Don Mariano Pili, parroco di Desulo: “Abbiamo sardi convertiti alla Lega e ci stiamo preoccupando di una che si converte all’Islam?

 

 

Silvia Romano

 

 

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Don Mariano Pili, parroco di Desulo: “Abbiamo sardi convertiti alla Lega e ci stiamo preoccupando di una che si converte all’Islam?

“Abbiamo sardi convertiti alla Lega e ci stiamo preoccupando di una che si converte all’Islam?”. Questo il post su Facebook di don Mariano Pili, parroco di Desulo, Comune nel nuorese. Il sacerdote interviene cosi’ sugli  attacchi che Silvia Romano sta ricevendo in queste ore, alcuni legati alla conversione religiosa della giovane cooperante italiana.

Una presa di posizione, anche politica, che non e’ piaciuta al vice capogruppo della Lega in Sardegna, Pierluigi Saiu: “Un sacerdote della mia provincia scrive una cosa stupida e pericolosa- l’attacco del consigliere, sempre via social-. Offensiva nei confronti di migliaia di sardi che come me votano Lega e votano Matteo Salvini. Mi fa specie che un uomo di Chiesa sia capace di tanto odio e non se ne vergogni, anzi lo esibisca. Mi preoccupa che un uomo di fede non trovi il tempo di condannare i terroristi islamici che hanno privato una donna della sua liberta’ per mesi. Uomini che hanno compiuto violenze in nome di un estremismo religioso che dovrebbe essere rifiutato. Anche da lui. Mi dispiace che un uomo di fede abbia smarrito il senso profondo del messaggio d’amore di Cristo”.

Il sig. NICO BASSO, consigliere comunale di Asolo nonchè ex assessore leghista, così commenta la liberazione di Silvia Romano: IMPICCATELA – Noi diciamo: arrestatelo. E chiediamo a tutti di condividere: che tutti sappiano quanto certa gente è meschina!

 

NICO BASSO

 

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Il sig. NICO BASSO, consigliere comunale di Asolo nonchè ex assessore leghista, così commenta la liberazione di Silvia Romano: IMPICCATELA – Noi diciamo: arrestatelo. E chiediamo a tutti di condividere: che tutti sappiano quanto certa gente è meschina!

Oltre l’orrore. Oltre lo schifo. Oltre il crimine – La liberazione di Silvia Romano in certi casi ha scatenato le peggiori pulsioni.

E uno dei casi peggiori riguarda Nico Basso, un consigliere comunale di Asolo, provincia di Treviso, della lista civica “Verso il futuro” nonchè ex assessore (ma tu guarda un po’) leghista…

Già, perché Basso, su Facebook, ha pubblicato un post per commentare la liberazione della cooperante convertita all’Islam dopo 18 mesi di prigionia tra Kenya e Somalia. Cosa ha scritto il consigliere? Presto detto: “IMPICCATELA“.

Una foto di Silvia e sotto questo terrificante “appello”.

Post subito cancellato (come tante volte fanno questi vigliacchi), ma ormai era troppo tardi.

Secondo Il Gazzettino, avrebbe anche puntualizzato: «Impiccate Silvia Romano. Un’altra tr**a che ci è costata 4 milioni»

Ma non è tutto. Il consigliere, dopo la liberazione della cooperante, ha pubblicato insulti anche contro Giuseppe Conte Luigi Di Maio, oltre che contro il Pd. Commentando il tweet di Paola De Micheli (molto criticato) sulla librazione di Silvia, Basso ha scritto: “Libera da chi? Pd di mer***”.

Noi diciamo: arrestatelo.

Noi chiediamo a tutti di condividere: che tutti sappiano quanto certa gente è meschina!

Spremono anche i malati. Esami a pagamento, senza un tetto massimo di prezzo, in strutture private – Ecco la sanità modello della Lombardia del duo Gallera-Fontana, dove la salute è un lusso ed il virus è un affare!

 

Lombardia

 

 

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Spremono anche i malati. Esami a pagamento, senza un tetto massimo di prezzo, in strutture private – Ecco la sanità modello della Lombardia del duo Gallera-Fontana, dove la salute è un lusso ed il virus è un affare!

