Anche oggi una valanga di arrestati e indagati… Ma leggendo i giornali una domanda mi sovviene: com’è che non c’è manco un grillino tra questi delinquenti?

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arrestati

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Anche oggi una valanga di arrestati e indagati… Ma leggendo i giornali una domanda mi sovviene: com’è che non c’è manco un grillino tra questi delinquenti?

Non Vi tedieremo con una valanga di parole…

Vogliamo solo sottoporVi tre articoli presi dalla stampa di oggi:

– Camorra e appalti truccati in Campania, 69 arresti tra cui diversi politici e imprenditori.

– Regione Lombardia, indagato il dg Maiocchi Truffa per ottenere fondi pubblici

– Roma, appalti truccati nella sanità: 9 arresti. Angelucci, deputato e “re delle cliniche”, indagato per traffico d’influenze

Solo tre articoli, ma ce ne erano anche altri…

Leggendo questi titoli una domanda ci è sorta spontanea:

com’è che non c’è manco un grillino tra questi delinquenti?

Diffondete questo articolo… Chissà, qualche elettore di Renzi o di Forza Italia forse riuscirà a darci una risposta…

 

By Eles

 

Bettini pezzo grosso del PD romano querelerà Buzzi, che ha fatto il suo nome per Mafia Capitale, per calunnia! …Giusto. Ma com’è che Lotti non ha mai pensato di querelare per calunnia Vannoni e Marroni? …Saranno per caso vere le accuse?

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Lotti

 

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Bettini  pezzo grosso del PD romano querelerà Buzzi, che ha fatto il suo nome per Mafia Capitale, per calunnia! …Giusto. Ma com’è che Lotti non ha mai pensato di querelare per calunnia Vannoni  e Marroni? …Saranno per caso vere le accuse?

 

Salvatore Buzzi, presunto boss di Mafia Capitale, interrogato al processo sulla “Terra di mezzo” ha dichiarato: “diedi 21.800 euro a Goffredo Bettini in cambio dell’organizzazione di un incontro con Gianni Letta”. Sarà vero? Non sarà vero? Non lo sappiamo. Sappiamo che Bettini, pezzo grosso del PD romano nonché euro-parlamentare ha detto che si tratta di inaccettabili falsità e che querelerà immediatamente Buzzi per calunnia.

Quel che non si capisce è il motivo per il quale il Ministro Lotti non abbia ancora querelato per lo stesso motivo – ovvero calunnia – Filippo Vannoni (Presidente di Publiacqua, renziano di ferro) e Luigi Marroni (AD di Consip). Entrambi infatti hanno detto che il Ministro Lotti era al corrente dell’inchiesta Consip e soprattutto che quest’ultimo aveva avvisato Marroni della presenza di micro-spie piazzate dai carabinieri nei suoi uffici. E le micro-spie c’erano per davvero!

O Vannoni e Marroni sono folli calunniatori che tirano in ballo in una vicenda oscura e preoccupante tutto il “crisantemo magico renziano”, oppure Lotti sapeva davvero dell’inchiesta e avvisò per davvero Marroni della presenza delle cimici.
Il dramma è che tutti e 3 continuano ad occupare il loro posto. Lotti continua a fare il ministro, Vannoni continua a fare il Presidente della società che si occupa dei servizi idrici di Firenze e Mannoni continua ad essere a capo della più grande stazione appaltante d’Italia.

Da facebook.com/dibattista.alessandro

“TANGENTI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO” …L’inchiesta chock de “Le Iene” di due anni fa, prima ignorata e poi definitivamente insabbiata …e parliamo di milioni di Euro… NOSTRI…!!

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Tangenti

 

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“TANGENTI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO” …L’inchiesta chock de “Le Iene” di due anni fa, prima ignorata e poi definitivamente insabbiata …e parliamo di milioni di Euro… NOSTRI…!!

Tangenti alla Presidenza del Consiglio: la magistratura li sbatta tutti dentro e subito!
Sembra inquietante ed assurda questa vicenda che potrà avere risvolti unici nella storia della Repubblica italiana! Dopo Expo, Mose, Tav, Tangentopoli, Mafia Capitale, Trattativa Stato/mafia, questa volta più che mai spero la giustizia faccia il suo corso ed anche in maniera celere!

Il programma tv “Le Iene“, in onda su Italia 1 in prima serata, ha intervistato un anonimo che ha riferito di un giro di mazzette nella Presidenza del Consiglio. Lo scopo? Vincere gare di appalto.

La persona, che vediamo incappucciata nel filmato, lavorava per un’azienda di forniture proprio per la Presidenza del Consiglio. L’uomo parla, senza troppi giri di parole, di “mazzette per vincere gare di appalto“.

Lo show di Italia1 riferisce anche che il dipendente dispone di “prove scritte” per confermare tutte le accuse sulle varie mazzette.

La dichiarazione dell’anonimo:

“Ho ricevuto minacce, ho paura. Un signore mi ha puntato un coltello alla gola, ho trovato fogli con intimidazioni. Sanno che io so e sanno che potrei raccontare”.

Il finale del servizio è sconvolgente: l’uomo racconta di essere stato minacciato di recente e di aver deciso proprio per questo di raccontare la verità.

Disabili, il fondo non autosufficienze tagliato. “50 milioni concessi poi negati” …ma il Governo si difende: “i disabili sono solo delle merdacce, mica sono Banche”!!!

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Disabili

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Disabili, il fondo non autosufficienze tagliato. “50 milioni concessi poi negati” …ma il Governo si difende: “i disabili sono solo delle merdacce, mica sono Banche”!!!

“i disabili sono solo delle merdacce, non sono mica Banche”!!!

No, è vero, nessuno al Governo ha usato queste parole… Ma questo significa poco, visto che come si sono comportati è anche peggio di quello che rappresentiamo con un po’ di vivacità nel nostro titolo!

Leggiamo infatti da Il Fatto Quotidiano:

“I tagli al Fondo non autosufficienze e a quello per le politiche sociali sono inaccettabili, un atto gravissimo e umilante che colpisce le persone con disabilità e le fasce più deboli della popolazione”. A dirlo è il presidente della Fand (Federazione associazioni nazionali disabili), Franco Bettoni, che si dice “pronto alla mobilitazione” contro un provvedimento ritenuto del “tutto ingiusto e inaspettato”. “E’ un atto politico più che operativo. Le recenti conquiste delle associazioni delle persone con disabilità sono state annullate”, rincara il direttore responsabile di HandyLex.org, Carlo Giacobini. Che aggiunge: “I soldi in più erano arrivati al termine di presìdi e proteste e dopo un impegno concreto del ministro Poletti. Lo stesso Parlamento lo aveva approvato. Ora in altri tavoli e in altri contesti quella conquista viene azzerata“.

