Reddito di Inclusione – Chi ne ha diritto e come ottenerlo.

 

Reddito di Inclusione

 

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Reddito di Inclusione – Chi ne ha diritto e come ottenerlo.

Reddito di inclusione al via dal 1 dicembre, per le famiglie fino a 485 euro: come fare domanda.

Dal primo dicembre sarà possibile presentare domanda per avere accesso al reddito di inclusione, la prima misura nazionale di contrasto alla povertà. Una circolare Inps spiega chi può presentare richiesta e quali sono le modalità per fare domanda.

Dal primo dicembre sarà possibile fare domanda per accedere al reddito di inclusione, la prima misura nazionale di contrasto alla povertà. Una circolare Inps specifica come funziona il ReI e come presentare la domanda per questa misura che prevede anche un progetto personalizzato per le persone in situazione di bisogno. Il beneficio riguarderà inizialmente le famiglie con minori, disabili, donne in gravidanza a quattro mesi dal parto e over 55 disoccupati. Potrà avere un valore di massimo 485 euro al mese, per un totale di 5.824 euro l’anno.

A chi spetta il ReI
La circolare dell’Inps sottolinea anche a chi viene concesso il ReI, ovvero ai nuclei familiari in condizioni di povertà. Potrà essere erogato per un massimo di 18 mesi e rinnovato per non più di 12 mesi solo dopo che siano passati sei mesi dalla prima prestazione. La famiglia beneficiaria del ReI deve attenersi al progetto personalizzato a pena di decurtazione o decadenza dalla prestazione. Il ReI è incompatibile con la fruizione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali da parte di qualsiasi componente della famiglia.

Il nucleo familiare deve avere un reddito Isee in corso di validità non superiore a 6.000 euro e un valore dell’Isre (indicatore reddituale dell’Isee) a fini ReI non superiore a 3.000 euro. Inoltre, oltre alla casa di abitazione, non si può avere un patrimonio immobiliare superiore a 20.000 euro e uno mobiliare superiore a 10.000 euro (in caso di tre componenti). Possono fare domanda per il ReI i cittadini dell’Ue o gli extracomunitari con permesso di lungo soggiorno residenti in Italia in via continuativa da almeno due anni.

L’importo del reddito di inclusione è pari al massimo a 485 euro mensili (in caso di almeno cinque componenti) ma potrebbe aumentare l’anno prossimo a fronte di risorse ulteriori che dovrebbero essere stanziate nella legge di bilancio, arrivando fino a 540 euro. Il beneficio economico viene erogato – spiega ancora l’Inps – per il tramite della Carta acquisti ridenominata Carta ReI che consente anche prelievi di contante entro la metà dell’importo massimo attribuito. La Carta viene concessa dalle Poste.

Come presentare domanda
La domanda dovrà essere presentata nei comuni o in altri punti di accesso individuati dagli stessi comuni. Il modello fornito dall’Inps è scaricabile sul sito dell’istituto di previdenza. Sono poi le amministrazioni locali a comunicare le informazioni contenute nelle domande all’Inps entro 15 giorni dalla ricezione della richiesta. L’Inps verifica le condizioni del possesso dei requisiti entro cinque giorni. In caso di esito positivo l’Istituto riconosce il reddito di inclusione a condizione che venga firmato il progetto personalizzato.

 

Franco Bechis spiega come lo Stato truffa i cittadini: con i soldi degli SMS ricostruita una scuola non danneggiata dal terremoto e già finanziata dallo Stato! Insomma ricapitoliamo: i soldi per il loro vitalizi ci sono, per le scuole no e si devono fottere quelli dei terremotati!

 

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Franco Bechis spiega come lo Stato truffa i cittadini: con i soldi degli SMS ricostruita una scuola non danneggiata dal terremoto e già finanziata dallo Stato! Insomma ricapitoliamo: i soldi per il loro vitalizi ci sono, per le scuole no e si devono fottere quelli dei terremotati!

