“Noi siamo l’opposto dei Cinque Stelle, vogliamo dare a tutti una pensione dignitosa” ha dichiarato Silvio Berlusconi, quello che ha votato la riforma Fornero…!

 

Berlusconi

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“Noi siamo l’opposto dei Cinque Stelle, vogliamo dare a tutti una pensione dignitosa” ha dichiarato Silvio Berlusconi, quello che ha votato la riforma Fornero…!

 

Berlusconi: “M5S vuole tagliare le pensioni, un esproprio. Noi vogliamo alzare la minima a 1000 euro”
Silvio Berlusconi ha accusato il Movimento 5 Stelle di voler tagliare le pensioni e di voler espropriare gli italiani dei propri risparmi previdenziali: “Noi siamo l’opposto dei Cinque Stelle, vogliamo dare a tutti una pensione dignitosa, vogliamo portare a mille euro quella minima per chiunque, anche per le mamme”

Silvio Berlusconi torna ad attaccare il Movimento 5 Stelle, questa volta sulle pensioni. Il leader di Forza Italiani, in diretta Facebook, ha accusato i parlamentari del Movimento di voler tagliare le pensioni e, di conseguenza, di voler sostanzialmente espropriare il ceto medio dei propri risparmi: “Man mano che ci fanno conoscere il loro programma i motivi di preoccupazione aumentano. Ora ci annunciano che vogliono tagliare le pensioni. Forse, non avendo mai lavorato, non sanno che la pensione non è un regalo dello Stato. Mettere le mani su quel denaro rappresenta un esproprio, non vuol dire colpire i grandi patrimoni ma il ceto medio”, ha sottolineato Silvio Berlusconi.

Belle parole… Vi viene voglia di votarlo no? Tanti già lo fanno…

Già una volta ha innalzato le pensioni di tutti gli Italiani ad 1 milione, ora che ci vuole a portarle a 1000 Euro?

Che ci vuole? Un gregge di idioti pecoroni che ci crede, ecco cosa ci vuole…

Ricordate, coglioni italioti, che il messia delle pensioni HA VOTATO A FAVORE DELLA LEGGE FORNERO!

RIFLETTETE GENTE, RIFLETTETE…

 

by Eles

 

L’ultima del Ministro Poletti sulle pensioni: “Chi ha avuto ha avuto…”

 

Poletti

 

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L’ultima del Ministro Poletti sulle pensioni: “Chi ha avuto ha avuto…”

 

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…

chi ha dato, ha dato, ha dato…

scurdámmoce ‘o ppassato,

siete Italiani e dovete morire, paisá!…

 

Così in mente sua canticchiava il nostro Esimio Ministro Poletti mentre dichiarava “Sulle pensioni quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto”.

Come riporta l’ANSA:

Il Governo non ha intenzione di modificare le misure contenute nell’emendamento presentato alla legge di Bilancio sulla previdenza.

E’ la posizione espressa dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Sulle pensioni quello che dovevamo fare – ha detto – lo abbiamo fatto”.

La Cgil ritiene invece che sia necessario cambiare il provvedimento nel corso dell’iter parlamentare. Oggi la segretaria generale, Susanna Camusso ha incontrato i presidenti del Gruppo Pd di Camera e Senato e ha ribadito la sua posizione sull’occasione “persa” dal Governo e sul fatto che per la Cgil “la vertenza è aperta”.

Il Pd ha detto alla Cgil che le cose fatte in questa legge di Bilancio sulla materia “sono sufficienti” ma che non sono conclusi gli interventi da fare in futuro.

Su questo la Cgil parla di “risposta interessante” mentre esprime il dissenso sulla posizione espressa dal partito su quanto è possibile fare sulla previdenza nella legge di Bilancio.

…insomma, Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…

Voi potete pure crepare sognando una pensione. Loro NO – pioggia di ricorsi della casta contro i tagli ai Vitalizi!

 

casta

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Voi potete pure crepare sognando una pensione. Loro NO – pioggia di ricorsi della casta contro i tagli ai Vitalizi!