Bettoni spiega a Ilfattoquotidiano.it che “è evidente che la riduzione del Fondo per le non autosufficienze siglata lo scorso 23 febbraio avrà un impatto negativo sulla vita delle tante persone disabili e delle loro famiglie che tramite l’accesso a quelle risorse possono contare, ad oggi, su erogazioni monetarie mensili aggiuntive che coprono, ad esempio, l’assistenza domiciliare necessaria a garantire una soddisfacente qualità di vita”. Non solo: “Al di là delle ricadute negative sui cittadini che sono certe e che condanneranno molte persone alla povertà e all’emarginazione, il segnale giunto dal governo Gentiloni è certamente negativo rispetto alla strutturazione dei livelli essenziali di assistenza in una logica di garanzia di diritti certi”. Per di più ieri il Senato ha approvato il disegno di legge che introduce un sostegno “universale” per gli indigenti, del quale però di fatto potrà beneficiare solo una piccola percentuale degli italiani in condizione di povertà.

Questi tagli condanneranno molte persone con disabilità alla povertà e all’emarginazione

La sforbiciata è prevista dall’intesa tra Stato e Regioni sul contributo degli enti locali all’equilibrio di bilancio. I risparmi imposti alle Amministrazioni regionali, spiega la Fand, andranno a incidere pesantemente sul welfare, visto che si prevede che “per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica” il Fondo per la non autosufficienza e quello sulle politiche sociali vengano tagliati rispettivamente a quota 450 milioni e 99,7 milioni di euro. Il primo scende quindi al livello cui era stato portato con l’ultima legge di Bilancio, perdendo i 50 milioni aggiuntivi promessi lo scorso novembre dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti ai malati di Sla e sbloccati il 22 febbraio. L’incremento era stato inserito nel decreto legge sul Sud. “Il fatto è di una gravità inaudita e quel che ancor più sconcerta – afferma Bettoni – è il fatto che la Fand che, in questi mesi, ha partecipato ad incontri e confronti con il ministro del Lavoro proprio per arrivare ad un aumento del Fondo per la non autosufficienza, non abbia ricevuto alcuna informativa al riguardo e ne sia venuta a conoscenza per altri canali; questo atteggiamento certamente non giova ed anzi mette in discussione la qualità dei rapporti fino ad oggi intercorsi con gli organismi istituzionali”.

Nessuna informativa alle associazioni che hanno partecipato agli incontri con il ministro del Lavoro
Per la Fand il governo guidato da Paolo Gentiloni, con questa mossa, fa un passo indietro rispetto al recente passato lasciando “terribilmente senza parole” le associazioni dei disabili. “Mi sento comunque in dovere di rimarcare l’assoluta buona fede e correttezza del ministro Poletti – sottolinea il numero uno della Fand che riunisce organizzazioni di persone con deficit sensoriali, disabilità intellettive, disturbi del comportamento e autismo – Ma nonostante la parola del ministro è stato ridotto per scelte certamente non sue, poiché artefici della manovra risultano viceversa essere gli assessori al bilancio ed i presidenti delle Regioni ed il ministero dell’Economia“. Queste politiche “sono sbagliate e inopportune, e non solo feriscono i più vulnerabili, negando diritti ed inclusione sociale, ma paralizzano l’Italia. È puro autolesionismo tagliare in maniera incisiva questi fondi anziché utilizzarli come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione. Per tali ragioni, come Fand stiamo valutando tutte le possibili iniziative per contrastare questa grave scelta politica, sia chiedendo un confronto diretto con il Presidente del Consiglio dei ministri e con il ministro dell’Economia, sia organizzando, se del caso, una ampia mobilitazione del mondo della disabilità, oggi così pesantemente colpito”, conclude Bettoni. “Certo ci sono degli effetti sui cittadini interessati dai servizi che quel Fondo dovrebbe garantire, ci sono anche dei risvolti più subdoli e che avranno un impatto più significativo sulle reali politiche sociali in questo paese”, aggiunge Giacobini. Secondo uno dei maggiori esperti italiani sulle leggi che riguardano i disabili ci sono due questioni. “La prima è un segnale forte: il Fondo è stato incrementato proprio di 50 milioni di euro grazie ad un’azione di pressione molto sentita di organizzazioni di persone con grave disabilità. Quei soldi sono arrivati al termine di presìdi e proteste e dopo un impegno concreto del ministro Poletti. Lo stesso Parlamento lo aveva approvato. Ora in altri tavoli e in altri contesti quella conquista viene azzerata e, a ben vedere, anche umiliata“. E il clima di sfiducia che ne deriva è deleterio per i successivi confronti tra istituzioni e associazioni.

Serve un Piano generale per garantire un livello omogeneo di servizi su tutto il territorio nazionale
“L’altro elemento politico riguarda lo specifico Tavolo per la non autosufficienza e il piano che questo tavolo dovrebbe elaborare. Ricordiamo che al tavolo partecipano sia le organizzazioni delle persone con disabilità ma anche i sindacati, i ministeri competenti, le Regioni. Un’occasione unica per giungere finalmente alla definizione di livelli essenziali delle prestazioni per le persone con maggiore necessità di assistenza intensiva… ma non solo”. “Per raggiungere questo traguardo e questa pianificazione è necessario che vi sia un pensiero condiviso ma anche che le risorse messe a disposizione, anche progressivamente, siano certe oltre che adeguate. È evidente, quindi, che in questi giorni ci si interroghi sulla reale futura cogenza di un Piano che garantisca un livello omogeneo di servizi su tutto il territorio nazionale. E lo stesso Tavolo rischia di produrre indicazioni poi vanificate in altri luoghi”. Sullo sfondo, evidenzia Giacobini, rimangono molti dubbi e ombre sulla decisione concordata dagli assessori al bilancio delle Regioni e dal Mef (intesa Stato Regioni del 23 febbraio): perché colpire proprio il sociale e non altro?

Il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito nel 2006 con il preciso intento di fornire sostegno a persone con disabilità grave e gravissima, oltre che ad anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio e per garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione di Livelli essenziali delle prestazioni assistenziali. Il Fondo in sostanza è destinato a finanziare contributi, voucher, prestazioni o servizi per le persone non autosufficienti gravi (nella misura del 60%) o gravissime (nella misura del 40%). Viene ripartito annualmente tra le Regioni e ciascun ente stabilisce poi i criteri con cui erogare concretamente i fondi alle persone e come ripartirlo fra Comuni ed Aziende sanitarie locali.

