La Finanza nelle aziende dei Renzi Senior: perquisite per 9 ore! …Ma dai media il silenzio assoluto! Vi immaginate cosa sarebbe successo se la Finanza fosse stata a casa di Grillo o della Raggi?

 

Finanza

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La Finanza nelle aziende dei Renzi Senior: perquisite per 9 ore! …Ma dai media il silenzio assoluto! Vi immaginate cosa sarebbe successo se la Finanza fosse stata a casa di Grillo o della Raggi?

 

La Guardia di Finanza nelle aziende dei Renzi: perquisite per ore

Nuvole nere si addensano sulle aziende dei Renzi.

Dopo aver festeggiato un fatturato di circa 10 milioni di euro con Eventi 6 e la coop Marmodiv, il braccio operativo della stessa Eventi, ieri le due società sono state visitate dalla Guardia di finanza nell’ ambito di un’ indagine della Procura di Firenze, scrive la Verità.

Le Fiamme gialle si sono fatte trovare davanti alle due aziende all’ ora di apertura (intorno alle 7 del mattino) e se ne sono andate verso le 16.

Sono stati impegnati una decina di finanzieri in borghese e anche le auto erano senza insegne. Ieri mattina una Alfa argentata era parcheggiata davanti alla Eventi 6 a Rignano sull’ Arno senza dare nell’ occhio. I militari hanno portato via numerosi scatoloni con all’ interno i documenti delle due amministrazioni e hanno anche eseguito una copia dei dati presenti nei server dei computer aziendali.

Gli investigatori, continua la Verità, hanno guardato in tutti i cassetti, dentro ai mezzi (furgoni e auto) e persino nei frigoriferi. L’ attività è collegata alle indagini sul fallimento della Delivery service, una cooperativa nata nel 2009 con sede legale presso Confocooperative (le coop bianche) in piazza San Lorenzo 1 a Firenze. Nel decreto di perquisizione era specificato che gli investigatori erano alla ricerca di eventuali collegamenti tra questa coop, la Europe service srl (altra cooperativa con sede in piazza San Lorenzo e tutt’ ora attiva), la Eventi 6 e la Marmodiv. Evidentemente gli inquirenti che investigano sul crac di Delivery ritengono che tra queste società ci sia uno scambio di fatture e lavori da approfondire.

fonte: http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/la-guardia-di-finanza-nelle-aziende-dei-renzi-perquisite-per-ore-503096.html?refresh_ce

E POI CHE È SUCCESSO? 10 aprile scorso. Servizio di fuoco di Report contro Renzi: “scambio tra salvataggio Unità e appalti in Kazakistan”. Il Fatto rincara la dose. Di Maio ha pronto un dossier per arrestare Renzi. Renzi minaccia querele a destra e a manca. E poi cosa è successo?

 

Renzi

 

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E POI CHE È SUCCESSO? 10 aprile scorso. Servizio di fuoco di Report contro Renzi: “scambio tra salvataggio Unità e appalti in Kazakistan”. Il Fatto rincara la dose. Di Maio ha pronto un dossier per arrestare Renzi. Renzi minaccia querele a destra e a manca. E poi cosa è successo?

Ve ne avevamo già parlato: La querela di Di Maio sull’acquisto dell’Unità. Ed ora Renzi rischia seriamente 10 anni di carcere…!

Non è una domanda retorica. Veramente non lo sappiamo. E poi cosa è successo?

Sembrava lo scandalo del secolo. Per dieci giorni sono volate accuse minacce e controminacce. Poi il silenzio generale.

Cosa è successo?

Ci nascondono qualcosa? Tutto è finito a tarallucci e vino?

Se qualcuno ha notizie, informateci… grazie.

