Tutti i regalini che il governo Renzi-Gentiloni ci ha lasciato in eredità per questo 2018 e su cui in Tv è stato ordinato il silenzio assoluto!

 

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Tutti i regalini che il governo Renzi-Gentiloni ci ha lasciato in eredità per questo 2018 e su cui in Tv è stato ordinato il silenzio assoluto!

M5S: ‘Ecco la stangata del governo Gentiloni sulle famiglie’

Riportiamo di seguito il post pubblicato sul Blog Delle Stelle:

“Il 2018 ha debuttato nel segno dell’educatissimo e moderatissimo Gentiloni al governo del Pd. Ma mentre la grande stampa strombazza i dati di una crescita che nessuno ha percepito, ecco che invece qualcuno si preoccupa di ricordare agli italiani quale mazzata, tutt’altro che moderata, arriverà sui bilanci delle famiglie.

L’Adusbef, un’affidabile associazione dei consumatori, ha stimato una stangata da 952 euro a nucleo. Ecco, poi, perché avanzano povertà ed esclusione sociale.

Saliranno Rc Auto, tanto per cambiare, e spese per trasporti. Ma anche Tari ed esborsi per la scuola o i servizi professionali e bancari. Nel dettaglio, si parla, in media, di +40 euro sui pedaggi autostradali, +97 per il trasporto, +49 per la Tari, +45 per l’acqua, +55 per i ticket sanitari, +25 per le assicurazioni auto, +18 per le tariffe postali, +156 per la tariffe professionali e più 38 euro per i costi dei conti correnti bancari.

Questi dati ci spiegano bene perché poi 18 milioni di italiani siano a rischio povertà. Con una percentuale, secondo Istat, passata dal 28,7 al 30% solo dal 2015 al 2017, negli anni dei governi di Renzi e del moderato Gentiloni.

Loro sono quelli bravi e capaci? Sì, bravissimi a farsi i fatti loro a scapito degli italiani.”

Nella giornata di ieri il candidato premier dei 5 Stelle Luigi Di Maio ha proposto di dare una “pensione di cittadinanza” a chi vive sotto la soglia minima di povertà. Una proposta che però non è piaciuta ai parlamentari del Pd, i quali l’hanno derisa,

adinanza_mai_piu_sotto_la_soglia_di_poverta.html” rel=”noopener” target=”_blank”>ha commentato Di Maio,

nonostante siano “rappresentanti di quel partito che in teoria dovrebbe dimostrare una certa sensibilità verso temi come la povertà e l’emarginazione sociale”. Evidentemente, ha aggiunto l’esponente pentastellato, “l’unico tema a cui sono rimasti sensibili sono i loro privilegi”.

Di Maio ha anche spiegato che “se queste persone si tagliassero lo stipendio o rinunciassero al vitalizio, come abbiamo fatto noi del MoVimento 5 Stelle, trovare le coperture per dare una pensione decente ai tanti anziani che non arrivano a fine mese non sarebbe un problema”.

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/01/21/m5s-la-stangata-del-governo-gentiloni-sulle-famiglie/

Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della Pm che archiviò Renzi – Tu chiamale, SE VUOI, coincidenze…

 

Nardella

 

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Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della Pm che archiviò Renzi – Tu chiamale, SE VUOI, coincidenze…

 

Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della pm che archiviò Renzi
Coincidenze – Chiamata diretta per “il patto per la giustizia”

Come Matteo Renzi anche Dario Nardella nutre aspirazioni da talent scout. E se il rottamatore nel 2009, da sindaco di Firenze, nominò nella controllata Publiacqua la giovanissima – appena 28enne – Maria Elena Boschi, ora il suo erede a Palazzo Vecchio, Dario Nardella, tenta altrettanto e scommette su Celeste Oranges, anche lei 28enne, come Boschi laureata in legge e al suo primo impiego. Ma per quanto abbiano molte cose in comune – sono pure entrambe nate a Montevarchi, in provincia di Arezzo – difficilmente Nardella riuscirà a eguagliare quanto il suo Principe ha fatto per Maria Elena. Inizia dal tentare di evitare gli stessi errori, tanto che nella scelta sembra aver tenuto conto anche dei genitori così da non incappare in un nuovo caso Etruria. E Celeste Oranges ha natali specchiati: la mamma, Acheropita Mondera Oranges, dal 6 giugno guida la procura della Corte dei Conti della Toscana dopo esserne stata a lungo viceprocuratore generale.

