“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente” – Lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa! (Nota NON è una bufala come qualcuno sostiene)

Poletti

 

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“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente” – Lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa!
Nota: questo articolo NON è una bufala come qualcuno sostiene, vedi di seguito. 

 

Un sostegno al reddito pari a circa 320 euro al mese per un milione di poveri, accompagnato da un piano per la loro inclusione sociale. E’ la soluzione proposta dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, illustrata ieri in una intervista a Repubblica. La scorsa settimana, infatti, il governo ha approvato il disegno di legge delega ed entro sei mesi dal via libera del Parlamento arriveranno anche i decreti attuativi.

“E’ un cambiamento radicale – ha detto Poletti – perché nel nostro Paese non c’è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà. Vogliamo dare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente. E’ una riforma che vale almeno quanto il Jobs act. Chi riceverà l’assegno avrà alcuni obblighi, come mandare i figli a scuola o accettare un’occupazione”.

La riforma dovrebbe partire dal 2017, ma già da quest’anno potranno essere utilizzati i 600 milioni stanziati nella legge di Stabilità. L’obiettivo del governo è di fare crescere nel tempo sia l’indennità sia la platea di beneficiari, fino a coinvolgere tutti i quattro milioni di italiani in condizioni di povertà assoluta. Insomma, per un problema sociale urgente si procede per step e non con misure straordinarie. Ma aldilà di questo, c’è una domanda che vorremmo porre al sig. Ministro Poletti: lei riuscirebbe a viverci con 320 euro al mese?

Insomma ci sta prendendo per il culo?

Questo è l’articolo pubblicato QUI un anno e mezzo fa. Siamo stati all’epoca attaccati da un noto sito sedicente “antibufale” che con varie argomentazioni lo tacciò di falso. Una Bufala. Ciò comportò anche la censura del sito.

Ve lo riproponiamo.

E Vi invitiamo a sentire QUI le parole di Poletti.

Forse noi non abbiamo capito bene. Vi invitiamo quindi a spiegarci cosa significa “Il nostro obiettivo è produrre le condizioni che ogni cittadino possa vivere dignitosamente nel nostro paese”…

Cioè, a noi sembra, oltre ai 320 Euro, Poletti non abbia dato altra ricetta per “produrre le condizioni che ogni cittadino possa vivere dignitosamente nel nostro paese”…

A noi sembra… Correggeteci se sbagliamo

By Eles

 

Uno scandalo di cui i Tg non ci parlano: le pensioni d’oro dei sindacalisti gonfiate con un trucchetto. Boeri vorrebbe bloccarle ma Poletti non fa partire la circolare…!

scandalo

 

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Uno scandalo di cui i Tg non ci parlano: le pensioni d’oro dei sindacalisti gonfiate con un trucchetto. Boeri vorrebbe bloccarle ma Poletti non fa partire la circolare…!

 

Più la poltrona dal presidente dell’Inps traballa e più Tito Boeri rincara la dose dei suoi attacchi. L’ultimo bersaglio colpito è stato il mondo blindato dei sindacati e quella grande vergogna delle pensioni d’oro riservate ai lavoratori in aspettativa sindacale. Da tempo Boeri avrebbe redatto il testo di una circolare – che dovrebbe diffondere il ministero del Lavoro – con la quale bloccare per sempre i privilegi che gonfiano gli assegni dei sindacalisti diretti alla pensione. Con non poca stizza, il ministro Giuliano Poletti gli ha risposto che quella circolare è al vaglio dell’ufficio legislativo.

Per Boeri l’attacco ai sindacati potrebbe diventare letale. Già sulla sua testa da tempo pende la riforma della governance dell’istituto di previdenza, dopo la quale i suoi detrattori sono sicuri che sarà costretto a fare i bagagli. Il problema delle pensioni d’oro tra quelli che una volta difendevano i lavoratori è ben noto a tutti. Per prassi, riporta il Giorno, le organizzazioni sindacali versano contributi aggiuntivi, rispetto a quelli figurativi, a favore di chi è in aspettativa o sono in distacco sindacale e hanno finito la loro carriera. In questo modo l’importo della pensione si gonfia più o meno del 27% in più rispetto a qualsiasi altro normale lavoratore.