Un vitalizio è per sempre.
Pioggia di ricorsi della casta contro i tagli: ecco gli ex deputati in guerra

L’avevano minacciato e alla fine sono passati dalle parole ai fatti. Sono una ventina i ricorsi presentati dagli ex deputati contro la delibera Sereni, dal nome della vicepresidente della Camera del Pd, con la quale dal 1° maggio di quest’anno è stato applicato un contributo di solidarietà triennale sui vitalizi di importo pari o superiore a 70mila euro lordi l’anno. Portando tutto sommato a risparmi risibili: circa 2,5 milioni l’anno, l’1,7% della spesa complessiva che la Camera è costretta a sostenere per pagare le pensioni degli ex eletti. Nella lista ce n’è davvero per tutti i gusti (compresi alcuni senatori che pur non essendo “toccati” dal provvedimento si sono associati). E soprattutto di tutti i colori politici. Perché si sa, quando di mezzo ci sono i soldi non c’è ideologia che tenga. È un “uno per tutti, tutti per uno”. Nessuno dei ricorrenti, molti dei quali assistiti dall’avvocato ed ex parlamentare del Pdl Maurizio Paniz, è infatti intenzionato a mollare un centesimo. Così hanno deciso di andare allo scontro frontale. Sui singoli casi deciderà il Consiglio di giurisdizione della Camera, l’organo giurisdizionale presieduto da Alberto Losacco (Pd) e composto da Antonio Marotta (Alternativa popolare) e Tancredi Turco (Alternativa Libera) che ha il compito di dirimere le controversie fra ex deputati e l’amministrazione di Montecitorio.

Da chi partiamo? Da quello che, a detta di tutti, è considerato l’ispiratore di questi ricorsi, cioè Giuseppe Gargani detto “Peppino”. All’82enne ex parlamentare campano di Dc, Ppi, Forza Italia e Pdl che, elenchi alla mano, percepisce un vitalizio pari a 6.039,96 euro netti al mese, l’applicazione del contributo di solidarietà proprio non è andata giù. Del resto, che la sua posizione sull’argomento fosse questa lo si era capito quando il 26 maggio, in una lettera al Dubbio, aveva bollato la legge Richetti (quella che promette di ricalcolare col contributivo tutti gli assegni di ex parlamentari e consiglieri regionali maturati col retributivo) come “anticostituzionale”, addirittura “un vulnus alla democrazia e alla indipendenza parlamentare”. Nientemeno.

Pagare moneta – Ma Gargani non è che il primo dell’elenco. Nel quale figura un altro volto noto sia della Prima sia della Seconda Repubblica come Giuseppe Calderisi, pure lui detto “Peppino”. Entrato alla Camera per la prima volta nel 1979 col Partito Radicale, Calderisi ne è uscito nel 2013, saltando appena un giro, l’undicesima legislatura (1992/94). I 32 anni a Palazzo gli hanno permesso di maturare – e incassare – un assegno da 5.459,46 euro netti al mese. Ad avercene. Ma niente, pure lui li vuole tutti, senza colpo ferire. Così come Antonio Bargone (Pci, Pds). Le 3 legislature sono valse all’avvocato brindisino, che in carriera ha ricoperto pure l’incarico di sottosegretario ai Lavori pubblici nel primo Governo Prodi e nel primo e secondo Governo D’Alema, un assegno da 3.931,21 euro netti al mese. Un piccolo taglio? Nemmeno a parlarne: così ha fatto ricorso. Sulla stessa lunghezza d’onda gli ex Dc Pietro Rende e Giuseppe Fornasari: tre legislature il primo e 4 il secondo che sono valse loro, rispettivamente, una pensione da 4.041,60 e 5.022,35 euro netti al mese. Che vogliono intascare tutta intera. Pensate che sia finita? Ci dispiace deludervi ma la risposta è no. Nella lista c’è infatti anche Teresio Delfino. Qualcuno se lo ricorderà visto che l’ex deputato centrista originario di Busca (Cuneo), è stato deputato per 6 legislature ma anche sottosegretario sia col Governo D’Alema I (Istruzione) sia con quello Berlusconi II (Agricoltura). Il suo assegno ammonta a 5.819,39 euro netti.

