Alcuni migranti salvati in mare da un mercantile avrebbero dirottato la nave che li stava riportando nei lager Libici – Salvini parla di atto di pirateria… A noi ricorda tanto la storia dell’Amistad – Noi siamo dalla parte dei ribelli!

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Alcuni migranti salvati in mare da un mercantile avrebbero dirottato la nave che li stava riportando nei lager Libici – Salvini parla di atto di pirateria… A noi ricorda tanto la storia dell’Amistad – Noi siamo dalla parte dei ribelli!

“Sarebbe il primo atto di pirateria in alto mare, lʼItalia la vedranno col cannocchiale”, ha tuonato il nostro ministro… Che tradotto suona pressappoco “se gente crepa di fame, di guerra, di cambiamenti climatici, se fugge da morte certa, a noi bianchi, ariani, italioti non ce ne frega un cazzo, che crepino pure, ma lontano perchè altrimenti ci disturbano”

I migranti presunti dirottatori avrebbero l’intenzione di dirigersi verso Malta o Lampedusa.

Il mercantile Elhiblu I con un gruppo di migranti (forse 120) a bordo, salvati da un naufragio in acque libiche, ha fatto rotta verso nord. Il Viminale ha parlato di “un cambio di rotta repentino”.

A noi ricorda tanto la storia dell’Amistad – Noi siamo dalla parte dei ribelli!

La storia dell’Amistad

Nella notte tra il 30 giugno e il 1º luglio, gli schiavi trasportati dall’Amistad si ammutinarono, guidati dal nero Sengbe Pieh, poi noto negli Stati Uniti d’America come Joseph Cinque. I prigionieri riuscirono a impadronirsi della nave. Alcuni membri dell’equipaggio rimasero uccisi, due riuscirono a fuggire su una lancia con la quale raggiunsero l’Avana dando l’allarme.  Degli altri membri dell’equipaggio rimasero Ruiz, Montes e lo schiavo del capitano, Antonio, che fece da interprete. Gli schiavi ordinarono agli spagnoli di cambiare rotta per dirigersi verso l’Africa, ma essi finsero di obbedire ingannandoli, navigando invece di notte verso nord-ovest e solo di giorno verso est. La Amistad fu quindi abbordata il 26 agosto 1839 dal guardacoste USRC Washington del servizio navale della finanza statunitense (la United States Revenue Cutter Service), comandato dal tenente di vascello Thomas Gadney, e da questi presa in custodia poco al largo di Culloden Point, Long Island, New York, dove gli ammutinati avevano fatto gettare l’àncora per recarsi sulla costa e procacciarsi acqua e cibo.

Per poterne reclamare la relativa ricompensa dovuta al salvataggio della nave secondo le prassi del diritto marittimo, gli schiavi ribelli (considerati merce) furono catturati e condotti in porto a New London nel Connecticut, dove, a differenza dello Stato di New York, la schiavitù era ancora tecnicamente legale.

Il 7 gennaio 1840 i prigionieri furono processati per ammutinamento: il giudice ritenne non rilevante il motivo per cui si trovassero sulla nave, cioè essere schiavi, rispetto al fatto che ne avessero assunto il controllo con la forza. Parte dell’opinione pubblica statunitense non accettò il verdetto e nacque un movimento di dissenso, nel quale si distinse il Comitato della Amistad, che già durante il processo si era battuto per ottenere la libertà dei prigionieri e l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti.

Tra i più attivi all’interno del gruppo figurò l’avvocato Roger Baldwin.

Per poter comunicare con gli schiavi un membro del comitato, il professore Josiah Willard Gibbs, Sr., imparò a contare fino a dieci nella lingua mende e si recò al porto di New York, contando ad alta voce. Si fece così notare da James Covey, un marinaio africano della HMS Buzzard (un brigantino appartenente alla Marina britannica) in grado di comprendere e parlare la lingua mende, che divenne il tramite tra il comitato e gli schiavi.

Grazie al dialogo che finalmente si riuscì a instaurare tra difensori e difesi, il comitato riuscì a dimostrare che gli africani erano stati catturati illegalmente, che l’ammutinamento era stato compiuto per rivendicare il loro diritto alla libertà e che pertanto tale azione non poteva essere considerata un reato. La nuova sentenza, emessa nel gennaio 1840, accolse la tesi della difesa, conferì agli schiavi lo status di uomini liberi e rigettò la rivendicazione della Spagna di Isabella II, che ne chiedeva la restituzione come merce in base al Trattato di Pinckney del 1795.

La sentenza contrastava con la politica del presidente Martin Van Buren, tesa a mantenere buone relazioni con la Spagna e, sul piano interno, a non opporsi direttamente alla schiavitù, evitando uno scontro con gli Stati del sud favorevoli allo schiavismo onde favorire una sua rielezione a presidente. Egli sostenne dunque la decisione dell’accusa di proporre appello alla sentenza, portando il caso dinanzi alla Corte Suprema il 23 febbraio 1841. In difesa degli schiavi si schierò l’ex presidente John Quincy Adams: il 24 febbraio, supportato da Baldwin, tenne la sua arringa, riuscendo a convincere la Corte a decretare il 9 marzo 1841 lo stato di libertà degli imputati.

Poiché il governo degli Stati Uniti rifiutò di sobbarcarsi le spese per il ritorno in Africa dei Mendi sopravvissuti, un gruppo di abolizionisti e gli stessi africani raccolsero i fondi necessari a noleggiare la nave Gentleman, che partì per la Sierra Leone nel novembre del 1841. Giunti in patria nel gennaio del 1842, trovarono le loro dimore distrutte e le loro famiglie scomparse, probabilmente in seguito ad altre razzie di commercianti di schiavi.

La Spagna per molti anni chiese un indennizzo agli Stati Uniti per il danno dovuto alla perdita degli schiavi.

By Eles

Alcuni migranti salvati in mare da un mercantile avrebbero dirottato la nave che li stava riportando nei lager Libici – Salvini parla di atto di pirateria… A noi ricorda tanto la storia dell’Amistad – Noi siamo dalla parte dei ribelli!ultima modifica: 2019-03-27T20:34:19+01:00da eles-1966
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