Quando Napolitano salvò i politici: nel ’98 fermò le indagini su Ds, Coop e Tav…!!!

Napolitano

 

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Quando Napolitano salvò i politici: nel ’98 fermò le indagini su Ds, Coop e Tav…!!!

Quando tirano venti di bufera (giudiziaria), a sinistra scatta l’autosoccorso rosso. Oggi Mattarella dà una mano a Renzi invocando il «rispetto dei confini delle proprie attribuzioni» per evitare il conflitto tra poteri dello Stato, e anche Napolitano si è allineato al premier contro la pubblicazione «indiscriminata» delle intercettazioni. Ma proprio il presidente emerito è stato protagonista, da ministro dell’Interno, di un’altra controversa vicenda che, per molti, fu un favore alla sua area politica, con risvolti convenienti per la criminalità organizzata.

La vicenda nasce nel 1996, quando il Ros – come ha raccontato ieri Repubblica – infiltra il colonnello (oggi generale) Vincenzo Paticchio come «agente provocatore» per scoprire i legami corruttivi tra clan dei casalesi, imprenditoria e politica intorno ai lavori per l’alta velocità. Paticchio, fingendosi ingegnere, finisce per fare da tramite tra il consorzio Tav, il clan e le amministrazioni locali, fungendo da emissario e «garante» per le tangenti. Tra i nomi captati dalla «talpa» c’erano quelli di molti politici campani dell’epoca, anche di sinistra, anche di primo piano. Morale, l’«infiltrato speciale» con licenza di facilitare le tangenti sollevò un gran polverone e l’esperienza non venne ripetuta. Ma c’è di più. L’attivismo del Ros sulla Tav, come quello degli altri reparti speciali Sco (Polizia) e Scico (Finanza), stava mettendo in imbarazzo il governo dell’Ulivo, con indagini non solo sull’alta velocità ma anche su Di Pietro e Pacini Battaglia, sugli affari delle coop, sugli stessi Ds in varie regioni. Oltre che su Cosa Nostra, Riina e Provenzano.

Eppure qualcosa stava per spezzare quelle indagini: un criticatissimo decreto ministeriale firmato a marzo 1998 dall’allora titolare del Viminale Napolitano, che smantellava i reparti speciali, fiore all’occhiello nella guerra alla mafia e nel contrasto alla corruzione, trasformando in meri «centri di analisi e di supporto tecnico-logistico» le strutture centrali, e assegnando le sezioni periferiche ai comandi territoriali dei rispettivi corpi. In pratica, se prima una procura poteva rivolgersi per le indagini al Ros, che le avrebbe svolte affidandosi alle sue strutture periferiche in tutta Italia, dopo il decreto Napolitano alle toghe toccava limitarsi a bussare alla porta del locale comando provinciale. Stesso discorso per Sco e Scico. Un depotenziamento in piena regola, tanto che l’allora capo dello Scico, Mario Iannelli, nel 2009 raccontò a Libero che il reparto era sulla «pista buona» per arrestare Provenzano all’inizio del 1998.

Ma con il decreto Napolitano «la struttura creata – spiegò Iannelli – viene azzerata. Con i miei collaboratori siamo così obbligati a chiudere i fascicoli pendenti». Per la gioia del boss, che restò in libertà per altri otto anni. E per il sollievo dei politici di centrosinistra finiti nel mirino di indagini che le procure di mezza Italia avevano assegnato ai reparti speciali. Quando nel 2000 le cose furono rimesse a posto, il dubbio restò a molti. Maurizio Gasparri, per esempio, in un’interrogazione parlamentare chiese «se la decisione di ridimensionare l’attività investigativa di Ros, Sco e Scico fu anche alimentata per attività investigative condotte dallo Scico nei confronti del dottor Di Pietro e da parte del Ros nei confronti di esponenti della sinistra calabrese».

Fonte: Qui

Renzi ed il Pd ormai hanno capito che chi li vota è un branco di subnormali a cui puoi far bere qualunque cazzata. L’ultima? TOTTI SE NE È ANDATO PER COLPA DELLA RAGGI! …Non ridete, per uno che vota Renzi, questa cosa qui è più che attendibile!!

TOTTI

 

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Renzi ed il Pd ormai hanno capito che chi li vota è un branco di subnormali a cui puoi far bere qualunque cazzata. L’ultima? TOTTI SE NE È ANDATO PER COLPA DELLA RAGGI! …Non ridete, per uno che vota Renzi, questa cosa qui è più che attendibile!!

…E sì, chi l’avrebbe mai detto: rimpiangere i bei tempi in cui oltre metà del nostro Parlamento era certo, oltre ogni ragionevole dubbio, che Ruby era la legittima nipote di Mubarak.

Ne è passata di acqua sotto i ponti e noi siamo diventati sempre più coglioni.

