Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

 

Rai

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce.
È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’ attuale consiglio d’ amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli.
Neanche i consiglieri Rai scommettono più sulla sua approvazione.

Da Il Fatto Quotidiano:

Rai: “Un altro anno per il piano news”. Bye-bye Gabanelli

Ai margini – L’azienda chiede al governo 12 mesi di tempo per creare la testata digitale da affidare alla giornalista, ma il Cda scade prima.

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce. È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’attuale consiglio d’amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli. Neanche i consiglieriRaiscommettono più sulla sua approvazione.

Da circa 20 giorni, ormai, Gabanelli si è autosospesa con l’aspettativa non retribuita, dopo che le era stata offerta la condirezione di RaiNews e la gestione del suo sito web che conta appena 100mila utenti unici al giorno, e nessuna autonomia nella scelta della squadra. Un ruolo ben diverso dalla promessa di dirigere il nuovo portale dell’informazione digitale Rai, la cui nascita è frenata dalla necessità di accorpamento delle testate esistenti. Il Fatto ha anche lanciato una petizione a sostegno della giornalista, che in pochi giorni ha raggiunto 184 mila firme (aderisci qui). Inutile. Dopo che il vecchio piano Gubitosi è stato definitivamente accantonato, e le sonore bocciature rimediate da Carlo Verdelli e Antonio Campo Dall’Orto, adesso tocca al nuovo direttore generale Mario Orfeo elaborare una proposta credibile per l’informazione Rai, che da oltre tre anni attende di essere riformata. Anche la concessione approvata ad aprile prevede che la tv di Stato debba essere riorganizzata attraverso un piano news, ma al momento è tutto fermo: il dg non ha neppure iniziato a scriverlo.

Prima, infatti, c’è da giocare un’altra partita, quella del contratto di servizio tra viale Mazzini e governo, di cui il piano dovrà recepire le indicazioni. La Rai è in agitazione per la proposta di riforma del settore radiotv avanzata dal ministro Dario Franceschini, che con il raddoppio degli investimenti sui prodotti italiani costringerebbe l’azienda a rivedere i propri conti. Così il discorso per la convenzione va per le lunghe e, di conseguenza, pure quello per il piano informazione. Se n’è discusso in maniera animata anche nell’ultimo consiglio d’amministrazione, per concludere che al momento è impossibile fare alcun tipo di previsione. “Va chiuso entro Natale, perché dopo le elezioni questo Cda sarà come yogurtscaduto, non avrà più la forza politica per approvare alcunché”, avverteCarlo Freccero, consigliere Rai in quota Movimento 5 Stelle. Ma i tempi tecnici sembrano troppo stretti: anche dalla commissione di Vigilanza, infatti, fanno notare che il contratto di servizio non dovrebbe arrivare prima di fine novembre.

Viene il sospetto che il documento tanto atteso sia destinato a rimanere tale. Anche perché i vertici Rai hanno gettato la maschera, chiedendo nelle trattative col governo sul contratto di servizio un arco di tempo di 12 mesi per approvare il piano news: peccato che l’attuale Cda sia in scadenza ad agosto 2018. In questo modo il progetto resterebbe chiuso nel cassetto, e infatti l’esecutivo vorrebbe più che dimezzare il periodo a disposizione. Esclusa la possibilità di “stralciare” la posizione di Milena Gabanelli, creando la nuova testata digitale da affidarle a prescindere dal piano complessivo. “Non se ne parla”, tagliano corto da Viale Mazzini: prima di creare altre testate bisognerà accorpare quelle esistenti e nessuno vuole rinunciare al proprio orticello. “Io sono fiducioso, penso che il piano si farà” spiega il renziano Guelfo Guelfi. Con una postilla: “Certo, se così non fosse non sarebbe colpa di nessuno…”. “La fine della legislatura – concludeArturo Diaconale, consigliere Rai scelto da Forza Italia – non è il periodo migliore per le rivoluzioni: non mi sento di escludere che tra un rinvio e l’altro alla fine il piano salti”. E la Gabanelli e la sua testata digitale? “Io il mio consiglio a Milena l’ho dato: cominci a lavorare con quello che ha, sul resto meglio non contarci troppo”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/rai-un-altro-anno-per-il-piano-news-bye-bye-gabanelli/

Rai – Milena Gabanelli tre anni fa, in una memorabile intervista, raccontava di lottizzazione, di sprechi e ruberie e dello sperpero dei nostri soldi del canone. Tre anni e tutto è ancora peggio di prima!

 

Milena Gabanelli

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

Rai – Milena Gabanelli tre anni fa, in una memorabile intervista, raccontava di lottizzazione, di sprechi e ruberie e dello sperpero dei nostri soldi del canone. Tre anni e tutto è ancora peggio di prima!

Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe “snellita”, ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione. Lo scrive in un lungo editoriale sul Corriere della Sera Milena Gabanelli, in cui fa la lista degli sprechi del servizio pubblico. Troppi telegiornali, reti e strutture inventate solo per accontentare politici, assessori e governatori di turno. Troppi incarichi dirigenziali e una proliferazione incredibile di sedi e strutture regionali. Nulla di più lontano dalla Bbc, “il miglior servizio pubblico al mondo” di cui tanto si parla ma che mai sarà avvicinato se non si mettono “competenza” e “merito” come criteri essenziali per la nomina della governance.

