Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza

 

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Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – è famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti.

“Vengono qui a delinquere!
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini!”

Bene.

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – questa mattina è stato arrestato con l’accusa di corruzione, per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche.

Com’era quella cosa?

Ah, si.

Prima gli italiani.
Gli italiani mafiosi.

Ps: fate un colpo di telefono a Salvini, che era beatamente con lui in foto.

Luigi Manconi: “Il rapporto di Medici Senza Frontiere su stupri e torture in Libia è la brutale risposta alle domande che avevamo posto al Governo” – “Non ha risolto il problema sbarchi, lo ha solo tolto dalla nostra vista”

Medici Senza Frontiere

 

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Luigi Manconi: “Il rapporto di Medici Senza Frontiere su stupri e torture in Libia è la brutale risposta alle domande che avevamo posto al Governo” – “Non ha risolto il problema sbarchi, lo ha solo tolto dalla nostra vista”

“Se gli sbarchi si sono dimezzati nel mese di agosto, dove sono finiti quei tanti che non si sono affidati agli scafisti per attraversare il Mediterraneo?”. La domanda di Luigi Manconi pesa come un macigno sulle spalle del governo. Il senatore del Partito Democratico e Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, fa seguito alla denuncia di Medici senza frontiere, secondo la quale le condizioni di chi non riesce a imbarcarsi dalle coste della Libia sono disumane, con migliaia di persone trattenute in vere e proprie carceri a cielo aperto.

Senatore, la responsabilità di quello che succede sulle coste meridionali del Mediterraneo è anche nostra?
Fino a questo momento nessuno, proprio nessuno, ha smentito una sola delle informazioni contenute nel rapporto di Medici senza frontiere sui campi di detenzione in Libia. Quel rapporto che definisce “orrende” le condizioni dei profughi là reclusi, e che parla di un vero e proprio sistema criminale, fatto di stupri e torture, è la risposta brutale all’interrogativo che qualcuno di noi poneva nelle scorse settimane. Mentre trionfava uno stolido ottimismo sulla riduzione del numero degli sbarchi sulle coste italiane, abbiamo provato a domandare: se gli sbarchi si sono dimezzati nel mese di agosto, dove sono finiti quei tanti che non si sono affidati agli scafisti per attraversare il Mediterraneo? E dove si trovano ora coloro che non hanno raggiunto le coste italiane?

Sono domande che si pongono in tanti…
Gran parte dei non partiti e dei non sbarcati affolla quei campi di detenzione così drammaticamente descritti da Andrea Segre nel suo bel film, L’ordine delle cose, presentato alla Mostra del cinema di Venezia. In altre parole, e il calcolo non è affatto rozzo, il dimezzamento degli sbarchi si deve alla crescita dei prigionieri nei campi in Libia (secondo fonti autorevoli, circa 400 mila).

Stringendo, il nostro esecutivo deve sentirsi corresponsabile?
Dunque, l’esito – almeno quello rilevabile oggi – di tanto recente attivismo del nostro governo sembra essere questo: l’applicazione di un gigantesco tappo, una barriera fisica, e un blocco materiale che ostruisce il canale d’accesso dal Nord Africa al Mediterraneo e alle coste italiane. È come se, alla fine di un concerto o di una partita, mentre la folla defluisce, venissero chiusi i cancelli e serrate le porte. Chi si trova nelle vie adiacenti non si accorge di nulla perché il massacro si consuma all’interno di quello stadio. Tappo è la definizione che, nelle stesse ore, usavamo Emma Bonino ed io e che non è piaciuta a tanti, ma sembra corrispondere esattamente alla realtà. Il risultato è che quella dolente schiera di fuggiaschi che attraversava il mare, quelle barche precarie e quegli esuli spossessati di tutto ora sono sottratti, in gran parte, al nostro sguardo. È esattamente ciò che si chiama rimozione: spostarli dalla nostra vista e, di conseguenza, dalla nostra mente.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha recentemente garantito, “mettendoci la faccia”, che i diritti umani dei migranti in Libia saranno tutelati. Può bastare?
Il governo italiano attraverso il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno, annuncia che “ora si penserà alla tutela dei diritti umani dei profughi” in Libia. Ma questo compito è spostato avanti nel tempo. E prevede, comunque, una serie di condizioni che devono essere ancora tutte realizzate. Innanzitutto una presenza adeguata delle strutture e degli uomini delle Nazioni unite in Libia (e non solo di personale libico) e, a loro difesa, un numero consistente di caschi blu. E poi accordi con i soggetti del sistema statuale e politico libico, la cui profonda instabilità rende quegli stessi accordi così difficili e così poco vincolanti: col rischio molto serio di assumere impegni con interlocutori la cui attività non è sempre agevolmente distinguibile da quella delle organizzazioni dei trafficanti di esseri umani.

L’Italia ha sbagliato a fidarsi dei leader libici?
Perché un progetto così arduo abbia una qualche possibilità di successo, condizione preliminare sarebbe quella di non adottare in alcun modo una strategia dei due tempi: prima bloccare i flussi e ridurre gli sbarchi e poi controllare gli standard di tutela dei diritti nei campi di detenzione. Rinviando a chissà quando questa ultima attività, il pericolo è che si ottenga il solo risultato di affidare tante vite umane alle milizie che controllano i campi di detenzione anziché agli scafisti che controllano i viaggi in mare. Ne sarà migliorata l’estetica del nostro paesaggio nazionale e quella dei nostri confini marittimi, non certo la gestione dei flussi migratori.