Perchè c’è un ebete che mette in giro la voce che Totti ha abbandonato il calcio per colpa della Raggi …e se lo fa c’è qualche demente che gli crede pure.

Questo è Renzi, questa è la sinistra di oggi e, purtroppo, questi sono gli Italiani…

Ci racconta Franco Bechis:

L’ultima di Matteo Renzi: Totti se ne è andato per colpa della Raggi

Sembra una barzelletta, ma è un manifesto che ha messo in rete il Partito democratico. Accusando Virginia Raggi di essere la vera responsabile dell’addio di Francesco Totti alla Roma. Lo avrebbe fatto scappare lei, mentre Luciano Spalletti e James Pallotta si sbracciavano per farlo giocare ancora la prossima stagione. Sarà colpa della visita nello spogliatoio che la Raggi ha fatto prima della partita? Totti l’ha vista e se l’è data a gambe? Il Pd di renzi cita per nobilitare la trovata un articolo del New York Times. Che però non dice proprio quello che è scritto nel manifesto, ma racconta l’addio del campione che mette ko una città che nell’ultimo decennio (non nell’ultimo anno) ha dovuto fare i conti con il lavoro perduto e il dramma dei rifiuti… Via il bianchetto su quel “decennio”, e la trovata Pd è in rete. Ideata dagli stessi che ogni giorno tuonano sulle fake news della rete. (Franco Bechis)

Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza… Stupenda lettera di un insegnante al Ministro Poletti ed a Matteo Renzi – leggetela tutta, ne vale la pena !!

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Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza… Stupenda lettera di un insegnante al Ministro Poletti ed a Matteo Renzi – leggetela tutta, ne vale la pena !!

Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l’insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell’immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..).
Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso.
Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l’ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell’orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa.
Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbra, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un’azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi “tanto mio marito è un dirigente o libero professionista” e chi è solo e disperato, tra chi “o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla” e chi ” ora servirebbe la rivoluzione”, gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data.

Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
(da https://www.facebook.com/pages/Matteo-Saudino/1400008323610329?fref=nf)

L’Ungheria di Viktor Orbán risponde al diktat alla UE con un netto rifiuto: la legge anti-Soros non si cambia! …Perchè i loro politici non sono dei servi lecchini come i nostri. E infatti “loro” si possono permettere di tagliare le tasse e aumenta gli aiuti a famiglie, scuola e sicurezza!

Ungheria

 

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L’Ungheria di Viktor Orbán risponde al diktat alla UE con un netto rifiuto: la legge anti-Soros non si cambia! …Perchè i loro politici non sono dei servi lecchini come i nostri. E infatti “loro” si possono permettere di tagliare le tasse e aumenta gli aiuti a famiglie, scuola e sicurezza!

Ungheria risponde alla UE: la legge anti-Soros non si cambia

BUDAPEST, 26 MAG – Un netto rifiuto: è questo il contenuto della lettera inviata dal governo ungherese alla richiesta della Commissione europea di cambiare la legge che mira a liquidare l’università centro-europea (Ceu), fondata dal sicatio economico americano George Soros a Budapest.

“Non vediamo argomenti validi nella richiesta della Commissione”, ha detto il vicepremier Janos Lazar alla stampa, annunciando la posizione ungherese. (ANSA)

…Ma per farVi capire meglio la situazione, leggete questo:

Il Governo Ungherese taglia le tasse e aumenta gli aiuti a famiglie, scuola e sicurezza (con rapporto debito-pil al 2,4%)

LONDRA – In diverse occasioni abbiamo parlato di miracolo economico ungherese perche’, al contrario delle nazioni dell’area euro, l’Ungheria ha ridotto le tasse e le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana e ha aumentato la spesa sociale e anche la prossima finanziaria che sara’ presentata in parlamento introduce misure che alcuni definiscono populiste ma in realta’ seguono solo il buon senso.

Ma cosa contiene nello specifico la finanziaria ungherese?

Ebbene uno degli aspetti piu’ interessanti e’ che la tassa per le piccole aziende sarà portata al 13%, con una riduzione dell’1% mentre la tassa societaria generale rimarrà invariata (9%).

Conformemente alle promesse precedenti i contributi a carico del datore di lavoro saranno ulteriormente diminuiti e portati dall’attuale 22% al 20%. Saranno aumentate le agevolazioni per le famiglie che hanno due bambini, che comporteranno un risparmio medio 420.000 HUF annui mentre l’aliquota IVA sui servizi catering, sui prodotti ittici e sui servizi internet sarà ridotta al 5%.

La finanziaria stanzierà inoltre 81 miliardi di fiorini (ca. 270 milioni di euro) in più per l’istruzione, 287 miliardi di fiorini (ca. 960 milioni di euro) in più per le pensioni ed i servizi sociali, 83 miliardi di fiorini (ca. 277 milioni di euro) in più per la polizia e sicurezza e 205 miliardi di fiorini (ca. 683 milioni di euro) in più per lo sviluppo economico.

