Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

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Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

Da Silenzi e Falsità:

Le TV africane parlano della iniziativa di Di Maio contro il franco coloniale e inizia un movimento popolare di liberazione dalla Francia: Macron è nervoso

Macron da un po’ di tempo a questa parte è nervoso con l’Italia.

Non si adatta all’Italia uscita dalle elezioni politiche del 4 marzo.

Macron è tra quelli che non vede l’ora di far saltare il Governo 5 Stelle-Lega, come in patria lo sono quelli che tifano per lui contro Di Maio, i vari Renzi, Berlusconi, Cairo, De Benedetti, Benetton, Tronchetti Provera, ecc.

Il sogno proibito che rimarrà sogno è di mettere fine al Governo Del Cambiamento guidato da Conte con i due vice Di Maio e Salvini.

Da dove trae origine l’acredine di Macron contro i 5 Stelle?

A parte il rapporto che Di Maio sta sviluppando con i Gilet Gialli che sicuramente gli dà fastidio, ben di più é invisa l’iniziativa di denunciare il colonialismo francese praticato in Africa con strumenti finanziari, con i propri servizi segreti e con il il proprio esercito.

Di Maio ha apertamente denunciato come il Franco Cfa riduca in sostanziale condizione di sottomissione alla Francia i Paesi africani che lo hanno adottato.

Le parole di Di Maio hanno dato vigore in Africa ai movimenti popolari che si vogliono liberare dal giogo monetario francese, dotarsi di una propria moneta e avere così la possibilità di decidere da sé stessi in maniera realmente indipendente la propria politica economica.

La moneta francese è ‘forzatamente’ adottata da 15 Paesi africani. Spiegherò dopo il significato di forzatamente.

I 15 Paesi sono: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo che fanno parte dell’Africa occidentale, a cui si aggiungono Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centroafricana e Repubblica del Congo che si trovano nell’Africa centrale, e le Isole Comore, che ha conquistato l’indipendenza dalla Francia nel 1975.

In questi Paesi vivono quasi 200 milioni di abitanti.

Macron sostiene che la moneta franco CFA è adottata liberamente da tutti questi Stati.

In effetti non è così.

È il contrario, perché questi Paesi hanno provato a disfarsene per averne una realmente propria, ma gli è stato impedito.

In una interessantissima intervista a ‘Il Fatto’, un economista, Otto Bitjoka*, afro italiano residente a Milano, ha spiegato i metodi cui sono ricorsi i francesi per impedire che questi Paesi si dotassero di una vera loro moneta.

Queste le sue parole in riferimento alla possibilità di abbandonare la moneta francese:

“Macché. Chi lo dice dimentica che chi ha provato a uscirne è stato ammazzato o è stato deportato mentre nel suo Paese era in atto un colpo di Stato. Se c’è tutta questa libertà perché la Francia ha convocato l’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo per chiarimenti?”

E prosegue riguardo agli esempi concreti di omicidi e di colpi di stato:

“Ce ne sono tanti, ma le cito solo questi. Nel 1963 Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiuta di sottoscrivere il patto monetario con Parigi e dispone una moneta nazionale. Tre giorni dopo viene rovesciato e assassinato in un colpo di Stato condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese. Nel 1968 Modibo Keita, primo presidente della Repubblica del Mali, annuncia l’uscita dal franco Cfa, ma subisce un golpe guidato da un ex legionario francese. Ancora, nel 1987 Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, viene detronizzato e ucciso subito dopo aver dichiarato la necessità di liberarsi dal franco Cfa. Nel 2011 il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, decide di abolire il Cfa sostituendolo con la Mir, Moneta ivoriana di resistenza. Ma le forze speciali francesi lo arrestano dopo aver bombardato il palazzo presidenziale. Questa è storia, per non parlare di Gheddafi”.

In relazione a Gheddafi aggiunge:

“Nel 2011, quando è stato ammazzato, c’era proprio la questione della sovranità monetaria in ballo. Lui voleva creare una nuova valuta panafricana, il dinaro libico, sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli, proprio in alternativa al franco Cfa. Gheddafi e l’Unione africana avevano già deliberato la creazione di un Fondo monetario africano con sede in Camerun, di una Banca africana di investimento in Libia e di una Banca centrale africana in Costa d’Avorio”.

L’affermazione di più rilevante interesse la fa alla fine dell’intervista quando gli si chiede che cosa ha da dire riguardo alla responsabilità degli africani per i moltissimi casi di corruzione presenti in Africa.

