Problema: Dato che in Europa un Paese ha 4 vaccini obbligatori, due Paesi hanno 3 vaccini obbligatori, un pasese ha 1 vaccino obbligatorio e tutti gli altri NIENTE, si calcoli il grado di corruzione dei politici di un Paese che ne rende obbligatori 12.

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Problema: Dato che in Europa un Paese ha 4 vaccini obbligatori, due Paesi hanno 3 vaccini obbligatori, un pasese ha 1 vaccino obbligatorio e tutti gli altri NIENTE, si calcoli il grado di corruzione dei politici di un Paese che ne rende obbligatori 12.

Dai, Susy, tu che sei sempre stata così brava a risolvere problemi ed arcani, risolvi un po’ questo, Se non ci riesci, alla fine dell’articolo ti diamo un suggerimento…

Allora, in Francia i vaccini obbligatori sono 4. In Grecia e Portogallo sono 3. In Belgio ne è uno soltanto. E tutti gli altri Paesi Europei? Niente, nessuno , zero assoluto.

Era quindi è tanto necessario renderne obbligatori ben 12?
Forse ce lo chiede l’Europa? Abbiamo visto che la risposta è NO
E allora chi ce lo chiede, ovvero chi lo chiede alla nostra classe politica? Chi ci lucra, che domande…

D’altra parte, una classe politica che se ne infischia altamente dei bambini che muoiono di tumore in Terra dei Fuochi, tutto ad un tratto diventa sensibile alla salute dei più piccini?

Fatemi il piacere. I bambini di Terra dei Fuochi possono crepare. Quelli senza vaccino NO, darebbero un grande, grandissimo dolore a quelle anime nobili delle Lobby dei Farmaci. E questo i nostri politici proprio non lo possono permettere!

La Storia insegna, ma noi siamo cattivi alunni. Forse avete già dimenticato che la vaccinazione contro l’epatite b è stata resa obbligatoria nel 1991 e questo perchè l’allora ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo che, insieme al responsabile del settore farmaceutico del ministero, Duilio Poggiolini, intascò ben 600 milioni di lire di TANGENTE dall’azienda Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B.

Un consiglio per la Susy di cui sopra: ricapitalizza 600 milioni di lire del 1991 ad oggi e moltiplica per 12…
By Eles

I Voucher significano sfruttamento e lavoro sottopagato, per questo piacciono così tanto al Pd di Renzi: li avevano aboliti per evitare un’altra bastonata al referendum, ma, falsi peggio di Giuda, ecco che ora li tirano fuori di nuovo …e Voi continuate a dare il voto a queste carogne…!

Voucher

 

 

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I Voucher significano sfruttamento e lavoro sottopagato, per questo piacciono così tanto al Pd di Renzi: li avevano aboliti per evitare un’altra bastonata al referendum, ma, falsi peggio di Giuda, ecco che ora li tirano fuori di nuovo …e Voi continuate a dare il voto a queste carogne…!

 

Voucher, dal referendum Cgil all’abolizione e ritorno. Cosa bolle nella pentola dei buoni lavoro

Della questione si sta occupando il viceministro dell’Economia Enrico Morando, d’intesa coi tecnici di Via Veneto. Da lì, di fatto, uscirà la proposta di riferimento, che poi – per motivi di forma – verrà però limata e firmata da un portavoce del Pd, forse dallo stesso relatore Mauro Guerra. Una proposta che comunque non andrà incontro a grandi ritocchi

“All’inizio era fuoco di sbarramento; ormai si è passati al conflitto”. La battuta è di Giorgio Airaudo, deputato di Sinistra Italiana, e riassume bene lo scontro parlamentare di questi giorni sul tema dei voucher. Uno scontro che sembrava figlio della pretattica, e che invece ora mette a rischio la sopravvivenza stessa del governo. La minaccia definitiva all’esecutivo Gentiloni arriva da Francesco Laforgia, capogruppo di Articolo 1 – Mdp alla Camera: “Se si reintroducono i voucher per le imprese, noi usciamo dalla maggioranza”. La replica del Pd è affidata a Ettore Rosato: “Ci eravamo impegnati a normare il lavoro occasionale e lo facciamo. Chi non lo vuole evidentemente preferisce il lavoro in nero”. Queste, dunque, le dichiarazioni incrociate. Ma su cos’è che si litiga, in effetti?

La prima questione è di metodo. “Però il metodo, in casi come questi, è sostanza”, afferma laconica Tania Scacchetti, segretario confederale della Cgil. I voucher erano stati aboliti a metà marzo, con un decreto d’urgenza che aveva come finalità esclusiva quella di scongiurare il rischio del referendum indetto dal sindacato di Susanna Camusso. Ora che la chiamata alle urne è stata sventata, ecco che il governo vuole reintrodurre i buoni lavoro: in forme diverse, soprattutto nel nome, da ciò che c’era prima, ma non abbastanza diverse perché il tutto non appaia una furbata. E lo fa, di nuovo, in grande fretta, rinunciando alla via del confronto.

