14 luglio 1943 – Il massacro di Biscari – Quando gli americani sbarcati in Sicilia assassinarono 80 prigionieri che si erano arresi – Un crimine di guerra spregevole quanto quelli nazisti, ma per il quale, complici i nostri politici, nessuno mai pagò!

massacro di Biscari

 

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14 luglio 1943 – Il massacro di Biscari – Quando gli americani sbarcati in Sicilia assassinarono 80 prigionieri che si erano arresi – Un crimine di guerra spregevole quanto quelli nazisti, ma per il quale, complici i nostri politici, nessuno mai pagò!

 

«Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »

(George Smith Patton, comandante della 7ª Armata dell’esercito degli Stati Uniti d’America impegnata nello sbarco in Sicilia nel 1943)

«Fummo avviati nelle vicinanze di Piano Stella ove fummo poi raggiunti da un altro contingente di prigionieri italiani del R° esercito, e questi ultimi in numero circa di 34. Tutti fummo schierati per due di fronte – un sottufficiale americano, mentre altri 7 ci puntavano con il fucile per non farci muovere, col fucile mitragliatore sparò a falciare i circa 50 militari che si trovavano schierati. Il dichiarante rimasto ferito al braccio destro [rimase] per circa due ore e mezzo sotto i cadaveri, per sfuggire ad altra scarica di fucileria, dato che i militari anglo americani rimasero sul posto molto tempo per finire di colpire quelli rimasti feriti e agonizzanti.»

(Dalla relazione dell’aviere Giuseppe Giannola del 4 marzo 1947 al Comando Aeronautica della Sicilia)

Con massacro di Biscari si intendono in particolare due episodi accaduti durante la seconda guerra mondiale, configurabili come crimine di guerra, nel quale truppe dell’esercito degli Stati Uniti uccisero senza giustificazione giuridica 76 prigionieri di guerra tedeschi ed italiani.

Entrambi gli episodi avvennero il 14 luglio 1943 nelle campagne di Piano Stella, vicino a Biscari, oggi Acate, località siciliana a sud di Caltagirone ed in provincia di Ragusa.

In Sicilia durante la campagna d’Italia

Il 27 giugno 1943, durante la preparazione delle truppe statunitensi in vista dell’Operazione Husky, lo Sbarco in Sicilia, il comandante della 7ª Armata USA, generale G.S.Patton tenne un rapporto agli ufficiali della 45ª Divisione di fanteria nel corso del quale diede disposizione di uccidere – senza accettare le loro eventuali offerte di resa – i militari nemici che resistessero ancora quando le fanterie statunitensi fossero giunte a 200 iarde, circa 180 metri, di distanza da essi.

Durante la conquista dell’isola, le truppe anglo-americane si resero responsabili di alcuni crimini contro la popolazione civile e contro prigionieri italiani inermi. Su queste stragi, del tutto ingiustificate sul piano militare, per anni è scesa una cortina di silenzio. In alcuni casi i colpevoli non furono neppure cercati, mentre l’unica condanna all’ergastolo che fu comminata si risolse in una detenzione di pochi mesi

C’è una parte di storia ancora tutta da scrivere, rimasta sommersa da ragioni in qualche modo intuìbili ma ancora da indagare, interpretare e comprendere. È la pagina oscura delle stragi di civili e di prigionieri compiute non solo dai soldati tedeschi in Italia dopo l’8 settembre, ma anche dai soldati americani del generale Patton durante l’occupazione della Sicilia nell’estate del 1943. In questo estremo lembo dell’Italia fascista, il 10 luglio 1943 misero piede 160 mila uomini angloamericani. Si portarono dietro 600 carri armati, 1.800 cannoni e 14 mila automezzi. La supremazia alleata era evidente, ma non sufficiente a sgominare in pochi giorni, così come previsto nei piani del maresciallo Montgomery, comandante delI’VIII armata britannica, la difesa italo-tedesca dì presidio nell’isola. Occorsero 38 giorni di dure battaglie per occupare totalmente questo piccolo lembo di terra e per raggiungere Messina, tappa finale della campagna siciliana. Senza dubbio una vittoria amara, che fece registrare agli Alleati più di 4 mila morti e 13 mila feriti.