Per rinfrescarVi la memoria:

Il Fatto Quotidiano

L’Unità, “scambio tra salvataggio e appalti in Kazakistan”. E Renzi minaccia Report

Report, guerra Pd dopo la puntata su L’Unità: ‘Chiederemo danni al programma Rai e al Fatto. Brutta pagina giornalismo’

Il Giornale

“Scambio Unità-appalti Eni”: report incastra Renzi. L’ex Premier minaccia querele

Metodo Di Maio: un dossier per fare arrestare Renzi

Libero

La querela di Di Maio sull’acquisto dell’Unità: “Renzi rischia 10 anni di carcere”

Huffpost 

Pd contro Report e M5S. Pronti esposti contro la trasmissione e il blog di Grillo

Corriere della Sera

La festa all’Unità: l’inchiesta di Report e lo scontro con Renzi

…E poi cosa è successo?

by Eles

Matteo Renzi a Tiziano: “Papà, i tuoi amici fanno schifo” …che poi, detto da uno che ha governato con Alfano e Verdini…

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi a Tiziano: “Papà, i tuoi amici fanno schifo” …che poi, detto da uno che ha governato con Alfano e Verdini…

 

Consip, quando Matteo sbottò: “Papà, i tuoi amici fanno schifo”
In due scambi di sms tra i due Renzi, c’è il ritratto finale della cerchia di affari di “babbo Tiziano” firmato dal leader dem

C’è una conversazione intercettata tra Matteo Renzi e il padre nel giorno di Natale, finora inedita, che dimostra quanto sia stata prudente l’azione dei pm romani nei confronti di Tiziano Renzi. Il padre del premier usa per le sue conversazioni il sistema Whatsapp. Matteo scrive a Tiziano che non può usare quello strumento di comunicazione quel giorno perché ha un problema col cellulare e lo invita a parlare solo “dal punto di vista umano”. Se nei messaggi Whatsapp (che non sono intercettabili) Tiziano scrivesse o parlasse con Matteo e soprattutto con altri anche del “resto”, non lo sapremo mai.

La Procura di Roma nella giornata chiave dell’indagine Consip, il 20 dicembre 2016, e poi nelle settimane seguenti, non ha ritenuto utile perquisire il babbo (e non si capisce perché) nonostante i Carabinieri del Noe e i pm napoletani ritenessero utile quella perquisizione per capire se Carlo Russo parlasse con l’imprenditore Alfredo Romeo in accordo con Tiziano o fosse un millantatore bugiardo.

A maggior ragione – né quel giorno né in seguito – né i pm di Napoli né quelli di Roma hanno inteso sequestrare e analizzare il cellulare di Tiziano. I telefonini sequestrati in questa storia della Consip sono stati quelli degli investigatori del Noe (il capitano Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa), quello della compagna del pm che ha fatto l’indagine (Federica Sciarelli) e quello del giornalista che ha scritto di Consip per primo e che oggi scrive questo articolo. Non risulta che i pm abbiano mai sequestrato il cellulare di Renzi senior o di Filippo Vannoni (indagato ora per favoreggiamento) o di Luigi Marroni o di altri soggetti coinvolti come passanti o terminali non indagati nelle vere fughe di notizie, quelle che hanno bruciato l’indagine tra agosto e dicembre.

Il Fatto ha più volte fatto notare la disparità di trattamento. Ora questo scambio di sms natalizi la rende ancora più inspiegabile. C’erano Whatsapp interessanti per l’indagine nel cellulare di Tiziano Renzi? Magari tra quelli cancellati e recuperati grazie ai potenti mezzi che le Procure hanno usato contro Il Fatto e Sciarelli? Non lo sapremo mai.

Le notizie sull’indagine Consip che coinvolge Tiziano sono state pubblicate dal Fatto quattro giorni prima e Matteo Renzi scrive alle sei del pomeriggio del 25 dicembre 2016 al babbo: “Allora, non posso parlarti su whatsup(sic) perché da stamani ho il telefonino impazzito. Hanno pubblicato sui Social il mio numero, puoi immaginare il casino”. Poi aggiunge: “Se vuoi parlare dal punto di vista umano, mi parli. Sul resto, se sei convinto che tutte le persone che incontri siano perbene, sopporti ancora per un po’ il fango e la merda. Su Facebook, non ti iscrivi. Nel modo più assoluto. Il contraddittorio lo fai dai Pm, non sui media diventando una macchietta. Io avevo voglia di lasciare. Non lo faccio solo per rispetto alle persone che ci hanno votato, almeno fino alle elezioni politiche. Dunque se continuo, tu non puoi fare il cazzo che ti pare”. Renzi qui scrive a Tiziano Renzi, probabilmente sapendo di essere intercettato, che ha pensato di mollare per colpa delle indagini, cioè per colpa sua.

