Incredibile – Forse non lo sapete, ma il Governo ha deciso di regalare i nostri dati personali, in particolar modo quelli sanitari, alle Multinazionali. Il tutto a nostra insaputa, senza avvertirci e senza consenso!

 

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Forse non lo sapete, ma il Governo ha deciso di regalare i nostri dati personali, in particolar modo quelli sanitari, alle Multinazionali. Il tutto a nostra insaputa, senza avvertirci e senza consenso!

Due articoli inseriti di soppiatto nella legge europea 2017 regalano i nostri dati sanitari alle multinazionali. Tutti i dettagli della nuova normativa

I nostri dati sanitari sono probabilmente quanto di più personale, privato abbiamo. Eppure per il nostro governo diventano una merce di scambio con le multinazionali. Malgrado i dubbi della Commissione europea e del Garante per la Privacy, compare in questi giorni una norma che regala – senza il nostro consenso – i dati sensibili sullo stato di salute degli italiani a chiunque ne faccia richiesta.

Una norma approvata in maniera urgente (entra in vigore tra pochi giorni) e nel completo segreto. Per capire le ragioni dietro questa frettolosa approvazione, facciamo un salto indietro di qualche tempo, a quando Matteo Renzi annunciava un importante accordo con Ibm. Senza dire che si trattava di un accordo siglato sulla pelle dei cittadini.

L’antefatto: i dati sanitari dei lombardi “regalati” senza consenso

Tutto è partito dal governo guidato da Matteo Renzi. L’ex premier andava a marzo 2016 in ‘missione’ negli Stati Uniti, per siglare un importante accordo con la Ibm, la multinazionale americana che vende prodotti e servizi informatici. Entusiasti, i giornali italiani plaudevano all’accordo, che avrebbe portato un “polo d’eccellenza della ricerca internazionale” in Italia.

Di cosa si tratta? Ibm ha deciso di installare a Milano, nell’area che ha ospitato l’Expo, un sistema di cognitive computing, chiamato Watson Health. La piattaforma raccoglie ed elabora i dati sanitari delle persone, ‘imparando’ da essi, e aiutando medici, ricercatori e assicuratori a “migliorare la capacità d’innovazione”. L’obiettivo finale, spiegano da Ibm, è di “migliorare la salute e la vita dei cittadini”.

Ma cosa ha voluto la multinazionale in cambio di questo grande ‘favore’? Questo i giornali italiani, a marzo 2016, non lo dicono. Lo ha rivelato a febbraio di quest’anno Il Fatto Quotidiano:

«Nel documento “confidenziale” Ibm che il Fatto quotidiano ha potuto vedere, si legge:

“Come presupposto per realizzare il Programma ed effettuare l’investimento, Ibm (incluse le società controllanti, controllate, affiliate o collegate, ove necessario) si aspetta di poter avere accesso – in modalità da definire – al trattamento dei dati sanitari dei circa 61 milioni di cittadini italiani (intesi come dati sanitari storici, presenti e futuri) in forma anonima e identificata, per specifici ambiti progettuali, ivi incluso il diritto all’utilizzo secondario dei predetti dati sanitari per finalità ulteriori rispetto ai progetti».

In pratica, nell’accordo siglato da Renzi, i nostri dati sanitari diventano merce di scambioIbmsbarca a Milano e come contropartita riceve i nostri dati sensibili. A partire da quelli di tutti i lombardi.

Lo stop della Regione e del Garante

Una volta appresa la notizia, la Regione Lombardia ha dichiarato di aver interpellato il Garante della Privacy per capire se fosse lecita tale cessione dei dati sanitari di milioni di persone. Il Garante, a sua volta, ha dichiarato di aver interpellato la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Lombardia per capire i contorni precisi dell’accordo.

La risposta? Troppo generica, secondo il Garante. In pratica, spiegano dall’organo di vigilanza, “in assenza di un progetto dettagliato da parte della Regione Lombardia, il Garante non può esprimere alcuna valutazione sulla liceità del trattamento che sarà effettuato. Ad oggi, non sono neanche chiari i ruoli della Regione e della stessa IBM rispetto al trattamento dei dati sanitari della popolazione della Lombardia, né su quali basi giuridiche IBM avrebbe accesso a questi dati.