 

Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

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Porta a Porta

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Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

La schifosa pagliacciata su Tempa Rossa a Porta a Porta? ce la racconta Piernicola Pedicini – Portavoce M5S al Parlamento Europeo

PETROLIO IN BASILICATA, RENZI COLPISCE ANCORA.
A PORTA A PORTA DICHIARA: L’INCHIESTA TEMPA ROSSA È FINITA IN UNA BOLLA DI SAPONE.
L’ex premier è in ginocchio, ma non si toglie il vizio di mentire.
L’inchiesta #TempaRossa (#Trivellopoli) non è finita in una bolla di sapone, ma è in forte evoluzione. Renzi deve sapere che i Pm dell’Antimafia di #Potenzahanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone e 10 società, tra cui un consigliere regionale #Pd, un ex sindaco Pd e l’#Eni.
Siccome vuole giustificare il ministro Lotti che non si dimette per lo scandalo #Consip, fa finta di non sapere che, a seguito dell’inchiesta Trivellopoli, la ministro Guidi si è dimessa e, insieme ai ministri Boschi e Delrio e al sottosegretario De Filippo, è stata ascoltata dall’Antimafia, perché erano stati riscontrati dei comportamenti molto gravi.
Pertanto, anche se sul piano giudiziario i Pm hanno ritenuto che non c’erano elementi per indagare i tre ministri e De Filippo, Renzi sa bene che, a causa delle responsabilità politiche, etiche e morali, le dimissioni della Guidi erano giuste e sacrosante e le posizioni degli altri membri del governo restano agli atti con dei forti punti interrogativi.
La Basilicata sta subendo una devastazione a causa delle trivelle e il procedimento giudiziario in corso potrebbe essere un modo per fermare lo scempio, quindi dico all’ideatore della legge Sblocca Italia, di smetterla di parlare a vanvera della Basilicata. Prima ha detto che non temeva i Comitatini lucani, ora ha mentito sull’inchiesta Trivellopoli che secondo lui sarebbe finita.
È il momento di finirla e di prendere atto che gli Italiani sono stufi delle sue furbate e della sua arroganza.

Facciamo due conti: 20 miliardi per le banche, 1 miliardo per i poveri… Ecco a Voi il Governo Renzi-Gentiloni…!

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banche

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Facciamo due conti: 20 miliardi per le banche, 1 miliardo per i poveri… Ecco a Voi il Governo Renzi-Gentiloni…!

Il ddl povertà approvato in Senato dalla maggioranza è una presa in giro colossale, che non a caso arriva alla fine della legislatura. Il Governo Gentiloni tenta di salvare la faccia con un bluff, inseguendo il reddito di cittadinanza del M5S.
Il risultato è un obbrobrio: una rivisitazione della social card di Berlusconi e niente più!

Gentiloni copia la Social Card di Berlusconi

Il ddl povertà approvato ieri in Senato dalla maggioranza è una presa in giro colossale, che non a caso arriva alla fine della legislatura. Il Governo Gentiloni tenta di salvare la faccia con un bluff, inseguendo il reddito di cittadinanza del M5S. Il risultato è un obbrobrio: una rivisitazione della social card di Berlusconi e niente più.

Vengono stanziate risorse insufficienti fregandosene di milioni di italiani in difficoltà. La povertà non si combatte con l’elemosina, ma con un piano che al sostegno al reddito affianchi il reinserimento lavorativo. Il nostro reddito di cittadinanza prevede 15 miliardi di euro per aiutare i nuclei famigliari in difficoltà e 2 miliardi per rilanciare i centri per l’impiego. Reddito e lavoro.

C’è anche la truffa. Il ddl povertà è una legge delega: quindi in realtà nonostante i titoli dei giornali nulla è stato fatto! Ci saranno effetti reali solo con i successivi decreti legislativi se ci saranno. Ad oggi è un annuncio, un provvedimento in bianco che non dice nulla. Sappiamo solo una cosa: le risorse stanziate non bastano. Eppure i soldi ci sono. Gentiloni come primo atto ha creato 20 miliardi di nuovo debito a favore delle banche (compresa quella del Pd). E ora ne mette uno per i poveri perchè non ci sono i soldi? A chi vuol darla a bere?

Secondo le prime indiscrezioni, a beneficiare del miliardo stanziato dal Governo sarebbero soltanto alcune famiglie con figli minori o quelle con un membro under 55, escludendo così i pensionati e i giovani. Eppure più di 1 milione e mezzo di pensionati percepiscono una pensione inferiore a 500 euro al mese, negli ultimi anni 400 mila pensionati hanno abbandonano il nostro Paese per andare all’estero a cercare una vita dignitosa, la disoccupazione giovanile è intorno al 40% (in alcune regioni del Sud addirittura si avvicina al 60%), oltre 100 mila persone, soprattutto giovani, abbandonano ogni anno il nostro Paese.

Se oggi si parla di contrasto alla povertà è solo grazie alla battaglia portata avanti dal MoVimento 5 Stelle che ha sempre detto che NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO. La soluzione però non è quella dell’elemosina a fini elettorali e propagandistici. La soluzione è il reddito di cittadinanza, primo e principale pilastro del nostro programma di governo. Un reddito che al sostegno affiancherà risorse per riavviare al lavoro i disoccupati, nell’ottica di un grande piano di rilancio economico e industriale. Tutto il resto sono elemosine elettorali.

20 miliardi per le banche, 1 per i poveri #GentiloniNonMiFreghi

di MoVimento 5 Stelle

Il ddl povertà approvato ieri in Senato dalla maggioranza è una presa in giro colossale, che non a caso arriva alla fine della legislatura. Il Governo Gentiloni tenta di salvare la faccia con un bluff, inseguendo il reddito di cittadinanza del M5S. Il risultato è un obbrobrio: una rivisitazione della social card di Berlusconi e niente più. Vengono stanziate risorse insufficienti fregandosene di milioni di italiani in difficoltà. La povertà non si combatte con l’elemosina, ma con un piano che al sostegno al reddito affianchi il reinserimento lavorativo. Il nostro reddito di cittadinanza prevede 15 miliardi di euro per aiutare i nuclei famigliari in difficoltà e 2 miliardi per rilanciare i centri per l’impiego. Reddito e lavoro.

C’è anche la truffa. Il ddl povertà è una legge delega: quindi in realtà nonostante i titoli dei giornali nulla è stato fatto! Ci saranno effetti reali solo con i successivi decreti legislativi se ci saranno. Ad oggi è un annuncio, un provvedimento in bianco che non dice nulla. Sappiamo solo una cosa: le risorse stanziate non bastano. Eppure i soldi ci sono. Gentiloni come primo atto ha creato 20 miliardi di nuovo debito a favore delle banche (compresa quella del Pd). E ora ne mette uno per i poveri perchè non ci sono i soldi? A chi vuol darla a bere?