Boeri nello stesso giorno si è preso anche la briga di attaccare il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, e la deputata del Pd maria LuisaGnecchi, colpevoli di aver preteso trasparenza nei dati, per esempio sulle stime che non corrispondono alla realtà per la salvaguardia degli esodati. Secondo Boeri però è tutta una macchinazione per “volta sistematicamente a gettare discredito sull’Istituto che gestisce la protezione sociale in Italia e sulle statistiche che produce. Se così fgosse sarebbe un gioco pericoloso”. Vero, ma nell’immediato chi sembra più a rischio di perdere il posto sembra proprio Boerl.

Con fonte Libero Quotidiano

“Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

precario

 

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 “Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

 

“Il precariato mi ha ucciso”. Ecco la lettera di Michele, 30 enne di Udine che si è suicidato stanco di non trovare lavoro

 

L’ultima lettera di un trentenne, Michele, pubblicata per volontà dei genitori sul quotidiano sulle pagine del Messaggero Veneto , il quotidiano regionale del Friuli.

Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive.

 

Un j’accuse agghiacciante.

E Michele potrebbe essere Vostro figlio, Vostro fratello, Vostro cugino, Vostro nipote, Vostro amico, Vostro vicino…

Michele è uno di noi. Uno di noi che non ha resistito.

E i mandanti chi sono?

Uno di questi Michele ci ha tenuto proprio tanto a ringraziarlo con il suo agghiacciante PS:

“Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.”

Quanti Michele ci vorranno per capire finalmente chi sono le canaglie che ci governano?

E non sono solo Renzi, Boschi, Poletti & C. ad avere sulla coscienza Michele. Sono anche, con grossa responsabilità, i media che continuano a prendere per il culo i tanti Michele Italiani quando sbandierano risultati trionfalistici del governo con “inizi della ripresa” imminenti, alla faccia della vera, verissima verità che purtroppo Michele ci ha raccontato.

Non fatemi andare oltre altrimenti…

By Eles

 

di MICHELE

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

Un deficiente per Ministro – da “La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa” a “Giovani in fuga? meglio non averli tra i piedi” … Tutte le altre cazzate che Giuliano Poletti ha detto veramente!!

Poletti

 

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Un deficiente per Ministro – da “La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa” a “Giovani in fuga? meglio non averli tra i piedi” … Tutte le altre cazzate che Giuliano Poletti ha detto veramente!!

 

 “l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”.

Per meglio far capire a chi lo ascoltava quanto è idiota ha continuato “la storia secondo cui c’è un posto dove si va a lavorare, la fabbrica, è finita” e poi “Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera. L’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”.

In sostanza cari lavoratori, non conta quanto lavorate, conta solo quanto siete produttivi! Se questo non basterà a sfamarvi sono affari vostri. L’ora è superata. Che vuol dire lavorare 8 ore? Che vuol dire riposare? Se non avete prodotto abbastanza inventeremo i turni di 68 ore.

Proponiamo a Poletti una riforma: raddoppiare la durata delle ore! Passiamole da 60 a 120 minuti! Così rivalutate potremo continuare ad usarle come “attrezzo”!

NOTA: Ogni lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato ed IN OGNI CASO sufficiente ad assicurare a SE, ED ALLA SUA FAMIGLIA, UN’ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA.

Questo non lo dice il solito coglione di turno, lo dice la Costituzione della Repubblica italiana ((art. 36). C O S T I T U Z I O N E, capisce la parola Sig. Ministro?

 

 “se i diritti acquisiti dai lavoratori sono privilegi è giusto eliminarli”

…Ma brutta carogna schifosa, pensa a togliere prima a tutti i cazzi di privilegi della vostra rivoltante Casta !!!