La finanziaria prevede un deficit di 1.360,7 miliardi di fiorini (ca. 4,5 miliardi di euro) con entrate pari a 18.740,7 miliardi di fiorini (ca. 62,5 miliardi di euro) e spese di 20.101,4 miliardi di fiorini (ca. 67 miliardi di euro).

L’obiettivo di deficit, calcolato secondo le regole contabili comunitarie, è pari al 2,4% del PIL.

Tutto questo puo’ sembrare un sogno ma invece e’ una solida realta’ e tutto grazie alla lungimiranza della classe politica ungherese e del primo ministro Viktor Orban che mette al centro delle proprie politiche gli interessi dei cittadini.

Ovviamente lo stesso potrebbe esse fatto in Italia se solo ci fosse la volonta’ politica e non a caso questa notizia e’ stata completamente censurata perche’ creerebbe parecchio imbarazzo alla nostra classe politica. Per incamminarsi sulla strada virtuosa che sta seguendo l’Ungheria, l’Italia dovrebbe abbanonare l’euro, avere quindi una propria valuta sovrana, respingere le immaginabili intromissioni dell’Fmi e per ultimo rintuzzare l’aggressione della Ue, che non sarebbe per nulla felice che l’Italia tornasse a essere un Paese sovrano. Le oligarchie burocratiche e finanziarie di Bruxelles non gradirebbero.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di divulgare questa notizia perche’ vogliamo che l’Italia segua l’esempio ungherese.

Tratto da: www.stopeuro.org

In Parlamento si discute sulla regolamentazione dei Vitalizi – Ed ecco l’emendamento (subito approvato) sulla reversibilità proposto da Gasparini (Pd, ovviamente): “Ingiusto che i congiunti dei parlamentari finiscano a fare la sguattera o il giardiniere” …che tradotto in Italiano significa: noi possiamo, ma loro NO, sono la casta!

Vitalizi

 

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In Parlamento si discute sulla regolamentazione dei Vitalizi – Ed ecco l’emendamento (subito approvato) sulla reversibilità proposto da Gasparini (Pd, ovviamente): “Ingiusto che i congiunti dei parlamentari finiscano a fare la sguattera o il giardiniere” …che tradotto in Italiano significa: noi possiamo, ma loro NO, sono la casta!

 

Vitalizi, dicono addio al privilegio ma si aumentano la reversibilità: “I congiunti di deputati non possono fare le sguattere”

Primo sì al ricalcolo delle pensioni parlamentari in essere col sistema contributivo. All’ultimo però passa il cavillo da Casta: la reversibilità è aumenta di un quinto se i beneficiari non hanno altri redditi. Inps: “Privilegio che non ha pari”. La firmataria Gasparini (PD): “Ingiusto che i congiunti dei parlamentari finiscano a fare la sguattera o il giardiniere”

Dall’Inps assicurano che in Italia non c’è categoria che goda di una norma tanto favorevole da aumentare di colpo la pensione di reversibilità del 20%. Non i 21 milioni di dipendenti pubblici e privati  cui ogni anno eroga le pensioni, che al massimo possono contare sulle rivalutazioni Istat dello zero virgola o di vedersi alzare l’importo, se inferiore, ai 501 euro di pensione sociale. Il problema comune a tutti gli italiani non riguarderà invece mogli e figli di 2.470 ex onorevoli e 1.650 ex consigli regionali che al momento di incassare la reversibilità potranno contare su un assegno aumentato automaticamente di un quinto. A prescindere dall’importo. Ed ecco rispuntare il privilegio, per di più nella legge nata per abolire il più avversato di tutti: il ricco vitalizio che a ancora oggi consente agli ex parlamentari di incassare anche 5-6mila euro al mese a fronte di qualche legislatura in Parlamento.

Parliamo della loro rottamazione, visto che eri il Parlamento ha assestato al vitalizio il primo colpo mortale della storia.  La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato il testo base, a firma di Matteo Richetti, che dispone il ricalcolo dei trattamenti in essere col sistema contributivo. Si tratta di una rivoluzione copernicana che il 31 maggio dovrà ricevere il voto d’aula, passare al Senato e (salvo resistenze e rimpalli) diventare legge entro la fine della XVII legislatura. Che sia un tonico per la reputazione delle istituzioni, una cura dimagrante per i privilegiati e un risparmio straordinario (760 milioni in 10 anni, dice Boeri) per le casse pubbliche non c’è dubbio. Però però.

