L’ultima del Ministro Poletti sulle pensioni: “Chi ha avuto ha avuto…”

 

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L’ultima del Ministro Poletti sulle pensioni: “Chi ha avuto ha avuto…”

 

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…

chi ha dato, ha dato, ha dato…

scurdámmoce ‘o ppassato,

siete Italiani e dovete morire, paisá!…

 

Così in mente sua canticchiava il nostro Esimio Ministro Poletti mentre dichiarava “Sulle pensioni quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto”.

Come riporta l’ANSA:

Il Governo non ha intenzione di modificare le misure contenute nell’emendamento presentato alla legge di Bilancio sulla previdenza.

E’ la posizione espressa dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Sulle pensioni quello che dovevamo fare – ha detto – lo abbiamo fatto”.

La Cgil ritiene invece che sia necessario cambiare il provvedimento nel corso dell’iter parlamentare. Oggi la segretaria generale, Susanna Camusso ha incontrato i presidenti del Gruppo Pd di Camera e Senato e ha ribadito la sua posizione sull’occasione “persa” dal Governo e sul fatto che per la Cgil “la vertenza è aperta”.

Il Pd ha detto alla Cgil che le cose fatte in questa legge di Bilancio sulla materia “sono sufficienti” ma che non sono conclusi gli interventi da fare in futuro.

Su questo la Cgil parla di “risposta interessante” mentre esprime il dissenso sulla posizione espressa dal partito su quanto è possibile fare sulla previdenza nella legge di Bilancio.

…insomma, Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…

Un governo coerente come quello del Pd a chi può dare la “delega per le politiche giovanili”? Al Ministro Poletti, ovviamente, quello che insultò i giovani italiani all’estero!

 

Poletti

 

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Un governo coerente come quello del Pd a chi può dare la “delega per le politiche giovanili”? Al Ministro Poletti, ovviamente, quello che insultò i giovani italiani all’estero!

ROMA – PARLAMENTO – “Per la serie la persona sbagliata nel posto sbagliato… ecco che da oggi la delega alle Politiche Giovanili spetta al ministro Poletti, ministro del Lavoro, e ministro della teorica Occupazione giovanile, in realtà il ministro della Disoccupazione giovanile, visto che è intorno al 40%, e della delocalizzazione dei giovani, visto quanti di loro sono costretti a emigrare. Ma siamo su scherzi a parte?”. Lo afferma il sen. Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

“La delega alle Politiche giovanili all’uomo che liquidò i giovani che vanno all’estero in cerca di fortuna con il generoso epitaffio ‘questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi’. Chissà come saranno contenti i giovani di avere un ministro che ha così ben dimostrato di comprendere i loro problemi”.

Dello stesso parere Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega Nord: “Leggiamo che il Consiglio dei ministri ha condiviso la decisione del presidente Paolo Gentiloni di conferire al ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti le funzioni, attualmente proprie, in materia di politiche giovanili. Le politiche giovanili a quel Poletti che disse che e’ meglio non averli tra i piedi quei 100mila giovani che sono andati via dall’Italia per cercare lavoro all’estero? Spero che la notizia sia uno scherzo”.

Anche per Elvira Savino, deputata di Forza Italia, la nomina di Poletti è una scempiaggine:”Affidare la delega alle politiche giovanili al ministro Poletti, dopo quello che disse sui giovani che vanno a cercare lavoro all’estero, e’ una decisione insensata. Una beffa per tutti quei giovani che si sentirono giustamente offesi dalle sue parole e un incentivo ulteriore a lasciare il Paese”.

E il pensiero di cotanto ministro, che non ha uno straccio di laurea, che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua come dipendente è presto riassunto in queste “perle”: “Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

E poi: “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare”. Lui che una laurea non l’ha mai conseguita riuscì a far arrabbiare tutti coloro che invece cercano di ottenerla, e pure bontà loro con voti alti.

E quindi: “Nulla impedisce agli studenti italiani di lavorare durante le vacanze scolastiche gratuitamente”. È di questo genio la proposta di “progetti di alternanza scuola-lavoro” per stage lavorativi “anche d’estate, se è una scelta volontaria. Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un’impresa”, disse ad aprile 2015. E quando bordate di attacchi gli sono arrivate da più parti, il ministro del Lavoro cambiò verso: “Non ho mai pensato di mandare a lavorare gratis nessuno”, rispose alla cantante Fiorella Mannoia che lo aveva duramente attaccato. Ah, no?