…inizia ad eliminare la TUA indennità di ministro, la TUA auto blu, il TUO vitalizio, i TUOI privilegi. Fatto questo comincia a lavorare veramente almeno 8 ore al giorno per 11 mesi l’anno, quindi tagliati lo stipendio da 10.000 Euro al mese, e poi puoi aprire quel cesso di bocca per parlare dei diritti/privilegi dei lavoratori!!

 

“Meglio laurearsi presto che prendere 110 e lode”

 Peccato che il problema del voto sia secondario. Il problema che il lavoro non c’è! Ma che ne sa lui, mica fa il Ministro del Lavoro….

 

“La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa”

… che poi sarebbe come dire che il nostro Ministro del Lavoro è un genio purché non fa altro che sparare stronzate !!

 

“Tre mesi di vacanza sono troppi”

Tre mesi di vacanza per gli studenti sono troppi secondo il Ministro. “Un mese di vacanza va bene, anche uno e mezzo può andare. Ma non c’è un obbligo di farne tre, senza fare nulla”

…ma questa volta non è solo idiozia. C’è anche la mala fede, ecco l’inculata:

“Magari un mese potrebbe essere passato a fare formazione“.

Si, insomma a lavorare. Ma come potrebbe una massa di ragazzi trovare lavoro tutta insieme d’estate, in un Paese in cui la disoccupazione giovanile  supera abbondantemente il 40% ??

Semplice, lavorando gratis !!

D’altra parte a quale deficiente non sembra normale, in un Paese afflitto dalla disoccupazione,  togliere altro lavoro ai padri di famiglia?

Deficiente e in mala fede, perché gli amici industriali già sbavano e si fregano le mani…

prendiamo in prestito le parole con cui Fiorella Mannoia a risposto a Poletti: “A lavorare gratis vacci tu”

…il vaffanculo ce lo aggiungiamo noi.

 

“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente”

Sì, lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa!!

 

“Solo per chi ha perso il lavoro”

…è la geniale risposta di Poletti a Boeri che proponeva il “reddito minimo” per gli over 55 rimasti senza lavoro. Il Mitico Catalano di Quelli della Notte, il filosofo dell’ovvio, la lassù lo guarda con commossa ammirazione.

 

“Giovani in fuga? Alcuni è meglio non averli tra i piedi”

…E qui il nostre Eroe dimostra di non essere solo idiota, ma proprio un emerito stronzo!

 

“Nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che a spedire curricula”

L’apoteosi di un Paese in cui il Ministro del lavoro non solo non fa un cazzo per i lavoratori, ma li prende pure per il culo….

Certo che lui a calcetto doveva essere un mostro, una specie di Maradona, visto che con il Q.I. di una cozza è arrivato a fare il Ministro…

 

Insomma, è proprio un deficiente. Certo non ha ancora raggiunto le vette di idiozia di Gasparri, ma è sulla buona strada…

 

By Eles

Il figlio di Poletti: 500.000 Euro di contributi pubblici per copiare gli articoli di Repubblica …Ma a calcetto era un mostro…!!

Poletti

 

 

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Il figlio di Poletti: 500.000 Euro di contributi pubblici per copiare gli articoli di Repubblica …Ma a calcetto era un mostro…!!

 

Un settimanale “che sappia creare quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’urto pieno e aperto con i fatti”. Così il 10 gennaio 2009 Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, presentava ai lettori del settimanale Sette Sere il grande cambiamento in atto. Nel suo editoriale da direttore Poletti jr annunciava la fusione tra due giornali locali che sarebbe avvenuta di lì a un mese: dal 7 febbraio successivo Sette Sere si sarebbe fuso con un altro settimanale, Sabato Sera Bassa Romagna, esperimento editoriale poco fortunato nato qualche anno prima.

