Un governo coerente come quello del Pd a chi può dare la “delega per le politiche giovanili”? Al Ministro Poletti, ovviamente, quello che insultò i giovani italiani all’estero!

 

Poletti

 

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Un governo coerente come quello del Pd a chi può dare la “delega per le politiche giovanili”? Al Ministro Poletti, ovviamente, quello che insultò i giovani italiani all’estero!

ROMA – PARLAMENTO – “Per la serie la persona sbagliata nel posto sbagliato… ecco che da oggi la delega alle Politiche Giovanili spetta al ministro Poletti, ministro del Lavoro, e ministro della teorica Occupazione giovanile, in realtà il ministro della Disoccupazione giovanile, visto che è intorno al 40%, e della delocalizzazione dei giovani, visto quanti di loro sono costretti a emigrare. Ma siamo su scherzi a parte?”. Lo afferma il sen. Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

“La delega alle Politiche giovanili all’uomo che liquidò i giovani che vanno all’estero in cerca di fortuna con il generoso epitaffio ‘questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi’. Chissà come saranno contenti i giovani di avere un ministro che ha così ben dimostrato di comprendere i loro problemi”.

Dello stesso parere Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega Nord: “Leggiamo che il Consiglio dei ministri ha condiviso la decisione del presidente Paolo Gentiloni di conferire al ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti le funzioni, attualmente proprie, in materia di politiche giovanili. Le politiche giovanili a quel Poletti che disse che e’ meglio non averli tra i piedi quei 100mila giovani che sono andati via dall’Italia per cercare lavoro all’estero? Spero che la notizia sia uno scherzo”.

Anche per Elvira Savino, deputata di Forza Italia, la nomina di Poletti è una scempiaggine:”Affidare la delega alle politiche giovanili al ministro Poletti, dopo quello che disse sui giovani che vanno a cercare lavoro all’estero, e’ una decisione insensata. Una beffa per tutti quei giovani che si sentirono giustamente offesi dalle sue parole e un incentivo ulteriore a lasciare il Paese”.

E il pensiero di cotanto ministro, che non ha uno straccio di laurea, che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua come dipendente è presto riassunto in queste “perle”: “Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

E poi: “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare”. Lui che una laurea non l’ha mai conseguita riuscì a far arrabbiare tutti coloro che invece cercano di ottenerla, e pure bontà loro con voti alti.

E quindi: “Nulla impedisce agli studenti italiani di lavorare durante le vacanze scolastiche gratuitamente”. È di questo genio la proposta di “progetti di alternanza scuola-lavoro” per stage lavorativi “anche d’estate, se è una scelta volontaria. Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un’impresa”, disse ad aprile 2015. E quando bordate di attacchi gli sono arrivate da più parti, il ministro del Lavoro cambiò verso: “Non ho mai pensato di mandare a lavorare gratis nessuno”, rispose alla cantante Fiorella Mannoia che lo aveva duramente attaccato. Ah, no?

Se questo è il ministro del Lavoro per i giovani italiani…

via Il Nazionalista

Lettera ad un Idiota: “Caro John, i soldi non comprano la dignità” – La fantastica risposta di un giovane di Alghero a John Elkann che aveva dichiarato “I giovani italiani non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro… perchè stanno bene a casa”.

 

John Elkann

 

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Lettera ad un Idiota: “Caro John, i soldi non comprano la dignità” – La fantastica risposta di un giovane di Alghero a John Elkann che aveva dichiarato “I giovani italiani non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro… perchè stanno bene a casa”.

Caro John,
scusami se mi permetto tanta sfrontata confidenza. Vivo in Germania, a Monaco di Baviera, da circa 5 mesi”.
Chi scrive è Giancarlo Balbina, 28 anni, algherese.

La sua lettera è stata pubblicata sul giornale on line Caratteri Liberi (e sta facendo il giro del web) come risposta alle dichiarazioni di John Elkann, rampollo d’oro di casa Agnelli che a 38 anni si è ritrovato a presiedere la Fiat e un bel po’ di altre società miliardarie. Il giovane Elkann pochi giorni fa l’aveva sparata grossa: durante una lezione organizzata dalla Banca Popolare di Sondrio nella città lombarda aveva detto che i giovani italiani “non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro” “perchè stanno bene a casa”, ricordando poi che “io e i miei fratelli abbiamo il desiderio di fare, di partecipare e questa è una grande motivazione per avere una vita positiva. Penso che sia più interessante fare una vita in cui sei impegnato e lavori con passione che fare una vita in cui sei in vacanza tutto il tempo, perché dopo un po’ ci si annoia”. Poche ore dopo l’imprenditore Diego Della Valle aveva bollato il giovane John come “Un imbecille”.

