Ci sono Italiani di serie A e Italiani di serie B? No? E allora qualcuno ci spieghi perché per i treni regionali in Sicilia ci sono 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…!

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Ci sono Italiani di serie A e Italiani di serie B? No? E allora qualcuno ci spieghi perché per i treni regionali in Sicilia ci sono 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…!

Treni regionali: in Sicilia 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…

Da I Nuovi Vespri:

Ieri un comunicato di Trenitalia celebrava la puntualità dei sui treni nella nostra isola. Se non è una presa per i fondelli ci somiglia visto che tra un po’, come ci ricorda Legambiente,  si conteranno sulle dita…

A leggere il comunicato diffuso ieri da Trenitalia viene da sorridere: “In Sicilia sale all’ 85% la puntualità reale dei treni regionali arrivati entro i 5 minuti dall’orario previsto nel 2017. Solo lo 0,05% dei convogli regionali è stato cancellato, portando così al 99,9% l’indice di regolarità, che misura le corse effettuate rispetto alle programmate”.

Complimenti agli addetti alla comunicazione che, evidentemente, hanno ricevuto l’ordine di fare un po’ di propaganda sullo stato del servizio in Sicilia, in vista del rinnovo del contratto con la regione (ve ne parliamo qui).

In buona sostanza, però, il tutto suona come una presa per i fondelli: vantarsi della puntualità a fronte di tagli feroci e disservizi bestiali è davvero troppo.

Caso vuole che oggi Legambiente ci ricordi qualche numero: “Le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.396 della Lombardia. Inoltre i convogli sono più vecchi – con una età media nettamente più alta 19,2 anni rispetto ai 13,3 del Nord e a quella nazionale di 16,8 – e sono più lenti, sia per problemi di infrastruttura sia perché circolano treni vecchi e non più adatti alla domanda di mobilità”.

Lo si legge su ‘Pendolaria’ il  rapporto annuale di Legambiente presentato oggi a Roma che analizza nel dettaglio numeri e storie di un’Italia a due velocità e le varie disuguaglianze che ci sono nel Paese.

“Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni, si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile, anche per via della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5 dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016), a seguito dei tagli realizzati nel 2009 dal Governo Berlusconi.

Eppure, come emerge in Pendolaria, dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno come è accaduto, appunto, in Lombardia.

 

“Ancora una volta ci troviamo a commentare un rapporto che, tranne pochi casi, fotografa una situazione mortificante per pendolari e turisti – dichiara il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna -. Sulla linea che collega Messina a Siracusa, – continua – passando per Catania la velocità media è di 64 km orari e negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41% e viaggiano meno veloci che in passato. Stiamo parlando di 180 km di linea che collega tre grandi città siciliane, capoluoghi di Provincia, località turistiche e porti. Grave è anche lo stato di degrado delle stazioni. Se vogliamo davvero cambiare il nostro stile di vita è innegabile che invece di tagliare occorre investire sulle ferrovie. Sempre più persone, infatti, preferirebbero il treno all’auto o al pullman, ma in Sicilia la strada è ancora in salita”.

“Una class action di tutti i siciliani contro Trenitalia”

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/01/17/treni-regionali-in-sicilia-429-corse-contro-le-2-396-della-lombardia/#_

Caos in Sicilia: neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro voluto dal centrodestra – PERCHÉ I TG NON NE PARLANO?

 

stipendi d’oro

 

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Caos in Sicilia: neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro voluto dal centrodestra – PERCHÉ I TG NON NE PARLANO?

 

Caos in Sicilia: il neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro

In segno di protesta contro la decisione del presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, di cancellare il tetto agli stipendi dei dipendenti di Palazzo dei Normanni posto a 240mila euro, il neo-assessore Figuccia ha deciso di dimettersi: “Gli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani”.

Appena nominato assessore regionale della giunta Musumeci, Vincenzo Figuccia ha deciso di dimettersi, in polemica con il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché. A provocare la polemica che ha portato alle dimissioni di Figuccia è stato l’annunciato ripristino degli stipendi d’oro voluto proprio da Micciché. “Oggi più che mai sento di essere un uomo libero e da tale condizione continuo a portare avanti le mie idee, rimanendo fedele al mandato degli elettori che mi hanno votato per tutelare la posizione dei cittadini, di chi soffre, di chi vive una condizione di difficoltà economica e di chi è lontano dai palazzi dorati”, ha dichiarato Figuccia spiegando le motivazioni che l’hanno portato a dare le dimissioni.

“La mia maggioranza è la gente che ha creduto in un’azione di cambiamento e di discontinuità. Ci sono tante aspettative verso questo governo, che sono certo non verranno disattese, ma non posso non tenere conto degli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani, consegnano un’immagine inopportuna e distorta e che rendono impossibile la prosecuzione del mandato di assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità, conferitomi dal presidente Musumeci”, ha concluso Figuccia.