La pillola, contro la quale già si annunciano ricorsi (per i famosi “diritti acquisiti”), è un po’ meno amara del previsto: all’ultimo passa un emendamento che accorda un beneficio ben poco perequativo nella corsa a omologare il trattamento degli ex onorevoli e consiglieri a quello dei lavoratori dipendenti. Riguarda la “Rideterminazione degli assegni vitalizi” (art.13), lo firma la deputata Pd Daniela Gasparini e recita così: “In assenza di altri redditi di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per i soli trattamenti in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, la misura della pensione di cui all’articolo 11 è aumentata del 20 per cento”.

In soldoni significa che in caso il congiunto beneficiario della reversibilità non abbia “redditi da lavoro dipendente/autonomo e d’impresa, rendite fondiarie e redditi da capitale” percepirà il 60% dell’importo come gli altri italiani, ma aumentato di un quinto. Automaticamente, senza soglia massima ne criteri patrimoniali. E pace se in quelle stesse famiglie, a differenza di altre, per anni si è materializzato uno stipendio parlamentare da 10mila euro al mese.

L’autrice dell’emendamento, manco a dirlo, difende l’eccezione come una misura di “equità”. “Ho pensato che era sacrosanto –  dice la Gasparini al fattoquotidiano.it – mettere fine a trattamenti insostenibili attraverso il ricalcolo contributivo dell’importo pensionistico ma anche che non fosse giusto che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%. E’ una misura pensata su situazioni personali a volte gravose: c’è la vedova, l’anziano, il figlio disabile etc”.

Scusi tanto, ma purtroppo queste cose capitano a tutti gli altri italiani. “Guardi che nessuno in Italia oggi ha un regime pensionistico totalmente contributivo, ma al massimo misto, e non c’è altra categoria sulla quale è in corso una rimodulazione così forte degli assegni previdenziali. Prima del 2012 per cinque anni di legislatura gli onorevoli prendevano 2.200 euro di vitalizio, ora diventeranno 700/800 al momento della maturazione. Non si conoscono ancora gli effetti del ricalcolo di quelle già in corso, ma si stima un taglio del 50% cui, in caso di reversibilità, se ne aggiunge un altro del 40%. Insomma, rimane ben poco per le famiglie dei parlamentari che hanno dedicato magari anni a lavorare per questo Paese. Un Paese che ha tollerato troppo a lungo le baby pensioni e i privilegi. E l’ingiustizia non è una prerogativa dei parlamentari, ci sono altre categorie che hanno trattamenti di favore, a partire dai giornalisti. Le dirò di più: questa misura è un atto coraggioso che anticipa quello che auspico un domani per tutti”. Giusto, ma perché cominciare proprio dai parlamentari?

@thomasmackinson

Chiusa Radio Padania – 10 giornalisti, approdano alla Regione Lombardia senza concorso pubblico, con contratti di consulenza. Passione e fede leghista, ma lo stipendio lo fanno pagare a NOI

Radio Padania

 

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Chiusa Radio Padania – 10 giornalisti, approdano alla Regione Lombardia senza concorso pubblico, con contratti di consulenza. Passione e fede leghista, ma lo stipendio lo fanno pagare a NOI

 

Radio Padania spegne le frequenze. Ecco i giornalisti leghisti assunti in Regione Lombardia

 

Cambia pelle l’emittente della Lega Nord. Dopo vent’anni di trasmissioni Radio Padania Libera spegne le frequenze in Fm, lasciando l’etere per trasformarsi in web radio. I suoi programmi (dieci ore di diretta al giorno) continueranno solo via Internet e grazie alla frequenza digitale in Dab e tramite applicazione per smartphone e tablet.

Negli studi di via Bellerio ha iniziato nel 1999 la sua scalata anche il segretario Matteo Salvini prima di diventarne direttore. Quattro giornalisti e tre registi è quello che rimane della macchina mediatica voluta da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli: Tele Padania, chiusa nel 2014, contava tre giornalisti e tre tecnici mentre il quotidiano “La Padania” al momento di fermare le rotative, un anno dopo, aveva una ventina di dipendenti tra giornalisti e tipografi.

Di questa truppa di giornalisti con il fazzoletto verde in dieci sono approdati alla Regione Lombardia grazie ad un contratto di consulenza o di collaborazione, senza insomma il concorso pubblico.

Passione e fede leghista, stipendio da pubblica amministrazione.

Il primo a passare da via Bellerio a Palazzo Lombardia è stato Roberto Fiorentini. Un passato da direttore di Tele Padania e prima ancora al quotidiano del Carroccio. Nel 2010 pochi mesi prima di diventare direttore di Lombardia Notizie, l’agenzia di informazione della Giunta regionale, è protagonista di un pasticcio brutto. Una troupe tv gira un servizio in un campo nomadi e viene presa a sassate. Fiorentini, in collegamento radiofonico commenta l’accaduto attribuendone la responsabilità a Gad Lerner, colpevole di «aver aizzato, in maniera anche violenta, alcune comunità rom contro la Lega».