Se questo è il ministro del Lavoro per i giovani italiani…

via Il Nazionalista

Da “precario” a “primario”? Si può, basta scappare dall’Italia – La storia di Simone Speggiorin, uno di quelli che Poletti preferisce non avere tra i piedi. Da precario in Italia a più giovane Primario d’Inghilterra!

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Da “precario” a “primario”? Si può, basta scappare dall’Italia – La storia di Simone Speggiorin, uno di quelli che Poletti preferisce non avere tra i piedi. Da precario in Italia a più giovane Primario d’Inghilterra!

La storia che vi stiamo per raccontare è la testimonianza dell’ormai consolidato fenomenodell’emigrazione dei cervelli, o dei cervelli in fuga. Prendiamo in esame una sola esperienza, ma di simili ne esistono a migliaia: esperienze di giovani talenti, volenterosi di dare il proprio contributo alla scienza, all’arte o a qualsiasi altra professione, bloccati però dagli arrugginiti meccanismi tipicamente italiani, che non sembrano voler creare spazio vitale per le nuove menti: e così, senza pensarci due volte, i giovani si dirigono all’estero con la certezza di poter finalmente esprimere le proprie capacità.

Simone Speggiorin, 36 anni, si è lasciato alle spalle un posto da precario in Italia ed è diventato il primario più giovane di tutta l’Inghilterra.

Nato in un paese in provincia di Venezia, si è specializzato a Padova nel 2009: ansioso di poter mettere in atto la sua vocazione, quella per la cardiochirurgia, non ha esitato molto nel fare le valigie e abbandonare un posto da precario e scambiarlo con quello di primario di unità.

Di mezzo non c’è nessuna raccomandazione: non serve quando basta il sorriso e la vitalità negli occhi per comunicare la propria passione. È bastato questo al professor Martin Elliott per proporre al giovane Simone un’esperienza inglese.

Nonostante Padova sia un polo eccellente nella cardiochirurgia, Simone non vedeva davanti a sé altro che la precarietà ad oltranza.

La sua certezza era basata sui racconti dei suoi colleghi forse troppo affezionati all’Italia che dopo anni si sono ritrovati nello stesso Paese nelle stesse condizioni di incertezza lavorativa.

Sicuro di come (non) doveva essere il suo futuro, il dottor Speggiorin è atterrato a Londra e qui in pochissimo tempo ha fatto valere i suoi precedenti anni di studio: l’Inghilterra lo ha premiato promuovendolo a primario, il più giovane in tutta la nazione.

Un orgoglio per l’Italia che però, ingenuamente, ha perso allo stesso tempo un grande cervello (e non solo il suo).

La fantastica lettera al ministro Poletti di un ragazzo barese costretto dai ciarlatani come lui a fuggire all’estero per lavorare. Uno dei 100mila giovani che, secondo questa bestia, è meglio non avere tra i piedi.

 

Poletti

 

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La fantastica lettera al ministro Poletti di un ragazzo barese costretto dai ciarlatani come lui a fuggire all’estero per lavorare. Uno dei 100mila giovani che, secondo questa bestia, è meglio non avere tra i piedi.

“Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/ in un Paese che richiede la laurea/ anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato.

Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.

Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente ne’ tanto meno futuro e lo e’ anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi e’ Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?!

Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non e’ sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. E’ per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei e’ la cittadinanza italiana.

Lei e’ l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilita’ economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli.

Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, e’ il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle.
Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla piu lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno stato che fa davvero lo stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno.
E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”.
Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana .

Domenico Gatti FB

“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente” – Lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa! (Nota NON è una bufala come qualcuno sostiene)

Poletti

 

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“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente” – Lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa!
Nota: questo articolo NON è una bufala come qualcuno sostiene, vedi di seguito. 

 

Un sostegno al reddito pari a circa 320 euro al mese per un milione di poveri, accompagnato da un piano per la loro inclusione sociale. E’ la soluzione proposta dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, illustrata ieri in una intervista a Repubblica. La scorsa settimana, infatti, il governo ha approvato il disegno di legge delega ed entro sei mesi dal via libera del Parlamento arriveranno anche i decreti attuativi.

