IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

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IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

 

Molto probabilmente in Corea del Nord hanno un’informazione più libera della nostra.

Non so se Vi rendete conto. Silvio Berlusconi indagato per le stragi di mafia del 1993. Cioè l’uomo che ha guidato il Paese per 20 anni, il personaggio pubblico Italiano più noto al mondo, il capo di una delle maggiori forze politiche che affronternno le prossime elezioni indagato per le stragi di mafia …e i Tg che fanno? Un servizio di 5 minuti sull’importanza della soia nella cucina vegana!!

E poi nel silenzio totale, sono riusciti a liberarsi di una delle voci libere della nostra informazione. La giornalista più amata dagli Italiani. Finalmente quella rompicoglioni la Gabanelli fuori dalla Rai

E vogliamo parlare della pagliacciata di Renzi e del suo treno? Costretto a nascondere l’itinerario per evitare di essere atteso e insultato dagli italiani incazzati?

I nostri Tg sono superiori a tutto questo. Sono superiori all’informazione. Sono i Tg del REGIME!

Cari amici, non resta che incazzarci di brutto.

Ah, una riflessione:

Pensate se fosse stata la Raggi indagata per strage di mafia…

Pensate se fosse stato Grillo a epurare la Gabanelli…

Pensate se fosse stato Di Maio ad inanellare figure di merda ad ogni fermata del suo treno…

Pensateci un attimo e riflettete su quanto sia distorta l’informazione in Italia.

By Eles

Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

Raggi

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Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

 

Giornaloni – Le statistiche e i numeri sulla “salute malata” attribuiti alla giunta M5S da “Messaggero” e altre testate.

Più si avvicina la campagna elettorale, più aumentano gli scontri sui dati: Pil, occupati, sanità, con titoli di giornale e dichiarazioni indignate. Il caso del presunto degrado sanitario della Capitale è un utile esempio di quello che ci attende: “Caso salute, Roma, peggiora”, era il titolo di apertura del Messaggero di ieri, quotidiano sempre ostile alla giunta M5s di Virginia Raggi.

Il lettore subito pensa a un recente tracollo. Tutto parte da un convegno che si è tenuto proprio a Roma venerdì: “Crescita vs Crisi”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Ncd) ha chiesto a Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto superiore di sanità di elaborare una sintesi della situazione sanitaria della capitale. Tra i dati che Ricciardi cita ce n’è uno molto ripreso dai giornali, attinto da un monitoraggio dell’associazione di medici di famiglia Simg, Health Search 2016: nelle Asl romane si registra un tasso di diabete pari al 6-7% della popolazione residente, “mentre a livello nazionale, secondo i dati Istat, si attesta al 5,3%”.

Nelle 7 slide proiettate da Ricciardi si legge quello che gli italiani, anche i non residenti nel Lazio, sanno bene: a Roma la sanità funziona poco e male. La percentuale di persone soddisfatte del servizio sanitario nazionale si attesta tra l’8 e il 10% a seconda delle Asl, in molte province del Veneto e dell’Emilia Romagna il dato è sopra il 30. Tutti gli altri dati di Ricciardi sono presi dal rapporto Istat 2015 oppure da Urbes, un altro progetto sempre dell’Istat sulle principali città. Tra questi i dati sull’aspettativa di vita, più bassa nella Capitale che in altre grandi città. Anche se, osserva il direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’ospedale Regina Elena Francesco Cognetti sul Messaggero, sono numeri da maneggiare con cautela perché “gli ospedali ospitano il 40%o dei pazienti che arrivano da altre Regioni”.

A Roma il Movimento Cinque stelle governa dal giugno 2016, tutta la fotografia della situazione sanitaria della città si basa su dati più vecchi (come inevitabile per tutte queste analisi quantitative che non sono mai in tempo reale). Gli esponenti locali M5s vivono la presentazione dei numeri come un attacco del ministro Lorenzin per il tramite del professor Ricciardi: “La sanità è di competenza regionale”, ricorda un comunicato del M5s Roma, e le statistiche riguardano “le amministrazioni precedenti di centrodestra e centrosinistra”. Se proprio bisogna criticare qualcuno, dicono i Cinque stelle, il bersaglio è Nicola Zingaretti, Pd, governatore del Lazio. Per esempio: nel 2015 il consiglio regionale ha approvato la proposta di matrice M5s di istituire un registro tumori, utile a monitorare meglio le malattie più gravi e i rischi per la salute, ma due anni dopo ancora non è partito.

Tratto da il Fatto Quotidiano del 03/10/2017.

 

La riforma fiscale di Renzi avrebbe tagliato del 50% le tasse alle multinazionali. I Tg si guardano bene dall’informarci dell’inchiesta partita da Bruxelles. La Magistratura si gira dall’altra parte, i Tg MUTI, gli amici di Renzi festeggiano e le sanzioni le pagheremo noi!

riforma fiscale

 

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La riforma fiscale di Renzi avrebbe tagliato del 50% le tasse alle multinazionali. I Tg si guardano bene dall’informarci dell’inchiesta partita da Bruxelles. La Magistratura si gira dall’altra parte, i Tg MUTI, gli amici di Renzi festeggiano e le sanzioni le pagheremo noi!