“Il punto è che il governo, come al solito, comprime il dialogo”, protesta la deputata pentastellata Tiziana Ciprini. Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, in queste ore prova in realtà a sgravare l’esecutivo da ogni responsabilità: “Se ne sta occupando il parlamento”, spiega. Ma non è proprio così. È vero: in Commissione bilancio, alla Camera, è tuttora in discussione il decreto che riguarda la cosiddetta manovrina da 3,4 miliardi, e in quel contesto si sta discutendo anche delle misure per i nuovi voucher. Ma si discute per modo di dire, con la certezza che questo confronto servirà a ben poco. Tutti, infatti, sono in attesa, da oltre una settimana, che arrivi un emendamento di iniziativa del governo. Della questione si sta occupando il viceministro dell’Economia Enrico Morando, d’intesa coi tecnici di Via Veneto. Da lì, di fatto, uscirà la proposta di riferimento, che poi – per motivi di forma – verrà però limata e firmata da un portavoce del Pd, forse dallo stesso relatore Mauro Guerra. Una proposta che comunque non andrà incontro a grandi ritocchi. Anche perché il tempo stringe: il decreto va convertito da entrambe le Camere entro il 24 di giugno. Possibilità per discutere, dunque, non ce ne sarà.

E qui si arriva all’altra questione: quella del merito. Cosa intende proporre, il governo? Nel dettaglio, nessuno sa dirlo con esattezza. Ma su un punto il fronte dei contrari è d’accordo: “Si vuole far rientrare dalla finestra ciò che è stato fatto uscire dalla porta”. Il nodo cruciale riguarda la reintroduzione dei voucher – o dei loro surrogati – per le imprese. “Quello è l’errore fondamentale”, ha ripetuto in questi giorni l’ex ministro Cesare Damiano, presidente dem della commissione Lavoro alla Camera, che si dice “contrario” alle scelte della componente renziana del suo partito. “A me sembrava che la promessa del governo fosse chiara: i voucher solo per i lavoretti occasionali. E infatti – prosegue Damiano – noi volevamo reintrodurli solo per le famiglie e le ong”. Così non sarà. Le indiscrezioni che circolano, infatti, parlano di un sostanziale accordo tra il Pd e Alleanza Popolare. L’asse, insomma, tra Matteo Renzi e Angelino Alfano, suggellato a inizio aprile anche un incontro ufficiale tra i capigruppo di Camera e Senato di Ap e Paolo Gentiloni. Negli scorsi giorni Maurizio Lupi si mostrava sicuro: “Sono certo che il governo accoglierà la nostra proposta e si troverà un’intesa”. La quadra, per quanto riguarda le aziende, dovrebbe arrivare intorno all’idea avanzata da Maurizio Sacconi: una sostanziale estensione del contratto a chiamata in una versione più semplificata. Un mini-contratto attivabile tramite un’iscrizione online, con tanto di contributo previdenziale al 32% (com’è per le collaborazioni, dunque). Qualche paletto in più, rispetto ai vecchi voucher, s’intravede: forse un minimo di 4 ore di lavoro necessario per poter avviare la procedura telematica, forse un tetto annuo di 5mila euro totali di retribuzione in voucher per ogni singola impresa. Ma si qui si vaga, ancora, nel campo delle ipotesi. E nell’attesa che venga svelato il testo, per ora di certo c’è solo il conflitto.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/25/voucher-dal-referendum-cgil-allabolizione-e-ritorno-cosa-bolle-nella-pentola-dei-buoni-lavoro/3614791/

La Svezia dice NO alle vaccinazioni obbligatorie, violano i diritti della Costituzione. Ma “loro” hanno rispetto della Costituzione e non hanno politici che con i vaccini ci lucrano, magari intascando fior di mazzette sulla pelle della Gente!

Svezia

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La Svezia dice NO alle vaccinazioni obbligatorie, violano i diritti della Costituzione. Ma “loro” hanno rispetto della Costituzione e non hanno politici che con i vaccini ci lucrano, magari intascando fior di mazzette sulla pelle della Gente!

Il 10 maggio il Parlamento svedese ha respinto 7 proposte che avrebbero promosso le vaccinazioni obbligatorie. Il governo svedese ha deciso infatti che le politiche di vaccinazione forzata sono contrarie ai diritti costituzionali dei loro cittadini.

La Svezia, invece di aderire alla pressione delle aziende farmaceutiche o delle tattiche spaventose dei media mainstream, ha adottato la decisione di rifiutare l’applicazione della vaccinazione obbligatoria ai suoi cittadini. Infatti, un tale mandato, hanno affermato, violerebbe la Costituzione del paese.

Anche altri fattori hanno influenzato questa decisione. Da un lato c’è stata la pressione dei cittadini che hanno manifestato chiaramente il loro dissenso oltraggio al concetto di vaccinazioni forzate. Il testo di uno dei moti relativi alla decisione ha rilevato che i parlamentari avevano osservato “una grande resistenza a tutte le forme di coercizione per quanto riguarda la vaccinazione“.

I politici hanno anche citato alcuni dati dal sistema sanitario svedese (NHF) che hanno rivelato frequenti e “gravi reazioni avverse” al vaccino MMR (morbillo, orecchioni e rosolia) ed hanno osservato che tali reazioni sono specificate anche nel foglietto informativo del vaccino. I politici hanno affermato che siccome i bambini dovrebbero ricevere due dosi di questa vaccinazione, questi considerevoli rischi sarebbero raddoppiati. Inoltre hanno sottolineato che tali rischi non erano limitati al vaccino MMR, ma che altri vaccini causavano “reazioni avverse simili”.