La Regione Lombardia dà il via libera ai test sierologici nelle strutture sanitarie private. Gli esami saranno a pagamento, senza un tetto massimo di prezzo. Per il duo Gallera-Fontana la salute è un lusso

In Lombardia il duo Gallera-Fontana, la fantastica coppia che rifarebbe tutto allo stesso modo e che ha da ridire sulle decisioni di tutti gli altri, effettua l’ennesima giravolta e torna sui suoi passi: dopo avere negato per settimane la possibilità di effettuare privatamente test sierologici ora decide di dare il via libera a tutti gli istituti riconosciuti e accreditati dal Regione.

Quindi, che accade? Accade che privatamente, quindi a pagamento, ognuno potrà sottoporsi al test ematico per scoprire la propria eventuale positività. Ci si aspetterebbe, ovviamente, che la Regione metta in campo tutto ciò che serve per garantire l’accesso al test a tutti, per non farlo diventare un lusso che possono permettersi solo alcuni e invece sembra che rimarremo delusi. Niente. Nemmeno un prezzo massimo imposto dalla Regione. Sarà il mercato a stabilire il prezzo: scoprire se si è malati sarà quindi un servizio riservato solo ad alcuni. Una decisione perfettamente in linea, del resto, con l’interpretazione privatistica e escludente della sanità in Lombardia.

Ma non è finita qui: nel caso in cui un cittadino scopra (a sue spese) di essere malato non godrà di nessuna corsia preferenziale: dovrà mettersi in isolamento volontario e per avere un tampone (quindi per essere ufficialmente malato) dovrà rivolgersi al suo medico di base che dovrà rivolgersi all’Ats di riferimento che inserirà il paziente (badate bene, già ufficialmente positivo) nella lunga lista d’attesa per ottenere un tampone. Per darvi un’idea del punto in cui siamo in Regione Lombardia con i tamponi vi basti sapere che, lo dice lo stesso Gallera, al momento stanno verificando gli operatori sanitari e gli ospiti delle Rsa, roba che andava fatta mesi fa.

Non si tratta solo di una questione sanitaria, questo è un chiaro modo di come si vede il mondo e di come si ha intenzione di governarlo. Eccolo il modello lombardo: anche scoprire di essere malati costa e non garantisce di avere diritto alla cura.

(A proposito: la mozione di sfiducia a Gallera nel Consiglio Regionale ha goduto del non voto Italia Viva. Segnatevelo)

di Giulio Cavalli

fonte: https://www.giuliocavalli.net/2020/05/06/spremono-anche-i-malati/

 

Scusate. Dite “aiutiamoli a casa loro”… Poi attaccate in modo vergognoso una ragazza che è andata ad aiutarli a casa loro… Ma allora abbiate il coraggio di dirlo: siete razzisti, di loro non ve ne frega niente, li schifate e basta. Così almeno non se ne parla più…

 

aiutiamoli a casa loro

 

 

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Scusate. Dite “aiutiamoli a casa loro”… Poi attaccate in modo vergognoso una ragazza che è andata ad aiutarli a casa loro… Ma allora abbiate il coraggio di dirlo: siete razzisti, di loro non ve ne frega niente, li schifate e basta. Così almeno non se ne parla più…

Una valanga di insulti su Silvia…

E poi i due quotidiani fascio-leghisti, che quando si tratta di fare schifo vanno in tandem, pubblicano due titoli emblematici per capire chi sono quelli di destra: per Vittorio Feltri e Libero “Abbiamo liberato un’islamica”, mentre il Giornale di Alessandro Sallusti parla della volontaria come “Islamica e felice, Silvia l’ingrata”. Feltri, che su Twitter aveva già espresso concetti come “Pagare il riscatto per Silvia significa finanziare i terroristi islamici. Che sono amici della ragazza diventata musulmana. Bella operazione”, spiega in prima pagina il problema vero dell’operazione di liberazione di Silvia. “Si dice che Silvia si decise a partire animata dal desiderio di compiere del bene in favore dei bambini di pelle scura. Sono persuaso della sua sincerità, eppure vorrei ricordarle che l’Italia è piena di gente bisognosa di soccorso, visto che campa nella miseria. Oltre 50 mila clochard trascorrono le notti all’addiaccio e spesso ci lasciano le penne. Per aiutare i miserabili non è il caso di trasferirsi nella Savana, basta guardarsi in giro pure nel capoluogo lombardo per ravvisare numerosi individui conciati male e meritevoli di assistenza”, scrive il sedicente giornalista.