L’elezione di Micciché a presidente dell’Ars ha provocato non poche polemiche, soprattutto a causa del sostegno di alcuni deputati regionali del Partito Democratico. Subito dopo l’elezione, a far detonare lo scontro in regione è stato poi l’annuncio relativo alla cancellazione dell’attuale tetto agli stipendi, posto a 240mila euro annui: “Il primo gennaio sarà tolto il tetto a 240 mila euro per i dipendenti di Palazzo dei Normanni, lo dice la legge e anche la Corte costituzionale ha detto che non si possono tenere questi tetti per sempre. Se il Senato li rimetterà, allora vedremo anche noi di adeguarci. Ma in caso contrario no. E poi il marxismo è finito da tempo, non possono guadagnare tutti allo stesso modo e con il tetto a 240 mila euro sta andando a finire che qualche commesso arriva a guadagnare poco di meno del segretario generale ma questo è impensabile”.

tratto da: https://www.fanpage.it/caos-in-sicilia-il-neo-assessore-si-dimette-per-protestare-contro-il-ritorno-degli-stipendi-d-oro/

 

 

I primi fantastici risultati della vittoria del centrodestra in Sicilia: Stop al tetto da 240mila euro per i dirigenti, tornano gli stipendi d’oro…

 

stipendi d’oro

 

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I primi fantastici risultati della vittoria del centrodestra in Sicilia: Stop al tetto da 240mila euro per i dirigenti, tornano gli stipendi d’oro…

 

Sicilia, la restaurazione di Miccichè: “Stop al tetto da 240mila euro per i dirigenti”. E all’Ars tornano gli stipendi d’oro

Il politico di Forza Italia è stato chiaro: dall’uno gennaio assegni da 400mila euro all’anno per segretari generali, dirigenti e grand commis torneranno a gonfiare il bilancio annuale (con incremento di oltre il 30 percento della spesa per il personale). Ma non solo: “C’è bisogno di nuovi innesti”, dice sempre il presidente del consiglio regionale dell’isola. E si giustifica così: “Secondo voi un giocatore come Dybala, potrebbe mai giocare come gioca se avesse un tetto e guadagnasse quanto un giocatore di serie B?”

Dieci milioni di euro, forse qualcosa di più. Praticamente il trenta percento della spesa del personale: un regalo di Natale non indifferente. Anzi, di capodanno. C’è una data segnata in rosso sulle agende dei dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana: 1 gennaio 2018. Quel giorno scadrà uno dei pochi accordi di buon senso siglati dentro Palazzo dei Normanni: potevano i dipendenti del Parlamento più antico d’Europa avere stipendi da calciatori di serie A? Potevano i lavoratori del consiglio regionale più a statuto speciale d’Italia incassare paghe che neanche i colleghi del Senato? Potevano i gran commis di stanza nel palazzo di Federico II vivere di agi che neanche ai tempi dello stesso Stupor Mundi? No, non potevano. O almeno: non potevano farlo più.

L’allora presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, fedele appassionato di spending review, aveva dunque varato lo storico accordo per inserire un tetto agli stipendi dei dirigenti. Non certo livelli da fame, ma un sobrio salary cup da 240mila euro l’anno, pari a ventimila euro lordi al mese: cifra abbastanza lontana dall’indigenza. Quanto poteva durare, però, un’idea di buon senso dentro le dorate mura del Palazzo reale? Il minimo sindacale: tre anni. E infatti ecco che Gianfranco Micciché, da una settimana eletto sulla poltrona più alta di Palazzo dei Normanni, ha dato l’annuncio: quel tetto agli stipendi va stracciato. “L’accordo sui tettida 240mila euro ai dirigenti scade a fine mese, per cui dal primo gennaio si applicano le vecchie tabelle. Anche perché si trattava di una solidarietà una tantum e in base a un pronunciamento della Consulta non si poteva neppure fare. Comunque, se il Senato dovesse intervenire poi si vedrà…”, ha rilanciato nel giorno in cui Palazzo dei Normanni ha eletto tutti i deputati del consiglio di presidenza.

Il riferimento al Senato è d’obbligo visto che il trattamento economico di consiglieri regionali – pardon onorevoli – e dipendenti della specialissima Sicilia è uniformato a quello di Palazzo Madama. Ecco, il concetto della specialità è molto caro a Micciché. Che per giustificare la sua posizione lancia l’immancabile paragone calcistico: “Secondo voi un giocatore come Dybala, potrebbe mai giocare come gioca se avesse un tetto al suo stipendio e guadagnasse quanto un giocatore di serie B? Non credo affatto. Pensare di essere tornati al sistema marxista dove tutti sono uguali, credo che la storia abbia già bocciato questo sistema”.

