I derivati del tesoro. Vietato sapere come i nostri politici ci hanno fatto già perdere 32 miliardi e ce ne faranno perdere altri 15 da qui al 2020! Padoan impone il Segreto di Stato! Ce ne parla Milena Gabanelli, come al solito dalla parte della Gente.

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I derivati del tesoro. Vietato sapere come i nostri politici ci hanno fatto già perdere 32 miliardi e ce ne faranno perdere altri 15 da qui al 2020! Padoan impone il Segreto di Stato! Ce ne parla Milena Gabanelli, come al solito dalla parte della Gente.

 

Quanto pesano i derivati di Stato: ecco i conti sui cento contratti
Bocciata la mozione del M5S che chiedeva di vedere il contenuto degli impegni. Il ministero dell’Economia si è appellato al segreto di Stato

Di Milena Gabanelli

Notizia buona: qualche settimana fa la Camera ha approvato le mozioni della maggioranza per aumentare la trasparenza sui contratti derivati del Tesoro. D’ora in poi il ministero dell’Economia dovrà pubblicare sul sito del Dipartimento del Tesoro con maggiore frequenza, «preferibilmente trimestrale», i dati aggiornati sul valore di mercato dei contratti e sul valore su cui si calcolano i flussi finanziari (nozionale) . Notizia cattiva: bocciata la mozione del M5S che chiedeva di vedere cosa c’è scritto nei singoli contratti. Il ministero si è appellato al segreto di Stato.

La storia comincia a marzo 2012, quando Bloombergnews rende noto che il Tesoro Italiano, a fine 2011, ha chiuso in anticipo un contratto con Morgan Stanley liquidando senza batter ciglio 2,57 miliardi di euro. Si poteva negoziare e pagare meno, o abbiamo esaudito i desiderata della banca d’affari? Senza conoscere le clausole ti puoi solo fidare. Subito dopo però emergono indiscrezioni su altre operazioni in derivati con perdite miliardarie per il Tesoro, proprio mentre il ministro Fornero produceva «esodati» per mancanza di fondi. Parte una commissione di indagine parlamentare, una raffica di interrogazioni e question time. Le dichiarazioni dei ministri pro-tempore e del direttore del debito Maria Cannata sono sempre state rassicuranti qualificando il tema derivati di Stato come un problema estemporaneo e comunque sotto controllo.

Purtroppo i dati del Def ed Eurostat mostrano che il problema non è per niente sotto controllo e che le perdite effettive sono una costante nel bilancio dello Stato. In soldoni: 32 miliardi dal 2011 al 2016. Ma in essere ci sono ancora un centinaio di contratti per un controvalore di poco meno di 150 miliardi di euro e che possono produrre perdite negli anni a venire per 40 miliardi di euro. Lo stesso Tesoro le ha già stimate in 15 miliardi tra il 2017 e il 2020. Ma come fa il ministero a quantificare in modo così preciso le perdite, se ha sempre dichiarato di aver usato i derivati per proteggere il debito pubblico dal rischio di rialzo dei tassi di interesse? Che senso ha se la maggior parte del debito è già a tasso fisso? Chi ha analizzato le risposte fornite dal ministero di volta in volta, e sempre farcite di tecnicismi, non ha dubbi: si tratta di operazioni speculative che coprono in realtà i rischi delle banche dal calo dei tassi. Perché stipulare contratti che ti impegnano a pagare un tasso fisso prefissato per 30-40 anni, se non hai la sfera di cristallo? Inoltre molte di queste operazioni sono swaption, ovvero scommesse. Per semplificare si potrebbero paragonare alla vendita del diritto di prelazione su una casa, dopo 1 anno, alla metà del suo valore corrente. Queste «vendite» hanno consentito allo Stato di incassare subito e sistemare qualche bilancio difficile, ma lo hanno esposto al rischio di perdite ingenti negli anni a venire. Tre miliardi solo nel 2016, e almeno altrettanti sembra si spenderanno tra il 2017 e il 2018. Dove sta l’interesse dello Stato?

Intanto a luglio il procuratore della Corte dei Conti Massimiliano Minerva rinvia a giudizio per danno erariale per più di 4 miliardi di euro, Morgan Stanley, i ministri e direttori generali del Tesoro pro-tempore Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli, Vincenzo La Via e l’inossidabile Maria Cannata, da più di 3 lustri direttore del debito pubblico. Per la Corte dei Conti il derivato con Morgan Stanley e ciò che ne è conseguito non sembrano riflettere l’interesse dei contribuenti. E tutti gli altri contratti contengono invece qualche vantaggio per noi? Bisognerebbe vederli, ma il ministro Padoan taglia la testa al toro: «Mettere in chiaro i contratti equivale a danneggiare il Paese, ad esporlo al rischio di speculazioni degli operatori di mercato».

Finora pare che siano state queste chiusure anticipate e le rinegoziazioni opache a rappresentare una speculazione ai danni del Paese. Conoscere i contratti, vedere le condizioni a cui sono stati stipulati, come sono stati gestiti nel tempo e analizzarli attraverso gli «scenari di probabilità» (cioè con gli stessi strumenti che usano le banche), ci farebbe capire se lo Stato ha fatto bene a farli, ha ricevuto i giusti compensi per i rischi che si è assunto, e magari anche a fare luce su come mai dirigenti del Mef, come Grilli e Siniscalco, sono finiti proprio a lavorare per quelle banche straniere che avevano stipulato questi contratti con lo Stato italiano. C’è da dire che quando Consob e Bankitalia proposero di utilizzare gli scenari di probabilità per i derivati degli enti locali, il Mef prima prese tempo, poi li fece rimuovere da qualsiasi ipotesi di lavoro con un provvedimento del governo Letta. E infatti sui derivati degli enti locali luce non verrà mai fatta, anzi non abbiamo neanche i dati aggregati che con tanta fatica sono stati ottenuti per quelli dello Stato italiano. In un Paese dove non si trova il denaro per mettere in sicurezza le scuole, mantenere efficiente la sanità pubblica e manutenere le infrastrutture per prevenire rischi sismici ed idrogeologici, è bello discutere dei vitalizi.