Questa la sua risposta:

“Molti presidenti sono corrotti e permettono la rapina di risorse. Ma a questo penseremo una volta liberati. Gli africani vogliono questo e lo dimostra il fatto che lì le tv stanno parlando del caso sollevato dall’Italia. Siamo determinati e lotteremo”.

La buona notizia per questi Paesi africani, praticamente costretti ad adottare la moneta francese, è che Luigi Di Maio ha suscitato un movimento di popolo per liberarsi dal giogo imposto dalla Francia.

Dalle dichiarazioni di Di Maio e di Di Battista risulta chiaro che il Movimento 5 Stelle starà a fianco di questi popoli africani in questa lotta per avere la reale libertà di adottare una loro valuta e tutelare al meglio i loro interessi.

Certo questa è una pessima notizia per Macron e la sua rabbia e ira contro i 5 Stelle va in crescendo.

Ma nessuno sembra tanto impressionato.

Nessun ricatto potrà funzionare con il Governo Conte.

Si darà una calmata, Macron, e imparerà a rispettare di più e gli italiani e gli africani in una volta sola.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2019/02/09/le-tv-africane-parlano-della-iniziativa-di-di-maio-contro-il-franco-coloniale-e-inizia-un-movimento-popolare-di-liberazione-dalla-francia-macron-e-nervoso/

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

 

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Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron

C’era un tempo in cui Emmanuel Macron dava del “vomitevole” al governo italiano per la gestione dei migranti. Niente a che vedere con la sua civilissima Francia, che invece sembrava in grado di accogliere tutti e col sorriso ben impresso sul volto del capo dell’Eliseo. Poi però dalle parole siamo passati ai fatti. E di quella Francia dell’accoglienza è rimasta un’immagine a dir poco sbiadita.

La gendarmeria ha iniziato a trascinare ed espellere in Italia gli immigrati che arrivavano in Francia o a entrare direttamente in territorio italiano. Mentre Ventimiglia veniva trasformata in una sorta di Calais d’Italia, con tanto di accampamenti e con la polizia francese a vigilare il confine. L’ordine di Parigi era tassativo: nessuno doveva passare il confine. Ordine assolutamente legittimo: ma sarebbe stato sacrosanto evitare la morale al governo di Giuseppe Conte.

Nel frattempo, lo scontro tra Francia e Italia non si è mai arrestato. Tra Parigi e Roma sono volate parole grosse su innumerevoli dossier. Ma è ancora il tema migranti a essere al centro della disfida delle Alpi. Dall’Italia, le accuse verso Parigi si sprecano. Il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia incolpano la Francia di impoverire l’Africa con le politiche post-coloniali, provocando l’emigrazione di migliaia di persone che giungono via mare in Europa. Il vice premier Luigi Di Maio ha addirittura chiesto all’Unione europea di sanzionare i Paesi europei che impoveriscono il continente africano. Una richiesta che naturalmente non avrà seguito in sede europea, ma è il segnale di come fra Parigi e Roma sia tornato il tempo dello scontro. E con le elezioni europee alle porte, è chiaro che l’immigrazione diventi un tema di dibattito fondamentale.

Da Parigi iniziano a studiare le prime mosse. La Francia è favorevole a “obiettivi quantificati in numeri a livello europeo” ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, al ‘Grand débat” delle testate CNews-Europe1-Les Échos. “La base dell’Europa è la solidarietà. E anche questa solidarietà deve giocare un ruolo sulla questione migratoria”, ha detto Griveaux. “Non possiamo essere solo alcuni Paesi europei a occuparci di questo problema dell’asilo e dell’immigrazione”, ha continuato. Anzi, ha voluto anche sottolineare che la Francia deve continuare a garantire “l’accoglienza incondizionata e il diritto di asilo”.

Detto così, sembrerebbe che a Parigi batta il cuore dell’accoglienza indiscriminata, dell’integrazione, di un Paese pronto a ricevere braccia aperte chiunque decide da venire in Europa. Eppure, non tutto è oro quel che luccica. E se la Francia di Macron si ammanta di questa sorta di aura di buonismo nel Mediterraneo, e lo fa proprio mentre i barconi affondano al largo della Libia, si dimentica di quanto avviene a casa sua, ma nei Territori d’Oltremare.In particolare in un’isoletta, quella di Mayotte, dove migliaia di migranti, in gran parte minorenni, sono rinchiusi in un Cra, Centre de rétention administrative.