Traduzione: dall’uno gennaio l’Ars tornerà ad essere l’Eldoradodegli stipendi d’oro.  Assegni da 400mila euro all’anno per segretari generali, dirigenti e grand commis che torneranno a gonfiare il bilancio annuale di Palazzo dei Normanni. Il ritorno alle vecchie tabelle, infatti, porterebbe un incremento di oltre il 30 percento della spesa per il personale: sono circa 10 milioni di euro, pari appunto ai soldi risparmiati del 2014. Tutto questo mentre nel frattempo sono esplose le spese per le pensioni. Il motivo? Una  leggina piccola piccola, che l’Ars varò nel 2005, quando il governatore era Salvatore Cuffaro. All’epoca, nessuno sospettava che l’allora presidente, poi condannato per favoreggiamento alla mafia, avesse una naturale pulsione per accudire i poveri del Burundi, come poi farà dopo la scarcerazione. Sarà per questo che quella norma minuscola approvata dal Parlamento siciliano individuava nell’ultimo stipendio percepito la base pensionabile dei dipendenti di Palazzo dei Normanni. Cosa hanno fatto i dirigenti con stipendio superiore a 240mila euro alla vigilia dell’accordo sul salary cup del 2014? Ma ovviamente sono fuggiti in pensione strappando il più alto assegno di quiescenzapossibile. Gli effetti sui bilanci dell’Ars? Otto milioni all’anno, pari al 119,16% di aumento della spesa per le pensioni.

Il bello è che anche su questo passaggio il nuovo presidente dell’Ars – che ha già ricoperto il medesimo incarico tra il 2006 e il 2008 – intende intervenire. Secondo lui, infatti, il pensionamento di una serie di dirigenti per sfuggire al salary cup ha “impoverito” l’Ars. “Pur avendo professionalità importanti, l’attuale gruppo dirigente dell’Assemblea siciliana non ha l’esperienza giusta: con l’introduzione dei tetti agli stipendi il Palazzo ha perso molto. C’è bisogno di nuovi innesti“, dice l’esponente di Forza Italia. E dunque quale è la soluzione: fare nuove assunzioni? Forse. Per il momento, infatti, il vicerè vuole provare a puntare su chi c’è già. “Sono andati via 15 dirigenti , ne sono rimasti due o tre: ripartiremo da loro che sono rimasti sopportando i tagli. Hanno dato una dimostrazione di amore“. Un amore che dal primo gennaio sarà lautamente ricompensato.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/21/sicilia-la-restaurazione-di-micciche-stop-al-tetto-da-240mila-euro-per-i-dirigenti-e-allars-tornano-gli-stipendi-doro/4051787/

Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

 

Sicilia

 

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Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

No, Musumeci non è la Raggi. Fa parte del “loro” sistema, quello di Renzi, Berlusconi, Meloni, Salvini e compagnia bella, quello che ha affossato l’Italia, ma che tra inciuci e intrallazzi rimane col culo per saldo sulla poltrona.

Quello che sta succedendo in Sicilia, dove il pregiudicato Berlusconi, aveva promesso di riportare la legalità (????) ha dell’allucinante.

Elezioni del tutto falsate dalla compravendita dei voti e liste traboccanti di “imprtesentabili” (che però portano voti, voti che puzzano di merda, ma sempre voti sono) che inevitabilmente stanno dando i loro frutti in quanto a guai giudiziari.

Ed è di questi giorni la notizia dell’ultima porcata: Tagli alle associazioni antimafia…

“Le assegnazioni di contributi regionali alle associazioni vanno riviste colmando vistosi buchi, primo tra tutti quello che riguarda le associazioni antimafia. Al di la di chi abbia predisposto a monte l’elenco e i relativi finanziamenti, c’è adesso da rimediare a tagli che penalizzano strutture che hanno svolto un’azione meritoria sul terreno della diffusione del messaggio e della cultura della legalità, come l’associazione intitolata a Pio La Torre”. Lo dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro , che aggiunge. “Non ci sono chiari i criteri che hanno ispirato scelte certamente sbilanciate, che oltre all’antimafia penalizzano anche altri importanti settori. Al Presidente Musumeci – afferma Pagliaro- chiediamo un intervento immediato affinchè importanti esperienze non vadano perdute, definendo anche una volta per tutte criteri certi per l’accesso ai contributi evitando così una volta per tutte che questi diventino merce di scambio col consenso politico- elettorale”.

Ma ancora più allucinante è il comportamento dei media: silenzio, silezio silenzio assoluto…

Che poi, dopo il trattamento riservato alla Raggi, sa tanto di presa per i fondelli…

By Eles

Da LiveSicilia:

Le inchieste e l’avvio choc dell’Ars. C’è un’indagine ogni tre giorni

Da De Luca a Genovese: tutti i cicloni che hanno investito il Palazzo.

