LATITANTI E CONTENTI. Tutti gli “altri” Battisti di cui ci siamo dimenticati (e sono tanti) – Il caso di Claudio Lavazza, condannato per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti e il caso della Francia, tanto, ma proprio tanto generosa con il nostro terrorismo…

 

Battisti

 

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LATITANTI E CONTENTI. Tutti gli “altri” Battisti di cui ci siamo dimenticati (e sono tanti) – Il caso di Claudio Lavazza, condannato per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti e il caso della Francia, tanto, ma proprio tanto generosa con il nostro terrorismo…

Latitanti e contenti. Gli “altri” Battisti

Non c’è soltanto Cesare Battisti, l’ex esponente dei Proletari armati per il comunismo condannato per quattro omicidi (il gioielliere Pierluigi Torregiani, il macellaio Lino Sabbadin, il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro e l’agente della Digos Andrea Campagna), e latitante per 26 dei suoi 64 anni. Gli anni di piombo italiani, purtroppo, hanno lasciato molte altre scorie in giro per il mondo.

La lista è lunga e davvero mortificante, per la giustizia italiana. Tra gli esponenti più significativi del terrorismo impunito ci sono Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri, due vecchi brigatisti rossi (oggi hanno 63 e 67 anni) che non si sono mai formalmente pentiti. Facevano parte del commando che il 16 marzo 1978 entrò in azione a Roma, in via Fani, uccidendo i cinque uomini della scorta dell’ex presidente della Dc. Sette mesi dopo, insieme, avevano anche colpito mortalmente alla testa il magistrato Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali. La nostra Corte di cassazione, in contumacia, li ha condannati all’ergastolo ma sono riusciti a fuggire e in Italia non hanno mai scontato un giorno di pena.

Oggi, però, nessuno dei due è estradabile perché Lojacono ha preso la cittadinanza svizzera, mentre Casimirri ha ottenuto quella nicaraguense. Lojacono, che in Italia era stato condannato a 16 anni di galera anche per l’omicidio di Nikis Mantekas, un simpatizzante di estrema destra ucciso a Roma nel 1975, era stato arrestato in Corsica nel giugno 2000, ma è stato subito liberato dalla giustizia francese che non riconosce le condanne in contumacia. In Svizzera, Lojacono ha cambiato cognome in Baragiola, e nel 1989 è stato condannato per l’omicidio Tartaglione a 17 anni di reclusione (ne ha scontati solo 11 per buona condotta). Dal 1988 anche Casimirri si fa scudo di un’altra cittadinanza: si è sposato a Managua, dove di recente il quotidiano La Verità ha ricordato che gestisce un ottimo ristorante di pesce, El buzo («Il subacqueo») frequentato anche da reduci dell’estremismo rosso italiano.

Si era rifugiato in Spagna, invece, Claudio Lavazza, 63 anni: anche lui faceva parte dei Proletari armati per il comunismo, ed è stato condannato all’ergastolo per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti. Lavazza è detenuto in Spagna dal 1996 per reati commessi in quel Paese: Madrid non ha mai dato seguito alla richiesta di estradizione italiana.

Altri latitanti delle Br per i quali la giustizia italiana ha inutilmente chiesto la consegna alla Francia sono Sergio Tornaghi, 61 anni, legato alla colonna milanese Walter Alasia; la «primula rossa» Simonetta Giorgieri, 64 anni, che apparteneva al Comitato rivoluzionario toscano; e Carla Vendetti, 60 anni, arrestata, scarcerata e quindi entrata in clandestinità. Le due donne sono state condannate anche perché coinvolte negli omicidi dei giuslavoristi Marco Biagi, nel 2002, e Massimo D’Antona, nel 1999. 

La Francia, va detto, è sempre stata generosa con il nostro terrorismo rosso, e non soltanto con Battisti, che ha allegramente ospitato fino al 2004: dal 1982 dà rifugio anche all’ex Br Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo in una delle troppe appendici del processo Moro e per i tre omicidi dei giuristi Vittorio Bachelet e Girolamo Minervini, e del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi. A Parigi vive anche Giorgio Pietrostefani, 75 anni, l’ex dirigente di Lotta continua che la giustizia italiana ha condannato definitivamente a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Si dice sia residente in Perú Oscar Tagliaferri, condannato per la strage organizzata dai terroristi rossi di Prima linea in via Adige, a Milano, il 1° dicembre 1978. Tagliaferri è ricercato per omicidio, associazione sovversiva, partecipazione a banda armata, rapina. È uno degli autori della strage milanese di Prima linea anche Maurizio Baldasseroni, 68 anni, a sua volta espatriato in Sud America: nel 2013 si pensava fosse morto, ma l’anno successivo un giudice ha ordinato alla Procura di Milano che fossero riprese le sue ricerche.