C’è stato un passaggio da politiche di accoglienza e integrazione alla difesa dei confini tout court, dice lei. Eppure l’integrazione appare quanto mai necessaria visti i recenti drammatici casi degli sgomberi in particolare a Roma… 
Siamo alle solite: la missione italiana in Libia evidenzia un modello di politica dell’immigrazione che già è stato applicato nei mesi scorsi all’interno del contesto nazionale. Il governo dice: mettiamo ordine e controlliamo il territorio, garantiamo la sicurezza e il decoro delle città, combattiamo l’occupazione delle case e la micro-criminalità, poi applicheremo strategie di integrazione. E nel frattempo? Nel frattempo, temo, si saranno fatti tanti di quei guai che sarà difficile porvi rimedio. E, in realtà, è stato proprio il ministro dell’Interno Marco Minniti a rivelare – inavvertitamente o forse no – questo pericolo, quando mi ha detto che, d’ora in poi, non avrebbe autorizzato alcuno sgombero senza che – prima – venissero trovate adeguate soluzioni abitative. Ma, nei fatti, si agisce in maniera esattamente opposta.

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/09/08/luigi-manconi-allhuffpost-il-rapporto-di-msf-su-stupri-e-torture-in-libia-e-la-brutale-risposta-alle-domande-che-avevamo-posto-al-governo_a_23201736/?utm_hp_ref=it-homepage

Medici Senza Frontiere, ancora uno schiaffo al governo – “Fondi per i campi profughi in Libia? No, grazie. Facciamo da soli già da un anno. Non accettiamo fondi da chi crea il problema”.

Medici Senza Frontiere

 

 

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Medici Senza Frontiere, ancora uno schiaffo al governo – “Fondi per i campi profughi in Libia? No, grazie. Facciamo da soli già da un anno. Non accettiamo fondi da chi crea il problema”.

Msf al governo: “Bandi per gestire i campi profughi in Libia? No, grazie: facciamo da soli già da un anno”

Parla Marco Bertotto, responsabile Advocacy di Medici Senza Frontiere: “Non accettiamo fondi da chi crea il problema: è controsenso”

“Primo: noi non accettiamo fondi dai governi europei da un anno, in polemica con le politiche di contenimento dell’immigrazione adottate dall’Ue. Secondo: capiamo la sensibilità del ministero degli Esteri, che pensa alle ong per gestire i campi in Libia, ma lì operiamo già autonomamente. Non vogliamo farci finanziare da chi genera il problema: sarebbe un controsenso”.

Tradotto: è no, grazie facciamo da soli, come sempre. Marco Bertotto è il responsabile Advocacy di Medici Senza Frontiere e in questa intervista ci spiega perché Msf respinge la proposta del sottosegretario Mario Giro di affidare alle ong la gestione dei campi profughi in Libia.

Nell’articolo de La Stampa sulla proposta di Giro, si parla di bandi per la gestione dei campi, dopo che Msf ha denunciato all’Unione Europea le condizioni terribili di detenzione dei migranti trattenuti in Libia. E’ una buona idea?
Credo non si possa parlare di bandi, perché in Libia nessuno sarebbe in grado di gestire né bandi, né campi. In una riunione alla Farnesina ci è stata prospettata la disponibilità di fondi per le ong interessate a operare nei centri di detenzione in Libia. E su questo devo fare una premessa.

Prego.
Msf non è parte di questo percorso. Perché dal 2016 noi non accettiamo fondi da alcun governo europeo o dall’Unione Europea in polemica con le politiche di contenimento dell’immigrazione adottate dall’Ue. Non vogliamo farci finanziare da chi genera il problema: sarebbe un controsenso.

Suona come un no secco: anche Gentiloni ieri da Praga ha parlato di una possibile cooperazione con le ong per migliorare le condizioni dei centri dove sono trattenuti i profughi che arrivano in Libia dall’Africa.
Allora: da un lato è importante che ci sia questa sensibilità da parte del ministero degli Esteri che vuole spingere le organizzazioni italiane a contribuire al miglioramento della situazione nei campi in Libia. Ma noi stiamo già lavorando lì con la nostra presenza nei centri di trattenimento dei profughi e con fondi nostri.

E continuerete a farlo?
Certamente, senza fondi pubblici, viviamo di donazioni. Aggiungo che il tema sta nell’ordine delle cose.

Cioè?
C’è il rischio che questa idea di dare alle ong la gestione dei centri in Libia appaia come una strumentalizzazione dell’azione umanitaria e del lavoro delle ong da parte di un governo che ha contribuito a creare una condizione di intrappolamento delle persone in Libia. Mi sembra insomma una risposta tardiva rispetto allo sforzo che è stato fatto di chiudere le porte. Da un lato, capiamo il senso di urgenza di Giro, che è sempre stato perplesso rispetto alla gestione della crisi migratoria…

Si riferisce alla gestione del Viminale? Evidente che fate la differenza tra il sottosegretario Giro e il ministro Minniti…
La polemica è stata pubblica anche nel governo sul codice di condotta per le ong e ha coinvolto anche il ministro Delrio, che ha preso le distanze. Noi guardiamo da osservatori, non vogliamo fare polemiche. Ci sembra importante che ci siano più organizzazioni non governative a lavorare in Libia, ma la speranza è che il governo italiano usi la sua influenza sulle autorità libiche non solo per migliorare i centri di detenzione, ma per il loro superamento.

Su questo la vostra denuncia è chiara.
A prescindere dalle nostre attività in loco, in Libia c’è un sistema di detenzione arbitraria che coinvolge migranti e rifugiati ed è scandaloso: non basta chiuderli e spostarli dove c’è più aria. La detenzione arbitraria va superata, la speranza è che l’Italia si faccia sentire sulle autorità libiche. Fermo restando che finora la politica italiana ed europea è stata complice di questa situazione: prima abbiamo chiuso le rotte e poi ci chiediamo come stanno.