Come spiega La Verità, “ha una capienza di appena 148 posti e l’associazione per i diritti umaniLa Cimade descrive come ‘prigione chiamata con altri nomi’. I bambini provengono dalle isole Comore, a una settantina di chilometri di distanza. Ma a Mayotte non vengono separati dai genitori come è accaduto al confine con il Messico. Siccome i minori non accompagnati non possono essere rinchiusi nei Cra e rispediti alle Comore, si fa al contrario che negli Stati Uniti: si affibbiano a un qualsiasi clandestino adulto nei paraggi e lo si costringe a fingere di esserne il padre o la madre, creando artificiosamente nuclei familiari”.

La situazione è ormai ben oltre i limiti della vivibilità. Centinaia di bambini girano per l’isola abbandonati a se stessi, le bidonville sorgono ovunque, mentre vicino al capoluogo dell’isola è sorta una vera e propria “collina degli immigrati”. Perché arrivare nell’isola equivale ad arrivare in Francia. E da lì si cerca poi di raggiungere con aerei o navi il territorio europeo, passando per Marsiglia. E così è nato un flusso di migranti senza precedenti, con centinaia di migliaia di arriviin pochi anni. Anche perché in Francia c’è lo ius soli: quindi partorire nell’isola di Mayotte equivale a far nascere cittadini francesi (ed europei).

Proprio per questo motivo, migliaia di donne incinta partono alla volta dell’isola dall’arcipelago delle Comore per partorire nei suoi ospedali. Sempre come spiega La Verità, “riprova è che di tutte le partorienti al Chm (il centro ospedaliero locale ndr), il 75% sono immigrate clandestine. Per contrastare il fenomeno, Parigi ha modificato pochi mesi fa le regole dello ius soli soltanto per questa Provincia: adesso diventano francesi i bambini nati a Mayotte da almeno un genitore che sia presente sul territorio, in modo regolare, da minimo tre mesi”. Ma nel frattempo, sono in migliaia a morire nel percorso per raggiungere l’isola. Tra il 1995 e il 20125 sarebbero morte tra le 7mila e le 10mila persone nell’oceano Indiano per sbarcare a Mayotte. Un cimitero nei fondali delle Comore. Ma Macron forse se l’è dimenticato.

O forse, molto pi semplicemente, non vuole che se ne parli. Perché tene a bada le Comore interessa alla Francia. Parigi non vuole problemi in quello specchio di mare dell’oceano Indiano. Tanto che a novembre, i due Stati hanno firmato un accordo per cui il governo di Azali Assoumani accettava gli espulsi da La Mayotte e Macron dava di nuovo l’ok ai visti per l’isola per i cittadini delle Comore. Motivo? La Francia ha parecchi trattati in atto con il governo. I comoriani che vivo in Francia sono moltissimo (di cui molti anche islamici radicali), ci sono accordi per la Difesa e sulla moneta, garantita dalla Francia. E infine c’è un altro tema: l’energia. Nei fondali delle Comore è presente il gas e c’è anche il petrolio. Parigi vuole essere la prima a sfruttarlo e cosi, accetta il ricatto di Azali sui migranti. Nel frattempo muoiono e vengono rinchiusi nei centri di detenzione: ma di questo Macron e l’Europa sembrano essersene dimenticati. Impegnati come sono a parlare di Italia e Libia.

tratto da: http://www.occhidellaguerra.it/francia-macron-migranti-mayotte-comore/?fbclid=IwAR2_SLJhz0mVXANRQwE9b2ZAlDSiUnqYM0KQncrd-a2yUkT-oN-j4i6Q4YY

Ricapitoliamo: Giorgia Meloni attacca Macron per l’intervento in Libia del 2011. In realtà Macron nel 2011 ancora non c’era, mentre la Meloni SÌ. Era al governo e votò a favore. È c’è gente che a questi cialtroni gli dà pure il voto!

 

Giorgia Meloni

 

 

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Ricapitoliamo: Giorgia Meloni attacca Macron per l’intervento in Libia del 2011. In realtà Macron nel 2011 ancora non c’era, mentre la Meloni SÌ. Era al governo e votò a favore. È c’è gente che a questi cialtroni gli dà pure il voto!

 

Il fantastico spettacolo di Giorgia Meloni che attacca Macron sulla Libia

Qualche giorno fa Giorgia Meloni, che sta vivendo un periodo di arbitrario oscuramento a causa dell’interventismo del ministro Salvini sulle questioni a lei care, ha deciso che era cosa buona e giusta andare all’attacco del presidente francese Emmanuel Macron. La Francia dice che l’Italia è “irresponsabile”? Allora la Meloni ci butta il carico da undici: «Irresponsabile semmai è chi nel 2011 è andato a bombardare la Libia per interessi economici». Vale a dire la Francia (poco importa che Macron non fosse presidente all’epoca).

