Tanto per farvi capire: Schettino ha fatto campagna per il Pd. De Falco si candida coi 5stelle… Ora scegliete voi da che parte stare…

 

Schettino

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Tanto per farvi capire: Schettino ha fatto campagna per il Pd. De Falco si candida coi 5stelle… Ora scegliete voi da che parte stare…

  • Da Il Fatto Quotidiano del 04.01.2018:

Parlamentarie M5s, Di Maio: “Anche il comandante De Falco si candida con noi”

Celebre per il “salga a bordo cazzo” urlato a Francesco Schettino la notte del naufragio della Costa Concordia, adesso il militare si candida a rappresentare i pentastellati in Parlamento.

  • Da Il Secolo D’Italiadel 21.05.2014:

Schettino fa la campagna elettorale per il Pd: «Sono garante della moralità…»

  • Da Il Giornale del 21.05.2014:

Ecco il testimonial di Renzi: Francesco Schettino

Chi l’avrebbe mai detto che Schettino si sarebbe occupato anche di politica? Eppure l’ha fatto. A favore del Pd…

  • Da Il Corriere del Mezzogiorno del 21.05.2014:

Schettino sale a bordo del Pd per la campagna elettorale

Il comandante della Costa Concordia, oggi a processo, fa appelli elettorali per il candidato sindaco «democrat»

Detto questo, il prossimo 4 marzo siete liberi di votare chi volete e chi vi dà più fiducia…

By Eles

Corso rapido di Management: hai un’azienda con 30 milioni di perdite? Non c’è problema: vai alla Leopolda, diventi amica di Renzi ed il Pd ti approva una legge che fa diventare a pagamento i sacchetti che produci…

sacchetti

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Corso rapido di Management: hai un’azienda con 30 milioni di perdite? Non c’è problema: vai alla Leopolda, diventi amica di Renzi ed il Pd ti approva una legge che fa diventare a pagamento i sacchetti che produci…

 

È il 25 gennaio del 2012 quando il governo Monti approva una serie di misure urgenti in materia ambientale. Dentro il decreto inserisce un articoletto che recita così: «Disposizioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci». In un colpo si impone lo stop alla commercializzazione degli shopper in plastica resi biodegradabili con l’intervento di additivi verdi e si apre l’ era della cosiddetta bioplastica compostabile di derivazione amidacea.

La sola azienda italiana che all’ epoca produceva quei sacchetti si chiama Novamont e ha sede a Novara. Inizialmente controllata da banca Intesa e Investitori Associati, oggi in joint venture con Eni, è di proprietà dei manager. Chiudeva il 2008 con un fatturato di circa 62 milioni di euro, invece nel 2012 segna un importante momento di svolta. Il fatturato sale infatti a circa 135 milioni di euro. Tanto per una realtà come l’ Italia, ma ancora poco se si considera la concorrenza. La tedesca Basf e l’ americana Cargill, che operano nello stesso settore di Novamont, hanno fatturati a dieci zeri.

Nel 2012 l’ azienda guidata da Catia Bastioli segna però ancora risultati negativi. La perdita si aggira intorno ai 5 milioni di euro. Ma è chiaro che il trend, grazie alle norme restrittive sui sacchetti di vecchia generazione, si è definitivamente invertito. Non a caso la proprietà decide fare un aumento di capitale da 20 milioni con l’ obiettivo di rilanciare le attività considerate promettenti. Negli anni successivi, infatti, crescono sia il fatturato che i guadagni. Nel 2013 si passa a 145 milioni di turnover e a più o meno 100.000 euro di utili. Nel 2014 l’ impennata porta la medesima voce di bilancio a circa 2 milioni. Nel 2015 il fatturato è di 169 milioni e l’ utile schizza a 7,4 milioni di euro. Destinato, eccezion fatta per 400.000 euro, tutto a riserva. Il 2016 è un anno in controtendenza per Novamont. Il risultato di bilancio è lì a testimoniarlo.

Le perdite si aggirano improvvisamente sui 30 milioni di euro. Se si entra nel dettaglio, la voce negativa è però tutta da collegare a una controllata del gruppo. Si chiama Matrica spa ed è una joint venture tra Novamont e Versalis, a sua volta controllata da Eni. L’ azienda si propone il rilancio della chimica verde anche tramite una centrale a biomasse. Il progetto però non segue i tempi sperati e Novamont deve svalutare a bilancio una bella somma, che porta così i conti in rosso. Senza Matrica, però, l’ utile sarebbe stato in linea con quello del 2015. Segno che il vero core business dell’ azienda figlia della Fertec (gruppo Ferruzzi) sta nei sacchetti bio.

