Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Papa Francesco

 

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Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Mafia, Papa Francesco: “È segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

Nel suo discorso in udienza alla commissione parlamentare Antimafia il Pontefice ha parlato delle “responsabilità di chi riveste un ruolo pubblico”, di “giustizia sociale”, ma anche di beni confiscati e testimoni di giustizia. “Un vero programma di lotta alla mafia”, lo definisce Rosy Bindi

“È segno di una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”. Il discorso di Papa Francesco in udienza alla commissione parlamentare Antimafia è “un vero programma di lotta alla mafia“, parole della presidente Rosy Bindi. Il Pontefice, nel giorno dell’anniversario della morte del giudice Rosario Livatino, parla della “corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano”, ma anche di chi approfitta “del ruolo di responsabilità pubblica che riveste”.

“La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera invece per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno – afferma Bergoglio – proprio per questo sente la lotta alle mafie come una sua priorità, in quanto esse rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone”. Per questo, aggiunge Papa Francesco, “diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione”.

Davanti alla commissione Antimafia il Pontefice sottolinea come “la corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione normale, la soluzione di chi è furbo, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi”. “Ha una natura contagiosa e parassitaria – aggiunge – perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina. È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”. “La corruzione è un habitus costruito sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana, per cui va combattuta con misure non meno incisive di quelle previste nella lotta alle mafie”, è il pensiero del Papa.

“Lottare contro le mafie significa non solo reprimere. Significa anche bonificare, trasformare, costruire“, afferma Bergoglio. Il Pontefice propone un impegno a due livelli. Il primo “è quello politico, attraverso una maggiore giustizia sociale, perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”. Il secondo “è quelloeconomico, attraverso la correzione o la cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”. “Questo duplice livello, politico ed economico – continua Francesco – ne presuppone un altro non meno essenziale, che è la costruzione di una nuova coscienza civile“, dice il papa.

Secondo Bergoglio, “l’Italia deve essere orgogliosa di aver messo in campo contro la mafia una legislazione che coinvolge lo Stato e i cittadini, le amministrazioni e le associazioni, il mondo laico e quello cattolico e religioso in senso lato”. “I beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale – dice alla commissione – rappresentano, in tal senso, delle autentiche palestre di vita”. Poi affronta anche il problema della tutela dei testimoni di giustizia, “persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze”. “Va trovata – afferma – una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”.

Concludendo il suo discorso, Francesco ricorda infine “tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie”. “In particolare, tre magistrati: il servo di Dio Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi 25 anni fa insieme a quanti li scortavano”.

“Un momento molto emozionante, ci siamo sentiti anche fortemente responsabilizzati, perché le sue parole sono un vero programma di lotta alla mafia”, è il commento della presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che ha portato in dono a Papa Francesco una copia in scala della Pala del Caravaggio Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969. “E ancora una volta – prosegue – abbiamo ascoltato parole chiare contro la corruzione: ci ha invitato a combatterla con le stesse armi con le quali abbiamo combattuto la mafia, che ha riconosciuto essere efficaci nel nostro Paese, e questo per noi è molto importante”.

A proposito, poi, dell’accento posto dal Pontefice sui testimoni di giustizia e sui beni confiscati alle mafie, Rosy Bindi sottolinea che sono “due disegni di legge che sono uno all’approvazione definitiva al Senato, quello dei testimoni di giustizia, e l’altro all’approvazione definitiva alla Camera. Io non userò le parole del Papa, tutti le hanno sentite – osserva – e credo che queste due leggi che sono il frutto del lavoro di tutto il Parlamento, ma su impulso del lavoro della commissione parlamentare antimafia, potranno vedere la luce nelle prossime settimane e saranno un grande regalo al Paese”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/21/mafia-papa-francesco-e-segno-di-una-politica-deviata-attecchisce-e-si-sviluppa-dove-ce-corruzione/3870048/

IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

Tg

 

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IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

 

Molto probabilmente in Corea del Nord hanno un’informazione più libera della nostra.

