Perchè nessuno parla più dell’Islanda e di come si è liberata del governo che la gente non voleva e del debito creato dalle banche??

 

 

 

Islanda.

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Perchè nessuno parla più dell’Islanda e di come si è liberata del governo che la gente non voleva e del debito creato dalle banche??

di M. Pala (alias ‘marcpoling’)
Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perché, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.
Sicuramente vi starete chiedendo perché questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?
Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate.La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti.Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo.L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda.In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori.

La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta in cui confluisce la maggior parte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative.

Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?
SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media? Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz.

I “guru del web” si sentiranno in dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica della informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

In fede, il cittadino sovrano Marco Pala (alias “marcpoling”).

Fonte: nexusedizioni

tratto da: http://siamolagente2.altervista.org/un-esempio-di-censura-perche-nessuno-parla-piu-dellislanda-e-di-come-si-e-liberata-del-governo-che-la-gente-non-voleva-e-del-debito-creato-dalle-banche/

Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

Raggi

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Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

 

Giornaloni – Le statistiche e i numeri sulla “salute malata” attribuiti alla giunta M5S da “Messaggero” e altre testate.

Più si avvicina la campagna elettorale, più aumentano gli scontri sui dati: Pil, occupati, sanità, con titoli di giornale e dichiarazioni indignate. Il caso del presunto degrado sanitario della Capitale è un utile esempio di quello che ci attende: “Caso salute, Roma, peggiora”, era il titolo di apertura del Messaggero di ieri, quotidiano sempre ostile alla giunta M5s di Virginia Raggi.

Il lettore subito pensa a un recente tracollo. Tutto parte da un convegno che si è tenuto proprio a Roma venerdì: “Crescita vs Crisi”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Ncd) ha chiesto a Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto superiore di sanità di elaborare una sintesi della situazione sanitaria della capitale. Tra i dati che Ricciardi cita ce n’è uno molto ripreso dai giornali, attinto da un monitoraggio dell’associazione di medici di famiglia Simg, Health Search 2016: nelle Asl romane si registra un tasso di diabete pari al 6-7% della popolazione residente, “mentre a livello nazionale, secondo i dati Istat, si attesta al 5,3%”.

Nelle 7 slide proiettate da Ricciardi si legge quello che gli italiani, anche i non residenti nel Lazio, sanno bene: a Roma la sanità funziona poco e male. La percentuale di persone soddisfatte del servizio sanitario nazionale si attesta tra l’8 e il 10% a seconda delle Asl, in molte province del Veneto e dell’Emilia Romagna il dato è sopra il 30. Tutti gli altri dati di Ricciardi sono presi dal rapporto Istat 2015 oppure da Urbes, un altro progetto sempre dell’Istat sulle principali città. Tra questi i dati sull’aspettativa di vita, più bassa nella Capitale che in altre grandi città. Anche se, osserva il direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’ospedale Regina Elena Francesco Cognetti sul Messaggero, sono numeri da maneggiare con cautela perché “gli ospedali ospitano il 40%o dei pazienti che arrivano da altre Regioni”.

A Roma il Movimento Cinque stelle governa dal giugno 2016, tutta la fotografia della situazione sanitaria della città si basa su dati più vecchi (come inevitabile per tutte queste analisi quantitative che non sono mai in tempo reale). Gli esponenti locali M5s vivono la presentazione dei numeri come un attacco del ministro Lorenzin per il tramite del professor Ricciardi: “La sanità è di competenza regionale”, ricorda un comunicato del M5s Roma, e le statistiche riguardano “le amministrazioni precedenti di centrodestra e centrosinistra”. Se proprio bisogna criticare qualcuno, dicono i Cinque stelle, il bersaglio è Nicola Zingaretti, Pd, governatore del Lazio. Per esempio: nel 2015 il consiglio regionale ha approvato la proposta di matrice M5s di istituire un registro tumori, utile a monitorare meglio le malattie più gravi e i rischi per la salute, ma due anni dopo ancora non è partito.