La Rai che verrà

Per rilanciare la Rai la politica deve scegliere uomini competenti e intervenire sulle leggi. Altrimenti sono chiacchiere.

Non si crescerà mai senza riforme, che vuol dire taglio agli sprechi e investimenti. Il tempo è poco e servono soldi subito. La strada più rapida sarebbe quella del rientro dei 300 miliardi depositati su conti esteri, con versamento delle relative somme evase. Però ci vuole la legge che sanziona pesantemente i grandi evasori, e che esiste in tutti i Paesi civili. Quella legge è pronta sul tavolo da due anni, ma ancora non vede la luce, per non aggredire troppo coloro che hanno impoverito il Paese e le loro aziende trasferendo gli utili su conti cifrati. E allora, oltre ai tagli giustissimi ai superstipendi, agli 80 euro in più per chi ha meno di 1.500 euro al mese, quali sono le idee concrete per evitare la chiusura di migliaia di aziende private, e quali le idee di rilancio delle aziende pubbliche sane?

Fra le tante dichiarazioni di Renzi su come uscire dalla depressione generale c’è anche quella di pensare a una Rai che contribuisca alla rinascita del Paese. Certamente avrà un piano, ma per ora si vuol prendere 150 milioni dal canone. La Rai ha 11.600 dipendenti, circa 4.000 collaboratori, un incalcolabile indotto, è il quinto gruppo culturale d’Europa, il tesoro è l’azionista. Dal canone incassa 1,7 miliardi (il 30% evade), 600 milioni dalla pubblicità, 20 milioni da altri servizi. I conti stanno così così. Tecnologicamente arretrata, mantiene un’infinità di strutture e canali, e nonostante i 1.700 giornalisti Rai News è fra gli ultimi siti web che vengono cliccati per informarsi. Il Direttore generale sta tentando di riorganizzare l’offerta, e intanto taglia su prodotto e stipendi: la falce si sta abbattendo con la stessa neutralità su meritevoli e fannulloni, incluse le partite Iva (cruciali in molti programmi) che si mettono in tasca poco più di 1.000 euro al mese. Tuttavia non basterà. Il premier ha suggerito di vendere qualcosa. L’unica «cosa»che si può collocare sul mercato senza tanto clamore è la società che possiede le torri di trasmissione, RaiWay, ma RaiWay è la Rai, ed ha un solo cliente, la Rai. Questo significa che il Direttore generale non può in autonomia decidere di quotare un pezzo di un’azienda pubblica (ovvero privatizzare) perché occorre seguire un iter parlamentare, e arrivare alla delibera del Consiglio dei ministri. Senza questo passaggio cosa si dovrà inventare sul prospetto informativo per avere l’ok della Consob?

Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe «snellita», ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione. Ogni partito si è preso un canale, e poi ci ha infilato i suoi uomini scegliendo come unico criterio la «fedeltà», non all’azienda ma al partito. Risultato: proliferazione di strutture e incarichi dirigenziali che negli anni si sono stratificati. Non esiste nessuna tv pubblica al mondo dentro la quale convivono 3 telegiornali che hanno come referenti 3 diverse aree politiche; ognuno ha una sua struttura autonoma, i suoi direttori, i suoi inviati, il suo apparato tecnico, i suoi studi, il suo budget. Poi c’è Rai news 24, che non si può dire sia seguitissima, e le 26 sedi per l’informazione regionale. Bisogna «ottimizzare» si dice, ma da dove cominci se non metti mano al contratto di servizio con lo Stato? Le sedi regionali sono nate in funzione dei rapporti con le istituzioni locali. Un modello in crisi poiché le Regioni non rappresentano più il territorio, quindi bisognerà cambiare completamente la prospettiva in funzione delle macroaree. Si prende spesso a modello il miglior servizio pubblico al mondo, ovvero la Bbc, dove però i canali generalisti nazionali sono sostenuti solo dal canone: 174 euro, contro i nostri 113. Se tuttavia il modello a cui ispirarsi è Bbc, confrontiamoci. Le stazioni televisive locali inglesi sono 15, che interagiscono con quelle radiofoniche. I dipendenti sono circa 1.500 contro i nostri quasi 2.000. Le sedi occupano mediamente 2 piani (con una postazione fissa per il giornalista che si connette), la maggior parte sono in affitto. Noi occupiamo edifici giganteschi, quasi tutti di proprietà, con insostenibile spreco di spazi e costi. La loro sede più piccola è quella delle Channel Island: 2 dipendenti; da noi a Campobasso sono in 70. Nella sede di Cosenza lavorano 95 persone, ma il palazzo sembra quello di Viale Mazzini. Tutti i servizi finiscono dentro a Bbc One (la nostra Rai 1), con 4 brevi collegamenti al giorno. Inutile ribadire che la produzione locale del nostro servizio pubblico è perlopiù asservita ad assessori e governatori, che in caso di smantellamento di qualche sede si incateneranno pur di non vedere sottratta una telecamera a loro uso e consumo.