Il terrorista nero Vittorio Spadavecchia, 56 anni, si nasconde invece a Londra da oltre 36 anni, per l’esattezza dall’agosto 1982: membro dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, è stato condannato per l’omicidio di alcuni poliziotti, tra i quali il commissario della Digos Franco Straullu, e per una serie di rapine. Oggi fa l’agente immobiliare. Sette richieste di estradizione da parte dell’Italia sono finite nel nulla.

fonte: http://thepolloweb.blogspot.com/2019/01/latitanti-e-contenti-gli-battisti.html

L’altro olocausto che, neanche oggi, possiamo dimenticare: Gaza – Ospedali, anche pediatrici, chiusi a causa del blocco israeliano…

 

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L’altro olocausto che, neanche oggi, possiamo dimenticare: Gaza – Ospedali, anche pediatrici, chiusi a causa del blocco israeliano…

Pubblichiamo il comunicato della Onlus NWRG di Genova relativo alla situazione nella Striscia di Gaza dove si fa particolarmente grave la situazione nelle strutture sanitarie a causa della mancanza di carburante

Roma, 21 gennaio 2019, Nena News – Secondo informazioni ricevute direttamente da colleghi medici della Striscia di Gaza, i due ospedali pediatrici della Striscia, Nasser e Rantissi, hanno dovuto chiudere domenica 20 per mancanza del carburante necessario a produrre l’energia elettrica senza la quale le strutture sanitarie non possono funzionare (nella Striscia l’erogazione di corrente tramite rete è da anni estremamente saltuaria). Allo stato attuale sei ospedali su tredici, Beit Hanoun e Najjar e 2 strutture specialistiche, gli Ospedali Psichiatrico e quello Oculistico, hanno chiuso oltre a quelli pediatrici.

Le strutture sanitarie ancora in funzione hanno un’autonomia di pochissimi giorni prima di dover chiudere anch’esse.

Questa nuova grave crisi è dovuta al blocco, da parte del governo israeliano, di fondi destinati alle strutture sanitarie della Striscia da donatori internazionali. Questo passaggio era parte dell’accordo negoziato a metà novembre con la cessazione dei bombardamenti e rotto unilateralmente da Israele.

In calce a questo comunicato riportiamo l’appello ufficiale del 15 gennaio del Ministero della Salute di Gaza. Purtroppo le previsioni di chiusura sono state necessarie.

Come associazione lavoriamo da anni, in collaborazione con le strutture sanitarie della Striscia, per valutare gli effetti dei continui eventi bellici sulla salute riproduttiva degli abitanti di questo territorio, da 12 anni sottoposto ad un blocco quasi totale, contribuendo, per quanto le nostre poche forze lo permettano, a fornire a tali strutture attrezzature e strumentazioni diagnostiche mancanti o insufficienti e contribuendo alla qualificazione del personale medico ed infermieristico locale.

Siamo quindi particolarmente preoccupati per il continuo peggiorare delle condizioni in cui operano le strutture sanitarie e di conseguenza di quelle in cui vivono tutti i 2 milioni di abitanti della Striscia ed in particolare i bambini.

Invitiamo quindi a portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana e internazionale quest’ennesima emergenza in cui è costretto a vivere il popolo palestinese.

Contatti:

Paola Manduca (Presidente NWRG onlus)

NWRG (NEWWEAPONS RESEARCH GROUP) ONLUS Genova (Italy)http://onlus.newweapons.org/

Tel.: 389 5753198 – Email: paolamanduca@gmail.com

Ulteriori informazioni:

https://www.middleeasteye.net/news/catastrophic-situation-imminent-gazas-children-hospitals-nearly-out-fuel-1608991770

http://www.mezan.org/en/post/23352

COMUNICATO STAMPA MINISTRO DELLA SALUTE; GAZA

Tue, Jan 15, 7:45 PM

MOH in Gaza appeals to all concerned parties to intervene immediately to end the fuel crisis hitting the governmental hospitals in Gaza Strip as the generators of the Emirati Maternity hospital in Rafah will stop within hours, this crises will expand to involve the entire health facilities within days.

The Palestinian Health Ministry warns from an alarming crisis that hits the healthcare system in the besieged Gaza Strip due to the shortage of fuel supplies which provide power for hospitals.

The fuel crisis which hit the Emirates Crescent Hospital and health facilities began after the end of November 2018 with the depletion of the remaining fuel quantities due to power outages and increased electricity loads due to the cold winter.

We have not been supplied by any quantities of fuel from the donors, we reached a state of severe shortage and we are counting down to stop many hospitals’ generators in the coming hours, which will lead to stopping the health service of additional hospitals and health facilities and therefore we appeal to all the concerned parties to provide our hospitals with fuel to ensure the continuity of health services for thousands of patients in Gaza strip.

The monthly consumption of fuel is 300,000 liters per month.

Al-Aqsa Martyrs Hospital in the middle zone of Gaza Strip transferred 2500 liters of fuel from its own tanks to save the UAE Crescent Maternity Hospital in Rafah city, which is about to halt operation because of fuel shortage, noting that the transferred amount will be enough for two days in the maternity hospital and the remaining fuel in Al-Aqsa hospital will be finished in 5 days only.

Continuing crisis of fuel depletion in health facilities will have catastrophic consequences for patients in the Gaza Strip when the generators stop within a few days.

 It will threaten the lives of 800 patients with renal failure who attend for 128 dialysis machines 3 times a week, including 30 children.

  40 operation rooms will be interrupted in which 250 operations are being operated per day.

 The lives of hundreds of pregnant women who require caesarean sections will be threatened when the operation rooms in the delivery sections stop.

 The health situation of thousands of patients who require laboratory tests and blood units will be exacerbated every day when 50 medical laboratories and 10 blood banks are suspended at Ministry of Health facilities.

