Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

 

Gianluigi Paragone

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Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

Con la caduta di Marine Le Pen la casta ha portato a casa una importante vittoria, ma non ha vinto la guerra.

Il risultato delle elezioni in Germania ne è la dimostrazione: la Merkel non avrà la maggioranza, mentre i “populisti” dell’AFD hanno ottenuto ben 80 (partendo da zero).

Le prossime votazioni saranno, preparatevi, in Italia e l’establishment ha paura del voto dei cittadiniperché potrebbe riservarci grandi sorprese: “Ne vedremo delle belle”, commenta Gianluigi Paragone nel suo videocommento di oggi su Facebook, che riportiamo di seguito:

“Quando non hanno voglia di ascoltare è inutile parlare perché i commenti del giorno dopo sono inutili, tanto loro sanno già che cosa vogliono, sanno tutto, sono i retori illuminati, sono coloro che detengono le verità.

E poi si stupiscono ‘ah ma cos’è successo in Germania’. E’ successo quello che era già successo altrove, poi però come la coperta di Linus hanno utilizzato le elezioni francesi per dire ‘scampato pericolo, la Le Pen non c’è più’.

Peccato che in Francia non avevano preso in considerazione il vero dato politico, che era l’astensionismo, cosa che non si è verificata in Germania.

E non si verificherà in Italia, se lo mettano bene in testa.

Al netto di tutti i voti delle primarie o di come scegliere il candidato, conteremo i voti al momento delle elezioni. Ecco perché hanno paura di farci votare, hanno paura che il popolo si possa esprimere liberamente.

Allora io penso che in Italia ci sia una gran voglia di partecipazione, non ci sarà un astensionismo alto, ecco perché hanno paura di queste elezioni. Ecco perché hanno anche paura di coloro che si pongono anche al di fuori di questo verbo dominante. Non faccio riferimenti a partiti, movimenti, tanto chi vuole sapere già sa.

Io so che ci sono tanti cittadini che hanno voglia di votare, hanno voglia di far vedere, di far pesare la loro idea diversa di paese, la loro idea diversa di politica.

Ecco perché non vedo l’ora di andare a votare, ecco perché non vedo l’ora di vedere realmente una campagna elettorale in cui da una parte ci saranno i burattini delle élite e dall’altra parte ci saranno coloro che, con un pensiero politico diverso, si oppongono alle élite.

Ne vedremo delle belle.”

Ecco il video QUI

 

Secondo Voi, come hanno votato sulla legge Fornero quelli che oggi vogliono passare per buoni?

 

legge Fornero

 

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Secondo Voi, come hanno votato sulla legge Fornero quelli che oggi vogliono passare per buoni?

No, perchè queste carogne giocano sul fatto che, notoriamente, gli Italioti hanno poca memoria.

Oggi sono tutti amici del popolo, oggi tutti sono santi, oggi il male è il PD (e lo è) ma gli altri sono alla pari, perché caro italiano si giocano tutto e per tutto, anche la faccia pur di restare i quel palazzo di privilegiati. Mentono spudoratamente, ed è per questo che ho deciso di spegnere quella Tv che mira a fare il loro gioco, fa parte del sistema.

Basta tornare a quella votazione numero 50 del 16 dicembre 2011, (legge Fornero voluta dal Governo Monti) per scoprire da che parte della barricata stavano quelli che oggi sono dalla parte dei pensionati.

Non ricordate? Andate a cercare i dati sul Web… Il Pd assolutamente compatto a favore. Qualche astenuto negli altri schieramenti con qualche contrario (che si contano sulle dita di una mano) e solo la lega contro, Il M5s non c’era ancora.

Oggi questi clown cavalcano la causa dei pensionati, è la classica politica italiana, passano la palla da una parte all’altra giusto per attirare l’attenzione dell’elettore medio ma nessuno di loro ha intenzione di fare goal, il loro compito è essere i vassalli della finanza e della politica Europea che detta le sue regole a ogni Stato membro. Anche “Silvio” che oggi porta avanti la causa dei pensionati (che messi alle strette, cercando un aiuto lo voteranno e lui lo sa) diede l’ok alla legge di Monti. Questo paese è una continua barzelletta, prima ti avvelenano e poi ti attirano nella trappola con l’antidoto, ma nessuno di loro in realtà lo vuole davvero. Brunetta, Gasparri, e così via, hanno dato tutti l’ok alla legge Monti come ha fatto il PD, e sinceramente siamo stanchi delle vostre bugie.