Riportiamo per intero la lettera di Balbina, che in poche ore ha avuto migliaia di condivisioni e commenti in tutto il web.°°

“Faccio parte di quella generazione che “vola” da un posto all’altro, con un bagaglio e qualche ricordo da mettere su un mobiletto di un appartamento di 29 mq. Quelli che al mese costano circa 500 euro, se sei fortunato. Hai mai provato l’eccitazione di guadagnare 800 euro e spenderne più della metà per un affitto? Dio, dovresti provarlo John, è come un fungo allucinogeno, da quanto non sembra reale quello che ti capita di vivere.

Voglio dirti una cosa, John. In questo mio soggiorno bavarese ho incontrato decine di italiani laureati e pluri-specializzati, artisti, scrittori, ingegneri, matematici, chimici; quasi tutti trentenni, incazzati e sofferenti. E sai perché? Perché il loro “viaggio” non è una vacanza, ma una ragione di sopravvivenza, indotto da un mondo diseguale dove i ricchi sono molto più ricchi, mille volte più ricchi, del primo dei poveri. Lo sapevi questo, John? Andare lontano dal proprio paese non è mai facile. È un esercizio che richiede forza di volontà, voglia di emergere, fortuna e altre qualità che, senz’altro, un imprenditore sagace e risoluto come te conosce bene. Uno come te che viene dal nulla, che si è fatto da solo; mica come quelli che nascono in famiglie ricche e benestanti, con cognomi importanti, che studiano in Università private pagando rette mensili universitarie, che valgono tanto quanto lo stipendio annuale di un lavoratore qualsiasi. Di mio padre, per esempio. Cazzo John, tu sei diverso. Tu hai faticato, hai lavorato duro, hai rischiato e ci sei riuscito. Tu sei un esempio da seguire. Insegnami come si fanno i soldi partendo dal nulla; come si fa a prendere in giro quei “bamboccioni” che stanno bene solo a casa con la mammina che gli rimbocca le coperte.

Non credere a chi racconta che l’azienda per la quale lavoravano, magari ha chiuso o delocalizzato e sono rimasti con le pive nel sacco da un giorno all’altro; insegnami le magie del jet-set con quella “nonchalance” che dimostri di avere negli ambienti che contano. Anche io voglio essere così, e fanculo la coscienza che mi dice qualcos’altro. Voglio essere un ricco spavaldo. Possedere una Ferrari, una squadra di calcio, avere un Rolex nel polsino, un abito Ferrè e Valentino per tutti i giorni, far parte di una decina di C.d.A., partecipare a quelle feste mondane dove ci sono i giornalisti specializzati nei gossip, che mi chiedono, in mezzo a centinaia di persone: “È una bella festa questa” e io che rispondo: “Certo l’ho organizzata io”. Che soddisfazione!
Sai John, io credo nella teoria del caos. Nessuno ha deciso di nascere in una famiglia povera o ricca, bello o brutto, alto o basso, in Congo o in Svizzera, in Afghanistan o in America. C’è sempre qualche “causa maggiore” che decide per noi. Tu non hai mica deciso volontariamente di far parte di quella èlite italiana del 10%, che detiene più della metà della ricchezza del paese; così come io non ho deciso volontariamente di nascere in una famiglia monoreddito in Sardegna e di far parte, invece, della squadra del 46%, quella dei disoccupati a cui politiche criminali a vantaggio di quelli come te stanno levando il futuro. Sai John, le frasi che hai detto a Sondrio: “i giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”; e bisogna essere “più ambiziosi” per riuscire nella vita, mi hanno fatto pensare che il più delle volte la ricchezza dà alla testa, impedisce un’analisi razionale degli eventi. In Italia non ci sono più imprenditori, tantomeno capitalisti disposti a rischiare. Il vero imprenditore è quello che investe il proprio capitale, rischia i propri soldi su progetti che reputa validi, investe sugli uomini, sulla conoscenza e sulle idee. Tanti imprenditori, per come li conosciamo ora, non investono i loro capitali; li fanno girare nella finanza creativa, per creare denaro su denaro, senza alcuna ricaduta sociale. Lo ha fatto anche la Fiat, negli anni novanta, ma tu ovviamente non lo sai, forse eri a Cambridge a studiare economia.

La mia lettera, John, per non tediarti troppo, finisce qua; ma vorrei dirti ancora una cosa. Se mai un giorno io dovessi diventare ricco come te e mi chiamassero a dibattere, in qualche università, di economia e sviluppo, di investimenti, di giovani, non direi mai frasi come quelle che hai pronunciato tu, e per un motivo sostanziale. Ci sono valori che i soldi e la ricchezza non possono né comprare né valutare, cioè il rispetto e la dignità delle persone. Ricordati sempre che in un paese di 60 milioni di cervelli, c’è e ci sarà sempre qualcuno più intelligente, capace e preparato di te; purtroppo, forse, non altrettanto fortunato. Ogni mattina, alzandoti dal letto a baldacchino sul quale riposa tutte le notti il tuo plutocratico sedere, ricorda questo non secondario particolare, e ringrazia la teoria del caos alla quale devi tanto, forse tutto. Ti servirà per essere più umile e forse, anche più avveduto di quanto dai l’impressione di essere.