Ecco il testo originale in svedese di ciò che è avvenuto (è tradotto con il traduttore dato che non conosciamo lo svedese):

“La NHF svedese ha inviato una lettera al Comitato e ha spiegato che violerebbe la nostra Costituzione se introdusse la vaccinazione obbligatoria o la vaccinazione obbligatoria come è stata presentata nel moto di Arkelstens. Molti altri hanno anche presentato una corrispondenza e molti hanno richiamato il Parlamento e il politico. I politici parlamentari hanno sicuramente notato che c’è una massiccia resistenza a tutte le forme di coercizione per quanto riguarda la vaccinazione.”

Inoltre, questo deve essere osservato da tutti i paesi che impongono vaccinazioni obbligatorie di bambini e adulti, specialmente in Italia, dove esiste un vero e proprio regime nazista fatto di minacce e ritorsioni a tutti coloro che mettono in dubbio il dogma dei vaccini, senza alcuna apertura al dialogo e alla comprensione delle critiche. Il testo continua:

“La NHF svedese mostra anche le frequenti reazioni avverse in base al tasso a cui FASS specifica nel foglietto illustrativo del vaccino MMR, quando si vaccina un gruppo intero di anno. Inoltre, bisogna tener conto che ogni gruppo di età riceverà due volte il vaccino MMR, per cui gli effetti collaterali sono raddoppiati. Non dobbiamo dimenticare che, inoltre, si applicano simili liste di reazioni avverse per altri vaccini. Nella lettera abbiamo anche incluso una vasta lista degli additivi trovati nei vaccini – sostanze che non sono sostanze per la salute e non appartengono a bambini o bambini. Abbiamo finito l’opinione dei politici con una scoraggiante lista di studi che dimostrano che la vaccinazione è una cattiva idea.”

E’ importante notare un punto che viene sempre tralasciato in questa campagna mediatica portata avanti in Italia da televisioni e giornali dove si usa tanta retorica e poco cervello, perché “non si discute sui vaccini” ovvero “non si usa il cervello, si fa il gregge e basta”. La questione degli additivi trovati nei vaccini che non “non sono sostanze per la salute e certamente non appartengono ai neonati o ai bambini”.

tratto da: https://www.dionidream.com/svezia-abolisce-vaccinazioni-obbligatorie/

Vi siete chiesti perchè l’attentato di Manchester ha avuto scarso risalto mediatico e già non se ne parla più? Perché l’attentatore è un personaggio scomodo di cui si deve sapere il meno possibile: è un “prodotto” di inglesi e americani per deporre Gheddafi prima e Assad poi…!

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Vi siete chiesti perchè l’attentato di Manchester ha avuto scarso risalto mediatico e già non se ne parla più? Perché l’attentatore è un personaggio scomodo di cui si deve sapere il meno possibile: è un “prodotto” di inglesi e americani per deporre Gheddafi prima e Assad poi…!

Manchester Arena – Tutto quello che media e politici non vogliono si sappia su Salman Abedi, prodotto del rovesciamento di Gheddafi in Libia e “ribelle” armato in Siria

Ecco quello che media e politici non vogliono si sappia circa l’attacco terroristico suicida alla Manchester Arena: Salman Abedi, il 22enne che ha ucciso quasi due dozzine di spettatori accorsi alla Manchester Arena, era Figlio di Ramadan Abedi, uomo reclutato  dai servizi segreti britannici e coinvolto in un vasto piano dell’esercito libico per assassinare Mu’ammar Gheddafi; Salman Abedi era il prodotto del rovesciamento di Gheddafi in Libia, fermamente voluto da Stati Uniti e dal Regno Unito e ribelle armato propenso al “cambio di regime” in Siria.

L’attentatore suicida della Manchester Arena è il prodotto diretto delle politiche interventiste degli Stati Uniti e del Regno Unito in Medio Oriente.

Secondo il The Telegraph, Salman Abedi, era figlio di immigrati libici che vivono in un quartiere musulmano radicalizzato a Manchester ed era tornato in Libia più volte dopo il rovesciamento di Mu’ammar Gheddafi, l’ultima, in ordine di tempo, poche settimane fa. Dopo la “liberazione” della Libia da parte di Stati Uniti, Regno Unito e alleati, tutti i tipi di gruppi jihadisti radicali precedentemente fuorilegge e ferocemente repressi, hanno trovato improvvisamente terreno fertile in quella zona di Mondo, dando libero sfogo ad ogni genere di impulso. Questa è la Libia che Abedi trovava ogni volta che faceva ritorno a casa, questo è il luogo dove, probabilmente, si è preparato per il suo attacco suicida alla Manchester Arena. Prima dell’attacco al Governo libico del 2011, non esistevano Al-Qaeda, ISIS, o qualsiasi altra organizzazione terroristica sul suolo libico.