All’attacco – Quello di Giacinto Urso, colonna della Balena Bianca nel ventennio 1963-83, è invece di 5.472,11 euro netti mentre Carlo Felici, altro ex democristiano, sottosegretario all’Agricoltura del Governo Moro V, si deve “accontentare” di 4.499,09 euro netti. E guai a chi glieli tocca. Va meglio invece all’ex Dc e Forza Italia Angelo Sanza (dieci legislature e 5.882,70 euro netti); l’ex Pci-Pds Bruno Solaroli si ferma a 4.954,23 euro netti. Veniamo poi a Mario Gargano (Dc) e Maurizio Bertucci (FI-Udeur). Il primo, classe 1929, originario di Tagliacozzo (L’Aquila), è stato alla Camera fra il 1972 e l’83: tanto è bastato per portare a casa ogni mese 3.931,21 euro netti di vitalizio. La stessa identica cifra che percepisce Bertucci, a Montecitorio fra il ’94 e il 2006. Che dire poi di Mario Tassone (Dc, Udc) e Guido Alborghetti (Pci, Pds)? Per il primo, le 9 legislature a Montecitorio sono valse un vitalizio da 6.073,37 euro netti al mese; per Cursi invece 4 legislature e 4.852,36 euro netti. Anche Elena Montecchi ha una storia di sinistra (Pci, Pds, Ds), ma ciò non è bastato a frenarne la voglia di opporsi alla delibera Sereni, che va ad intaccare il suo assegno da 6.175,04 euro netti maturato tra il 1983 e il 2006. Più o meno lo stesso ragionamento fatto da Alfredo Zagatti (Pds), che per i suoi 9 anni alla Camera mette oggi in tasca 4.006,36 euro netti al mese. Chiudono la carrellata Fulvia Bandoli e Romana Bianchi Beretta. La prima, ex deputata di Sinistra Democratica, è stata a Montecitorio fra il ’94 e il 2008. Il suo assegno? 4.849,28 euro netti al mese. La Bianchi Beretta (Pci, Pds), classe ’44, 4 legislature alle spalle, incassa invece 5.010,50 euro netti. Beati loro.

fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/un-vitalizio-e-per-sempre-pioggia-di-ricorsi-della-casta-contro-i-tagli-ecco-gli-ex-deputati-in-guerra/

Fornero: “Se si vive di più giusto lavorare di più” – Perchè per lei stare il più possibile sui coglioni agli Italiani è diventata una vera e propria sfida!

 

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Fornero: “Se si vive di più giusto lavorare di più” – Perchè per lei stare il più possibile sui coglioni agli Italiani è diventata una vera e propria sfida!

 

Fornero: “Se si vive di più giusto lavorare di più”

Torna a parlare l’ex ministro Elsa Fornero la cui riforma è ritenuta da molti responsabile dell’attuale condizione dei pensionati, ma soprattutto di quella di chi ha dovuto ritardare l’uscita dal lavoro di anni. La Fornero, diventata famosa anche per le lacrime versate durante la presentazione della sua legge, torna su quei momenti  e prova in qualche modo ad attenuare il suo apporto scaricando le responsabilità sia su chi c’era prima di lei sia sui governi che sono venuti dopo: “Nessuna riforma nasce perfetta e io ricordo che noi fummo costretti a vararla in 20 giorni. Se c’era la necessità di cambiare qualcosa, dopo cinque o sei anni le cose potevano essere aggiustate. Noi non avevamo previsto la pensione a 67 anni semplicemente abbiamo dato attuazione ad una legge che era stata introdotta dal governo Berlusconi e dunque con i ministro Tremonti e Sacconi e che dice in modo semplice: se si vive di più, si lavora di più”.

Parole che ovviamente hanno scatenato diverse reazioni. Prima fra tutti quella di chi viene chiamato in causa (governo Berlusconi) e ricorda che l’ipotesi di riforma di Tremonti parlava di un’età pensionabile di 62 anni mentre oggi, come tutti sappiamo, siamo arrivati ad un’età di 67 anni. Si tratta di cinque lunghi anni di lavoro in più difficilmente giustificabili soltanto con il discorso, già usato in mezzo a molte critiche dal ministro Padoan, dell’allungamento dell’aspettativa di vita.

Padoan: i pensionati crepano troppo tardi. Così danneggiano l’Inps…!

 

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Padoan: i pensionati crepano troppo tardi. Così danneggiano l’Inps…!