 

Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

 

Renzi e Berlusconi

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Renzi e Berlusconi in pieno accordo per il voto il 24 settembre. Però, fateci caso, giusto in tempo: dal 15 settembre scatta il vitalizio per tutti i Parlamentari… E voi credete ancora che non sono solo una massa di farabutti?

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano (notizia, comunque riportata anche da diverse altre fonti):

Il nuovo Nazareno porta dritti al voto già il 24 settembre
Renzi pronto al patto con Berlusconi: se Forza Italia dà l’assenso al voto in autunno, dirà sì al sistema tedesco.
Silvio Berlusconi ci guadagna la quasi certezza di stare in un governo di larghe intese con Forza Italia nella prossima legislatura e Matteo Renzi la possibilità di andare a votare in autunno, possibilmente il 24 settembre, in contemporanea alla Germania.
E così vinco una scommessa fatta con gli amici.
Al voto dopo il 15 settembre (quando tutti i Parlamentari si saranno assicurati il Vitalizio), ma non molto dopo (tra l’altro Vi ricordo che al momento Renzi non ha l’immunità parlamentare, e Dio sa in questo momento quanto gli serve!)…
Per capirci qualcosa, ecco un altro scritto da Il Tempo. Era il Dicembre scorso e qualche sprovveduto pensava ancora al voto in questa primavera (aveva fatto i conti senza la fame di soldi pubblici di queste carogne):

Vitalizi e voto anticipato Così il Parlamento può “rubare” il tesoro di deputati e senatori

Un tesoretto da quasi 20milioni di euro. Sono i soldi che finirebbero a sorpresa nelle casse del Parlamento nel caso le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017. Fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi presto senza poltrona e senza contributi versati.

Andiamo con ordine. Gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni 6 mesi e un giorno (per ogni anno di mandato ulteriore dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a 60 anni).

Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda, più o meno 750 euro. Soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo, in cui ovviamente confluiscono anche i contributi pagati da Camera e Senato (circa 1.400 euro al mese per ogni rappresentante). Ma se l’onorevole non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato non avrebbe diritto a prendere un euro. Del resto funziona così anche per tutti gli altri lavoratori che, però, devono avere un minimo di 20 anni di contributi.

Le norme sono chiare. L’articolo 2 del regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati, al comma 5, prevede che «per i contributi versati a decorrere dal 1° gennaio 2012 non è ammessa la restituzione». Dunque o i parlamentari al primo mandato saranno ancora in carica il 15 settembre del prossimo anno, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

Facciamo i conti. I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Dunque una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche, anche se la parte del leone la fanno il Pd e il M5S. Nei giorni scorsi molti ne hanno contati 608, aggiungendo probabilmente ai 591 anche quelli che già avevano alcuni mesi di mandato nelle passate legislature e che quindi matureranno il diritto al vitalizio qualche mese prima del prossimo settembre.

Ognuno dei 591 parlamentari ha versato 33.750 euro (750 euro al mese trattenuti dallo stipendio per 45 mesi di mandato, fino ad oggi). Dunque il fondo ha raccolto in tutto 19.946.250 euro. Un tesoro a disposizione della Camera e del Senato se le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella dovessero avvicinare il voto e, dunque, interrompere la legislatura. O anche se il nuovo governo dovesse esaurire il suo compito rapidamente e, come hanno chiesto alcune forze politiche, ci fossero elezioni subito prima dell’estate.

Molti parlamentari sono in fibrillazione anche perché tra i 591 che rischiano di perdere i contributi versati ce ne sono parecchi che non verranno ricandidati. Dunque perderebbero l’occasione di avere una pensione da ex parlamentare. Non ricca come un tempo, in cui per un mandato si conquistavano tremila euro al mese, ma pur sempre una somma dignitosa (mille euro al mese). Alcuni deputati e senatori stanno ipotizzando, nel caso, di fare ricorso per chiedere la restituzione dei contributi ma sembra che i margini siano piuttosto ristretti.

Attacca Riccardo Fraccaro (M5S), membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. È stato tra quelli che, negli ulti- mi anni, hanno presentato in Aula i provvedimenti (tutti bocciati) per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari. Ora tuona: «Chiediamo di restituire la parola ai cittadini subito dopo che la Consulta si sarà pronunciata sull’Italicum, quando si avrà una legge elettorale corretta con il recepimento delle indicazioni della Corte. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Tanto più che si tratta degli stessi politici che hanno calpestato i diritti degli italiani e godono già di innumerevoli privilegi». Per i parlamentari che temono di restare senza pensione e senza contributi versati ci sarebbe anche la beffa. Cioè che quei 20 milioni di euro che la Camera e il Senato si ritroverebbero in cassa rimarrebbero nello stesso capitolo di bilancio, quello sul trattamento pre- videnziale. Andrebbero dunque a finanziare i vitalizi che il Parlamento continuerà a pagare ancora per molti anni ai 2.600 ex deputati ed ex senatori che hanno maturato l’assegno prima del 2012 (anno in cui c’è stato il passaggio tra il sistema retributivo e quello contributivo).