 The lives of 120 new born premature babies will be threatened as their lives are directly dependent on electricity supply to the nurseries in the Gaza Strip hospitals

 The lives of 100 patients in the intensive care units will be threatened as their lives are linked to the continuous electricity that run life saving medical devices.

 Halting the oxygen concentrators, sterilization units, laundries and other supportive services in Gaza Strip hospitals.

 The health situation of thousands of patients will be at risk as they  will be deprived of diagnostic services in the radiology departments of the Gaza Strip hospitals.

  • Dozens of patients every day will be denied of therapeutic and diagnostic cardiac catheterization services.

Fonte QUI

 

Oggi, 26 gennaio, è una data importantissima per tutti i seguaci di Silvio Berlusconi. È il 41° compleanno della sua tessera P2… Una tessera che tutti quelli che amano Legalità e Onestà non possono non avere in tasca…!

 

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Oggi, 26 gennaio, è una data importantissima per tutti i seguaci di Silvio Berlusconi. È il 41° compleanno della sua tessera P2… Una tessera che tutti quelli che amano Legalità e Onestà non possono non avere in tasca…!

Il numero di tessera della P2 assegnata al Cavalier Berlusconi è: tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978.

Nella relazione finale della Commisione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 si legge: “…alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di la’ di ogni merito creditizio…”. Le due grandi banche, infatti, che danno credito a Berlusconi sono la Banca Nazionale del Lavoro e il Monte dei Paschi di Siena, dove durante gli anni ‘70 la P2 è più attiva. Il Monte dei Paschi concede tra il ‘70 e il ‘79 70 miliardi di mutui fondiari a Berlusconi a tassi fra il 9 e il 9,5%.

Il 10 Aprile 1978 Berlusconi inizia una collaborazione come editorialista sul maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, proprio quando la loggia P2 acquisisce, come dice la commissione parlamentare d’inchiesta “il controllo finanziario e gestionale del gruppo Rizzoli.”

Interpellato su Licio Gelli, Berlusconi risponde: “Anch’io come 50 milioni di italiani, sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli. Anni di inchieste sono serviti solamente ad offrire alle varie fazioni politiche un terreno di lotta e di calunnie facile quanto strumentale.”

FALSA TESTIMONIANZA SULLA P2

Nel 1990 la corte d’appello di Verona denuncia Silvio Berlusconi con la seguente motivazione: “…Ritiene il collegio che le dichiarazioni dell’imputato non corrispondano a verità. In sostanza infatti secondo il Berlusconi la sua definita adesione alla P2 avvenne poco prima del 1981 e non si trattò di vera e propria iscrizione, perchè non accompagnata da pagamenti di quote appunto di iscrizione, peraltro mai richiestegli. Tali asserzioni sono smentite:

A) Dalle risultanze della commissione Anselmi.
B) Dalle stesse dichiarazioni rese dal prevenuto avanti al G.I. di Milano, e mai contestate, secondo cui la sua iscrizione alla P2 avvenne nei primi mesi del 1978.
C) Dagli atti della commissione parlamentare ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fobocchi figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l’annotazione del versamento di lire 100.000 come eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risulterebbe comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprietà di Gelli
…”.

Nel 1990 la Corte d’appello di Venezia condanna Silvio Berlusconi per aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua affiliazione alla loggia massonica P2.

A proposito il Piano di Rinascita democratica diceva:

a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

Da notare che Silvio Berlusconi è soltanto l’affiliato n°104; questo la dice lunga sul suo ruolo secondario all’interno dell’organizzazione. La prima fase della P2 infatti prevedeva che:

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’etereogenità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

La data di fondazione della P2 è sconosciuta: Gelli entra nella società nel 1965. Visto che Berlusconi è 104°, significa che il “club” dirigente era già ampiamente formato e operativo: i 40 avevano già affiliato altre 60 persone influenti prima del Cavaliere.
La sigla che appare sopra la tessera (A.:G.:D.:G.:A:D.:U.:) significa “Alla Gloria del Grande Architetto Dell’Universo” e indica che Propaganda 2 è una loggia che si rifà alla Gran Loggia d’Inghilelterra, o che comunque si discosta dalla Grande Oriente di Francia.
Lo scisma tra frammassoni francesi e massoni inglesi avvenne nel 1877, in quanto i primi cominciarono ad accettare al proprio interno atei e agnostici. La massoneria “tradizionale”, per così dire, sostiene invece che un Massone non dovrà mai essere uno stupido Ateo né un Libertino senza religione se comprende l’Arte correttamente. La sola religione richiesta era quella religione in cui tutti gli Uomini concorrono, tenendo per sé le loro particolari Convinzioni.

Dopo lo scisma i francesi tolsero i riferimenti al Grande Architetto dell’Universo.
In questo senso si potrebbe dire che esiste una massoneria di “sinistra” francese e una conservatrice inglese o comunque non francese. In realtà parlare di destra e sinistra per la massoneria significa sbagliare in partenza, in quanto le finalità ultime dei massoni atei potrebbeo essere anche peggiori……
Alla luce dell’attuale ricomposizione politica italiana con due partiti, uno democratico e uno conservatore, è bene ricordare che Il Piano di Gelli prevedeva:

d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.