Ci punta talmente tanto da metterlo nero su bianco. Nella relazione di bilancio, infatti, si legge che «l’ anno appena trascorso è stato di grande complessità per il gruppo da un lato mettendo alla prova per fatti contingenti la resilienza della società, dall’ altro facendo registrare passi in avanti fondamentali nel recepimento del modello Novamont e dei suoi casi studio nell’ agenda italiana ed europea con opportunità in varie parti del mondo, rafforzando così pesantemente le prospettive a medio termine con una accelerazione nel breve». In sostanza, si rivendica la scelta lungimirante di strategia e diversificazione.

La stessa che «oggi è al centro dell’ agenda italiana». Certo, molto è ancora da fare secondo i vertici. Le flessioni del trend di vendita durante la fine del 2015 e l’ inizio del 2016 sono da «collegare ad alcune decine di migliaia di tonnellate occupate da prodotti considerati fuori legge».

Colpa degli scarsi controlli da parte delle autorità e delle forze dell’ ordine. A giugno 2017 però, data di deposito del bilancio 2016, l’ azienda è già in grado di scrivere che i controlli sono aumentati e che «con ogni probabilità il governo è intenzionato a introdurre l’ obbligo dei sacchetti bio per frutta e verdura a partire da gennaio 2018». Cosa che puntualmente avviene all’ interno del decreto Sud, grazie al senatore pd Massimo Caleo, l’ agosto successivo. Ne deriverà – si legge nella relazione – il rafforzamento della posizione competitiva. Insomma, quello che si suol dire giocare facile. Ci sono voluti tanti investimenti in ricerca e sviluppo, tanto impegno e anche un’ iniezione di potente lobby.

Già nel 2012 molti senatori lavoravano per inserire norma bio e creare – a detta della concorrenza- un monopolio intorno ai sacchetti della Novamont. Il supporto sarebbe arrivato anche da Legambiente, che sfruttava all’ epoca la presenza in Commissione di Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, per non parlare di Ermete Realacci. Ex Legambiente anche lui e presidente del comitato scientifico della sua Fondazione Symbola, dove per diversi mesi si è seduta stranamente Catia Bastioli, la stessa presidente di Novamont.

All’ epoca, a nulla è servito il ricorso di Assoecoplast all’ Antitrust contro il decreto Ambiente denunciando la distorsione di mercato. Con l’ entrata in vigore della seconda parte della legge, a mettere benzina sul fuoco ci ha pensato pensato l’ ex premier Matteo Renzi. Durante la recentissima visita a Novara, si è recato solo all’ azienda della Bastioli che conosce bene dai tempi della Leopolda. Per gli iscritti pd non c’ è stato tempo. Nemmeno per i dipendenti della Dea, le ex officine grafiche, rimasti senza lavoro.

tratto da: https://infosannio.wordpress.com/2018/01/05/la-lobby-dei-sacchetti-di-plastica/

Matteo Renzi vuole finalmente abolire il canone Rai. Non come quel cretino che ce l’ha messo nella bolletta elettrica…

 

canone Rai

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Matteo Renzi vuole finalmente abolire il canone Rai. Non come quel cretino che ce l’ha messo nella bolletta elettrica…

“La tv pubblica deve essere un diritto dei cittadini”. Per questo quella “brutta tassa” che è il canone Rai va abolita. Secondo La Repubblica, il segretario intende avanzare la proposta nella prossima direzione del Partito Democratico. Una mossa popolare studiata per rilanciare la corsa elettorale.

Forte no?

Allora che aspettiamo? Andiamo a votarlo…

Tanto a noi piace essere presi per i fondelli…

A parte il fatto che la prima riforma proposta da Renzi in campagna elettorale è l’abolizione di una sua riforma… ma poi, riflettete: Renzi non vuol far pagare il canone RAI ai cittadini. A dare i soldi alla Rai sarà dunque lo Stato. Cioè gli stessi cittadini…

Allora non cambia nulla, direte? No, cazzo se cambia. Farebbero pagare la Tv anche a chi non ce l’ha! Riuscirebbe a trasformare una “brutta tassa” in una porcata immane.