Avete soccorso gente in mare, fornendo anche un aiuto alla Guardia costiera, fino a quando è nata la polemica politica di campagna elettorale. Ora vi chiedono di gestire i campi in Libia. Magari fino alla prossima polemica? Vede questo rischio?
Non nascondo un po’ di stupore nel vedere che le autorità che ieri criticavano le ong, anche se non è il caso di Giro nello specifico, e dicevano che le ong erano il problema, ora dicono che sono la soluzione. Le ong sono autonome e indipendenti e operano su principi umanitari. Proprio per questo pensiamo che non potremmo mai lavorare in Libia con fondi italiani o europei. C’è un atteggiamento schizofrenico verso le ong: a seconda del vento politico, vengono considerate il problema o la soluzione. Questo nasconde il fallimento della politica e dei governi: ieri dovevano salvare in mare e dunque il nostro intervento è stato benvenuto. Oggi non riescono ad affrontare la situazione in Libia con la diplomazia e l’azione politica e scaricano su di noi. Noi operiamo a prescindere da loro. Siamo in Libia da un anno e ora ci arriva l’Europa: continueremo senza curarci di quello che pensano le autorità e continuando a puntare il dito sulla responsabilità dei governi.

Gentiloni dice che non si può separare l’attenzione ai diritti umani dalle politiche di contenimento dei flussi. Che ne pensa?
Lui rivendica che il governo ha pensato a entrambi contemporaneamente, ma dal nostro punto di vista l’ordine logico doveva essere diverso. I tempi oggi non sono sicuramente tempi brevi per migliorare le condizioni in Libia. Per quanto abbiano chiesto la mobilitazione dell’Unhcr e dell’Oim, oggi anche se aumentassimo le risorse non avremmo garanzia di poter ottenere condizioni accettabili per i migranti in Libia.

Però certamente prima di un anno fa non era possibile mettere piede in Libia. Il fatto che siete presenti lì è anche frutto delle diplomazie internazionali che hanno dato vita al governo al Serraj e stanno muovendo passi per la stabilizzazione del paese. O no?
Capiamo che i tempi della stabilizzazione sono medio-lunghi ma l’efficienza e la velocità con cui si è cercato di sigillare la rotta nel Mediterraneo centrale confligge con questo argomento. Non contestiamo che la situazione sia complessa, contestiamo il fatto che siano state respinte delle persone senza curarsi di dove andavano a stare e in quali condizioni. Insomma: per togliere le persone dalla pioggia, le abbiamo messe al coperto, ma la casa è incendiata. Forse andava spento l’incendio prima, altrimenti non le salvi. Ecco la Libia è esattamente questo. È una questione di politiche e di priorità.

Avete una stima di quanti centri di detenzione ci siano in Libia?
Difficile farla. I dati parlano di una 40ina di centri sotto il dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione clandestina. Ma nessuno sa quanti centri siano gestiti dalle milizie, magari al confine sud del paese. Noi siamo a Tripoli e Misuraca da circa un anno. Da gennaio scorso ad oggi abbiamo operato in circa 16 centri di detenzione, attualmente svolgiamo interventi con team medici in condizioni molto, molto difficili.

 

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/09/08/msf-al-governo-bandi-per-gestire-i-campi-profughi-in-libia-no-grazie-facciamo-da-soli-gia-da-un-anno_a_23201787/?utm_hp_ref=it-homepage

Caro Matteo Renzi, tra dire “Aiutiamoli a casa loro” e farlo, ci sono 8,6 miliardi di Euro di armi che vendiamo ai loro dittatori!

Matteo Renzi

 

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Caro Matteo Renzi, tra dire “Aiutiamoli a casa loro” e farlo, ci sono 8,6 miliardi di Euro di armi che vendiamo ai loro dittatori!

Il vero record di Renzi: sestuplicato l’export di armamenti

Lo sa, ma non lo dice in pubblico. E la notizia non compare né sul suo sito personale, né sul portale “Passo dopo passo” e nemmeno tra “I risultati che contano” messi in bella mostra con tanto di infografiche da “Italia in cammino”. Eppure è stata la miglior performance del suo governo. Nei 1024 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le autorizzazioni per esportazioni di armamenti. Dal giorno del giuramento (22 febbraio 2014) alla consegna del campanellino al successore (12 dicembre 2016), l’esecutivo Renzi ha infatti portato le licenze per esportazioni di sistemi militari da poco più di 2,1 miliardi ad oltre 14,6 miliardi di eurol’incremento è del 581% che significa, in parole semplici, che l’ammontare è appunto più che sestuplicato. Una vera manna per l’industria militare nazionale, capeggiata dai colossi a controllo statale Finmeccanica-Leonardo e Fincantieri. E’ tutto da verificare, invece, se le autorizzazioni rilasciate siano conformi ai dettami della legge n. 185 del 1990 e, soprattutto, se davvero servano alla sicurezza internazionale e del nostro paese.

Renzi e il motto di Baden Powell

Un fatto è certo: è un record storico dai tempi della nascita della Repubblica. Ma, visto il totale silenzio, il primato sembra imbarazzare non poco il capo scout di Rignano sull’Arno che ama presentarsi ricordando il motto di Baden Powell: “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”. L’imbarazzo è comprensibile: la stragrande maggioranza degli armamenti non è stata destinata ai paesi amici e alleati dell’UE e della Nato (nel 2016 a questi paesi ne sono stati inviati solo per 5,4 miliardi di euro pari al 36,9%), bensì ai paesi nelle aree di maggior tensione del mondo, il Nord Africa e il Medio Oriente. E’ in questa zona – che pullula di dittatori, regimi autoritari, monarchi assoluti sostenitori diretti o indiretti del jihadismo oltre che di tiranni di ogni specie e risma – che nel 2016 il governo Renzi ha autorizzato forniture militari per oltre 8,6 miliardi di euro, pari al 58,8% del totale. Anche questo è un altro record, ma pochi se ne sono accorti.