Gli «intrecci armoniosi» si metteranno di traverso anche in caso di accorpamento della lunga lista di strutture a cui hanno dato vita nel corso degli anni, e che pullulano di direttori e personale. Emblematica la genesi di Rai Vaticano. Nel ‘97 una decina di dipendenti occupavano due stanze per preparare gli eventi di Giubileo 2000. Senza budget, il team si relazionava con la Santa Sede per agevolare le reti nella produzione di programmi da trasmettere e vendere in tutto il mondo, e doveva essere operativo per 2 anni. Il Giubileo è finito da tempo, ma la piccola squadra si è trasformata in una struttura con i suoi funzionari e dirigenti per continuare a fare le stesse cose. Rai Expo è l’ultima creatura: una dirigenza, 45 dipendenti, una sede a Milano e una a Roma. Ma per raccontare il grande evento dell’alimentazione mondiale non bastano le sedi regionali e i programmi delle reti? A Expo finita (ottobre 2015) siamo sicuri che quella struttura non diventerà permanente? Anche Rai Quirinale, da postazione informativa è diventata nel tempo un elefantino, con un direttore e 35 dipendenti. Per fare cosa? Trasmettere il messaggio del presidente della Repubblica di fine anno e la cerimonia del 2 giugno.

Per «rinascere» sarà inevitabile eliminare sedi e strutture che non hanno nessun senso, ma non mandando a casa qualche migliaio di persone che hanno famiglia! L’azienda avrebbe bisogno di tutto il suo personale se venisse organizzata in modo produttivo; è pur sempre la più grande industria culturale del Paese! Ricordiamo inoltre che non ha ammortizzatori sociali, e sarebbe paradossale creare disoccupati per dare 80 euro in più a chi uno stipendio (anche se magro) ce l’ha. Certo occorrerà poi liberarsi dai burocrati e intervenire sui contratti collettivi di lavoro. Questo quadro però, determinato dalla politica e dalle sue scelte in 60 anni, non lo ribalta un Direttore generale da solo, senza il supporto del governo. Ricordiamo che la Bbc, così spesso invocata a chiacchiere, ha come unico criterio nella nomina della governance e della dirigenza la competenza e il merito. Anche in Gran Bretagna «il palazzo» interferisce e orienta, ma quando un dirigente sbaglia, va a casa senza tante storie. Per questo il mondo intero considera la Bbc la più autorevole tv pubblica del mondo.

tratto da: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/rai-che-verra/d489c2e4-121b-11e4-a6a9-5bc06a2e2d1a.shtml?refresh_ce-cp

Rai, caso Gabanelli. Il Pd fa melina per impedire l’audizione della giornalista in Vigilanza Rai!

 

Gabanelli

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

 

Rai, caso Gabanelli. Il Pd fa melina per impedire l’audizione della giornalista in Vigilanza Rai!

Milena Gabanelli, il Pd (isolato) vuol fare melina sull’audizione della giornalista in Vigilanza Rai
Il caso – Sulla proposta dei 5Stelle di convocare la giornalista contrari solo i dem: “Non si può fare, chiamiamo i vertici”. Ma non è vero!

Convocare di nuovo Mario Orfeo e Monica Maggioni in commissione di Vigilanza. Così da schivare l’audizione di Milena Gabanelli. Questo è l’escamotage pensato dal Pd per evitare di ascoltare la giornalista in Parlamento, un’audizione che potrebbe mettere in imbarazzo il dg della Rai e il Cda di Viale Mazzini. E infatti sarebbero proprio i vertici della tv di Stato ad aver fatto arrivare in Parlamento il suggerimento a soprassedere: meglio evitare di portare in una sede istituzionale un caso che sta imbarazzando non poco mamma Rai ed è diventato il primo vero problema per il nuovo direttore generale.

La proposta di ascoltare Gabanelli è stata lanciata mercoledì scorso dalla deputata grillina Dalila Nesci, ma è stata respinta al mittente dai dem Vinicio Peluffo e Michele Anzaldi. Il problema, però, è che su questo tema il Pd è isolato: tutte le altre forze politiche presenti in Vigilanza, infatti, chi più e chi meno, sono favorevoli all’audizione. Quindi, se si dovesse arrivare a un voto, il partito di Matteo Renzi potrebbe trovarsi in minoranza. Anche se poi, sulle convocazioni in commissione, al voto non si arriva quasi mai e si trova un accordo prima.

A lanciare la proposta, dicevamo, è stato l’M5S. “Dopo tutte le polemiche e la decisione di Gabanelli di autosospendersi dalla Rai, oltretutto con un duro atto d’accusa verso i vertici, pensiamo sia doveroso affrontare la questione in Vigilanza, ascoltando la parte in causa”, fanno sapere dal movimento grillino. Alla richiesta, però, il Pd oppone un secco rifiuto. “In commissione non si affrontano casi singoli, altrimenti in passato avremmo dovuto ascoltare i vari Giannini, Giletti, Perego… Si creerebbe un pericoloso precedente. Inoltre l’audizione rischierebbe di metterebbe in imbarazzo la stessa Gabanelli perché la esporrebbe a ogni genere di attacco o critica”, osserva Anzaldi. Secondo cui “l’unico modo che la Vigilanza ha per affrontare il caso alla luce delle ultime novità (l’auto sospensione della giornalista, ndr) è quello di riconvocare i vertici: il dg Orfeo e la presidente Maggioni”.