PALERMO – La diciassettesima legislatura di Palazzo dei Normanni non ha ancora preso il via ufficialmente ma è già stata travolta cinque volte in meno di venti giorni da altrettante inchieste giudiziarie: la media è di una indagine ogni tre giorni. Dal 5 novembre a oggi, al termine di una campagna elettorale giocata anche sul tema dei cosiddetti ‘impresentabili’, sono trascorsi 18 giorni e sono quattro i nuovi deputati regionali sottoposti a indagine, mentre un quinto è alle prese con una indagine che riguarda l’ente di formazione da lui guidato fino alla passata estate. L’ultimo in ordine di tempo è Luigi Genovese, erede di una delle famiglie politiche più influenti a Messina, eletto con 17.359 voti all’Ars e ora sotto inchiesta per riciclaggio: lui però si dice “certo” della regolarità della sua condotta.

Il primo terremoto giudiziario investe il nuovo Parlamento tre giorni dopo il voto e l’epicentro, anche in questo caso, è Messina:Cateno De Luca, rientrato all’Ars dopo uno stop di una legislatura e dopo aver raccolto 5.418 voti sotto le insegne dell’Udc, finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale. “Anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”, disse De Luca dalla sua abitazione. L’ex sindaco di Fiumedinisi, tornato in libertà nelle scorse ore per decisione del gip, è accusato di avere evaso oltre 1,7 milioni di euro. “Lo schema evasivo emerso – spiegarono gli investigatori – prevedeva l’imputazione di costi inesistenti da parte della Federazione Nazionale a vantaggio del Caf Fenapi srl”. La frode si sarebbe sviluppata “basandosi sul trasferimento di materia imponibile dal Caf alla Federazione nazionale, in virtù del regime fiscale di favore applicato a quest’ultima, che ha determinato un notevole risparmio di imposta”. Tre giorni fa la revoca dei domiciliari e lo sfogo del deputato messinese attraverso Facebook: “Sono un uomo libero Il gip ha revocato l’arresto, il sequestro, ha sconfessato tutto, tutte le porcherie, che noi abbiamo subito in questi giorni”, disse. Poi il contrattacco: “Stiamo denunciando tutti per falso in atti giudiziari, infedele patrocinio, per calunnia. Ce ne è per tutti”.

Tre giorni dopo è la volta di Edy Tamajo, recordman delle preferenze nel collegio di Palermo e rieletto a Sala d’Ercole con Sicilia Futura: per lui 13.984 voti e la palma di candidato più votato a Palermo. L’inchiesta della guardia di finanza di Palermo riguarda un presunto giro di voti comprati: 25 euro a preferenza.  Ad associarsi al neo deputato sarebbero stati coloro che avrebbero fatto da tramite per promettere “a numerosi elettori nella sua qualità di candidato alle elezioni regionali siciliane del novembre 2017 utilità consistenti nella soma di euro venticinque per ogni voto elettorale espresso in suo favore”. Anche per Tamajo, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, la prima difesa è arrivata sui social network: “Posso affermare , senza timore di smentita , di non aver mai comprato un solo consenso ma di aver costruito la mia carriera politica sull’attività quotidiana a favore della gente e della collettività. Si tratta di condotte che sono lontano anni luce dal mio modo di fare politica, da quello della mia famiglia e del mio gruppo politico”, le sue parole su Facebook. Il 14 novembre l’interrogatorio in cui ha spiegato di non conoscere le persone intercettate nelle indagini: il deputato ha comunque preferito, su consiglio dei suoi legali, non rispondere in questa fase ai pm.

Due giorni fa, invece, è toccato a Forza Italia e al veterano dell’Ars Riccardo Savona che secondo il Giornale di Sicilia sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura con l’ipotesi di truffa e appropriazione indebita per un valore di circa mezzo milione di euro. Insieme con la moglie Cristina Maria Bertazzo, anche lei sotto inchiesta, sarebbe stato “protagonista di una serie di compravendite immobiliari che chi indaga ritiene fittizie”. Il deputato, terzo degli eletti tra i forzisti di Palermo con 6.554 voti e giunto alla sua quinta legislatura, ha parlato di “una montatura fatta da un avvocato e altri soggetti”. Savona si è detto “assolutamente sereno, mi dà fastidio – ha aggiunto – solo essere stato tirato in ballo in questo momento politico particolare”. E ancora: “In questa storia la vittima sono io. Anche mia moglie è estranea. So che c’è stata una indagine della guardia di finanza ma non mi pare che sia emerso nulla di anomalo. Io ho chiesto ai magistrati di essere ascoltato il prima possibile”.

L’elenco dei cicloni giudiziari vede coinvolto anche Tony Rizzotto, il primo storico deputato regionale dei leghisti di Matteo Salvini. Di certo c’è che i pm indagano sull’attività dell’ente di formazione Isfordd, per cui viene ipotizzato il reato di peculato Rizzotto era rappresentante legale dell’ente fino all’estate scorsa: “Non so nulla, non sono più il presidente dell’ente”, le parole del neo deputato all’Ansa.

Tutto questo mentre la Procura di Catania ha aperto un’indagine per “voti comprati” ad Acireale. I pm etnei hanno acceso i riflettori sul voto anche in virtù delle vicende che hanno riguardato il consigliere comunale acese Antonio Castro, in lista con Forza Italia il 5 novembre, con la trasmissione tv Le Iene  che ha immortalato una scena con uno scambio di denaro. Castro, attraverso il suo legale, ha escluso di aver “comprato” voti, anche attraverso intermediari.