Il disco rotto di Giorgia Meloni sugli interessi economici della Francia in Libia

La leader di Fratelli d’Italia lo aveva detto già un mese fa durante una conferenza stampa alla Camera. Lo ha ribadito il 16 luglio a “Liguria D’Autore” a Montemarcello. Dal palco della rassegna è tornata a punzecchiare la Francia, colpevole a suo dire di aver voluto l’intervento militare ONU in Libia unicamente per salvaguardare i propri interessi economici. Sono in molti nel centrodestra a prendersela con i francesi additandoli come colpevoli della caduta di Gheddafi e quindi della crisi migratoria successiva. Altri invece preferiscono dare la colpa a “Re Giorgio” Napolitano, quasi che sia stato l’allora Presidente della Repubblica a volere – da solo – che l’Italia appoggiasse l’intervento in Libia.

La storia però ci racconta un’altra versione dei fatti. Quella andata in scena alla Camera il 24 luglio 2011 (al governo c’erano ancora Berlusconi, la Meloni e la Lega) quando l’Aula approvò la mozione presentata dal deputato del Fabrizio Cicchitto (Popolo della Libertà) e Marco Reguzzoni (Lega Nord). Mozione nella quale si affermava che «la partecipazione dell’Italia all’intervento internazionale non poteva mancare» in ragione della «reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l’Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell’area mediterranea».

Nella mozione leggiamo che il primo punto a favore della risoluzione ONU che sanciva la liceità di un intervento militare per deporre Gheddafi c’era la constatazione del fatto che l’Italia «riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia».  Si chiedeva quindi al governo di adoperarsi nelle opportune sedi internazionali affinché venissero riattivati quanto prima, non appena le circostanze e le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU lo avessero reso possibile «gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall’Italia con la Libia». Insomma anche all’Italia premeva mantenere i rapporti economici con la Libia.

Quando l’Italia appoggiò l’intervento militare per difendere i propri interessi economici (e Meloni votò sì)

Non solo. Si chiedeva anche l’attuazione di un embargo sulle esportazioni di armi (proprio quello che ora Salvini giudica inutile) e si impegnava il governo a «ottenere dai partners europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l’onere della gestione degli sbarchi di immigrati» nonché «ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l’Europa si doti al più presto di un «sistema unico di asilo», che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane». Insomma già nel 2011 si parlava di una modifica del sistema di asilo.

giorgia meloni libia macron bombardamento - 3

Fonte 

La mozione Cicchitto fu la prima ad essere votata quel giorno. Giorgia Meloni, che oggi se la prende con chi andò a bombardare la Libia per difendere i propri interessi economici votò a favore. E che gli interessi economici italiani fossero in cima alla lista delle preoccupazioni lo dimostra l’intervento del leghista Reguzzoni:  «Quali sono questi motivi di preoccupazione? Sono fondamentalmente quattro: gli equilibri internazionali, il rischio profughi e l’emergenza umanitaria che si possono venire a creare, l’aumento del numero dei clandestini e le questioni dell’energia e del petrolio». Anche Cicchitto ribadì che uno dei punti a favore dell’Intervento «consiste nel tutelare anche gli interessi economici dell’Italia. Se lo fa la Francia non capisco perché non dobbiamo farlo noi». Insomma la Francia è andata in Libia a bombardare per difendere i suoi interessi economici, come dice la Meloni. Il punto è che anche l’intervento italiano fu deciso in base alla difesa degli interessi economici nazionali. L’unica differenza era che probabilmente i francesi alle elementari avevano studiato meglio la geografia, intuendo che avrebbero potuto salvaguardare i propri interessi senza farsi carico dell’arrivo dei migranti. Lo stesso giorno l’onorevole Meloni votò contro alla proposta di risoluzione avanzata dal deputato Radicale Matteo Mecacci che avrebbe impegnato il governo a «mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di fornire assistenza a tutti coloro che fuggono via mare verso l’Italia coordinando coi partner europei eventuali distribuzioni straordinarie anche in altri Stati membri dell’Unione europea in deroga alla Convenzione di Dublino del 1990». La seconda mozione, che ottenne il voto favorevole della Meloni, era quella presentata dall’onorevole Franceschini (Partito Democratico) che impegnava il governo alla concessione di basi militare per l’intervento in Libia.

 

 

fonte: https://www.nextquotidiano.it/meloni-macron-libia/

La faccia di bronzo di Macron: “La Francia non deve prendere lezioni da nessuno” – “cooperazione significa responsabilità di ciascuno a partecipare e a condividere il carico”. Ma al fondo Ue per l’Africa la Francia versa 9 milioni, noi 102…!