Ma questo è il loro sistema: una continua, insistente, ininterrotta presa per i fondelli.

Solito gioco delle tre carte. Inventato da Berlusconi e portato all’apoteosi da Renzi.

Ma non Vi preoccupate le elezioni sono ancora lontane ed avrà il tempo di promettere l’abolizione delle calorie della Nutella …e visto che si voterà a primavera non è escluso uno “sconfiggeremo le zanzare”

Tanto qualche fesso che lo vota lo trova sempre…

By Eles

Renzi su Twitter: “Troppa neve, non si può sciare”… La fantastica replica da Amatrice: “Anche qui”…

Amatrice

 

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Renzi su Twitter: “Troppa neve, non si può sciare”… La fantastica replica da Amatrice: “Anche qui”…

 

Renzi su Twitter: “Troppa neve, non si può sciare”. La replica da Amatrice: “Anche qui”

 

Capodanno all’Alpe di Siusi, in Alto Adige, per il segretario del Pd, Matteo Renzi, la moglie Agnese e i figli. Stamattina, però il risveglio che non ci voleva per l’ex premier. Alle 10,43, su Twitter, Renzi ha postato la foto di una pista completamente innevata accompagnata dal commento: “Stamattina alzati presto per andare a sciare. Ma nevica alla grande, tutti a letto di nuovo. Primo giorno dell’anno imbiancato, bellissimo. Auguri, viva il #2018”. Le risposte non si sono fatte attendere. Soprattutto da chi abita nelle zone colpite dal sisma dell’Italia centrale. “Anche qui ad Amatrice non possiamo sciare”, ha commentato sarcastico un terremotato, corredando alla risposta una foto di una tenda completamente sommersa dalla neve.

La furia dei terremotati contro il tweet di Matteo Renzi

Sul social network si è innescata una polemica tra chi ha difeso il diritto di Renzi di commentare da località amene le vacanze di Capodanno e chi ha rimproverato la mancanza di buon gusto dell’ex presidente del Consiglio. In questa disputa ha impressionato la foga di alcuni pasdaran renziani, che hanno difeso il loro leader attaccando i terremotati. «Andate negli alberghi – ha twittato una biondissima supporter renziana – chi ve lo impedisce? Paghiamo noi contribuenti, volentieri. a chi preferisce stare in roulotte invece facciamo tanti auguri». C’è poi chi augura al premier: “Ti si rompa la caldaia, così almeno sai che cosa si prova a stare al gelo come i terremotati”. Mentre un altro navigatore nota amaramente: “Quattro milioni di italiani si sono alzati presto non per andare a sciare,ma perché preoccupati di come sbarcare il lunario alla tua politica scellerata”. E in altro terremotato chiosa in maniera ancora più feroce: “Tu puoi alzarti presto e sciare noi non dormiamo ormai da tanto per la mortificazione che la vita ci riserva… ci rivediamo a marzo…”

 

 

fonte: http://gf.reattivonews.com/2018/01/01/renzi-su-twitter-troppa-neve-non-si-puo-sciare-la-replica-da-amatrice-anche-qui/

Renzi promette che se il Pd vincerà le elezioni abbasserà ancora le tasse… Bello. Bello veramente. Peccato che come ultimo colpo di coda questo governo del Pd di Renzi ci ha lasciato 27 tasse occulte e una stangata da 60 miliardi!

 

tasse

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Renzi promette che se il Pd vincerà le elezioni abbasserà ancora le tasse… Bello. Bello veramente. Peccato che come ultimo colpo di coda questo governo del Pd di Renzi ci ha lasciato 27 tasse occulte e una stangata da 60 miliardi!

 

Ecco le trappole fiscali del Governo uscente: 27 tasse occulte e stangata da 60 miliardi!

Unimpresa: “Ancora una volta i cittadini e le imprese si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici: i contribuenti sono spremuti all’osso”

Altre tasse in arrivo: nei prossimi tre anni è prevista una stangata fiscale superiore ai 60 miliardi di euro. Oltre 30 miliardi in più di tasse corrispondono all’aggravio Iva che farà salire il balzello sui consumi fino al 25% nel 2019-2020. E altri 30 miliardi saranno prelevati dalle tasche dei contribuenti grazie a una lunga lista di misure contenute nella legge di bilancio. Si tratta di trappole fiscali che faranno lievitare il gettito dello Stato: nella manovra sono contenute ben 27 voci, in qualche modo nascoste o comunque poco note, che portano complessivamente a far lievitare le entrate nelle casse dello Stato per complessivi 29,6 miliardi nel triennio 2018-2020. In totale, dunque, i contribuenti italiani, imprese e famiglie, dovranno pagare all’erario 60 miliardi in più.