Un ruolo piuttosto rilevante, considerati i burrascosi trascorsi con i giudici amministrativi avuti sia da Renzi sia dallo stesso Nardella: i bilanci di entrambi sono stati sovente bocciati. L’ex premier si era visto contestare anche spese per 20 milioni negli anni in cui ha guidato la Provincia di Firenze, poi finito in nulla. Un altro fascicolo, sempre della Corte dei Contie sempre relativo al periodo in cui Renzi era presidente di Palazzo Medici Riccardi, si è chiuso solo nel settembre 2014. Ironia della sorte: fu proprio Acheropita Mondera Oranges, in veste di viceprocuratore generale, a formulare la richiesta d’archiviazione dell’allora premier decretando che il danno erariale era da attribuire agli amministratori e non ai vertici politici. Eppure fu Renzi a nominare ben quattro dirigenti per sostituirne uno, portando i costi da 3,5 milioni di euro del 2006 a 4,2 milioni.

Nardella sarà sicuramente all’oscuro della coincidenza e, come fa sapere Palazzo Vecchio, la nomina di Celeste Oranges è dovuta “alla necessità di creare un gruppo di lavoro specifico con determinati profili professionali”. Nel decreto di nomina del “sindaco metropolitano” Dario Nardella il 26 ottobre 2017 si fa riferimento al “patto per la giustizia della città metropolitana di Firenze” e alla “individuazione di una figura specializzata in ambito giuridico”. L’incarico prevede un compenso annuo di 47mila eurolordi e viene assegnato a Celeste Oranges “visto il curriculum” da lei presentato, scrive Nardella nel decreto. L’unico curriculum, trattandosi di chiamata diretta, è allegato all’atto. Dopo una laurea magistrale in legge conseguita nel 2014 con una votazione di 106/110 svolge 6 mesi di pratica legale nello studio di Gaetano Viciconte. Poi frequenta vari corsi. Dal giugno 2016 è tirocinante presso la procura della Repubblica di Firenze, nel settembre dello stesso anno frequenta il corso di preparazione al concorso per magistrato ordinario tenuto a Roma da Rocco Galli, infine, nel 2017 frequenta un master universitario di secondo livello in Criminologia presso l’università Internazionale di Roma. Queste le voci indicate come “istruzione e formazione”. Esperienze professionali? Nessuna. Lasciate in bianco anche le “capacità e competenze personali”. Tra quelle tecniche, invece, Oranges annovera, testuale: “Conoscenza informatica Office discreta”, “conoscenza Internet discreta”, “superamento del testo obbligatorio per il corso di laurea Magistrale in Giurisprudenza”. Infine le “capacità e competenze artistiche”: “Attitudine alla grafica, ritrattistica ed all’arte canora”. Sarà forse questo ad aver colpito il sindaco Nardella. Lui, appassionato violinista sopraffino, recente massacratore del finale della Carmen, avrà apprezzato le doti artistiche.

fonte:

Leggi che un tizio che ha 319 milioni di euro di debito con MPS pranza con il Presidente del Consiglio, e questi gli dà pure dritte sulle riforme delle banche, e ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”. Ma non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella” …e capisci in che paese di merda ti trovi!

De Benedetti

 

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Leggi che un tizio che ha 319 milioni di euro di debito con MPS pranza con il Presidente del Consiglio, e questi gli dà pure dritte sulle riforme delle banche, e ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”. Ma non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella” …e capisci in che paese di merda ti trovi!

 

Ricordate la lista dei 100 debitori nell’elenco di Monte dei Paschi di Siena?

Quella che volevano tenerci nascosta?

Quella che qualche giornale ha pubblicato?

Quelle su cui è calato l’assoluto silenzio?

Tra i grandi debitori non possono passare inosservati i più di 300 milioni di Sorgenia Power. La cifra riportata è una di quelle più cospicue presenti nell’elenco dei 100 debitori di Monte dei Paschi di Siena. Sorgenia quando era di proprietà di Carlo De Benedetti e family, ha creato un buco di 319 milioni di euro sino al 30 settembre 2017…!

Ed ora…

Banche Popolari, l’intercettazione di De Benedetti: “Il decreto passa, me l’ha detto Renzi” …Così l’ebetino fece guadagnare 600.000 Euro al suo amico, alla faccia della povera gente che ci rimise pure le mutande!

Ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”…?

Non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella”…

Guarda QUI il video dell’arroganza di Renzi nei confronti dell’anziana contestatrice

…e capisci in che paese di merda ti trovi!

 

By Eles

L’uomo che sussurrava a De Benedetti – In un Paese civile volerebbero le manette, ma noi siamo in Italia…!

De Benedetti

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L’uomo che sussurrava a De Benedetti – In un Paese civile volerebbero le manette, ma noi siamo in Italia…!