Un’inchiesta europea accusa l’ex premier Renzi di aver ridotto le tasse alle multinazionali del 50% con la riforma fiscale del 2015.

Blasting News19 settembre 2017
La riforma fiscale varata nel 2015 dal governo Renzi avrebbe tagliato le tasse alle multinazionali nella misura del 50%. E’ quanto emergerebbe da un’inchiesta avviata da Bruxelles, che avrebbe esercitato pressioni sul governo Gentiloni per fargli abolire o modificare in modo sostanziale queste normative, cosa effettivamente avvenuta ad aprile scorso. La questione riguarda il “patent box”, ovvero la possibilità di garantire sconti fiscali a quelle #multinazionali che registrano marchi o brevetti ad alto contenuto innovativo. Una commissione segreta dell’Unione Europea avrebbe posto sotto processo il nostro paese. La notizia – passata praticamente inosservata alla maggioranza dei media – è stata divulgata da l’Espresso, che nell’edizione in edicola da domenica 17 settembre ha pubblicato l’inchiesta integrale.

Vediamo cosa è emerso.

L’inchiesta sulla riforma fiscale

La notizia è emersa solo in questi giorni, ma l’inchiesta condotta dal “Gruppo del codice di condotta” – una commissione che passa al setaccio le riforme fiscali dei paesi aderenti all’UE per stabilire se sono compatibili con le direttive imposte dell’Ue – ha avuto inizio segretamente diversi mesi fa, tanto che ad Aprile di quest’anno pur senza clamore mediatico il governo Gentiloni è intervenuto per correggere il tiro. Secondo le carte rimaste segrete fino ad oggi l’organismo di Bruxelles avrebbe accusato la riforma di #Renzi di aver concesso “benefit fiscali eccessivi e ingiustificati” ad alcune multinazionali.

Le direttive dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) permettono che gli stati agevolino i brevetti e le innovazioni [VIDEO]a patto che questi derivino da spese realmente effettuate per attività di ricerca.

Ma secondo Bruxelles la legge italiana varata nell’estate del 2015 e cancellata ad Aprile da Gentiloni andava ben oltre. La legge licenziata dal governo Renzi infatti prevedeva una riduzione del 50% delle tasse per un periodo di cinque anni, che poteva essere esteso a dieci.

Rimasti ignoti i nomi

L’Europa alcuni mesi fa ha chiesto al governo di comunicare i nomi delle multinazionali che hanno beneficiato della legge, consentendo alle aziende che hanno già fatto accordi con il fisco italiano di proseguirli per cinque anni, anche dopo l’abolizione delle normative finite sotto accusa. Ma il governo italiano non ha mai reso noti i nomi delle aziende. Oltre all’Italia anche i governi di Francia e Spagna sono stati accusati di essere stati eccessivamente generosi nei confronti delle multinazionali.

Fonte: blastingnews

Ancora una notizia che i Tg hanno “dimenticato” di dare: Il Ddl Concorrenza approvato con la fiducia? È solo un colpo di mano del Governo per fare un regalo alle aziende amiche, ai danni della Gente.

Ddl Concorrenza

 

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Ancora una notizia che i Tg hanno “dimenticato” di dare: Il Ddl Concorrenza approvato con la fiducia? È solo un colpo di mano del Governo per fare un regalo alle aziende amiche, ai danni della Gente.

Da Il Salvagente:
Ddl Concorrenza, colpo di mano del governo e regalo alle aziende

Il governo, con un colpo di mano dopo mesi di rinvii, ha posto per oggi al Senato la questione di fiduciasul maxiemendamento al Ddl Concorrenza che ricalca il testo uscito dalla Commissione Industria. Poche norme a favore dei cittadini (qualche timido segnale per la Rc-auto ma insufficiente per far abbassare le tariffe) e tante “norme Pro-Aziende“, attaccano duri Federconsumatori e Adusbef, a cominciare dalla fine del sistema della maggiore tutela (amministrata dall’Aeegsi) nel settore elettrico con la “deportazione” di milioni di utenti nel mercato libero più oneroso per i consumatori.

Ecco cosa abbiamo scritto nell’editoriale che trovate nel numero in edicola:

“Non sono bastate le critiche e le proteste dei consumatori. Il governo non intende fare retromarcia e va avanti come nulla fosse. E il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda non molla nell’obiettivo di far approvare il disegno di legge concorrenza. Unico segnale (assolutamente insufficiente, lo diciamo subito) è lo slittamento di un anno della fine del mercato tutelato dell’energia. Il Salvagente lo ha scritto da subito: una delle parti più scandalose di quella che sarebbe stato meglio chiamare la legge delle lobby è la deportazione (ci perdonerete il termine forte) di 24 milioni di utenti verso il mercato liberodell’elettricità. Un regalo per i big, soprattutto quei tre o quattro che possono disporre di milioni di contratti (nel mercato tutelato), e una stangata inevitabile per i consumatori.