Poi aggiunge una sorta di ordine: “Finché io sono un personaggio pubblico, tu – per cortesia evita ogni stronzata come quella di aprire un account Facebook. Querela chi vuoi querelare ma non fare cazzate. Grazie”. Tiziano risponde: “Ok”. Poi alle 18 e 37 aggiunge: “Riesco a vederti due minuti domani?”. Matteo replica: “Ok. Ma non fare cazzate, non scrivere su Facebook, non vivere questa fase come un rodeo. Se davvero non hai fatto nulla, e non ne dubito, la verità viene fuori. Prima o poi ma viene fuori. A domani, ci sentiamo per telefono per fissare”.

Matteo Renzi negli sms tratta il padre come un bravo ragazzo scapestrato, che si circonda di personaggi poco raccomandabili. Gli sms sono contenuti nelle carte depositate dalla Procura di Roma per chiedere il processo per l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e per l’ex responsabile delle gare Consip, Marco Gasparri. I Carabinieri del Noe riportano anche un altro duro scambio di sms tra padre e figlio. L’oggetto della polemica tra i due stavolta è l’intervista rilasciata il 12 gennaio del 2017 dall’imprenditore Luigi Dagostino al quotidiano La Verità di Belpietro.

Dagostino è il re degli outlet e ha creato con Tiziano Renzi la società Party Srl per organizzare eventi nei centri commerciali come The Mall di Reggello, vicino alla Rignano sull’Arno dei Renzi. Tiziano è stato suo consulente anche nello sviluppo di altri due outlet in Puglia e Liguria. Il 10 gennaio Tiziano Renzi dice al telefono al genero Andrea Conticini che avrebbe incontrato Dagostino il giorno dopo. L’11 gennaio il Noe annota una chiamata di Tiziano senza risposta. Nell’intervista rilasciata quel giorno e pubblicata il 12 gennaio Dagostino, che poi sarà indagato per reati tributari in un’altra inchiesta, raccontava la genesi e lo sviluppo del suo rapporto con Tiziano Renzi e ne sminuiva l’importanza con frasi al limite dell’offesa: “La Party non ha fatturato niente e io, dopo le prime polemiche mediatiche, ho pagato 5.000 euro per chiuderla (…) Negli outlet si fidano di me, mentre Renzi viene visto un po’ come un pasticcione”. Su Renzi senior diceva: “Abbiamo dovuto lasciarlo a casa dopo che sono uscite le notizie sulla sua collaborazione”. E poi: “L’aziendina di Tiziano mi montava i gonfiabili per i bambini, realizzava l’ evento di Natale con la carrozza e i cavalli. Faceva queste puttanate qua. Ci siamo conosciuti così”.

Quando il cronista rimarca l’importanza dell’azienda creata da Tiziano, e ora amministrata dalla moglie, e gli dice che “Eventi6” fattura ben 6 milioni di euro l’anno, Dagostino risponde: “Da quando il figlio è diventato presidente del Consiglio, qualcuno gli dà da lavorare”.

La frase fa infuriare Matteo. Il 12 gennaio alle 8 meno un quarto di sera, via sms, intima al babbo: “Spero che tu quereli D’Agostino. O come cazzo si chiama”. Tiziano replica alle 20 e 04: “Passo da genio del male a coglione patentato”. Matteo non molla: “No. È solo che dice che da quando sono premier qualcuno ti fa lavorare. È una roba su cui gli porti via soldi. Se credi”.