Per Sallusti è grave che Silvia sia tornata a casa indossando lo jilbab, l’abito delle donne somale. Così ne esce un paragone col nazismo: “È come se un internato in un campo di concentramento tedesco fosse tornato a casa, ricevuto con tutti gli onori dal suo presidente del Consiglio, indossando orgogliosamente la divisa dell’esercito nazista”. E alla fine, chiosa, “abbiamo quattro milioni in meno e, scommettiamo, un’eroina della sinistra in più”…

La miseria di questa gente è sputtanata perfino dalla rigida Chiesa Cristiana: dal teologo Silvia Romano che si scaglia contro i falsi cristiani che strepitano, ma che non conoscendo né l’abc del catechismo, né una riga di vangelo né cosa significhino le parole dialogo, misericordia e fratellanza. “cristiana o musulmana, è sempre una figlia di Dio nel senso che si riconosce nel rapporto filiale nei confronti di Dio” a Don Enrico Parazzoli, parroco di Casoretto, quartiere di Milano dove vivono i genitori della giovane cooperante liberata in Somalia che difende Silvia Romano dall’onda di odio: “Rispetto per ciò che ha vissuto e le sue scelte”

Don Enrico Parazzoli, parroco di Casoretto, quartiere di Milano dove vivono i genitori della giovane cooperante liberata in Somalia

Suvvia, ragazzi. Invece di arrampicarvi sugli specchi, invece di riempirvi la bocca con gli “aiutiamoli a casa loro” (per poi attaccate vergognosamente una ragazza che è andata ad aiutarli a casa loro), ammettetelo, siete razzisti, di quella gente non ve ne frega un cazzo, li schifate e basta. Almeno così non se ne parla più…

By Eles

Feltri si unisce al gregge: “Quanto ci è costata Silvia Romano?” Caro Vittorio, meno dei 49 milioni che si è fottuto la lega di cui non parli, meno dei 21 milioni per l’inutile ospedale fiera di Milano di cui non parli. Meno di quelli che guadagni tu per scrivere queste cazzate…

 

Feltri

 

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Feltri si unisce al gregge: “Quanto ci è costata Silvia Romano?” Caro Vittorio, meno dei 49 milioni che si è fottuto la lega di cui non parli, meno dei 21 milioni per l’inutile ospedale fiera di Milano di cui non parli. Meno di quelli che guadagni tu per scrivere queste cazzate…

Ve lo avevamo ricordato solo ieri:

Ricordiamo Vittorio Feltri su Silvia Romano e sul concetto di solidarietà: “È da cretini andare in giro per il mondo a imitare il Samaritano caricandone poi le spese sulla collettività” – Ma quanto può essere squallido e misero l’animo di chi pensa queste cose su chi fa del bene?

E la cazzata di Vittorio Feltri non si fa attendere. Eccolo che si unisce al gregge: “Quanto ci è costata Silvia Romano?”, dimostrando ancora una volta la sua meschinità…

Era prevedibile, dato che Feltri è il maestro della provocazione. Fa comunque ribrezzo sapere che esiste chi alla vita di una ragazza che era andata ad aiutare i disperati mette un prezzo.

Nel giorno della liberazione di Silvia Romano si è nuovamemte scatenata la battaglia fascio-sovranista di chi si chiedeva ‘quanto abbiamo pagato’ per lberare la ragazza rapita nel 2018 da un gruppo di fondamentalisti islamici.

Battaglia che era iniziata violentemente proprio all’epoca del rapimento, con molti di questi account sovranisti che twittavano, spietati, che in fondo quella ‘buonista’ se l’era cercata.

E Vittorio Feltri non ha mancato di dare il suo appoggio al gregge, scrivendo su twitter semplicemente ‘quanto ci è costata?’.

Noi gli vogliamo solo ricordare che la VITA di questa ragazza è costata sicuramente meno dei 49 milioni che la lega si è fottuto e di cui non parla. Sicuramente meno dei 21 milioni buttati per ospedale della fiera di Milano, che non è servito a nulla se non a fare un po’ di propaganda e di cui non parla. Molto probabilmente meno di quelli che guadagna lui per scrivere cazzate del genere.

Quindi, per cortesia, Vittorio abbi il pudore di stare zitto.