Il basso profilo della sottosegretaria Boschi

Eppure non sono cifre segrete. Sono tutte scritte, nero su bianco e con tanto di grafici a colori, nella “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016” inviata alle Camere lo scorso 18 aprile. L’ha trasmessa l’ex ministra delle Riforme e attuale Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi. Nella relazione di sua competenza l’ex catechista e Papa girl si è premurata di segnalare che “sul valore delle esportazioni e sulla posizione del Kuwait come primo partner, incide una licenza di 7,3 miliardi di euro per la fornitura di 28 aerei da difesa multiruolo di nuova generazione Eurofighter Typhoon realizzati in Italia”.  Al resto – cioè ai sistemi militari invitati in 82 paesi del mondo tra cui soprattutto quelli spediti in Medio Oriente – la Sottosegretaria ha riservato solo un laconico commento: “Si è pertanto ulteriormente consolidata la ripresa del settore della Difesa a livello internazionale, già iniziata nel 2014, dopo la fase di contrazione del triennio 2011-2013”. La legge n. 185 del 1990, che regolamenta la materia, stabilisce che l’esportazione e i trasferimenti di materiale di armamento “devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia”: autorizzare l’esportazione di sistemi militari a paesi al di fuori delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia meriterebbe pertanto qualche spiegazione in più da parte di chi, durante il governo Renzi e oggi col governo Gentiloni, ha avuto la delega al programma di governo.

I meriti della ministra Pinotti

Non c’è dubbio, però, che gran parte del merito per il boom di esportazioni sia della ministra della Difesa, Roberta Pinotti. E’ alla “sorella scout”, titolare di Palazzo Baracchini, che va attribuito il riconoscimento di aver consolidato i rapporti con i ministeri della Difesa, soprattutto dei paesi mediorientali. La relazione del governo non glielo riconosce apertamente, ma la principale azienda del settore, Finmeccanica-Leonardo, non ha mancato di sottolinearne il ruolo decisivo. Soprattutto nella commessa dei già citati 28 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon: “Si tratta del più grande traguardo commerciale mai raggiunto da Finmeccanica” – commentava l’allora Amministratore Delegato e Direttore Generale di Finmeccanica, Mauro Moretti. “Il contratto con il Kuwait si inserisce in un’ampia e consolidata partnership tra i Ministeri della Difesa italiano e del Paese del Golfo” – aggiungeva il comunicato ufficiale di Finmeccanica-Leonardo. Alla firma non poteva quindi mancare la ministra, nonostante i slittamenti della data dovuti – secondo fonti ben informate – alle richieste di chiarimenti circa i costi relativi “a supporto tecnico, addestramento, pezzi di ricambio e la realizzazione di infrastrutture”.

Anche il Ministero della Difesa ha posto grande enfasi sui “rapporti consolidati” tra Italia e Kuwait: rapporti – spiegava il comunicato della Difesa – “che potranno essere ulteriormente rafforzati, anche alla luce dell’impegno comune a tutela della stabilità e della sicurezza nell’area mediorientale, dove il Kuwait occupa un ruolo centrale”. Nessuna parola, invecesul ruolo del Kuwait nel conflitto in Yemen, in cui è attivamente impegnato con 15 caccia, insieme alla coalizione a guida saudita che nel marzo del 2015 è intervenuta militarmente in Yemen senza alcun mandato internazionale. I meriti della ministra Pinotti nel sostegno all’export di sistemi militari non si limitano ai caccia al Kuwait: va ricordato anche l’accordo di cooperazione militare con Qatar per la fornitura da parte di Fincantieri di sette unità navali dotate di missili MBDA per un valore totale di 5 miliardi di euro, che però non compare nella Relazione governativa. Ma, soprattutto, non va dimenticata la visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita per promuovere “affari navali”: ne ho parlato qualche mese fa e rimando in proposito ai miei precedenti articoli.

Le dichiarazioni dell’ex ministro Gentiloni

Una menzione particolare spetta all’ex ministro degli Esteri e attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. E’ lui, ex catechista ed ex sostenitore della sinistra extraparlamentare, che più di tutti si è speso in difesa delle esportazioni di sistemi militari. Lo ha fatto nella sede istituzionale preposta: alla Camera in riposta a due “Question Time”. Il primo risale al 26 novembre 2015, in riposta ad un’interrogazione del M5S, durante la quale il titolare della Farnesina, dopo aver ricordato che “… abbiamo delle Forze armate, abbiamo un’industria della Difesa moderna che ha rapporti di scambio e esportazioni con molti paesi del mondo…” ha voluto evidenziare che “è importante ribadire che l’Italia comunque rispetta, ovviamente, le leggi del nostro paese, le regole dell’Unione europea e quelle internazionali (pausa) sia per quanto riguarda gli embargo che i sistemi d’arma vietati”. Già, ma la legge 185/1990 e le “regole Ue e internazionali” non si limitano agli embarghi, anzi pongono una serie di specifici divieti sui quali Gentiloni ha bellamente sorvolato.

Nel secondo, del 26 ottobre 2016, in risposta ad un’interrogazione del M5S che riguardava nello specifico le esportazioni di bombe e materiali bellici all’Arabia Saudita e il loro impiego nel conflitto in Yemen, Gentiloni ha sostenuto che “l’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armamenti”. Tacendo però sulla Risoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza già nel febbraio del 2016, che ha invitato l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, in considerazione delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Questa risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del Governo italiano.