I dati non ammettono illusioni: già oggi i clienti che hanno avuto la sfortuna (o sono stati convinti con l’inganno) di passare al mercato libero si trovano a spendere di più di quelli rimasti nel tutelato, tanto nel settore elettrico (+16,7%) che in quello del gas (+7,9%). E sono numeri dell’Autorità per l’energia, non nostri. Così come sono provvedimenti delle Authority le tante, troppe condanne per un sistema di vendita di contratti che assai spesso rasenta il reato penale di raggiro e truffa. E che di certo non accenna a diventare più sano, come possono testimoniare tutti coloro che hanno avuto l’esperienza di essere trasferiti da un fornitore all’altro senza che lo chiedessero.

Se così stanno le cose, perché dovremmo aspettarci che da giugno 2019 (è questa la data fissata per la fine del mercato tutelato, dopo la modica delle ultime ore del decreto che fissava al 2018 il passaggio) le compagnie dovrebbero diventare più buone e trasparenti?
Se oggi non riescono a far concorrenza alle tariffe del mercato tutelato e sono più care quale logica distorta suggerisce che senza il competitor di Stato dovrebbero praticare prezzi più bassi?
Eppure è così che il ministro Calenda ci sta vendendo questa spiacevole imposizione: le tariffe caleranno con l’aumento della concorrenza. Così ripetono i campioni della liberalizzazione. Gli stessi che rifiutano ostinatamente di considerare la possibilità di vendere e acquistare i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie, sotto la pressione delle farmacie. Gli stessi che di fronte alla protesta (anche violenta) dei tassisti, bloccano qualunque elaborazione di regole sui servizi come Uber e lasciano che siano i tribunali a decidere per loro.

Non giochiamo coi termini, la concorrenza non c’entra nulla con il disegno di legge di cui parliamo. E non facciamoci prendere in giro, cari lettori, è vero proprio il contrario di quanto ci ripetono gli slogan governativi: le tariffe elettriche e del gas non diminuiranno con la fine del mercato tutelato. Aumenteranno. Non per tutti, ovviamente. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che gli operatori si faranno concorrenza sui clienti che spendono di più (e che rendono di più) ma di certo non sulle famiglie, sui pensionati, sui “single” insomma su quanti stanno attenti ai propri consumi per limitare la bolletta.

PS. Non stupisce certo che Calenda sposi una linea del genere. Stupisce un po’ di più che a sostenere il superamento del mercato tutelato sia una sola associazione dei consumatori italiana, Altroconsumo. Mentre tutte le altre organizzazioni hanno rmato appelli per chiedere un passo indietro al governo, l’emanazione italiana del Beuc sostiene che “Eliminare il servizio di tutela, dando vita a un mercato davvero libero, potrebbe offrire reali opportunità di risparmio e di migliore qualità nel servizio per i cittadini”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/03/ddl-concorrenza-colpo-di-mano-del-governo-e-regalo-alle-aziende/22201/

Da Business Insider:
“Il ddl Concorrenza è un regalo a Enel”: Mucchetti contro il governo

Il ddl Concorrenza vede la luce: dopo una gestazione di quasi mille giorni, martedì il provvedimento approderà in aula al Senato in cerca del via libera definitivo.All’interno del Pd, però, volano gli stracci: Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria che aveva in carico l’analisi del disegno di legge, attacca il governo per aver promosso un “disegno di legge che èintitolato alla promozione della concorrenza ma che invece, accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli”.

Tradotto: è un peccato che in tutta la legislatura si riesca – forse – ad adottato un solo provvedimento del genere (nelle intenzioni del legislatore dovrebbe essere una legge annuale collegata alla manovra di Bilancio, ndr) e non riesca a farlo nel pieno interesse dei consumatori. In particolare, nel mirino di Mucchetti ci sono le modalità di addio al servizio di maggior tutela del mercato energetico: la Camera, infatti, ha soppresso, il provvedimento con il quale si chiariva come gli utenti del servizio fossero ancora clienti dell’acquirente unico e non degli operatori che forniscono il servizio di vendita (Enel, A2a, Acea, etc etc).

“Non a caso – ha attacca il senatore del Pd nel suo intervento in commissione – Enel, A2a, Acea e gli altri operatori hanno costituito società distinte per i clienti in libero mercato e per quelli dell’Acquirente Unico. La modifica apportata dalla Camera, espungendo quel riferimento ai soggetti che non abbiano scelto il proprio fornitore, fa quindi un doppio regalo ai fornitori del servizio di vendita all’Acquirente Unico: il primo consiste nell’acquisizione di questi clienti, senza alcun costo commerciale, ma in forza di una legge; il secondo nella possibilità di aumentare i prezzi come l’esperienza del libero mercato di questi anni fa prevedere”.

Se in un primo momento i prezzi potrebbero essere bassi per attrarre nuovi clienti in questa fase di passaggio del mercato, in seguito sono destinati ad aumentare “con una tecnica non diversa da quella praticata dai pusherche regalano la prima dose” commenta Mucchetti.