Non so se Vi rendete conto. Silvio Berlusconi indagato per le stragi di mafia del 1993. Cioè l’uomo che ha guidato il Paese per 20 anni, il personaggio pubblico Italiano più noto al mondo, il capo di una delle maggiori forze politiche che affronternno le prossime elezioni indagato per le stragi di mafia …e i Tg che fanno? Un servizio di 5 minuti sull’importanza della soia nella cucina vegana!!

E poi nel silenzio totale, sono riusciti a liberarsi di una delle voci libere della nostra informazione. La giornalista più amata dagli Italiani. Finalmente quella rompicoglioni la Gabanelli fuori dalla Rai

E vogliamo parlare della pagliacciata di Renzi e del suo treno? Costretto a nascondere l’itinerario per evitare di essere atteso e insultato dagli italiani incazzati?

I nostri Tg sono superiori a tutto questo. Sono superiori all’informazione. Sono i Tg del REGIME!

Cari amici, non resta che incazzarci di brutto.

Ah, una riflessione:

Pensate se fosse stata la Raggi indagata per strage di mafia…

Pensate se fosse stato Grillo a epurare la Gabanelli…

Pensate se fosse stato Di Maio ad inanellare figure di merda ad ogni fermata del suo treno…

Pensateci un attimo e riflettete su quanto sia distorta l’informazione in Italia.

By Eles

Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza

 

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Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – è famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti.

“Vengono qui a delinquere!
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini!”

Bene.

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – questa mattina è stato arrestato con l’accusa di corruzione, per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche.

Com’era quella cosa?

Ah, si.

Prima gli italiani.
Gli italiani mafiosi.

Ps: fate un colpo di telefono a Salvini, che era beatamente con lui in foto.

Un altro grande successo del Governo Renzi: le sue leggi azzerano il processo “Rapido 904” contro Riina…!!

 

Riina

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Un altro grande successo del Governo Renzi: le sue leggi azzerano il processo “Rapido 904” contro Riina…!!

Giudice in pensione e riforma del codice, da rifare l’ Appello contro Riina (malato)

Tutto da rifare. Il processo d’ appello per la strage del rapido 904 deve ricominciare. Almeno la parte che vede come unico imputato Totò Riina. Il risultato: la verità sul ruolo del capo di Cosa Nostra rischia di non arrivare mai. Dopo 33 anni lo Stato sta per alzare bandiera bianca: rinvio a data da destinarsi.

“Siamo presi in una tenaglia tra la nuova legge Orlando e il pensionamento del presidente della Corte d’ Assise d’ appello di Firenze”, sospira l’ avvocato Danilo Ammannato che rappresenta le famiglie delle vittime. A luglio è arrivata la riforma della giustizia, scrive il Fatto. Come hanno spiegato i familiari dell’ Associazione delle vittime di via dei Georgofili, altra strage di mafia: “Le modifiche apportate all’ articolo 603 del codice di procedura penale impongono al giudice, nel caso di appello del pm contro una sentenza di proscioglimento, la riapertura completa dell’ istruttoria. Quando avremo la verità sulle stragi degli anni 90 se anche i ministri della Giustizia remano contro?”. Sarà necessario risentire tutti i testimoni: “Parliamo di una dozzina di testi per i quali in primo grado erano occorse sedici udienze”, spiega Ammannato. Finora in appello sarebbe bastato produrre gli atti delle testimonianze raccolte in primo grado. I parenti delle vittime puntano il dito contro la riforma.

 

tratto da IL FATTO QUOTIDIANO

Mafia, Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni” – E ricordiamo che solo ieri i “nostro” Silvio aveva dichiarato: “Dell’Utri, un italiano modello in carcere”…!!

Mafia

 

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Mafia, Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni” – E ricordiamo che solo ieri i “nostro” Silvio aveva dichiarato: “Dell’Utri, un italiano modello in carcere”…!!

Per rinfrescarVi la memoria:

Berlusconi in campo per Dell’Utri: “Un italiano modello in carcere” – Perchè un vero Italiano, un Italiano modello deve essere mafioso e delinquente!