Da Libero Quotidiano:

Il ministro dell’Economia Padoan si è candidato a subire l’imitazione di Crozza. Ieri ne ha sparata una clamorosa a proposito della longevità dei nostri pensionati. Ha detto di loro: “muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps”. Egli è un “grande” tecnico e ha capito un concetto fondamentale: più la gente campa e, quindi, invecchia e più pesa sui bilanci pubblici, perché continua a ricevere i soldi dalla Previdenza.

Secondo Padoan, i pensionati crepano troppo tardi danneggiando l’Inps

Gli italiani son diventati troppo longevi, la qual cosa è oggetto di preoccupazione del ministro dell’Economia Padoan, che guarda allarmato ai conti Inps. E così la gaffe è servita.
Parlando dei nostri pensionati il ministro – che a sua volta non è che sia proprio di primo pelo e che percepisce uno stipendio leggerissimamente più alto della loro pensione – ha detto: “Muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps”.

Già, più la gente campa e, quindi, invecchia e più pesa sui bilanci pubblici, perché continua a ricevere i soldi dalla Previdenza. Peccato che quelli stessi soldi non li abbiano prodotti dal nulla Padoan o l’Inps, ma siano le massacranti trattenute che ogni mese lo Stato ci impone.

Nessun favore, dunque, ma un atto dovuto. “Idea geniale e affettuosa nei confronti dei decani, evidentemente considerati dei parassiti a carico dello Stato, non persone che hanno lavorato anni e anni, versando contributi ed essendo pertanto meritevoli di vederseli restituiti al momento della quiescenza. I gestori dell’Inps hanno elargito somme a tutti, alle donne in maternità, agli operai in Cassa integrazione guadagni, ai poveracci che riscuotono l’assegno sociale pur non avendo mai sborsato un centesimo, ma Padoan trova che il problema siano i canuti dipendenti a riposo, cioè coloro che hanno riempito le casse previdenziali pagando ogni mese, detratte dalla busta paga, le marchette dovute per legge all’ente in questione”, ha commentato Libero.

Che dire? Nulla, per amor di patria. Certe esternazioni si commentano da sole. Ma, nota a margine, stranamente oggi Padoan sarà a Roma, alla Sioi, per la cerimonia in ricordo dell’economista keynesiano Federico Caffè. Morto a 73 anni. Parassita pure lui?

Idea! E se destinassimo l’8 per mille alle pensioni più basse invece che alla Chiesa? Forse veramente aiuteremmo chi ha più bisogno!

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Idea! E se destinassimo l’8 per mille alle pensioni più basse invece che alla Chiesa? Forse veramente aiuteremmo chi ha più bisogno!

Che cos’è l’8 per mille? L’otto per mille è la quota di imposta sui redditi soggetti Irpef, che lo Stato italiano distribuisce, in base alle scelte effettuate nelle dichiarazioni dei redditi, fra se stesso e le confessioni religiose con cui è stata stipulata un’intesa. Ma chi l’ha deciso?
Con la firma del nuovo concordato (18 febbraio 1984) tra l’allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il segretario di stato del Vaticano Agostino Casaroli si stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa (studiato dall’allora ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale Irpef, l’otto per mille appunto, da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni per scopi religiosi o caritativi.
Viste le numerose vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti alti prelati nella gestione dell’8 per mille, tenuto conto che la crisi economica sta rovinando molte famiglie a basso reddito e quelle con pensioni minime, non sarebbe il caso di annullare quell’accordo e destinare l’8 per mille alle fasce più deboli della popolazione? In alternativa, invece di regalare soldi alla Chiesa non sarebbe meglio lasciarli nelle buste paga di pensionati e operai?
…E’ solo un idea. Pensiamoci.
by Eles

Oggi 15 settembre il Pd ha scritto un’altra vergognosa pagina della storia italiana – Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale al referendum del 4 dicembre per impedire che mettessero le mani sulle loro pensione d’oro!

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Oggi 15 settembre il Pd ha scritto un’altra vergognosa pagina della storia italiana – Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale al referendum del 4 dicembre per impedire che mettessero le mani sulle loro pensione d’oro!

Alla fine ci sono riusciti.

Non è bastata nè la crisi, nè la caduta di due governi, nè il vaffanculo generale del popolo al referendum del 4 dicembre per impedire che si intascassero la pensione.