Scrive Franco Bechis sul suo blog:

Bechis: ‘Con gli SMS del terremoto pagata una scuola già finanziata dallo Stato’

“Con i soldi degli sms versati dagli italiani dopo le scosse di terremoto del 24 agosto 2016 sono stati finanziati 16 interventi di ricostruzione, e uno di questi riguarda la scuola media statale di Collevecchio, paese del reatino non compreso nel cratere del terremoto. La scuola è succursale dalla Sandro Pertini di Magliano Sabina- che non ha avuto danni dal sisma- e fu effettivamente dichiarata inagibile dai vigili del fuoco dopo quella scossa, sia pure con la promessa di renderla agibile (così raccontano le cronache dell’epoca) dopo poche settimane di trasferimento nella sede centrale di Magliano Sabina.

La decisione di utilizzare i fondi degli sms per ricostruirla da zero è stata presa dal comitato dei garanti istituito dalla protezione civile il 17 luglio scorso. Ma esattamente 6 giorni prima, l’11 luglio 2016, con l’ordinanza n.33 il commissario per la ricostruzione Vasco Errani aveva ricompreso quella stessa scuola media statale di Collevecchio nell’elenco delle opere di ricostruzione per cui fare partire i cantieri a totale carico delle finanze pubbliche, attingendo in parte ai fondi stanziati dai primi decreti sul terremoto, e in parte dal fondo messo a disposizione dalla legge di Bilancio per il 2017. Non solo, ma circa due settimane dopo la scelta sulla finalizzazione dei fondi degli sms- il 31 luglio 2017- lo stesso Errani firmava l’ordinanza n.35 che correggeva parzialmente l’elenco delle opere a totale carico delle finanze pubbliche, mantenendo però nella tabella quella stessa identica scuola di Collevecchio.

Un caso che non sappiamo se piccolo o grande, visto che la trasparenza sull’utilizzo delle donazioni degli italiani è ridotta al lumicino (c’è l’elenco dei 16 interventi, ma non quello delle cifre stanziate per ciascun intervento), ma comunque indicativo della confusione con cui si stanno gestendo risorse pubbliche e private per la ricostruzione. Da ambienti dell’ufficio del commissario per la ricostruzione riceviamo come spiegazione del giallo della scuola media statale di Collevecchio che le donazioni degli italiani “possano essere integrative” ai fondi pubblici già stanziati per la stessa cosa. Questo però vorrebbe dire che quando si è finanziata con le risorse messe a disposizione dal Tesoro la ricostruzione della scuola media, si immaginava di farlo solo parzialmente: magari un muro sì, uno no, un’aula a metà, mezza lavagna, quattro banchi sì, quattro no e così sono state utilizzate per completare l’opera le donazioni degli italiani. Ma è altamente improbabile sia così.

Era stato il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, a lamentare quel tipo di utilizzo delle donazioni degli italiani per il terremoto, sottolineando come ad Amatrice non sia arrivato un euro e invece sia stato finanziato il progetto di una scuola a Collevecchio, che non era uno dei comuni ricompresi dal cratere del terremoto. Pirozzi ha ragione, e si è visto rispondere sia dal governo che dalla Regione Lazio (a parte polemiche che non nascevano dalle sue parole) che quel finanziamento fuori cratere era ammesso dalla legge e che ad Amatrice la ricostruzione delle scuole era già finanziata. Entrambe le cose sono vere, solo che la ricostruzione delle scuole di Amatrice era stata finanziata con le stesse ordinanze che comprendevano la scuola di Collevecchio: quindi se valeva per una l’integrazione con i fondi privati, poteva valere anche per l’altra.

Il sindaco di Amatrice ha sollevato una questione di sostanza: gli italiani avrebbero mai versato con tanta generosità attraverso sms e bonifici (quasi 33 milioni di euro) se avessero saputo che i loro soldi sarebbero stati utilizzati a capocchia per le scelte di un comitato di saggi in cui siede fra l’altro una ex parlamentare del pci? Avrebbero avuto quella generosità avessero saputo che fra le opere finanziate ci sarebbe stata anche la sede di un comune con tanto di autorimessa? O avrebbero pensato che a quelle cose sarebbero state naturalmente finanziate dalle finanze pubbliche, visto che se una scuola o un municipio non sono state costruite né poi ristrutturate seguendo norme antisismiche qualche responsabilità pubblica ci dovrà pure essere? A queste domande che riguardano il cuore della fiducia di un paese nelle proprie istituzioni si risponde con comunicati burocratici e da legulei, senza capire quanto delicata sia la questione.”