Da La Repubblica:

Mafia, Totò Riina: “Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni”

Nuove rivelazioni del boss intercettato in carcere a Opera sul “patto di protezione”. E su Dell’Utri: “Una persona seria”

PALERMO – Salvatore Riina in carcere fa una battuta dietro l’altra sui “festini in Sardegna e in Puglia” di Silvio Berlusconi. “Mubarak Mubarak”, ride durante la consueta passeggiata pomeridiana, riferendosi alla versione data dall’ex premier su Ruby, nipote del presidente dell’Egitto. “Che disgraziato, è un figlio di puttana che non ce n’è”. E giù con altre risatine. Ma il tono della voce si fa serio quando inizia il racconto degli anni Ottanta e Novanta su Berlusconi: “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, spiega il capo di Cosa nostra al compagno di ora d’aria, il pugliese Alberto Lorusso. E anche questa frase è finita nelle intercettazioni disposte dai pm di Palermo nel processo “trattativa”.

Per la prima volta, Riina rivela come si articolò quel “patto di protezione” che la Cassazione ha accertato definitivamente, mandando l’ex senatore Marcello Dell’Utri in carcere. Perché Dell’Utri sarebbe stato l’intermediario fra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia. È la storia di una lunga stagione, che Riina racconta così, il 22 agosto dell’anno scorso: “È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati”. Diversamente, come è emerso dai processi, andò a Catania. Conferma Riina: “Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di…. Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato… così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa… minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa”.

Ed ecco il passaggio che per i pm vale più di tutti i racconti dei pentiti al processo Dell’Utri: “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, rivela il capo di Cosa nostra dopo 47 minuti di passeggiata nell’atrio del carcere milanese di Opera. E spiega come iniziò tutto: “Quello… è venuto il palermitano… mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno… si è messo d’accordo… Dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello… il senatore”. Ovvero, Dell’Utri, che Riina definisce “una persona seria”. Il “palermitano” dovrebbe essere invece il boss Tanino Cinà, che negli anni Settanta suggerì a Dell’Utri di mandare Vittorio Mangano come stalliere ad Arcore quando Berlusconi cercava “protezione”.

Adesso, questo monologo di Riina è agli atti del processo Stato-mafia: per i pm Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi è una conferma del ruolo di intermediario svolto da Dell’Utri nella seconda fase della trattativa. Oggi, però, Riina esprime giudizi pesanti sull’ex premier, anche se precisa di non averlo mai incontrato (“Non era così famoso ai miei tempi, altrimenti l’avrei cercato”): “Noi su Berlusconi abbiamo un diritto, sapete quando? Quando siamo fuori lo ammazziamo”. Precisa: “Non lo ammazziamo però perché noi stessi non abbiamo il coraggio di prenderci il diritto”. Alla fine, riprende a scherzare attorno al “buffone”, al “disgraziato”, così lo chiama. Scherza sui soldi che Berlusconi deve all’ex moglie. E sul calciatore brasiliano Pato, fidanzato con la figlia dell’ex premier: “Sta Barbarella è potentosa come suo padre, si è messa sotto quello lì, lui era un potente giocatore e non ha potuto giocare più”. Prima di rientrare in cella, Riina dà del “disgraziato” al ministro Angelino Alfano. E Lorusso concorda: “Il più cattivo ministro di sempre, si sta impegnando per i sequestri di beni”.

fonte: La Repubblica – 30 agosto 2014

Berlusconi in campo per Dell’Utri: “Un italiano modello in carcere” – Perchè un vero Italiano, un Italiano modello deve essere mafioso e delinquente!

Dell'Utri

 

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Berlusconi in campo per Dell’Utri: “Un italiano modello in carcere” – Perchè un vero Italiano, un Italiano modello deve essere mafioso e delinquente!

 

Berlusconi in campo per Dell’Utri “Un italiano modello in carcere”

Le parole del leader di Forza Italia: “Un brivido nella schiena”.