Come riportato sempre dal The Telegraph, è stato lo stesso Gheddafi, nel Gennaio del 2011, ad avvertire l’Europa che, una volta rovesciato il suo Governo, il risultato sarebbero stati innumerevoli attacchi islamici radicali in Europa; la Libia post-Gheddafi è diventata un’incubatrice del terrorismo internazionale, nonché terreno di reclutamento per gli estremisti impegnati in Siria contro il regime di Bashar al-Assad.

È dal The Sun, invece, che veniamo a sapere che Salman Abedi, nei suoi tanti viaggi, è stato anche in Siria dove, ben presto, ha sposato la causa dei ribelli armati in quella che, da molti, viene vista come l’ennesima “guerra per procura” portata avanti dagli Stati Uniti. L’attentatore suicida della Manchester Arena potrebbe essere stato addestrato dalla CIA e finanziato da uno dei tanti fondi neri realizzati ad hoc dal Dipartimento della Difesa? Tutto è possibile.

Mentre il mainstream e i politici opportunisti sosterranno che l’unica soluzione è un intervento militare in Medio Oriente, la pura verità è che la causa, almeno parziale, di questo attacco è dovuta proprio all’intervento occidentale in Libia e Siria.

Non ci sarebbe stato nessun campo di addestramento jihadista in Libia se Gheddafi non fosse stato abbattuto da Stati Uniti d’America e Regno Unito; non ci sarebbe stata alcuna esplosione di ISIS di al-Qaeda in Siria se non fosse stato per la politica di “cambio di regime” sostenuta da USA e UK in quel Paese.
Fonte: Manchester Bomber Was Product of West’s Libya/Syria Intervention

Traduzione e sintesi di Nico ForconiControInformo.info

tratto da: http://www.controinformo.info/controinformo/2017/05/25/attentato-manchester-arena-salman-abedi/6431

Panico tra i politici. Il siluro dell’Inps fa tremare la casta: “I vitalizi dei parlamentari ormai sono insostenibili”

politici

 

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Panico tra i politici. Il siluro dell’Inps fa tremare la casta: “I vitalizi dei parlamentari ormai sono insostenibili”

...ma state sereni, i nostri politici hanno affossato anche questo!

“I vitalizi dei parlamentari ormai sono insostenibili”. Panico tra i politici. Il siluro dell’Inps fa tremare la casta

Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioninel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.

Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Camera sui vitalizi. “Applicando – dice – le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)”. Boeri nell’audizione sottolinea come la spesa negli ultimi 40 anni sia stata “sempre più alta dei contributi. Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) – precisa – alimenta inizialmente forti surplus perchè ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile”.

“Essendo il numero dei contribuenti fisso – dice – questi andamenti erano più che prevedibili. Eppure si è ritenuto per molte legislature di non intervenire. Addirittura si sono resi questi trattamenti ancora più generosi, come testimoniato da una crescita, per lunghi periodi, più accentuata della spesa che del numero di percettori.

I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa – continua – non sono in grado di evitare forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni”. “Con le regole attuali – sottolinea Boeri – la spesa per vitalizi è destinata ad eccedere anche nel prossimo decennio di circa 150 milioni l’anno i contributi versati da deputati e senatori. Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni. Vi sono 117 ex-deputati e senatori con lunghe carriere contributive per i quali il ricalcolo potrebbe comportare un incremento del vitalizio.

I risparmi derivanti dal ricalcolo contributivo salirebbero a circa 79 milioni se la correzione alla luce del ricalcolo contributivo avvenisse solo al ribasso, tenendo conto del fatto che per la stragrande maggioranza degli ex- parlamentari ha ricevuto un trattamento di favore rispetto agli altri contribuenti”.

“Supponendo poi che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi ricalcolati sia lo stesso per i consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per l’insieme delle cariche elettive – avverte il presidente Inps – salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016 (e circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni presi in considerazione dalle nostre simulazioni). Si tratta, dunque, di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali”
fonte: http://notizieinmovimentonews.blogspot.de/2017/01/i-vitalizi-dei-parlamentari-ormai-sono.html?m=1

Mentre, in questo momento non facile, vedi i 5stelle tagliarsi lo stipendio e rinunciare al Vitalizio, vedi anche la signora di Palazzo Chigi che fa i capricci perchè non gli piace l’arredo del suo ufficio. Una lacrimuccia ed ecco pronti di 304MILA EURO DI SOLDI NOSTRI per i nuovi mobili!

 

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Mentre, in questo momento non facile, vedi i 5stelle tagliarsi lo stipendio e rinunciare al Vitalizio, vedi anche la signora di Palazzo Chigi che fa i capricci perchè non gli piace l’arredo del suo ufficio. Una lacrimuccia ed ecco pronti di 304MILA EURO DI SOLDI NOSTRI per i nuovi mobili!