 

fonte: http://limbeccata.it/clamoroso/con-gli-sms-del-terremoto-pagata-una-scuola-gia-finanziata-dallo-stato/

Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini – Sms solidali, non un euro, un solo schifosissimo Euro, è arrivato ad Amatrice…E parliamo di 33 milioni di raccolta!

 

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Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini – Sms solidali, non un euro, un solo schifosissimo Euro, è arrivato ad Amatrice…E parliamo di 33 milioni di raccolta!

Il sindaco di Amatrice Pirozzi: “Dove sono finiti i 33 milioni degli sms? Qui non è arrivato un Euro!”

Terremoto Centro Italia: i soldi degli SMS non sono mai arrivati ad Amatrice.

Lo ha rivelato il sindaco del Comune laziale durante il convegno Atreju, organizzato da Fratelli d’Italia.

Scrive Franco Bechis sul suo canale Youtube:

“Nemmeno un euro dei 33 milioni che gli italiani hanno donato attraverso sms da 2 euro l’uno o attraverso bonifici di solidarietà è finito a beneficio delle popolazioni terremotate di Amatrice, Accumoli, Arquata o Pescara del Tronto e degli altri comuni terremotati il 24 agosto 2016. Lo ha rivelato ad Atreju 2017 il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, in un accorato intervento in cui ha pure raccontato il calvario subito con i provvedimenti del governo sulla ricostruzione, fatti male e inutili “perché ispirati dai vari clientes di riferimento”. Quanto agli sms Pirozzi rivela che quei fondi sono utilizzati per tutt’altro scopo, e che inizialmente perfino destinati a fare una pista ciclabile nelle Marche in un paese non compreso nelle zone devastate dal sisma. “Io comunque ho avuto la fortuna”, ci spiega dopo Pirozzi, “di avere tanta solidarietà diretta da parte degli italiani. Però con la gestione di quelle donazioni degli sms si sta dando un messaggio profondamente sbagliato. Perché io penso che tante persone in quelle giornate e quelle settimane intendevano dare un aiuto diretto a quelle persone e a quei paesi che vedavano devastati. Il fatto di non indirizzarli là è devastante, perché poi la gente non crede più a nulla. La destinazione di quei fondi è stata decisa da una commissione di saggi che tanto saggi non sono. Io credo che dopo averli usati così bisogna chiedere scusa agli italiani…”

Intervistato dall’agenzia Vista, Pirozzi ha detto: “Ma soldi quali? Fino ad oggi sono arrivati i soldi della solidarietà degli italiani. Per il resto la gestione degli sms è stata una cosa scandalosa perché ad Amatrice, a Accumoli non è arrivato niente.

E questo genera nelle persone la convinzione che nulla è vero, genera sfiducia in tutto e la gente non crede più a niente. Per il resto io sono molto soddisfatto per quello che sta accadendo ad Amatrice, ma solo ed esclusivamente per la solidarietà degli italiani.”

Guarda il video:

 

Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza” …Si lucra! – 12 vaccini obbligatori? Non esiste in nessuna parte del mondo. I più severi sono i Francesi, con 4 vaccini obbligatori. Allora, fatemi capire, a chi conviene? Ricordate, è business da 32 miliardi!

 

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Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza” …Si lucra! – 12 vaccini obbligatori? Non esiste in nessuna parte del mondo. I più severi sono i Francesi, con 4 vaccini obbligatori. Allora, fatemi capire, a chi conviene? Ricordate, è business da 32 miliardi!

 

Maria Elena Boschi: “Sulla salute dei bambini non si scherza”

…Si, infatti, tuttalpiù si lucra!

Perchè, pensateci, per questa gente che se infischia del cittadino, che gli taglia lavoro, pensioni, sanità e istruzione, che lo vessa fino a portarlo al suicidio, cos’è questa improvvisa premura per la sua salute?

Ma non vi passa per la testa che i vaccini sono un business per loro e per le loro lobby?

Ne rendono obbligatori 12!

In Europa i più severi sono i Francesi con 4 vaccini obbligatori! 3 in Grecia e Portogallo, 1 in Belgio e in tutti gli altri Paesi ZERO…!!!