D’altra parte durante la presentazione del suo piano industriale, Enel ha promesso, ai proprio investitori, nonostante il calo dei prezzi dell’energia, un aumento dell’Ebitda del 20% a 3 miliardi nel 2019 con “i clienti sul libero mercato che dovrebbero quasi raddoppiare a seguito della fine del mercato tutelato in Italia e della ulteriore liberalizzazione attesa in America Latina”.

“È contraddittorio – prosegue Mucchetti – che una legge di promozione della concorrenza si riveli così marcatamente a favore dell’incumbent, che oggi serve l’85 per cento dei clienti dell’Acquirente Unico” inoltre “a chi teme che il servizio di salvaguardia risulti più oneroso di quello di maggior tutela risponde che ciò è vero, ma che il servizio di salvaguardia è riservato per legge alle imprese che abbiano consumi oltre una certa soglia e non alle famiglie e alle piccole imprese”. Di conseguenza la salvaguardia si rivolge a circa l’1 per cento del mercato. Insomma secondo Mucchetti sarebbe stato più saggio ritardare ancora l’approvazione “visti i tempi complessivi dell’iter, correggendo un’evidente stortura che diversamente è destinata a restare e a produrre i suoi effetti”.

fonte: https://it.businessinsider.com/il-pd-a-pezzi-mucchetti-contro-il-governo-il-ddl-concorrenza-e-un-regalo-a-enel/

LA GRANDE CENSURA – Tutti i Tg hanno dato ampio risalto ai 2000 in piazza per la manifestazione animalista della Brambilla. Non una parola invece, niente di niente, per i 40.000 (QUARANTAMILA) in piazza a Pesaro contro i vaccini! QUESTO È FASCISMO!

 

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LA GRANDE CENSURA – Tutti i Tg hanno dato ampio risalto ai 2000 in piazza per la manifestazione animalista della Brambilla. Non una parola invece, niente di niente, per i 40.000 (QUARANTAMILA) in piazza a Pesaro contro i vaccini! QUESTO È FASCISMO!

Non siamo contro i vaccini. Vorremmo solo e solamente informazione corretta. E chi impone i vaccini nasconde troppe cose e spara troppe cazzate. QUESTO È FASCISMO!

Da: giornalettismo.com
FREE-VAX PESARO: 40MILA IN PIAZZA, MA I MEDIA NON SE NE ACCORGONO

Una manifestazione che ha visto una partecipazione enorme, quella dei free-vax a Pesaro. Il Parco Miralfiore era una vera e propria distesa di maglie, bandana e cappellini arancioni. Tantissime le famiglie presenti, provenienti da tutta Italia. Ma l’evento non ha avuto affatto copertura mediatica.

FREE-VAX PESARO, IL SILENZIO DEI PRINCIPALI ORGANI D’INFORMAZIONE

Sul posto erano presenti diverse troupe televisive (come quella di Sky e della Rai) ma, nei principali telegiornali di ieri sera, l’evento di Pesaro non ha trovato spazio. O meglio, il Tg La7 e SkyTg24 hanno garantito la diffusione della notizia, ma c’è da registrare il silenzio delle altre testate. Probabilmente, l’orario della manifestazione (dalle 18 alle 21 circa) non ha permesso, per motivi di carattere logistico, ai notiziari andati in onda in quelle ore di preparare i servizi per la messa in onda.

Ma, oltre ai motivi tecnici che hanno impedito la copertura mediatica dell’evento, potrebbe anche esserci una sorta di pregiudizio nei confronti delle ragioni della manifestazione. Questa mattina, infatti, neanche i principali organi della carta stampata hanno scelto di insistere su quanto successo ieri a Pesaro, né i siti d’informazione hanno deciso di inserire nelle loro home page le immagini di un raduno che – stando ai numeri forniti dall’organizzazione – ha messo insieme circa 40mila persone.

Si può essere o meno d’accordo con le posizioni dei cosiddetti free-vax, ma le ragioni di un movimento così vasto andrebbero comunque illustrate. Lo ha capito, ad esempio, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, Partito Democratico, fervente sostenitore del disegno di legge sui vaccini del ministro Beatrice Lorenzin. Secondo gli organizzatori della manifestazione – elemento ribadito sul palco anche dal portavoce David Gramiccioli -, il primo cittadino ha fatto di tutto perché l’evento si svolgesse regolarmente, in nome della libertà di pensiero e di manifestazione.

FREE-VAX PESARO NO, MOVIMENTO ANIMALISTA DI BRAMBILLA SÌ

Per dare la misura della disparità di trattamento riservata alla carica dei free-vax di Pesaro, basti pensare che il raduno del nuovo Movimento Animalista di Michela Brambilla (che ieri ha raccolto circa duemila persone in un corteo dal Colosseo a Piazza Venezia) ha avuto un’ampia copertura mediatica nei telegiornali e nei principali quotidiani in edicola questa mattina. Le 40mila presenze del Parco Miralfiori, invece, non sono riuscite a entrare nemmeno nei trafiletti.