Fin qui le inchieste scoppiate dopo il 5 novembre, ma la nuova Ars dovrà fare i conti anche con le indagini precedenti: come quella a carico di Marianna Caronia, tornata a far parte del Parlamento regionale con Forza Italia dall’alto dei 6.370 voti raccolti. Caronia è indagata nell’ambito dell’inchiesta sull’armatore Ettore Morace.  La procura chiese l’arresto anche per lei ma il gip ritenne che no vi fossero indizi di colpevolezza “qualificabili come gravi”.

Indagini sono in corso anche su un ex deputato, Giambattista Coltraro, a cui non è riuscita la rielezione a Palazzo dei Normanni nonostante i 2.752 voti ricevuti con l’Udc a Siracusa. L’ex deputato è uno dei sette indagati per i reati di falsità materiale e ideologica, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, uso di atti falsi e tentata truffa aggravata, finalizzati all’erogazione delle agevolazioni finanziarie della Comunità Europea. Da deputato, invece, Coltraro fu indagato nel 2015: l’accusa era quella di aver prodotto degli atti notarili falsi che avrebbero consentito l’appropriazione di terreni appartenenti a ignari proprietari. Il terremoto giudiziario, infine, ha sfiorato anche il Movimento cinque stelle, che nella passata legislatura ha visto Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca rinviati a giudizio per la vicenda sulle presunte firme false di Palermo. Questa volta l’indagine riguarda un candidato agrigentino alle ultime Regionali, Fabrizio La Gaipa, ‘portatore’ di 4.357: è finito sotto inchiesta per estorsione ai danni di due dipendenti che sarebbero stati costretti a firmare buste paga false. La Gaipa, primo dei non eletti tra i grillini di Agrigento, si trova ai domiciliari.

fonte: http://livesicilia.it/2017/11/23/sicilia-deputati-indagati-genovese-ars_909695/

Elezioni Sicilia, Berlusconi: “Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato” …Ora, se riuscissimo ad impedire che finisca nelle mani di noti puttanieri, pregiudicati, evasori fiscali che puzzano di mafia, saremmo nel pallone!

 

Berlusconi

 

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Elezioni Sicilia, Berlusconi: “Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato”

Un Berlusconi che somiglia sempre più alle sue barzellette (dovrebbe fa ridere, ma è sempre più pietoso) dice la sua sulle elezioni in Sicilia.

QUI il video

La stoccata contro l’incubo cinquestelle non poteva mancare…

“Abbiamo impedito che la regione cadesse in mano a chi non ha mai lavorato”

…beh, ora se riuscissimo ad impedire che finisca nelle mani di noti puttanieri, oregiudicati, evasori fiscali che puzzano di mafia, saremmo nel pallone!

By Eles

 

“Noi non dimentichiamo gli insulti contro la Sicilia” – No, cari Siciliani, pare proprio che ve ne state dimenticando. Vi rinfreschiamo la memoria: 25 anni di insulti leghisti contro il Sud.

Sicilia

 

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“Noi non dimentichiamo gli insulti contro la Sicilia” – No, cari Siciliani, pare proprio che ve ne state dimenticando. Vi rinfreschiamo la memoria: 25 anni di insulti leghisti contro il Sud.

Premesso che la Lega non ha insultato solo il Sud. Anzi forse la prima vettima del carroccio è stato proprio il Nord. Un grande, prolungato insulto all’intelligenza. Una presa per i fondelli continua.

Ma 25 anni di Lega quale concreto vantaggio ha portato al Nord? Gli unici a trarne vantaggio sono stati i politici leghisti che non hanno mai disdegnato i faraonici stipendi provenienti da “Roma ladrona” né i vitalizi d’oro né tantomeno gli “arrotondamenti” più o meno legali (ma molto meno).

E vogliamo parlare della secessione? 25 anni di presa per il culo e poi? …scusate tanto, abbiamo scherzato (anzi lo hanno fatto senza manco chiedere scusa. Anzi senza proprio dire niente) fino all’ultima beffa del popolo “Padano”: via il “nord” dalla “lega”

Ormai lo sappiamo, obiettivo primario della “politica” è prendere per i fondelli la Gente. E su questo, tanto di cappello ai politici leghisti!

by Eles

25 anni di insulti leghisti contro il Mezzogiorno. Che il Sud non dimentica
Il Mezzogiorno non dimentica 25 anni di insulti leghisti. Ecco i peggiori.
Di Mauro Orrico – 11 MARZO 2017