 

 

 

Cosa sta succedendo in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

Venezuela

 

 

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Cosa sta succedendo in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

Che succede in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”…

Ve ne avevamo già parlato qui:

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

Già all’epoca si capòiva come sarebbe finita… Perché gli americani, quando si tratta di business se ne passano per il cazzo di democrazia, libertà, umanità e cazzate del genere…

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Il più grande conoscitore dell’America Latina in Italia: “Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda”.

 
Chi oggi con il massacro mediatico in corso contro il Venezuela non vorrebbe intervistare l’indiscusso massimo conoscitore dell’America Latina in Italia? Tutti, chiaramente.

Succede che il Corriere della Sera abbia lo scoop. E Fabrizio Caccia intervista Gianni Minà.

Voi, a questo punto, direte: darà il Caccia il massimo risalto alle parole di chi come nessuno conosce quelle terre, la loro storia politica, le loro popolazioni?

Non proprio. L’operazione è questa. Nel titolo e nel sottotitolo neanche si capisce che sia un’intervista a Minà e continua l’operazione di propaganda oltre la vergogna di questi giorni.

Invece di dare risalto alle parole di Gianni Minà e alla sua intervista, il Caccia preferisce dare massimo riferimento ad un appello lanciato pensate da niente meno che…. Rossana Miranda. Vi domanderete chi è Rossana Miranda per finire citata nel Corriere della Sera? Non riusciamo neanche noi a sciogliervi questo dubbio amletico, possiamo solo segnalarvi che da mesi fa propaganda contro il governo venezuelano attraverso un portale italiano, Formiche, e un giornale della destra venezuelana, El Universal.

Siamo arrivati al punto che il Corriere della Sera debba fare propaganda attraverso Formiche?

Si, signori miei, siamo proprio arrivati a questo punto.

Ma torniamo a Gianni Minà. Lo scoop di Caccia viene presentato senza un’introduzione, senza niente, addirittura si ha oggettiva difficoltà a capire che sia un’intervista sui fatti di adesso.

Abbiamo ascoltato telefonicamente Minà che ci ha confermato che si tratta solo di una minima parte delle sue parole. Ma non importa tanto questo, quel che rileva è riportare per intero le parole riprese da Caccia: «Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela, che gli Stati Uniti vogliono”. E ancora: «Bisogna avere in mano i dati dei morti, prima di parlare. Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…».

Parole che si perdono nel testo del Caccia tra l’appello di Rossanda, la solita propaganda interna e Paolo Cento. Si avete capito bene. Paolo Cento. Ora mettere nella stessa intervista sull’America Latina Gianni Minà e Paolo Cento, è come mettere nello stesso campo di calcio Diego Armando Maradona e Egidio Calloni o Van Basten e Luther Blissett.

Miracoli della propaganda.

E poi mentre Gianni Minà cita un Premio Nobel del calibro di Esquivel e un gigante come Frei Betto – torturati e arrestati dalle vere dittature dell’America Latina che piacevano tanto a quello stesso occidente che oggi non a caso combatte il governo venezuelano – Paolo Cento invita a fare chiarezza sui fatti di Caracas «già quest’estate nelle feste dell’Unità, di Sinistra Italiana, Articolo 1».  Ora mettere insieme nella stessa intervista Esquivel e Betto con le attuali feste dell’Unità è più o meno come mettere sullo stesso palco i Pink Floyd con Giggione.

Ma per fortuna vostra in questo disastrato mondo dell’informazione italiana avete l’AntiDiplomatico che, nel titolo, nel sottotitolo e nella foto, rende giustizia ad un gigante tra lillipuziani della professione, Gianni Minà.

P.s. Il Frei Beto citato dal Caccia in realtà è Frei Betto,  Teologo della liberazione brasiliano, imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Ma questo, probabilmente, il Caccia non lo sa.

 

tratto da: https://ilfastidioso.myblog.it/2017/08/07/gianni-mina-il-problema-non-e-maduro-il-problema-e-il-petrolio-del-venezuela-che-gli-usa-vogliono/

“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

 

Matteo Renzi

 

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“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

Renzi si rivolge a Di Battista: “Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra”
L’ex Premier ha inoltre parlato di Reddito di cittadinanza e della Quota 100: “Reddito di cittadinanza? Favorisce il lavoro nero. Quota 100? Prepensionamenti come la Prima Repubblica”.

L’ex premier Matteo Renzi, è intervenuto ai micofoni di ‘Stasera Italia’ su Rete 4: “Alessandro Di Battista dice di essere figlio di fascista e, se lo dici, non vieni a dare lezioni alla sinistra in Italia”. “E poi se dici che Obama è golpista vivi su Marte”, ha aggiunto.

Certo che subire la “morale” da un fascista come Matteo Renzi…

Pensateci, oltre a realizzare il programma che Berlusconi non era riuscito a fare, è riuscito in quello che Mussolini, Andreotti e Berlusconi non sono riusciti: annientare, azzerare, cancellare la sinistra Italiana…

Il senatore del Pd è poi intervenuto sul tema del reddito di cittadinanza. “Un voto a Di Maio? Ripetente, nel giorno in cui celebra il reddito di cittadinanza, che favorisce il lavoro nero e anche quelli che non vogliono lavorare purtroppo”. Con la nomina di Lino Banfi all’Unesco, ha aggiunto, “ha dato un messaggio diseducativo e di incompetenza”.
“Mandare in pensione la gente diventa un costo per i giovani”, ha dichiarato ancora Renzi a ‘Stasera Italia’. “E’ la cosa che hanno fatto sempre quelli della Prima Repubblica”, ha aggiunto.