E’ questo, secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, il conto finale della legge di bilancio approvata dal Parlamento. Il provvedimento sui conti pubblici stabilisce il rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto al 2019 ed evita, così, un incremento del carico fiscale a carico di famiglie e imprese, per il 2018, pari a 15,7 miliardi.

Ma si tratta di mancati aumenti tributari e non di tagli. E comunque la stretta fiscale è solo rinviata: secondo i calcoli dell’associazione, nel 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva (quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5%) comporterà complessivamente un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Nel 2019, l’incremento sarà di 11,4 miliardi e nel 2020 di 19,1 miliardi per un totale di 30,5 miliardi.

E poi, prosegue Unimpresa, ci sono le 27 trappole fiscali, grazie alle quali lo Stato incasserà 29,6 miliardi aggiuntivi, cifra che porta il totale della stangata a 60,1 miliardi. Nel dettaglio, per quanto riguarda le trappole, nel 2018 il gettito tributario complessivo salirà di 11,7 miliardi, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi.

Dalle misure sulla fatturazione elettronica derivano aumenti delle entrate per 202,2 milioni, 1,6 miliardi e 2,3 miliardi per un totale di 4,2 miliardi nel triennio. La stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali “vale” 272,3 milioni, 434,3 milioni e 387 milioni per complessivi 1,09 miliardi. La riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro frutta all’erario 145 milioni, 175 milioni e 175 milioni per complessivi 495 milioni.

Dai nuovi limiti alla compensazione automatica dei versamenti fiscali derivano 239 milioni l’anno per tutto il triennio, con un totale di 717 milioni. L’aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni porteranno più entrate pari a 480 milioni nel 2018 e nel 2020 per 960 milioni complessivi. Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale vale 377,9 milioni per il 2018, 377,9 milioni per il 2019 e 507,9 milioni per il 2020 per un totale di 1,2 miliardi. Le nuove disposizioni in materi di giochi valgono in totale 421,2 milioni (rispettivamente 120 milioni 150,6 milioni e 150,6 milioni).

Sono sei, in tutto, le voci che riguardano le detrazioni per spese relative alla ristrutturazione edilizia o alla riqualificazione energetica: un “pacchetto” che porta a un incremento di gettito, rispettivamente, per 145,3 milioni, 703,7 milioni e 4,3 milioni per un totale di 853,3 milioni. I cosiddetti “effetti riflessi” derivanti dai rinnovi contrattuali e dalle nuove assunzioni portano a maggiori entrate per 1,02 miliardi, 1,08 miliardi e 1,1 miliardi per complessivi 3,2 miliardi.

Il differimento al 2018 dell’entrate in vigore della nuova Iri (imposta sui redditi) “vale” 5,3 miliardi nel 2018, 1,4 miliardi nel 2019 e 23,2 miliardi nel 2020 per un totale di 6,8 miliardi in più di tasse. Altri 4,04 miliardi complessivi, nel triennio in esame, sono legati all’imposta sostitutiva sui redditi da partecipazione delle persone fisiche: 1,2 miliardi nel 2018, 1,4 miliardi nel 2019 e 1,4 miliardi nel 2020. Vi sono, poi, altre 11 voci, piccole misure e interventi vari, che comportano 5,4 miliardi aggiuntivi di entrate nel triennio: 2,1 miliardi nel 2018, 1,8 miliardi nel 2019 e 1,4 miliardi nel 2020.

“Ancora una volta i cittadini e le imprese si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici: i contribuenti sono spremuti all’osso, ma la manovra va bocciata per sei motivi”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

La manovra, dice il vicepresidente di Unimpresa, “non contiene misure importanti per tagliare le tasse alle imprese, anzi allontana la nuova Iri che potrebbe progressivamente portare a una aliquota unica per le imprese; rimanda il problema della clausole di salvaguardia dell’Iva al 2019, creando ancora una volta incertezza sul prelievo tributario relativo ai consumi, con un aggravio di quasi 20 miliardi di euro che incombe; non interviene sul costo del lavoro, lasciando intatto il cuneo fiscale e il peso dei contributi a carico delle aziende, che ormai non assumono più a tempo indeterminato, ma sono di fatto costrette a creare solo posti a tempo determinato e quindi un esercito di nuovi precari”.