La Rai ostacola il sito di news che le ha affidato – Lo sfogo di Milena Gabanelli: “Si potrebbe andare online in un mese. È come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma. Se la Rai blocca il sito me ne vado”…!!

Milena Gabanelli

 

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La Rai ostacola il sito di news che le ha affidato – Lo sfogo di Milena Gabanelli: “Si potrebbe andare online in un mese. È come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma. Se la Rai blocca il sito me ne vado”…!!

 

Milena Gabanelli: “Se la Rai blocca il sito di news me ne vado”
La giornalista a Repubblica: “So che Maggioni non approvava il progetto. Ma sarebbe uno spreco fermarsi”

“Si potrebbe andare online in un mese. In sostanza è come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma”. Così Milena Gabanelli parla, in un’intervista a Repubblica, del nuovo sito di informazione della Rai, previsto dal piano del dg Campo dall’Orto, bocciato lunedì.

Bloccarlo, spiega, “sarebbe veramente un colpevole spreco, poiché il progetto è arrivato a conclusione a seguito dell’invito a procedere della Commissione parlamentare di vigilanza e dello stesso cda Rai”. Ora, aggiunge, “mi consulterò con il direttore generale, e se non sarò messa nelle condizioni di procedere non intendo intascare un minuto di più uno stipendio pagato dai cittadini”.

Gabanelli rimarca la contrarietà della presidente Monica Maggioni: “Me lo ha detto lei chiaramente tre settimane fa”, “credo che abbia altre idee ma non le ho ben capite. Ha sottolineato il fatto che bisogna ridurre le testate mentre qui se ne andrebbe a creare una nuova. In realtà non è così perché una testata online esiste già, ma è al trentesimo posto proprio perché nessuno ci ha mai investito”.

Anche Repubblica, in un colloquio, riporta il pensiero di Gabelli: “Se ci sono le condizioni per portare a compimento il mio lavoro, bene. Altrimenti sono pronta a trarne le conseguenze”.

 

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/05/23/milena-gabanelli-se-la-rai-blocca-il-sito-di-news-me-ne-vado_a_22104876/

La Rai e la guerra a Milena Gabanelli – Un personaggio troppo scomodo?

 

Milena Gabanelli

 

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La Rai e la guerra a Milena Gabanelli – Un personaggio troppo scomodo?

 

La spiega Sergio Rizzo sul Corriere. L’ex di Report ora è in bilico

Oggi Sergio Rizzo sul Corriere parla di un retroscena che riguarda Viale Mazzini. Una lotta interna contro Milena Gabanelli, oggi responsabile del progetto sul portale unico di news Rai.

Dal 30 gennaio, su incarico del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, è lei che ha raccolto il testimone di Verdelli per la parte che riguarda il portale. E quasi da subito ha dovuto affrontare una guerra interna strisciante, che ha finito per coalizzare la maggioranza del consiglio di amministrazione.
L’argomentazione che giustificherebbe l’opposizione al progetto del nuovo portale unico di notizie della Rai è quella se
condo cui l’operazione farebbe nascere una nuova testata, proprio mentre l’orientamento generale emerso anche nella
commissione parlamentare di Vigilanza sarebbe invece per una riduzione del numero eccessivo di testate. Un’argomentazione tuttavia inconsistente, perché il progetto al quale sta lavorando Milena Gabanelli si
innesta su Rainews.it, una testata già esistente sia pure agganciata a Rainews24 di Antonio Di Bella, e attualmente senza un proprio direttore. Ma tant’è. Il risultato è che la terra sotto i piedi della ex animatrice di Report scotta almeno
quanto scottava quella sotto le suole di Verdelli.

 

Ci risiamo quindi. Verdelli, suo predecessore, rinunciò all’incarico per le resistenze incontrate. E ora anche l’ex di Report rischia la stessa fine.

E qui è doveroso aprire una parentesi sul ruolo di Monica Maggioni. È di qualche giorno fa la ricostruzione apparsa sul sito Dagospia, secondo cui la presidente della tivù pubblica avrebbe chiamato uno per uno tutti i direttori di testata, la cui collaborazione sarebbe essenziale al progetto, allo scopo di convincerli che l’iniziativa non ha senso. Come non avrebbe senso che a gestirla fosse Milena Gabanelli, ritenuta inadatta a quel ruolo. Tale ricostruzione
è stata però subito smentita, oltre a essere accomunata alle fake news che circolano sempre più spesso nella Rete, dalla stessa Monica Maggioni, che nella sua replica a Dagospia ha anche tenuto a precisare «l’assoluto apprezzamento» nei confronti di colei che per vent’anni ha guidato la trasmissione Report.

 

fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/2216501/milena-gabanelli-fai-guerra/

 

Quando Milena Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?”

Milena Gabanelli

 

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Quando Milena Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?”

 

MA VI SEMBRA NORMALE CHE I POLITICI ABBIANO LEGGI DIVERSE RISPETTO AI CITTADINI COMUNI?