 

L’uomo che sussurrava a De Benedetti – Alessandro Di Battista

Scrive Alessandro di Battista su Facebook:

“‘L’UOMO CHE SUSSURRAVA A DE BENEDETTI’

– Gennaio 2016, Renzi dichiara: “Monte dei Paschi di Siena è risanata, ora investire è un affare”. Magari qualcuno gli avrà creduto e avrà seguito il suo consiglio. Risultato? Perdita clamorosa perché il valore dei titoli di MPS da quel giorno è crollato.

– Gennaio 2015, Renzi rivela a De Benedetti l’imminente approvazione del decreto sulle banche popolari. L’Ingegnere chiede subito al suo broker di comprare azioni delle banche coinvolte dal decreto. Ovviamente il decreto viene approvato dal Consiglio dei Ministri e l’Ingegnere De Benedetti fa un affare da 600.000 euro di plusvalenze.

IN UN PAESE NORMALE SUCCEDEREBBE QUESTO:

1. Si indignerebbero tutti quanti di fronte a questi comportamenti vomitevoli.
2. I giornalisti de La Repubblica dimostrerebbero dignità e scriverebbero la verità, anche se questa va contro gli interessi del loro padrone!
3. Gli elettori del PD caccerebbero Renzi a calci nel culo dal loro partito, un partito diventato ormai una cloaca di interessi privati e oscenità politiche.
4. I TG e le trasmissioni di informazione invierebbero giornalisti e operatori sotto casa di Renzi e di De Benedetti e farebbero partire dirette, approfondimenti, insomma, informerebbero.

IN ITALIA, IL “PAESE DEL SOTTOSOPRA” INVECE SUCCEDE QUESTO:

1. Si indignano soltanto coloro che sono stati correttamente informati, tutti gli altri non ci capiscono nulla.
2. I giornalisti de La Repubblica (e molti altri) cercano di nascondere il più possibile questa notizia clamorosa.
3. Alcuni (sempre meno grazie a Dio)

elettori del PD, spaventati ormai da anni dal sistema mediatico rispetto ad una possibile vittoria del Movimento 5 Stelle difendono l’indifendibile. Lo fanno anche per non ammettere a loro stessi un fallimento totale.
4. Molti TG e molte trasmissioni di “informazione” si occupano di “spelacchio”, mandano giornalisti a Piazza Venezia sotto un albero piuttosto che sotto casa di De Benedetti o di Renzi.

Io ho passione e voce. Il 1 febbraio partirò in tour in camper e girerò tutte le regioni d’Italia. Ripeto, tutte. Sarò in piazza, farò dirette su dirette e se necessario ci andrò io nella cittadina di Renzi. Incontrerò fisicamente o in rete centinaia di migliaia di italiani. Farò il mio dovere e, con i miei mezzi, informerò più persone possibile anche su quest’ultima indecenza che avrebbe stroncato la carriera politica e imprenditoriale di chiunque, ma non di Renzi e De Benedetti…per lo meno ancora no…”

Banche Popolari, l’intercettazione di De Benedetti: “Il decreto passa, me l’ha detto Renzi” …Così l’ebetino fece guadagnare 600.000 Euro al suo amico, alla faccia della povera gente che ci rimise pure le mutande!

 

De Benedetti

 

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Banche Popolari, l’intercettazione di De Benedetti: “Il decreto passa, me l’ha detto Renzi” …Così l’ebetino fece guadagnare 600.000 Euro al suo amico, alla faccia della povera gente che ci rimise pure le mutande!

Banche Popolari, l’intercettazione di De Benedetti: “Il decreto passa, me l’ha detto Renzi”

Nel testo di un’intercettazione telefonica diffusa dal Corriere della Sera, in un dialogo tra Carlo De Benedetti e un professionista di investimenti, l’ingegnere patron del Gruppo L’Espresso rivela di essere a conoscenza della sicura approvazione del decreto banche, effettivamente varato 4 giorno dopo, anticipata dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

L’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi rassicurò l’ingegner Carlo De Benedetti sulla sicura approvazione del decreto banche. A rivelare questa circostanza – avvenuta il 16 gennaio 2015, a 4 giorni dal varo del decreto banche – è un’intercettazione telefonica rimasta finora segreta e allegata a un fascicolo d’inchiesta che la procura di Roma ha trasmesso alla commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Nella trascrizione dell’intercettazione, diffusa da Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, l’ingegner De Benedetti, parlando con un professionista ingaggiato per curare i propri investimenti in Borsa, dichiara di essere a conoscenza della sicura approvazione del decreto banche, circostanza che gli permise di investire 5 milioni di euro guadagnando 600mila euro di plusvalenza in poco tempo.