Una delle ultime campagne elettorali di Matteo Salvini, quella delle elezioni regionali del 31 maggio 2015, è stata tra le più costose che la “casta” ricordi: oltre 8 mila agenti hanno scortato il leader leghista nelle sue tappe in giro per lo Stivale. Agenti – hanno accusato Pd e M5S – sottratti al controllo delle nostre città per difendere il capitano – così lo chiamano i suoi seguaci – dalle decine di contestazioni che lo hanno accolto, soprattutto al sud. La storia si ripete e, oggi come ieri, Napoli “caccia” il leader leghista. Contro la manifestazione che ha visto la partecipazione di Matteo Salvini alla Mostra d’Oltremare, hanno sfilato in centinaia. Al corteo anti leghista ha aderito anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. In queste ore sono in corso scontri, lacrimogeni e tafferugli tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Mentre si consuma lo scontro a distanza tra il sindaco e il prefetto che ha autorizzato il comizio del leader del Carroccio, nonostante la contrarietà del primo cittadino. Alla base delle contestazioni non vi sono soltanto le posizioni di Salvini su migranti e sicurezza. Ma anni di insulti, allusioni, offese leghiste contro i meridionali.

Recentemente Matteo Salvini ha chiesto scusa per i suoi attacchi. Una svolta improvvisa che più di un cambiamento culturale ha il sapore di una metamorfosi di facciata, per espandere il consenso oltre i confini padani. La conversione leghista non trova però riscontri nell’attività parlamentare. Un anno fa, ilfattoquotidiano.it ha monitorato le proposte di legge del Carrocciodepositate in Parlamento dall’inizio di questa legislatura. Tra tutti i testi, sono pochissimi quelli rivolti al Sud. Tra questi, uno riguarda il tema immigrazione a Lampedusa e Linosa. E poco altro.

I peggiori epiteti leghisti contro il Mezzogiorno
Roma ladrona è ormai celeberrima, ma decisamente superata dagli scandali di ogni genere che in questi anni hanno macchiato i curricula padani. Noi abbiamo fatto una selezione dei peggiori insulti – tra i tanti – rivolti verso il Centro Sud, in 25 anni di storia leghista, da Salvini a Borghezio, da Comencini a Bossi.

2009. Festa di Pontida. Salvini intona questo coro:
“Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”

In seguito ha precisato:
“Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”.

2011. In merito al terremoto a L’Aquila, l’europarlamentare Mario Borghezio dichiara:
“Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. Il comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate”.

Agosto 2012. Salvini su Facebook:
“Una sciura sicialiana grida e dice “vogliamo l’indipendenza, stiamo stanchi degli attacchi del Nord”. Evvaiiiiiiii”

Settembre 2012. Vito Comencini, segretario di sezione e vice coordinatore provinciale dei Giovani padani, su Radio Padania, dice:
«Carta igienica al Sud, che devono ancora capire a cosa serve».

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Novembre 2012. Donatella Galli, consigliera leghista della provincia di Monza e Brianza, invoca l’aiuto dei vulcani per pulire il sud:
“Forza Etna, Forza Vesuvio, Forza Marsili!!!”

2013. Al Congresso Giovani Padani, Matteo Salvini esclama:
“Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno! Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo”.

Se oggi Salvini si dichiara acerrimo nemico dell’euro, poco tempo fa non la pensava nello stesso modo. E il Sud, a suo dire, l’euro non lo meritava.

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2014. Riguardo ad una possibile riforma della Scuola, il solito Salvini dichiara:
“Bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord”.

Dicembre 2014. Il leader del Carroccio scrive su facebook:
“Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone. E non è un caso che siano AFRICANI o MERIDIONALI ad andarsene, gente senza cultura del lavoro”.

Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso:
“E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe”.

E, ancora, un’altra storica “perla” salviniana:
“Carrozze metro solo per milanesi”.

25 anni di insulti, non solo contro il Centro Sud
Ma non solo i meridionali sono stati al centro di anni di insulti leghisti. Anche i migranti, gli omosessuali, i disabili e tutte le minoranze. Ecco alcuni dei più raccapriccianti.

“Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga”.
(Renzo Bossi, ex consigliere regionale della Lombardia)

“I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati”.
(Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)

“Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni”.
(Umberto Bossi, ex ministro delle Riforme per il Federalismo)

tratto da: http://www.facemagazine.it/25-anni-di-insulti-leghisti-che-il-sud-non-dimentica/

Berlusconi propone ancora il Ponte sullo Stretto – Ecco come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Ponte sullo Stretto

 

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Berlusconi propone ancora il Ponte sullo Stretto – Ecco come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Berlusconi: “In Sicilia faremo il ponte sullo Stretto e il casinò a Taormina”
Realizzazione del ponte sullo Stretto, creazione di un casinò a Taormina e abolizione delle tasse per chi dall’estero torna in Sicilia: sono queste le proposte lanciate da Silvio Berlusconi per la Sicilia in vista delle elezioni regionali del 5 novembre.