Tratto da il Fatto Quotidiano del 03/10/2017.

 

Terremoto, Casa Italia non basta: per la messa in sicurezza mancano almeno 20 miliardi… Peccato che li abbiano già spesi per le banche…!!!

 

Terremoto

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Terremoto, Casa Italia non basta: per la messa in sicurezza mancano almeno 20 miliardi… Peccato che li abbiano già spesi per le banche…!!!

Leggiamo su “Il Fatto Quotidiano”

Terremoto, Casa Italia non basta: per la messa in sicurezza mancano (almeno) 20 miliardi. E il fascicolo del fabbricato.

Secondo un rapporto della struttura voluta da Renzi servono 25 miliardi solo per la riqualificazione antisismica dei 648 Comuni a maggior rischio. Ma per finanziare il sisma bonus previsto dalla legge di Bilancio ci saranno, di qui al 2030, non più di 5 miliardi. Ancora da trovare. Il presidente del Consiglio degli ingegneri: “Servono più soldi e gli interventi devono essere obbligatori. Ma la priorità è imporre un documento con tutte le informazioni sull’immobile”

QUI l’articolo completo

Peccato però che per quei grandi statisti che abbiamo al Governo la priorità è salvare le banche. E chissenefrega della gente che crepa per i terremoti…!

By Eles

 

Gino Strada e il ritorno del colonialismo

 

Gino Strada

 

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Gino Strada e il ritorno del colonialismo

(di Arturo Diaconale – opinione.it) – Ciò che stupisce non è l’attacco di Gino Strada al ministro dell’Interno Marco Minniti per l’azione che il responsabile del Viminale cerca di realizzare per frenare l’afflusso incontrollato di migranti nel nostro Paese. Strada è da sempre su posizioni di solidarismo estremo. E il suo attacco costituisce una sorta di anticipazione di uno dei temi che la sinistra più intransigente, legata al mondo del volontariato più radicale, porterà avanti con la massima energia nel corso della campagna elettorale. Quello della critica al blocco del corridoio umanitario del Mediterraneo in nome della solidarietà e della pietà umana per quelle masse di profughi che non potendo più usufruire dei barconi e delle navi delle Ong saranno costretti a marcire nelle prigioni e nei campi di concentramento delle milizie libiche o dei governi corrotti e incapaci del Centro Africa.

Non è affatto peregrina la tesi di chi sostiene che per i migranti è mille volte meglio correre il rischio di finire affogati nel Canale di Sicilia o venire sbattuti nei centri di accoglienza italiani piuttosto che morire di stenti nei deserti africani o diventare oggetto di ogni tipo di violenza nei lager dei nuovi mercanti di schiavi. Ma questa sorta di teoria del male minore, che sarebbe quello di un’accoglienza difficile e senza speranza di integrazione nel nostro Paese, salva la coscienza di chi la sostiene ma non fa compiere un solo passo in avanti alla soluzione di un problema che alla radice ha le drammatiche condizioni delle zone da dove i flussi migratori provengono.

Tutti sono concordi nel sostenere che sarebbe meglio eliminare le cause delle migrazioni, e quindi dare stabilità e benessere ai Paesi devastati dalla guerra civile, dalla fame e dai governi dispotici e corrotti. Ma nessuno è in grado di formulare una proposta concreta per compiere un’operazione del genere. Perché tutti quelli che cercano di salvare la propria coscienza proponendo o l’accoglienza indiscriminata e irresponsabile o aiutare i disgraziati a casa loro sanno perfettamente che la prima soluzione è destinata a provocare tensioni incontrollabili a casa nostra e la seconda ad arricchire i governanti corrotti e dispotici abilissimi nel prendere gli aiuti del mondo occidentale e trasformarli in depositi personali nei paradisi fiscali.