Ventimila bombe da sganciare in Yemen

Rispondendo alla suddetta interrogazione, Gentiloni ha però dovuto riconoscere le “la ditta RWM Italia, facente parte di un gruppo tedesco, ha esportato in Arabia Saudita in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente”. Un’assunzione, seppur indiretta, di responsabilità da parte del ministro. Il quale, nonostante i vari organismi delle Nazioni Unite e lo stesso Ban Ki-moon abbiano a più riprese condannato i bombardamenti della coalizione saudita sulle aree abitate da civili in Yemen (sono più di 10mila i morti tra i civili), ha continuato ad autorizzare le forniture belliche a Riad. E non vi è notizia che le abbia sospese, nemmeno dopo che uno specifico rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non solo ha dimostrato l’utilizzo anche delle bombe della RWM Italia sulle aree civili in Yemen, ma ha affermato che questi bombardamenti “may amount to war crimes” (“possono costituire crimini di guerra”).

Nella Relazione inviata al Parlamento spiccano le autorizzazioni all’Arabia Saudita per un valore complessivo di oltre 427 milioni di euro. Tra queste figurano “bombe, razzi, esplosivi e apparecchi per la direzione del tiro” e altro materiale bellico. La relazione non indica, invece, il paese destinatario delle autorizzazioni rilasciate alle aziende, ma l’incrocio dei dati forniti nelle varie tabelle ministeriali, permette di affermare che una licenza da 411 milioni di euro alla RWM Italia è destinata proprio all’Arabia Saudita: si tratta, nello specifico, dell’autorizzazione all’esportazione di 19.675 bombe Mk 82, Mk 83 e Mk 84. Una conferma in questo senso è contenuta nella Relazione Finanziaria della Rheinmetall (l’azienda tedesca di cui fa parte RWM Italia) che per l’anno 2016 segnala un ordine “molto significativo” di “munizioni” per 411 milioni di euro da un “cliente della regione MENA” (Medio-Oriente e Nord Africa).

La legge n. 185/1990 vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari “verso Paesi in conflitto armato e la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione”, ma – su questo punto – nessun commento nella Relazione. E nemmeno da Renzi. Men che meno da Gentiloni. Che l’attuale capo del governo si sia dato come obiettivo quello di migliorare la performance di Renzi nell’esportare sistemi militari?

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Ricapitoliamo: quello che nel 2014 a firmato l’accordo con Bruxelles per far approdare tutti i migranti del Mediterraneo in Italia, ora invoca il “Pugno di ferro” … Faccia di bronzo forse è troppo poco?

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Ricapitoliamo: quello che nel 2014 a firmato l’accordo con Bruxelles per far approdare tutti i migranti del Mediterraneo in Italia, ora invoca il “Pugno di ferro” … Faccia di bronzo forse è troppo poco?

Luigi Di Maio:

“Pugno di ferro? Faccia di bronzo! L’ipocrisia di Matteo Renzi non ha eguali.

Oggi dice che bisogna usare il “pugno di ferro” contro le Ong che hanno contatti con gli scafisti, peccato però che quando sollevai io il tema in aprile si mise a sparare a zero sul MoVimento 5 Stelle e sulla mia persona.

“Faccia di bronzo”, altro che “pugno di ferro”.

Prima mi attaccava, oggi fa il pappagallo e ripete principi che noi abbiamo già messo nero su bianco in una proposta di legge a prima firma Alfonso Bonafede. Invece di rilasciare interviste qua e là si chiami il suo partito e gli chieda di portare in aula la nostra proposta di legge, che prevede di attribuire alle unità nel Mediterraneo i poteri dell’autorità giudiziaria.

Solo in questo modo riusciremo a supportare il lavoro delle Procure che stanno lavorando.

Poi un’altra considerazione, visto che Renzi ha anche bollato come una “bufala pazzesca” quel che invece è ormai una verità appurata (e confermata anche da ex ministri del Pd come la Bonino e Mauro), ovvero che è stato lui, nel 2014, a stringere un accordo con Bruxelles per far approdare tutti i migranti del Mediterraneo in Italia.

Dà la colpa agli altri Stati membri che non stanno facendo la propria parte.

Ma fatemi capire: Renzi il patto con Bruxelles l’ha stretto sulla fiducia?

Senza sapere o immaginare che poi gli altri Paesi Ue ci avrebbero voltato le spalle appellandosi a Dublino?  E ci voleva tanto a prevederlo?

Il punto è che Renzi altro non sa fare che dare la colpa agli altri, su ogni cosa. Vede gufi ovunque, fin da quando è salito a Palazzo Chigi.

E’ una vera e propria ossessione la sua, come quella che prova verso il MoVimento 5 Stelle!

La smetta di pensare ai fantasmi e porti la nostra proposta in Aula!”

tratto da: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1430812706955271&id=522391027797448

La Guardia costiera Libica dà ragione a Zuccaro: ”Ong responsabili dell’aumento del flusso migratorio” …Ma questo i Tg mica ce lo dicono…!

 

Ong

 

 

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La Guardia costiera Libica dà ragione a Zuccaro: ”Ong responsabili dell’aumento del flusso migratorio” …Ma questo i Tg mica ce lo dicono…!

 

La Guardia costiera libica dà ragione a Zuccaro: ”Ong responsabili dell’aumento del flusso migratorio”

Le organizzazioni non governative fanno credere ai migranti in Libia che verranno comunque soccorsi e questo li spinge a imbarcarsi aggravando la crisi. E le navi delle ong hanno più volte violato le acque territoriali libiche senza avvertire le autorità competenti. Sono le accuse alle ong formulate dal capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, che nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-Adnkronos International parla di “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa, anche se “non esistono cifre precise. La maggior parte di questi migranti proviene dai Paesi dell’Africa orientale e occidentale, come Eritrea e Somalia”.