Parole che però suonano come già sentite. Perché identiche a quelle usate dall’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro nel suo articolo del 16 dicembre 2008 sulla morte dell’imprenditore Carlo Caracciolo, fondatore della Società Editoriale La Repubblica che ha dato il via alle pubblicazioni del quotidiano di Largo Fochetti. Scriveva Ezio Mauro:

Perché (Carlo Caracciolo, ndr) conosceva […] quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’urto pieno e aperto con i fatti, infine al momento in cui gli avvenimenti esterni e la cultura interna si fondono in una selezione, creano una gerarchia, diventano un disegno, formano un’idea: e danno vita non a un fascio di notizie stampate, ma ad una ricostruzione organizzata e a una reinterpretazione appassionata della giornata che abbiamo attraversato, della fase che stiamo vivendo.

ezio mauro

 

Nel suo articolo Manuel Poletti copia l’intero passaggio, riferendolo non a Caracciolo (morto il mese prima) ma alla sua nuova esperienza editoriale. E infatti l’unica differenza sta in “giornata” che nell’editoriale del figlio dell’attuale ministro del Lavoro si trasforma in “settimana” (dal momento che si tratta di un settimanale).

 

poletti

 

È solo uno dei casi che avrebbero fatto guadagnare, secondo chi ha avuto modo di lavorare con lui, la fama di “Mr Copia e Incolla” a Manuel Poletti, figlio del ministro finito nell’occhio del ciclone per le sue frasi su quei giovani andati all’estero alla ricerca di opportunità che a volte “è meglio togliersi dai piedi” . Frase poi definita “infelice” dallo stesso ministro che si è scusato per aver usato quell’espressione.

Poletti jr, prima di diventare direttore dei settimanali delle Coop, ha fatto la “gavetta” come tanti altri giornalisti. Nel 2004 era in forze alla redazione di Bologna dell’Unità. Il 22 ottobre di quell’anno al suo caporedattore arrivò una lettera (di cui l’Huffington Post è in possesso) in cui veniva segnalato un plagio a firma Manuel Poletti. La segnalazione era stata inviata da un giornalista di un settimanale locale e denunciava un copia e incolla pressoché integrale di un suo articolo pubblicato il 16 ottobre 2004 e apparso quasi identico su L’Unità tre giorni dopo, il 19 ottobre. Non solo: veniva fatto notare come lo spiacevole inconveniente si fosse ripetuto più volte in passato.

È accaduto a Massimiliano Boschi, per esempio. Anche lui, giornalista nel 2004 per il settimanale legato al mondo rosso delle coop Sabato Sera, ha pubblicato un articolo il 14 febbraio 2004 quasi integralmente “ricopiato” su L’Unità di Bologna quattro giorni dopo, il 18 febbraio. E anche questo portava la firma di Manuel Poletti. Contattato dall’Huffington Post, Boschi ha confermato la paternità dell’articolo e i “copia e incolla” operati dal figlio dell’attuale ministro.

Nel 2009 Manuel Poletti è diventato direttore del nuovo SetteSere, nato dalla fusione con Sabato Sera Bassa Romagna che pure aveva guidato fino a quel giorno. La decisione dell’editore, la cooperativa Bacchilega, di designare il figlio dell’attuale ministro e all’epoca presidente nazionale di LegaCoop, indusse una decina di giornalisti a fare armi e bagagli e a lasciare il settimanale nel quale avevano lavorato molti anni.

Andarono via dal giornale il direttore, quattro caporedattori e diversi collaboratori, sbattendo la porta. Nella lettera di commiato ai lettori scrissero:

“La fusione è stata decisa senza neppure presentare un progetto editoriale e un piano di fattibilità economica, forzando il voto dell’assemblea dei soci con tempi, modalità e scenari propri più di un blitz che non di una discussione serena. È stata una decisione presa rifiutando a priori, e spesso irridendo, qualsiasi tentativo della redazione faentina di formulare eventuali controproposte che salvaguardassero la qualità e la territorialità del giornale”.