 

Fake news: l’Europa vuole mettere il bavaglio alla Rete …e questa volta non si scherza, sarà un bavaglio definitivo!

 

Fake news

 

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Fake news: l’Europa vuole mettere il bavaglio alla Rete …e questa volta non si scherza, sarà un bavaglio definitivo!

 

Vi espongo subito un mio caso personale: l’altro giorno ho quasi litigato con un conoscente, persona di altissima cultura e che occupa un posto importante nella società, perchè io sostenevo che Renzi aveva più volte dichiarato che in caso di sconfitta al referendum avrebbe lasciato la politica. Questo amico invece sosteneva il messaggio che di recente stampa e Tv ci ha lasciato e  che cioè Renzi è stato così “coerente” che subito dopo la sconfitta si è dimesso da Premier…

Questo amico legge giornali, segue Tg ed approfondimenti, ma non sa manco cosa sia la “Rete”…

Bene, io ho scaricato una delle tante “Fake news” che circolano in rete, un video in cui sono raggruppate tutte le vote che Renzi ha pubblicamente dichiarato che avrebbe lasciato la politica, l’ho messo su una chiavetta che, dopo aver fatto vedere il video all’amico, gli farò mangiare…

Forse potrebbe essere l’ultima soddisfazione che mi viene dall’informazione vera, quella che vogliono censurare.

Da domani, dopo che avranno messo il bavaglio alla rete, Renzi avrà sempre dichiarato che in caso di sconfitta si sarebbe dimesso, che Berlusconi è un santo perseguitato dalla Magistratura, che la Lega è il partito degli onesti (alla faccia dei Bossi, Belsito e compagnia cantante), che gli Ogm ci faranno crescere sani e belli, che Big Pharma è un’organizzazione umanitaria e che la Gabanelli e Gino Strada sono solo dei poveri sovversivi rincoglioniti…

By Eles

 

Fake news: l’Europa vuole mettere il bavaglio alla Rete

Il Parlamento europeo ha discusso di “populismo e fake news nei social media”. Molti hanno invocato la nascita di una Autorità di controllo del web, una follia! La verità è che vogliono censurare la Rete per nascondere gli errori che hanno commesso dopo aver svenduto l’Europa a banche e finanza. Noi vogliamo cittadini consapevoli e informati, loro media che scodinzolano!

Questa è la notizia della fiala di antrace mostrata da Colin Powell all’Onu: era stato il pretesto, poi rivelatosi falso, per giustificare la guerra in Iraq: 1 milione 200 mila morti in 4 anni. Una fake news ripresa dai giornali e dalle televisioni di tutto il mondo senza verificare le fonti.

Vediamoci i casi recenti: gli ultimi due referendum che ci sono stati in Gran Bretagna e Italia. In entrambi i casi si prospettavano catastrofi economiche e code davanti alle banche per ritirare i risparmi. Non è successo nulla di tutto questo, anzi hanno vinto solo i cittadini.

Questi esempi dimostrano che le fake news sono quelle dei media tradizionali. C’erano già prima dell’avvento di Internet. Le fake news sono quelle che costruite a tavolino dall’establishment che finanzia la propaganda europea: in un rapporto approvato al Parlamento europeo si definisce “sostegno alla stampa indipendente” quello che è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode. Chi ha l’autorità per stabilire che cos’è vero e cos’è falso?

La verità è che siete il potere che si autoassolve per tutti gli errori commessi. Vivete in una torre d’avorio e non ve ne rendete conto. Utilizzate vuote etichette per delegittimare l’avversario: gli urlate addosso l’insulto “populista”, dimenticando che avete svenduto i cittadini alle banche e alla finanza. Avete paura del web perché avete paura del confronto con i cittadini che non vi sostengono più. E c’è chi vuole istituire Autorità indipendenti preposte al controllo della verità sul web. Attenti! Non mettete a repentaglio la libertà della Rete o rischiamo una deriva autoritaria che negherebbe la democrazia stessa! Noi vogliamo cittadini consapevoli e informati, voi media che scodinzolano!

Il fenomeno delle fake news si può sconfiggersi solo con il senso civico e l’educazione di chi naviga sul web. Investiamo nelle politiche educative: educazione civica, educazione ai diversi tipi di media ed al loro utilizzo, educazione all’esercizio dello spirito critico. A livello europeo si è iniziato a fare qualcosa con il lancio di un progetto pilota chiamato “Alfabetizzazione mediatica per tutti”. Si tratta di un primo passo al quale devono seguirne altri in Europa ed in Italia.

Chiudo con una citazione del fondatore del MoVimento 5 Stelle Gianroberto Casaleggio: “l’informazione in Rete può essere vera o falsa, o entrambe le cose, ma in Rete è impossibile sostenere una menzogna per lungo tempo”.