E allora? L’irrealismo di Gino Strada porta a una conclusione paradossale. Perché pone come unica alternativa al solidarismo estremo che può devastare l’Italia e l’Europa il ritorno, sotto forma di aiuti controllati e garantiti dalla presenza militare, al vecchio colonialismo.

tratto da: https://infosannio.wordpress.com/2017/09/07/gino-strada-e-il-ritorno-del-colonialismo/

La fantastica lettera al ministro Poletti di un ragazzo barese costretto dai ciarlatani come lui a fuggire all’estero per lavorare. Uno dei 100mila giovani che, secondo questa bestia, è meglio non avere tra i piedi.

 

Poletti

 

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La fantastica lettera al ministro Poletti di un ragazzo barese costretto dai ciarlatani come lui a fuggire all’estero per lavorare. Uno dei 100mila giovani che, secondo questa bestia, è meglio non avere tra i piedi.

“Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/ in un Paese che richiede la laurea/ anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato.

Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.

Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente ne’ tanto meno futuro e lo e’ anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi e’ Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?!

Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non e’ sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. E’ per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei e’ la cittadinanza italiana.

Lei e’ l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilita’ economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli.

Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, e’ il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle.
Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla piu lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno stato che fa davvero lo stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno.
E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”.
Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana .

Domenico Gatti FB

Le donne in pensione a 66 anni e 7 mesi (valore più alto in Ue): lo ha deciso chi può andare in pensione con 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi (valore più basso in Ue)…!!!

pensione

 

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Le donne in pensione a 66 anni e 7 mesi (valore più alto in Ue): lo ha deciso chi può andare in pensione con 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi (valore più basso in Ue)…!!!

 

Pensione 2018 donne a 66 anni e 7 mesi: lo decide chi può andare in pensione con 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi

Chi stabilisce che l’età pensionabile degli italiani deve aumentare è immune dagli aumenti.

Dal primo gennaio 2018 le donne lavoratrici del settore privato potranno accedere alla pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi di età unitamente ad almeno 20 anni di contributi. Il nuovo aumento dell’età pensionabile porta ad un’unificazione dell’accesso alla pensione di donne del settore pubblico, privato e uomini così come previsto dalla riforma Fornero che ha tolto, pian piano, alle donne lavoratrici i vantaggi di cui godevano per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Età pensionabile in aumento ma non per tutti

Si tratta dell’età pensionabile per accedere alla pensione di vecchiaia più alta d’Europa con la previsione di ulteriori aumenti nel 2019 per l’adeguamento alla speranza di vita. Anche se i sindacati insistono chiedendo di rinunciare all’aumento del 2019, l’esecutivo continua a parlare di disponibilità economiche limitate a causa del progetto di ridurre l’accesso alla pensione anticipata con l’Ape Sociale con 28 anni di contributi per le donne, invece di 30.

Quello che è da tenere presente è che le donne sono la categoria più penalizzata per l’accesso alla pensione a causa delle carriere discontinue dovute a maternità e cura familiare.

Intanto che l’età pensionabile delle donne aumenta, mentre si parla dell’aumento ulteriore previsto per il 2019, ci sono categorie di lavoratori che non sono toccati da queste normative e da queste leggi. Si tratta di coloro che le leggi le studiano e le approvano. I parlamentari, coloro che votano le leggi che stabiliscono a che età possono andare in pensione i cittadini,  possono andare in pensione a 65 anni, con soli 5 anni di mandato (e quindi di contributi versati) che si riduce a 4 anni 6 mesi e 1 giorno. L’età pensionabile dei parlamentari, tra l’altro, con due mandati si riduce a 60 anni. Per i parlamentari, inoltre, non è previsto l’adeguamento alla speranza di vita che porta all’aumento dell’età pensionabile.