Secondo le prime indiscrezioni, a beneficiare del miliardo stanziato dal Governo sarebbero soltanto alcune famiglie con figli minori o quelle con un membro under 55, escludendo così i pensionati e i giovani. Eppure più di 1 milione e mezzo di pensionati percepiscono una pensione inferiore a 500 euro al mese, negli ultimi anni 400 mila pensionati hanno abbandonano il nostro Paese per andare all’estero a cercare una vita dignitosa, la disoccupazione giovanile è intorno al 40% (in alcune regioni del Sud addirittura si avvicina al 60%), oltre 100 mila persone, soprattutto giovani, abbandonano ogni anno il nostro Paese.

Se oggi si parla di contrasto alla povertà è solo grazie alla battaglia portata avanti dal MoVimento 5 Stelle che ha sempre detto che NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO. La soluzione però non è quella dell’elemosina a fini elettorali e propagandistici. La soluzione è il reddito di cittadinanza, primo e principale pilastro del nostro programma di governo. Un reddito che al sostegno affiancherà risorse per riavviare al lavoro i disoccupati, nell’ottica di un grande piano di rilancio economico e industriale. Tutto il resto sono elemosine elettorali. #GentiloniNonMiFreghi

 

 

fonti:

htps://giornalecchismo.com/2017/03/10/gentiloni-copia-la-social-card-di-berlusconi/

https://www.facebook.com/INDIGNADOS-ITALIA-150928878308556/

http://www.beppegrillo.it/2017/03/20_miliardi_per_le_banche_1_per_i_poveri_gentiloninonmifreghi.html

 

I risultati dei mille giorni di Renzi cominciano a farsi sentire: stangata su disabili e poveri per coprire i bonus e le mance dell’ebetino…!

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Renzi

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I risultati dei mille giorni di Renzi cominciano a farsi sentire: stangata su disabili e poveri per coprire i bonus e le mance dell’ebetino…!

 

Stangata su disabili e poveri per coprire i bonus e le mance

Il sistema – I tagli del triennio renziano costringono le Regioni a sforbiciare i fondi sociali. Gli 80 euro pagati dai meno abbienti.

Con una mano dare, con l’altra togliere, e quando scoppia il casino fare finta di indignarsi. Sono giorni in cui il governo dà il meglio di sé su una delle tante eredità lasciate da Matteo Renzi: l’enorme mole di tagli imposti alle Regioni per finanziare le diverse misure varate nei tre anni di governo del fiorentino, che ora presentano il conto. Questa storia è incredibile per l’irresponsabilità mostrata dai suoi protagonisti.

Nei giorni scorsi si è scoperto che per effetto di un’intesa nella Conferenza Stato-Regioni è stato deciso un maxi-taglio ai fondi sociali che vengono trasferiti dal primo alle seconde. Tra questi: 50 milioni al fondo per la non autosufficienza (disabili, malati gravi e familiari che li assistono), che torna ai 450 stanziati a ottobre e 211 milioni a quello per le politiche speciali, che passa così da 311 a 99 milioni (-67%). Soldi che servono a finanziare, fra le altre cose, asili nido, misure di sostegno alle famiglie più povere, assistenza domiciliare e centri anti-violenza. Diverse associazioni si sono infuriate. Appresa la notizia – fornitagli da un’interrogazione della deputata Pd Donata Lenzi – il sottosegretario alle Politiche sociali Luigi Bobba (Pd) è cascato dal pero: “Il fatto è di una gravità inaudita. Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non ha partecipato al confronto e questa assenza costituisce un’aggravante perché conferma come le scelte per la salute siano totalmente subordinate a fattori economici”. I fattori economici sono i tagli imposti dal governo di cui Bobba ha fatto parte, e distribuiti in accordo con quello in cui siede attualmente.

Nei suoi tre anni l’esecutivo Renzi ha imposto tagli sanguinosi alle Regioni per finanziare le diverse manovre e contenere il deficit. Un esempio su tutti: la misura più sbandierata, il “bonus Irpef”, i famosi 80 euro in busta paga è arrivata ad aprile 2014 con un decreto che per coprire i costi (10 miliardi l’anno) ha imposto un taglio alle Regioni di circa 12 miliardi nel 2014-2020. Parliamo della “più grande opera di redistribuzione salariale mai fatta in Italia” (Renzi). Funziona così: il governo vara la misura, la copre in parte con i tagli a Comuni e Regioni e, per queste ultime, gli lascia la scelta formale di dove tagliare.

Il 9 febbraio la Conferenza Stato-Regioni si è trovata così a dover ripartire i tagli del 2017 non ancora coperti: 2,7 miliardi. La proposta la fa il governo e poi parte la trattativa con le Regioni: se salta tutto, vengono tagliati tutti insieme. Il 23 febbraio si arriva all’accordo. Il Documento finale – firmato dal ministro agli Affari regionali Enrico Costa – elenca la provenienza dei tagli: ben 2,2 miliardi vengono proprio dal decreto sul Bonus Irpef del 2014. La stangata è pesante: 1,7 miliardi vengono sottratti al fondo enti territoriali dove le Regioni hanno versato i risparmi di spesa; altri 100 ai contributi per gli investimenti. Poi c’è la scure sul sociale: -485 milioni. Il fondo per l’erogazione gratuita dei libri scolastici alle famiglie bisognose perde 70 milioni (su 103), quello inquilini morosi incolpevoli altri 50, stessa cifra per i contributi all’edilizia scolastica mentre quella sanitaria perde 100 milioni (-50%). “Che esponenti del governo si meraviglino è allucinante – spiega Massimo Garavaglia, assessore in Lombardia e coordinatore per gli affari finanziari della Conferenza delle Regioni – Il documento è frutto di un lavoro fatto prima con il sottosegretario a Palazzo Chigi, Claudio De Vincenti poi con il suo successore, Maria Elena Boschi e infine siglato con il ministro Costa: la proposta è del governo, noi abbiamo solo limitato i danni”. I tagli, infatti, sono superiori ai trasferimenti e i governatori si sono dovuti impegnare a versare allo Stato gli avanzi di bilancio. Senza intesa, si perdevano tutti i fondi. “Solo le manovre 2014, 2015, 2016 hanno tagliato alle Regioni ordinarie 8,1 miliardi nel 2017 – continua Garavaglia –. Nel quadriennio 2016-2019 si arriva a 50”. Tra questi, quelli alla Sanità: 2 miliardi nel 2016, altri 1,5 nel 2017, a cui si sono aggiunti i 422 milioni che le Regioni speciali si sono rifiutate di subire. Quando a novembre 2015 i governatori si ribellarono all’ennesimo taglio, Renzi li convocò spiegando ironico: “Adesso ci divertiamo”. Passata la buriana, queste scelte presentano il conto, come i 3 miliardi tolti alle Province. Con l’intesa del governo, i fondi sociali che lo Stato gira alle Regioni vengono così tagliati del 40%. Tagli che colpiscono le fasce più deboli, le stesse che non hanno beneficiato degli 80 euro (non vanno agli incapienti), dell’abolizione dell’Imu prima casa o del taglio dell’Ires.