Scrive Aki-Adnkronos International:

Aysa esprime “irritazione” nei confronti di queste ong affermando che “le organizzazioni presenti nel Mar Mediterraneo con la missione di salvare i migranti hanno dato loro ad intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aggravato la crisi, aumentando il numero di migranti”. Il funzionario libico spiega quindi che “abbiamo comunicato tutto questo sia all’Ue sia ai comandanti dell’Operazione Sophia, che hanno manifestato irritazione verso queste organizzazioni, ma finora non hanno preso alcuna misura al riguardo”.

Il militare aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”.

Aysa ricorda l’episodio di un “gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah (30 chilometri a ovest di Tripoli, ndr) che poi si è rivelato di proprietà di un’organizzazione umanitaria chiamata ‘Sea Watch'”, oppure del caso di “una nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche. Dopo essere saliti a bordo e averla ispezionata – prosegue Aysa – è emerso che apparteneva a ‘Medici senza Frontiere'”.

Quanto alle accuse rivolte alla Guardia Costiera libica di aver attaccato le navi delle ong, Aysa risponde che “tali imbarcazioni entrano in acque territoriali libiche senza avvisare la Guardia Costiera, che è l’organo preposto ad autorizzare questo e di conseguenza è logico rispondere per proteggere le nostre acque e le nostre coste”.

“Quando le navi delle organizzazioni si fermano a 12 miglia dalla costa libica, in una zona visibile dalla costa, le loro luci notturne segnalano ai trafficanti che possono iniziare a imbarcare i migranti e questa è una delle cause delle ondate migratorie cui si assiste periodicamente”, conclude Aysa.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/la_guardia_costiera_libica_da_ragione_a_zuccaro_ong_responsabili_dellaumento_del_flusso_migratorio.html

Migranti, Frontex (Agenzia Europea della guardia costiera e di frontiera): “I trafficanti di uomini chiamano direttamente le navi delle ONG” …e ora vediamo se a qualcuno è rimasto un briciolo di dignità per chiedere scusa ai Cinquestelle ed a Zuccaro

 

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Migranti, Frontex  (Agenzia Europea della guardia costiera e di frontiera): “I trafficanti di uomini chiamano direttamente le navi delle ONG” …e ora vediamo se a qualcuno è rimasto un briciolo di dignità per chiedere scusa ai Cinquestelle ed a Zuccaro

 

Migranti, Frontex: “I trafficanti di uomini chiamano direttamente le navi delle ong”

Secondo un documento riservato riportato dal Corriere della Sera, nel 90% del salvataggi effettuati le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo individuano direttamente i barconi prima che sia partita una richiesta di aiuto e prima delle comunicazioni da parte della Guardia costiera. Moas al Comitato Schengen: “Nessun contatto con gli scafisti”. Grasso: “Organizzazioni fanno quello che dovrebbe fare l’Ue”. Csm: “Sostegno a Zuccaro”

I trafficanti di uomini “chiamano direttamente le navi delle ong”. Alla base delle accuse del procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, ascoltato mercoledì in Commissione Difesa al Senato, c’è un documento segreto vergato da Frontex. Secondo il report dell’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera datato 10 aprile e riportato dal Corriere della Sera, nel 90% del salvataggi effettuati le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo individuano direttamente le imbarcazioni che trasportano migranti prima che sia partita una richiesta di aiuto e prima delle comunicazioni da parte della Guardia costiera, e sono attivate direttamente dai migranti stessi: i telefoni satellitari consegnati agli scafisti contengono infatti numeri delle imbarcazioni che intervengono.

La relazione dell’Agenzia europea indica 8 navi private e le relative Ong, elencate dal quotidiano: Sea Watch di SeaWatch.org che batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone; Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone; Sea Eye di Sea Watch.org dall’Olanda, fino a 200 persone; Iuventa di Jugendrettet.org, bandiera olandese con 100 persone; Minden di Lifeboat Project tedesca per 150; Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone; Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400; Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che è la più grande visto che ha 1.000 posti. Secondo il rapporto, dall’inizio dell’anno le ong hanno “soccorso il 32% dei barconi“, il 26% è stato soccorso da Guardia costiera e Guardia di finanza e appena il 2% dalla Marina militare.

Frontex ha esaminato le rotte seguite da queste navi nel 2017 – monitorando il periodo tra il 13 e il 27 marzo – e in particolare le modalità di avvicinamento alle acque libiche, ma ha anche utilizzato testimonianze di migranti sbarcati e le informazioni fornite da agenzie di intelligence di alcuni Stati. E sostiene che proprio in quell’arco di tempo “prima e durante le operazioni di salvataggio alcune Ong hanno spento i transponder per parecchio tempo”. Le 20 pagine di report riportano accuse circostanziate: “Il 18 febbraio – si legge – due mezzi veloci della Golfo Azzurro hanno interferito con la navigazione di un’imbarcazione della Guardia costiera libica” che aveva intercettato “una piccola imbarcazione di legno” carica di migranti e “hanno convinto l’ufficiale a bordo a trasferire i migranti sul proprio mezzo”. Chi c’era a bordo della barca? “Otto uomini, cinque donne e nove bambini“.

Frontex. “Ong soccorrono in acque libiche” – “Noi non abbiamo mai accusato le Ong di collusione con i trafficanti di esseri umani – ha specificato a La Repubblica la portavoce di Frontex, Izabella Cooper – anche perché non abbiamo il mandato per svolgere indagini sul territorio”. Frontex, ha proseguito Cooper, raccoglie “informazioni sui trafficanti libici e dei Paesi di transito e poi le passiamo alla Polizia e a Europol che svolgono le indagini sotto il controllo delle autorità italiane”. Tuttavia “abbiamo notato che negli ultimi due anni i trafficanti libici hanno cambiato il loro modo di operare. Nel 2012 i barconi arrivavano a Lampedusa, nel 2014 si fermavano a metà strada tra Libia e Italia. Dal 2016 invece la maggior parte dei soccorsi avviene al limite delle acque territoriali libiche“.