Massimiliano Ferrari è stato fondatore della tv di partito e direttore responsabile del Tg Nord. Espulso nel 2006 si è riavvicinato al movimento con l’elezione del governatore Roberto Maroni. Ed ecco arrivare la consulenza da Eupolis, la controllata per le ricerche e la statistica. E poi la scorsa estate chiamato dall’assessore al reddito di cittadinanza e inclusione sociale Francesca Brianza per la «risoluzione delle problematiche relative alla comunicazione internazionale legata al ruolo pro tempore dell’assessore alla carica di Presidente della Regio Insubrica». Un incarico da 19.200 euro all’anno per una macro-regione che esiste solo sulla carta.

Il Buongiorno – Requiem per la Padania

Tra i nove giornalisti di Lombardia Notizie c’è anche Manuela Maffioli, a lungo portavoce di Ettore Adalberto Albertoni, ex membro del consiglio di amministrazione della Rai e membro laico del Consiglio superiore della Magistratura. Percorso inverso per l’ex redattore della Padania Fabrizio Carcano: due anni e mezzo all’agenzia di notizie regionale prima di trasferirsi a Roma e diventare portavoce del segretario della lega lombarda Paolo Grimoldi.

Un passato da giornalista di Tele Padania anche per Ilaria Tettamanti: entrata nella tv nel 2001 dove è rimasta per sette anni è ora approdata al gruppo consiliare della Lega per lo «studio ed analisi dei riflessi della fine del monopolio della comunicazione e realizzazione di documenti audiovisivi che sfruttano le potenzialità di internet».

Paolo Guido Bassi è l’attuale presidente del municipio 4 di Milano, uno delle mini-giunte della metropoli. Passione leghista fin dal 1991, è stato con Salvini nel movimento dei giovani padani. All’indomani dell’elezione di Roberto Maroni a presidente ecco premiata la sua fedeltà con un contratto da giornalista di cinque anni a Lombardia Notizie.

Stesso conflitto d’interesse di uomo politico con contratto da amministrazione pubblica di Igor Iezzi, un passato al quotidiano leghista prima della cassa integrazione. Vulcanico segretario milanese del Carroccio, consigliere comunale a Palazzo Marino e dall’estate 2015 piazzato nello staff dell’assessore allo sport, l’ex campione di canoa Antonio Rossi, con uno stipendio da circa duemila euro al mese.

Ecco come ha risposto alle critiche del Corriere della Sera: «Sono entrato nello staff dell’assessore Rossi e allora? Mi occuperò di comunicazione, settore per il quale mi sembra di avere un curriculum del tutto adeguato. Non c’è nessuno scandalo e nessun imbarazzo».

Un “cursus honorum” tutto incentrato tra i muri di via Bellerio quello di Stefano Bolognini. Prima di fede maronita oggi salviniano di ferro, dopo una parentesi alla Provincia di Milano come assessore alla sicurezza e sfumata l’elezione al parlamentino lombardo è entrato nello staff dell’assessore regionale Simona Bordonali.

Dal Pirellone è passato anche il fondatore dell’associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini. Leghista della prima ora e appassionato di geopolitica, sale sul carro del segretario dopo essere stato scaricato da Bobo Maroni di cui è stato portavoce. Ex collaboratore della Padania, ex capoufficio stampa del parlamentino lombardo, è il regista della svolta “putinista” di Salvini che lo ha piazzato come vicepresidente nel comitato regionale per le comunicazioni.

Nella selva di 105 incarichi a tempo determinato «a supporto degli organi di indirizzo politico» del Pirellone si trovano anche leghisti duri e puri come Leo Siegel, un passato nell’Msi, ex conduttore di Radio Padania, più volte eletto per la Lega alle amministrative oltre che mister della nazionale di calcio padana. Per due anni uno stipendio da 36 mila euro per attività «di promozione attraverso il coinvolgimento di famiglie, associazioni e scuole».

 

fonte: http://www.lastampa.it/2017/05/27/italia/politica/radio-padania-libera-spegne-le-frequenze-dopo-ventanni-e-va-sul-web-cWaBorsUyVPLU10KY7H9bJ/pagina.html

LE TASSE NON SONO UGUALI PER TUTTI: il Fisco chiude un occhio con le grandi aziende ed i giganti del credito, mentre se sei una merdaccia qualsiasi…

TASSE

 

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LE TASSE NON SONO UGUALI PER TUTTI: il Fisco chiude un occhio con le grandi aziende ed i giganti del credito, mentre se sei una merdaccia qualsiasi…

Secondo lady fisco «guardie e ladri è un gioco che non funziona più». A giudizio di Rossella Orlandi, megadirettore dell’ agenzia delle Entrate, lo Stato insomma deve in qualche modo scendere a patti con i contribuenti, pure con quelli poco propensi a versare tutte le tasse dovute e soprattutto con quelli di grandi dimensioni. Per qualcuno è una resa, per altri una svolta. Punti di vista.

