica sulla Raggi e sulle vicende del Campidoglio generi “legittimi sospetti”.

 

Renzi: “Non c’è nessun aumento dell’Iva, ma un bel tesoretto” …E infatti dopo 10 giorni il Governo vara la manovrina aumentando l’Iva! Insomma ancora una volta ci ha preso per il culo. E ci sono ancora idioti che gli darebbero il voto!

 

aumento dell’Iva

 

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Renzi: “Non c’è nessun aumento dell’Iva, ma un bel tesoretto” …E infatti dopo 10 giorni il Governo vara la manovrina aumentando l’Iva! Insomma ancora una volta ci ha preso per il culo. E ci sono ancora idioti che gli darebbero il voto!

 

Da Il Corriere della Sera:

Renzi: «Non c’è nessun aumento dell’Iva, ma un bel tesoretto»

Dopo il Documento di programmazione economica e finanziaria, che punta a trovare quei 20 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva, Renzi esulta:« Il Pd non è più il partito delle tasse» e «nessun buco di bilancio, ma un bel tesoretto»

«Non c’è nessun aumento di Iva, né della benzina, né dello zucchero. L’ultima volta che in Italia è aumentata l’Iva risale al primo ottobre 2013, un altro governo. Noi le tasse non le aumentiamo»

leggi QUI l’articolo intero

 

Bello no? Forte questo Renzi.

Ma poi uno che ha ancora un paio di neuroni funzionanti (escluso quindi quelli che votano Pd) si chiede: ma se Renzi ci ha lasciato un tesoretto da 47 MILIARDI …a che cazzo serve una manovrina da 3 miliardi? …e il dubbio che ci ha preso ancora una volta per il culo sorge spontaneo…

Il dubbio poi viene del tutto fugato quando leggi il Sole 24 Ore:

Manovra, ecco come aumenterà (gradualmente) l’Iva di qui al 2019

Insomma dubbio fugato:

Sì ci ha preso ancora per il culo!

Sì è un CAZZARO.

Ed in ultimo un pensiero ai coglioni che vorrebbero ancora votarlo. Perchè questi a prenderlo a quel posto, evidentemente, ci godono. E pure molto!

by Eles