ROMA- “Ho sentito un brivido nella schiena vedendo questa immagine di Dell’Utri che ingiustamente è in carcere per dei fatti anteriori al 1994 anno in cui è diventato reato giurisprudenziale il concorso esterno in associazione mafiosa, c’è un ricorso presso la corte di Strasburgo che però tarda ad esaminare questo caso, ma è ingiusto che una persona buona, preparata e colta, un fondatore di Fi sia in carcere. So che è anche gravemente malato e io penso a lui, il fatto che un italiano modello sia in carcere è una delle cose più insopportabili”. Lo afferma Silvio Berlusconi, leader di Fi nel corso della registrazione della trasmissione In Onda su la7. (ANSA).
Non so Voi, a ma me fa schifo sentire parole del genere. Fa schifo essere equiparato (quale ITALIANO) ad un delinquente mafioso come Dell’Utri. Fa schifo che uno come Berlusconi possa ancora dire queste puttanate in pubblico. Fa schifo che ci sia gente (italiani, questa volta in minuscolo) che intendono ancora dargli il voto.
Un Paese che permette tutto questo può dirsi un Paese civile?
Per rinfrescarvi la memoria ricordiamo perchè i Giudici della Corte d’Appello hanno condannato Dell’Utri:

“FACEVA DA MEDIATORE TRA COSA NOSTRA E BERLUSCONI”

Ricordatevelo e diffondete per rinfrescare la memoria a chi Vo sta vicino.

By Eles

Da La Repubblica del 19.11.2010:

Rita Borsellino: “Deve pentirsi qualche uomo delle istituzioni”

Borsellino

 

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Rita Borsellino: “Deve pentirsi qualche uomo delle istituzioni”

“La verità c’è e la sanno in tanti”. La sorella del magistrato ucciso in via D’Amelio ricorda una frase della nipote Fiammetta “che non si è sentita perché non aveva il microfono”


“25 di giustizia negata: in quale Paese e perché soprattutto? Vogliamo sapere chi non vuole che si sappia questa verità perché la verità c’è e la sanno in tanti, in tanti…”.

Parole di Rita Borsellino, sorella di Paolo, che commentando ai microfondi di Sky tg 24 l’intervist rilasciata dalla nipote, Fiammetta Borsellino, al Corriere, aggiunge un particolare:

“Fiammetta, quando ci fu la diretta del 23 Maggio, ha detto una cosa che non si è sentita perché non aveva il microfono. Rispondendo alla battuta di Grasso che disse che ci dobbiamo aspettare un altro pentito, mia nipote ha risposto che il pentito lo vogliamo nelle istituzioni. E aveva ragione. Perché nelle istituzioni non parla nessuno”?

(qui il video con queste dichiarazioni). 

Dell’Utri dal carcere: “Io sono un prigioniero politico”…Ma era più credibile quell’altro “mafioso” che chiedeva una morte dignitosa

Dell’Utri

 

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Dell’Utri dal carcere: “Io sono un prigioniero politico”…Ma era più credibile quell’altro “mafioso” che chiedeva una morte dignitosa

Dell’Utri dal carcere tifa larghe intese: “Sarebbe auspicabile un patto nazionale Pd-Fi. Io sono un prigioniero politico”

L’ex senatore di Forza Italia, condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno a Cosa nostra, torna a parlare direttamente da Rebibbia. “Se non ci fosse Berlusconi? L’unica via è Renzi. Sarebbe auspicabile un patto intelligente ma non è possibile: il Paese non lo capisce. I 5 Stelle? Per me sono un mistero”, ha detto l’ex parlamentare intervistato da In Onda

Un governo a larghe intese, nato da un “patto intelligente” tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi? “Sarebbe auspicabile, solo che il Paese non lo capirebbe”. Parola di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore e fondatore di Forza Italia, condannato in via definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra, che è tornato a parlare direttamente dal carcere di Rebibbia. “Io non sono un detenuto come gli altri, ma un detenuto politico, anzi un prigioniero politico: è la parola che più mi si addice”, dice l’ex senatore intervistato da David Parenzo di In Onda su La7.