L’Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro di chi sta zitto e non rompe le scatole. Licenziato l’operatore che denunciò l’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi, facendo scattare l’indagine dei pm di Milano sui contagi di coronavirus nella Rsa…!

 

Istituto Palazzolo

 

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L’Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro di chi sta zitto e non rompe le scatole. Licenziato l’operatore che denunciò l’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi, facendo scattare l’indagine dei pm di Milano sui contagi di coronavirus nella Rsa…!

Un operatore che denunciò l’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi, facendo scattare l’indagine dei pm di Milano sui contagi di coronavirus nella Rsa, ha ricevuto una lettera di licenziamento dalla cooperativa Ampast, operante nella struttura. Altri dipendenti avrebbero ricevuto lettere di sanzione disciplinare in cui si preannuncia trasferimento in altre sedi.

Il lavoratore che denunciò l’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi, facendo scattare l’indagine dei pm di Milano sui contagi di coronavirus nella Rsa, ha ricevuto una lettera di licenziamento dalla cooperativa Ampast, operante nella struttura. Altri dipendenti avrebbero ricevuto lettere di sanzione disciplinare in cui si preannuncia trasferimento in altre sedi.

La vicenda – Già il 20 aprile scorso i lavoratori erano stati sospesi “cautelativamente dal servizio con diritto alla retribuzione” per avere “leso l’immagine” della cooperativa, nonché della Fondazione. Quest’ultima aveva precisato di “aver legittimamente esercitato il proprio diritto contrattuale di ‘non gradimento’ nei confronti della cooperativa Ampast, ritenendo la presenza di alcuni dei loro lavoratori all’interno della struttura, incompatibile e inopportuna dopo che gli stessi, a mezzo stampa e televisione, avevano espresso giudizi gravi e calunniosi, tali da ledere il rapporto fiduciario con la Fondazione”.

L’Istituto Palazzolo Don Gnocchi aveva anche precisato che “la cooperativa in qualità di datore di lavoro, anche a sua propria tutela, ha autonomamente ritenuto di avviare l’iter di contestazione disciplinare, secondo quanto normativamente previsto”.

L’avvocato Romolo Reboa, che assiste i lavoratori, ha sottolineato: “Confermo che, tra i miei assistiti, alcuni hanno ricevuto delle lettere di licenziamento e qualcuno ha ricevuto delle lettere di sanzione disciplinare in cui si preannuncia un trasferimento in altre sedi tra cui Varese”. Il legale ha aggiunto: “Tra l’altro leggo su queste lettere una affermazione diffamatoria nei miei confronti: mi si chiede di evitare diffusione di atti difensivi coperti da segreto istruttorio, fatto che non è mai avvenuto. Accusarmi di qualcosa che non ho fatto davanti a una pluralità di soggetti, costituisce un reato di diffamazione nei miei confronti”. E ancora: “Per quanto riguarda la raccomandazione ai miei assistiti di darmi istruzioni affinché io eviti di provocare nei media la pubblicità al loro caso, io dico che sono un uomo libero e ritengo che queste lettere costituiscono un fatto intimidatorio per i miei clienti, rispetto alla loro libertà di espressione”.

Tratto da: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/05/07/rsa-licenziato-operatore-don-gnocchi_9e4df527-a6fc-4f22-bd89-92a7120dd671.html

Ricordiamo Vittorio Feltri su Silvia Romano e sul concetto di solidarietà: “È da cretini andare in giro per il mondo a imitare il Samaritano caricandone poi le spese sulla collettività” – Ma quanto può essere squallido e misero l’animo di chi pensa queste cose su chi fa del bene?

 

Feltri

 

 

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Ricordiamo Vittorio Feltri su Silvia Romano e sul concetto di solidarietà: “È da cretini andare in giro per il mondo a imitare il Samaritano caricandone poi le spese sulla collettività” – Ma quanto può essere squallido e misero l’animo di chi pensa queste cose su chi fa del bene?

Silvia Romano è stata liberata– Era stata rapita 18 mesi fa in Kenia dove svolgeva la sua attività umanitaria

Silvia Romano è stata liberata: “Sono stata forte, ho resistito” – «Sono stata forte e ho resistito. Sto bene e non vedo l’ora di ritornare in Italia». É il primo commento di Silvia Romano.