 

fonte: http://zapping2015.altervista.org/xjohn-elkann/

Renzi continua a ripetere che siamo in ripresa. Ma solo in Tv… Caro Matteo, se hai le palle, vallo a dire faccia a faccia ai 7 giovani su 10 restano in famiglia per mancanza di prospettive…!

 

Renzi

 

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Renzi continua a ripetere che siamo in ripresa. Ma solo in Tv… Caro Matteo, se hai le palle, vallo a dire faccia a faccia ai 7 giovani su 10 restano in famiglia per mancanza di prospettive…!

 

MA QUALE RIPRESA: 7 GIOVANI SU 10 RESTANO IN FAMIGLIA PER MANCANZA DI PROSPETTIVE

 

Il lavoro e la situazione economica generale rappresentano per oltre il 70% dei giovani italiani elementi che hanno pesato abbastanza o molto, nell’ultimo anno, nell’impedire l’uscita dalla casa dei genitori.

A conferma dell’importanza dei fattori oggettivi, la categoria più penalizzata risulta, come era logico attendersi, quella dei Neet, per la quale lavoro e congiuntura economica sono stati ostacoli rilevanti in più dell’80% dei casi (83% per il lavoro, 84,6% per la situazione economica). Da segnalare il caso dei lavoratori con contratto a tempo determinato, il 79,4% dei giovani occupati con questi contratti, percepisce la propria condizione occupazionale come un motivo rilevante nel ritardare l’uscita dalla casa dei genitori (contro il 70,1% dei lavoratori a tempo indeterminato).

Tale categoria sembra essere anche la più penalizzata (assieme ai Neet) relativamente alla situazione economica: l’81% la ritiene una causa rilevante nel vanificare le proprie aspirazioni di autonomia. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Giovani 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo. Il RG2017 si è basato su un campione di 6172 giovani tra i 18 e i 32 anni.

Rispetto alla nascita del primo figlio, i risultati sono coerenti con quelli visti per la conquista dell’autonomia. I freni maggiori per la maggior parte degli intervistati sono: le difficoltà nelle condizioni abitative (critiche per più del 50% degli intervistati) e soprattutto il lavoro e la situazione economica (con percentuali costantemente sopra il 60%).

Anche in questo caso i più penalizzati sono ovviamente i Neet e i lavoratori con contratto a tempo determinato, con uno scarto ancor più netto (circa 15 punti percentuali) rispetto alle altre categorie (lavoratori autonomi e occupati a tempo indeterminato). Bassa fecondità e ritardo nell’uscita dalla casa dei genitori per via dei bassi salari e del precariato continuano dunque a rappresentare una criticità irrisolta del contesto italiano.

Alla luce di questi dati emerge dal RG2017 che il 92,2% dei giovani italiani dichiara di non essere riuscito a realizzare i propri desideri formulati l’anno passato di uscire dalla famiglia di origine. Un mondo giovanile, quindi, in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa pienamente in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso misconosciuto e sottoutilizzato.

Il RG2017 mostra anche come rispetto ad aspettative e progettualità i giovani italiani non si distinguano in modo rilevante rispetto ai coetanei degli altri paesi europei, mentre più ampio che altrove è il divario tra ciò che vorrebbero fare e quello che riescono effettivamente a realizzare.

Il RG2017 attesta come il percorso formativo sia determinante sulla carriera lavorativa, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica. In tale contesto il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% di chi possiede una qualifica professionale ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati.

Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network, etc…) il 69 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore.

Una crescente attenzione viene, inoltre, assegnata alle soft (o life) skills, le cosiddette competenze traversali, in grado non solo di aumentare l’occupabilità, ma soprattutto di trasformare il sapere tecnico in partecipazione di successo ai processi innovativi.

I dati del Rapporto giovani mostrano come la consapevolezza di aver maturato tali competenze sia sensibilmente maggiore tra i laureati (63%) rispetto a chi ha avuto percorsi di formazione più breve: diplomati 55%, licenza media 50%, qualifica professionale 47%.

“Le basse opportunità di occupazione e le inefficienze del mercato del lavoro stanno frenano il pieno e qualificato contributo delle nuove generazioni ai processi di crescita del paese- spiega Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani – ma stanno anche tenendo in stallo da troppo tempo persone oramai trentenni che per motivi anagrafici non possono più essere considerate giovani, ma nemmeno adulte perché ancora lontani dalla conquista di una piena autonomia dai propri genitori e di formazione di una propria famiglia.