Il fondatore di Forza Italia ha incontrato il giornalista con due bende ben in vista sulle braccia, frutto di una recente operazione chirurgica. “La mia cardiopatia è incompatibile con la detenzione”, sentenzia Dell’Utri che –  come anticipato dal ilfattoquotidiano.it nel settembre scorso – punta ad ottenere gli arresti domiciliari per motivi di salute: sul suo caso il tribunale del riesame si esprimerà il prossimo 13 luglio.

Intervistato da Parenzo (con il direttore del fattoquotidiano.itPeter Gomez, collegato con lo studio dalla redazione di Milano) Dell’Utri ha parlato di un po’ di tutto, anche del nostro giornale. “Sul Fatto Quotidiano ho fatto una battaglia: non lo vendevano qui in carcere. Ho fatto una domanda alla direzione: non mi hanno risposto. L’ho fatta un’altra volta: anche qui niente.  Non avendo ricevuto risposta ho scritto al direttore del giornale chiedendo d’intervenire. Io non sono un estimatore del Fatto ma un lettore sì“, ha raccontato l’ex senatore spiegando di vedere anche la televisione in cella. “Ho la tv con tutti i canali importanti ma non mi diverte guardarla. Mi piace guardare la pubblicità, che è lo specchio dei tempi”, dice Dell’Utri fondatore ed ex presidente diPublitalia ’80.

Ovviamente l’uomo che fondò Forza Italia nel lontano 1993 continua a seguire la politica anche da detenuto. “Il dibattito politico mi diverte. I 5 Stelle? Non rispondo, per me sono un mistero. Ci sono due partiti: chi non vota e chi vota i 5 Stelle. Come governano? Diciamo che governano è termine generico per loro. Berlusconi è incredibile: non si spezza mai. Se non ci fosse Berlusconi? L’unica via è Renzi. All’inizio l’ho visto bene ma poi ha deluso”, sono alcuni dei concetti espressi da Dell’Utri, che poi ha auspicato un governo a larghe intese.  “Sarebbe auspicabile un patto nazionale intelligente ma non è possibile: il Paese non lo capisce”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/05/dellutri-dal-carcere-tifa-larghe-intese-sarebbe-auspicabile-un-patto-nazionale-pd-fi-io-sono-un-prigioniero-politico/3710358/

Dopo Riina anche Dell’Utri. non lasciamolo morire in carcere, diamogli una morte dignitosa… certo che la MAFIA logora…!!

Dell'Utri

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Dopo Riina anche Dell’Utri. non lasciamolo morire in carcere, diamogli una morte dignitosa… certo che la MAFIA logora…!!

 

Scrivi a firmaperdellutri@iltempo.it per chiedere che Marcello Dell’Utri abbia la sospensione della pena per motivi di salute…

L’accorato appello de Il Tempo che corre in soccorso del condannato per concorso esterno in associazione mafiosa!

Secondo i giudici: “Dell’Utri mediatore del patto tra Berlusconi e Cosa nostra” ed era “Socialmente pericoloso”

Certo che la MAFIA logora…

Leggi l’articolo de il Tempo:

Vogliono lasciar morire Dell’Utri in cella. Firma anche tu per chiedere la sospensione della pena

Però senza MAI dimenticare che stanno parlando di un MAFIOSO…!

 

by Eles

 

 

 

 

Ingroia: “Berlusconi dovrebbe essere di nuovo indagato: CONCORSO IN STRAGE”…!!

 

Ingroia

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Ingroia: “Berlusconi dovrebbe essere di nuovo indagato: CONCORSO IN STRAGE”…!!