Ricordiamo quello che diceva su di lei quella misera specie di giornalista che è Feltri:

Vittorio Feltri, la brutale verità su Silvia Romano: “Vittima di miserabili indigeni, ecco quanto ci costerà”

Da Libero, 25 novembre 2018

Siamo tutti ansiosi di sapere se Silvia Costanza Romano tornerà presto tra noi. È stata, come noto, rapita da delinquenti di dubbia origine, mentre svolgeva una attività benefica nei confronti degli africani del Kenya, ed ora si ignora in quali mani sia finita. Ci auguriamo non le sia fatto alcun male. Gli italiani in blocco sono dispiaciuti che una brava ragazza di 23 anni, desiderosa di rendersi utile agli indigeni, aiutandoli a superare i disagi della miseria e dell’ignoranza, anziché essere premiata debba subire il torto di un sequestro. Non abbiamo dubbi: i nostri cittadini sono pronti a qualsiasi sacrificio pur di salvarla. Non si può abbandonare Silvia in un momento tanto tragico per lei, la quale in verde età ha lasciato la sua città allo scopo di soccorrere i disgraziati del continente nero, rinunciando alle comodità di casa. Il suo spirito umanitario va elogiato. Ciò detto però occorre proporre un ragionamento approfondito, benché possa apparire cinico. Leggi anche: “Silvia è viva, è stata localizzata”. Droni e cani a caccia dei rapitori È encomiabile dedicarsi al bene, tuttavia quando si parte dalla patria per recarsi nella savana bisogna sapere a quali rischi si va incontro. Pericoli che solo una persona incosciente affronta a cuor leggero. Su questo punto, evidentemente, Silvia non ha riflettuto. Ha riempito le valigie e si è messa in viaggio nella convinzione di fare cosa buona e giusta. È l’errore che ella ha commesso: pensare di trovare da quelle parti un’ottima accoglienza e di poter offrire agli abitanti la propria entusiastica solidarietà umana. Non ha preso in considerazione gli incidenti che le sarebbero potuti accadere. Li ha trascurati, e ne è rimasta vittima. Non è la prima volta che alcune fanciulle, animate dal desiderio di soccorrere le popolazioni dei luoghi più sfigati, si lasciano alle spalle la propria nazione onde raggiungere territori dove la gente campa male e necessita di sostegni. Ma costoro spesso hanno dovuto poi fare i conti con le difficoltà locali: banditi, terroristi, islamici invasati. I quali puntano a raccattare denaro in qualsiasi modo, perfino quello di incatenare benefattori conclamati ben sapendo di ottenere agevolmente i soldi del riscatto. Episodi di tale tipo non si contano: ricordo le Vispe Terese in Iraq e molte altre. Per farcele restituire dai criminali siamo stati costretti a sborsare montagne di quattrini. Naturalmente lo Stato ha sempre negato di aver sganciato milioni al fine di riconsegnarle ai loro famigliari, ciononostante è ovvio che il prezzo delle operazioni relative è stato sborsato dalla comunità. Il che dimostra: è da cretini andare in giro per il mondo a imitare il Samaritano caricandone poi le spese sulla collettività. Se le nostre giovanette piene di sacro fuoco vanno per il globo a spargere amore a vantaggio dei miserabili, noi siamo orgogliosi di loro, ma lo saremmo di più qualora esse, in caso di rapimento assai probabile, non ci obbligassero ad attingere al portafogli. Anche perché l’Italia è piena di indigenti meritevoli di non essere snobbati. Chi vuole fare beneficenza è ricco di materia su cui esercitarsi, e non corre l’obbligo di trasferirsi in Africa per dimostrare la propria vicinanza al prossimo.

Ma quanto può essere squallido e misero l’animo di chi pensa queste cose su chi fa del bene?

Silvia Romano finalmente è libera – E ora quelli che la chiamavano: “puttana comunista che aiuta i negri” torano a vomitare: “E quanto ci è costata?”

 

Silvia Romano

 

 

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Silvia Romano finalmente è libera – E ora quelli che la chiamavano: “puttana comunista che aiuta i negri” torano a vomitare: “E quanto ci è costata?”

Silvia Romano è libera e sui social ritorna il vomito sovranista: “E quanto ci è costata?”