Berlusconi ci riprova. E noi vogliamo ricordarVi come il Sindaco di Messina massacrò Renzi quando ci provò pure lui: “O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Dovrebbe farsi spiegare dal geologo Mario Tozzi e che lì dove vuole piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo…

Da Il Fatto Quotidiano del 28.09.2016

Ponte sullo Stretto, “Renzi? O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Qui le autostrade restano chiuse per frana”

Intervista al sindaco di Messina Renato Accorinti: “Ho visto il premier poco tempo fa in Calabria e diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. In ogni caso posso assicurare che non si farà mai. E’ bastato un semplice No di Virginia Raggi e le Olimpiadi di Roma sono evaporate. La teoria dei posti di lavoro? Ha rotto”

“Io spero che quella di Matteo Renzi sia una battuta, anzi lo sarà sicuramente”. Altrimenti? “Altrimenti è un atteggiamento ingiusto oltre che offensivo”. È furioso Renato Accorinti, il sindaco di Messina che si è visto piovere dal nulla la riapertura da parte del premier alla costruzione del Ponte sullo Stretto. “Renzi l’ho visto poco tempo fa in Calabria per l’inaugurazione dell’elettrodotto Terna: diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. Quindi o quella di oggi è una battuta o ci prende in giro”, dice il primo cittadino peloritano, raggiunto al telefono da ilfattoquotidiano.it.

Eppure il senso delle parole del premier sembra chiaro: rilanciare il progetto del Ponte.
“Ma quale Ponte? Di che cosa sta parlando? Qui abbiamo un sistema ferroviario da seconda guerra mondiale, a binario unico, a gasolio. Sulla Messina – Catania è arrivata una frana e l’autostrada è ancora interrotta. Messina e Catania: due città metropolitane che non sono più collegate tra loro. Che cosa avrebbero fatto se invece una cosa simile si fosse verificata tra Torino e Milano?”

Cosa avrebbero fatto?
“Avrebbero subito ripristinato la rete autostradale: subito! Qua noi non riusciamo a parlare al telefono perché io sono in macchina e dato che non ci sono i ripetitori cade la linea (che infatti cade 4 volte in pochi minuti, ndr). Non ci sono le strade, i porti, i porti commerciali, le autostrade: non abbiamo le basi per poter vivere e ci parlano di Ponte”.

Eppure secondo il premier proprio il Ponte sarebbe un’infrastruttura utile per il Sud.
“Le strade sono utili, le scuole sono utili, le opere culturali sono utili. Io non sono contro il cemento: il cemento quando viene utilizzato bene è sinonimo di sviluppo. Ma il Ponte è utile a che cosa? Non diciamo stupidaggini”.

Utile a togliere la Calabria dall’isolamento e ad avvicinare la Sicilia, così almeno sostiene sempre il presidente del consiglio.
“Ma quale isolamento? Il Giappone è isolato solo perché è un’isola? Noi abbiamo bisogno di infrastrutture che ci portino dal medioevo alla modernità, da mezzo secolo siamo abbandonati a noi stessi. Abbiamo bisogno delle basi per avere sviluppo, per potere lanciare nel mondo le nostre bellezze naturali, artistiche e architettoniche”.

Però il premier sostiene che il Ponte potrebbe creare posti di lavoro: ha parlato di 100 mila nuovi occupati.
“Adesso basta, questa teoria dei posti di lavoro ha davvero rotto i coglioni. È fastidiosa e populista oltre che falsa. Anche fare i buchi a terra per poi assumere gente che li copre crea lavoro: è un’offesa alla nostra intelligenza. Non capiscono che se rilanciassero davvero il Sud sarebbe l’intero Paese a beneficiarne: il Mezzogiorno è il gioiello d’Italia dimenticato da tutti. È come avere una gamba che va in cancrena e fregarsene”.

Lei parla di Sud dimenticato dallo Stato, di medioevo, però forse qualche colpa la hanno anche i cittadini di quel Mezzogiorno così sottosviluppato: o è tra quelli che scarica tutte le responsabilità su Roma?
“Ovvio che abbiamo le nostre colpe. I politici, i nostri politici prima di tutto sono colpevoli: banditi che per decenni se ne sono fregati, svendendo il nostro futuro e la nostra sopravvivenza. È quello che ho intenzione di dire all’Anci”.

Cosa ha intenzione di dire all’Anci?
“Che l’Anci è – o meglio dovrebbe essere – unica da Trento a Trapani. É quindi è arrivato il momento di creare una sezione dei comuni italiani del Sud che abbia una sede al Sud. Dove non ci sono solo decenni di politici banditi ma anche gente che ha tantissima voglia di lavorare. Sono i cittadini del Sud Italia che hanno costruito il resto del Paese: quelli che emigravano a Nord, all’estero, in Belgio”.

Ecco adesso potrebbero lavorare costruendo il Ponte…
Le posso assicurare che non avverrà mai. Renzi dica quello che vuole ma è bastato un semplice No di Virginia Raggi e le Olimpiadi di Roma sono evaporate. Io sono il sindaco di Messina e per anni ho guidato gli attivisti che dicevano No al Ponte: abbiamo cominciato in 10, siamo arrivati ad essere 25mila per le strade della città pur avendo partiti e giornali contro. Ma poi cosa pensano di risolvere con un ponte di 3 chilometri se poi ad essere collegate sono due regioni dove non c’è assolutamente nulla?”.