Tecnicamente si chiama cooperative compliance ed è l’ espressione inglese che dà il nome ad accordi di collaborazione, in campo fiscale, tra grandi gruppi (finanziari o industriali) e amministrazione finanziaria.

Il progetto è nato nel 2013 e il primo patto è stato siglato a gennaio scorso dal gruppo Ferrero che, dopo aver fiutato la convenienza, ha dato il là ad altre cinque società controllate.

Sulla pista della Nutella si sono messe le grandi banche italiane e pure qualche importante industria. Che ritengono fondamentale definire le regole del gioco in anticipo: una novità che evidentemente consente di sborsare meno quattrini nelle casse dello Stato.

Certamente mette al riparo da sorprese o accertamenti indesiderati degli agenti del fisco.

È stata la stessa Orlandi, mercoledì, a rivelare che altri cinque soggetti con fatturato superiore a 10 miliardi di euro, che si sommano al gruppo Ferrero, stanno per firmare analoghe intese sulla cooperative compliance.

I nuovi accordi saranno formalizzati entro l’ estate. Poi potrebbe essere il turno dei colossi internazionali che operano in Italia e «sono fortemente interessati» ha detto il numero uno delle Entrate.

Di cosa stiamo parlando? La versione della Orlandi è la seguente: «È una cooperazione basata su conoscenza reciproca, rispetto e collaborazione fattiva, con la possibilità di pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali, prima della presentazione delle dichiarazioni o dell’ assolvimento di altri obblighi tributari».

Sulla carta le nuove procedure dovrebbero favorire la crescita degli investimenti interni: chi pianifica spese significative, dentro i nostri confini, si aspetta di spazzare via il campo dalle incertezze e dai dubbi interpretativi.

Sta di fatto che in prima fila ci sono soprattutto le banche, che negli scorsi anni – guarda caso – hanno avuto seri problemi con l’ Erario.

Tra operazioni fuori legge e conti segreto nei paradisi fiscali, quasi nessuno, fra i principali istituti di credito del nostro Paese, si è «salvato».

Tra il 2009 e il 2012 i contenziosi tributari con le banche hanno superato, complessivamente, quota 5 miliardi.

Uno dei casi più eclatanti era stato quello di Unicredit: nel 2012 staccò un assegno da 246 milioni di euro alle Entrate dopo il braccio di ferro sull’ operazione «Brontos» grazie alla quale sarebbe stato nascosto un reddito da 745 milioni.

Al Monte dei paschi di Siena la pace col fisco costò 260 milioni: a Siena erano state contestate manovre per oltre 1,1 miliardi. Il Banco Popolare, oggi fuso con Bpm, ereditò una bega fiscale da 391 milioni dalla ex Popolare di Lodi in relazione alla controllata Italease.

Solo 13,2 milioni, invece, gli accertamenti in casa Ubibanca, il colosso che ha appena acquistato Etruria, banca Marche e CariChieti.

A IntesaSanpaolo, invece, era arrivato un accertamento da 1,15 miliardi e chiuse la partita pagando 270 milioni allo Stato.

Calcolatrice alla mano, vuol dire che su 5 miliardi totali contestati, il fisco ha incassato poco più di 1 miliardo. Prezzi di saldo.

E ora c’ è la compliance: ti metti d’ accordo prima e (salvo sorprese) ti conviene. Vuoi vedere che le banche oltre la Nutella hanno fiutato l’ affare?

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12390982/fisco-accordo-giganti-aziende-credito-cooperative-compliance-rossella-orlandi-ferrero.html

Voucher, ok all’emendamento del Governo con i voti di Forza Italia e Lega. Ricordiamo che solo qualche mese fa li avevano aboliti per evitare che li cancellassimo noi col Referendum! In altre parole: CI STANNO PRENDENDO PER IL CULO – Ricordatevi anche di questo quando andrete a votare!

Voucher

 

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Voucher, ok all’emendamento del Governo con i voti di Forza Italia e Lega. Ricordiamo che solo qualche mese fa li avevano aboliti per evitare che li cancellassimo noi col Referendum! In altre parole: CI STANNO PRENDENDO PER IL CULO – Ricordatevi anche di questo quando andrete a votare!