“E’ un cambiamento radicale – ha detto Poletti – perché nel nostro Paese non c’è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà. Vogliamo dare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente. E’ una riforma che vale almeno quanto il Jobs act. Chi riceverà l’assegno avrà alcuni obblighi, come mandare i figli a scuola o accettare un’occupazione”.

La riforma dovrebbe partire dal 2017, ma già da quest’anno potranno essere utilizzati i 600 milioni stanziati nella legge di Stabilità. L’obiettivo del governo è di fare crescere nel tempo sia l’indennità sia la platea di beneficiari, fino a coinvolgere tutti i quattro milioni di italiani in condizioni di povertà assoluta. Insomma, per un problema sociale urgente si procede per step e non con misure straordinarie. Ma aldilà di questo, c’è una domanda che vorremmo porre al sig. Ministro Poletti: lei riuscirebbe a viverci con 320 euro al mese?

Insomma ci sta prendendo per il culo?

Questo è l’articolo pubblicato QUI un anno e mezzo fa. Siamo stati all’epoca attaccati da un noto sito sedicente “antibufale” che con varie argomentazioni lo tacciò di falso. Una Bufala. Ciò comportò anche la censura del sito.

Ve lo riproponiamo.

E Vi invitiamo a sentire QUI le parole di Poletti.

Forse noi non abbiamo capito bene. Vi invitiamo quindi a spiegarci cosa significa “Il nostro obiettivo è produrre le condizioni che ogni cittadino possa vivere dignitosamente nel nostro paese”…

Cioè, a noi sembra, oltre ai 320 Euro, Poletti non abbia dato altra ricetta per “produrre le condizioni che ogni cittadino possa vivere dignitosamente nel nostro paese”…

A noi sembra… Correggeteci se sbagliamo

By Eles

 

Uno scandalo di cui i Tg non ci parlano: le pensioni d’oro dei sindacalisti gonfiate con un trucchetto. Boeri vorrebbe bloccarle ma Poletti non fa partire la circolare…!

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Uno scandalo di cui i Tg non ci parlano: le pensioni d’oro dei sindacalisti gonfiate con un trucchetto. Boeri vorrebbe bloccarle ma Poletti non fa partire la circolare…!

 

Più la poltrona dal presidente dell’Inps traballa e più Tito Boeri rincara la dose dei suoi attacchi. L’ultimo bersaglio colpito è stato il mondo blindato dei sindacati e quella grande vergogna delle pensioni d’oro riservate ai lavoratori in aspettativa sindacale. Da tempo Boeri avrebbe redatto il testo di una circolare – che dovrebbe diffondere il ministero del Lavoro – con la quale bloccare per sempre i privilegi che gonfiano gli assegni dei sindacalisti diretti alla pensione. Con non poca stizza, il ministro Giuliano Poletti gli ha risposto che quella circolare è al vaglio dell’ufficio legislativo.

Per Boeri l’attacco ai sindacati potrebbe diventare letale. Già sulla sua testa da tempo pende la riforma della governance dell’istituto di previdenza, dopo la quale i suoi detrattori sono sicuri che sarà costretto a fare i bagagli. Il problema delle pensioni d’oro tra quelli che una volta difendevano i lavoratori è ben noto a tutti. Per prassi, riporta il Giorno, le organizzazioni sindacali versano contributi aggiuntivi, rispetto a quelli figurativi, a favore di chi è in aspettativa o sono in distacco sindacale e hanno finito la loro carriera. In questo modo l’importo della pensione si gonfia più o meno del 27% in più rispetto a qualsiasi altro normale lavoratore.

Boeri nello stesso giorno si è preso anche la briga di attaccare il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, e la deputata del Pd maria LuisaGnecchi, colpevoli di aver preteso trasparenza nei dati, per esempio sulle stime che non corrispondono alla realtà per la salvaguardia degli esodati. Secondo Boeri però è tutta una macchinazione per “volta sistematicamente a gettare discredito sull’Istituto che gestisce la protezione sociale in Italia e sulle statistiche che produce. Se così fgosse sarebbe un gioco pericoloso”. Vero, ma nell’immediato chi sembra più a rischio di perdere il posto sembra proprio Boerl.