“L’indagine per insider trading fu avviata tre anni fa su segnalazione della Consob che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. In particolare De Benedetti aveva investito 5 milioni di euro con Romed spa guadagnando 600 mila euro. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi”, spiega il Corriere della Sera.

Il 13 febbraio scorso il presidente Giuseppe Vegas  spiegò come la Consob “ha rilevato la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala” con acquisti effettuati prima del 16 gennaio, ovvero prima che si sapesse “dell’intenzione del governo di adottare il provvedimento”. Tra i casi citati non solo quello di De Benedetti, ma anche quello del finanziere Davide Serra, che avrebbe ottenuto guadagni con la sua Algebris. Gli atti Consob vengono trasmessi alla Procura di Roma che procede con l’iscrizione nel registro degli indagati Bolengo e successivamente interroga De Benedetti e Renzi come persone informate dei fatti. Sia Renzi che De Benedetti confermano di aver parlato e di essersi visti nei giorni precedenti al varo del decreto banche, ma negano si sia verificato uno scambio di informazioni privilegiate. “Alla riforma delle banche si dedicarono cenni del tutto generici e non fu riferito a De Benedetti nulla di specifico su tempi e strumento giuridico”, dichiarò Renzi.

Il fascicolo ora al vaglio della commissione d’inchiesta è rimasto segreto fino a oggi in quanto il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Stefano Pesci chiesero l’archiviazione dell’indagine. Secondo i magistrati, infatti, non sarebbe stato commesso insider trading perché nella telefonata “De Benedetti si limita ad affermare di aver appreso di un intervento: espressione polivalente che nulla apporta in più rispetto a quanto ben noto a Bolengo. Ma anche che l’intervento sarebbe stato realizzato in tempi brevi, ma non necessariamente brevissimi e comunque non determinanti”.

Il testo dell’intercettazione
È il 16 gennaio 2015. De Benedetti parla al telefono con Gianluca Bolengo, suo referente nella società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti. Il colloquio viene registrato così come previsto dalla normativa sulle intermediazioni finanziarie.

De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.

Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti… comunque non è…

De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi… una o due settimane.

Bolengo: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti.

De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?

Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.

De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.

Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.

De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.

Bolengo: Sì.

fonte: https://www.fanpage.it/banche-popolari-l-intercettazione-di-de-benedetti-il-decreto-passa-me-l-ha-detto-renzi/

 

 

 

“Buoni a nulla, ma capaci di tutto” – Marco Travaglio massacra il Pd di Renzi!

 

Marco Travaglio

 

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“Buoni a nulla, ma capaci di tutto” – Marco Travaglio massacra il Pd di Renzi!

Paolo Gentiloni domenica sera ha detto da Fazio che “nessuno ha una squadra minimamente comparabile a quella del Pd”.

Una frase che a Marco Travaglio non è andata giù.

Il direttore del Fatto Quotidiano nel suo editoriale di oggi scaglia una tremenda invettiva ai governi Pd che si sono succeduti nell’ultima legislatura, mettendo in evidenza tutte le loro porcate.

Scrive Travaglio:

“Meglio la Ruota della Fortuna, cioè Matteo & his friends. Gente in gamba che il mondo ci invidia perché ha dimostrato di saperci fare, come possono testimoniare i lavoratori Alitalia, Ilva e Almaviva, gli abbonati Rai e i clienti delle banche. Non a caso, per dire, abbiamo mandato in giro per il mondo uno statista come Alfano travestito prima da ministro dell’Interno e poi degli Esteri. E abbiamo alla Pubblica Istruzione una falsa laureata, tal Fedeli, che scrive “traccie” al posto di tracce, ‘battere’ al posto di ‘batterio’ e dice ‘sempre più migliori’ e ‘sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse nelle aule scolastiche ma prosegua…’. E alla PA una tal Madia che ha copiato la tesi di dottorato, ma purtroppo non le leggi che ha scritto, infatti gliele han fatte a pezzi un po’ la Consulta un po’ il Consiglio di Stato un po’ i Tar. E alla Salute una diplomata al Classico, tale Lorenzin, che si crede esperta di vaccini, infatti vuole rifilarli a tutti. Meglio dunque restare in buone mani: quelle che negli ultimi sette anni, ma anche più indietro, ci han regalato solo miracoli. I 2.267 miliardi di debito pubblico (nel 2011 era a quota 1.897, poi è cresciuto di 53 l’anno), i 15 miliardi di debiti di Roma, i 3 di Torino, la crescita più bassa d’Europa, la disoccupazione (soprattutto giovanile) più alta, il record negativo di investimenti esteri e quello positivo di corruzione ed evasione. Le due leggi elettorali incostituzional

i (Italicum e Rosatellum). La nuova Costituzione scritta a quattro piedi da un’avvocaticchia etrusca, tale Boschi, e da un plurimputato, tal Verdini, bocciata da 2 elettori su 3. La Buona Scuola fallita e smantellata pezzo per pezzo persino dal governo Gentiloni. Il Jobs Act che sforna precari e, senza incentivi, fa tremare un milione di assunti per finta”.