Il governo è tardivamente corso ai ripari. Oggi sarà approvata in Senato la legge delega per il contrasto alla povertà, che contiene il “Reddito di inclusione”: 400 euro mensili alle famiglie in estrema difficoltà con almeno un minore a carico.

Da Il Fatto Quotidiano del 09/03/2017.

Matteo Renzi e la scandalosa lettera al Sole 24 Ore

Matteo Renzi

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Matteo Renzi e la scandalosa lettera al Sole 24 Ore

 

Un grande articolo di Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro. Assolutamente da leggere tutto.

Matteo Renzi e la scandalosa lettera al Sole 24 Ore

Matteo Renzi sarà pure diventato ex di tutto, ex Presidente del Consiglio, ex Segretario del PD, ex sindaco di Firenze ecc. ecc., al momento,  tuttavia non ha ancora perso una sua personale peculiarità: l’insanabile esigenza di mistificare la realtà. In altri termini, di raccontare balle.

D’altronde non si spiegherebbe altrimenti il soprannome che gli avevano affibbiato i suoi compagni di scuola: il bomba.

Probabilmente la sua è una patologia cronica, potremmo dire che “è più forte di lui”, non riesce a descrivere la realtà per ciò che è, la deve manipolare (naturalmente sempre a suo vantaggio).

Da qualche giorno Renzi è tornato in campo, confermando così la sua patologia (non aveva detto che se avesse perso il referendum avrebbe lasciato la politica?), e dopo qualche comparsata televisiva ora si è anche messo a scrivere ai giornali, pretendendo naturalmente che le sue farneticazioni siano pubblicate.

Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria semi-fallito, ha obbedito immediatamente pubblicando la lettera di Renzi sotto il titolo “Banche, sì alla commissione d’inchiesta”.

Già dal titolo risulta lampante come si voglia per l’ennesima volta prendere per i fondelli i cittadini, gli italiani, infatti, sanno benissimo che quando la politica ha voluto coprire scandali ha sempre utilizzato questo strumento: la commissione d’inchiesta.

Dal dopoguerra ad oggi sono state istituite circa 90 (novanta) Commissioni d’inchiesta parlamentari, qualcuno di voi per caso se ne ricorda una sola che abbia fatto chiarezza sul tema del quale si è occupata giungendo a risultati apprezzabili?

Ed ora andiamo ad analizzare la lettera di Renzi, l’inizio è tutto un programma:

“La nostra sfida è il futuro. Immaginare una visione per l’Italia dei prossimi cinque anni, capace di competere in un mondo che corre sempre più forte. Ma oggi le chiedo ospitalità, caro Direttore, per chiarire un passaggio tra i più delicati dei mille giorni del mio Governo e per ricordare innanzitutto a me stesso i termini di una sfida che vedrà l’Italia impegnata a lungo: i problemi del credito e la riforma delle popolari. Per lungo tempo, già in piena crisi economico-finanziaria, nel nostro Paese non si è avuta da parte della maggioranza degli economisti, degli opinionisti e dei media la percezione dello stato di dissesto e/o della cattiva gestione di diversi istituti bancari italiani.”

Renzi quindi sottolinea che il dissesto e/o la cattiva gestione di diversi (attenzione!) istituti bancari italiani non sono state percepite dalla maggior parte degli economisti, degli opinionisti e dei media, quindi lui, ed il suo Governo, si tira fuori. Caro ex-Presidente Renzi, se c’era qualcuno che avrebbe dovuto “percepire”quello stato di dissesto, questo era proprio il tuo Governo. Ma attenzione a come prosegue:

“Se si eccettua la crisi conclamata del Monte dei Paschi di Siena, sulle cui responsabilità politiche chiedo invano da anni che si discuta in modo serio, la “questione banche” sembrava praticamente non esistere. Eppure, in base gli ultimi dati disponibili, le perdite aggregate lorde di esercizio delle sole prime dieci banche popolari italiane nel periodo 2011-2016 hanno quasi raggiunto cumulativamente i 20 miliardi di euro. Una cifra enorme. Senza considerare la altrettanto enorme perdita di valore sopportata contemporaneamente dagli azionisti di diversi istituti, in particolare le due Popolari venete non quotate.”

Ma come, caro Matteo, ma se sei stato proprio tu, nel gennaio dello scorso anno, a dire che Montepaschi era risanata! Queste le tue testuali parole pronunciate il 22 gennaio 2016 “Banca Monte dei Paschi di Siena è risanata. Ora investire è un affare!” Proprio un bell’affare!!! Ed ora parli di “crisi conclamata”?

Ma il bello viene adesso. Tu chiedi invano da anni di discutere in modo serio sulle responsabilità politiche del fallimento di MPS?!? Ma se quella Banca è sempre stata gestita dal tuo partito!!! E tu, Segretario del PD, di Montepaschi non ne sai niente???

Proseguiamo.

“Fortunatamente la crisi ha riguardato solo una porzione limitata di banche italiane. Il nostro sistema bancario nel suo complesso ha dimostrato durante la lunga recessione economica doti di resilienza non comuni nonostante la crescita delle sofferenze, una buona parte delle quali peraltro opportunamente coperte da rettifiche in bilancio e da garanzie reali adeguate. Abbiamo istituti solidi, che hanno inoltre quantitativi irrilevanti di titoli cosiddetti di livello 3 (derivati e simili) nei propri bilanci, a differenza di altri Paesi europei molto bravi a scrivere le regole comuni, meno bravi a rispettarle. E va altresì ricordato che l’Italia non ha – sino a tutto il 2016 – attivato aiuti pubblici di significativo rilievo per il salvataggio di banche, come invece è accaduto per somme di denaro enormi negli Stati Uniti e in molti Paesi europei, tra cui la Germania.”

