Per Leopoldo Di Girolamo, sindaco Pd di Terni, i 500 morti per tumore che non avrebbero dovuto morire sono solo “UN’EMERITA CAZZATA”…!!!

 

Leopoldo Di Girolamo

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Per Leopoldo Di Girolamo, sindaco Pd di Terni, i 500 morti per tumore che non avrebbero dovuto morire sono solo “UN’EMERITA CAZZATA”…!!!

 

Di Girolamo: “A Terni si muore di più per tumore? Un’emerita cazzata”

Dichiarazioni pesanti da parte del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, pronunciate questa mattina, nell’ambito dell’istituzione del Tavolo permanente di indirizzo e controllo sulla risoluzione che vede la conca ternana come area ambientale complessa.

Parole rilanciate dal Movimento 5 Stelle di Terni in un file audio pubblicato sulla piattaforma Soundcloud riportato qui (per ascoltarlo basta cliccare sul tasto play).

Nell’audio, il sindaco ha criticato chi afferma che a Terni si muore di tumori più che in Italia, sostenendo che “chi dice queste cose, dice un’emerita cazzata”, argomentando che ci sia un maggior riscontro rispetto alla media nazionale per alcune patologie a fronte di uno minore per altre.

Dichiarazioni che mettono in dubbio lo studio Sentieri (v. seguito), condotto tre anni fa dal Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità e riaccendono una polemica, quella sulla salute, che da anni infuoca il territorio ternano.

Studio Sentieri, a Terni migliaia di vittime dell’inquinamento: eccesso di morti, tumori e ricoveri

Duecentosessantacinque (265). E’ il numero delle persone morte a Terni tra il 2003 e il 2010 che, secondo la statistica, non sarebbero dovute morire. Centonovantanove (199) sono quelle che, tra il 1996 e il 2005 non avrebbero dovuto ammalarsi di tumore e che invece lo hanno contratto. Tremiladuecentonovantuno (3291) i ricoveri ospedalieri in eccesso registrati tra il 2005 e il 2010. Sono gli agghiaccianti dati che si ricavano dalla relazione della seconda parte di “Sentieri”, lo studio del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità che ha preso in esame 18 siti contaminati (tra i quali, appunto, Terni). E sono ancora più raggelanti se si considera che, per quanto riguarda il numero di morti in eccesso, non sono compresi gli anni 2004 e 2005.

Il nuovo rapporto pubblicato ieri prende in esame le aree italiane maggiormente esposte all’inquinamento ambientale e che siano dotate di un registro dei tumori (18 aree). Per ognuno viene valutata la mortalità (confronto tra il numero dei morti registrato e quello che sarebbe stato normale si fosse verificato in assenza di particolari fattori), l’incidenza oncologica (confronto tra il numero di malati di tumore registrato con quello che sarebbe stato normale si fosse registrato), ed il ricovero ospedaliero (confronto tra il numero di ricoveri ospedalieri verificato con il numero di ricoveri che sarebbe stato normale registrare).

In alcuni casi, lo studio Sentieri descrive un diretto nesso tra inquinamento ambientale e un eccesso di un determinato tipo di mortalità o patologia. E’ il caso dell’eccesso di ricoverati per le malattie respiratorie di uomini e donne di Terni: caso che viene citato come “evidenza a priori”. Anche l’eccesso di casi di mesoteliomi registrati a Terni viene messo in diretta connessione con la situazione ambientale (in particolare con l’attività industriale siderurgica). Nello studio viene poi specificato che è “più complesso commentare incrementi per patologie con eziologia multifattoriale in siti industriali con sorgenti emissive molteplici ed eterogenee”. Insomma, in molti casi è difficile stabilire nessi diretti tra un determinato tipo di emissioni ambientali e una determinata patologia. L’anomalo eccesso di mortalità, malati tumorali e ricoveri ospedalieri che si registra a Terni in medio-lunghi periodi lascia però pochi dubbi sulla situazione della Conca.