 

La signora di Palazzo Chigi ha deciso, e quando ci sono soldi da spendere nei palazzi romani non si protesta quasi mai. Maria Elena Boschi ha dato mandato al segretario generale della Presidenza del Consiglio Paolo Aquilanti, suo fedelissimo dai tempi del Ministero delle Riforme, di stanziare 304mila euro (degli italiani) per rifare il look ali uffici di rappresentanza della Presidenza. Come spiega il Giornale, l’intervento è destinato al recupero e all’acquisto di immobili d’epoca ma anche ad ammodernare le postazioni informatiche utilizzate dai dipendenti di Palazzo Chigi. I fondi, sottolinea il quotidiano di via Negri, sono stati prelevati dall’avanzo di amministrazione del bilancio di previsione del 2016 tramite anticipazione di cassa. Piccolo particolare: la nomina di Aquilanti a segretario generale è stata bocciata dal Consiglio di Stato, di cui è tutt’ora membro. Dovrà scegliere: o l’una o l’altra poltrona, ma nell’attesa il suo portafogli è attivissimo.

Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…!

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Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…!

Come al solito Renzi spara la sua menzogna “Non vediamo l’ora che parta” amplificata dai media di regime. Poi a telecamere spente ecco che che fa il contrario. Alla Camera la maggioranza boccia la proposta di discuterne subito…!!

E mi fanno morire quelli del Pd che sul caso De Bortoli dicono tronfi “Ma la Boschi ha dato la sua parola che non è vero”…

La parola della Boschi? Quella di Renzi? Ma se da quando sono in politica non hanno mai detto la verità?

La prova? Siamo qui a parlare di due che la politica, secondo quanto hanno giurato agli Italiani, dovrebbero vederla solo in Tv…!

Ci raccontano quei disgraziati de Il Fatto Quotidiano:

Banche, l’inchiesta parlamentare? Non è una priorità

Renzi: “Non vediamo l’ora che parta”. Poi la maggioranza boccia la proposta di discuterne subito alla Camera: di questo passo partirà solo dopo le ferie e non farà nulla

C’è Renzi 1, l’annunciatore. Quello che ieri pomeriggio ha inviato la consueta enews ai suoi lettori, regalando parole definitive riguardo la Commissione d’inchiesta sulle banche: “Non vediamo l’ora di iniziare per fare chiarezza fino in fondo. Il capogruppo del Pd sarà Matteo Orfini”. Poi c’è Renzi 2, il segretario del Pd. Il partito che alla Camera – a un paio d’ore dall’annuncio di Renzi 1 – ha votato per ritardare l’avvio della stessa commissione parlamentare che il leader non vede l’ora di iniziare.

È successo ieri a Montecitorio: a inizio seduta il Movimento 5 Stelle ha chiesto di invertire l’ordine del giorno per iniziare subito l’esame della legge che istituisce la bicamerale. Una proposta appoggiata anche da Forza Italia. Il Pd però ha votato contro: resta tutto com’è. Si parte dalla riforma dei parchi e delle aree verdi, peraltro osteggiata dalle associazioni ambientaliste. L’approvazione della commissione sulle banche rimane al sesto posto in calendario. Di questo passo, con la pausa estiva dietro l’angolo e la minaccia di elezioni tra fine settembre e inizio ottobre, sarebbe già tanto riuscire ad approvarla, figurarsi a sceglierne i componenti e iniziarne i lavori.

Per capire di cosa parliamo serve un passo indietro. La commissione bicamerale d’inchiesta, scomparsa a lungo dai radar parlamentari, è tornata d’attualità grazie alle rivelazioni del libro di Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi): Maria Elena Boschi, allora ministra, avrebbe chiesto all’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni di valutare l’acquisto dell’ormai decotta Banca Etruria, di cui il papà Pier Luigi Boschi era vicepresidente.

Com’è noto, Maria Elena ha smentito e promesso di portare in tribunale l’ex direttore del Corriere della Sera. Come svelato ieri dal Fatto, invece, della querela dell’ex ministra non c’è ancora traccia.

La commissione potrebbe fugare ogni dubbio: basterebbe convocare Ghizzoni, che peraltro ha già dato la sua disponibilità (“se mi convocheranno parlerò in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno”). A parole, poi, tutti si dicono ansiosi di ascoltare questa benedetta commissione parlamentare. Compreso Renzi, l’unico che ha davvero qualcosa da perdere – oltre alla sottosegretario Boschi – visto l’imbarazzante conflitto d’interessi che potrebbe riguardare la ministra più importante del suo governo.

Il Senato ha approvato la legge che istituisce la bicamerale solo il 4 aprile(dopo anni di melina), ora toccherebbe alla Camera dire sì alla legge istitutiva senza modifiche. Bisognerà però aspettare ancora un po’, visto il voto di ieri pomeriggio. Chissà cosa ne pensa Renzi 1.