I ventenni Neet (Not in Education Employment or Training) si stanno trasformando in trentenni Nyna (Not Young and Not Adult).Sprecando le capacità e la vitalità dei trentenni, sospesi in un limbo indefinito, il Paese non può crescere”.

Fonte: qui

“Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

precario

 

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 “Appartengo a una generazione senza futuro… Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi”… L’ultima tragica lettera del precario trentenne suicida: Quante altre dobbiamo leggerne prima di capire quello che ci hanno combinato Renzi & C….???

 

“Il precariato mi ha ucciso”. Ecco la lettera di Michele, 30 enne di Udine che si è suicidato stanco di non trovare lavoro

 

L’ultima lettera di un trentenne, Michele, pubblicata per volontà dei genitori sul quotidiano sulle pagine del Messaggero Veneto , il quotidiano regionale del Friuli.

Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive.

 

Un j’accuse agghiacciante.

E Michele potrebbe essere Vostro figlio, Vostro fratello, Vostro cugino, Vostro nipote, Vostro amico, Vostro vicino…

Michele è uno di noi. Uno di noi che non ha resistito.

E i mandanti chi sono?

Uno di questi Michele ci ha tenuto proprio tanto a ringraziarlo con il suo agghiacciante PS:

“Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.”

Quanti Michele ci vorranno per capire finalmente chi sono le canaglie che ci governano?

E non sono solo Renzi, Boschi, Poletti & C. ad avere sulla coscienza Michele. Sono anche, con grossa responsabilità, i media che continuano a prendere per il culo i tanti Michele Italiani quando sbandierano risultati trionfalistici del governo con “inizi della ripresa” imminenti, alla faccia della vera, verissima verità che purtroppo Michele ci ha raccontato.

Non fatemi andare oltre altrimenti…

By Eles

 

di MICHELE

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

Poletti

 

 

 

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Per chi avesse ancora dubbi su chi è Poletti, ecco l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv” …un clown di professione con l’hobby di fare il ministro!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Poletti, l’ultima ai giovani: “Per trovare lavoro, è meglio giocare a calcetto che mandare cv”

In serata le scuse: “Nessun ridimensionamento del valore del curriculum, ma la rivalutazione dell’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”

Per trovare lavoro “il rapporto di fiducia è un tema sempre più essenziale” e in questo ambito si creano più opportunità “a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula“. Parola del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che, con l’ennesima gaffe, questa volta di fronte agli studenti di un istituto tecnico professionale di Bologna, ha scatenato l’ennesima bufera politica. Neanche il tempo, insomma, di far dimenticare le parole sui ragazzi che emigrano cercando lavoro all’estero (“alcuni è meglio non averli tra i piedi”), dello scorso dicembre.

Immediate le reazioni alle parole del ministro, con i Cinque stelle fra i primi ad attaccare. Per Alessandro Di Battista, “Poletti dice che per trovare lavoro conviene più il calcetto del cv. Anche Buzzi – si chiede provocatoriamente – giocava?”. Il Movimento giudica le parole “da cartellino rosso”, “un calcio in faccia ai molti giovani disoccupati”, rincarano i Pentastellati, che approfittano del paragone calcistico per proporre “di cambiare la squadra di governo. Dura la posizione anche di Mdp, con Arturo Scotto che resta sulla linea delle metafore calcistiche: “Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perché tu da ministro – scrive su Twitter il deputato – non hai dimostrato di essere Maradona“. Non mancano le critiche nemmeno fra le file del Pd: “Certe affermazioni sono quantomeno discutibili. Se il ministro voleva fare dell’ironia, l’hanno capita veramente in pochi”, afferma Antonio Misiani, parlamentare Dem sostenitore di Orlando.

Poletti prova a buttare acqua sul fuoco, spiegando in tarda serata di “non aver sminuito il valore del curriculum, ma di aver sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”. L’incontro a Bologna con gli studenti era infatti focalizzato proprio sull’alternanza scuola-lavoro: “I ragazzi hanno compreso e condiviso il significato delle mie frasi”, ha puntualizzato ancora Poletti, definendo “strumentalizzazioni” i commenti politici che si sono susseguiti.  Ma dopo i bamboccioni dell’ex ministro del Tesoro, Tommaso Padoa Schioppa, e i choosy di Elsa Fornero,  il rapporto della politica con i giovani si conferma difficile. Lo stesso Poletti, parlando agli Universitari, aveva già detto che “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”. Mentre il vice della stessa Fornero, Michel Martone, era stato ancora più duro: “Bisogna dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/poletti-lultima-ai-giovani-per-trovare-lavoro-e-meglio-giocare-a-calcetto-che-mandare-cv/3480582/