E, ancora, prosegue Pucci, la manovra “ignora le esigenze delle famiglie, alle prese con enormi difficoltà soprattutto a causa dell’occupazione in calo e dei redditi in discesa; dimentica la questione del debito pubblico, che continua a rappresentare la principale zavorra per la ripresa economica; non rilancia gli investimenti dello Stato, indispensabili per favorire la crescita del prodotto interno lordo dopo una lunga fase di recessione”.

 

fonte: http://www.ilpopulista.it/news/30-Dicembre-2017/21941/ecco-le-trappole-fiscali-del-governo-uscente-27-tasse-occulte-e-stangata-da-60-miliardi.html

Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c…?

 

tasse

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c…?

 

Parte la campagna elettorale… E partono le promesse di Renzi e Berlusconi di tagliare (ancora) le tasse!
Ma non Vi sentite fortunati?
Sono 15 anni di continui tagli. Ormai non paghiamo più un cazzo!
Vero?
No?
…E allora…
Non Vi viene il sospetto di essere presi un tantino per il culo??
Pressione fiscale in Europa: Italia al primo posto
Le imprese italiane, al netto dei contributi previdenziali, pagano 98 miliardi di tasse all’anno. Tra i principali paesi Ue, denuncia l’Ufficio studi della Cgia, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro, ma va ricordato che la Germania conta una popolazione di 80 milioni di abitanti, la Francia 66 e l’Italia 60. Il peso della tassazione sulle imprese italiane è tuttavia massimo in Ue e ciò si evince calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale: l’Italia si piazza al primo posto (14%), sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2%). Tra i nostri principali avversari segnaliamo che la Germania registra l’11,8%, la Spagna il 10,8%, la Francia e il Regno Unito il 10,6 per cento. La media Ue, invece, è dell’11,4%.
La stessa Cgia ha chiarito che l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul totale del gettito fiscale è un indicatore che aiuta a comprendere l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende. Si tenga presente che le imposte italiane considerate in questa analisi su dati Eurostat sono: l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’istituto di statistica europeo, però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione.
“Ci riferiamo ai contributi previdenziali, all’Imu/Tasi, al tributo sulla pubblicità, alle tasse sulle auto pagate dalle imprese, alle accise, ai diritti camerali. Possiamo quindi affermare con buona approssimazione che in questa elaborazione l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è certamente sottostimato. Con troppe tasse e pochi servizi – ha spiegato il segretario dell’associazione metrina, Renato Mason – è difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che per loro natura non possono contare su strutture amministrative interne in grado di gestire le incombenze burocratiche, normative e fiscali che quotidianamente sono costrette a fronteggiare”.
La riprova che in Italia il peso dei tributi sulle imprese è troppo elevato emerge anche dai dati messi a disposizione dalla Banca Mondiale (Doing Business). Pur riconoscendo che da un punto di vista metodologico questa comparazione presenta una serie di limiti, l’Ufficio studi della Cgia sottolinea che in Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8 per cento. Nessun altro paese dell’euro zona subisce un’incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7% e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4%. Rispetto alla media dell’area dell’euro (43,6%) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.
“Pur riconoscendo l’impegno profuso dal Governo Renzi – ha aggiunto Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione – le imprese italiane continuano ad avere un total tax rate che non ha eguali nel resto d’Europa. Pertanto, è necessario che l’esecutivo, in attesa delle riduzioni dell’Ires e dell’Irpef, attui da subito una moratoria fiscale che sterilizzi qualsiasi aumento di tassazione a livello nazionale e locale ed eviti, come purtroppo è successo negli ultimi 2 anni per i trasporti, la diminuzione delle deduzioni/detrazioni fiscali che si sono tradotte nell’ennesimo aumento di imposta per moltissimi imprenditori”.
La situazione migliora, anche si di poco, se analizziamo la pressione fiscale generale in percentuale del Pil che grava su ogni paese. Ad eccezione della Francia e dei paesi del nord Europa, il confronto con i principali partner economici ci vede notevolmente penalizzati. Se il peso delle tasse e dei contributi previdenziali che ricadono sui contribuenti italiani si è attestato nel 2015 al 43,5% del Pil, in Germania (39,6%) è inferiore di quasi 4 punti, nei Paesi Bassi (37,8%) di 5,7 punti, nel Regno Unito (34,8%) di 8,7 punti e in Spagna (34,6%) di quasi quasi 9.
tratto da: http://siamolagente2016.blogspot.it/2017/03/italia-da-record-15-anni-di-tagli-delle.html

Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c…?