Tiziano gli scrive: “Sab (sabato, ndr) parlo con l’avvocato”. E Matteo il giorno dopo alle 17 e 40 scrive al padre: “Fai come credi, io non so che dirti. L’intervista di quello lì mi conferma nel giudizio: la stragrande maggioranza di quelli che ti circondano mi fanno vomitare”. Gli risponde Tiziano 10 minuti dopo: “Appena messo in sicurezza l’azienda mi dedico all’allevamento di maiali allo stato brado vediamo se riesco ad essere dannoso anche li”. Poi aggiunge: “io non ho più nessuno che mi circonda sono infetto per tutti”. A quel punto Matteo desiste.

Le intercettazioni sono state depositate dalla Procura di Roma. Lo ribadiamo a beneficio del procuratore aggiunto di Napoli Alfonso D’Avino.

di  | 30 luglio 2017

Lo sapevano anche i bambini che Tiziano Renzi era intercettato. E lui che fa? Geniale, gli telefona… È idiota davvero? No, pensa che lo siamo noi: SVEGLIA GENTE, È STATA TUTTA UNA FARSA!

 

Tiziano Renzi

 

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Lo sapevano anche i bambini che Tiziano Renzi era intercettato. E lui che fa? Geniale, gli telefona… È idiota davvero? No, pensa che lo siamo noi: SVEGLIA GENTE, È STATA TUTTA UNA FARSA!

 

Fino a ieri sentivo gente in Tv che ne parlavano seriamente… E io mi chiedevo, possibile tanta ingenuità? Lo sanno anche i bambini che il padre è intercettato e lui…

Poi finalmente oggi qualcuno comincia a capire.

Renzi, probabilmente con la complicità del padre, ha messo in scena questa melodrammatica sceneggiata degna del miglior Mario Merola dei tempi andati.

 

Ecco che scrive Franco Bechis:

Premio Oscar ai Renzi per quella telefonata

 

Nella lunga vicenda che emerge dall’inchiesta sugli appalti Consip non sempre i protagonisti si comportano in modo normale. Prendete l’amministratore di Consip, Luigi Marroni. Qualcuno gli spiffera che lo stanno intercettando in una indagine giudiziaria e che probabilmente anche in ufficio ha delle microspie. E lui che fa? Finta di nulla? Dal giorno dopo comincia a tessere lodi del gran lavoro che fa la procura di Napoli, di come sono bravi i pm e tira bacchettate a chiunque capiti a tiro di microspia: “no, questo non si può fare. Qui siamo gente per bene, e ci si comporta solo secondo legge”? No.

Sapendo di essere intercettato dai magistrati, il Marroni fa la cosa più stupida che sia immaginabile: parla davanti alle microspie e dice alla segretaria: “domani voglio la bonifica dell’ufficio”, cioè avvisa i magistrati che stanno ascoltando che lui grazie a una fuga di notizie sa di essere intercettato. Siccome anche un bambino capirebbe che proprio perché lo sai una microspia messa legittimamente dalla magistratura non si toglie, non resta che pensare che Marroni parlasse in quel modo ai magistrati  chiedendo loro di chiamarlo in fretta perché aveva delle cose da dire. E in effetti le ha dette.

Dopo alcuni mesi ci ritroviamo davanti a un episodio simile: la telefonata fra papà Renzi e figlio che Marco Lillo ha pubblicato in un libro allegato al Fatto Quotidiano e che ha scatenato una bufera politica piuttosto finta. Perché anche qui ha diritto di esistere più di un dubbio sulla genuinità di quel colloquio. Che secondo me è una straordinaria recita da premio Oscar. Vediamo perché. La telefonata viene intercettata alle 9 e 45 del 2 marzo. Matteo Renziquel mattino si è letto tutti i giornali e tutte le agenzie. Non possono essergli sfuggite le intercettazioni al telefonino del babbo. Sapeva dunque che quel telefonino era intercettato. Non solo, i giornali avevano pubblicato anche parti della informativa che davano perfino un suggerimento tecnico.