Andate a rileggere la storia: Tutti i leader africani contrari al franco coloniale sono stati destituiti o ammazzati… Proprio non vi rendete conto che c’è qualcosa che non quadra…? …Forse Di Maio e Di Battista non sono proprio due cretini…

 

franco coloniale

 

 

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Andate a rileggere la storia: Tutti i leader africani contrari al franco coloniale sono stati destituiti o ammazzati… Proprio non vi rendete conto che c’è qualcosa che non quadra…? …Forse Di Maio e Di Battista non sono proprio due cretini…

“Gli ‘esperti’ dicono che le 15 ex colonie francesi abbiano liberamente scelto di aderire al Franco CFA perché ne traggono vantaggio e, soprattutto, che possano uscirne in qualsiasi momento. Eppure…
– 1963: Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiutò di sottoscrivere il patto monetario con la Francia. Il 10 gennaio 1963 ordinò di iniziare a stampare una moneta nazionale e tre giorni dopo fu rovesciato e assassinato in un golpe condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese.
– 1968: Modioba Keita, primo presidente della repubblica del Mali, annunciò l’uscita dal franco coloniale CFA denunciandolo come trappola economica per il suo Paese, rimase vittima di un colpo di Stato, guidato anche qui da un ex legionario francese”.

Così il deputato M5S e sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

A Olympio e Keita si aggiungono i seguenti leader:

“- 1987: l’eroe panafricanista Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, venne ucciso in un golpe sostenuto dalla Francia dopo aver proclamato la necessità di liberarsi dal gioco neocoloniale del franco CFA.
– 2011: il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, propose di salvare l’economia del Paese abbandonando il franco FCA in favore del Mir, Moneta ivoriana di resistenza: pochi mesi dopo la Francia bombardò il palazzo presidenziale e le forze speciali francesi fecero prigioniero Gbagbo.
– 2011: Muhammar Gheddafi progettava di rimpiazzare il franco CFA con una nuova valuta pan-africana basata sul dinaro libico e sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli. La Libia viene bombardata dalla Francia e Gheddafi ucciso. Una e-mail del 2 aprile 2011 ricevuta dall’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton da un suo stretto collaboratore spiegava che questa era la motivazione principale dell’attacco militare francese”.

“Traete voi le dovute conclusioni,” conclude Di Stefano.

Tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2019/01/23/i-leader-africani-contrari-al-franco-coloniale-che-sono-stati-destituiti-o-uccisi/

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

 

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Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron

C’era un tempo in cui Emmanuel Macron dava del “vomitevole” al governo italiano per la gestione dei migranti. Niente a che vedere con la sua civilissima Francia, che invece sembrava in grado di accogliere tutti e col sorriso ben impresso sul volto del capo dell’Eliseo. Poi però dalle parole siamo passati ai fatti. E di quella Francia dell’accoglienza è rimasta un’immagine a dir poco sbiadita.

La gendarmeria ha iniziato a trascinare ed espellere in Italia gli immigrati che arrivavano in Francia o a entrare direttamente in territorio italiano. Mentre Ventimiglia veniva trasformata in una sorta di Calais d’Italia, con tanto di accampamenti e con la polizia francese a vigilare il confine. L’ordine di Parigi era tassativo: nessuno doveva passare il confine. Ordine assolutamente legittimo: ma sarebbe stato sacrosanto evitare la morale al governo di Giuseppe Conte.

Nel frattempo, lo scontro tra Francia e Italia non si è mai arrestato. Tra Parigi e Roma sono volate parole grosse su innumerevoli dossier. Ma è ancora il tema migranti a essere al centro della disfida delle Alpi. Dall’Italia, le accuse verso Parigi si sprecano. Il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia incolpano la Francia di impoverire l’Africa con le politiche post-coloniali, provocando l’emigrazione di migliaia di persone che giungono via mare in Europa. Il vice premier Luigi Di Maio ha addirittura chiesto all’Unione europea di sanzionare i Paesi europei che impoveriscono il continente africano. Una richiesta che naturalmente non avrà seguito in sede europea, ma è il segnale di come fra Parigi e Roma sia tornato il tempo dello scontro. E con le elezioni europee alle porte, è chiaro che l’immigrazione diventi un tema di dibattito fondamentale.

Da Parigi iniziano a studiare le prime mosse. La Francia è favorevole a “obiettivi quantificati in numeri a livello europeo” ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, al ‘Grand débat” delle testate CNews-Europe1-Les Échos. “La base dell’Europa è la solidarietà. E anche questa solidarietà deve giocare un ruolo sulla questione migratoria”, ha detto Griveaux. “Non possiamo essere solo alcuni Paesi europei a occuparci di questo problema dell’asilo e dell’immigrazione”, ha continuato. Anzi, ha voluto anche sottolineare che la Francia deve continuare a garantire “l’accoglienza incondizionata e il diritto di asilo”.