Ed eccoli anche oggi. A chiedere quanto ci sarà costata questa ragazza che voleva solo aiutare i meno fortunati. Ai sovranisti i giovani che studiano, viaggiano, fanno volontariato danno fastidio.

Io me li ricordo quelli che le davano della puttana comunista che aiutava i “negri”. Io me li ricordo i commenti dei fascisti di oggi.

Io non le scorderò mai tutte le schifezze che centinaia di donne italiane hanno scritto su Silvia Romano.

Dovevo scriverci un pezzo. Così un giorno per lavoro ho dovuto leggere tutto l’odio.

Ho imparato che l’odio puzza. Ricordo il divano dove ero seduta. Il calore della ventola del PC acceso e appoggiato sulle mie gambe.

Ne ricordo uno di commento che incitava allo stupro. Prima ho iniziato a sentire un tremore alle mani. Poi il solito conato che mi suscitano questi esseri viscidi.

Mi alzai, corsi in bagno e vomitai.

Oggi è una giornata di gioia. Ma io non dimentico. Mai. Nulla.

Ed eccoli anche oggi. A chiedere quanto ci sarà costata questa ragazza che voleva solo aiutare i meno fortunati. Ai sovranisti i giovani che studiano, viaggiano, fanno volontariato danno fastidio. Sono gli anticorpi a una società migliore, inclusiva e sana. Questa è una giornata di gioia, è vero. Ma ancora una volta a rovinarla c’è il megafono social ai razzisti. Segnalate ogni commento offensivo. Chiudiamo la bocca alla feccia dell’umanità. Una volta per tutte.

tratto da: https://www.globalist.it/news/2020/05/09/silvia-romano-e-libera-e-sui-social-ritorna-il-vomito-sovranista-e-quanto-ci-e-costata-2057892.html

 

 

Trump, Bolsonaro, Putin e Johnson: il disastro dei nazionalpopulisti nell’emergenza Coronavirus – E noi dobbiamo solo ringraziamo Iddio di non avere Salvini…

 

emergenza Coronavirus

 

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Trump, Bolsonaro, Putin e Johnson: il disastro dei nazionalpopulisti nell’emergenza Coronavirus – E noi dobbiamo solo ringraziamo Iddio di non avere Salvini…

L’emergenza coronavirus ha costretto molti Paesi a imporre serrati controlli ai confini. Una misura che in tempi normali sarebbe il sogno di tutti i sovranisti: ma spesso proprio i leader nazionalpopulisti si sono rivelati incapaci di far fronte alla pandemia, diffondendo fake news e alimentando tesi complottistiche che non hanno in alcun modo aiutato la popolazione.

Quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, si è rivelato necessario chiudere i confini e limitare gli spostamenti dei cittadini. Una misura che i sovranisti hanno chiesto sin dai primi giorni dell’epidemia, quando non era ancora chiara la portata della crisi sanitaria che il mondo intero stava per affrontare. Ma questo non significa che partiti e politici sovrasti, nazionalisti e in ultima istanza populisti, abbiano saputo gestire meglio l’emergenza Covid-19. Anzi, il contrario. Spesso proprio i leader nazionalpopulisti si sono rivelati incapaci di far fronte alla pandemia, diffondendo fake news e alimentando tesi complottistiche che non hanno in alcun modo aiutato la popolazione.

I sondaggi non sembrano premiare retoriche di questo tipo, che cercano di costruire un nuovo nemico (il laboratorio cinese, gli avversari politiche accusati di distruggere l’economia, gli scienziati) piuttosto che provare ad affrontare il problema reale. Ma una volta che l’emergenza sarà finita si aprirà un nuova fase, in cui non si conteranno più i nuovi contagi ma le persone che hanno perso il lavoro. Ed è in climi di questo tipo che sovranismo e populismo hanno sempre trovato terreno fertile. Per ora, tuttavia, i cittadini sembrano fidarsi mal volentieri dei leader nazionalisti: vediamo perché.

Trump: da “un’influenza qualsiasi” alle fosse comuni
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è passato nel giro di una settimana a definire il Covid-19 da normale influenza a pandemia fuori controllo. Nei primi giorni in cui l’epidemia iniziava a diffondersi a livello globale, Trump continuava a parlare di “un’influenza qualsiasi”, ribadendo che fosse tutto sotto controllo e che il “virus cinese” fosse già stato praticamente sconfitto. Trump accusava anche l’Organizzazione mondiale della sanità di diffondere falsi dati, descrivendo il virus come più letale di quanto realmente non fosse. Quando i Paesi europei avevano cominciato a chiudere i confini, Trump si era addirittura compiaciuto del fatto che gli americani finalmente restassero negli Stati Uniti a spendere i propri soldi.