L’intervista di Antonio Ingroia a Il Fatto quotidiano di oggi:

Dottor Ingroia, quale sarebbe dunque il ruolo di Berlusconi nella stagione del ricatto allo Stato secondo le parole di Graviano?
Dalle parole intercettate sembra emergere con chiarezza che il capomafia di Brancaccio tra il ‘91 e il ‘94, data del suo arresto, ebbe rapporti con Berlusconi. Ma anche che dietro alle stragi di mafia di quegli anni ci furono mandanti politici. Immagino che le conversazioni captate dalle microspie della Dia siano oggi materia di approfondimento per le procure di Caltanissetta e Firenze che indagano sulle stragi ‘92-‘93 e debbano determinare la riapertura delle indagini per concorso in strage nei confronti di Silvio Berlusconi.

Nella prima fase dell’indagine sulla Trattativa, che lei stesso coordinò, il pool Stato-mafia aveva ipotizzato che Berlusconi fosse solo il destinatario finale del ricatto allo Stato. Ora la posizione dell`ex Cavaliere potrebbe cambiare?
Certamente c’è un importantissimo elemento nuovo, la cui attendibilità va rigorosamente verificata. Se la ‘cortesia’ di cui parla Graviano, che Berlusconi gli avrebbe chiesto poco prima di scendere in campo, fosse da collegare alle stragi, come sembra dalle notizie di stampa, sarebbe difficile affermare che l’ex Cavaliere è stato solo una vittima del ricatto allo Stato, cosa avvenuta nel 1994, al momento della sua nomina come presidente del Consiglio. Se fosse stato addirittura complice delle stragi che furono strumento della Trattativa, Berlusconi dovrebbe essere considerato complice anche della Trattativa. Ovviamente stiamo parlando di elementi sufficienti per un`iscrizione nel registro notizie di reato, ma tutto andrebbe verificato ed approfondito.

Gianfranco Micciché ha definito le esternazioni di Graviano “minchiate” e si è rammaricato del fatto che alcuni pm (“pochi per la verità”, ha aggiunto) attribuiscano credibilità ad un mafioso pluriergastolano. Lei che ne pensa?
Chi, davanti a esternazioni così gravi, chiare ed eloquenti, risponde in questo modo o non capisce nulla o ha paura di quelle rivelazioni. Il capomafia di Brancaccio, che non si è mai pentito ed è considerato un irriducibile, fa riferimento ad incontri, pranzi, cene, accordi e, alla fine, ad un tradimento. Nessuno, meglio di lui, poteva confermare, e potrebbe farlo in modo più completo se decidesse di rispondere alle domande dei pm, tutta la ricostruzione dell`indagine trattativa Stato-mafia ipotizzata dalla procura di Palermo.

Il 41 bis si conferma l`incubo del boss detenuto. Graviano appare combattuto tra la rabbia maturata in 24 anni di reclusione e la speranza che prima o poi qualcosa possa ancora accedere. Il boss sembra tuttora in attesa di un “segnale”. Ma cosa potrebbe accadere?
Alcuni segnali che Graviano da anni invia, così come altri boss in carcere, Riina compreso, mi sembrano inequivoci. L`esercito dei boss mafiosi al 41 bis è impaziente. La cambiale è scaduta e vogliono portare all`incasso il loro silenzio prima che sia troppo tardi. È una pentola in ebollizione da tempo e potrebbe scoppiare da un momento all`altro. Con esiti imprevedibili.

Eppure lo stesso Graviano dice che il processo sulla Trattativa “è in corso e non ne parla nessuno”…
Questo processo non piace a nessuno. Ed è questa la ragione per cui io prima, e Nino Di Matteo poi, siamo stati tanto duramente attaccati e tanto ferocemente osteggiati.

Pensa che le intercettazioni di Graviano provocheranno ripercussioni politiche?
In un Paese normale le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta all`unisono avrebbero iniziato a indagare Berlusconi, la politica lo avrebbe messo in un angolo e si sarebbe aperta una commissione d`inchiesta. Per molto meno Donald Trump rischia l’impeachment. Qui il segretario del Pd Matteo Renzi, un altro ex premier, considera il suo predecessore Silvio Berlusconi un `padre della Patria`, tanto da voler stringere accordi con lui. Questa è l`Italia di oggi.