Ma niente paura. Per i parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi (e di governo) ci sarà comunque una consolazione: la buonuscita. Ognuno, infatti, mette da parte mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare ogni onorevole riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi). In tutto 30 mila euro. Certo se la legislatura dovesse proseguire ancora pure la buonuscita sarebbe più pesante. Allora perché non tentare di conquistare il massimo rimanendo in carica fino al termine naturale della legislatura, cioè nel 2018? Ci stanno pensando parecchi parlamentari. Diranno che servirà per dare più stabilità al Paese.

Detto tutto questo, penso che dubbi non ce ne sono: SONO SOLO UNA MASSA DI FARABUTTI!

By Eles

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

anni 90

 

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Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Eppure la costituzione era la stessa. Cosa è cambiato?

Dell’ Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle elite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.

Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perchè negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’ Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte misteri.newsbella.it

Riforma Madia, nel Testo unico su pubblico impiego assolutamente spariti i precari della ricerca! Ma com’è che c’è tanta gente che quando sente che per la ricerca “I fondi non ci sono”, dopo che hanno regalato 20 miliardi alle banche, viene assalita dall’irrefrenabile istinto di votarli di nuovo?

ricerca

 

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Riforma Madia, nel Testo unico su pubblico impiego assolutamente spariti i precari della ricerca! Ma com’è che c’è tanta gente che quando sente che per la ricerca “I fondi non ci sono”, dopo che hanno regalato 20 miliardi alle banche, viene assalita dall’irrefrenabile istinto di votarli di nuovo?

Riforma Madia, nel Testo unico su pubblico impiego sono assolutamente spariti i precari della ricerca: “I fondi non ci sono”… perchè qua parliamo di ricerca e quindi di formazione, cultura e futuro, mica di Banche!!

Ma com’è che c’è tanta gente che quando sente che per la ricerca “I fondi non ci sono”, dopo che solo ieri hanno regalato 20 miliardi alle banche, viene assalita dall’irrefrenabile istinto di votarli di nuovo?

A me personalmente l’unico istinto che viene è quello di aspettarli fuori il parlamento con un grosso randello… Insomma far capire loro l’importanza della ricerca con un esempio pratico: la ricerca dei loro denti sul selciato…

Ma mi suggeriscono dalla regia che questo è vietato dalla legge…

 

Riforma Madia, nel Testo unico su pubblico impiego nessuna soluzione per i precari della ricerca: “I fondi non ci sono”

Fabrizio Stocchi, responsabile nazionale del comparto Ricerca Flc-Cgil: “E’ previsto un piano straordinario di assunzioni, che però riguarderà solo chi ha un contratto a tempo determinato e tre anni di anzianità. Nel nostro settore molti sono invece parasubordinati e si spostano da un ente all’altro”. Rosa Ruscitti, responsabile del comitato di Ente Cnr del sindacato: “Tutto dipenderà dalle possibilità finanziarie dell’amministrazione”

Si fa presto a dire “disposizioni per il superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni”. Così recita l’articolo 20 dello schema di decreto legislativo che modifica il Testo unico del Pubblico impiego, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri a fine febbraio. Si fa presto, se la stabilizzazione non riguarda chi lavora negli enti pubblici di ricerca. Altrimenti è tutta un’altra storia. Che parla di necessità di fondi straordinari (che non ci sono) e di un esercito di 10mila lavoratori, impiegati con contratti a tempo determinato (circa 4.200), assegni (oltre 3.300), co.co.co (2mila) e altre forme flessibili, anche da dieci, vent’anni attraverso finanziamenti intercettati un po’ qua e un po’ là. E se a parole la politica vuole investire nella ricerca, secondo i sindacati il Testo unico di attuazione alla riforma Madia potrà fare poco o nulla per migliorare la situazione. Nonostante la previsione di un piano straordinario di assunzioni per il triennio 2018-2020 pensato ad hoc per il precariato storico della pubblica amministrazione.