Eppure da Bettino Craxi fino a Renzi, passando ovviamente da Silvio Berlusconi il Ponte sullo Stretto non è praticamente mai uscito dall’agenda politica italiana: secondo lei come mai?
“Perché è facile populismo Nell’immaginario collettivo un nuovo ponte è sempre un cosa positiva. Peccato che questa sia solo un’opera dai costi enormi, sorpassata dalla storia e anche dall’economia. Secondo lei come mai non è arrivato nessun privato a metterci i soldi? Parlano di project financing, ma gestirlo non converrebbe mai a nessuno: solo a chi lo costruisce con fondi pubblici. Senza considerare il rischio terremoto”.

Che è poi un’altra delle grandi questioni sollevata dai contrari alla grande opera.
“Matteo Renzi sa cosa dovrebbe fare? Dovrebbe chiamare il geologo Mario Tozzi e farsi spiegare che lì dove loro vogliono piazzare i pilastri c’è la faglia sismica più pericolosa del Mediterraneo: se lo faccia spiegare e poi costruisca pure il suo Ponte”.

Il premier aveva detto anche che prima del Ponte doveva arrivare l’acqua a Messina: è mai arrivata?
“Ecco appunto. Sa cosa è successo qua? Non hanno mai messo in sicurezza una montagna, che è caduta danneggiando l’acquedotto. Noi abbiamo trovato una soluzione per ripristinare tutto con un bypass ma la montagna non è ancora stata messa in sicurezza. Cosa fanno ai piani alti? Fanno capire che la colpa è del sindaco: ma in quale Paese le infrastrutture sono a carico dei comuni? Questo è un atteggiamento criminale: non possiamo andare avanti così. Altro che Ponte”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/28/ponte-sullo-stretto-renzi-o-ha-fatto-una-battuta-o-ci-prende-in-giro-qui-le-autostrade-restano-chiuse-per-frana/3061058/

Signore e Signori, ecco a Voi Salvatore Caltagirone: il deputato col vitalizio da 3mila euro per solo 5 sedute: “Rinunciare al vitalizio? Non sono fesso”…!!

 

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Signore e Signori, ecco a Voi Salvatore Caltagirone: il deputato col vitalizio da 3mila euro per solo 5 sedute: “Rinunciare al vitalizio? Non sono fesso”…!!

Il deputato col vitalizio da 3mila euro per solo 5 sedute

Salvatore Caltagirone, ex deputato al parlamento regionale della Sicilia, gode di un vitalizio da 3 mila euro al mese. Ma rimase all’Ars solo poche settimane

Una sorta di miracolo della politica. Il parlamento regionale siciliano (Ars) ogni anno a paga decine di ex deputati un vitalizio a teta da migliaia di euro anche se parteciparono a poche sedute.

Salvatore Caltagirone e tra questi e forse il suo caso è uno dei più emblematici.

Ex Alleanza Nazionale, alle elezioni del 1993 tentò la scalata al parlamentino dell’isola e le 4.174 preferenze gli valsero lo sfortunato posto di primo dei non eletti. Una beffa, che però molto spesso prima o poi si trasforma in un tesoro. E infatti quando il collega Giuseppe Scalia venne eletto al Parlamento nazionale, Caltagirone gli subentra al suo posto all’Ars. Una manna dal cielo. L’approdo di Caltagirone risale 16 aprile del 2001 e rimarrà sugli scranni solo poche settimane, fino alla fine della legislatura regionale. In tutto riuscì a collezionare appena 5 presenze, abbastanza per assicurarsi il vitalizio da 3 mila euro (lordi) al mese.

“Si, prendo il vitalizio – ammette a Repubblica – lei cos farebbe al mio posto? L’eroe nazionale?”. Nel bilancio dell’Ars pubblicato ieri ci sono 19,5 milioni alla voce “ex deputati”. Se qualcuno di loro rinunciasse, forse si potrebbero investire altrove. Ma Caltagirone, come gli altri, tira diritto: “Ho militato per 50 anni in una destra che ha sempre combattuto i privilegi. Lo sa che in una di quelle cinque sedute che mi hanno visto protagonista ho pure contribuito ad approvare una legge che richiedeva una presenza minima di due anni e mezzo per avere il vitalizio?”. Legge che ovviamente non era retroattiva e che dunque non avrebbe scalfito il suo assegno. “Non ho altri redditi e ho due figli da mantenere – conclude Caltagirone – Se cominciano gli altri, e sono tanti, rinuncio anche io. Altrimenti, mi spiace, gli eroi cercateli altrove“.

fonti:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/deputato-col-vitalizio-3mila-euro-solo-5-sedute-1387454.html

http://www.agrigentonotizie.it/politica/salvatore-caltagirone-arena-grotte-febbraio-2017.html