ARTICOLO DI MANUEL POLETTI DEL 18 FEBBRAIO 2004
poletti

 

Articolo di Massimiliano Boschi
Imola. Il restauro delle pellicole dei film che verranno proiettati il prossimo 19 febbraio al Teatro dell’Osservanza, “I solenni funerali dell’Onorevole Andrea Costa” ed “Il convegno dei ciclisti rossi a Imola”, è stato curato da Fausto Pullano, del laboratorio Home Movies, che già si era occupato delle videocassette pubblicate dalla Coop Bacchilega riguardanti la storia della Cogne e della Camera del Lavoro.

Un lavoro di restauro particolarmente complesso. “Il restauro di questo tipo di pellicole, risalenti ad inizio novecento – spiega Pullano – deve essere, per ovvie ragioni, sempre molto accurato. Le pellicole originali, consegnateci dal Cidra, erano su nitrato e quindi deteriorabili e particolarmente infiammabili.

Per il restauro ci siamo, quindi, affidati al laboratorio “immagine ritrovata” che si occupa anche dei restauri per conto della cineteca di Bologna. La pellicola originale è stata controllata fotogramma per fotogramma e quindi copiata su pellicola a 35 mm. Successivamente siamo passati dalla pellicola al digitale con la procedura definita telecinema. Con questa tecnica abbiamo uniformato le luci e restaurato nel miglior modo possibile le pellicole originali che, ricordiamolo, risalgono al 1910 e al 1913”. Al di là del valore storico delle pellicola, il film “I solenni funerali dell’Onorevole Andrea Costa” sembra essere un’opera pregevole anche dal punto di vista cinematografico. “Sì, dalle riprese è facile intuire che il film è opera di un professionista, lo si capisce dal tipo di inquadrature scelte e dall’uso delle cinepresa. D’altra parte è stato girato da Luca Comerio, padre del cinema documentario italiano, fotografo della Real Casa Sono immagini eccezionali che potrebbero essere anche le prime girate a Bologna giunte fino a noi. Non siamo sicuri, ma secondo i testi più attendibili e rigorosi sono sicuramente le prime girate a Imola”.

Alla pellicola originale è stato aggiunto qualcosa?

“Noi abbiamo restaurato la pellicola originale, ora a disposizione del Cidra, ma per la proiezione del 19 febbraio e per la vendita in videocassetta, abbiamo aggiunto un commento audio, utilizzando i giornali dell’epoca e le musiche del gruppo “Terre di mezzo”, che sembrano prodotte apposta per il film. In coda abbiamo aggiunto 5 minuti di immagini selezionate da noi, che abbiamo chiamato “sguardi svelati”. L’idea ci è venuta dall’osservazione di un quadro di Bruegel “giornata buia” che mostrava la simultaneità d’azione in una giornata. Allo stesso modo nelle due pellicole vi sono tante situazioni simultanee che sfuggono al telespettatore. Così abbiamo selezionato alcune di quelle azioni, svelando gli sguardi delle persone riprese e, allo stesso tempo, le abbiamo svelate allo spettatore. Azioni banali che, decontestualizzate, si sono dimostrate molto divertenti e originali. D’altra parte i due film sono pieni di “sguardi in macchina”, le persone riprese non erano certo abituate alla cinepresa. Il risultato ci sembra molto buono, sono state restaurate delle pellicole, di grande valore storico e cinematografico, che rischiavano il deterioramento”.

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/12/22/poletti-copia-incolla_n_13787194.html

Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

Poletti

 

 

 

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Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Poletti, l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv”

In serata le scuse: “Nessun ridimensionamento del valore del curriculum, ma la rivalutazione dell’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”

Per trovare lavoro “il rapporto di fiducia è un tema sempre più essenziale” e in questo ambito si creano più opportunità “a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula“. Parola del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che, con l’ennesima gaffe, questa volta di fronte agli studenti di un istituto tecnico professionale di Bologna, ha scatenato l’ennesima bufera politica. Neanche il tempo, insomma, di far dimenticare le parole sui ragazzi che emigrano cercando lavoro all’estero (“alcuni è meglio non averli tra i piedi”), dello scorso dicembre.