L’ILLEGALITÀ CHE NON SI SANA – Secondo Fabrizio Stocchi, responsabile nazionale del comparto Ricerca Flc-Cgil, il testo è inadeguato a risolvere o migliorare significativamente il problema della precarietà negli enti di ricerca. “Da un lato – spiega a ilfattoquotidiano.it – è necessario un finanziamento straordinario dopo così tanti anni di mancanza di investimenti”, dall’altro occorre riflettere sul dispositivo che “oltre ad alcune carenze di carattere generale che riguarderanno tutti i settori, non tiene conto di alcuni aspetti particolari del campo della ricerca”. Il testo è attualmente all’esame delle commissioni parlamentari di Camera e Senato e dovrà essere formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri entro fine maggio. La speranza è che, nel frattempo, qualcosa possa cambiare. Secondo il ministro Marianna Madia la precarietà storica nel pubblico impiego è “un’illegalità di Stato”. Ebbene, secondo l’Unione sindacale di base Pubblico Impiego questa illegalità non verrà sanata dalla norma di stabilizzazione inserita nel nuovo Testo Unico “perché costretta dentro i limiti economici imposti dall’Europa e dentro i confini della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea che comprende esclusivamente i lavoratori precari a tempo determinato, più pericolosi dal punto di vista legale”. Per questo il sindacato ha organizzato per la mattina del 30 marzo una manifestazione davanti la sede del ministero della Funzione Pubblica e, nel pomeriggio, alla sede romana del Cnr.

I LIMITI DEL TESTO – Nel comma 1 dell’articolo 20 è scritto nero su bianco che le amministrazioni “possono” assumere a tempo indeterminato i lavoratori che, alla data di entrata in vigore del decreto, abbiano maturato almeno 3 anni di servizio con contratti a tempo determinato (anche non continuativi negli ultimi 8 anni). Questi ricercatori, inoltre, devono essere in servizio con questo tipo di contratto presso l’amministrazione che li assume e che deve averli già selezionati con un concorso. “Nel 2017 – spiega Stocchi – in qualsiasi ente di ricerca è fittizia la separazione tra contratti a tempo determinato e contratti parasubordinati, che in alcuni casi addirittura sono la maggioranza (al Cnr e all’Inaf, l’istituto nazionale di ricerca metrologia per citare due esempi, nda). Si tratta di una divisione insopportabile perché parliamo di persone che svolgono lo stesso mestiere”. Inoltre non vengono prese in considerazione alcune specificità del settore: “Per un ricercatore la mobilità tra una struttura e l’altra è importante, spesso necessaria – spiega Stocchi – eppure il testo prevede la stabilizzazione solo per chi ha superato un concorso nel posto in cui sta lavorando e per chi ha maturato i tre anni in quella stessa amministrazione”.

È vero che si prevede che l’ente possa bandire, alle stesse condizioni dettate per i lavoratori a tempo determinato, e garantendo un adeguato accesso dall’esterno, procedure concorsuali con una riserva del 50% dei posti per chi è in servizio con altre forme di lavoro flessibile ma, secondo i sindacati, i benefici per questi lavoratori saranno minimi. Anche perché buona parte del personale degli enti di ricerca non ha contratti continui. “Può capitare – spiega a ilfattoquotidiano.it Claudio Argentieri, responsabile di Usb Pubblico Impiego, settore ricerca – che un fondo di finanziamento venga sospeso, o si passi da uno regionale e un altro europeo. Non sempre le amministrazioni danno continuità ai contratti e questo penalizza molti ricercatori”. Secondo i calcolo dell’Usb sono circa 3mila quelli a tempo determinato in tutti gli enti di ricerca che hanno i requisiti richiesti dall’articolo 20, mentre 4mila superano i tre anni richiesti dalla norma considerando anche co.co.co. e assegni di ricerca. “Tanto per fare un esempio – aggiunge il sindacalista – con questi paletti entrerebbero appena 133 precari al Cnr (su 1.220 aventi diritto) e 6 all’Ispra”.