I Cinque Stelle intanto hanno gioco facile: “Sarebbero bastati 15 minuti per chiudere l’iter della legge e far partire la Commissione – si legge in una nota dei deputati grillini – ma è evidente il doppio binario: si parla bene e si razzola male. Le chiacchiere stanno a zero e quelle dell’ex premier, in particolare, valgono meno di niente”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/banche-linchiesta-parlamentare-non-e-una-priorita/

Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

 

Renzi e Berlusconi

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Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano (notizia, comunque riportata anche da diverse altre fonti):

Il nuovo Nazareno porta dritti al voto già il 24 settembre
Renzi pronto al patto con Berlusconi: se Forza Italia dà l’assenso al voto in autunno, dirà sì al sistema tedesco.
Silvio Berlusconi ci guadagna la quasi certezza di stare in un governo di larghe intese con Forza Italia nella prossima legislatura e Matteo Renzi la possibilità di andare a votare in autunno, possibilmente il 24 settembre, in contemporanea alla Germania.
E così vinco una scommessa fatta con gli amici.
Al voto dopo il 15 settembre (quando tutti i Parlamentari si saranno assicurati il Vitalizio), ma non molto dopo (tra l’altro Vi ricordo che al momento Renzi non ha l’immunità parlamentare, e Dio sa in questo momento quanto gli serve!)…
Per capirci qualcosa, ecco un altro scritto da Il Tempo. Era il Dicembre scorso e qualche sprovveduto pensava ancora al voto in questa primavera (aveva fatto i conti senza la fame di soldi pubblici di queste carogne):

Vitalizi e voto anticipato Così il Parlamento può “rubare” il tesoro di deputati e senatori

Un tesoretto da quasi 20milioni di euro. Sono i soldi che finirebbero a sorpresa nelle casse del Parlamento nel caso le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017. Fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi presto senza poltrona e senza contributi versati.

Andiamo con ordine. Gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni 6 mesi e un giorno (per ogni anno di mandato ulteriore dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a 60 anni).

Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda, più o meno 750 euro. Soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo, in cui ovviamente confluiscono anche i contributi pagati da Camera e Senato (circa 1.400 euro al mese per ogni rappresentante). Ma se l’onorevole non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato non avrebbe diritto a prendere un euro. Del resto funziona così anche per tutti gli altri lavoratori che, però, devono avere un minimo di 20 anni di contributi.

Le norme sono chiare. L’articolo 2 del regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, al comma 5, prevede che «per i contributi versati a decorrere dal 1° gennaio 2012 non è ammessa la restituzione». Dunque o i parlamentari al primo mandato saranno ancora in carica il 15 settembre del prossimo anno, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

Facciamo i conti. I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Dunque una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche, anche se la parte del leone la fanno il Pd e il M5S. Nei giorni scorsi molti ne hanno contati 608, aggiungendo probabilmente ai 591 anche quelli che già avevano alcuni mesi di mandato nelle passate legislature e che quindi matureranno il diritto al vitalizio qualche mese prima del prossimo settembre.

Ognuno dei 591 parlamentari ha versato 33.750 euro (750 euro al mese trattenuti dallo stipendio per 45 mesi di mandato, fino ad oggi). Dunque il fondo ha raccolto in tutto 19.946.250 euro. Un tesoro a disposizione della Camera e del Senato se le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella dovessero avvicinare il voto e, dunque, interrompere la legislatura. O anche se il nuovo governo dovesse esaurire il suo compito rapidamente e, come hanno chiesto alcune forze politiche, ci fossero elezioni subito prima dell’estate.

Molti parlamentari sono in fibrillazione anche perché tra i 591 che rischiano di perdere i contributi versati ce ne sono parecchi che non verranno ricandidati. Dunque perderebbero l’occasione di avere una pensione da ex parlamentare. Non ricca come un tempo, in cui per un mandato si conquistavano tremila euro al mese, ma pur sempre una somma dignitosa (mille euro al mese). Alcuni deputati e senatori stanno ipotizzando, nel caso, di fare ricorso per chiedere la restituzione dei contributi ma sembra che i margini siano piuttosto ristretti.

Attacca Riccardo Fraccaro (M5S), membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. È stato tra quelli che, negli ulti- mi anni, hanno presentato in Aula i provvedimenti (tutti bocciati) per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari. Ora tuona: «Chiediamo di restituire la parola ai cittadini subito dopo che la Consulta si sarà pronunciata sull’Italicum, quando si avrà una legge elettorale corretta con il recepimento delle indicazioni della Corte. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Tanto più che si tratta degli stessi politici che hanno calpestato i diritti degli italiani e godono già di innumerevoli privilegi». Per i parlamentari che temono di restare senza pensione e senza contributi versati ci sarebbe anche la beffa. Cioè che quei 20 milioni di euro che la Camera e il Senato si ritroverebbero in cassa rimarrebbero nello stesso capitolo di bilancio, quello sul trattamento pre- videnziale. Andrebbero dunque a finanziare i vitalizi che il Parlamento continuerà a pagare ancora per molti anni ai 2.600 ex deputati ed ex senatori che hanno maturato l’assegno prima del 2012 (anno in cui c’è stato il passaggio tra il sistema retributivo e quello contributivo).

Ma niente paura. Per i parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi (e di governo) ci sarà comunque una consolazione: la buonuscita. Ognuno, infatti, mette da parte mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare ogni onorevole riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi). In tutto 30 mila euro. Certo se la legislatura dovesse proseguire ancora pure la buonuscita sarebbe più pesante. Allora perché non tentare di conquistare il massimo rimanendo in carica fino al termine naturale della legislatura, cioè nel 2018? Ci stanno pensando parecchi parlamentari. Diranno che servirà per dare più stabilità al Paese.

Detto tutto questo, penso che dubbi non ce ne sono: SONO SOLO UNA MASSA DI FARABUTTI!