Con fonte Libero Quotidiano

“Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

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 “Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

 

“Il precariato mi ha ucciso”. Ecco la lettera di Michele, 30 enne di Udine che si è suicidato stanco di non trovare lavoro

 

L’ultima lettera di un trentenne, Michele, pubblicata per volontà dei genitori sul quotidiano sulle pagine del Messaggero Veneto , il quotidiano regionale del Friuli.

Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive.

 

Un j’accuse agghiacciante.

E Michele potrebbe essere Vostro figlio, Vostro fratello, Vostro cugino, Vostro nipote, Vostro amico, Vostro vicino…

Michele è uno di noi. Uno di noi che non ha resistito.

E i mandanti chi sono?

Uno di questi Michele ci ha tenuto proprio tanto a ringraziarlo con il suo agghiacciante PS:

“Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.”

Quanti Michele ci vorranno per capire finalmente chi sono le canaglie che ci governano?

E non sono solo Renzi, Boschi, Poletti & C. ad avere sulla coscienza Michele. Sono anche, con grossa responsabilità, i media che continuano a prendere per il culo i tanti Michele Italiani quando sbandierano risultati trionfalistici del governo con “inizi della ripresa” imminenti, alla faccia della vera, verissima verità che purtroppo Michele ci ha raccontato.

Non fatemi andare oltre altrimenti…

By Eles

 

di MICHELE

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

Un deficiente per Ministro – da “La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa” a “Giovani in fuga? meglio non averli tra i piedi” … Tutte le altre cazzate che Giuliano Poletti ha detto veramente!!

Poletti

 

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Un deficiente per Ministro – da “La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa” a “Giovani in fuga? meglio non averli tra i piedi” … Tutte le altre cazzate che Giuliano Poletti ha detto veramente!!

 

 “l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”.

Per meglio far capire a chi lo ascoltava quanto è idiota ha continuato “la storia secondo cui c’è un posto dove si va a lavorare, la fabbrica, è finita” e poi “Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera. L’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”.

In sostanza cari lavoratori, non conta quanto lavorate, conta solo quanto siete produttivi! Se questo non basterà a sfamarvi sono affari vostri. L’ora è superata. Che vuol dire lavorare 8 ore? Che vuol dire riposare? Se non avete prodotto abbastanza inventeremo i turni di 68 ore.

Proponiamo a Poletti una riforma: raddoppiare la durata delle ore! Passiamole da 60 a 120 minuti! Così rivalutate potremo continuare ad usarle come “attrezzo”!

NOTA: Ogni lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato ed IN OGNI CASO sufficiente ad assicurare a SE, ED ALLA SUA FAMIGLIA, UN’ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA.

Questo non lo dice il solito coglione di turno, lo dice la Costituzione della Repubblica italiana ((art. 36). C O S T I T U Z I O N E, capisce la parola Sig. Ministro?

 

 “se i diritti acquisiti dai lavoratori sono privilegi è giusto eliminarli”

…Ma brutta carogna schifosa, pensa a togliere prima a tutti i cazzi di privilegi della vostra rivoltante Casta !!!

…inizia ad eliminare la TUA indennità di ministro, la TUA auto blu, il TUO vitalizio, i TUOI privilegi. Fatto questo comincia a lavorare veramente almeno 8 ore al giorno per 11 mesi l’anno, quindi tagliati lo stipendio da 10.000 Euro al mese, e poi puoi aprire quel cesso di bocca per parlare dei diritti/privilegi dei lavoratori!!

 

“Meglio laurearsi presto che prendere 110 e lode”

 Peccato che il problema del voto sia secondario. Il problema che il lavoro non c’è! Ma che ne sa lui, mica fa il Ministro del Lavoro….

 

“La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa”

… che poi sarebbe come dire che il nostro Ministro del Lavoro è un genio purché non fa altro che sparare stronzate !!

 

“Tre mesi di vacanza sono troppi”

Tre mesi di vacanza per gli studenti sono troppi secondo il Ministro. “Un mese di vacanza va bene, anche uno e mezzo può andare. Ma non c’è un obbligo di farne tre, senza fare nulla”

…ma questa volta non è solo idiozia. C’è anche la mala fede, ecco l’inculata:

“Magari un mese potrebbe essere passato a fare formazione“.