Pensioni lavoratori ordinari: l’ingiustizia di chi legifera

I comuni cittadini, per accedere alla pensione con 5 anni di contributi devono aspettare di compiere 70 anni e 7 mesi mentre i parlamentari possono permettersi di accedere alla pensione di vecchiaia con 5 anni di anticipo rispetto ai lavoratori ordinari, anni di differenza che diventano 10 in presenza di 2 mandati parlamentari senza soffermarci sulle iniquità degli importi di tali pensioni rispetto a quelle dei lavoratori ordinari. Si parla di molti soldi per soli 5 anni di contributi mentre i lavoratori ordinari devono sudare la propria pensione accumulando anno dopo anni i contributi versati. Il problema non scaturisce dal sistema di calcolo delle pensioni ma dalle indennità percepite dai parlamentari nel corso dei mandati. Per contenere i costi e permettere all’esecutivo di avere le disponibilità economiche mancanti forse sarebbe il caso di rivedere proprio le indennità percepite dai parlamentari: riducendosi le indennità si riduco, di conseguenza, anche i contributi versati e, quindi, i vitalizi percepiti che sarebbero ridotti.

Forse, ma è soltanto il pensiero di chi vede nel sistema una grossa ingiustizia, i parlamentari dovrebbero legiferare sulla pensione degli altri lavoratori mettendosi allo stesso livello: percependo gli stessi stipendi, le stesse pensioni e lavorando gli stessi anni e solo a quel punto potrebbero sapere di cosa si sta parlando e di quale ingiustizia comporti il continuo aumento dell’età pensionabile a fronte di pensioni sempre meno dignitose.

Questo articolo vuole essere il nostro contributo nel dar voce alle numerose polemiche che ci sono giunte al riguardo dai nostri lettori indignati.

tratto da: https://www.investireoggi.it/fisco/pensione-2018-donne-66-anni-7-mesi-lo-decide-puo-andare-pensione-4-anni-6-mesi-1-giorno-contributi/?refresh_ce

Enti inutili: quel ‘pozzo’ che ingoia 12 miliardi l’anno!

Enti inutili

 

 

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Enti inutili: quel ‘pozzo’ che ingoia 12 miliardi l’anno!

Sono la più grande fonte di spreco e potrebbero essere un importante serbatoio di risorse da impiegare per le priorità della politica economica. Non si sa esattamente quanti siano ma possono costare fino 12 mld l’anno. Sono gli enti inutili, che periodicamente finiscono nell’agenda di governo e puntualmente ne escono, quasi sempre senza conseguenze. Dal celebre caso del Cnel, abolito dal governo Renzi ma resuscitato dall’esito fallimentare del referendum costituzionale, fino alla miriade di micro enti che continuano a sopravvivere per inerzia. Un ginepraio fatto di sigle, sedi fantasma e mission improbabili, in cui è difficile muoversi, come testimonia la difficoltà di arrivare a un censimento ‘certificato’ delle strutture che andrebbero soppresse.

Il governo Monti ha elaborato una lista di 500 enti definiti con certezza ‘inutili’ e il Codacons, nel 2015, ha stimato che eliminandoli si otterrebbero 10 miliardi di euro di risparmi l’anno. Ma ad oggi, nonostante gli sforzi messi in campo, la situazione non è cambiata. E, anzi, le risorse da scongelare possono anche crescere. “Dipende dal perimetro che si sceglie e dal tipo di ente inutile che si intende sopprimere, con un intervento drastico si potrebbero liberare anche 12-13 miliardi l’anno”, spiegano all’Adnkronos fonti di governo.

Il problema, si segnala, è che “anche quando si arriva ad abolirne qualcuno, spesso il provvedimento si perde in una lunga sequenza di ricorsi e contro-ricorsi di fronte alla giustizia amministrativa”.

Eloquente anche la fotografia scattata dalla Corte dei Conti, che ha più volte evidenziato “l’ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti)”. Si tratta di enti e strutture che, ha segnalato la magistratura contabile, “si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche”.