Detto così, sembrerebbe che a Parigi batta il cuore dell’accoglienza indiscriminata, dell’integrazione, di un Paese pronto a ricevere braccia aperte chiunque decide da venire in Europa. Eppure, non tutto è oro quel che luccica. E se la Francia di Macron si ammanta di questa sorta di aura di buonismo nel Mediterraneo, e lo fa proprio mentre i barconi affondano al largo della Libia, si dimentica di quanto avviene a casa sua, ma nei Territori d’Oltremare.In particolare in un’isoletta, quella di Mayotte, dove migliaia di migranti, in gran parte minorenni, sono rinchiusi in un Cra, Centre de rétention administrative.

Come spiega La Verità, “ha una capienza di appena 148 posti e l’associazione per i diritti umaniLa Cimade descrive come ‘prigione chiamata con altri nomi’. I bambini provengono dalle isole Comore, a una settantina di chilometri di distanza. Ma a Mayotte non vengono separati dai genitori come è accaduto al confine con il Messico. Siccome i minori non accompagnati non possono essere rinchiusi nei Cra e rispediti alle Comore, si fa al contrario che negli Stati Uniti: si affibbiano a un qualsiasi clandestino adulto nei paraggi e lo si costringe a fingere di esserne il padre o la madre, creando artificiosamente nuclei familiari”.

La situazione è ormai ben oltre i limiti della vivibilità. Centinaia di bambini girano per l’isola abbandonati a se stessi, le bidonville sorgono ovunque, mentre vicino al capoluogo dell’isola è sorta una vera e propria “collina degli immigrati”. Perché arrivare nell’isola equivale ad arrivare in Francia. E da lì si cerca poi di raggiungere con aerei o navi il territorio europeo, passando per Marsiglia. E così è nato un flusso di migranti senza precedenti, con centinaia di migliaia di arriviin pochi anni. Anche perché in Francia c’è lo ius soli: quindi partorire nell’isola di Mayotte equivale a far nascere cittadini francesi (ed europei).

Proprio per questo motivo, migliaia di donne incinta partono alla volta dell’isola dall’arcipelago delle Comore per partorire nei suoi ospedali. Sempre come spiega La Verità, “riprova è che di tutte le partorienti al Chm (il centro ospedaliero locale ndr), il 75% sono immigrate clandestine. Per contrastare il fenomeno, Parigi ha modificato pochi mesi fa le regole dello ius soli soltanto per questa Provincia: adesso diventano francesi i bambini nati a Mayotte da almeno un genitore che sia presente sul territorio, in modo regolare, da minimo tre mesi”. Ma nel frattempo, sono in migliaia a morire nel percorso per raggiungere l’isola. Tra il 1995 e il 20125 sarebbero morte tra le 7mila e le 10mila persone nell’oceano Indiano per sbarcare a Mayotte. Un cimitero nei fondali delle Comore. Ma Macron forse se l’è dimenticato.

O forse, molto pi semplicemente, non vuole che se ne parli. Perché tene a bada le Comore interessa alla Francia. Parigi non vuole problemi in quello specchio di mare dell’oceano Indiano. Tanto che a novembre, i due Stati hanno firmato un accordo per cui il governo di Azali Assoumani accettava gli espulsi da La Mayotte e Macron dava di nuovo l’ok ai visti per l’isola per i cittadini delle Comore. Motivo? La Francia ha parecchi trattati in atto con il governo. I comoriani che vivo in Francia sono moltissimo (di cui molti anche islamici radicali), ci sono accordi per la Difesa e sulla moneta, garantita dalla Francia. E infine c’è un altro tema: l’energia. Nei fondali delle Comore è presente il gas e c’è anche il petrolio. Parigi vuole essere la prima a sfruttarlo e cosi, accetta il ricatto di Azali sui migranti. Nel frattempo muoiono e vengono rinchiusi nei centri di detenzione: ma di questo Macron e l’Europa sembrano essersene dimenticati. Impegnati come sono a parlare di Italia e Libia.

tratto da: http://www.occhidellaguerra.it/francia-macron-migranti-mayotte-comore/?fbclid=IwAR2_SLJhz0mVXANRQwE9b2ZAlDSiUnqYM0KQncrd-a2yUkT-oN-j4i6Q4YY

C’è davvero poco da stare allegri – Se il giornalismo Italiano è questo, siamo proprio nella cacca…!

 

giornalismo

 

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C’è davvero poco da stare allegri – Se il giornalismo Italiano è questo, siamo proprio nella cacca…!

 

Libero dà il buongiorno a modo suo al popolo italiano: disgustoso, nauseante, stomachevole, ripugnante, sudicio, come solo i giornalisti (?) di questo immondo quotidiano sanno essere…

Ecco l’articolo di Filippo Facci in cui si collegano: stagnazione economica e presunto aumento degli omosessuali…!

A caratteri cubitali, infatti, il titolo di apertura del giornale è a dir poco curioso: «Calano fatturato e pil ma aumentano i gay». Con tanto di sommario («C’è poco da stare allegri») e di spiegazione: l’economia soffre, ma gli unici a non sentire crisi sono gli omosessuali: crescono in continuazione.