 

tasse

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Italia da Record, 15 anni di tagli delle tasse, ormai non paghiamo quasi niente …ma proprio non Vi sentite presi per il c…?

 

Sta per partire la campagna elettorale. E partono da parte di Renzi e Berlusconi le promesse di tagliare (ancora) le tasse!
Ma non Vi sentite fortunati?
Sono 15 anni di continui tagli. Ormai non paghiamo più un cazzo!
Vero?
No?
…E allora…
Non Vi viene il sospetto di essere presi un tantino per il culo??
Pressione fiscale in Europa: Italia al primo posto!
Le imprese italiane, al netto dei contributi previdenziali, pagano 98 miliardi di tasse all’anno. Tra i principali paesi Ue, denuncia l’Ufficio studi della Cgia, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro, ma va ricordato che la Germania conta una popolazione di 80 milioni di abitanti, la Francia 66 e l’Italia 60. Il peso della tassazione sulle imprese italiane è tuttavia massimo in Ue e ciò si evince calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale: l’Italia si piazza al primo posto (14%), sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2%). Tra i nostri principali avversari segnaliamo che la Germania registra l’11,8%, la Spagna il 10,8%, la Francia e il Regno Unito il 10,6 per cento. La media Ue, invece, è dell’11,4%.
La stessa Cgia ha chiarito che l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul totale del gettito fiscale è un indicatore che aiuta a comprendere l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende. Si tenga presente che le imposte italiane considerate in questa analisi su dati Eurostat sono: l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’istituto di statistica europeo, però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione.
“Ci riferiamo ai contributi previdenziali, all’Imu/Tasi, al tributo sulla pubblicità, alle tasse sulle auto pagate dalle imprese, alle accise, ai diritti camerali. Possiamo quindi affermare con buona approssimazione che in questa elaborazione l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è certamente sottostimato. Con troppe tasse e pochi servizi – ha spiegato il segretario dell’associazione metrina, Renato Mason – è difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che per loro natura non possono contare su strutture amministrative interne in grado di gestire le incombenze burocratiche, normative e fiscali che quotidianamente sono costrette a fronteggiare”.
La riprova che in Italia il peso dei tributi sulle imprese è troppo elevato emerge anche dai dati messi a disposizione dalla Banca Mondiale (Doing Business). Pur riconoscendo che da un punto di vista metodologico questa comparazione presenta una serie di limiti, l’Ufficio studi della Cgia sottolinea che in Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8 per cento. Nessun altro paese dell’euro zona subisce un’incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7% e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4%. Rispetto alla media dell’area dell’euro (43,6%) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.
“Pur riconoscendo l’impegno profuso dal Governo Renzi – ha aggiunto Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione – le imprese italiane continuano ad avere un total tax rate che non ha eguali nel resto d’Europa. Pertanto, è necessario che l’esecutivo, in attesa delle riduzioni dell’Ires e dell’Irpef, attui da subito una moratoria fiscale che sterilizzi qualsiasi aumento di tassazione a livello nazionale e locale ed eviti, come purtroppo è successo negli ultimi 2 anni per i trasporti, la diminuzione delle deduzioni/detrazioni fiscali che si sono tradotte nell’ennesimo aumento di imposta per moltissimi imprenditori”.
La situazione migliora, anche si di poco, se analizziamo la pressione fiscale generale in percentuale del Pil che grava su ogni paese. Ad eccezione della Francia e dei paesi del nord Europa, il confronto con i principali partner economici ci vede notevolmente penalizzati. Se il peso delle tasse e dei contributi previdenziali che ricadono sui contribuenti italiani si è attestato nel 2015 al 43,5% del Pil, in Germania (39,6%) è inferiore di quasi 4 punti, nei Paesi Bassi (37,8%) di 5,7 punti, nel Regno Unito (34,8%) di 8,7 punti e in Spagna (34,6%) di quasi quasi 9.
tratto da: http://siamolagente2016.blogspot.it/2017/03/italia-da-record-15-anni-di-tagli-delle.html

Renzi: “Non lasceremo il Paese a chi vive di rancore e rabbia”. Chissà se si riferiva ai risparmiatori truffati da Banca Etruria, o ai nuovi precari del Jobs Act oppure ai terremotati presi in giro.