Si parte dagli enti più conosciuti, la cui utilità è tutta da discutere, e si arriva a una ragnatela di consorzi, agenzie regionali, enti autonomi. Molti dei quali impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto: dall’Unione italiana Tiro a Segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia.

Emblematico anche il caso dell’Unione nazionale per la lotta analfabetismo. Nata nel 1947 per un fine evidentemente prioritario nell’Italia del secondo Dopoguerra, è ancora attiva. E, ovviamente, fa altro. Come recita la mission, tanto ambiziosa quanto linguisticamente ‘articolata’, in bella evidenza sul sito internet: l’Unla “si occupa principalmente della progettazione e della realizzazione di Progetti Speciali. Sono così chiamati perché caratterizzati da un insieme di iniziative tra loro articolate che si dipanano attorno ad un obiettivo comune con metodologia e mezzi specifici scelti oculatamente ed in relazione ai fini prefissati nonché agli ambiti di azione dei progetti stessi mirati alla tutela e recupero del territorio e dei beni culturali, alla realizzazione delle biblioteche, a corsi di aggiornamento rivolti ad operatori scolastici, all’educazione e formazione professionale specie nel campo dell’agricoltura”.

Fonte: http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/08/30/enti-inutili-pozzo-che-ingoia-miliardi-anno_Ec7qPZpKQAKukzV1dZxieL.html

Può succedere solo in Italia: il Codacons denuncia il Governo per “abuso della credulità popolare” per le promesse ai terremotati mai mantenute!

 

Codacons

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Può succedere solo in Italia: il Codacons denuncia il Governo per “abuso della credulità popolare” per le promesse ai terremotati mai mantenute!

(Fonte: Ufficio stampa Codacons) – Codacons su terremoto Centro Italia e denuncia Gentiloni. Promesse non mantenute del governo: Gentiloni sarà denunciato dal Codacons alla Procura della Repubblica per abuso della credulità popolare e della fiducia dei cittadini terremotati.

Nel Centro Italia le macerie sono rimaste esattamente dov’erano e tutte le promesse fatte per acquisire consenso non sono state mantenute.

All’indomani del primo anniversario dalla scossa che seminò il panico e la distruzione nel Centro Italia, il Codacons denuncia il governo per omissione di atti dovuti e abuso della fiducia popolare in relazione alle promesse non mantenute circa la soluzione dei problemi connessi al sisma.

La situazione infatti è rimasta assolutamente critica: nonostante un cronoprogramma (teoricamente) serrato e nonostante le promesse contrarie diffuse da diversi esponenti istituzionali, la gran parte delle macerie rimane dov’era. Proprio per aver promesso interventi risolutivi, di fatto mai avviati, il governo quindi si guadagna la denuncia dell’Associazione.

Inoltre, il Codacons interviene ulteriormente a tutela dei cittadini colpiti dal sisma nel Centro Italia.

L’Associazione infatti mette a loro disposizione la nomina di persona offesa, così da permettergli di intervenire nel procedimento contro i responsabili del crollo del campanile di Accumoli e delle due palazzine di edilizia popolare di piazza Sagnotti ad Amatrice.

In caso di rinvio a giudizio, di fatto già annunciato, sarà così possibile costituirsi parte civile e richiedere un risarcimento danni. Per pre-aderire all’iniziativa è sufficiente visitare il sito www.codacons.it.

fonte: http://codacons.it/promesse-non-mantenute-del-governo-gentiloni-sara-denunciato-dal-codacons-alla-procura-della-repubblica-abuso-della-credulita-popolare-della-fiducia-dei-cittadini-terremotati/

Assiste la figlia terminale, il datore la licenzia! Un altro grande successo del Jobs Act di Matteo Renzi!

Jobs Act

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Assiste la figlia terminale, il datore la licenzia! Un altro grande successo del Jobs Act di Matteo Renzi!