E poi tutta la misteriosa omertà sugli effetti collaterali dei vaccini? Silenzio assoluto e censura. Eppure ci sono. Non è che se ti vaccini ti becchi automaticamente l’autismo, ma il rischio, un remotissimo rischio c’è. Perchè non parlarne? Perchè non informare la gente? Perchè non forzare le case farmaceutiche a migliorare il prodotto?

Ma forse questo è il punto:

12 vaccini OBBLIGATORI è un regalo immane alle lobby. E senza neanche dargli il fastidio di dover rivedere le composizioni dei prodotti.

Il cittadino deve vaccinarsi senza se e senza ma. lo vogliono “loro”.

by Eles

Un ultima considerazione: i vaccini sono un business da 32 miliardi!!!!

Da Il Messaggero

Un business da 32 miliardi e ora Big Pharma teme i cinesi

Vaccini, un affare mondiale. Bastano pochi numeri per disegnare il ritratto del mercato: solo il fatturato supera di poco i 40 miliardi di dollari, circa 32 miliardi di euro.
A fare da traino proprio quello del vaccino stagionale contro l’influenza, con un gruppo di aziende che si spartiscono poco più di 10 miliardi di dollari, 8 miliardi di euro. Nella partita, in tempi recenti, sono entrate anche le concorrenti cinesi che offrono un prodotto con il 30% medio di sconto. Oltre che di un affare, per i vaccini, ora si parla anche di una “cupola”.

LO SCANDALO
L’ultimo scandalo made in Italy è arrivato nel tribunale di Roma a luglio scorso. Irregolarità nella somministrazione delle profilassi impiegate per due malattie veterinarie la lingua blu e l’aviaria. Un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo: 41 gli imputati. Le accuse spaziano dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per l’igiene pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso di ufficio. Il segretario generale del ministero della Salute, Romano Marabelli, a seguito dell’inchiesta che ha coinvolto anche Vincenzo Caporale all’epoca dei fatti direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise e la virologa Ilaria Capua deputata di Scelta Civica, si è autosospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

I fatti risalgono agli anni 2003-2004. Viene contestato l’impiego di un vaccino prodotto nella Repubblica del Sud Africa senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati sugli animali e, di conseguenza, sugli umani. L’attività illegale avrebbe causato la strage di pecore e capre con importanti danni all’erario.

Da qui le ipotesi di un business segreto, della vendita di virus che coinvolgerebbe aziende e trafficanti. A svelare parte di questo business un manager di un’azienda che ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Nell’aprile del ’99 si fece spedire in Italia un ceppo dell’aviaria con un corriere. L’acquisto ha coinciso, nel 1999, con un’epidemia di aviaria, negli allevamenti, al Nord Italia e il altri paesi europei.
E’ sempre dell’estate passata un’inchiesta della procura di Siena nella quale si ipotizza un danno all’erario di 2,7 milioni di euro: le sedi della Novartis a Siena e ad Origgio (Varese) sono state perquisite nell’ambito di un’inchiesta del Nas che riguardava la fornitura al ministero della Salute del vaccino contro l’influenza nel 2009, ministro era Ferruccio Fazio. Su impulso dell’Oms lo Stato italiano stipulò un contratto con la multinazionale per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino, per un costo di oltre 184 milioni di euro. Nel 2010, dopo il cessato allarme, il ministero chiese di interrompere la fornitura: per le dosi acquistate, più di 12 milioni, erano stati spesi 97,6 milioni. Per il risarcimento legato allo stop della produzione, l’azienda ha ricevuto 19,8 milioni di euro.

LE PROVE
Il vaccino influenzale, rispetto agli altri, ha una peculiarità: ogni anno è diverso perché ogni anno è diverso il virus o i virus che portano l’epidemia. Una volta individuato l’agente infettivo nei laboratori di tutto il mondo si mette a punto l’arma per combatterlo: viene testato su un campione e, secondo i risultati, viene modificato o messo in commercio. Gli effetti collaterali come le controindicazioni sono, più o meno sempre gli stessi. Al servizio di farmacosorveglianza dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, vengono segnalati gli eventi sospetti e, come in questo caso, si interviene.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/SANITA/business_32_miliardi_big_pharma_cinesi/notizie/1036695.shtml

 

 

ATTENZIONE – Non donate cibo o vestiti, potrebbero finire nelle mani di quegli SCIACALLI dei Terremotati. Donate soldi al 45500 e farete del bene, veramente tanto bene alle BANCHE !!! – Leggi l’articolo, guarda questo video, diffondi e non farti prendere per i fondelli !!