Moas: “Mai avuto contatti con i trafficanti” – Le ong non ci stanno. “Nego e smentisco categoricamente che ci siano contatti con i trafficanti in Libia – ha detto Christina Ramm-Ericson, responsabile del Moas dinanzi al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen – noi conduciamo le nostre operazioni di ricerca e soccorso sotto lo stretto coordinamento dell’Mrcc, il centro nazionale di coordinamento del soccorso in mare di Roma”. “E’ successo”, ha proseguito la rappresentante dell’organizzazione fondata dagli imprenditori italo-americani Christopher e Regina Catrambone, che le operazioni siano venute a meno di 12 miglia dalla costa libica: “Si sono verificate queste circostanze, sempre su indicazione del Mrcc. La prassi prevede che riceviamo una telefonata che ci incarica di recarci all’interno di acque territoriali in alcuni casi, a volte ci viene chiesto di avvicinarci e solo dopo individuiamo l’imbarcazione. Quando ci viene richiesto, chiediamo sempre se le autorità del paese, in Libia in questo caso, siano state informate per sapere se il nostro intervento è autorizzato”.

Grasso: “Magistratura farà luce, ma ong fanno ciò che l’Ue non fa” – “Sono certo che la magistratura e le forze di polizia faranno piena luce su eventuali opacità e che proveranno e puniranno i reati che siano stati eventualmente commessi – ha detto a proposito del caso Ong il presidente del Senato Pietro Grasso – questo avvenga però nel rispetto rigoroso delle regole e della riservatezza necessaria a garantire il successo delle indagini”. Nel frattempo “credo sia sbagliato e ingeneroso associarsi ad accuse generiche, congetturali e politicamente strumentali“, proseguito la seconda carica dello stato partendo dalla considerazione che “le ong hanno avuto un ruolo determinante, in stretta sinergia con le tante istituzioni centrali e territoriali, nel sistema europeo e italiano del soccorso e dell’accoglienza” e “hanno svolto sostanzialmente una funzione pubblica a favore dell’Unione, garantendo servizi che avrebbero dovuto essere semmai assicurati da interventi istituzionali di carattere europeo”.

Csm potrebbe sentire Zuccaro: “Ogni sostegno possibile al procuratore” – Intanto il procuratore Zuccaro potrebbe essere chiamato a spiegare al Consiglio Superiore della Magistratura le sue parole sui presunti rapporti tra trafficanti di esseri umani e ong. Ma, almeno per ora, non corre il rischio di un trasferimento d’ufficio. Il Comitato di presidenza ha disposto l’acquisizione di atti, ma non l’apertura di una pratica per verificare l’eventuale incompatibilità di Zuccaro con il suo ruolo o con la sede in cui opera. Sulla convocazione del pm deciderà la Prima Commissione, che “potrà valutare accuratamente i profili concernenti la modalità e i termini delle esternazioni del procuratore di Catania”. E “in particolare, mediante l’eventuale audizione del procuratore Zuccaro si potranno attentamente vagliare l’opportunità e le scelte di comunicazione da questi compiute nei giorni scorsi”. In ogni caso il Comitato di presidenza intende garantire “ogni sostegno possibile affinché le indagini condotte, così come quelle condotte da altri uffici inquirenti, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/04/migranti-frontex-i-trafficanti-di-uomini-chiamano-direttamente-le-navi-delle-ong/3561864/?utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+IlFattoQuotidiano-Feed+%28Il+Fatto+Social+Feed%29

Di Maio: “Sui Migranti non cerco voti, ma chiarezza su chi ci mangia”

 

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Di Maio: “Sui Migranti non cerco voti, ma chiarezza su chi ci mangia”

Luigi Di Maio – Il vicepresidente della Camera: “Bisogna fare luce sulle Ong. Saviano ci accusa, ma è disinformato sul tema”

Gli ipocriti sono loro, la verità è che del business dell’immigrazione non si deve parlare perché ci mangiano in tanti. Ma noi cerchiamo chiarimenti, non voti”. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e candidato premier in pectore dei Cinque Stelle, accusa e rilancia. Da giorni, lui e il blog di Grillo tuonano contro “i taxi del Mediterraneo”, ovvero le imbarcazioni delle Ong che lucrerebbero sul traffico di migranti. E ieri proprio Di Maio e Roberto Saviano hanno ingaggiato un lungo corpo a corpo su Facebook, con lo scrittore che morde: “È da irresponsabili lanciare accuse vaghe e schizzi di fango su chi ogni giorno salva vite”.

Perché questo accanirsi sulle Ong?

Nessun accanimento. Abbiamo sollevato il tema per i tanti allarmi ricevuti sui morti in mare e sull’aumento degli sbarchi. Vogliamo fare chiarezza su certe disfunzioni, come la vogliono fare la procura di Catania, che ha aperto un’inchiesta, e come Frontex, l’agenzia europea che si occupa del tema.

Quali sono i problemi?

Due rapporti di Frontex, pubblicati dal Financial Times, raccontano che tra i finanziatori di queste organizzazioni ci sarebbe gente come il magnate americano George Soros. E oggi (ieri, ndr) su La Stampa il procuratore di Catania parla “di contatti tra le ong e gli scafisti” e di “gruppi finanziati da personaggi discutibili”.

Sono accuse, non certezze. E lo stesso procuratore parla di “Ong buone e cattive”.

Io non ho mai detto che tutte queste organizzazioni sono cattive, e non le voglio certo cancellare. Voglio fare luce.

L’espressione “taxi del Mediterraneo” è orrenda.