 

Assiste la figlia terminale, il datore la licenzia

Limite di assenze dal lavoro superato, scatta il licenziamento immediato.

E’ accaduto a Fossò, provincia di Padova, dove una madre ha rinunciato a tutto pur di donare un ultimo sorriso alla piccola Aurora di 8 anni, malata terminale. La famiglia, che sta passando un momento davvero difficile, cerca di affrontare come può i giorni a venire. Però quando la madre di Aurora pensava di tornare a lavoro, ha fatto una scoperta incredibile: alla pasticceria dove lavorava da ben 7 anni, per lei non c’era più posto. Il limite di assenza dal lavoro previsto per legge è stato superato, la donna era stata licenziata. Lei racconta ai microfoni di diversi quotidiani, quello che ha passato negli ultimi tempi della malattia della piccola Aurora, spiegando come la bambina abbia sempre affrontato tutto con grande coraggio e con il sorriso sulle labbra, Loro hanno fatto davvero tutto il possibile per farla sempre stare bene, per farla sorridere ogni giorno, tanto che hanno avverato uno dei suoi più grandi sogni, quello di vedere i propri genitori sposarsi.

‘Era molto felice’ spiega la madre ‘Siamo davvero contenti di aver fatto questa scelta, era il suo sogno, e noi abbiamo voluto fare in modo che fosse esaudito.’

‘Un esempio per tutti noi’

La madre di Aurora parla di come la bambina ha affrontato la malattia: ‘Aurora era una bambina molto coraggiosa non si è mai lamentata. Diceva di stare bene in qualunque situazione: è stata un esempio per tutti noi.’ Poi la doccia fredda del lavoro, Una storia che ha sconvolto tutto il paese in cui vive la famiglia della piccola Aurora. E’ vero che la legge prevede questo, ma in determinate situazioni dovrebbe scattare la comprensione per gli eventi, e cercare di glissare e smussare determinati cavilli. Non è stato il caso della madre di Aurora, che adesso dovrà affrontare il futuro come disoccupata, alla ricerca di un nuovo impiego in un momento difficile per i contratti di lavoro.

Il licenziamento

A far discutere è la storia dell’inaspettato licenziamento [VIDEO]. ‘Dovendo assistere da vicino Aurora, e in maniera decisamente costante, mi sono dovuta assentare dal lavoro per un periodo di tempo molto lungo, superando i limiti di assenza che sono previsti dalla legge vigente’. ‘Nei giorni scorsi mi è arrivata una comunicazione da parte della pasticceria dove lavoravo, nella quale mi veniva comunicato il licenziamento. Non è certo niente in confronto alla morte di Aurora, ma non posso nascondere che non mi sarei mai aspettata una cosa del genere, considerando anche quello che abbiamo passato e quello che anche adesso stiamo affrontando’. #Cronaca Padova #lavoro 2017

 

fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/08/assiste-la-figlia-terminale-il-datore-la-licenzia-001924963.html?sbdht=_rk5QfBPYUPyTyE12xxM6GZzwKDnqotNDBBtW1Kc7l8sZOLwxmPnMOc-s9j5xb3Uv0_

Ancora una notizia che i Tg hanno “dimenticato” di dare: Il Ddl Concorrenza approvato con la fiducia? È solo un colpo di mano del Governo per fare un regalo alle aziende amiche, ai danni della Gente.

Ddl Concorrenza

 

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Ancora una notizia che i Tg hanno “dimenticato” di dare: Il Ddl Concorrenza approvato con la fiducia? È solo un colpo di mano del Governo per fare un regalo alle aziende amiche, ai danni della Gente.