 

Renzi

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Renzi: “Non lasceremo il Paese a chi vive di rancore e rabbia”. Chissà se si riferiva ai risparmiatori truffati da Banca Etruria, o ai nuovi precari del Jobs Act oppure ai terremotati presi in giro.

 

A chi si riferiva il nostro Matteo Renzi?

Chi nel Paese vive di rancore e rabbia?

Forse i risparmiatori truffati da Banca Etruria?

Forse la marea di nuovi precari del Jobs Act?

Forse i terremotati che hanno continuato a prendere in giro nella più vergognosa delle maniere?

O forse quelli che sono preoccupati per la salute, ma devono attendere 13 mesi per una mammografia,  o un anno per una colonscopia, una visita oncologica o neurologica? Il tutto mentre la Lorenzin fa regali alle lobby dei vaccini e taglia la sanità pubblica?

O forse ancora i lavoratori che dovranno attendere i 67 anni per andare in pensione? Peraltro presi in giro dall’Ape social, dall’Ape volontaria e fetenzie del genere?

O forse gli italioti che un giorno no ed uno si festeggiano il Record di Debito Pubblico?

Ma forse vivono di rancore e rabbia quei poveri fessi che fanno salti mortali per mettere il piatto a tavola, ma sono costretti a vedere in Tv i faccioni sorridenti di Renzi e Gentiloni che dicono che tutto va bene e c’è la ripresa?

O forse solamente chi non ama le “fritture di pesce”?

O magari solamente l’italiano medio che sentendo dire da un politico “se perdo mi ritiro dalla politica”, poi, ingenuamente, si aspetta – dopo la sconfitta – di non averlo più tra i coglioni…!

Matteo Renzi, per favore, dacci chiarimenti…

 

By Eles

 

 

 

Eurostat: l’Italia è il Paese dell’Unione con più poveri. I dati che smentiscono clamorosamente i vergognosi proclami di Renzi e Gentiloni!

 

poveri

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Eurostat: l’Italia è il Paese dell’Unione con più poveri. I dati che smentiscono clamorosamente i vergognosi proclami di Renzi e Gentiloni!

Povertà: Eurostat, l’Italia è il Paese Ue con più poveri

Quasi 7 milioni, il doppio della Germania e tre volte la Francia

L’Italia è il Paese europeo con il numero più elevato di persone che vivono in “gravi privazioni materiali”, ovvero la definizione istituzionale di ‘poveri’. E’ quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2015, che segnalano una discesa sensibile del numero di poveri in Europa, ma solo marginale in Italia. Nel 2015 in Europa il tasso di povertà è sceso a 8,2% sul totale dei cittadini europei, dal 9% del 2014.

In totale, sono 41,092 milioni i poveri in Europa. L’Italia, invece, è passata dall’11,6% all’11,5%, ovvero un totale di 6,982 milioni di persone che vivono in conclamate condizioni di povertà. Per Eurostat, si tratta di persone che non possono affrontare una spesa inaspettata, permettersi un pasto a base di carne ogni due giorni, mantenere una casa. Il numero è molto più basso in Germania (3,974 milioni), dove il tasso è appena del 5%, e anche in Francia (2,824 milioni), con un tasso del 4,5%, entrambi Paesi più popolosi dell’Italia. In generale sono poveri soprattutto i genitori ‘single’ (17,3% del totale Ue) e gli adulti senza compagno (11%).

 

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/04/14/poverta-eurostat-litalia-e-il-paese-ue-con-piu-poveri_da758191-a44a-44e5-b9a8-ea47a838e6c6.html

De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca ai 5 stelle: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”. E mostra il dito medio alla consigliera Ciarambino

Tutta la classe politica del Pd in un gesto…

Tutta la loro politica in una frase: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”…

Credo sia chiaro che se il Pd può essere attaccato su conflitti di interessi, arresti, indagati, delinquenti, bugiardi, incapacità di portare a termine riforme, distribuzione di fritture di pesce eccetera, mentre il massimo che riescono ad imputare ai 5stelle è la morte di un albero di Natale…

Guardate la foto di De Luca… Se sei come loro, votali tranquillamente…!

 

by Eles