Pare infatti che l’Accordo siglato tra Ibm e governo Renzi sia ancora in fase embrionale. “Un atto di intenti”, spiegano ancora dal Garante, “molto generale che necessita per il suo sviluppo di successive specificazioni operative”.

In sostanza, il governo italiano ha deciso unilateralmente di promettere 7 milioni di dati sanitari dei lombardi a una multinazionale straniera senza nemmeno chieder conto all’organo preposto alla vigilanza in tema di privacy.

Il Garante, in ogni caso, ha dichiarato a ottobre che “allo stato non risulterebbero trasferiti i dati dei cittadini lombardi”. Ma chi può dirlo in questa fase caotica in cui nulla è chiaro e i rappresentanti istituzionali non dialogano efficacemente tra loro?

La vicenda è finita intanto anche in Parlamento. Pierpaolo Vargiu, eletto con Scelta Civica, oggi nel gruppo Misto, ha presentato a maggio un’interrogazione scritta alla Camera, con destinatario il Ministero della Salute, per far luce sulla vicenda. Ad oggi, dopo più di 6 mesi, non è pervenuta alcuna risposta.

Dati sanitari alle multinazionali: arriva la norma

Bypassando il Garante della Privacy. Ignorando l’interrogazione parlamentare. Facendosi scivolare addosso persino una lettera della Commissione europea (Direzione generale Concorrenza), che si è detta preoccupata dall’accordo, per via di possibili discriminazioni lesive nei confronti dei concorrenti Ibm.

Facendo orecchie da mercante, il governo se ne infischia e decide di andare avanti. Dando la possibilità a chiunque di accedere ai dati sanitari di tutti gli italiani, non solo dei lombardi.

La notizia è arrivata da poche ore: a sorpresa, sulla Gazzetta Ufficiale del 28 novembre, sono stati introdotti due articoli alla cosiddetta “legge europea 2017” che modificano le norme relative al Garante della Privacy. Secondo gli esperti, uno dei due articoli concede il riuso dei dati sanitari delle persone a fini di ricerca e statistici, “in modo estremamente generico e permissivo”.

Basterà ora una generica autorizzazione da parte del Garante della Privacy per consegnare nelle mani delle multinazionali dati e informazioni sensibili sulla salute degli italiani. Senza che al cittadino venga concessa la possibilità di dare il proprio consenso informato. E anzi: il cittadino non verrà nemmeno avvisato dell’utilizzo di tali dati.

Tra l’altro, la norma entrerà in vigore a stretto giro: il 12 dicembre, tra 6 giorni. Come mai tanta rapidità? Come mai, poi, le nuove norme non sono state sufficientemente pubblicizzate?

Come spiega Repubblica, infine, ci sono dubbi anche sulla cosiddetta anonimizzazione. E cioè: chi rende anonimi i dati sanitari raccolti e utilizzati? La risposta è: non si sa. La nuova norma, infatti, non chiarisce se sia lo Stato a dover effettuare l’operazione oppure un soggetto privato. Se non sono le amministrazioni pubbliche ad anonimizzare i dati, vuol dire che le aziende destinatarie delle informazioni possono vederle in chiaro quando vogliono.

Il Grande Fratello della sanità: un pericolo per la democrazia

Sulla nuova norma si scagliano personalità di spicco sul tema della privacy e della tutela della riservatezza delle persone. Andrea Lisi, avvocato, esperto di diritto dell’informatica, spiega:

«Non si comprendono le ragioni di tanta urgenza nel fare questa legge. Se non pensando ai grandi interessi di tutte le multinazionali tecnologiche nei confronti del mercato dell’intelligenza artificiale, nutrito dai dati personali dei cittadini».