Si, insomma a lavorare. Ma come potrebbe una massa di ragazzi trovare lavoro tutta insieme d’estate, in un Paese in cui la disoccupazione giovanile  supera abbondantemente il 40% ??

Semplice, lavorando gratis !!

D’altra parte a quale deficiente non sembra normale, in un Paese afflitto dalla disoccupazione,  togliere altro lavoro ai padri di famiglia?

Deficiente e in mala fede, perché gli amici industriali già sbavano e si fregano le mani…

prendiamo in prestito le parole con cui Fiorella Mannoia a risposto a Poletti: “A lavorare gratis vacci tu”

…il vaffanculo ce lo aggiungiamo noi.

 

“Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente”

Sì, lo ha detto il Ministro Poletti, quello che guadagna 10.000 Euro al mese per sparare cazzate come questa!!

 

“Solo per chi ha perso il lavoro”

…è la geniale risposta di Poletti a Boeri che proponeva il “reddito minimo” per gli over 55 rimasti senza lavoro. Il Mitico Catalano di Quelli della Notte, il filosofo dell’ovvio, la lassù lo guarda con commossa ammirazione.

 

“Giovani in fuga? Alcuni è meglio non averli tra i piedi”

…E qui il nostre Eroe dimostra di non essere solo idiota, ma proprio un emerito stronzo!

 

“Nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che a spedire curricula”

L’apoteosi di un Paese in cui il Ministro del lavoro non solo non fa un cazzo per i lavoratori, ma li prende pure per il culo….

Certo che lui a calcetto doveva essere un mostro, una specie di Maradona, visto che con il Q.I. di una cozza è arrivato a fare il Ministro…

 

Insomma, è proprio un deficiente. Certo non ha ancora raggiunto le vette di idiozia di Gasparri, ma è sulla buona strada…

 

By Eles

Il figlio di Poletti: 500.000 Euro di contributi pubblici per copiare gli articoli di Repubblica …Ma a calcetto era un mostro…!!

Poletti

 

 

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Il figlio di Poletti: 500.000 Euro di contributi pubblici per copiare gli articoli di Repubblica …Ma a calcetto era un mostro…!!

 

Un settimanale “che sappia creare quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’urto pieno e aperto con i fatti”. Così il 10 gennaio 2009 Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, presentava ai lettori del settimanale Sette Sere il grande cambiamento in atto. Nel suo editoriale da direttore Poletti jr annunciava la fusione tra due giornali locali che sarebbe avvenuta di lì a un mese: dal 7 febbraio successivo Sette Sere si sarebbe fuso con un altro settimanale, Sabato Sera Bassa Romagna, esperimento editoriale poco fortunato nato qualche anno prima.

Parole che però suonano come già sentite. Perché identiche a quelle usate dall’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro nel suo articolo del 16 dicembre 2008 sulla morte dell’imprenditore Carlo Caracciolo, fondatore della Società Editoriale La Repubblica che ha dato il via alle pubblicazioni del quotidiano di Largo Fochetti. Scriveva Ezio Mauro:

Perché (Carlo Caracciolo, ndr) conosceva […] quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’urto pieno e aperto con i fatti, infine al momento in cui gli avvenimenti esterni e la cultura interna si fondono in una selezione, creano una gerarchia, diventano un disegno, formano un’idea: e danno vita non a un fascio di notizie stampate, ma ad una ricostruzione organizzata e a una reinterpretazione appassionata della giornata che abbiamo attraversato, della fase che stiamo vivendo.

ezio mauro

 

Nel suo articolo Manuel Poletti copia l’intero passaggio, riferendolo non a Caracciolo (morto il mese prima) ma alla sua nuova esperienza editoriale. E infatti l’unica differenza sta in “giornata” che nell’editoriale del figlio dell’attuale ministro del Lavoro si trasforma in “settimana” (dal momento che si tratta di un settimanale).

 

poletti

 

È solo uno dei casi che avrebbero fatto guadagnare, secondo chi ha avuto modo di lavorare con lui, la fama di “Mr Copia e Incolla” a Manuel Poletti, figlio del ministro finito nell’occhio del ciclone per le sue frasi su quei giovani andati all’estero alla ricerca di opportunità che a volte “è meglio togliersi dai piedi” . Frase poi definita “infelice” dallo stesso ministro che si è scusato per aver usato quell’espressione.