Il problema è che però, così, si ascolterebbe solo la metà della storia. “In Vigilanza in questi anni si è convocato di tutto e di più. Inoltre Gabanelli non è giornalista o conduttrice semplice, ma è vice direttore di testata (Rainews, ndr). Quindi i motivi di opposizione del Pd non stanno in piedi”, osserva Maurizio Lupi di Ap. Su questa linea ci sono un po’ tutti. “Io non stravedo per la giornalista, ma sono favorevole alla convocazione: è sempre meglio ascoltare le questioni direttamente dagli interessati”, afferma il leghista Jonny Crosio. “Gabanelli è l’ultima vittima del controllo renziano sulla Rai. Penso che sia dovere della Vigilanza ascoltare perché una professionista seria e capace come lei abbia deciso di mettersi in aspettativa”, sostiene Fabio Rampelli di Fdi. Anche Pino Pisicchio, in rappresentanza del gruppo misto (terzo “partito” per numeri a Montecitorio), è d’accordo. “Il caso ha suscitato un tale clamore che mi sembra utile sentire tutte le parti in causa”, dice il deputato pugliese.

E Forza Italia? Renato Brunetta è un po’ recalcitrante, ma favorevole. “A patto però che, oltre a lei, vengano convocati tutti gli altri giornalisti e conduttori messi da parte, a partire da Nicola Porro”, osserva il capogruppo forzista alla Camera. Che aggiunge: “Io nutro forti dubbi sulla serietà deontologica della signora Gabanelli. Ma non c’è dubbio che sul caso del progetto web abbia subìto una scorrettezza. La si convochi, ma senza farne una Giovanna d’Arco”, aggiunge Brunetta.

La questione verrà riproposta in Vigilanza mercoledì prossimo. Sara interessante vedere se il Pd continuerà a fare muro oppure se cederà alle pressioni della altre forze politiche. Con buona pace di Viale Mazzini.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/vigilanza-rai-il-pd-isolato-vuol-fare-melina-su-gabanelli/

Io sto con Milena Gabanelli – La petizione per riportare in Tv la giornalista ha raggiunto le 157.000 firme! – Firma anche TU

 

Milena Gabanelli

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

Io sto con Milena Gabanelli – La petizione per riportare in Tv la giornalista ha raggiunto le 157.000 firme! – Firma anche TU

Io sto con Milena Gabanelli – Firma anche TU la petizione per riportare in Tv la giornalista!

Lavora in Rai da 35 anni, negli ultimi 20 ha ideato e condotto Report. Qualunque emittente dovrebbe essere orgogliosa di averla come protagonista. La raccolta firme sul Fatto e su Change.org

Milena Gabanelli lavora da 35 anni per la Rai. Negli ultimi 20, fino a pochi mesi fa, ha ideato, animato e condotto Report, fiore all’occhiello del videogiornalismo di inchiesta, ora affidato ai suoi migliori allievi. Poi le è stata affidato il portale digitale di informazione Rai e vi si è dedicata con la consueta passione e professionalità. Ma quel progetto è rimasto sulla carta, per le incomprensibili (o forse fin troppo comprensibili) resistenze dell’azienda pagata con i nostri soldi, ma teleguidata dai partiti. Per non dover ammettere di aver cacciato anche lei, ultima di una lunga lista di proscrizione che va dall’èra Berlusconi all’èra Renzi, i vertici Rai le hanno fatto una proposta che, per dignità, doveva rifiutare: la condirezione di Rainews24, testata e sito semiclandestini con un pugno di collaboratori scelti da altri. E la Gabanelli, sempre per dignità, si è posta in aspettativa non retribuita: cioè – checchè ne dicano i minimizzatori dei partiti e della stampa al seguito – fuori dalla Rai.

Noi pensiamo che qualunque emittente del mondo libero sarebbe orgogliosa di avere la Gabanelli tra le proprie file e di metterla in condizione di lavorare al meglio. Il suo nome è uno dei pochi motivi validi rimasti a giustificare il canone e la qualifica di “servizio pubblico” per quello che è sempre più un servizietto privato dei partiti. Negli ultimi anni la Rai ha fatto di tutto per perdere la Gabanelli e alla fine ci è riuscita. Missione compiuta, nel silenzio omertoso di destra, centro, sinistra e dei grandi giornali, che ora giocano a dipingerla come una donna capricciosa e umorale per non chiamare le cose con il loro nome.

Siccome noi cittadini siamo i veri proprietari della Rai, vogliamo rompere questo muro di silenzio e di assuefazione, rivendicare il nostro diritto a un’informazione pubblica libera e indipendente (soprattutto nell’anno delle elezioni ) e smascherare il giochino di chi tenta di ridurre questo ennesimo scandalo a normale routine burocratica, contrattuale o caratteriale. Perciò lo diciamo forte e chiaro: noi stiamo con Milena Gabanelli e la rivogliamo subito in televisione.