Ma non l’abbiamo mica inventata noi, sta nel rapporto del 2017 di Frontex. Basta conoscerlo, e leggerlo. Io non ho nulla contro Saviano, ma è chiaramente disinformato sul tema.

Potevate precisare meglio.

Ci si perde sulla forma, ma a contare è la sostanza.

Saviano vi accusa di cercare “i voti di chi i migranti li vuole in fondo al mare”.

Lui e altri non sanno di cosa parlano, e strumentalizzano. Questa è la levata di scudi degli ipocriti. Sono gli stessi che si indignavano quando si metteva in dubbio il lavoro di certe cooperative. E poi si è visto con Mafia Capitale cosa c’era in quel mondo.

Queste polemiche sono rischiose: se le Ong perdono i fondi privati che le alimentano lavoreranno molto di meno, e in mare morirà molta più gente.

Nessuno vuole generalizzare. Però proprio le buone Ong ci devono dare una mano. Noi non sappiamo quali siano sotto inchiesta a Catania, o sotto osservazione da parte di Frontex. Vengano allo scoperto, ci aiutino a capire.

Le navi ora si avvicinano molto di più alle coste libiche. Ma è anche un’esigenza operativa, talvolta.

Innanzitutto c’è un numero, quello fornito dalla Procura di Catania. E ci spiega che la percentuale di vittime in questi anni non è calata, nonostante l’intervento di queste organizzazioni. Qui il punto è un altro: è capire se davvero queste imbarcazioni talvolta vadano in acque libiche, e se si mettono d’accordo con gli scafisti, addirittura prestando loro le navi. E questo crea un indubbio incentivo ai flussi verso l’Europa.

Secondo organizzazioni come Medici senza Frontiere il vero incentivo sono i guai sui territori africani. E il richiamo dell’Europa.

Sono elementi che pesano. Ma il tema rimane sempre quello: capire se e chi fa business. Chiederemo chiarimenti anche al ministro dell’Interno Minniti, con un’interrogazione in Parlamento.

Se andaste al governo, cosa fareste?

Il problema non lo risolvi solo presidiando il Mediterraneo. Innanzitutto, bisogna stabilizzare la Libia. Minniti la deve smettere di andare a parlare solo con un premier fantasma come Al Sarraj, non ricosciuto dalle comunità locali. Sulla Libia serve una conferenza internazionale di pace.

Soluzione a medio termine.

Ma è un processo da avviare, fondamentale. E poi è prioritaria la creazione di agenzie dell’Unione europea nei Paesi più stabili del Nordafrica, che facciano da vero filtro ai flussi migratori.

Il M5S sente aria di Politiche, e vuole i voti della Lega e della destra.

Sciocchezze. La verità è che in Italia in questi ultimi 20 anni ci sono stati due generi di sfruttamento dell’immigrazione. Il primo è quella della Lega, che ha lucrato elettoralmente sul problema, senza mai risolverlo. L’altro invece è quello del centrosinistra, che ha anche preso soldi dalle cooperative che sfruttavano il business dei migranti. Non a caso Salvatore Buzzi finanziò una cena elettorale di Matteo Renzi. Destra e sinistra hanno già fallito.

 

di

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/sui-migranti-non-cerco-voti-ma-chiarezza-su-chi-ci-mangia/

Grandioso Gino Strada sui migranti: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

 

Gino Strada

 

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Grandioso Gino Strada sui migranti: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

MIGRANTI, STRADA: ‘GUERRE HANNO RICADUTE SU ITALIA? SOLO I CRETINI PENSANO IL CONTRARIO’

 

 

“Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, pensando che questo non avesse delle ricadute sull’Europa e sull’Italia. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società”. Così Gino Strada, fondatore diEmergency, a margine del 15° incontro nazionale che si sta tenendo a Genova dal 30 giugno al 3 luglio 2016. L’organizzazione non governativa offre cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime della guerra e della povertà, da dieci anni è presente in Italia, oggi con sei poliambulatori, ambulatori mobili, salvataggio e assistenza in mare con il Migrant Offshore Aid Station (MOAS). “La logica è la stessa che ci porta a intervenire dal 1994negli scenari di guerra, inoltre la povertà e la miseria di certe situazioni che vediamo in Italia – afferma Strada – sono conseguenze di guerre che siamo andati a portare in altri paesi. Il problema della mancanza di assistenza medica non riguarda solo i migranti: oggi ci sono circa 11 milioni di italiani che non si curano più come dovrebbero per questioni economiche”. Nessuna richiesta in particolare al Governo italiano: “Certo, mi piacerebbe vivere in un Paese che non esporta armi perché non ne produce, che decide davvero di ripudiare la guerra, che non partecipa a operazioni militari di occupazione o di guerra. Purtroppo non è così, ma sono convinto che gli italiani abbiano ancora la coscienza e la morale per far rimangiare tutte queste scelte assurde alla politica, e sono convinto che andremo incontro a un periodo di grandi cambiamenti, anche abbastanza veloci”

Una storia tutta Leghista: firma petizione per non avere i profughi in paese. Però si mette in tasca 4mila euro per fargli il corso di formazione! Quando si dice la coerenza!

Leghista

 

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Profughi, leghista firma petizione per non averli in paese. Poi percepisce 4mila euro per fargli il corso di formazione a Udine

Elia Miani è assessore a Cividale (UD) ed ex numero due del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. Sei mesi fa sottoscriveva un’iniziativa per respingere i richiedenti asilo in una ex caserma del suo Comune. Da imprenditore edile però va in quella di Udine a insegnare il mestiere ai pakistani al costo di 25 euro l’ora più Iva pagati dalla Regione. “Ho cambiato idea, mica vero che son tutti delinquenti. Poi ho la benedizione del segretario”