Poletti jr, prima di diventare direttore dei settimanali delle Coop, ha fatto la “gavetta” come tanti altri giornalisti. Nel 2004 era in forze alla redazione di Bologna dell’Unità. Il 22 ottobre di quell’anno al suo caporedattore arrivò una lettera (di cui l’Huffington Post è in possesso) in cui veniva segnalato un plagio a firma Manuel Poletti. La segnalazione era stata inviata da un giornalista di un settimanale locale e denunciava un copia e incolla pressoché integrale di un suo articolo pubblicato il 16 ottobre 2004 e apparso quasi identico su L’Unità tre giorni dopo, il 19 ottobre. Non solo: veniva fatto notare come lo spiacevole inconveniente si fosse ripetuto più volte in passato.

È accaduto a Massimiliano Boschi, per esempio. Anche lui, giornalista nel 2004 per il settimanale legato al mondo rosso delle coop Sabato Sera, ha pubblicato un articolo il 14 febbraio 2004 quasi integralmente “ricopiato” su L’Unità di Bologna quattro giorni dopo, il 18 febbraio. E anche questo portava la firma di Manuel Poletti. Contattato dall’Huffington Post, Boschi ha confermato la paternità dell’articolo e i “copia e incolla” operati dal figlio dell’attuale ministro.

Nel 2009 Manuel Poletti è diventato direttore del nuovo SetteSere, nato dalla fusione con Sabato Sera Bassa Romagna che pure aveva guidato fino a quel giorno. La decisione dell’editore, la cooperativa Bacchilega, di designare il figlio dell’attuale ministro e all’epoca presidente nazionale di LegaCoop, indusse una decina di giornalisti a fare armi e bagagli e a lasciare il settimanale nel quale avevano lavorato molti anni.

Andarono via dal giornale il direttore, quattro caporedattori e diversi collaboratori, sbattendo la porta. Nella lettera di commiato ai lettori scrissero:

“La fusione è stata decisa senza neppure presentare un progetto editoriale e un piano di fattibilità economica, forzando il voto dell’assemblea dei soci con tempi, modalità e scenari propri più di un blitz che non di una discussione serena. È stata una decisione presa rifiutando a priori, e spesso irridendo, qualsiasi tentativo della redazione faentina di formulare eventuali controproposte che salvaguardassero la qualità e la territorialità del giornale”.

ARTICOLO DI MANUEL POLETTI DEL 18 FEBBRAIO 2004
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Articolo di Massimiliano Boschi
Imola. Il restauro delle pellicole dei film che verranno proiettati il prossimo 19 febbraio al Teatro dell’Osservanza, “I solenni funerali dell’Onorevole Andrea Costa” ed “Il convegno dei ciclisti rossi a Imola”, è stato curato da Fausto Pullano, del laboratorio Home Movies, che già si era occupato delle videocassette pubblicate dalla Coop Bacchilega riguardanti la storia della Cogne e della Camera del Lavoro.

Un lavoro di restauro particolarmente complesso. “Il restauro di questo tipo di pellicole, risalenti ad inizio novecento – spiega Pullano – deve essere, per ovvie ragioni, sempre molto accurato. Le pellicole originali, consegnateci dal Cidra, erano su nitrato e quindi deteriorabili e particolarmente infiammabili.

Per il restauro ci siamo, quindi, affidati al laboratorio “immagine ritrovata” che si occupa anche dei restauri per conto della cineteca di Bologna. La pellicola originale è stata controllata fotogramma per fotogramma e quindi copiata su pellicola a 35 mm. Successivamente siamo passati dalla pellicola al digitale con la procedura definita telecinema. Con questa tecnica abbiamo uniformato le luci e restaurato nel miglior modo possibile le pellicole originali che, ricordiamolo, risalgono al 1910 e al 1913”. Al di là del valore storico delle pellicola, il film “I solenni funerali dell’Onorevole Andrea Costa” sembra essere un’opera pregevole anche dal punto di vista cinematografico. “Sì, dalle riprese è facile intuire che il film è opera di un professionista, lo si capisce dal tipo di inquadrature scelte e dall’uso delle cinepresa. D’altra parte è stato girato da Luca Comerio, padre del cinema documentario italiano, fotografo della Real Casa Sono immagini eccezionali che potrebbero essere anche le prime girate a Bologna giunte fino a noi. Non siamo sicuri, ma secondo i testi più attendibili e rigorosi sono sicuramente le prime girate a Imola”.