Da Il Salvagente:
Ddl Concorrenza, colpo di mano del governo e regalo alle aziende

Il governo, con un colpo di mano dopo mesi di rinvii, ha posto per oggi al Senato la questione di fiduciasul maxiemendamento al Ddl Concorrenza che ricalca il testo uscito dalla Commissione Industria. Poche norme a favore dei cittadini (qualche timido segnale per la Rc-auto ma insufficiente per far abbassare le tariffe) e tante “norme Pro-Aziende“, attaccano duri Federconsumatori e Adusbef, a cominciare dalla fine del sistema della maggiore tutela (amministrata dall’Aeegsi) nel settore elettrico con la “deportazione” di milioni di utenti nel mercato libero più oneroso per i consumatori.

Ecco cosa abbiamo scritto nell’editoriale che trovate nel numero in edicola:

“Non sono bastate le critiche e le proteste dei consumatori. Il governo non intende fare retromarcia e va avanti come nulla fosse. E il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda non molla nell’obiettivo di far approvare il disegno di legge concorrenza. Unico segnale (assolutamente insufficiente, lo diciamo subito) è lo slittamento di un anno della fine del mercato tutelato dell’energia. Il Salvagente lo ha scritto da subito: una delle parti più scandalose di quella che sarebbe stato meglio chiamare la legge delle lobby è la deportazione (ci perdonerete il termine forte) di 24 milioni di utenti verso il mercato liberodell’elettricità. Un regalo per i big, soprattutto quei tre o quattro che possono disporre di milioni di contratti (nel mercato tutelato), e una stangata inevitabile per i consumatori.

I dati non ammettono illusioni: già oggi i clienti che hanno avuto la sfortuna (o sono stati convinti con l’inganno) di passare al mercato libero si trovano a spendere di più di quelli rimasti nel tutelato, tanto nel settore elettrico (+16,7%) che in quello del gas (+7,9%). E sono numeri dell’Autorità per l’energia, non nostri. Così come sono provvedimenti delle Authority le tante, troppe condanne per un sistema di vendita di contratti che assai spesso rasenta il reato penale di raggiro e truffa. E che di certo non accenna a diventare più sano, come possono testimoniare tutti coloro che hanno avuto l’esperienza di essere trasferiti da un fornitore all’altro senza che lo chiedessero.

Se così stanno le cose, perché dovremmo aspettarci che da giugno 2019 (è questa la data fissata per la fine del mercato tutelato, dopo la modica delle ultime ore del decreto che fissava al 2018 il passaggio) le compagnie dovrebbero diventare più buone e trasparenti?
Se oggi non riescono a far concorrenza alle tariffe del mercato tutelato e sono più care quale logica distorta suggerisce che senza il competitor di Stato dovrebbero praticare prezzi più bassi?
Eppure è così che il ministro Calenda ci sta vendendo questa spiacevole imposizione: le tariffe caleranno con l’aumento della concorrenza. Così ripetono i campioni della liberalizzazione. Gli stessi che rifiutano ostinatamente di considerare la possibilità di vendere e acquistare i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie, sotto la pressione delle farmacie. Gli stessi che di fronte alla protesta (anche violenta) dei tassisti, bloccano qualunque elaborazione di regole sui servizi come Uber e lasciano che siano i tribunali a decidere per loro.

Non giochiamo coi termini, la concorrenza non c’entra nulla con il disegno di legge di cui parliamo. E non facciamoci prendere in giro, cari lettori, è vero proprio il contrario di quanto ci ripetono gli slogan governativi: le tariffe elettriche e del gas non diminuiranno con la fine del mercato tutelato. Aumenteranno. Non per tutti, ovviamente. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che gli operatori si faranno concorrenza sui clienti che spendono di più (e che rendono di più) ma di certo non sulle famiglie, sui pensionati, sui “single” insomma su quanti stanno attenti ai propri consumi per limitare la bolletta.