LA QUESTIONE DEI FONDI – L’altro nodo riguarda le risorse finanziarie. “L’azione del governo – spiega Argentieri – mira a evitare le procedure di infrazione e i ricorsi da parte di lavoratori degli enti di ricerca, che chiedono i risarcimenti per la reiterazione dei contratti a tempo determinato e la mancanza di possibilità di assunzione”. Il pericolo, insomma, era avere una spesa superiore a quella necessaria per la stabilizzazione. Come assumere, allora, i precari che fino a oggi sono stati pagati con i fondi di ricerca? “Nei mesi scorsi per l’Istituto superiore di sanità e l’Istat sono stati approvati emendamenti ad hoc inseriti nel decreto Milleproroghe”. Nel caso dell’Istituto superiore di Sanità il fondo ordinario è stato alimentato con 6 milioni per il 2017 e circa 12 milioni a partire dal 2018. “Solo per l’Iss si rischiava di pagare 70 milioni per 300 ricorsi. L’istituto ha posto il problema e il ministro Beatrice Lorenzin ha fatto due conti”, spiega Argentieri, secondo cui il Testo unico, al contrario, non fornisce soluzioni concrete. “Anche perché – spiega Argentieri – la norma non obbliga alla stabilizzazione ma lascia tutto alla discrezionalità dell’ente, mentre i finanziamenti non sono precisati”. In pratica un ente di ricerca, in caso ci siano 100 licenziamenti, può decidere di indire 100 concorsi.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI – Il vero limite è che il Testo unico sul pubblico impiego impone che per la stabilizzazione vengano utilizzati solo i fondi ordinari, ossia quelli previsti dalla legge di Bilancio e che arrivano dai ministeri. Ma se in Comuni, Regioni e ministeri i precari vengono direttamente pagati con i fondi ordinari, negli enti di ricerca sono almeno 1.500 quelli retribuiti attraverso finanziamenti diversi. “Se nel caso di questi specifici enti la norma prevedesse – aggiunge Argentieri – l’utilizzo di tutti i finanziamenti predisposti dai ministeri vigilanti o da altre amministrazioni dello Stato (per esempio le Regioni), circa i due terzi degli aventi diritto potrebbero essere stabilizzati. Anche parte dei Pon in mano al ministero della Ricerca potrebbe essere destinata all’assunzione del personale negli Epr”.

IL CASO DEL CNR – Quello del Cnr è un caso emblematico. “L’enfasi del titolo del testo unico sul ‘superamento del precariato’ non si riscontra nel testo”, spiega a ilfattoquotidiano.it Rosa Ruscitti, responsabile del comitato di Ente Cnr della Flc-Cgil. In proporzione ai finanziamenti arrivati per l’Iss e l’Istat, al Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche che è il più grande d’Italia, servirebbero circa 50 milioni per assumere tutti i precari. Invece il testo dà la possibilità di stabilizzare ‘in coerenza col piano triennale dei fabbisogni e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria’. “Con queste diciture – spiega la sindacalista – dipende tutto dalle possibilità finanziarie di un’amministrazione”. La situazione al Cnr? Accanto ai 7mila lavoratori a tempo indeterminato ce ne sono 1.500 con contratti a termine “a cui vanno aggiunte – spiega Ruscitti – altre 3.500 unità circa (quasi 3mila pagate con assegni di ricerca, dottorati e borse di studio e altre 500 pagate per progetti non gestiti direttamente dal Cnr, ma da fondazioni e soggetti esterni”. Dinanzi a questa situazione e rispetto ad altre norme già esistenti, che superano il limite della pianta organica aprendo la strada alle assunzioni, il testo unico non va molto oltre. “Tra le modifiche da apportare – spiega – ci sarebbero l’obbligo (invece della semplice possibilità) di stabilizzare per le amministrazioni e il fatto che il requisito di anzianità possa essere raggiunto calcolando anche il lavoro flessibile ed entro il triennio 2018-2020, invece che alla data di pubblicazione del decreto. Prevista per il prossimo 24 maggio.

da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/25/riforma-madia-nel-testo-unico-su-pubblico-impiego-nessuna-soluzione-per-i-precari-della-ricerca-i-fondi-non-ci-sono/3467972/

Non gli è bastato salvare un condannato. Hanno ostentato il loro arrogante trionfo. Il trionfo della casta nel disprezzo delle leggi e della Gente…!!

condannato

 

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Non gli è bastato salvare un condannato. Hanno ostentato il loro arrogante trionfo. Il trionfo della casta nel disprezzo delle leggi e della Gente…!!

 

Non gli è bastato salvare un condannato. Hanno ostentato la loro arroganza e disprezzo del Popolo sovrano con tutti quegli abbracci e baci.

Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, condannato per peculato a 2 anni e 6 mesi con sentenza definitiva della Cassazione il 12 novembre 2015, è ancora lì, saldamente al suo posto.

La casta gli ha salvato la poltrona. Da quasi un anno e mezzo prendo uno stipendio (d’oro) che non gli competerebbe… ma tanto pagano i coglioni Italioti… Ed ora via spedito a beccarsi pure il Vitalizio

Il tutta alla faccia Vostra e della Legge…

Siete soddisfatti?

Mi raccomando, votateli ancora!