Immediate le reazioni alle parole del ministro, con i Cinque stelle fra i primi ad attaccare. Per Alessandro Di Battista, “Poletti dice che per trovare lavoro conviene più il calcetto del cv. Anche Buzzi – si chiede provocatoriamente – giocava?”. Il Movimento giudica le parole “da cartellino rosso”, “un calcio in faccia ai molti giovani disoccupati”, rincarano i Pentastellati, che approfittano del paragone calcistico per proporre “di cambiare la squadra di governo. Dura la posizione anche di Mdp, con Arturo Scotto che resta sulla linea delle metafore calcistiche: “Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perché tu da ministro – scrive su Twitter il deputato – non hai dimostrato di essere Maradona“. Non mancano le critiche nemmeno fra le file del Pd: “Certe affermazioni sono quantomeno discutibili. Se il ministro voleva fare dell’ironia, l’hanno capita veramente in pochi”, afferma Antonio Misiani, parlamentare Dem sostenitore di Orlando.

Poletti prova a buttare acqua sul fuoco, spiegando in tarda serata di “non aver sminuito il valore del curriculum, ma di aver sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”. L’incontro a Bologna con gli studenti era infatti focalizzato proprio sull’alternanza scuola-lavoro: “I ragazzi hanno compreso e condiviso il significato delle mie frasi”, ha puntualizzato ancora Poletti, definendo “strumentalizzazioni” i commenti politici che si sono susseguiti.  Ma dopo i bamboccioni dell’ex ministro del Tesoro, Tommaso Padoa Schioppa, e i choosy di Elsa Fornero,  il rapporto della politica con i giovani si conferma difficile. Lo stesso Poletti, parlando agli Universitari, aveva già detto che “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”. Mentre il vice della stessa Fornero, Michel Martone, era stato ancora più duro: “Bisogna dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/poletti-lultima-ai-giovani-per-trovare-lavoro-e-meglio-giocare-a-calcetto-che-mandare-cv/3480582/

 

L’apoteosi del precariato: in 2 anni assunta e licenziata 44 volte (oltre a 77 proroghe) Renzi, Poletti & C. ne devono proprio essere fieri!

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L’apoteosi del precariato: in 2 anni assunta e licenziata 44 volte (oltre a 77 proroghe) Renzi, Poletti & C. ne devono proprio essere fieri!

 

Un’operaia modenese stabilisce un primato davvero poco invidiabile: assunta e licenziata per 44 volte nel giro di un paio d’anni. Colpa del precariato

Che il sistema che regola il lavoro precario vada rivisto è ormai una verità che non può essere messa in discussione: ogni giorno arrivano notizie di casi-limite, ma il record stabilito da un’operaia modenese fa rabbrividire e dovrebbe obbligare tutti a fermarsi e iniziare a parlare di serie politiche che riguardino il lavoro, in particolare quello precario. La donna in questione è stata assunta e licenziata per ben 44 volte nell’arco di appena due anni e per poter essere assunta definitivamente ha dovuto rivolgersi ad un giudice.

I 44 contratti di lavoro li ha firmati con un’azienda di piastrelle e a questi vanno ad aggiungersi altre 77 proroghe per gli stessi contratti: una lampante dimostrazione di quanto possa diventare imponente la burocrazia in Italia, sia per le aziende che per i lavoratori. La sua via crucis lavorativa comincia nel 2010 e va avanti per anni fra licenziamenti e riassunzioni, fino all’episodio decisivo: una lite nell’azienda con un meccanico che la insulta e la spinge a terra sul luogo di lavoro.

È facile immaginare, dunque, che senza questo scontro il suo “avventurosopercorso dentro-fuori nell’azienda per la quale lavorava sarebbe andato avanti chissà per quanto tempo ancora. Come conseguenza della lite, la donna non viene più richiamata a lavorare dalla società di piastrelle e così lei decide di rivolgersi al Tribunale di Modena, che le dà ragione e ordina la sua assunzione all’interno della stessa azienda a tempo indeterminato.