 

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La faccia di bronzo di Macron:  “La Francia non deve prendere lezioni da nessuno” – “cooperazione significa responsabilità di ciascuno a partecipare e a condividere il carico”. Ma al fondo Ue per l’Africa la Francia versa 9 milioni, noi 102…!

 

La solidarietà di Macron: al fondo Ue per l’Africa versa 9 milioni (noi 102)

Lezione di umanità: «Non scordiamo chi siamo» Ma dalla Francia contributo minimo all’Unione

«La Francia non deve prendere lezioni da nessuno». Il presidente francese ieri è salito di nuovo in cattedra, spiegando che «cooperazione significa responsabilità di ciascuno a partecipare e a condividere il carico».

Le cose sono due: o Macron non conosce i numeri oppure sta ciurlando nel manico a spese non solo dell’Italia, ma di tutta Europa. Perché, come sottolineava sei mesi fa il sito Open Migration la Francia ha scelto di versare solo la cifra minima per finanziare i programmi legati al controllo delle frontiere e alla gestione delle migrazioni. All’opposto di Italia e Germania, primo e secondo contribuente.

Si tratta del cosiddetto Trust Fund per l’Africa presentato al vertice sulle migrazioni della Valletta nel novembre 2015 dai capi di Stato e di governo dell’Ue con i principali Paesi africani coinvolti nei flussi. Nato per contrastare «le cause profonde dell’immigrazione irregolare e dello sfollamento di persone in Africa, promuovendo opportunità economiche e rafforzando la sicurezza», il Fondo è diventato in due anni e mezzo uno strumento chiave, almeno potenzialmente, della politica europea in Africa. I 24 Paesi africani beneficiari sono: 13 nel Sahel (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal), 9 nel Corno d’Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda), e 5 in Nordafrica (Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia).

L’Italia, con 102 milioni di euro, è il primo contribuente a livello europeo, ricorda Open Migration, seguita da Germania (54 milioni) e Olanda (26 milioni). Slovenia, Bulgaria, Lettonia e Lituania avrebbero versato poco più di 50 mila euro, mentre «la maggior parte dei governi, come quello francese, ha scelto di corrispondere 3 milioni di euro, la cifra minima per sedere nel Trust Fund Board che definisce le linee generali per l’assegnazione dei contributi» Idem Spagna e Svezia.

«Dobbiamo proteggere le frontiere lavorando sulla procedura di asilo e fare accordi per rendere più efficace il sistema», ripete Macron. Ma a due anni e mezzo dal lancio del Fondo fiduciario per l’Africa, c’è chi ha fatto la sua parte e chi invece fa finta che questo strumento quasi non esista. Al presidente francese farebbe bene esserne informato. Almeno al pari dei sondaggi che lo vedono in piena crisi di popolarità in Francia, costringendo l’Eliseo ad alzare i toni contro l’Italia giallo-verde per recuperare consensi in patria.

Nella rilevazione mensile Ifop-JDD, Macron è sceso di un ulteriore punto: dal 41% dei «soddisfatti» di maggio al 40% di giugno, toccando il suo minimo storico. Anche il premier Edouard Philippe (che nei giorni scorsi ha dato manforte alle dichiarazioni di Macron contro l’Italia) è calato dal 45% al 42%. Entrambi perdono le simpatie della sinistra che aveva sostenuto il movimento En Marche!.

L’ultimo comunicato europeo del 29 maggio spiega invece che la cifra investita dal Trust Fund per il Nordafrica è salita a 335 milioni. Ma non per merito della Francia. Oltre il 95% delle risorse provengono infatti dal Fondo Europeo per lo sviluppo (80%) e da altre voci del bilancio comunitario, tra cui Cooperazione (Devco), politiche di vicinato (DG Near) e affari interni (DG Home). Ciò ha permesso l’evacuazione di 1.287 rifugiati dalla Libia in Niger e «l’aiuto a 22 mila migranti bloccati lungo le rotte a tornare nel proprio Paese, dove riceveranno un sostegno al reinserimento». Anziché dar lezioni, i francesi potrebbero far la loro parte.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/solidariet-macron-fondo-ue-lafrica-versa-9-milioni-noi-102-1544606.html

Macché migranti, ecco il vero piano di Macron: via l’Italia dalla Libia. Ed è sempre una questione di petrolio!

 

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Macché migranti, ecco il vero piano di Macron: via l’Italia dalla Libia. Ed è sempre una questione di petrolio!