A fine marzo Trump è costretto ad ammettere la gravità della situazione: “Questa è una pandemia, lo avevo capito ben prima dell’annuncio, bastava guardare agli altri Paesi”, ha detto definendosi “un presidente in tempo di guerra”. A quel punto, con il moltiplicarsi esponenziale dei contagi, l’inquilino della Casa Bianca ha cominciato ad accusare la Cina di aver tenuto nascosto il virus. Se Pechino avesse reso noti i fatti, ha aggiunto, l’epidemia sarebbe stata contenuta. Nel corso delle settimane Trump ha più volte ripreso la versione del virus creato in un laboratorio di Wuhan. Oltre ad alimentare il complottismo, Trump ha anche diffuso una serie di pericolose fake news, suggerendo rimedi casalinghi per contrastare il virus e arrivando a dire un’iniezione di disinfettante nei malati potrebbe combattere il Covid-19. Il tutto mentre gli Stati Uniti contano oltre un milione di contagi, più di 70mila morti, molte persone senza assicurazione sanitarie rimangono senza accesso alle cure, e a New York si scavano fosse comuni in cui seppellire chi non ce l’ha fatta.

Johnson e l’immunità di gregge
Boris Johnson è stato il leader politico mondiale più noto a contrarre il coronavirus. Prima di ammalarsi, però, l’inquilino di Downing Street aveva criticato le misure di lockdown che tutti gli altri Paesi europei stavano cominciando ad attuare, sottolineando che disposizioni di quel tipo sarebbero state gravissime per il Paese e che tanto non fosse possibile contrastare la diffusione del virus. Non solo: nel Regno Unito si è discusso sull’immunità di gregge, suggerendo di combattere il virus lasciando che la popolazione sviluppasse gli anticorpi. Importanti figure nel mondo medico e scientifico vicine al governo britannico hanno affermato che circa l’80% della popolazione avrebbe dovuto ammalarsi, in modo da innescare l’immunità di gregge. “Molte famiglie perderanno i propri cari”, aveva avvertito Johnson.

Il premier britannico, di fronte all’evidente portata dell’emergenze e finendo lui stesso in ospedale dopo aver contratto il virus, si è poi adeguato alle misure restrittive già in vigore nel resto d’Europa. Per molti giorni, però, nel Regno Unito scuole, attività produttive e negozi sono rimasti aperti mentre il virus era in piena circolazione.

Brasile in ginocchio. Bolsonaro: “Che dovrei fare? Non faccio miracoli”
I numeri sul coronavirus in Brasile sono devastanti. Ormai i contagi hanno superato i 116mila, ma si teme che siano molti di più. Tantissime persone, specialmente nelle favelas e nelle comunità più rurali, continuano a curarsi a casa e non sono conteggiate nei bollettini ufficiali. Il virus continua a dilagare: anche in Brasile si sono scavate fosse comuni dove seppellire i morti e il sistema sanitario è sul punto del collasso. “I brasiliani non si ammalano. Possono saltare e tuffarsi nelle fognature, non gli succede nulla: abbiamo gli anticorpi per resistere a questo virus”, aveva detto a fine marzo il presidente Jair Bolsonaro, scatenando le critiche delle opposizioni che lo hanno definito irresponsabile.

Nonostante il picco nel Paese sembri ancora lontano, il governo sta già lavorando a un allentamento delle misure. “Mi dispiace. Cosa dovrei fare? Non faccio miracoli”, ha commentato Bolsonaro, da sempre contrario a un lockdown totale. Più volte ha attaccato le autorità locali che hanno deciso di chiudere l’attività e ha sostituito il ministro della Sanità in quanto suggeriva provvedimenti troppo stringenti. Bolsonaro ha rivolto anche dure critiche all’Oms: “È questa l’Organizzazione mondiale della sanità i cui consigli certi vorrebbero sentire? Dovremmo anche seguire la loro politica in materia di educazione? Per dei bambini che hanno fino a quattro anni: soddisfazione e piacere nel toccare i loro corpi, masturbazione”, ha detto.