Il 15 settembre è arrivato e ora i parlamentari potranno mettersi l’anima in pace, alla faccia di 9 milioni di italiani che vivono in povertà.

Riportiamo di seguito il post di denuncia del M5S:

Beh, non è affatto male prendere una pensione da quasi mille euro già a 65 anni e dopo appena cinque di lavoro in Parlamento. Oppure circa 1500 euro puliti puliti, addirittura a partire dai 60 anni, per chi ha fatto soltanto due legislature.

Complimenti a voi che potrete andarvi a godere il gruzzoletto in qualche buen retiro. Magari in una baita di montagna con camino e pantofole o in una casetta con amaca davanti al mare. Non parliamo poi dei vostri (ex) colleghi più anziani che hanno già maturato il vitalizio “old style” e che si beccano 2, 3, 5 o 7mila euro al mese, avendo fatto magari un solo giorno in Parlamento.
Loro sono dei dinosauri, anzi dei tirannosauri del privilegio parlamentare. Voi, invece, siete solo dei più modesti velociraptor che da domani si prenderanno il malloppo e scapperanno via.

Certo, il MoVimento 5 Stelle si avvicina al governo e voi siete una razza in via di estinzione. Ci stiamo per abbattere su di voi come un asteroide e siete destinati a fare proprio la fine dei dinosauri. Intanto, per adesso, ce l’avete fatta. Complimenti. Avete maturato il diritto a occupare la vostra nuvoletta nel paradiso della casta. Mentre molti italiani sono stati scaraventati all’inferno dalla riforma Fornero e altri si arrabattano in purgatorio.

Avete davanti a voi anni d’argento in agio e serenità. E noi, che in fondo vi vogliamo (quasi) bene, ci teniamo a contribuire al vostro relax e divertimento con un gentile cadeau. Ecco, dunque, la “pensione enigmistica” (SCARICALA SUBITO: Formato A4 o Formato A3) da risolvere su una bella sedia a dondolo con il gatto che fa le fusa sulle gambe. O su un bel patio vista oceano alle Canarie.

Andate pure. E lasciateci rimettere in sesto questo Paese.”

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2017/09/15/oggi-15-settembre-il-pd-ha-scritto-unaltra-vergognosa-pagina-della-storia-italiana/

Più bombardieri e meno pensioni… Questa è l’italia voluta dal Pd di Renzi…?!?

 

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Più bombardieri e meno pensioni… Questa è l’italia voluta dal Pd di Renzi…?!?

Più bombardieri meno pensioni? “Non ci prendono in giro, è davvero così che ragiona il sistema che ci comanda”

di Giorgio Cremaschi

In pochi giorni abbiamo avuto una chiara manifestazione di cosa sia il sistema che ci comanda e di quali siano le sue priorità e i suoi vincoli.

La Corte dei Conti ha analizzato i costi dei bombardieri F35, il governo si è impegnato ad acquistarne 90, e ha calcolato che costeranno il doppio del previsto, cioè tra i 150 e i 200 milioni ciascuno. La Corte ha aggiunto che le promesse di ricadute occupazionali di quell’acquisto, allora la propaganda di regime parlò di 10000 posti di lavoro, non si sono minimamente realizzate. Tutto questo in realtà si sapeva sin dall’inizio, i governi che han deciso e confermato l’acquisto mentivano sapendo di mentire e la Corte dei Conti non ha fatto fatica a scoprire la verità. Verità che però non serve assolutamente a nulla, in quanto la stessa Corte ha concluso che comunque gli F35 vadano acquistati lo stesso. I bombardieri costano troppo? Non importa compriamoli lo stesso.

La Ragioneria generale dello Stato invece ha spiegato, con grande allarme, che se non si andrà in pensione subito a 67 anni e tra un po’ a 70, i conti pubblici salteranno e il sistema non reggerà. Le ha fatto eco il capo dell’INPS, mister magic Tito Boeri, il quale ha pure squadernato le centinaia di miliardi che nel prossimo millennio dovrebbero pesare sulla spesa pubblica se si tornasse ad età della pensione più umane. Anche non voler morire di lavoro sta diventando estremismo umanitario e Boeri, che è uomo di sinistra, ha aggiunto che la pensione a 70 anni serve ai giovani e che tornare indietro da essa creerebbe ingiustizie. Del resto per lui un metalmeccanico, andato in pensione dopo 40 anni di fabbrica e a 60 anni di età, è un privilegiato.