Macché migranti: via l’Italia dalla Libia, il vero piano Macron

Altro che migranti. Dietro lo scontro Francia-Italia c’è il piano di Macron per mettere l’Italia fuori dalla Libia, a partire dal summit di Vienna di fine giugno. Lo sostiene un analista geopolitico come Giulio Sapelli, sul “Sussidiario”, all’indomani dello scontro fra Roma e Parigi sulla nave Aquarius carica di migranti, da cui l’aggettivo “vomitevole” utilizzato sal partito di Macron per definire la nuova politica italiana incarnata da Matteo Salvini. «La politica estera è un gioco di specchi», premette Sapelli: è fatta di miraggi, «dove ciò che appare non è ciò che è», tanto più «laddove lo spazio di potenza è stretto, ossia non si svolge tra cieli e terre immense, l’uno dall’altra lontano». Questo, sostiene Sapelli, «spiega la differenza tra la politica estera e la relazione di potenza tra gli Usa e la Russia, o tra gli Usa e la Cina: si solcano oceani, si parla attraverso cavi sottomarini e satelliti, senza vedersi l’un l’altro se non con le tecnologie». Tutto è diverso, invece, quando lo spazio della politica di potenza è stretto, ossia tra nazioni confinanti, tra mari condivisi, dove ci si può vedere e parlare a viva voce, o con un viaggio che dura una manciata di ore. Faccia a faccia, come sono Italia e Francia, «tutti i fondamenti della potenza si presentano insieme: dal potere politico al potere economico, in un intreccio fortissimo ma che spesso non appare così evidente».

A rompere l’equilibrio è bastata una nuova, drammatica vicenda migratoria, con il ministro degli interni italiano che ha tenuto il punto sulla necessità di far condividere gli arrivi dei migranti in una sorta di “misericordia transfrontaliera”. La Spagna, cheli ha improvvisamente accolti? Il nuovo governo di Madrid «vuole scrollarsi di dosso l’ipoteca tedesca che il partito popolare di Rajoy gli ha imposto e riallacciare un rapporto con gli Stati Uniti, indispensabile dopo la crisi catalana». Tanto è bastato, comunque, «perché il sistema di potereoggi dominante in Francia cominciasse il suo gioco di specchi». Un insulto gratuito da parte di un dirigente di “En Marche” ed ecco le pietre che rotolano, scrive Sapelli, con le richieste di scuse della nostra Farnesina e del muso duro di Macron, «che si rifà il trucco con una sceneggiata nazionalistica, per fronteggiare le critiche da sinistra del suo mentore Pisany, che guida un gruppone di economisti francesi preoccupati dello smantellamento dello stato sociale e della burocrazia weberiana che Macron ha sin da subito iniziato a evocare».

La politica migratoria è importantissima, ma attenti agli specchietti per le allodole, avverte Sapelli: «In quel lago atlantico che è il Mediterraneo, in cui tutto è maledettamente stretto, il problema vero oggi è quello della Libia, e del silenzio che avvolge i preparativi della conferenza viennese del 28-29 giugno, organizzata dalla Noc, ossia dalla compagnia di Stato libica, o di ciò che ne rimane». Attenzione: a rimettere insieme la società petrolifera della Libia sono stati in larga misura dagli italiani, cje però oggi sono estranei alla preparazione di quel congresso, «che oltre alla compagnia energetica austriaca vedrà la partecipazione, udite!udite!, della spagnola Repsol e di una delle più grandi compagnie mondiali di servizi gasiferi e petroliferi, ossia l’immensa Schumberger, certo public company quotata a New York, ma dalle profonde radici francesi, come francese è il suo fondatore». Capito? Una conferenza, quella di Vienna, «che scaturisce dall’incontro parigino tra Haftar e Serraj, chiusosi solo apparentemente con un nulla di fatto, ma in realtà con l’instaurazione di rapporti franco-russi-egiziani che dovrebbero essere decisivi, dopo le prossime elezioni libiche, per cacciare definitivamente gli italiani dalla Libia».

Il tutto – continua Sapelli – incardinato, di silenzio in silenzio, «nei lavori avvolti di mistero del cosiddetto Trattato del Quirinale, ossia del trattato italo-francese che il governo Gentiloni aveva cominciato a scrivere in una quanto mai sbilanciata architettura di potenza: da un lato un fuoriclasse come il ministro Le Maire, per la gloriosa Francia, e dall’altro lato due professionisti stimatissimi ma pur sempre privati cittadini, come l’avvocato Severino e il prof. onorevole Bassanini, in rappresentanza dell’Italia». Una sconcertante «asimmetria dei poteri, sottratta a ogni controllo o iniziativa parlamentare». Sapelli pensa a come si è scritto il più recente trattato franco-tedesco: trasparenza e procedure parlamentari concordate. Basta questo, «per capire che quello che sta avvenendo non è che la parte di un gioco di specchi su cui sarebbe opportuno gettare il fascio di luce dell’argomentazione pubblica: ecco un grande banco di prova per il nuovo governo del cambiamento».

via Libreidee

Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano sui migranti”… Tutta l’ironia e la rabbia del Web

 

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Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano sui migranti”… Tutta l’ironia e la rabbia del Web

Macron credo sia la testimonianza vivente di come l’assenza di igiene intima possa portare gravi danni al cervello…

Macron prima bombarda la Siria, poi chiude le frontiere e alla fine vuole insegnare agli italiani la cultura dell’accoglienza. “Macrò fatte accattà a chi nun t’sap'” si dice dalle mie parti.