Firmiamo per portare la giornalista al lavoro in Rai

Peter Gomez, Antonio Padellaro, Marco Travaglio

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/10/io-sto-con-milena-gabanelli-firma-la-petizione-per-riportare-in-tv-la-giornalista/3847622/

Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante” – Ma com’è che non in Parlamento non riusciamo a mandare gente così…?

 

Milena Gabanelli

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante” – Ma com’è che non in Parlamento non riusciamo a mandare gente così…?

E no. La Gabanelli è una che la politica non la potrà mai fare…!

Vi immaginate? Rinunciare allo stipendio solo perchè non si produce? Roba da Gente Onesta, e in Parlamento l’onestà è proprio una di quelle cose che scarseggiano.

Scrive Huffingtonpost

Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante”

La giornalista spiega al Corriere il suo no alla condirezione di RaiNews 24: “Se sono io il problema mi faccio da parte”

“Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante”. La giornalista Milena Gabanelli spiega in un’intervista al Corriere della sera il suo no alla condirezione di RaiNews 24.

Il mio non è un capriccio, ma la certezza che non ci sono le condizioni per produrre risultati. E di cui poi devo rispondere. Il mio incarico è far funzionare l’informazione online, che la Rai non ha, malgrado i suoi 1.600 giornalisti. La proposta è quella di stare dentro un sito che non ha i presupposti per funzionare, in attesa degli eventi

All’intervistatrice che le chiede perché non le basta la promozione e uno staff di 40 giornalisti scelti da lei, Gabanelli risponde:

Non ne ho mai fatto una questione di carica. E lavorare con Di Bella, che stimo, è pure divertente. Ma buona parte dei giornalisti che io ho incontrato, in un assestment interno, sono disponibili a trasferirsi al portale unico Rai, ma non al sito di una testata. Così quelli di tg nazionali e regionali, corrispondenti: tutti felici di contribuire. Ma non a Rainews.it, perché è percepito come il sito di una testata concorrente.

Se il suo progetto originario non si realizzasse, la giornalista spiega:

Sarebbe un peccato per la Rai che non può permettersi un ulteriore ritardo sull’online. Se invece il problema sono io, non ho difficoltà a farmi da parte, il lavoro fin qui fatto non andrà sprecato. Non ho paura del futuro e non sono legata alle poltrone, ho delle idee e una reputazione che vorrei continuare a mettere a disposizione del servizio pubblico. Ma non inventandomi un nuovo programma, altrimenti sarei restata dov’ero.

 

Renzi: “Fuori i partiti dalla Rai”. Infatti se ne va Milena Gabanelli e restano i partiti!

 

Milena Gabanelli

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

Renzi: “Fuori i partiti dalla Rai”. Infatti se ne va Milena Gabanelli e restano i partiti!

La Rai ce l’ha fatta, Gabanelli rifiuta: “Così non ha senso”

La rottura – Dice no alla condirezione e al sito di RaiNews e va in aspettativa non retribuita

 

Milena Gabanelli annuncia la decisione di chiedere al Direttore Generale della Rai un periodo di aspettativa non retribuita, in attesa che il Consiglio di Amministrazione della Tv di Stato vari il nuovo piano news e decida come procedere in merito a quegli accorpamenti considerati necessari per varare una nuova testata giornalistica. La Rai aveva proposto all’ex curatrice di #report la condirezione della testata Rainews, ma la Gabanelli ha rifiutato la proposta per vari motivi, ad iniziare dal fatto che non se la sente di esporsi su un prodotto di cui non è direttore responsabile. Lo sfogo della Gabanelli: Non me la sento di mettere la faccia su un progetto che non firmo ha sentenziato la giornalista, che ha offerto la sua disponibilità per dirigere la nuova testata che dovrebbe nascere dopo l’accorpamento di alcune delle attuali …

 

tratto da: IL FATTO QUOTIDIANO

 

Rai, Orfeo scopre le carte (false): la tv pubblica fa fuori la Gabanelli

Proposta inaccettabile: condirettore di RaiNews e capo di un sito inutile. Campo Dall’Orto le voleva dare tutto il settore digitale ma il progetto è stato prima frenato e poi completamente bloccato

Rottura tra Milena Gabanelli e la Rai. In un incontro andato in scena nella serata di ieri con Mario Orfeo, la giornalista ha rifiutato la proposta, inaccettabile rispetto alle premesse, emersa durante la giornata nel corso del consiglio di amministrazione (su iniziativa di Carlo Freccero), e che il direttore generale furbescamente aveva fatto propria. Ovvero la condirezione di Rainews (a fianco del direttore Antonio Di Bella) con la delega per lo sviluppo web e la gestione del piccolo sito della testata. Questo è ciò che Orfeo ha messo sul piatto in quello che è sembrato un estremo e fasullo tentativo per mantenere Gabanelli in Rai. L’ideatrice di Report è stata costretta a rifiutarlo, mettendo Orfeo davanti a una sorta di aut aut: o si torna al progetto originario per il quale era stata chiamata a Viale Mazzini lo scorso febbraio oppure sarebbe pronta ad andarsene. Non c’è altra scelta possibile e l’ufficialità arriverà inesorabilmente nelle prossime ore.