Per quanto riguarda la mortalità, tra il 2003 e il 2010 (escludendo gli anni 2004 e 2005 che il rapporto Sentieri non ha potuto rilevare) a Terni sono morti 3805 uomini (147 in più del normale, 4% in eccesso) e 4029 donne (118 in più del normale, 3% in eccesso).  Tra le cause si riscontra un 3% in eccesso di morti per tumore sia nelle donne che negli uomini. In sostanza, rispetto ad una situazione normale, a Terni sono morte di cancro troppe persone. Inquietante l’eccesso di morti per tumore maligno della trachea, dei bronchi e del polmone: 9% negli uomini e 15% nelle donne.

Tra il 1996 e il 2005 a Terni si sono ammalati di tumore 3736 uomini (109 in più del normale, 3% in eccesso) e 3089 donne (90 in più del normale, 3% in eccesso). Nel dettaglio il rapporto mette in luce un eccesso di tumori al polmone del 14% negli uomini e del 18% delle donne, un eccesso di mesotelioma negli uomini del 164%, un eccesso di tumori al rene e alle vie urinarie negli uomini del 31% e nelle donne del 16%, eccesso di linfomi non-Hodgkin negli uomini del 24%.

Tra il 2005 e il 2010 sono stati ricoverati in ospedale 25.381 uomini (1437  in più del normale, il 6% in eccesso) e 28.329 donne (1854 in più del normale, il 7% in eccesso). Tra le cause si registra un eccesso di ricoveri per tumori (+4% negli uomini e +2% nelle donne), per malattie del sistema circolatorio (+4% negli uomini), per malattie cardiache (+3% negli uomini). Secondo i ricercatori dello Studio Sentieri, c’è in particolare l’eccesso delle malattie dell’apparato respiratorio (+9% negli uomini e +12% nelle donne) ad essere direttamente connesso con la situazione ambientale.

Nella parte conclusiva si legge: “Si osservano eccessi nei ricoveri per le malattie respiratorie di interesse a priori per le esposizioni ambientali presenti nell’area. Non sono state reperite pubblicazioni scientifiche di interesse specifico sull’area di studio. La presenza contemporanea di eccessi del tumore polmonare e delle malattie respiratorie in entrambi i generi, ai quali possono aver contribuito le abitudini al fumo e l’inquinamento dell’aria anche di origine industriale, ed eccessi del mesotelioma pleurico negli uomini in un polo siderurgico, richiede l’avvio di un approfondito e sistematico piano di monitoraggio ambientale e di sorveglianza epidemiologica finalizzato all’individuazione e abbattimento delle sorgenti di inquinamento atmosferico”.

In sostanza i ricercatori di Sentieri consigliano l’esatto opposto di ciò che è stato fatto fino ad oggi. Basta leggere ciò che affermava il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, soltanto 2 mesi fa (qui l’articolo). Per evitare che la Regione istituisse una Commissione sull’ambiente di Terni, Di Girolamo dichiarava: “Le questioni che riguardano le tematiche ambientali di Terni sono ampiamente conosciute, analizzate e messe in evidenze da studi approfonditi e rilevanti”.

fonte:

Di Girolamo: “A Terni si muore di più per tumore? Un’emerita cazzata”

Studio Sentieri, a Terni migliaia di vittime dell’inquinamento: eccesso di morti, tumori e ricoveri

Tagli alla Sanità: 60 malati di tumore non possono essere operati. Manca la sala operatoria! Ma la Lorenzin, poverina, è tanto preoccupata della nostra salute da imporre 10 vaccini obbligatori!!

 

Sanità

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Tagli alla Sanità: 60 malati di tumore non possono essere operati. Manca la sala operatoria! Ma la Lorenzin, poverina, è tanto preoccupata della nostra salute da imporre 10 vaccini obbligatori!!

Poverina la Lorenzin. E’ così preoccupata della salute degli Italiana da essere costretta ad imporre ben 10 vaccini obbligatori (12 se non avessero scoperto che dice solo puttanate…)

Ma c’è gente che non può essere operata di tumore perchè grazie ai suoi tagli non sono disponibili le sale operatorie.

Ma queste merdacce se ne possono pure andare a fare in culo e crepare per i cazzi loro. Mica portano soldi agli amici della Glaxxo…!