La sentenza esecutiva prevede anche il pagamento di tre mensilità e mezzo e un risarcimento. Secondo il parere di Valeria Vaccari, giudice della sezione Lavoro civile, un numero così elevato di contratti non poteva essere collegato a sole esigenze improvvise di manodopera da parte dell’azienda, ma nascondeva la sostituzione di un lavoro fisso con uno a progetto e tale comportamento è vietato dalla legge. D’ora in avanti, dunque, la donna potrà contare su un lavoro fisso: ma quanti altri si trovano ancora nella sua precedente situazione? Un’indagine seria potrebbe aiutare a far emergere tutti i paradossi che si celano nelle pieghe del lavoro precario, che genera storture e record di cui non si va affatto fieri.

via BreakNotizie

L’accusa contro il Ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”…!

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Poletti

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L’accusa contro il Ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”…!

 

da Huffington Post

Mdp risponde alla proposta del ministro Giuliano Poletti: “Il Piano contro la povertà esclude il 70% dei cittadini”

In esclusiva per Huffington Post la lettera dei tre leader e dei due capigruppo di Mdp sul Piano contro la povertà annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Tra gli impegni che il governo Gentiloni deve portare a termine entro la fine della legislatura c’è quello del contrasto alla povertà assoluta. Il Piano nazionale – dopo la sperimentazione del SIA – è un primo passo, sopratutto nei confronti delle famiglie con minori. Resta la sproporzione tra le risorse stanziate e le reali necessità. Questo intervento, quando adottato, coprirà a malapena il 30% dei poveri assoluti. Rimarranno fuori 7 cittadini su 10. La povertà assoluta è una condizione economica che impedisce a oltre 4,5 milioni di persone l’accesso ai beni essenziali: alimentazione, casa, educazione, abbigliamento, minima possibilità di mobilità e svago. I più coinvolti sono i giovani, le famiglie numerose, i lavoratori poveri. Non soltanto al Sud (9,1% delle famiglie), ma anche al Centro (4,2%) e al Nord (5%).

L’Alleanza contro la Povertà ha fatto una proposta precisa – e di carattere strutturale – che prevede una spesa di 1,7 miliardi il primo anno per giungere, il quarto anno, a tutelare tutti i nuclei familiari che si trovano in povertà assoluta con uno stanziamento di sette miliardi. Questa proposta, una volta a regime, richiederebbe uno stanziamento pari allo 0,34% del Pil (oggi l’Italia spende lo 0,1% contro una media europea dello 0,4%). Le risorse si possono reperire correggendo la finanza pubblica che ha segnato l’ultimo triennio, ripristinando il principio costituzionale della progressività fiscale contenuto nell’articolo 53 della nostra Carta. Dal 2015 al 2017 è stata movimentata una massa finanziaria di ben 90 miliardi di euro, con effetti modesti sulla crescita. Investimenti di altra natura – come il contrasto alla povertà assoluta – avrebbero conseguenze ben più evidenti, sia sul piano sociale che su quello economico.

Anche da Bruxelles guarderebbero con maggiore fiducia a un uso della maggiore flessibilità per una vera crescita. La vicenda economica della vicina Germania ci indica infatti che non c’è vera crescita senza innovazione dello stato sociale. La lotta alla povertà non solo è giusta, ma, come sostengono concordemente molti economisti, è anche un fattore di crescita, per il noto principio dell’alta propensione al consumo di chi ha meno. Stiamo parlando di una misura non solo assistenziale ma di una strategia di reinserimento e attivazione sociale. Con l’assolvimento dell’obbligo scolastico e del rispetto dei protocolli sanitari per i minori; con percorsi di formazione professionale e di partecipazione al mercato del lavoro per gli adulti. Sylos Labini scriveva che: «se la miseria esiste» alcuni «la sfruttano»; ma questo – continuava – non «autorizza ad affermare che la miseria è indispensabile al capitalismo». L’indifferenza verso i destini degli esclusi è una lesione grave della nostra comunità. Per queste ragioni crediamo che contrastare la povertà assoluta, oltre che strumento anti-ciclico, è un principio fondamentale della nostra democrazia.