Fortunatamente la crisi ha riguardato solo una porzione limitata di banche italiane??? Ma se hai appena sottolineato tu, poche righe sopra, che il dissesto e/o la cattiva gestione riguardava “diversi istituti bancari” adesso sono già diventate una “porzione limitata”??? Non chiedo tanto, ma un minimo di coerenza!

E’ vero poi che lo Stato, a differenza di quanto accaduto in altre parti del mondo, non ha attivato aiuti pubblici, ma semplicemente perché non glielo hanno permesso!!!  Solo recentemente, quando la situazione è praticamente esplosa hanno concesso l’aiuto pubblico di 20 miliardi per salvare (ma salvare cosa?) dal fallimento la terza più grande Banca del Paese.

Ed ancora

“Per quanto riguarda le Popolari, alcune banche più strutturate e meglio gestite sono riuscite a superare la crisi, altre invece hanno vissuto o stanno tuttora vivendo profondi dissesti. Ma una domanda di fondo gli esperti dovrebbero porsela. Che cosa sarebbe potuto accadere al sistema bancario italiano, anche in termini di rischi di contagio e di panico tra i risparmiatori, se il Governo non avesse prontamente realizzato la riforma delle Banche popolari?”

Matteo mi dici quali Popolari “più strutturate e meglio gestite sono riuscite a superare la crisi”??? Me ne dici una sola??? Fra quelle quotate non ce n’è una che abbia perso meno del 75% in Borsa, per non parlare di quelle non quotate!!!

Ed arriviamo al paradosso! Caro Matteo, è stata proprio la tua riforma delle Banche popolari (ovviamente dettata da Bruxelles e Francoforte) a creare il caos e far crollare il nostro sistema bancario, secondo te, invece, lo avrebbe addirittura salvato??? Per fortuna!!! Vai a raccontare questa storia a coloro che hanno perso tutti i loro risparmi, vedrai che ti dicono!!!

Ma andiamo avanti.

“Che cosa sarebbe potuto succedere se la “governance” delle Popolari non fosse stata finalmente modificata, ponendo così fine a quel modello di vertici auto-referenziali, superpagati e immodificabili nel tempo che ha favorito anche diversi casi conclamati di mala gestio? Va ricordato che da almeno due decenni veniva auspicata una riforma delle Banche popolari ma essa è sempre stata ostacolata, oltre che dalle resistenze opposte dalle Popolari stesse, anche da un ampio fronte di forze politiche e sindacali trasversali, locali e nazionali. L’aveva proposta il ministro Ciampi con il dg del Tesoro Draghi, personalità la cui autorevolezza non necessita commenti.”

Tutta colpa della “governance”? Non c’entra nulla una crisi che continua a protrarsi a causa di una moneta, per noi  ipervalutata, che ha distrutto il nostro sistema economico??? Ed ancora. Adesso, dopo la tua riforma, i megamanager si accontentano di stipendi da fame? Ti informo che alla Popolare di Vicenza, dopo la tua riforma, è arrivato un Amministratore delegato, tal Francesco Iorio, rimasto in carica per un anno e mezzo, che si è accontentato della modica cifra di 10.000 euro … AL GIORNO!!!  

E poi. Chi, da due decenni, “auspicava” una riforma delle Banche popolari? Ti informo che queste Banche avevano svolto un compito fondamentale per lo sviluppo dei territori DA 150 ANNI e lo avevano fatto nel migliore dei modi!!! Ed i nostri padri costituenti, proprio perché avevano a cuore lo sviluppo economico dell’Italia, avevano previsto un sistema bancario strutturato in un certo modo, e lo straordinario sviluppo  che ha avuto il nostro Paese, quando avevamo la nostra moneta, è stato dovuto in larga parte alla presenza capillare sul territorio di tutta la penisola proprio delle Banche popolari!!!

E la riforma  “L’aveva proposta il ministro Ciampi con il dg del Tesoro Draghi, personalità la cui autorevolezza non necessita commenti”??? Ma se sono state le due persone che hanno svenduto l’Italia!!! Se vuoi avere una opinione autorevole vai a rileggerti il giudizio che dava di Draghi il Presidente Cossiga!!!

“Ma nessuno era riuscito a vincere il muro di gomma finché non abbiamo realizzato un decreto legge e posto la questione di fiducia. Abbiamo operato tale cambiamento sia perché convinti che il modello delle Popolari, nel caso degli istituti di maggiori dimensioni, fosse ormai obsoleto da tempo, sia perché si riteneva che, in assenza di una urgente riforma, diverse banche visibilmente mal gestite avrebbero potuto completamente collassare in tempi brevi, penalizzando dunque non solo gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati ma anche un numero enorme di obbligazionisti ordinari e depositanti.”

Ma che dici Matteo?!? Quella disastrosa riforma ci è stata imposta dall’Europa, è una direttiva europea che noi, visto che abbiamo ceduto la nostra sovranità, abbiamo dovuto recepire!!!  La verità è l’esatto contrario, le Banche popolari sono collassate perché dall’Europa ci hanno legato le mani e stiamo tutt’ora sopportando una crisi economica che sta durando più di una guerra mondiale!!! Tu non hai salvato un bel nulla!!!

“La riforma delle Popolari, d’altro canto, avrebbe anche creato le premesse per favorire (come è già accaduto nel caso di Banco-Bpm) le aggregazioni tra le stesse banche, con l’obiettivo di un aumento della loro efficienza. Nei casi di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è emerso a poco a poco un vero e proprio scandalo finanziario che è stato “scoperchiato” proprio grazie alla accelerazione impressa dalla riforma delle Popolari e alla contemporanea azione della vigilanza europea. Il dissesto delle due popolari venete, infatti, è originato principalmente da comportamenti scorretti dei vertici degli istituti per troppo tempo sottovalutati o, peggio, tollerati, anche a livello locale, mentre il regime del voto capitario e l’abuso delle deleghe contribuivano a mantenere lo status quo in un quadro di assoluta mancanza di trasparenza nei riguardi dei piccoli azionisti e dei risparmiatori.”

Fusione Banco-BpM un successo??? Ma caro Matteo, se è proprio di questi giorni la notizia che le azioni su cui gli azionisti hanno esercitato il diritto di recesso in relazione alla trasformazione in Spa ed alla fusione tra Banco Popolare e BpM … SONO RIMASTE INVENDUTE!!! E poi basta che tu vada a vedere cosa è accaduto in Borsa dopo l’annuncio della fusione fra i due Istituti!!!

Ed ancora, per quanto riguarda le Popolari venete, certamente i comportamenti della vecchia dirigenza sono stati scorretti, ma l’attuale situazione è senza dubbio derivata dallo sconquasso del nostro sistema economico. Vicenza era la capitale di due “distretti industriali” floridissimi, fino ad alcuni anni fa, quello orafo e quello conciario, ebbene, vai a vedere oggi come sono ridotti! Devastati dalla crisi.