Alla pellicola originale è stato aggiunto qualcosa?

“Noi abbiamo restaurato la pellicola originale, ora a disposizione del Cidra, ma per la proiezione del 19 febbraio e per la vendita in videocassetta, abbiamo aggiunto un commento audio, utilizzando i giornali dell’epoca e le musiche del gruppo “Terre di mezzo”, che sembrano prodotte apposta per il film. In coda abbiamo aggiunto 5 minuti di immagini selezionate da noi, che abbiamo chiamato “sguardi svelati”. L’idea ci è venuta dall’osservazione di un quadro di Bruegel “giornata buia” che mostrava la simultaneità d’azione in una giornata. Allo stesso modo nelle due pellicole vi sono tante situazioni simultanee che sfuggono al telespettatore. Così abbiamo selezionato alcune di quelle azioni, svelando gli sguardi delle persone riprese e, allo stesso tempo, le abbiamo svelate allo spettatore. Azioni banali che, decontestualizzate, si sono dimostrate molto divertenti e originali. D’altra parte i due film sono pieni di “sguardi in macchina”, le persone riprese non erano certo abituate alla cinepresa. Il risultato ci sembra molto buono, sono state restaurate delle pellicole, di grande valore storico e cinematografico, che rischiavano il deterioramento”.

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/12/22/poletti-copia-incolla_n_13787194.html

Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

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Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Poletti, l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv”

In serata le scuse: “Nessun ridimensionamento del valore del curriculum, ma la rivalutazione dell’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”

Per trovare lavoro “il rapporto di fiducia è un tema sempre più essenziale” e in questo ambito si creano più opportunità “a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula“. Parola del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che, con l’ennesima gaffe, questa volta di fronte agli studenti di un istituto tecnico professionale di Bologna, ha scatenato l’ennesima bufera politica. Neanche il tempo, insomma, di far dimenticare le parole sui ragazzi che emigrano cercando lavoro all’estero (“alcuni è meglio non averli tra i piedi”), dello scorso dicembre.

Immediate le reazioni alle parole del ministro, con i Cinque stelle fra i primi ad attaccare. Per Alessandro Di Battista, “Poletti dice che per trovare lavoro conviene più il calcetto del cv. Anche Buzzi – si chiede provocatoriamente – giocava?”. Il Movimento giudica le parole “da cartellino rosso”, “un calcio in faccia ai molti giovani disoccupati”, rincarano i Pentastellati, che approfittano del paragone calcistico per proporre “di cambiare la squadra di governo. Dura la posizione anche di Mdp, con Arturo Scotto che resta sulla linea delle metafore calcistiche: “Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perché tu da ministro – scrive su Twitter il deputato – non hai dimostrato di essere Maradona“. Non mancano le critiche nemmeno fra le file del Pd: “Certe affermazioni sono quantomeno discutibili. Se il ministro voleva fare dell’ironia, l’hanno capita veramente in pochi”, afferma Antonio Misiani, parlamentare Dem sostenitore di Orlando.

Poletti prova a buttare acqua sul fuoco, spiegando in tarda serata di “non aver sminuito il valore del curriculum, ma di aver sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”. L’incontro a Bologna con gli studenti era infatti focalizzato proprio sull’alternanza scuola-lavoro: “I ragazzi hanno compreso e condiviso il significato delle mie frasi”, ha puntualizzato ancora Poletti, definendo “strumentalizzazioni” i commenti politici che si sono susseguiti.  Ma dopo i bamboccioni dell’ex ministro del Tesoro, Tommaso Padoa Schioppa, e i choosy di Elsa Fornero,  il rapporto della politica con i giovani si conferma difficile. Lo stesso Poletti, parlando agli Universitari, aveva già detto che “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”. Mentre il vice della stessa Fornero, Michel Martone, era stato ancora più duro: “Bisogna dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/poletti-lultima-ai-giovani-per-trovare-lavoro-e-meglio-giocare-a-calcetto-che-mandare-cv/3480582/