Ma voi ce lo mettereste il culo su un barcone? Sfidereste un mucchio di pericoli per cercare un posto migliore dove vivere? Ve lo dico io: no. E lo sapete perché? Perché il vostro (il nostro) culo, è al caldo.

Caro Macron EnMarche l’unica cosa vomitevole è non usare il bidè.

Oggi lezioni di accoglienza da Macron. Domani lezioni di chitarra da Ligabue.

Macron ha un cassonetto al posto del cervello

Macron son 3 giorni che facciamo il culo a salvini arrivi tu e mandi tutto a puttane…….

Per Macron ci vorrebbe…

Amico francese in Italia avevamo uno come Macron, si chiamava Renzi. Avete la mia comprensione.

Direi che dopo la morale dai francesi potremmo farci insegnare la cucina dagli inglesi e la simpatia dagli svizzeri.

Fioccano i complimenti per Salvini. Per dire quanto ci stanno sul cazzo i francesi.

Anche Berlusconi ha voluto garbatamente rispondere alle critiche di Macron:”Non parlo con chi si tromba le vecchie”.

Dopo il caso Aquarius, Macron si lamenta della politica italiana. In effetti, se i migranti vanno in Spagna, come fanno a menarli al confine con Ventimiglia?

Dunque, secondo En Marche di Macron, quando l’Italia chiude i porti è vomitevole. Trascinare fuori da un treno una donna incinta, bloccare i migranti a Ventimiglia in mezzo alla neve o fare irruzione a Bardonecchia, invece, sono tutti esempi di civiltà

Comunicato per Macron: “Mentre sta sparando cazzate sull’Italia, sono stati recuperati 12 morti e 41 migranti ancora in vita al largo della Libia. Dato che lei ha parecchi mezzi da guerra da quelle parti, non potrebbe dargli un passaggio più sicuro per arrivare in continente?”

Consideriamo che quando il portavoce di Macron ha definito l’Italia “vomitevole“ aveva la baguette sotto l’ascella.

Macron sei un gran coglion

Sono un francese semplice: destabilizzo il medio oriente, chiudo i porti, lascio morire una donna sul mio confine, rompo il cazzo agli italiani…. e non bastasse, ho la guerra civile in casa

 

Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”… Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle?

 

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Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”… Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle?

 

Migranti, il partito di Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”

Durissimo giudizio del partito di Macron sul governo italiano in merito alla vicenda Aquarius. “Considero vomitevole la linea del governo italiano – ha detto Gabriel Attal, portavoce di ‘En Marche’ – è inammissibile giocare alla politica con delle vite umane, lo trovo immondo”. Intervistato dall’emittente Public Senat, Attal ha aggiunto: “Un pensiero va prima di tutto alle 629 persone che sono sulla nave Aquarius”. Sabato scorso l’imbarcazione dell’Ong francese SOS aveva salvato i migranti al largo delle coste della Libia e da allora è in mare dopo che l’Italia ha negato i porti, chiedendo a Malta di accoglierli. A sbloccare la situazione è stato ieri il governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez che ha aperto il porto di Valencia alla Aquarius.

Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle

Ricapitoliamo: secondo Macron trascinare fuori da un treno una donna incinta, bloccare i migranti a Ventimiglia in mezzo alla neve o fare irruzione a Bardonecchia sono esempi di civiltà, ma se l’Italia chiude i porti è “immonda e vomitevole”

Leggete un po’ questi articoli e rinfrescatevi la memoria…

Migranti, Macron chiude i porti francesi
Migranti: stop di Francia e Spagna a sbarchi nei loro porti. Austria manderà l’esercito al confine italiano
Intesa migranti ko, Francia e Spagna chiudono i “porti in faccia” all’Italia

 

 

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron

 

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Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’”

“Gli Stati Uniti, la Francia e i loro alleati non dovrebbero lasciare la Siria dopo che il conflitto finirà, ma devono costruire una “nuova Siria””. Sono queste le incredibili parole rilasciate dal presidente francese Macron, autore insieme ai leader di Usa e Regno Unito del bombardamento illegale del 14 aprile scorso   ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a FoxNews.