Ed infine caro Matteo, il regime del voto capitario per decenni è stato una garanzia di “democrazia” e non una mancanza di trasparenza.

“Sollevato il velo che copriva i reali conti patrimoniali dei due istituti, i valori delle azioni di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, fissati dai vertici delle due banche senza alcun reale riferimento di mercato, si sono pressoché azzerati. E senza il deciso intervento del Governo e la riforma delle banche popolari da esso voluta è facile immaginare quali maggiori perdite si sarebbero potute produrre tra i risparmiatori se le due banche avessero continuato a operare con i vecchi vertici e con la vecchia strategia (magari anche con qualche nuovo disastroso aumento di capitale a prezzi fuori mercato) fino al definitivo e inesorabile fallimento, con il coinvolgimento anche dei depositi non garantiti.”

Che il valore delle azioni fissato dalla vecchia dirigenza dalle Banche venete, così come da tutte quelle non quotate in Borsa, fosse artificialmente gonfiato lo abbiamo detto prima noi! E da anni! Non è certo un merito tuo, anzi! Ma oggi se i vecchi soci accettano il ristoro proposto incasseranno il 15% del valore del loro investimento e purtroppo, caro Matteo, pur essendo una miseria ed un dramma per tanti risparmiatori, gli azionisti delle Banche venete non hanno perso di più della media degli azionisti di tutte le altre Banche italiane!!! Questa è la drammatica verità! Anzi, gli azionisti di BPVi e Veneto Banca, sempre se accetteranno la proposta loro fatta, quindi perdendo l’85% del loro investimento, dovranno paradossalmente sentirsi più fortunati degli azionisti di Unicredit che dal 2007 hanno perso oltre il 92%, di quelli di Banco Popolare che hanno perso il 97% del loro investimento, per non parlare degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena che, ben che andrà a finire, perderanno più del 99%!!!

E di tutta questa catastrofica distruzione di ricchezza il tuo Governo, durato tre anni, non ha colpe???

“A fine 2015, nell’imminenza dell’avvio del bail in, il caso della anticipata risoluzione delle quattro banche regionali minori (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti) ha fatto perdere di vista la dimensione complessiva della crisi delle Popolari che il Governo si è trovato ad affrontare, forse anche per l’attenzione mediatica peculiare dedicata a Banca Etruria. La realtà è che il salvataggio delle 4 banche regionali minori ha messo al sicuro i risparmi di circa 1 milione di correntisti e obbligazionisti per un controvalore di circa 12 miliardi di euro (oltre ai depositi già garantiti). Inoltre il Governo ha anche predisposto, compatibilmente con le norme europee e dopo una impegnativa trattativa con Bruxelles, significative misure di rimborso per i piccoli obbligazionisti subordinati colpiti.”

Ma con che faccia!!! Perché non vai a dire queste cose davanti agli azionisti ed agli obbligazionisti di queste quattro Banche? Forse non ti basterebbe nemmeno un battaglione della Folgore per proteggerti.

“Una cosa è certa. La riforma delle Popolari scardina il potere di rendita dei potentati locali e tutela i risparmiatori garantendo i depositi, oltre che i posti di lavoro dei dipendenti delle banche stesse.”

Questa non la commento neppure!!!

E per concludere:

“Come nel caso della povertà o del JobsAct, anche nel caso della crisi delle banche è facile parlare al bar o movimentare i talk show. È più difficile invece affrontare seriamente i problemi, metterci la faccia e cercare delle soluzioni concrete. Il mondo del credito dovrà cambiare ancora e la rivoluzione digitale trasformerà il modello di business, lo sappiamo. Ma questa sfida va giocata a viso aperto. Noi lo possiamo fare perché non abbiamo scheletri nell’armadio, anzi: aspettiamo con curiosità che il Parlamento approvi finalmente la commissione di inchiesta sulle banche. Sarà interessante andare a capire in questi dodici mesi le vere responsabilità, a tutti i livelli istituzionali e politici: i dodici mesi che ci separano dalla fine della legislatura consentiranno un lavoro serio e sistematico, ne sono certo. Per me, per noi, la parola trasparenza è un concetto irrinunciabile. Spero lo sia anche per tutti gli altri partiti e soggetti coinvolti.”

E’ chiaro che affrontare i problemi e risolverli non è facile, ma il tuo Governo, soggiacendo ai diktat europei, li ha solo aggravati!!! Finché continueremo ad usare una moneta non nostra, che non controlliamo e soprattutto che è evidentemente sopravvalutata rispetto alla nostra economia, continueremo a distruggere il nostro apparato industriale e di conseguenza il nostro sistema bancario.

Insomma caro Matteo, la batosta che hai ricevuto al referendum, che non era un giudizio sulle riforme costituzionali, ma una bocciatura senza appello a te ed al Governo che hai diretto, non ti ha insegnato nulla, continui imperterrito con la tua mistificazione della verità!

E’ più forte di te, non riesci proprio a fare un minimo di autocritica. La colpa è tutta degli altri: economisti, opinionisti, media ecc. ecc. mentre il tuo Governo ha sempre agito per il bene del nostro Paese.

Poveri noi!

Il Capolavoro di De Benedetti: non solo ruba a Montepaschi, adesso si fa pagare dagli Italiani il buco delle aziende… un grazie di cuore agli amici in Parlamento…!

De Benedetti

 

 

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Il Capolavoro di De Benedetti: non solo ruba a Montepaschi, adesso si fa pagare dagli Italiani il buco delle aziende… un grazie di cuore agli amici in Parlamento…!