Così le autorità del sistema, quei tecnici che piacciono tanto a politici e giornali che hanno rinunciato a pensare e a farci pensare, ci spiegano con brutale chiarezza che ci vogliono più bombardieri e meno pensioni, questo è l’equilibrio virtuoso. Bene se questo è l’equilibrio del sistema dobbiamo proprio augurarci che il sistema salti, che i bombardieri spariscano e l’età della pensione torni ad essere sensata e civile. Dobbiamo augurarcelo e soprattutto darci da fare perché succeda.

fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pi_bombardieri_meno_pensioni_non_ci_prendono_in_giro__davvero_cos_che_ragiona_il_sistema_che_ci_comanda/6121_21162/

 

Una storia tutta italiana che vale la pena ricordare: Pietro Ciucci, presidente di Anas, licenzia se stesso da direttore. Ma siccome non si è dato il preavviso, si risarcisce per “mancato preavviso” (800mila Euro). Geniale, se i soldi non li dovessero cacciare i coglioni Italioti !!

 

Anas

 

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Una storia tutta italiana che vale la pena ricordare: Pietro Ciucci, presidente di Anas, licenzia se stesso da direttore. Ma siccome non si è dato il preavviso, si risarcisce per “mancato preavviso” (800mila Euro). Geniale, se i soldi non li dovessero cacciare i coglioni Italioti !!

Anas, il miracolo di Pietro Ciucci: prima di pensionarsi si licenzia e si risarcisce
La doppia buonuscita del presidente e amministratore delegato del gruppo pubblico delle strade: nell’estate 2013 è andato in pensione come direttore generale rimanendo però ben saldo sulle altre due poltrone. Non prima di aver attribuito a se stesso una buonuscita di 1,8 milioni comprensiva di “indennità di risoluzione senza preavviso”

Per rinfrescarVi la memoria – Pensioni, Landini contro Renzi: “Cioè io sono un lavoratore che per 40 anni lavoro e verso i contributi …e poi se devo andare in pensione devo chiedere un prestito alla banca? …A me l’istinto che mi viene è corrergli dietro fin quando non l’ho preso …poi cosa posso fare non lo so” !!

Landini

 

 

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Per rinfrescarVi la memoria – Pensioni, Landini contro Renzi: “Cioè io sono un lavoratore che per 40 anni lavoro e verso i contributi …e poi se devo andare in pensione devo chiedere un prestito alla banca? …A me l’istinto che mi viene è corrergli dietro fin quando non l’ho preso …poi cosa posso fare non lo so” !!

Maurizio Landini attacca su tutti i fronti Matteo Renzi, che più volte chiama “il genio di Firenze”. Referendum, legge elettorale, riforma delle pensioni. “Il premier ha promesso che dopo il referendum farà un sacco di cose: dice che cambierà la legge elettorale, su cui aveva addirittura messo la fiducia tanto ci teneva; dice che cambierà l’Europa. Ma tutto dopo il referendum. Scusate, ma io di uno che ha detto Enrico stai sereno e il giorno dopo lo ha pugnalato alle spalle, non è che di natura mi fidi”, ha detto il segretario della Fiom, ospite di un’iniziativa a favore del No al referendum, a Bologna. Poi parla dell’Italicum: “Nel 1953 chiamavano Legge Truffa una legge elettorale che dava un premio di maggioranza a chi superava il 50%. Con l’Italicum basterebbe il 40%, al ballottaggio anche il 15-20%. Se quella era una Legge Truffa, questa che cazzo di legge è, come dobbiamo chiamarla”. Poi Landini, oltre ad attaccare una riforma costituzionale che ha cambiato 47 articoli, ma non ha toccato il pareggio di bilancio in Costituzione, attacca direttamente Renzi, sulla riforma delle pensioni e sul cosiddetto Ape, l’anticipo pensionistico: “Verso per 40 anni i contributi e poi se devo andare in pensione devo chiedere un prestito a una banca. A me l’istinto che mi viene è di corrergli dietro fino a quando non l’ho preso. Poi cosa posso fare non lo so”

(Il Fatto Quotidiano)