By Eles

Per rinfrescarVi la memoria: Renzi assolto dall’accusa di danno erariale. Ma la motivazione della sentenza è esilarante: “INCAPACE DI PERCEPIRE L’ILLEGGITTIMITÀ DEL SUO OPERATO”! In altre parole: ha commesso il fatto, ma non è colpa sua perchè è un IDIOTA !!

danno erariale

 

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Per rinfrescarVi la memoria: Renzi assolto dall’accusa di danno erariale. Ma la motivazione della sentenza è esilarante: “INCAPACE DI PERCEPIRE L’ILLEGGITTIMITÀ DEL SUO OPERATO”! In altre parole: ha commesso il fatto, ma non è colpa sua perchè è un IDIOTA !!

Assunzioni irregolari a Firenze, Renzi assolto perché “non addetto ai lavori”
“Dopo due condanne mi hanno assolto. Ristabilita la verità”. Così Matteo Renzi esultava via Twitter dopo la sentenza della Corte dei Conti che lo ha sollevato dall’accusa di danno erariale per i contratti di assunzione nella sua segreteria tra il 2004 e il 2009. Resta l’imbarazzo delle motivazioni: secondo la Corte, infatti, l’allora presidente della Provincia di Firenze non era in grado di percepire le illegittimità del proprio operato.

Quando è stato assolto ha esultato su Twitter: “La Corte mi aveva condannato a pagare 14mila euro per un atto amministrativo della Provincia di Firenze. Oggi condivido una piccola soddisfazione: l’appello ha annullato la condanna e la verità viene finalmente ristabilita”. Per Matteo Renzi sembrava chiusa così la vicenda dei portaborse senza laurea che aveva assunto nella sua segreteria personale con contratti e retribuzione da dirigenti negli anni dal2004 al 2009. Per quella storia aveva subito due condanne da parte della Corte dei Conti della Toscana e tre anni dopo è arrivata l’assoluzione in appello nel Lazio. L’unico ad essere sollevato però, a quanto pare, è il diretto interessato.

Le motivazioni della sentenza emessa dai giudici della I Sezione centrale di appello di Roma il 4 febbraio 2015 tolgono al premier l’imbarazzo della condanna ma non altri. A pagina 11 del dispositivo si legge infatti: “Pur non ricorrendo gli estremi della cosiddetta “esimente politica”, questo Collegio ritiene di poter rilevare l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un ‘non addetto ai lavori’”. In poche parole, Renzi viene assolto perché non in grado di percepire le illegittimità del proprio operato. E forse, già che oggi è Presidente del Consiglio, non è proprio motivo di festa. Piaccia o non piaccia, è questa la motivazione che ha seppellito le due sentenze della sezione giurisdizionale della Toscana che il 4 agosto 2011 (n. 282) e il 9 maggio 2012 (n. 227) avevano condannato Renzi e altre venti persone, tra colleghi di giunta e funzionari, per danno erariale con colpa grave.

E che cosa aveva mai combinato, l’allora presidente della Provincia e oggi premier d’Italia? Secondo il procuratore contabile aveva inquadrato nel suo staff quattro persone esterne all’amministrazione come funzionari, qualifica che richiede la laurea, pur non possedendola. L’indagine era nata da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai, “uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, sistemato nella segreteria del presidente nonostante fosse privo del diploma di laurea. Così per cinque anni, i quattro avrebbero beneficiato di uno stipendio maggiorato e non dovuto. Una violazione delle disposizioni sulla contrattazione collettiva del comparto previste dall’art. 90del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL, d.lgs 267/2000) che avrebbe prodotto un danno per l’amministrazione stimato in 2.1 milioni di euro, ridotto dai giudici di primo grado a un risarcimento di 50mila. Di questa somma, circa 14mila euro sono stati posti a carico del rottamatore. La cifra è modesta, il significato politico del giudizio di prima grandezza.

Alla fine resta una sentenza di assoluzione dalle motivazioni sorprendenti, per certi versi preoccupanti. Il direttore di Lex Italia, rivista di diritto pubblico, Giovanni Virga la spiega così: “Il collegio ha ritenuto che l’attuale Presidente del Consiglio, pur essendo in possesso di una laurea in giurisprudenza, è un “non addetto ai lavori” che si fida ciecamente degli apparati burocratici (che quindi sono stati giustamente condannati in primo grado) e che non è in grado nemmeno di rilevare che al personale privo di laurea da lui assunto in via fiduciaria non può essere corrisposto il trattamento economico previsto per i laureati”. Il principio rischia di spalancare le porte a un sistema diffuso di elusione della responsabilità erariale. “Serve anche a mandare assolti nei giudizi di responsabilità i politici di vertice i quali, essendo “non addetti ai lavori” non possono essere ritenuti responsabili degli atti da loro adottati”.