La giornalista, dunque, ha detto no a un progetto che, rispetto a quello che doveva essere il nuovo grande portale Rai24.it, appare di serie B: andare a fare da condirettore a Di Bella, con una squadra di una ventina di persone al massimo non scelte da lei, per cercare di rilanciare un sito, Rainews.it, che raggiunge a malapena i 100mila utenti unici al giorno. Un brand fallimentare su cui nessuno, finora, ha osato mettere la faccia e tentare un rilancio. A quanto si apprende, Gabanelli ha chiesto a Orfeo di partire subito con il portale su cui ha lavorato negli ultimi sei mesi. Altrimenti è pronta a fare le valigie e migrare altrove.

Gabanelli, infatti, da maggio attende di partire con il nuovo portale d’informazione che, nel progetto dell’ex dg Campo Dall’Orto, prevedeva una squadra di oltre 80 giornalisti a pieno organico, di cui una sezione specializzata in inchieste e una in data journalism. Progetto che, partito in pompa magna al suono delle trombe del “digital first” dell’ex direttore generale, è stato prima frenato e poi completamente bloccato. Per due motivi: da una parte l’opposizione alla creazione di una nuova testata, con un nuovo direttore (la stessa Gabanelli) quando l’ordine di servizio a Viale Mazzini è quello invece di ridurre e accorpare le testate già esistenti; dall’altra, il fatto che il nuovo portale debba rientrare all’interno della riforma complessiva dell’informazione Rai che, dopo la bocciatura del piano di Carlo Verdelli nel gennaio scorso, il nuovo dg non presenterà prima della fine dell’anno. Che significa dover aspettare altri mesi.

Supercazzole, insomma. Non il massimo per una professionista che lo stesso Orfeo ha più volte definito “una delle risorse più importanti per l’azienda”. Così, Gabanelli è stata messa in naftalina: la redazione c’è, l’aspetto grafico e tecnico del sito è pronto, ma non può partire. Da qui, di fronte al suo crescente nervosismo, Gabanelli ha chiesto al dg di stralciare il progetto web: far viaggiare Rai24.it su un binario diverso rispetto a quello del piano informazione, in modo da far partire subito il portale e andare on line. Ma la maggioranza del Cda e lo stesso Orfeo le hanno risposto picche. “Il web sarà una parte fondamentale della nuova informazione Rai, non può essere stralciato dal piano generale”, ha fatto sapere il nuovo dg. Così è arrivata la controproposta: la condirezione di Rainews (quindi un gradino in più rispetto al suo status attuale di vice direttore con cui è stata assunta a Viale Mazzini) e la possibilità di sviluppare subito il progetto con il sito di Rainews.it.

Le indiscrezioni, poi, raccontano anche altro. Per esempio la poca disponibilità da parte delle redazioni a cedere giornalisti alla nuova testata, trovando in questo una sponda eccellente in Monica Maggioni: la presidente della Rai non è mai stata una fan del progetto e della creazione di questa nuova testata. Anzi, si può dire che le abbia fatto per mesi una guerra aperta. Dentro e fuori Viale Mazzini. D’altronde poi, come accade sempre in Rai, c’è di mezzo anche la politica. Per cui si vocifera di una certa preoccupazione ai vertici del Pd per la nascita di un sito guidato dalla giornalista d’inchiesta. Insomma, secondo i boatos di Viale Mazzini, al Nazareno si teme che un Report quotidiano formato web diventi una pericolosa mina vagante nella stagione in cui si voterà per le Politiche. Anche per questo, si dice, il verde sul semaforo per Rai24.it non si è mai acceso. E mai si accenderà. Campo Dall’Orto è stato mandato, con l’aiuto della Maggioni, proprio perché all’improvviso si è scoperto poco renziano per i renziani (e il capo Matteo), come potrebbe Orfeo tradire il mandato per cui è stato chiamato sulla poltrona più alta dell’azienda?

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/orfeo-scopre-le-carte-false-la-rai-fa-fuori-la-gabanelli/

I derivati del tesoro. Vietato sapere come i nostri politici ci hanno fatto già perdere 32 miliardi e ce ne faranno perdere altri 15 da qui al 2020! Padoan impone il Segreto di Stato! Ce ne parla Milena Gabanelli, come al solito dalla parte della Gente.

derivati del tesoro

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

I derivati del tesoro. Vietato sapere come i nostri politici ci hanno fatto già perdere 32 miliardi e ce ne faranno perdere altri 15 da qui al 2020! Padoan impone il Segreto di Stato! Ce ne parla Milena Gabanelli, come al solito dalla parte della Gente.