Che cosa c’entrino la crisi economica e il crollo del pil con l’aumento del gay, è difficile da capire… Se non hai letame, ma proprio tanto letame, al posto dei neuroni…

Ma la cosa più triste, purtroppo, è che nel nostro paese c’è ancora qualche povero idiota che va in edicola a comprare questa porcheria…

C’è davvero poco da stare allegri – Il giornalismo Italiano è questo… Siamo proprio nella MERDA…!

By Eles

Il grande editotiale di Marco Travaglio sull’ipocrisia dei Francesi: “Sovranisti per forza”

 

Marco Travaglio

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Il grande editotiale di Marco Travaglio sull’ipocrisia dei Francesi: “Sovranisti per forza”

Cioè: il governo francese che…

Nasconde da quarant’anni decine di terroristi, assassini e tagliagole italiani…

Manda i suoi gendarmi a sconfinare oltre la frontiera italiana per riportarci i migranti che non vuole…

Paragona i vincitori delle elezioni italiane a “una lebbra che cresce un po’ ovunque in Europa”…

Da dei “bugiardi” ai nostri governanti che parlano di crisi migratoria, mentre ordina respingimenti e tiene chiusi i porti…

Intima al nostro governo di “fare pulizia in casa propria”…

Chiama i nostri governanti “piccoli Mussolini”…

Definisce vomitevole la linea del governo italiano sui migranti…

Ha destabilizzato la Libia con la guerra del 2011 ed ora continua a soffiare sul fuoco sostenendo il noto galantuomo Haftar…

…ora si offende per le dichiarazioni di Di Maio?

MA PER FAVORE…!

 

Sovranisti per forza di Marco Travaglio

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi legge che il Fondo monetario internazionale accusa l’Italia nientemeno che di “frenare l’economia mondiale”: e solo oggi, all’improvviso, tutto d’un botto.

Prima no, anzi, eravamo l’ombelico del mondo, la locomotiva della galassia, il capofila dell’universo e non ce n’eravamo mai accorti. Poi il 4 marzo, per la prima volta nella loro storia, gli italiani hanno sbagliato a votare, e zac! Ora qualunque disastro accada sull’orbe terracqueo è colpa nostra.

Se, puta caso, la pizza di fango del Camerun perde potere d’acquisto, c’è lo zampino dell’Italia. Spiace per le sorti degli aborigeni australiani, delle zingare del deserto, dei lama tibetani, delle balinesi nei giorni di festa e delle cavigliere del Kathakali: se se la passano male, sanno a chi dire grazie. Ai soliti italiani.

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi scopre che il governo Macron ha convocato l’ambasciatrice italiana per le “dichiarazioni ostili e immotivate” di Di Maio e Di Battista sul neocolonialismo francese. Che è un po’ come se il governo egiziano convocasse l’ambasciatore italiano per la nostra scarsa collaborazione sul delitto Regeni.

Cioè: il governo francese nasconde da quarant’anni decine di terroristi, assassini e tagliagole italiani aiutandoli a sottrarsi alla nostra giustizia e spacciandoli per perseguitati politici; il governo francese manda la sua Gendarmerie a sconfinare oltre la frontiera italiana per riportare migliaia di migranti che non ha intenzione di accogliere e poi accusa l’Italia di non essere abbastanza accogliente; il presidente francese Emmanuel Macron paragona i vincitori delle elezioni italiane a “una lebbra che cresce un po’ ovunque in Europa” e dava dei “bugiardi” ai nostri governanti che parlano di crisi migratoria, mentre ordina migliaia di respingimenti di migranti a Ventimiglia e tiene ben chiusi i porti francesi; la ministra francese Nathalie Loiseau intima al nostro governo di “fare pulizia in casa propria”, mentre il commissario francese dell’Ue Moscovici chiama i nostri governanti “piccoli Mussolini”; il portavoce del partito di Macron definisce “vomitevole la linea del governo italiano sui migranti”; il governo francese, dopo aver destabilizzato la Libia con la guerra del 2011, continua a soffiare sul fuoco sostenendo il noto galantuomo Haftar; e ora chi convoca chi? Ma per favore.

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi trova su La Stampa un’articolessa di Bernard-Henri Lévy che racconta la prossima tournée teatrale di Bernard-Henri Lévy. Siccome tocca fare tutto a lui, ora deve “fermare il populismo”. Con le nude mani. “Il mio – spiega il noto paraguru – è il contributo di uno scrittore alla nuova resistenza europea che deve organizzarsi senza tardare”.

Mi raccomando, non prendete impegni: si parte il 5 marzo da Milano e si prosegue in “venti tappe in Europa prima del voto”, “con La Stampa media partner”. “Perché far partire da Milano una campagna contro l’avanzata del populismo?”, domanda Henri Lévy a Henri Lévy. Che, cortesemente, si risponde: “Perché è proprio lì, a Milano, che tutto è cominciato”. Con Mussolini? Con Craxi? No, con B. Ha impiegato appena 25 anni per accorgersene, meglio tardi che mai: “È dagli studi berlusconiani che sono uscite tutte quelle facce clonate, labbra arroganti, silicone e dentifricio, gel per i capelli e sorrisi da rappresentante, che sono diventate il marchio di fabbrica delle ‘democrature’ europee”.