Ecco qui i consigli. A pagina 541: “ (…) al riguardo Bocchino suggerisce a Romeo di fare le chiamate attraverso whatsapp in quanto non sono captabili”. Pagina 515, e qui scrivono i carabinieri: “ il Russo effettua una chiamata proprio all’indirizzo del Renzi Tiziano per notiziarlo di essere arrivato sul luogo di un appuntamento precedentemente fissato (ovvero concordato utilizzando applicativi non intercettabili quali ad esempio whatsapp)”. Insomma, il figlio aveva appena letto che il padre era intercettato e che se avesse voluto parlargli in modo riservato, avrebbe dovuto telefonargli via whatsapp.

Invece sceglie di parlare a un pubblico più ampio, che comprende sicuramente gli appuntati in ascolto e successivamente a chiunque (anche la stampa) avesse potuto avere il brogliaccio di quell’intercettazione fra le mani. Infatti Renzi figlio non sbaglia una parola in quella telefonata. Invita il padre a dire la verità ai magistrati mostrando di fare il suo dovere. Lo pungola, finge di non credergli. Gli dice che davanti ai pm non deve raccontare balle come aveva fatto al povero Luca Lotti (tradotto: nel caso Consip Luca è vittima delle bugie paterne).

C’è perfino una strizzatina di occhio a Papa Francesco. Pochi giorni prima il vescovo di Mostar aveva bollato come “false” le apparizioni della Madonna a Medjugorje, e Bergoglio aveva commissariato il santuario. Matteo si lascia scappare con il babbo: “Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione dellaMadonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”. Apparentemente c’è una sbavatura nella telefonata. Babbo Tiziano cerca di ricordarsi se mai in vita sua aveva incontrato Romeo come si dice.

Sì, ecco: un ricevimento al Four Season in cui c’era anche la moglie, mamma Lalla Bovoli. Renzi figlio lo ferma: “Non dire che c’era mamma altrimenti interrogano anche lei”. Una scivolata per uno che sa di essere intercettato? Macché: il papà è indagato, ha il diritto a dire quel che vuole e quindi consigliarlo non è istigazione ad alcun tipo di reato. E poi il ricevimento al Four Season era del 2012: Romeo non stava correndo per la super commessa di Stato, non c’era nessun renziano alla guida della Consip perché Renzi figlio non era presidente del Consiglio, né segretario del Pd (aveva appena perso le primarie contro Pierluigi Bersani). Insomma ai magistrati quell’incontro non sarebbe interessato nulla, non avrebbero interrogato proprio nessuno. Ma intanto a chi oggi legge quel passaggio scappa: “che bravo a difendere così la mamma…”

 

fonte: http://limbeccata.it/mavala/premio-oscar-ai-renzi-per-quella-telefonata/

La querela di Di Maio sull’acquisto dell’Unità. Ed ora Renzi rischia seriamente 10 anni di carcere…!

 

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La querela di Di Maio sull’acquisto dell’Unità. Ed ora Renzi rischia seriamente 10 anni di carcere…!

 

La querela di Di Maio sull’acquisto dell’Unità: “Renzi rischia 10 anni di carcere”

Un dossier che potrebbe mandare in galera Matteo Renzi. Ipotesi estrema, ma non campata in aria perché la querela di decine di pagine presentata da Luigi Di Maio alla Procura di Napoli sui presunti appalti facili finiti all’imprenditore Massimo Pessina dopo l’acquisto del quotidiano del Pd L’Unità, sottolineava il Giornale, si basa su accuse pesantissime che chiamano in causa direttamente l’ex premier e segretario democratico.

Il vicepresidente della Camera nonché candidato premier del Movimento 5 Stelle individua reati come istigazione alla corruzione, corruzione internazionale, induzione indebita, turbativa della libertà degli incanti e traffico di influenze illecite. Il conto se accolte? Una decina di anni di carcere. La “segnalazione” di Di Maio rientra nell’inchiesta napoletana (e romana) sull’imprenditore Alfredo Romeo e Consip (con Tiziano Renzi, padre di Matteo, formalmente indagato insieme all’attuale ministro dello Sport ed ex sottosegretario Luca Lotti), ed è stata girata anche all’Anac del commissario Cantone.

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12364838/consip-querela-di-maio-m5s-matteo-renzi-acquisto-unita-pessina-.html