Da Il Fatto Quotidiano

Voucher, ok all’emendamento del governo. Orlandiani non votano. Mdp contro: “Rapporto con governo a rischio”

Il testo passa con i voti di Forza Italia e Lega. Fuori dall’aula la corrente del Guardasigilli. E gli scissionisti minacciano di togliere la fiducia all’esecutivo

Forza Italia che vota con il Pd. Il Pd che perde altri pezzi. Cuperlo che cita Euripide. Mdp che minaccia di non votare la fiducia al governo. Mentre Gentiloni è impegnato a rappezzare un G7 con molti disaccordi e pochissime intese, il via libera della commissione Bilancio della Camera alle nuove norme sul lavoro accessorio, lacera ulteriormente il Partito democratico e allarga la crepa con gli scissionisti di Mdp, scandendo rumorosamente il conto alla rovescia del suo governo. In commissione il testo del Pd Mauro Guerra che istituisce i nuovi buoni lavoro ottiene 19 sì e 6 no. Ma pesa il voto contrario di Mdp e il non voto degli orlandiani. L’ala vicina al ministro della Giustizia, rappresentata in commissione Bilancio da Susanna Cenni, Carlo Dell’Aringa e Antonio Misiani, ha preferito abbandonare i lavori, non partecipando al voto. Contrario fin dall’inizio Mdp, che si è schierato contro l’emendamento insieme a M5S e Sinistra italiana. A favore invece si sono espressi Ap, Scelta Civica, Lega e Forza Italia.

L’emendamento approvato, una riformulazione di quello presentato da Titti Di Salvo (Pd), prevede l’introduzione di un libretto famiglia per i lavori domestici, contratto di prestazione occasionale per le piccole imprese. Ciascun lavoratore non potrà ricevere compensi superiori a 5mila euro e non più di 2.500 euro dal medesimo datore di lavoro. A sua volta, l’utilizzatore non potrà superare i 5mila euro di compensi. Per quanto riguarda il nuovo contratto di prestazione occasionale, potrà essere utilizzato da micro imprese fino a 5 dipendenti, escluse quelle del settore agricolo, fatto salvo per pensionati, disoccupati e studenti. Escluse anche le imprese edilizie e quelle coinvolte in appalti di opere o servizi. Se si supera il limite dei cinquemila euro o di durata della prestazione pari a 280 ore nell’anno civile, scatta l’assunzione a tempo pieno e indeterminato.

Fin qui la sostanza del testo. Ma è il sottotesto politico ad agitare la già concitata vita della maggioranza di governo. Questo emendamento “incrina in maniera fortissima e forse definitiva il nostro rapporto con maggioranza e forse con il governo”, dice il deputato Mdp Arturo Scotto. In aula prima di uscire inoltre Scotto ha detto che la discussione è stata “influenzata fortemente dai capricci di chi ha messo una gigantesca mina sull’esito della legislatura e delinea scenari politici di larghe intese”. Non è da meno il capogruppo Francesco Laforgia: “Il Pd – commenta – ha scelto di consumare l’ennesimo strappo. In barba a milioni di Italiani che volevano esprimersi in un referendum, ha prima fatto saltare quel passaggio democratico e poi ha reintrodotto, con una forzatura inaccettabile, i voucher anche per le imprese. Non voteremo la fiducia e il Pd dovrà spiegare a milioni di italiani le ragioni di una scelta irresponsabile sul merito e sul piano del funzionamento democratico delle istituzioni. Dovrà anche spiegare perché ha deciso di sabotare questa legislatura”.

Nel rimpallo delle responsabilità si butta anche il Partito democratico. “Maggioranza a rischio? No, prendiamo atto che c’è una situazione di questo tipo, valuteremo quello che succederà nei passaggi successivi e speriamo che al Senato Mdp manterrà fede agli impegni presi con i suoi elettori dicendo che avrebbe sostenuto con lealtà il governo, dopodiché ognuno si assumerà la sua responsabilità”. Così il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato. Alla domanda se si aprirà alle larghe intese in caso Mdp non cambi la sua posizione a Palazzo Madama, Rosato ha risposto: “Assolutamente no, c’è la Costituzione che prevede cosa succede nel caso non ci siano i numeri”.

E meno male che a elevare i toni rissosi tra gli ex compagni di partito ci sia Gianni Cuperlo. A metà tra Nanni Moretti ed Euripide, l’ex candidato alla segreteria dem commenta: “Così ci si fa del male. Non è ragionevole evitare un referendum chiesto da oltre un milione di cittadini e introdurre due mesi dopo una norma sulla stessa materia senza discuterne per tempo con chi quel referendum aveva promosso. Non sono annebbiato dalla faziosità”. “E’ evidente che affrontare il tema in un modo che divide, con un emendamento alla manovrina e senza aver condiviso nulla di tutto ciò coi lavoratori e chi li rappresenta è uno sgarbo al buon senso. Per questo – spiega – sono contrario. Presentare quell’emendamento nella parte sulle imprese è stato un errore come un errore serio ha compiuto il governo nell’ispirarlo e nel sostenerlo. Quos vult Iupiter perdere, dementat prius“, conclude Cuperlo citando in latino un motto attribuito a Euripide, che letteralmente significa “a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/27/voucher-ok-in-commissione-allemendamento-del-governo-orlandiani-non-votano-mdp-contro-rapporto-con-governo-a-rischio/3618571/

Il ritorno di Berlusconi: “Il M5S preleverà la metà dei vostri patrimoni” …Ormai è rincoglionito e bisogna capirlo… ma rendetevi conto che c’è gente che lo vota!!