 

 

 

Pro-Memoria – ns articolo del 3 dicembre scorso – Ve lo ricordate Renzi 15 giorni fa? Per raccattare voti dagli Euroscettici urlava in Tv che avrebbe bloccato Bilancio UE… Beh, forse ai Tg è sfuggita la notizia che l’altro giorno il Pd ha votato compatto l’approvazione del Bilancio UE !! …ma voi che vi aspettate da uno cosi??

 

Renzi

 

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Pro-Memoria – ns articolo del 3 dicembre scorso – Ve lo ricordate Renzi 15 giorni fa? Per raccattare voti dagli Euroscettici urlava in Tv che avrebbe bloccato Bilancio UE… Beh, forse ai Tg è sfuggita la notizia che l’altro giorno il Pd ha votato compatto l’approvazione del Bilancio UE !! …ma voi che vi aspettate da uno cosi??

 

Giusto per rinfrescarvi la memoria:

Italia blocca bilancio Ue. Renzi: “Nostri soldi per alzare i muri”

‘Molto stanchi di ambiguità e contraddizioni Ue’

Fonte: Ansa

 

Ue, Italia blocca revisione bilancio. Renzi: “Con i nostri soldi alzano muri”. Gozi: “Stanchi di contraddizioni europee”

Il governo ha “confermato la riserva”, ovvero ha sostanzialmente posto il veto, alla proposta di compromesso fatta dalla presidenza slovacca per la revisione di medio termine del bilancio pluriennale dell’Unione. Roma si oppone perché mancano garanzie per immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile o programmi per la ricerca. Il Consiglio Ue: “Rispettiamo la posizione ma andiamo avanti”

fonte: Il Fatto Quotidiano

L’Italia pone il veto sul bilancio Ue Renzi: «Niente muri coi nostri soldi»

L’annuncio del sottosegretario Gozi: «Confermiamo la riserva, non ci sono risorse per le priorità italiane». I nodi migranti, ricerca e lavoro giovanile: «Stanchi di un’Europa che dice le cose e poi non le fa». Il premier: «Abbiamo messo il primo veto a Bruxelles»

fonte: Corriere della Sera

E poi non sono mancate le prediche televisive del novello Masaniello anti UE… ovviamente il tutto per fregare il voto a qualche Euroscettico indeciso. Si, fregare perchè poi (e questo in TV non lo sentite) il partito di Renzi ha chinato il capo innanzi ai padroni Europei ed hanno votato compatti per l’approvazione del bilancio!!

IL PD APPROVA IL BILANCIO UE. ITALIANI, CONTINUATE A FARVI PRENDERE IN GIRO?

Ieri, a Bruxelles, il Partito Democratico ha votato positivamente il “Progetto di bilancio rettificativo n.5 del bilancio generale 2016” e la “Procedura di bilancio 2017”. In italiano? Il primo è una ricalibrazione di quanto gli Stati membri dovranno versare per il funzionamento dell’Unione Europea (il Bel Paese dovrà sborsare qualcosa come 900 milioni di Euro in più per coprire retroattivamente le contribuzioni 2014 e 2015). Il secondo è il semplice bilancio annuale su cui tutti gli esponenti del Partito Democratico si erano sperticati fino a ieri dichiarando la volontà di astensione.

Quanto fanno ridere le dichiarazioni di Sandro Gozi e del Bomba che solo due giorni fa hanno ribadito la linea italiana? Testuali parole: “Noi vogliamo valutare l’intero pacchetto, che include anche la revisione pluriennale. Per questo ci siamo astenuti“. Ci si riferiva all’astensione sul bilancio annuale, in sede di Consiglio, da parte del Governo italiano. Con questa “Procedura di bilancio 2017” Renzi ha deliberatamente preso in giro i cittadini. In Italia è stato percepito ad esempio che il nostro Paese avesse messo il veto al bilancio dell’UE, quando in realtà ha solamente congelato l’accordo per la revisione MFF (quadro finanziario pluriennale, una sorta di accordo con cui ci si impegna riprogrammare la spesa in una certa direzione e con programmazione di lungo periodo).

Questa specie di strategia già stroncata dal Consiglio durerà presumibilmente solo fino al referendum, anche perché il PD – votando ieri positivamente, come detto, il bilancio annuale al Parlamento europeo – risulta ampiamente e consapevolmente indebolito a livello politico.

Inoltre, come dicevamo in apertura, l’Italia dovrà versare altri soldi con il “Progetto di bilancio rettificativo n.5”. Parliamo di un procedimento fatto di eccezioni e vantaggi solamente per alcuni Paesi, tra i meno colpiti dalle difficoltà economiche europee. Sono Germania e Olanda, colpevoli anche di quel surplus commerciale (che viola le regole contenute nei Trattati e che il PD continua a legittimare) causa di sofferenze a tutti i Paesi mediterranei. Questi campioni di rigore e austerità – che sostengono il “sì” al referendum costituzionale – avranno infatti sconti per quasi 2 miliardi di Euro a testa. Un’altra follia.