60 malati di tumore non possono essere operati. Manca sala operatoria

Ragusa – Non funzionavano 8 ascensori su 10, l’impianto di condizionamento, al massimo del regime di funzionamento, erogava la metà dei parametri richiesti dalla normativa. Ed ancora. La “camera bianca” si rivelata non a norma. E’ quell’ambiente dove si preparano giornalmente le terapie antitumorali personalizzate destinate ai malati oncologici.

Emergerebbero le prime pesanti indiscrezioni dal lavoro intenso che i periti della Procura stanno compiendo nell’accidentato campo del nuovo Ospedale ragusano, oggetto di una indagine che ha portato al rinvio della sua inaugurazione. Gli incaricati della Magistratura avrebbero riscontrato nella “camera bianca” la non osservanza dei criteri di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

La manipolazione dei farmaci, infatti, la cui peculiarità è quella di garantire la qualità del prodotto finito e la sicurezza operativa in tutti i momenti dell’attività di preparazione, deve seguire criteri di massimo scrupolo, in ambiente chiuso, protetto, circoscritto. Ed ancora, sotto la lente d’ingrandimento dei periti alcuni servizi resi nel nuovo ospedale da ditte senza alcuna copertura di contratto di appalto.

In questi giorni il primo piano di Piazza Igea sembra un inferno di cristallo. Impossibile schivare la grana che ha colpito la triade aziendale. Gli incontri per riorganizzare i servizi vengono disertati dai tre Direttori, Maurizio Aricò, Pino Drago e Elvira Amata. Come avvenuto ieri, quando è emerso che i nosocomi di Vittoria e Modica non possono più assorbire interventi di emergenza provenienti da Ragusa.

La chiusura del blocco operatorio a Ragusa ha acuito tale emergenza. La situazione è tutt’altro che semplice. Circa 60 malati di tumore attendono di essere operati, tra interventi di urologia e di chirurgia generale. Ma non c’è dove operarli. D’altra parte, si sa che in questo delicato campo, una ritardata diagnosi o una ritardata terapia, possono provocare danni inquantificabili.

E intanto oggi saranno a Ragusa i tre ispettori nominati da Gucciardi per fugare le responsabilità della Regione. Chi sono ? Un avvocato , un ingenere dello Spresal (servizio prevenzione e sicurezza nei posti di lavoro) ed un amministrativo. Altre indagini. Ormai ogni oltre ragionevolezza.

Gabriele Giannone
fonte: http://www.ragusanews.com/2017/07/05/sanita/malati-tumore-possono-essere-operati-manca-sala-operatoria/80063

Il Generale del Corpo Forestale Sergio Costa accusa: Abbiamo scoperto Terra dei fuochi. Ecco perchè ora lo Stato ci vuole fare fuori !!

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zzz

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Intervista esclusiva al generale Costa: «Folle sciogliere il Corpo forestale». Sit in a Roma

di Gianluca Abate

Sergio Costa, generale, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato. Ci sarà oggi a Roma per manifestare contro lo smantellamento della «sua» polizia?
«Purtroppo no».

Perché?
«Questa mattina abbiamo una riunione per decidere quali terreni della Terra dei fuochi vincolare e quali liberare. Non posso andare in piazza, ho l’obbligo etico di dare una risposta al Governo. Quello, per intenderci, che vuole cancellarmi».

Altrimenti che faceva, protestava pure lei?
«Certo. È una manifestazione nazionale che unisce tutti, un sit in cui parteciperanno i sindacati del Corpo forestale, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Lipu, Libera».

Converrà che un generale che manifesta non è roba che si vede tutti i giorni.
«Vero, ma ben venga la protesta se è l’unico modo per denunciare l’ipotesi di disgregazione del corpo con l’assorbimento degli uomini — eventuale e non scontato — in altre forze dell’ordine».

Lo sa che l’Italia è il Paese con più forze di polizia? Lo dicono tutti, però poi appena se ne tocca qualcuna scattano le mobilitazioni.
«Ha ragione, è un dato di fatto. Però mi consenta due considerazioni».