Una legge favorirà Sorgenia a danno dei colossi dell’energia. Così l’ex società dell’Ingegnere salvata da Mps avrà più clienti

In gergo finanziario si dice: «Se il debitore deve alla banca 10mila euro, il problema è suo; se le deve 10 milioni di euro, il problema è della banca».
A questa massima si può aggiungere una postilla: «se la banca e il debitore sono amici dello Stato, a pagare è il cittadino». Ed è questo, in buona sostanza, il succo di una serie di emendamenti al ddl Concorrenza che potrebbero avvantaggiare la utility Sorgenia, un tempo del gruppo Cir della famiglia De Benedetti e da un paio d’anni proprietà delle banche creditrici tra le quali c’è Mps.
Il ddl Concorrenza 2015, che da agosto è in commissione Industria al Senato presieduta da Massimo Mucchetti (Pd), prevede la fine del mercato tutelato di elettricità e gas a partire dal primo luglio dell’anno prossimo. I clienti del servizio di maggior tutela entro quella data dovranno passare a una delle offerte di mercato libero dei vari operatori (le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra da tempo perché prevedono rincari). Ma che cosa succede a chi non eserciterà l’opzione per inesperienza o semplice dimenticanza? Lo spiegano due emendamenti all’articolo 27 approvati in commissione, uno di Francesco Scalia (Pd) e l’altro di Aldo Di Biagio (Ncd): sarà garantito un servizio di salvaguardia «attraverso procedure concorsuali per aree territoriali e a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero».
Il governo, secondo fonti bene informate, avrebbe già in preparazione un altro emendamento che disciplina nel dettaglio lo svolgimento delle aste precorrendo i tempi del decreto attuativo – d’uopo in simili occasioni – e stabilendo limiti rigidissimi di quote di mercato, che dovranno essere inferiori al 50%, per la partecipazione alle gare. Una sollecitudine un po’ sospetta per un ddl che da due anni vaga per il Parlamento. L’identikit dei potenziali partecipanti è presto svelato: a quelle gare non potrebbero partecipare Enel e le utility delle grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli. A tutto vantaggio di operatori su scala nazionale quale è appunto Sorgenia.
Se si considera che il volume d’affari ipotizzato per i servizi elettrici forniti a coloro che non eserciteranno l’opzione per il mercato libero è di almeno 500 milioni di euro, è legittimo dubitare della trasparenza delle procedure vista l’esclusione ex ante degli operatori incumbent che, tra l’altro, essendo a partecipazione pubblica, garantiscono dividendi al tesoro o ai Comuni azionisti. Ecco, è una questione di dirottamento di dividendi. Sorgenia, di proprietà delle banche dopo che Cir non era riuscita a far fronte a 1,8 miliardi di debiti (600 milioni in capo a Mps, oggetto di salvataggio pubblico da 6,7 miliardi), ha bisogno di un afflusso di risorse che le consentano di rimettersi in carreggiata facendo recuperare ai soci una piccola parte dei crediti trasformati in azioni e in nuovi finanziamenti. Il presidente dell’Authority Energia, Guido Bortoni (in scadenza nel 2018 e in cerca di ricollocazione), ha detto che «non saranno messi all’asta i clienti, ma il servizio». Le perplessità restano.
Tratto da: Il Giornale

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

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spesa pubblica

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Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

Matteo Renzi sostiene di avere utilizzato al massimo possibile le forbici della spending review, e di non avere più spazi a disposizione, perché nel solo 2016 avrebbe già tagliato la spesa pubblica di ben 25 miliardi. Come sempre il premier legge a modo suo cifre che spesso la realtà gli ributta in faccia, e lo fa sia per ragioni propagandistiche (Renzi è perennemente in campagna elettorale) che per la necessità di utilizzare la presunta buona pratica di fronte a quei cagnacci della commissione europea che non vogliono concedergli la flessibilità di finanza pubblica che ha chiesto. Di solito pochi fanno il controcanto alle sparate del premier italiano. La sorpresa è arrivata ieri da il Foglio. Perché a fare un puntuto contraddittorio a Renzi è stata una economista che è anche un’amica di famiglia, comeVeronica De Romanis. Una economista di primissimo piano che è anche la consorte di Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che spesso viene annoverato in cima alla lista dei potenti renziani. La De Romanis ha smentito il premier, ricordando come il taglio di spesa non sia affatto di 25 miliardi di euro, ma addirittura inferiore ai 400 milioni. Per farlo ha utilizzato un documento dello stesso governo Renzi sulla legge di stabilità 2016, scritto dalla Ragioneria generale dello Stato. Ecco quanto scrive la De Romanis: «I risparmi per 25 miliardi di euro realizzati nel 2016 – grazie a iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e alla legge di Stabilità 2016 – hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell’ occupazione».

I dettagli di queste misure non sono illustrati nella Nota, tuttavia una cosa è chiara: i tagli effettivi non possono essere 25 miliardi di euro dal momento che sono stati utilizzati per coprire incrementi di “altra” spesa pubblica. Per sapere a quanto ammontano i tagli “netti” per il 2016, anche in questo caso, bisogna andare sul sito del Mef. Nella tabella a pagina 4 del documento redatto dalla Ragioneria generale dello stato («La Manovra di Finanza Pubblica per il 2016-2018»), si evince che, per l’anno 2016, la cifra totale della «variazione netta delle spese» è pari a 360 milioni di euro, di cui 41 di spesa corrente e 319 di spesa in conto capitale». Da cosa deriva quella incredibile differenza? Da un particolare che Renzi omette nei suoi comizi: la spesa non è stata tagliata, ma semplicemente spostata da un capitolo all’ altro. La De Romanis è perfino tenera nel sottolinearlo, parlando di «qualificazione della spesa», ossia di un migliore utilizzo delle risorse pubbliche.

Che però escono dalle casse dello Stato, finanziate dalle entrate, esattamente come avveniva prima. «Quello che emerge dai dati è che il governo», scrive la De Romanis, «più che tagliare la spesa pubblica, l’ha spostata da un capitolo a un altro: una linea destinata a proseguire con l’implementazione della riforma della pubblica amministrazione. Del resto, che questo sarebbe stato l’approccio seguito lo aveva precisato lo stesso ministro della Funzione pubblica al momento della presentazione del ddl delega: «Non so quanti risparmi porterà la riforma della Pubblica Amministrazione e sono contenta di non saperlo perché l’ impostazione non è di spending review: non siamo partiti dai risparmi».

Insomma, tagliare non sembra essere una priorità. Ma tagliare la spesa è l’unica via per crescere, spiega l’economista: l’opposto da quanto sostenuto dal premier italiano. Lei cita «i paesi che nell’ultimo quinquennio hanno tagliato la spesa pubblica come l’Inghilterra (dal 48,8 al 43 per cento), la Spagna (dal 46 al 43,3 per cento) o l’Irlanda (dal 47,2 al 35,9 per cento) crescono, rispettivamente, del 2,3 per cento, del 3,2 per cento e del 6,9 per cento. L’Italia, che nello stesso periodo ha incrementato la spesa pubblica dal 49,9 al 50,7 per cento, è ferma allo 0,8 per cento». Un de profundis per le politiche economiche dell’esecutivo. Che fa ancora più male perché nasce in casa. Ma che non è diverso dall’analisi di altri osservatori tecnici.

spesa pubblica

fonte: http://www.grandecocomero.com/questa-donna-smaschera-le-balle-di-matteo-renzi-ecco-cosa-ha-avuto-il-coraggio-di-raccontare/

 

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!