I cinegiornali dell’epoca mostrano i boy americani che marciano sorridenti in mezzo alla gente che sventola fazzoletti, pezzi di stoffa bianca e grida «liberatori». Una folla che accoglie festosa quei ragazzi alti un metro e ottanta e che masticano chewing gum. Nell’iconografia che illustra quelle giornate di avanzata tra città e paesi dell’isola, ricorre l’immagine di parecchi siciliani che s’incamminano trionfalmente accanto ai baldanzosi militari statunitensi, mostrando sorrisi soddisfatti conditi solo raramente di sorniona acquiescenza. Quei soldati sbarcano in Sicilia portando la libertà soppiantata per anni dal regime fascista. Arrivano con in tasca la democrazia e i diritti inalienabili dell’uomo, primo fra tutti quello della vita umana.

Eppure, quei giorni sono giorni di eccidi.

E tra tanti, ricordiamo la porcheria di Biscari.

La data è il 14 luglio 1943, gli Alleati sono appena sbarcati in Sicilia.

Il 180º Reggimento della 45ª Divisione di fanteria USA si dirige, secondo gli ordini, all’aeroporto di San Pietro, vicino al paesino di Biscari.

Li, soldati italiani, insieme a pochi tedeschi, fecero una accanita resistenza.

Però, il Generale Patton, aveva fatto un discorso riguardante i soldati italiani, nel giugno dello stesso anno:

“Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali!”<

Cosa successe allora?

Successe che il primo gruppo di prigionieri italiani, ed  un paio di tedeschi appena arresisi, venne disarmato, messo al muro e fucilato per ordine del capitano Compton.

Una quarantina di prigionieri circa, di cui due riuscirono a scappare.

Il secondo gruppo, altri quaranta circa, venne portato in campagna.
Li, sotto l’ordine del sergente Horace West, allineati e mitragliati.

Anzi, West li fece fuori personalmente con una mitragliatrice.

Uno dei progionieri tentò la fuga, ma venne colpito alla schiena dal caporale americano al quale il sergente West aveva ordinato a sua volta di sparare!

Bisogna dire che la procura americana aprì una inchiesta, e i due, il capitano ed il sergente vennero processati.

Curiosamente entrambi asserirono di aver agito per ordini superiori, ovvero il discorso di Patton.

Seguendo una tradizione di giustizia e di rigore tipicamente americana, il sergente West venne condannato all’ergastolo, mentre il Capitano Compton, naturalmente fu assolto.

Tranquilli, giustizia fu fatta, dato che West nel 1944 venne liberato e mandato al fronte.

In fondo aveva solo fucilato dei prigionieri di guerra, una quarantina di italiani ed un tedesco, cosa volete che sia…

Patton, interpellato, asserì che non aveva dato veramente l’ordine di uccidere i prigionieri, voleva solo incitare i suoi uomini.

Riassumiamo in una unica parola la reazione di Patton: “ooops!”.

Bisogna riconoscere che uno straccio di processo venne fatto e che un ispettore del Ministero della guerra Usa addirittura andò ad intervistare Patton.

Delle vittime non si conosce nulla. Non si conoscono i nomi né se fossero tutti militari. Si sa soltanto che furono seppelliti in una fossa comune sul luogo dell’eccidio. Probabilmente la notizia della loro morte, a guerra finita, è giunta ai parenti con l’amara motivazione di «caduto in combattimento».

Ricordiamo anche la reticenza delle istituzioni italiane nel parlare e nell’investigare su questo, ed altri avvenimenti, e che a nessuno è mai venuto in mente di processare i militari americani.

Chissà come mai.

 

By Eles

 

 

14 luglio 1943 – Il massacro di Biscari – Quando gli americani sbarcati in Sicilia assassinarono 80 prigionieri che si erano arresi – Un crimine di guerra spregevole quanto quelli nazisti, ma per il quale, complici i nostri politici, nessuno mai pagò!ultima modifica: 2019-07-13T18:07:46+02:00da eles-1966
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