Dica.
«Innanzitutto è stata l’Europa a chiedere che gli Stati membri si dotassero di una polizia ambientale sul modello del Corpo forestale. E poi guardi che le altre nazioni hanno facsimili delle nostre forze di polizia che svolgono le stesse funzioni, solo che non le chiamano polizia e quindi sembra che ne abbiano meno».

L’ipotesi del ministro Marianna Madia è quella di farvi confluire in altre forze dell’ordine, non di cancellarvi. Qual è dunque il problema?
«Siamo l’unica forza di polizia specializzata nei settori di ambiente e natura, e questo deriva dal fatto che veniamo preparati sin da giovani. Una peculiarità che perderemmo se finissimo nella polizia o nei carabinieri: lì prima ti formano come poliziotto generalista, poi ti specializzano».

E, al di là del dato temporale, qual è la differenza?
«Perdi l’elemento fondamentale della conoscenza giuridica e tecnica. Quello, per intenderci, dal quale è nato il caso Terra dei fuochi».

Dice che se indagava un’altra forza di polizia non l’avrebbe scoperta?
«No, dico che ognuno ha le sue competenze. Se io facessi un’indagine della guardia di finanza, per esempio, probabilmente combinerei un pasticcio. Così come solo la nostra specializzazione poteva consentire di scoprire il caso della Terra dei fuochi».

Addirittura?
«Forse non tutti ricordano che in quel caso fu utilizzato un metodo scientifico d’indagine unico nel mondo, incrociando i dati ortofotogrammetrici con i campi magnetici della crosta terrestre. Le alterazioni del segnale ci hanno permesso di scoprire dove erano seppelliti i rifiuti. Ora lo chiedo io a lei: chi altro lo poteva fare?».

Be’, magari…
«Aspetti, non ho finito. La nuova legge sugli ecoreati è un passo avanti siderale nella tutela dell’ambiente. Però prevede che l’organo di polizia, oltre a occuparsi delle investigazioni, debba anche emettere delle prescrizioni. Il che, ovviamente, prevede una specializzazione che solo noi abbiamo».

Una contraddizione?
«Peggio, un controsenso. Approvi la legge e dopo tagli gli unici agenti che possono farla applicare?».

Insomma, il modello di contrasto alla Terra dei fuochi è in pericolo?
«Quando smetti di ragionare anche da tecnico e inizi a pensare solo da poliziotto corri il rischio di vanificare il monitoraggio. E, dunque, si depotenziano i controlli e si abbassa il livello di presidio ambientale».

È un via libera ai reati?
«Non è solo questo. Molti dimenticano che noi, oltre a investigare, siamo chiamati anche a trovare soluzioni tecniche al disastro ambientale».

Eppure sabato scorso il Capo dello Stato ha rilanciato con forza l’allarme sulla Terra dei fuochi, definendola «emblema del degrado italiano».
«Le parole del Presidente della Repubblica meritano solo applausi. Ma è questo che non capisco. Abbiamo indagato, cercato i rifiuti, trovato le soluzioni. E ora ci smantellano?».

Non è che accusa per difendere la sua carriera?
«Sono un generale, male che mi vada farei il questore. Anzi, mi si spalancherebbero le porte per una carriera da dirigente generale che nel Corpo forestale non esiste. La verità è che qui non ci guadagno io, ma i criminali dell’ambiente».

Questa è una sua ipotesi o ha prove certe?
«Certe proprio no, ma diciamo che è più di una ipotesi. Un nostro informatore ci aveva già avvertito».

E cosa vi aveva detto?
«Ci ha raccontato che, il giorno in cui è stato annunciato lo smantellamento del Corpo forestale, personaggi vicini alle ecomafie operanti tra Napoli e Caserta hanno acquistato dolci e spumante per festeggiare la notizia. Brindare non è un reato, per carità. Ma è un segnale, no?».

 

fonte: http://zapping.altervista.org/il-generale-del-corpo-forestale-sergio-costa-accusa-abbiamo-scoperto-terra-dei-fuochi-ecco-perche-ora-lo-stato-ci-vuole-fare-fuori/