In effetti, dalle ragazze del Drive In a Orbán il passo è breve: una lettura così profonda che ci fa rivalutare persino il Biscione. Anche perché il primo Paese europeo dove B. riuscì a esportare le sue tette e i suoi culi siliconati fu proprio la Francia, grazie a Mitterrand che spalancò le porte a La Cinq quando l’ex trotzkista e maoista BHL gli suonava la trombetta. L’avvocato di B. era tal Sarkozy, poi asceso all’Eliseo fra i perepé di BHL.

Ma su questi e altri dettagli il paraguru sorvola, impegnato com’è a spiegare agli italiani quel che non capisce dell’Italia. Si pensava che si sarebbe preso una pausa, dopo la cattura di Battisti, il pluriassassino latitante che lui spacciava per uno “scrittore arrabbiato e imprigionato” e paragonava a Dreyfus.

Invece coglie l’occasione per scagliarsi con chi l’ha finalmente assicurato alle patrie galere: “un dottore con credenziali false (Conte), un gradasso affetto da un’insana megalomania (Salvini) e un Pulcinella più pusillanime che capace (Di Maio)”, senza dimenticare la Raggi, che si porta su tutto e “consegna Roma alle erbacce e alla prevaricazione in proporzioni mai viste dai tempi di Catone il Censore” (viva Mafia Capitale!).

Insomma: una “riedizione post-moderna del fascismo” agli “ordini di Mosca” e coi soldi degli “amici di Bannon”. In attesa che questo coiffeur pour dames esibisca, sul giornale che combatte le fake news (altrui), uno straccio di prova sulla falsa laurea di Conte, sui cablo di Mosca e sui dollari di Bannon, apprendiamo che gli manca tanto Renzi: ah quelle “sagge decisioni prese in passato, in un anno (febbraio 2014-dicembre 2016, ndr), dal vulcanico Matteo Renzi: diminuzione delle tasse (mai vista, ndr)… modernizzazione della giustizia (ma quando mai, ndr), fine degli sprechi delle Regioni (ma de che, ndr) …”!

Che nostalgia! Purtroppo gli elettori non hanno apprezzato. Cose che càpitano, quando fai votare il popolo al posto di BHL. Il quale ora è molto “arrabbiato” e marcia su Milano “per via di Stendhal”, ma anche degli altrettanto incolpevoli “Dario Fo (che votava 5Stelle, ndr), Leopardi, Verdi, Brecht e i suoi Quattro Soldi”.

Che poi erano tre, ma dev’essere l’inflazione.

Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

 

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Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

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Quello che i politici non dicono sull’immigrazione – La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

Ecco come la Francia fa la “rigorista” in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

Costa d’Avorio, Mali, Niger, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Niger, Senegal e Togo. Sembra una geografia di altri tempi e altri luoghi, eppure è’ questo l’elenco dei paesi africani, ex colonie francesi, sui quali la Francia esercita ancora oggi un controllo praticamente assoluto. Con tanto di presenza di soldati sul terreno e di intervento militare qualora un capo di stato deragli dall’asfissiante perimetro economico e geopolitico deciso da Parigi. L’ex presidente ivoriano Gbagbo, nel 2011 in contemporanea all’aggressione alla Libia, è stato deposto militarmente con l’aiuto dei soldati francesi ed è ancora in carcere in attesa di un processo ovviamente “per crimini contro l’umanità”.

Lo strumento intorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il franco coloniale, detto franco Cfa, moneta che la Francia ha imposto alle sue colonie nel 1945, subito dopo l’accordo di Bretton Woods, che ha regolato il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. L’acronimo Cfa inizialmente stava a significare “Colonie francesi d’Africa”, ma negli anni Sessanta, a seguito della decolonizzazione e dell’indipendenza dei paesi africani anche della “francofonia” il suo significato è diventato: “Comunità finanziaria africana”.

 Ma la fine del regime coloniale si è rivelata solo formale, in quanto il franco Cfa ha conservato tutti i vincoli ferrei che aveva fin dall’inizio sulle economie locali. Stiamo parlando di 14 Stati dell’area subsahariana e del Centro Africa, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, per i quali la moneta ufficiale è il franco Cfa, che viene però coniata e stampata in Francia, che ne ha stabilito le caratteristiche e ne detiene il monopolio.

Ma quali sono questi vincoli ferrei ai quali sono sottoposte le ex colonie francesi in Africa? Il primo vincolo del franco Cfa è l’obbligo per i 14 paesi africani di depositare il 50% delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In pratica, quando uno dei 14 paesi del franco Cfa esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, ha l’obbligo di trasferire il 50% di quanto incassato presso la Banca di Francia.

All’inizio la quota che i paesi africani dovevano trasferire in Francia era pari al 100% dell’incasso, nel tempo (1973) è scesa al 65%, infine nel 2005 è scesa al 50%. Scrive il quotidiano economico Italia Oggi che, per esempio, “se il Camerun, previo un esplicito permesso francese, esporta vestiti confezionati verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25 mila alla Banca centrale francese”.

Non solo. Gli accordi monetari sul franco Cfa prevedono che vi siano rappresentati dello Stato francese, con diritto di veto, sia nei consigli d’amministrazione che in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie.

Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce praticamente il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato francesi. Anche grazie a questi Parigi ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa, anche forzando vincoli di Maastricht.

 

Fonti:

https://www.informarexresistere.fr/franco-cfa-moneta-francese-africa/