Anche Francesco Pizzetti, ex Garante della Privacy, oggi docente ordinario di Diritto Costituzionale, elenca i propri dubbi sulla nuova legge:

«Tra qualche giorno sarà possibile dare, per scopi di ricerca scientifica o statistici, tutti i dati degli italiani, con la sola tutela di un’autorizzazione da parte del Garante Privacy prevista in modo troppo generico dalla norma. La norma non prevede infatti il diritto dell’utente a essere informato né ad accedere a questi dati. Vincola l’autorizzazione del Garante solo al fatto che i dati siano anonimizzati e che sia rispettato il principio di minimizzazione dell’utilizzo. Ossia che siano usati solo quelli che servono per quella ricerca scientifica».

In conclusione, possiamo dire che il governo italiano ha ancora una volta dimostrato di essere debole con i forti (le multinazionali) e forte con i deboli (noi, comuni cittadini). Per chiudere un accordo che non si sa bene chi beneficerà (in realtà lo sappiamo benissimo), non esita a calpestare i nostri diritti. E quando le norme ostacolano la strada ai grandi capitali stranieri, non basta far altro che cambiarle, di nascosto. Non sia mai che i cittadini se ne accorgano.

fonti:

-http://www.repubblica.it/economia/2017/12/05/news/dati_sanitari_alle_multinazionali_senza_consenso_passa_la_norma-183005262/

-http://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/I-nostri-dati-personali-nelle-mani-delle-multinazionali

-https://www.ambientebio.it/salute/dati-sanitari-ibm-multinazionali/

I media di regime lo hanno nascosto, ma le accuse dell’Unione Europea smascherano il governo Renzi: mentre tartassava gli Italiani, tasse giù del 50% alle multinazionali!

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I media di regime lo hanno nascosto, ma le accuse dell’Unione Europea smascherano il governo Renzi: mentre tartassava gli Italiani, tasse giù del 50% alle multinazionali!

 

Tasse giù del 50% alle multinazionali: le accuse della UE al governo Renzi

Un’inchiesta europea pone sotto accusa l’Italia per la riforma fiscale del 2015 quando era a capo del governo Matteo Renzi

Un favore alle multinazionali, rappresentato del taglio delle tasse nella misura del 50%. Questa è l’accusa nei confronti dell’ex Premier, Matteo Renzi, formulata all’interno di una inchiesta che è stata aperta da parte dell’Unione Europea. Sarebbero state fatte inoltre pressioni nei confronti del governo presieduto da Paolo Gentiloni da parte dell’UE in modo da ottenere una sostanziale modifica della normativa oppure la sua completa abolizione.

L’inchiesta è stata avviata da una commissione, il Gruppo del codice di condotta, che in sede europea si occupa di analizzare nel dettaglio le riforme fiscali emesse dai vari Paesi componenti dell’Unione Europea, in modo da verificare l’adesione a quelle che sono sue stesse direttive. L’inchiesta, iniziata segretamente, solo ora è venuta a conoscenza di tutti. Già nello scorso mese di aprile il Governo italiano era intervenuto sulla normativa per le necessarie modifiche, senza che ciò fosse portato a conoscenza dell’opinione pubblica. In sostanza, secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, da parte del governo Renzi erano stati concessi ad alcune società multinazionalidei benefici fiscali non solo eccessivi, ma anche ingiustificati.

Nelle sue direttive l’Ocse permette che i singoli stati aderenti alla UE agevolino le società riguardo ai loro brevetti ed alle loro innovazioni, ma questo può avvenire solo se le spese sono direttamente collegate alle attività di ricerca effettuate dalle società. Dopo aver analizzato la legge italiana che il governo Renzi aveva varato nel 2015, la commissione ha invece accertato che per alcune società era previsto uno sconto fiscale pari al 50%, e che questo sconto avrebbe avuto la durata di 5 anni, con la possibilità di prolungarlo sino a 10 anni.