I giudici, a onor del vero, avevano anche un’altra strada per assolvere Renzi. Era ben nascosta nei meandri della riforma della Pa del suo ministro Madia presentata il 13 giugno e convertita l’11 agosto 2014 come legge n. 114. Lì è spuntato un comma 3-bis che modifica il Testo Unico degli Enti Locali proprio nella parte che riguarda l’inquadramento del personale di staff esterno alla PA. Dispone che “resta fermo il divieto di effettuazione di attività gestionale anche nel caso in cui nel contratto individuale di lavoro il trattamento economico, prescindendo dal possesso del titolo di studio, è parametrato a quello dirigenziale”. Con un lessico un po’ oscuro e bizantino, il comma sembra acclarare la possibilità di parametrare il trattamento economico dei “portaborse” sprovvisti di laurea a quello dei dirigenti; proprio l’inciampo oggetto dell’appello di Renzi nel Lazio. Da qui, il sospetto che non fosse entrato nella riforma per caso ma ad “usum delfini”, perché venisse applicato retroattivamente dalla Corte dei conti in base al principio di retroattività della legge favorevole al reo. Non è stato necessario usufruire della legge ad personam. E’ bastato che la persona ignorasse la legge. Così, l’ignoranza mai ammessa per legge viene sdoganata per sentenza.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/25/assoluzione-renzi-legge-ad-personam-era-persona-ignora-legge/1451685/

http://siamolagente3.altervista.org/rinfrescarvi-la-memoria-renzi-assolto-dallaccusa-danno-erariale-la-motivazione-della-sentenza-esilarante-incapace-percepire-lilleggittimita-del-suo-operato-parole-c/

 

Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

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Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

 

“L’Isis vende petrolio anche agli europei”
Secondo l’ambasciatrice Ue in Iraq alcuni paesi dell’Unione avrebbero comprato greggio contrabbandato. Dal traffico il Califfato guadagna oltre 3 milioni di dollari al giorno.

Mentre con straordinaria consapevolezza cinematica la coalizione di trenta paesi comincia a bombardare l’Is (Islamic State, come loro si chiamano, Isis come si chiamavano prima e come li chiama ancora chi non vuole riconoscere il loro pseudo stato, Daish come lo chiamano i nemici con un improvvisato acronimo arabo, il Califfato come s’intitolerebbe se fosse un serial tv…) si dice “pronta a tutto per fermarli”. Viene da chiedersi se è proprio così. All’inizio di settembre un alto funzionario europeo ha ammesso che alcuni (non specificati) paesi europei hanno comprato petrolio dall’Is.

Nel prequel della storia, l’allora Isis era armato e aiutato da molti paesi occidentali, dalla Turchia e dai paesi del Golfo. Paul Pillar ha appena spiegato su nationalinterst.org una verità che è stata a lungo davanti agli occhi di chi voleva vedere: che i soldi e le armi inviati a quella fantomatica ed elusiva entità nota come “I ribelli siriani moderati”, finivano immancabilmente nelle mani degli estremisti. Pillar, veterano della Cia e membro della Brooking Institution, ha scritto con grande realismo riguardo all’atteggiamento dell’amministrazione americana: “Non c’è modo di quadrare il cerchio sconfiggendo l’Isis senza aiutare di fatto quello stesso regime siriano che vorremmo abbattere”.

Così ieri è partita la distruzione dell’Is, ma per davvero? Difficilmente i bombardamenti da soli riusciranno a cancellare il regno islamico del Califfo. Servirebbero le truppe di terra ma quelle nessuno vuole mandarle: troppi soldi da sborsare in tempi di crisi cronica, troppe bare da accogliere in tempi di governi impopolari. E poi il ventre molle del “mostro” Is non è la forza militare, è il suo tesoro. Secondo uno studio dell’Iraq Energy Institute il Califfo vende il petrolio dei pozzi confiscati in Siria e in Iraq per 40 dollari al barile al mercato nero. Con 30 mila barili di petrolio al giorno in Iraq e 50 mila in Siria, guadagna 1,2 milioni di dollari al giorno nel primo caso e 2 nel secondo. Fa 97 milioni al mese a cui si devono aggiungere i proventi delle tasse e del pizzo prelevato dalle attività produttive all’interno del Califfato e il grande fiume di dollari che arriva dai finanziatori privati nei paesi del Golfo e probabilmente dalla Turchia.

Colpire il tesoro dell’Is, (“follow the money”) sarebbe probabilmente meno spettacolare dei bombardamenti ma più efficace nell’indebolire gli estremisti, che appartengono alla stessa scuola teologica islamica dell’Arabia Saudita. Gli americani su queste cose li immaginiamo fulminei ed efficienti come in un romanzo di Tom Clancy, e invece vanno al rallentatore. Il New York Times qualche giorno fa raccontava le difficoltà dei funzionari dell’amministrazione Obama nel convincere la Turchia, partner Nato, a smantellare il network del contrabbando di greggio.

Ma dall’Europa sulla testa dell’Is non arrivano soltanto bombe, piovono anche soldi. La signora Jana Hybášková, ceka, ambasciatrice europea in Iraq, ha detto all’inizio di settembre durante un briefing della Commissione Affari Esteri del parlamento europeo che “alcuni paesi europei hanno comprato petrolio dall’Isis”. L’ambasciatrice non ha voluto precisare a quali paesi si riferisse. Dietro al traffico rispunta il nome della Turchia che ospiterebbe la principale rete di contrabbando ma anche quelli della Giordania e del Kurdistan iracheno, peraltro molto legato ad Ankara.