Ma non è ancora finita. Il giornalista aggiunge:

“Gli 80 euro retrattili per un milione di lavoratori. Il bail-in a scoppio ritardato con i tre decreti sui non-rimborsi ai risparmiatori fregati dalle banche, mentre Renzi dormiva per non disturbare il referendum e la Boschi faceva il giro delle sette chiese per salvare l’Etruria del suo babbo. Il Fiscal compact e i trattati di Dublino votati in Europa dagli stessi partiti che in Italia s’indignano se l’Ue ci chiede di rispettarli. La legge-burla sulla legittima difesa con licenza di uccidere, ma solo di notte. Il Codice degli appalti pieno di svarioni e boiate che bloccano gli appalti. Le casette promesse ai terremotati ‘per Natale’ (senza mai specificare l’anno) e mai viste dalla metà dei destinatari. I figuroni in Europa con le multe da procedura d’infrazione, le 85 cause perse su 94 in dieci anni alla Corte da Strasburgo e il ritiro della candidatura di Padoan all’Eurogruppo per eccesso di ribasso. Il Rosatellum che, appena approvato, fa già schifo a chi l’ha scritto, tant’è che il pregiudicato ineleggibile B. può scrivere “Presidente” sul logo di FI e bisogna riesumare Tabacci per salvare la Bonino dalla fatica erculea di raccogliere 400 firme per circoscrizione. Il canone Rai infilato in bolletta dallo stesso clown che ora promette di abolirlo. Massì, teniamoci stretti questi campioni di capacità. Nel senso longanesiano del termine: ‘Buoni a nulla, ma capaci di tutto’.”

 

Caro idiota che col canone finanzi la propaganda elettorale di Renzi, sappi che i Tg che esultano perchè la disoccupazione scesa, udite udite, dall’11,1 all’11%, ti stanno prendendo per i fondelli!

 

disoccupazione

 

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Caro idiota che col canone finanzi la propaganda elettorale di Renzi, sappi che i Tg che esultano perchè la disoccupazione scesa, udite udite, dall’11,1 all’11%, ti stanno prendendo per i fondelli!

Tanto finto clamore per un risultato ridicolo. E nessuno ti dice, per esempio, che dei 65 mila nuovi posti di lavoro, ben 54 mila sono a termine, ALTRI PRECARI!

Ma tu stai sereno, lo vedi come dopo 4 anni di Renzi stiamo tutti meglio?

E sei contento che col tuo canone finanzi la propaganda che Renzi si fa sulla Tv di regime?

by Eles

Occupazione. Renzi trilla: “aumento, un dato storico”, Gentiloni lo segue. È vero, ma dei 497mila nuovi posti di lavoro ben 450 mila sono a termine, un “ennesimo boom”, dice Scacchetti (Cgil). I media diffondono notizie false.

I titoli sulla occupazione sono fatti in fotocopia. I media ancora una volta si prestano a volgari operazioni utilizzando i dati Istat, che fa di tutto per confondere le acque. I grandi online, compreso Huffington Post, hanno titoli che sembrano fatti in fotocopia. Non c’è neppure bisogno di “suggerimenti” da parte dei comunicatori di Palazzo Chigi, sempre pronti a dare “consigli”, rivelare “retroscena”. Renzi trilla pochi minuti dopo che Istat aveva diffuso la grande notizia sull’aumento dell’occupazione. Il  segretario del Pd annuncia trionfante che “in campagna elettorale contano i risultati non le promesse. Noi ci  presentiamo con un milione di posti di lavoro in più, Pil in salita e indicatori economici in più. Un dato storico”. Gentiloni per non rimanere indietro  gorgheggia: “A novembre il numero di occupati ha raggiunto il livello più alto da 40 anni e scende anche la disoccupazione giovanile. Si può e si deve fare meglio. Servono più che mai impegno e serietà, non certo una girandola di illusioni”. La televisione, quella pubblica in particolare, non si fa pregare. Esemplare il televideo Rai. Titola: “Occupazione al top dal 1977”. Nella foga dell’annuncio un clamoroso errore. Addirittura  si indica come dato del “top” il 2018.