I nomi delle società beneficiarie di questo sconto fiscale sono rimasti sconosciuti, anche se alcuni mesi fa da parte dell’Europa c’è stata una richiesta precisa al Governo italiano per renderli noti. Il problema degli sconti verso le multinazionali non riguarda solo il nostro Paese, in quanto da parte della commissione UE sono partite accuse anche per due altri stati, Francia e Spagna; anche per loro si tratta di “eccessiva generosità” che l’Unione Europea vuole combattere, in modo da mettere tutte le aziende sullo stesso piano nei confronti del fisco.

 

 

fonte: http://www.breaknotizie.com/tasse-giu-del-50-alle-multinazionali-le-accuse-della-ue-al-governo-renzi/

La riforma fiscale di Renzi avrebbe tagliato del 50% le tasse alle multinazionali. I Tg si guardano bene dall’informarci dell’inchiesta partita da Bruxelles. La Magistratura si gira dall’altra parte, i Tg MUTI, gli amici di Renzi festeggiano e le sanzioni le pagheremo noi!

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La riforma fiscale di Renzi avrebbe tagliato del 50% le tasse alle multinazionali. I Tg si guardano bene dall’informarci dell’inchiesta partita da Bruxelles. La Magistratura si gira dall’altra parte, i Tg MUTI, gli amici di Renzi festeggiano e le sanzioni le pagheremo noi!

Un’inchiesta europea accusa l’ex premier Renzi di aver ridotto le tasse alle multinazionali del 50% con la riforma fiscale del 2015.

Blasting News19 settembre 2017
La riforma fiscale varata nel 2015 dal governo Renzi avrebbe tagliato le tasse alle multinazionali nella misura del 50%. E’ quanto emergerebbe da un’inchiesta avviata da Bruxelles, che avrebbe esercitato pressioni sul governo Gentiloni per fargli abolire o modificare in modo sostanziale queste normative, cosa effettivamente avvenuta ad aprile scorso. La questione riguarda il “patent box”, ovvero la possibilità di garantire sconti fiscali a quelle #multinazionali che registrano marchi o brevetti ad alto contenuto innovativo. Una commissione segreta dell’Unione Europea avrebbe posto sotto processo il nostro paese. La notizia – passata praticamente inosservata alla maggioranza dei media – è stata divulgata da l’Espresso, che nell’edizione in edicola da domenica 17 settembre ha pubblicato l’inchiesta integrale.

Vediamo cosa è emerso.

L’inchiesta sulla riforma fiscale

La notizia è emersa solo in questi giorni, ma l’inchiesta condotta dal “Gruppo del codice di condotta” – una commissione che passa al setaccio le riforme fiscali dei paesi aderenti all’UE per stabilire se sono compatibili con le direttive imposte dell’Ue – ha avuto inizio segretamente diversi mesi fa, tanto che ad Aprile di quest’anno pur senza clamore mediatico il governo Gentiloni è intervenuto per correggere il tiro. Secondo le carte rimaste segrete fino ad oggi l’organismo di Bruxelles avrebbe accusato la riforma di #Renzi di aver concesso “benefit fiscali eccessivi e ingiustificati” ad alcune multinazionali.

Le direttive dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) permettono che gli stati agevolino i brevetti e le innovazioni [VIDEO]a patto che questi derivino da spese realmente effettuate per attività di ricerca.

Ma secondo Bruxelles la legge italiana varata nell’estate del 2015 e cancellata ad Aprile da Gentiloni andava ben oltre. La legge licenziata dal governo Renzi infatti prevedeva una riduzione del 50% delle tasse per un periodo di cinque anni, che poteva essere esteso a dieci.

Rimasti ignoti i nomi

L’Europa alcuni mesi fa ha chiesto al governo di comunicare i nomi delle multinazionali che hanno beneficiato della legge, consentendo alle aziende che hanno già fatto accordi con il fisco italiano di proseguirli per cinque anni, anche dopo l’abolizione delle normative finite sotto accusa. Ma il governo italiano non ha mai reso noti i nomi delle aziende. Oltre all’Italia anche i governi di Francia e Spagna sono stati accusati di essere stati eccessivamente generosi nei confronti delle multinazionali.