 

Quanto pesano i derivati di Stato: ecco i conti sui cento contratti
Bocciata la mozione del M5S che chiedeva di vedere il contenuto degli impegni. Il ministero dell’Economia si è appellato al segreto di Stato

Di Milena Gabanelli

Notizia buona: qualche settimana fa la Camera ha approvato le mozioni della maggioranza per aumentare la trasparenza sui contratti derivati del Tesoro. D’ora in poi il ministero dell’Economia dovrà pubblicare sul sito del Dipartimento del Tesoro con maggiore frequenza, «preferibilmente trimestrale», i dati aggiornati sul valore di mercato dei contratti e sul valore su cui si calcolano i flussi finanziari (nozionale) . Notizia cattiva: bocciata la mozione del M5S che chiedeva di vedere cosa c’è scritto nei singoli contratti. Il ministero si è appellato al segreto di Stato.

La storia comincia a marzo 2012, quando Bloombergnews rende noto che il Tesoro Italiano, a fine 2011, ha chiuso in anticipo un contratto con Morgan Stanley liquidando senza batter ciglio 2,57 miliardi di euro. Si poteva negoziare e pagare meno, o abbiamo esaudito i desiderata della banca d’affari? Senza conoscere le clausole ti puoi solo fidare. Subito dopo però emergono indiscrezioni su altre operazioni in derivati con perdite miliardarie per il Tesoro, proprio mentre il ministro Fornero produceva «esodati» per mancanza di fondi. Parte una commissione di indagine parlamentare, una raffica di interrogazioni e question time. Le dichiarazioni dei ministri pro-tempore e del direttore del debito Maria Cannata sono sempre state rassicuranti qualificando il tema derivati di Stato come un problema estemporaneo e comunque sotto controllo.

Purtroppo i dati del Def ed Eurostat mostrano che il problema non è per niente sotto controllo e che le perdite effettive sono una costante nel bilancio dello Stato. In soldoni: 32 miliardi dal 2011 al 2016. Ma in essere ci sono ancora un centinaio di contratti per un controvalore di poco meno di 150 miliardi di euro e che possono produrre perdite negli anni a venire per 40 miliardi di euro. Lo stesso Tesoro le ha già stimate in 15 miliardi tra il 2017 e il 2020. Ma come fa il ministero a quantificare in modo così preciso le perdite, se ha sempre dichiarato di aver usato i derivati per proteggere il debito pubblico dal rischio di rialzo dei tassi di interesse? Che senso ha se la maggior parte del debito è già a tasso fisso? Chi ha analizzato le risposte fornite dal ministero di volta in volta, e sempre farcite di tecnicismi, non ha dubbi: si tratta di operazioni speculative che coprono in realtà i rischi delle banche dal calo dei tassi. Perché stipulare contratti che ti impegnano a pagare un tasso fisso prefissato per 30-40 anni, se non hai la sfera di cristallo? Inoltre molte di queste operazioni sono swaption, ovvero scommesse. Per semplificare si potrebbero paragonare alla vendita del diritto di prelazione su una casa, dopo 1 anno, alla metà del suo valore corrente. Queste «vendite» hanno consentito allo Stato di incassare subito e sistemare qualche bilancio difficile, ma lo hanno esposto al rischio di perdite ingenti negli anni a venire. Tre miliardi solo nel 2016, e almeno altrettanti sembra si spenderanno tra il 2017 e il 2018. Dove sta l’interesse dello Stato?

Intanto a luglio il procuratore della Corte dei Conti Massimiliano Minerva rinvia a giudizio per danno erariale per più di 4 miliardi di euro, Morgan Stanley, i ministri e direttori generali del Tesoro pro-tempore Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli, Vincenzo La Via e l’inossidabile Maria Cannata, da più di 3 lustri direttore del debito pubblico. Per la Corte dei Conti il derivato con Morgan Stanley e ciò che ne è conseguito non sembrano riflettere l’interesse dei contribuenti. E tutti gli altri contratti contengono invece qualche vantaggio per noi? Bisognerebbe vederli, ma il ministro Padoan taglia la testa al toro: «Mettere in chiaro i contratti equivale a danneggiare il Paese, ad esporlo al rischio di speculazioni degli operatori di mercato».

Finora pare che siano state queste chiusure anticipate e le rinegoziazioni opache a rappresentare una speculazione ai danni del Paese. Conoscere i contratti, vedere le condizioni a cui sono stati stipulati, come sono stati gestiti nel tempo e analizzarli attraverso gli «scenari di probabilità» (cioè con gli stessi strumenti che usano le banche), ci farebbe capire se lo Stato ha fatto bene a farli, ha ricevuto i giusti compensi per i rischi che si è assunto, e magari anche a fare luce su come mai dirigenti del Mef, come Grilli e Siniscalco, sono finiti proprio a lavorare per quelle banche straniere che avevano stipulato questi contratti con lo Stato italiano. C’è da dire che quando Consob e Bankitalia proposero di utilizzare gli scenari di probabilità per i derivati degli enti locali, il Mef prima prese tempo, poi li fece rimuovere da qualsiasi ipotesi di lavoro con un provvedimento del governo Letta. E infatti sui derivati degli enti locali luce non verrà mai fatta, anzi non abbiamo neanche i dati aggregati che con tanta fatica sono stati ottenuti per quelli dello Stato italiano. In un Paese dove non si trova il denaro per mettere in sicurezza le scuole, mantenere efficiente la sanità pubblica e manutenere le infrastrutture per prevenire rischi sismici ed idrogeologici, è bello discutere dei vitalizi.