 

tratto da: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2016/12/il-pd-approva-il-bil.html

 

fonte: http://lapillolarossa15.altervista.org/ve-lo-ricordate-renzi-15-giorni-tv-raccattare-qualche-voto-dagli-euroscettici-urlava-avrebbe-bloccato-bilancio-ue-beh-forse-ai-tg-sfuggito-dare-la-notizia-laltr/

L’Anas assume Dirigente con il seguente curriculum: “compagno della segretaria di Delrio” …Ma Delrio non è dei Cinquestelle ed allora i Tg MUTI…!!!

 

Anas

 

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L’Anas assume Dirigente con il seguente curriculum: “compagno della segretaria di Delrio” …Ma Delrio non è dei Cinquestelle ed allora i Tg MUTI…!!!

 

Riesplodono i veleni in Anas. Una vecchia intervista rilasciata da Armani a La Repubblica subito dopo l’avvicendamento come presidente, nel 2015, suona ora ironica quando si scopre che Marco Bonamico, assunto come dirigente “di supporto” a 120 mila euro, è il compagno della segretaria particolare del ministro Delrio.

Tra novembre e dicembre 2015, mentre si avviava il processo di incorporazione della Quadrilatero Marche Umbria Spa in Anas, Armani avrebbe chiesto alla Quadrilatero di assumere un dirigente con la scusa di “supportare” il presidente del Cda Guido Perosino, proposto come Amministratore unico in vista della fusione.

Nulla di fatto. Un po’ perché il profilo del dirigente proposto c’entrava come i cavoli a merenda per quell’incarico e un po’ perché Perosino nemmeno lo voleva questo “assistente di supporto”. Intanto proprio a Perosino viene proposto un secondo incarico in Anas come responsabile dei rapporti con i ministeri e gli enti territoriali (ruolo che ricopre tuttora, oltre a quello di Amministratore unico della QMU).

Armani ci riprova. Gli propone nuovamente l’assunzione (a tempo determinato) del dirigente, giustificandola anche stavolta con la necessità di supportarlo, anche in virtù del suo nuovo incarico in Anas. Così alla fine la Quadrilatero Spa assume questa preziosa risorsa che altri non è che Marco Bonamico, ex Ad di Sogei, che dal 20 gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 ha guadagnato 120mila euro lordi per assistere Perosino >>clicca qui<<.

Bonamico, 62 anni, è noto alle cronache per essere stato silurato nel 2011 dall’allora ministro Tremonti (nonostante fosse stato nominato Ad di Sogei proprio da lui) a seguito dello scandalo legato all’inchiesta sull’appalto assegnato all’imprenditore Angelo Proietti, che ristrutturò la casa di Marco Milanese dove abitava appunto l’ex ministro dell’Economia. >>leggi qui<<

Ciò che le cronache invece non riportano è che Bonamico è il compagno, con prole, di Antonella Appulo, segretaria particolare di nientepopodimeno che Graziano Delrio. Niente niente che il ministro abbia chiesto ad Armani di “piazzarlo”?

E lui ha ubbidito. Peccato però che stando a voci di corridoio (nel senso che Bonamico lo avrebbe più volte ripetuto nei corridoi) il ruolo di “assistente” di Perosino – seppur come dirigente a 120 mila euro l’anno – gli stia stretto. E poi, soprattutto, non è contento che il contratto sia a tempo determinato.

Così, quando nel marzo 2016, Anas tentenna di fronte alla fusione con la Quadrilatero e Perosino chiede di essere esonerato dall’incarico di amministratore unico e mantenere solo quello di responsabile dei rapporti con i ministeri e gli enti territoriali, la mente di Armani – per levarsi dalle mani questa patata bollente – è attraversata dal pensiero di piazzare proprio Bonamico sulla poltrona di Au della QMU.

Ma Bonamico – di nome e di fatto – vuole di più. Forte della sua “vicinanza” al ministro Delrio, vorrebbe una poltrona prestigiosa (tipo la Direzione Generale o la Presidenza della costituenda Holding delle partecipate o, perché no, dello Stretto di Messina Spa o, già che ci siamo, dell’universo e oltre). Nel frattempo, però,  si deve “accontentare” del rinnovo del contratto, scaduto lo scorso 31 dicembre 2016 e rinnovato per un altro anno: >>clicca qui<< il rinnovo porta la data del 15 dicembre, guarda caso tre giorni dopo l’insediamento di Gentiloni al Governo (e la conferma di Delrio al MIT).

Di fronte a questa situazione le parole dell’intervista rilasciata ad Armani il 24 ottobre 2015 a La Repubblica, cui si accennava prima, stridono come gesso sulla lavagna: “Lei ha ricevuto telefonate di parlamentari, raccomandazioni?” la domanda del giornalista. “Sì, ho ricevuto diverse telefonate. Ma ho la fortuna di essere stato messo qui in posizione di totale libertà. Questo mi ha detto il ministro Delrio e questo è il mandato ricevuto dalla presidenza del Consiglio e ne sono grato. Ma mantenere Anas nella Pa senza autonomia gestionale porta a telefonate e raccomandazioni”. Quella di Bonamico come la vogliamo chiamare?