Prosegue l’orgia della precarietà, lavoretti anche solo per pochi mesi

Se passiamo ai quotidiani online da La Repubblica al Corriere, alla Stampa si può parlare di un’orgia di occupazione, una overdose, quasi una droga. La parola d’ordine è il balzo degli occupati a novembre 2017 rispetto ad ottobre,il famigerato +65 mila. La disoccupazione é scesa, udite udite, dall’11,1 di ottobre a 11% di novembre, il grande salto è dello 0,1%. Se prosegui la lettura del comunicato Istat, scopri, quasi nascosto, che le 65  mila unità in più si devono esclusivamente ai dipendenti (+68 mila) il cui aumento è compensato, si fa per dire, da un calo degli indipendenti (-3 mila), cioè liberi professionisti, autonomi e imprenditori. E scopri che dei  65 mila in più ben 54 mila sono posti di lavoro a termine, anche per solo pochi mesi. Fanno statistica, si dirà. Ma si tratta di lavoretti, precarietà che cresce. Di “ennesimo boom dei contratti a termine”, parla Tania Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil in una dichiarazione che riportiamo a conclusione dell’articolo.

La riprova viene dai dati per fascia di età. La voce più rilevante della crescita degli occupati riguarda la fascia di età degli over 50 (+52 mila), a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile che mantiene sempre di più al lavoro persone che già hanno un impiego. La seconda fascia che cresce di più è però quella dei giovani (27 mila), seguita da quella 25-34 (+12 mila) mentre risulta in calo la fascia 35-49 (-27 mila). Proprio la crescita della fascia dei giovani offre, se ce n’era bisogno, la riprova che si tratta di lavoro precario, lavoretti appunto che portano il numero degli occupati a 23.183.000, aggiornando il record dal 1977, data di partenza delle serie storiche dell’istituto di statistica. Su base annua, la crescita degli occupati si concentra tra i lavoratori dipendenti (+497 mila, di cui +450 mila a termine e +48 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-152 mila). Calano anche gli inattivi. Guarda caso coloro che non cercano e non trovano lavoro calano di 61 mila unità. Grosso modo quanti sono gli assunti  con contratti a termine.

La dichiarazione rilasciata da Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil

“Ancora troppe poche luci nei dati sulla occupazione. Vanno evitati gli entusiasmi, necessario ripartire dagli investimenti e dal lavoro di qualità. I dati pubblicati da Istat sugli occupati e disoccupati di novembre – afferma la segretaria confederale della Cgil – sono ancora molto deboli per pensare a una svolta decisiva nella situazione della occupazione del nostro paese. La crescita  del numero degli occupati, infatti , è più debole che nel resto dell’Europa e si accompagna ad un evidente calo della qualità degli stessi. Se poi si raffrontano le ore lavorate risulta evidente che siamo ancora molto lontani dal recuperare i dati precrisi. L’ennesimo boom dei contratti a termine sancisce il fallimento delle politiche degli sgravi a pioggia e conferma che sono necessarie misure strutturali, a partire da un piano straordinario di investimenti per generare  occupazione stabile, a partire da quella giovanile e femminile, oltre che un intervento di riduzione del carico fiscale su lavoro e pensioni. La crescita della occupazione – conclude  Scacchetti – rimane poi marcata in particolare tra gli over 50 e non nelle fasce centrali di età che rischiano di pagare duramente questa fase storica”.

 

fonte: http://www.jobsnews.it/2018/01/occupazione-renzi-trilla-aumento-un-dato-storico-gentiloni-lo-segue-e-vero-ma-dei-497mila-nuovi-posti-di-lavoro-ben-450-mila-sono-a-termine-un-ennesimo-boom/

Crescita del Pil – L’Italia costantemente al penultimo posto al mondo negli ultimi 17 anni. 17 anni in cui siamo stati governati da Berlusconi e dal Pd (tranne la parentesi Monti, appoggiato da Berlusconi e Pd) – Però gli incompetenti sono quelli del M5s…!

 

crescita

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Crescita del Pil – L’Italia costantemente al penultimo posto al mondo negli ultimi 17 anni. 17 anni in cui siamo stati governati da Berlusconi e dal Pd (tranne la parentesi Monti, appoggiato da Berlusconi e Pd) – Però gli incompetenti sono quelli del M5s…!

A marzo mi raccomanda scegliete chi votare tra Berlusconi e Renzi – Gli artefici della nostra grande crescita – Dal 2000 a oggi Italia costantemente penultima al mondo per crescita del Pil. Peggio solo Haiti prima e Grecia poi…!