La Rai ostacola il sito di news che le ha affidato – Lo sfogo di Milena Gabanelli: “Si potrebbe andare online in un mese. È come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma. Se la Rai blocca il sito me ne vado”…!!

Milena Gabanelli

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

La Rai ostacola il sito di news che le ha affidato – Lo sfogo di Milena Gabanelli: “Si potrebbe andare online in un mese. È come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma. Se la Rai blocca il sito me ne vado”…!!

 

Milena Gabanelli: “Se la Rai blocca il sito di news me ne vado”
La giornalista a Repubblica: “So che Maggioni non approvava il progetto. Ma sarebbe uno spreco fermarsi”

“Si potrebbe andare online in un mese. In sostanza è come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma”. Così Milena Gabanelli parla, in un’intervista a Repubblica, del nuovo sito di informazione della Rai, previsto dal piano del dg Campo dall’Orto, bocciato lunedì.

Bloccarlo, spiega, “sarebbe veramente un colpevole spreco, poiché il progetto è arrivato a conclusione a seguito dell’invito a procedere della Commissione parlamentare di vigilanza e dello stesso cda Rai”. Ora, aggiunge, “mi consulterò con il direttore generale, e se non sarò messa nelle condizioni di procedere non intendo intascare un minuto di più uno stipendio pagato dai cittadini”.

Gabanelli rimarca la contrarietà della presidente Monica Maggioni: “Me lo ha detto lei chiaramente tre settimane fa”, “credo che abbia altre idee ma non le ho ben capite. Ha sottolineato il fatto che bisogna ridurre le testate mentre qui se ne andrebbe a creare una nuova. In realtà non è così perché una testata online esiste già, ma è al trentesimo posto proprio perché nessuno ci ha mai investito”.

Anche Repubblica, in un colloquio, riporta il pensiero di Gabelli: “Se ci sono le condizioni per portare a compimento il mio lavoro, bene. Altrimenti sono pronta a trarne le conseguenze”.

 

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/05/23/milena-gabanelli-se-la-rai-blocca-il-sito-di-news-me-ne-vado_a_22104876/

La Rai e la guerra a Milena Gabanelli – Un personaggio troppo scomodo?

 

Milena Gabanelli

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

La Rai e la guerra a Milena Gabanelli – Un personaggio troppo scomodo?

 

La spiega Sergio Rizzo sul Corriere. L’ex di Report ora è in bilico

Oggi Sergio Rizzo sul Corriere parla di un retroscena che riguarda Viale Mazzini. Una lotta interna contro Milena Gabanelli, oggi responsabile del progetto sul portale unico di news Rai.

Dal 30 gennaio, su incarico del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, è lei che ha raccolto il testimone di Verdelli per la parte che riguarda il portale. E quasi da subito ha dovuto affrontare una guerra interna strisciante, che ha finito per coalizzare la maggioranza del consiglio di amministrazione.
L’argomentazione che giustificherebbe l’opposizione al progetto del nuovo portale unico di notizie della Rai è quella se
condo cui l’operazione farebbe nascere una nuova testata, proprio mentre l’orientamento generale emerso anche nella
commissione parlamentare di Vigilanza sarebbe invece per una riduzione del numero eccessivo di testate. Un’argomentazione tuttavia inconsistente, perché il progetto al quale sta lavorando Milena Gabanelli si
innesta su Rainews.it, una testata già esistente sia pure agganciata a Rainews24 di Antonio Di Bella, e attualmente senza un proprio direttore. Ma tant’è. Il risultato è che la terra sotto i piedi della ex animatrice di Report scotta almeno
quanto scottava quella sotto le suole di Verdelli.

 

Ci risiamo quindi. Verdelli, suo predecessore, rinunciò all’incarico per le resistenze incontrate. E ora anche l’ex di Report rischia la stessa fine.

E qui è doveroso aprire una parentesi sul ruolo di Monica Maggioni. È di qualche giorno fa la ricostruzione apparsa sul sito Dagospia, secondo cui la presidente della tivù pubblica avrebbe chiamato uno per uno tutti i direttori di testata, la cui collaborazione sarebbe essenziale al progetto, allo scopo di convincerli che l’iniziativa non ha senso. Come non avrebbe senso che a gestirla fosse Milena Gabanelli, ritenuta inadatta a quel ruolo. Tale ricostruzione
è stata però subito smentita, oltre a essere accomunata alle fake news che circolano sempre più spesso nella Rete, dalla stessa Monica Maggioni, che nella sua replica a Dagospia ha anche tenuto a precisare «l’assoluto apprezzamento» nei confronti di colei che per vent’anni ha guidato la trasmissione Report.

 

fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/2216501/milena-gabanelli-fai-guerra/

 

Quando Milena Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?”

Milena Gabanelli

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

Quando Milena Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?”

 

MA VI SEMBRA NORMALE CHE I POLITICI ABBIANO LEGGI DIVERSE RISPETTO AI CITTADINI COMUNI?