La Russia di Putin con oltre 10mila casi al giorno
A Mosca si registrano più contagi che in tutta la Cina. In un solo giorno si sono contati oltre 10mila nuovi casi e i numeri continuano a salire. La Russia ha superato i 166mila casi, anche se i morti ufficiali sarebbero “solo” poco più di 1.500. Mentre per settimane il Paese è sembrato immune alla diffusione del virus, ora la situazione appare tragica. E nel frattempo calano i consensi per Vladimir Putin: ad aprile si sarebbe dovuto tenere il referendum per la riforma della costituzione russa, che avrebbe permesso al presidente di mantenere il potere ancora per diverso tempo. Ma è stato rimandato e l’emergenza coronavirus ha inciso sulla popolarità del governo, oggi in declino continuo. Putin appare allora un leader che sta passivamente subendo la situazione, dimostrandosi spesso indeciso sulle decisioni da prendere e lasciando spesso ad altri il ruolo di comunicare le misure adottate dal governo.

Il potere dell’ex funzionario del KGB si affievolisce, mentre gli ospedali nel Paese sono sull’orlo del collasso, dovendo far fronte alla mancanza di macchinari e medici. E il personale sanitario presente è costretto a lavorare senza guanti e mascherine, finendo spesso per contrarre il virus a sua volta. Diversi sindacati russi hanno denunciato la morte di centinaia di medici e infermieri. Il governo ha richiamato gli studenti dalle scuole di medicina per sostituire il personale medico ammalato. Ma i numeri ufficiali continuano ad essere distorti e la stampa offuscata.

fonte: https://www.fanpage.it/esteri/trump-bolsonaro-putin-e-johnson-il-disastro-dei-nazionalpopulisti-nellemergenza-coronavirus/
https://www.fanpage.it/

Le notizie che i Tg “dimenticano” di dare: Venezuela, sventato un raid militare Usa

 

Venezuela

 

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Le notizie che i Tg “dimenticano” di dare: Venezuela, sventato un raid militare Usa

Venezuela – L’esercito venezuelano è stato messo in allerta dopo aver sventato un raid di mercenari appoggiati dagli Usa. Il ministro degli Interni venezuelano, Nestor Reverol, ha dichiarato che gli aggressori hanno lanciato un raid prima dell’alba di domenica. I mercenari hanno cercato di invadere lo stato settentrionale di La Guaira su imbarcazioni veloci. nel corso degli scontri, otto uomini armati sono stati uccisi e altri due sono stati catturati. Il ministro ha aggiunto che uno di loro è un agente della Drug Enforcement Administration statunitense.

Reverol ha aggiunto che le forze venezuelane hanno sequestrato le loro armi e stanno perquisendo il fondo del mare vicino alla spiaggia dove sono sbarcati in cerca di altre armi dopo che una delle barche si è capovolta.

Sergey Melik-Bagdasarov, l’ambasciatore russo in Venezuela, ha dichiarato domenica che l’obiettivo dell’operazione fallita era quello di portare le armi in Venezuela per essere successivamente utilizzate da forze di opposizione addestrate per destabilizzare il Paese e rovesciare il governo. Il diplomatico russo ha sottolineato che non è la prima volta che un’operazione simile viene effettuata contro Caracas.

Attacchi contro il Venezuela

L’inviato russo ha affermato che dei campi militari sono stati istituiti con il sostegno degli Stati Uniti nei Paesi vicini al Venezuela, come la Colombia, per addestrare le forze anti-Caracas a rovesciare il governo. I funzionari colombiani hanno respinto le accuse di coinvolgimento di qualsiasi tipo nel fallito attacco. Tuttavia, un ex berretto verde degli Stati Uniti, Goudreau, ha rivendicato la responsabilità di ciò che ha descritto come un’operazione fallita lanciata dalla Colombia volta a rovesciare Maduro.

Un’indagine pubblicata venerdì da Ap ha scoperto che Goudreau stava lavorando con un esercito venezuelano in pensione addestrando dozzine di ex soldati venezuelani in campi segreti all’interno della Colombia. L’obiettivo dell’operazione era di organizzare un’operazione transfrontaliera che si sarebbe conclusa con l’arresto di Maduro