PS. Non stupisce certo che Calenda sposi una linea del genere. Stupisce un po’ di più che a sostenere il superamento del mercato tutelato sia una sola associazione dei consumatori italiana, Altroconsumo. Mentre tutte le altre organizzazioni hanno rmato appelli per chiedere un passo indietro al governo, l’emanazione italiana del Beuc sostiene che “Eliminare il servizio di tutela, dando vita a un mercato davvero libero, potrebbe offrire reali opportunità di risparmio e di migliore qualità nel servizio per i cittadini”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/03/ddl-concorrenza-colpo-di-mano-del-governo-e-regalo-alle-aziende/22201/

Da Business Insider:
“Il ddl Concorrenza è un regalo a Enel”: Mucchetti contro il governo

Il ddl Concorrenza vede la luce: dopo una gestazione di quasi mille giorni, martedì il provvedimento approderà in aula al Senato in cerca del via libera definitivo.All’interno del Pd, però, volano gli stracci: Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria che aveva in carico l’analisi del disegno di legge, attacca il governo per aver promosso un “disegno di legge che èintitolato alla promozione della concorrenza ma che invece, accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli”.

Tradotto: è un peccato che in tutta la legislatura si riesca – forse – ad adottato un solo provvedimento del genere (nelle intenzioni del legislatore dovrebbe essere una legge annuale collegata alla manovra di Bilancio, ndr) e non riesca a farlo nel pieno interesse dei consumatori. In particolare, nel mirino di Mucchetti ci sono le modalità di addio al servizio di maggior tutela del mercato energetico: la Camera, infatti, ha soppresso, il provvedimento con il quale si chiariva come gli utenti del servizio fossero ancora clienti dell’acquirente unico e non degli operatori che forniscono il servizio di vendita (Enel, A2a, Acea, etc etc).

“Non a caso – ha attacca il senatore del Pd nel suo intervento in commissione – Enel, A2a, Acea e gli altri operatori hanno costituito società distinte per i clienti in libero mercato e per quelli dell’Acquirente Unico. La modifica apportata dalla Camera, espungendo quel riferimento ai soggetti che non abbiano scelto il proprio fornitore, fa quindi un doppio regalo ai fornitori del servizio di vendita all’Acquirente Unico: il primo consiste nell’acquisizione di questi clienti, senza alcun costo commerciale, ma in forza di una legge; il secondo nella possibilità di aumentare i prezzi come l’esperienza del libero mercato di questi anni fa prevedere”.

Se in un primo momento i prezzi potrebbero essere bassi per attrarre nuovi clienti in questa fase di passaggio del mercato, in seguito sono destinati ad aumentare “con una tecnica non diversa da quella praticata dai pusherche regalano la prima dose” commenta Mucchetti.

D’altra parte durante la presentazione del suo piano industriale, Enel ha promesso, ai proprio investitori, nonostante il calo dei prezzi dell’energia, un aumento dell’Ebitda del 20% a 3 miliardi nel 2019 con “i clienti sul libero mercato che dovrebbero quasi raddoppiare a seguito della fine del mercato tutelato in Italia e della ulteriore liberalizzazione attesa in America Latina”.

“È contraddittorio – prosegue Mucchetti – che una legge di promozione della concorrenza si riveli così marcatamente a favore dell’incumbent, che oggi serve l’85 per cento dei clienti dell’Acquirente Unico” inoltre “a chi teme che il servizio di salvaguardia risulti più oneroso di quello di maggior tutela risponde che ciò è vero, ma che il servizio di salvaguardia è riservato per legge alle imprese che abbiano consumi oltre una certa soglia e non alle famiglie e alle piccole imprese”. Di conseguenza la salvaguardia si rivolge a circa l’1 per cento del mercato. Insomma secondo Mucchetti sarebbe stato più saggio ritardare ancora l’approvazione “visti i tempi complessivi dell’iter, correggendo un’evidente stortura che diversamente è destinata a restare e a produrre i suoi effetti”.

fonte: https://it.businessinsider.com/il-pd-a-pezzi-mucchetti-contro-il-governo-il-ddl-concorrenza-e-un-regalo-a-enel/