“Dovremmo costruire una nuova Siria dopo la guerra”, ha detto Macron in un’intervista a FoxNews, sottolineando come il ruolo degli Stati Uniti sarebbe “molto importante” in questo processo. Il presidente francese ha poi aggiunto che “non sono automaticamente le forze USA” che dovrebbero svolgere questo compito. Ma “questo riguarda “la diplomazia degli Stati Uniti ed è una questione che riguarda il tuo Presidente”.

E perché bisognerebbe rimanere in Siria? Per Macron, che riesce a capovolgere completamente le cause di sette anni di guerra, le ragioni andrebbero trovate nei “soliti sospetti”,  vale a dire l’Iran e il presidente siriano Bashar Assad. “Il giorno in cui avremo finito questa guerra contro l’ISIS [Stato Islamico, IS]; se partiamo definitivamente e totalmente – anche dal punto di vista politico – lasceremo la parola al regime iraniano e a Bashar Assad. E questi ragazzi prepareranno [una] nuova guerra, alimentando i nuovi terroristi “.

Le parole di Macron confermano la sua indole colonialista e imperialista. Ma questo è noto. Quel che resta incredibile è il livello di mistificazione cui è costretta l’opinione pubblica occidentale dopo sette anni di guerra per procura con jihadisti proveninenti da 89 paesi, fomentata e sostenuta dai paesi Nato. Quel che resta incredibile, insomma, è l’impunità e la protezione di cui godono i leader come Macron dopo il loro ennesimo crimine internazionale, grazie alla protezione della stampa che si autodefinisce libera.
fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-macron_getta_definitivamente_la_sua_maschera_colonialista_usa_francia_e_alleati_devono_restare_per_costruire_una_nuova_siria/82_23764/

L’Italia umiliata da Macron – Ma quei gran geni dell’Intellighentia Pd avevano già capito tutto subito – E sarebbe questa la gente che ci deve governare?

 

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L’Italia umiliata da Macron – Ma quei gran geni dell’Intellighentia Pd avevano già capito tutto subito – E sarebbe questa la gente che ci deve governare?

L’Italia umiliata dai francesi

Scrive il presidente di Adusbef Elio Lannutti sul proprio profilo Facebook:

“FINCANTIERI: ITALIA UMILIATA DAI FRANCESI, CONTA MENO DEI COREANI. UN GOVERNO SERIO PORREBBE ANALOGO VETO SU TIM,AZIENDA STRATEGICA ITALIANA, INIBENDO IL 25% DI BOLLORE’

Il governo italiano, che ha appena subito il cocente smacco del presidente Macron sulla Libia, accettando il ricatto della Francia sull’acquisizione dei cantieri di Stx da parte di Fincantieri (Azienda Pubblica), che ad aprile aveva rilevato il 66,6% dei cantieri francesi dagli azionisti sud coreani con relativo accordo delle maggioranza assoluta e che oggi deve contare per il 50% e forse meno, umilia se stesso e le imprese italiane diventate territorio di conquista degli stranieri, in particolare dei francesi.

Un governo a schiena dritta non succube degli altrui diktat, che avrebbe il dovere di tutelare l’interesse nazionale, ripagherebbe con la stessa moneta il novello Napoleone Macron, che oltre alla disfatta appena inflitta all’Italia sulla Libia, e la tutela delle proprie frontiere sui migranti, impone la politica delle proprie convenienze all’azionista di maggioranza Fincantieri, ponendo il veto su Tim, azienda strategica italiana senza consentire a Bollore’ e Vivendi si spadroneggiare con meno del 25% delle azioni, su diritti ed interessi generali.

Non è forse arrivato il tempo per governo e ministri pavidi, fautori del Ttip e del Ceta da far promulgare a tambur battente dal Parlamento, di riscattare la propria ignavia ponendo il veto su Tim e ripagando Macron con la stessa moneta, anche per arginare la svendita a prezzi di saldo di aziende strategiche italiane, come la Tim ai francesi di Vivendi, che oltre al danno al 75% degli azionisti, e lo schiaffo della mega buona uscita di 25 milioni di euro a Cattaneo per il lavoro ‘sporco’ a danno di utenti e lavoratori, vorrebbe infliggere l’ulteriore beffa delle sue condizioni capestro ad un paese come l’Italia, che viene trattata come una colonia francese?”

 

tratto da: http://www.subitodalweb.com/2017/07/28/litalia-umiliata-dai-francesi/