Abbiamo interpellato Armani per avere un chiarimento sulla vicenda, ma ha preferito non commentare.

FONTE: http://www.lultimaribattuta.it/59505_anas-bonamico-delrio

Per non dimenticare – Lucia Aleotti, pupilla di Renzi, condannata a 10 anni e mezzo per frode fiscale. Ma i Tg hanno un ordine perentorio: parlare della Raggi, solo della Raggi, nient’altro che della Raggi !!

Lucia Aleotti

 

 

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Per non dimenticare – Lucia Aleotti, pupilla di Renzi, condannata a 10 anni e mezzo per frode fiscale. Ma i Tg hanno un ordine perentorio: parlare della Raggi, solo della Raggi, nient’altro che della Raggi !!

 

LUCIA ALEOTTI, CONDANNATA A 10 ANNI E MEZZO PER FRODE FISCALE

Godeva di tale e tanta considerazione da parte di Renzi, Lucia Aleotti, presidente della Menarini, da essere portata al capezzale della Merkel come esempio della migliore imprenditoria italiana!

Tra i prescelti della Leopolda, la Aleotti, oltre che della farmaceutica Menarini è titolare dell’1% del Monte dei Paschi.

Dieci anni e sei mesi per Lucia Aleotti per corruzione e riciclaggio, sette anni e sei mesi per il fratello Giovanni per riciclaggio, assolti gli altri imputati. Confiscati beni per un miliardo e 200 milioni.

FIRENZE – Condanne pesanti per i vertici della casa farmaceutica Menarini, guidata dai fratelli Aleotti. Dieci anni e sei mesi per la presidente Lucia Aleotti per i reati di riciclaggio e corruzione, sette anni e sei mesi per il fratello Giovanni, vicepresidente, accusato di riciclaggio. Cade invece l’accusa di evasione fiscale, tutti gli altri imputati assolti. Confiscati beni per un miliardo e 200 milioni. Si conclude così, con una pena più alta di quella richiesta dai pm Luca Turco ed Ettore Squillace Greco , il processo ai vertici della casa farmaceutica Menarini, dopo oltre due anni. Lucia e Alberto Giovanni sono i figli di Alberto Aleotti, patron della azienda farmaceutica, morto nel 2014. I fratelli Aleotti sono stati interdetti per sempre dai pubblici uffici e la sola Lucia Aleotti dall’intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione per tre anni. Lucia Aleotti dovrà risarcire la presidenza del Consiglio dei ministri che si era costituita parte civile nei suoi confronti con 100.000 euro. Lo ha stabilito il tribunale di Firenze. Nessun risarcimento, invece, per tutte le altre parti civili tra cui varie Asl italiane e la Regione Toscana.

«Faremo ricorso»

«C’erano elementi seri per ritenere che i reati contestati non fossero sostenibili». Lo ha detto Sandro Traversi, difensore di Lucia e Giovanni Aleotti che ha annunciato ricorso in appello dopo la sentenza di condanna pronunciata dal tribunale di Firenze nei confronti dei vertici della Menarini.

Le accuse

Secondo gli inquirenti dal 1984 al 2010 Alberto Aleotti avrebbe usato società estere fittizie per l’acquisto dei principi attivi, con lo scopo di far aumentare il prezzo finale dei farmaci, grazie ad una serie di false fatturazioni truffando così il Sistema sanitario nazionale, che ha rimborsato medicinali con prezzi gonfiati. Il danno per lo Stato sarebbe stato di 860 milioni di euro.

Matteo Renzi ha visitato ieri la sede della Berlin Chemie, controllata del gruppo italiano Menarini, subito prima del bilaterale con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

“Il presidente Renzi è venuto a trovarci in una giornata tra l’altro molto densa di impegni, e questo ci onora doppiamente. Ci è piaciuto soprattutto il messaggio lanciato, e cioè che l’industria italiana può essere un’industria di successo anche all’estero, nonostante il male che noi italiani tendiamo a volerci, denigrando le nostre capacità”, commenta all’Adnkronos Salute Lucia Aleotti, presidente del gruppo farmaceutico italiano Menarini, oggi a Roma a margine dell’assemblea Farmindustria 2015.

“Al di là della singola azienda – ha aggiunto Aleotti – è il settore farmaceutico che è trainante per l’economia italiana. La nostra industria sta facendo uscire l’Italia dalla crisi, è un’industria dall’alto valore aggiunto, che sta investendo moltissimo e che sta tornando ad assumere. E’ importante che questa spinta non sia modificata e il Governo ha capito questo valore. E’ importante che si remi in una direzione comune”. A Berlino, ha concluso, “produciamo soprattutto compresse, con 5 miliardi di pezzi usciti solo l’anno scorso dallo stabilimento verso tutto il mondo”.
fonte: http://www.adnkronos.com/salute/farmaceutica/2015/07/02/aleotti-renzi-visita-menarini-berlino-industria-italiana-successo-all-estero_SJFksmEJmsZwELVhIbyQgI.html?refresh_ce
TRATTO DA: INDIGNADOS ITALIA
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