 

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ATTENZIONE – Non donate cibo o vestiti, potrebbero finire nelle mani di quegli SCIACALLI dei Terremotati. Donate soldi al 45500 e farete del bene, veramente tanto bene alle BANCHE !!! – Leggi l’articolo, guarda questo video, diffondi e non farti prendere per i fondelli !!

Ve ne avevamo parlato di recente:

Ecco i veri SCIACALLI – I soldi degli sms solidali? I terremotati non li vedono proprio! Vanno alle Banche!! E queste, bontà loro, li prestano ai terremotati con interessi modici… è il “metodo Bertolaso” !

Ma vogliamo ricordarvelo ancora. Non facciamoci prendere per i fondelli.

Giusto per farVi capire. Ecco la puntata di “Brontolo” del 25 giugno 2012 dove si è parlato del terremoto dell’Aquila. Dove sono finiti i soldi degli sms? Ecco ancora una volta spiegato lo scandaloso “metodo Bertolaso”

 

S C I A C A L L I !!!

 

bt Eles

Per rinfrescarVi la memoria – Ecco i veri SCIACALLI – I soldi degli sms solidali? I terremotati non li vedono proprio! Vanno alle Banche!! E queste, bontà loro, li prestano ai terremotati con interessi modici… è il “metodo Bertolaso” !!!

 

terremotati

 

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Il sindaco Pirozzi denuncia che dei soldi degli sms solidari ad Amatrice non è arrivato niente. Ma dello scandalo legato agli sms per i terremotati ve ne avevamo già parlato in passato. l’aricolo di seguito, per esempio, pubblicato 1riprende alcune inchieste del 2012:

Per rinfrescarVi la memoria – Ecco i veri SCIACALLI – I soldi degli sms solidali? I terremotati non li vedono proprio! Vanno alle Banche!! E queste, bontà loro, li prestano ai terremotati con interessi modici… è il “metodo Bertolaso” !!!
E’ già successo per il terremoto in Abruzzo e sta succedendo anche ora.
Ci fanno credere che i nostri solli vanno ai terremotati ma non è così.
A noi ci prendono per i fondelli, ma per i terremotati è il più schifoso degli sciacallaggi!
La cosa venne fuori a seguito di un articolo de Il Fatto Quotidiano che a sua volta riprese voci che circolavano sul Web, rivelatesi poi vere. (V. di seguito l’articolo de Il Fatto Quotidiano).
In seguito anche la trasmissione televisiva “Brontolo” del 25 giugno 2012 ne ha parlato (V. video alla fine dell’articolo) poi più niente!!
Non più una parola dai media, il silenzio assoluto.
Ah, dimenticavamo, nel frattempo Silvio Berlusconi ha detto testuale “Io e Bertolaso a L’Aquila saremmo accolti come Gesù e la Madonna”…

Terremoto Abruzzo, i soldi degli Sms imboscati dalle banche

I circa cinque milioni di euro donati dagli italiani per “dare una mano” alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal sisma del 2009, sono fermi nei forzieri degli istituti di credito. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato e spiega come li ha spesi.
Gira e rigira sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione. E la loro gestione è stata quella prevista da qualsiasi rapporto bancario: non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma. Per ottenerlo occorreva – occorre ancora oggi – soddisfare anche criteri di “solvibilità”, come ogni prestito. Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi. I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodoBertolaso comprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009. MentreSilvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. E così è stato. Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare.
L’emergenza
Bertolaso, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi. I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare. Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza. Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere. Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol.
I numeriQuello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi. Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti. Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative). Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro). Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop).
Gli aiuti e le bancheAl termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente. Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma – per decisione diBertolaso – la fase cosiddetta della post emergenza. Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro.
Che fine han fatto gli sms?I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi. Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più. Vincolati? Questo non lo sappiamo. Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio.
La posizione di EtimosFino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana al Fatto Quotidiano spiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”.

GUARDA QUI IL VIDEO DI BRONTOLO

da: il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2012
da: http://zapping2015.altervista.org/1371-2/