Fonte: blastingnews

BASTA CONDONI ALLE MULTINAZIONALI! – Dopo Apple arriva l’elemosina di Google. Basta condoni alle multinazionali …Peccato che lo chiedono solo e solamente i Cinquestelle!

Google

 

 

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BASTA CONDONI ALLE MULTINAZIONALI! – Dopo Apple arriva l’elemosina di Google. Basta condoni alle multinazionali …Peccato che lo chiedono solo e solamente i Cinquestelle!

 

Dopo Apple arriva l’elemosina di Google. Basta condoni alle multinazionali

Che vittoria, Google rimborsa il fisco per 306 milioni di Euro! Peccato che ne ha elusi, secondo stime, quasi il triplo. Google, come Apple qualche mese fa, è una delle tante multinazionali che godono di accordi fiscali privilegiati con alcuni Stati membri dell’UE e non solo. Queste pratiche sono divenute palesi grazie al caso Luxleaks scoppiato in Lussemburgo nel 2014, il Paese che è stato guidato per 20 anni dall’attuale Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Ma anche altri paesi dell’Eurozona come l’Irlanda e l’Olanda di Dijsselbloem adottano tali condotte immorali.

Paesi Bassi, che tra l’altro, oltre a truffare legalmente invitando a porre le sedi fiscali delle multinazionali, generano ormai da anni (grazie all’Euro sottovalutato per la propria economia) un surplus eccessivo sulle partite correnti nella bilancia commerciale, mai sanzionato dalla Commissione europea. Il Movimento 5 Stelle vuole bloccare questa ingiustizia sistemica distorsione della concorrenza attraverso l’elusione fiscale internazionale e non accetta più assurdi condoni alle multinazionali. È inspiegabile come questa pratica sia ancora perseguita e che le grandi aziende dove i bonus e dividendi si sprecano se la cavino pagando solo una piccola parte delle tasse dovute (o meglio un’elemosina), mentre per i piccoli viene usato il pugno duro del fisco e del recupero crediti.

Oggi veniamo a sapere dai PM quello che già ripetiamo da anni, “Google Italia è in realtà una stabile organizzazione occulta direttamente asservita agli interessi economici del gruppo“. I ricavi realizzati in Italia venivano imputati alla struttura irlandese come royalties facendo figurare Google Italy come “mero consulente”. Per di più la sede di Dublino aveva “residenza ai fini fiscali alle Bermuda“. Basterebbe farsi un giro in Lussemburgo per capire la montagna di Euro che ogni mese vengono sottratti dal fisco degli Stati membri e quindi dei cittadini.

Questa pratica danneggia in particolare il Bel Paese, dove il numero e la concentrazione di PMI è altissima, quasi quanto la pressione fiscale che grava su di esse. Invece di lottare contro un sistema elusivo che premia l’Olanda, Lussemburgo, l’Irlanda (solo per fare tre esempi nell’Eurozona), il Governo italiano in Europa non è mai riuscito ad essere incisivo nel placare queste cattive pratiche, forse ci viene da pensare, perché tanti dei rappresentanti politici potrebbero avere dei conflitti d’interessi con le multinazionali stesse, basti vedere il pauroso meccanismo di porte girevoli tra dirigenti del settore pubblico e privato.

La beffa ulteriore sta nel singolare sistema di “giustizia dell’Unione europea”. Infatti, i Paesi di cui sopra, una volta messi sotto inchiesta dalla Commissione per aiuti di stato verso le grandi aziende, beneficiano dei proventi dell’evasione due volte. Come? Primo: incassano i soldi tramite i vergognosi accordi fiscali privilegiati. Secondo: scoperto l’inganno, la Commissione Europea sanziona le multinazionali per aiuti di Stato, costringendole a risarcire le tasse non pagate, ma sempre a quegli Stati che hanno beneficiato e incoraggiato il trattamento fiscale agevolato. Un meccanismo contorto è profondamente ingiusto verso i Paesi come l’Italia, che hanno subito elusione fiscale da parte di queste multinazionali operanti sul nostro territorio.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/05/dopo-apple-arriva-le.html