 

Da il Fatto Quotidiano:

Crescita, Ocse: “Dal 2010 a oggi Italia penultima tra i Paesi sviluppati per progresso del pil. Peggio solo la Grecia”

Fatto 100 il prodotto interno lordo del 2010, alla fine del secondo trimestre la Penisola resta a quota 99,1. La Germania segna 112, 6 punti, la Francia 107,6, il Regno Unito 114 punti, la Spagna 104,8 e gli Stati Uniti 115,2

Sette anni da fanalino di coda, o quasi. A fare i conti è l’Ocse, nel rapporto mensile relativo ai primi due trimestri del 2017. Il pil della Penisola, fatto 100 quello del 2010, resta a quota 99,1 punti. E l’andamento degli ultimi sette anni risulta il peggiore tra i paesi sviluppati dopo la Grecia e a parimerito con il Portogallo.

Qui l’articolo completo

Questo negli ultimi 7 anni, ma prima?

Allora leggete questo:

A marzo mi raccomando votate Berlusconi -L’artefice della nostra grande crescita – Dal 2000 Italia penultima nel mondo per crescita del Pil. Peggio di noi solo Haiti, ma perché devasta da un terremoto distruttivo!

Ma ricordate, gli incompetenti sono quelli del M5s!

by Eles

A marzo mi raccomando votate Berlusconi -L’artefice della nostra grande crescita – Dal 2000 Italia penultima nel mondo per crescita del Pil. Peggio di noi solo Haiti, ma perché devasta da un terremoto distruttivo!

 

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A marzo mi raccomando votate Berlusconi  -L’artefice della nostra grande crescita – Dal 2000 Italia penultima nel mondo per crescita del Pil. Peggio di noi solo Haiti, ma perché devasta da un terremoto distruttivo!

Vi ricordiamo questo articolo pubblicato qualche tempo fa, come pro-memoria per le prossime elezioni

Crescita, Italia penultima nel mondo dal 2000 peggio di noi solo Haiti

Penultimi davanti solo ad Haiti. Praticamente ultimi perché il paese caraibico è stato devastato dal terremotoe il crollo del suo Pil non fa testo. Negli ultimi dieci anni, dunque, siamo cresciuti meno di tutti. Nel mondo. Ci siamo piazzati al 179° posto su 180 paesi. I dati del Fondo monetario internazionale elaborati dal quotidiano spagnolo El Pais illustrano il nostro “decennio perduto”, il declino che c’ è stato e che continua. Dieci anni che hanno cambiato il mondo e che ci hanno lasciato in fondo alla classifica prigionieri dei nostri ritardi strutturali. Siamo stati i cinesi del mondo negli anni del miracolo economico, siamo diventati un paese-lumaca, praticamente fermo negli anni della globalizzazione. Nella prima decade del nuovo Millennio la ricchezza italiana è aumentata solo del 2,43 per cento. La grande recessione ci ha congelato e impoveriti: il Pil pro capite è indietreggiato ai livelli del 1998. Non per tutti è stato così. In fondo alla classifica ci siamo ritrovati con gli altri grandi malati in stagnazione permanente: il Portogallo (+6,47 per cento) e il Giappone (+ 7,30 per cento). Oppure con la Germania (172° posto con un Pil in crescita dell’ 8,68 per cento) che ha pagato pesantemente la recessione, ma che ora è ritornata, grazie all’ export, a fare da locomotiva. Distaccati tutti, però, dalle altre economie occidentali: dalla Francia, piazzata al 162° posto con un Pil che è cresciuto in dieci anni del 12,53 per cento, dalla Gran Bretagna (157°, + 15,41 per cento), dagli Stati Uniti (152°, + 17,77 per cento), dalla Spagna (144°, + 22,43 per cento) e dalla stessa Grecia (132°, + 28,09 per cento). Non c’ è stata gara con le cosiddette economie emergenti. Questo è stato il loro decennio: il loro Pil è aumentato cinque volte tanto quello delle economie tradizionali. Nella nostra debacle ci sono colpe le imprese, nella loro incapacità di innovare e adeguarsi a quello che Salvatore Rossi, direttore centrale della Banca d’ Italia, ha più volte chiamato il «cambio di paradigma tecnologico». Ma ci sono – tante – colpe della politica. Nel decennio considerato ha governato per sette anni il centrodestra di Silvio Berlusconi con due parentesi (governi Amato e Prodi) del centrosinistra. «È evidente – dice Enrico Letta, vicesegretario del Pd, sottosegretario a Palazzo Chigi con Romano Prodi – che ci sia una responsabilità prevalente di Berlusconi. Ma un decennio chiama in causa tutto il sistema perché non ci sono mai stati tanti anni così negativi. La nostra società avrebbe bisogno di una vera e propria “shakerata” per immettere in circolo un po’ di dinamismo. Sono mancate le riforme, a cominciare da quella del sistema fiscale che continua a mantenere un triplice record: quello del nero, quello della pressione sul lavoro e sulle aziende, quello che, a parte il Lussemburgo, premia di più le rendite. E poi è mancata una discussione sul lavoro e sui lavori. Dopo un decennio perduto, allora, è necessario subito un governo di responsabilità nazionale. C’ è un interesse “repubblicano” che va oltre gli schieramenti». Va da sé che i ritmi di crescita risentano del punto di partenza e che, dunque, più in basso si è e maggiori sono i margini di incremento. Ma certo fa impressione leggere che il Pil della Guinea Equatoriale (al primo posto) ha fatto segnare in dieci anni un + 387,45 per cento oppure quelli dell’ Azerbaigian (+ 276,24 per cento, in seconda posizione) e del Qatar che con un+ 251,11 per cento ha conquistato la terza posizione. La Cina, che era già partita nel decennio precedente è cresciuta del 170,86 per cento (sesta posizione) e l’ India, al ventesimo posto, ha accresciuto il Pil del 103,52 per cento. Il crollo italiano è dovuto innanzitutto alle pessime performance della produttività. Tra il 1997 e il 2003 è addirittura arretrata. Questo, appunto, è il nostro declino.

fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/29/crescita-italia-penultima-nel-mondo-dal-2000.html

Si parla tanto della tassa sui sacchetti bio, ma c’è anche di meglio, e qui si sono superati: ecco la tassa per andare in bicicletta in vigore al 1° gennaio!

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Si parla tanto della tassa sui sacchetti bio, ma c’è anche di meglio, e qui si sono superati: ecco la tassa per andare in bicicletta in vigore al 1° gennaio!

 

L’hanno già ribattezzata la “tassa sul sudore” e dal 1 gennaio 2018 colpisce i ciclisti italiani amatori, quelli che, prevalentemente nel fine settimana, partecipano a gare di paese o passeggiate organizzate in bicicletta. Ora dovranno pagare un canone di 25 euro l’anno alla Federazione Ciclistica Italiana (Fci) per ottenere una Bike Card e poter pedalare serenamente in gruppo. Lo scopo sembra quello di ripianare il deficit della Fci, ma le associazioni di ciclisti amatori già protestano. “Così si allontanano le persone dallo sport”, dichiara amaramente al Corriere della Sera l’organizzatore di Deejay Teen, detto Linus. “Se oltre all’iscrizione devo pagare un balzello aggiuntivo – in cambio di niente – non partecipo nemmeno”.

Bike Card senza “nessun servizio assicurativo”

Attualmente gli eventi amatoriali della bicicletta passa attraverso 19 Enti di promozione sportiva (Eps) riconosciuti e autorizzati dal Coni. Gli Eps rilasciano centinaia di migliaia di tessere dietro presentazione di un certificato medico. Un metodo che ora dovrebbe essere sostituito dalla Bike Card senza “nessun servizio assicurativo”.

Cosa dice Federciclismo

Così Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, difende la scelta: “Ma quale tassa la nostra è un’iniziativa politica per combattere chi ci fa concorrenza sleale con i contributi pubblici. I soldi serviranno a gestire servizi comuni come la giustizia sportiva. Non raccoglieremo più di 70-80 mila euro. Chi non vuole acquistare la Bike Card abbandoni gli enti e si tesseri direttamente con noi: siamo i più seri. La Bike Card offrirà comunque anche dei servizi. Quali? Ci penseremo. L’ha fatto l’atletica, possiamo farlo anche noi”.

Un vecchio “sogno” del Pd

Fatto sta che la “tassa sul sudore” o sulla “pedalata” è stata approvata alla chetichella il 22 dicembre. E vale poco consolarsi al pensiero che poteva arrivare anche di peggio. Un paio di anni fa un senatore del Pd, Marco Flavi, aveva infatti proposto in Commissione Lavori pubblici un emendamento a dir poco surreale, nel quale si parlava di una “definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”. Tra le associazioni di ciclisti era subito scattato l’allarme rosso. Per “idonea tariffa” s’intendeva di fatto una sorta di tassa simile a quella automobilistica mentre “modalità d’ identificazione” voleva dire targa. Capito? Il Pd ha tentato anche di targare le biciclette, roba da far impallidire persino i burocrati raccontati da Kafka. Fortunatamente non se n’è fatto nulla, ma la pulsione alla tassazione rimane una delle eredità più pesanti lasciate dal Pd al governo.

tratto da: http://www.stopeuro.news/stavolta-si-sono-superati-e-arrivata-anche-la-tassa-per-andare-in-bicicletta/