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Il ritorno di Berlusconi: “Il M5S preleverà la metà dei vostri patrimoni” …Ormai è rincoglionito e bisogna capirlo… ma rendetevi conto che c’è gente che lo vota!!

 

Alla cena per il compleanno di Renata Polverini, ex governatrice del Lazio e deputata di Forza Italia, lo speudo-Cavaliere (non doveva decadere dalla carica? boh…) è tornato alla carica, facendo presagire una entrata in scena clamorosa per le prossime elezioni politiche.

In forma smagliante, secondo gli invitati alla festa (non ci fate caso, i soliti leccaculo), Berlusconi ha tenuto un vero e proprio monologo che ha catalizzato l’interessamento di tutti i partecipanti:

Dove sono quelli del Pd?“, ha esordito “Voglio raccontare un pò di storielle su Renzi. Non vedo l’ora di cominciare la campagna elettorale. Anche se sarà il mese di agosto: in vita mia non ne ho mai sbagliato una”

Ed e a questo punto che Berlusconi spiazza tutti:

La mia campagna elettorale sarà tutta contro i Cinquestelle. Voi volete mantenere i grillini al potere? Sappiate che vi porteranno via il 50 per cento del patrimonio. I vostri figli erediteranno la metà di quello che avete costruito con le vostre fatiche”.

I bene informati sotengono che, dopo la rottura del patto del Nazareno, Renzi e B. sono tornati a sentirsi, conferma delle parole trapelate riguardo il Nazareno bis. Parole che registrano non solo ottimismo ma addirittura entusiasmo.

Da decidere solo la data: Renzi vorrebbe incontrare Berlusconi prima della direzione del 30 maggio, subito all’inizio della settimana prossima.

Berlusconi, dunque, prepara la sfida alle prossime politiche.

Con un solo diktat, vincerle a tutti i costi.

Ancora una presa di posizione VERGOGNOSA del Pd: bocciata la proposta del M5S di eliminare i vitalizi ai condannati in via definitiva per MAFIA e CORRUZIONE… Ricordatevi che chi andrà a votare questa gente è COMPLICE

vitalizi

 

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Ancora una presa di posizione VERGOGNOSA del Pd: bocciata la proposta del M5S di eliminare i vitalizi ai condannati in via definitiva per MAFIA e CORRUZIONE… Ricordatevi che chi andrà a votare questa gente è COMPLICE

 

Nuti: “Pd tutela quelli di corrotti e mafiosi”

“Un assurdo privilegio – sostiene – dato che corrotti e mafiosi non dovrebbero ricevere nessun tipo di pensione per aver ricoperto in passato incarichi elettivi pubblici di alcun genere. Si vede, pero’, che il Pd non la pensa in questo modo, dato che ha bocciato il mio emendamento, salvaguardando amici e compari.

“Il Pd tutela il vitalizio di chi si macchia di gravissimi reati, come corruzione e mafia, o l’indennità di chi viene arrestato”. Cosi’ Riccardo Nuti, deputato ex M5S e ora nel gruppo Misto, che si e’ visto bocciare un emendamento alla legge sui vitalizi in commissione Affari Costituzionali, che prevedeva l’abolizione del privilegio per i condannati in via definitiva per corruzione o mafia, e la sospensione per chi invece e’ stato condannato in primo o secondo grado. “Un assurdo privilegio – sostiene – dato che corrotti e mafiosi non dovrebbero ricevere nessun tipo di pensione per aver ricoperto in passato incarichi elettivi pubblici di alcun genere. Si vede, pero’, che il Pd non la pensa in questo modo, dato che ha bocciato il mio emendamento, salvaguardando amici e compari. Come se non bastasse con la collega Claudia Mannino e Giulia Di Vita abbiamo presentato un secondo emendamento per chiedere la sospensione dell’indennità parlamentare per tutti coloro che fossero stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari autorizzata dal Parlamento. Ma anche qui – accusa – il Pd ha dato il peggio di se’, bocciando anche questo emendamento. Insomma, non c’e’ fine al peggio”.
Secondo il deputato Nuti, “siamo dinanzi, ancora una volta, alla demagogia di questo governo, in perfetto ‘stile Renzi’. Si faranno senz’altro vanto di aver ‘provato’ ad abolire i vitalizi. Ma la realtà, e loro lo sanno, e’ che la legge non verrà mai approvata, dovendo andare ancora al Senato. Intanto, i mafiosi e i corrotti possono gia’ ringraziare chi ha avuto il coraggio e l’indecenza di bocciare questi emendamenti”.

fonte: http://www.corrierequotidiano.it/1.65182/politica/lazio-roma/1097/nuti-pd-tutela-quelli-di-corrotti-e-mafiosi