Questo i Tg proprio non ve lo dicono – la Brexit va volare il Regno Unito: Pil più alto di tutti i Paesi del G7

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Questo i Tg proprio non ve lo dicono – la Brexit va volare il Regno Unito: Pil più alto di tutti i Paesi del G7

 

LONDRA – Se c’era bisogno di una conferma, eccola: la crescita economica e’ confermata all’1,8% in Gran Bretagna nel 2016, nella terza stima finale, a conferma della buona tenuta dell’economia del regno Unito nel primo anno della Brexit. Il risultato e’ in linea con le attese. Nel quarto trimestre il Pil sale dello 0,7%, la migliore prestazione tra i Paesi del G7, nota l’Ons, l’ufficio nazionale di statistica. Ovvero, la Gran Bretagna è cresciuta di più nell’ultimo trimestre 2016 di Germania, Usa, Giappone, Francia…

Ma queste cose i Tg non ce le dicono…

Noi dobbiamo credere che quei poveri disgraziati si sono rovinati a lasciare l’Europa…

L’effetto del Jobs Act che i Tg si sono “dimenticati” di dirci: nel 2016 quasi UN MILIONE di licenziamenti…!

Jobs Act

 

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L’effetto del Jobs Act che i Tg si sono “dimenticati” di dirci: nel 2016 quasi UN MILIONE di licenziamenti…!

Aumentano i licenziamenti, diminuiscono le dimissioni.

Nel 2016 ci sono stati quasi 900mila licenziamenti (899.053), considerando tutte le fattispecie, in crescita del 5,7% sul 2015 (850.297).

Le dimissioni sono state invece oltre 1,2 milioni (1.221.766), in calo del 17,1% sempre rispetto al 2015 (1.474.718).

E’ quanto si rileva dagli ultimi dati del Sistema delle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro.

Con il Jobs act sono state introdotte le nuove norme sui licenziamenti ma anche di contrasto alle dimissioni in bianco con l’obbligo della comunicazione online, entrato in vigore anch’esso a marzo 2016.

Nel solo quarto trimestre del 2016 i licenziamenti sono stati nel complesso 259.968, in aumento di 9.276 unità (+3,7%), mentre le cessazioni per dimissione sono scese a 318.146 in calo di 73.681 unità (-18,8%) rispetto allo stesso trimestre del 2015.

“Questo andamento risente ancora degli effetti generati dall’introduzione dello strumento delle dimissioni online (marzo 2016) che ha determinato una ricomposizione delle cause di cessazione”, si legge nell’ultima nota trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie.

Fonte: Qui