Le accuse di Trump contro Maduro? Gianni Minà sono anni che cerca di spiegarcelo: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Gianni Minà

 

 

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Le accuse di Trump contro Maduro? Gianni Minà sono anni che cerca di spiegarcelo: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

“Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha utilizzato il suo potere per sostenere il terrorismo internazionale e per svolgere un ruolo di guida nel traffico illegale di droga all’interno del suo Paese”. L’accusa e’ stata formulata dal governo americano nel corso della conferenza stampa organizzata dal dipartimento di Giustizia, presente il procuratore generale William Barr, in collegamento video con le procure distrettuali di New York e Miami, che hanno formalizzato le accuse. Prevista anche una taglia di 15 milioni di dollari per la sua cattura.

E’ stato mostrato un cartello con le foto dell'”organizzazione” incriminata per traffico di droga e che vede in testa l’immagine del volto di Maduro, come capo della “gang”. Decine sono i membri finiti sotto inchiesta. Il capo di stato venezuelano e’ accusato, oltre che di aver stretto rapporti con il gruppo Hezbollah, sostenuto dall’Iran, di contatti con il rinato gruppo rivoluzionario delle Farc in Colombia, e di una serie di casi di violazione di diritti umani, che vanno dall’aver ordinato omicidi, torture e arresti arbitrari alla detenzione di cittadini venezuelani. “Il governo Maduro – ha spiegato Barr – e’ totalmente corrotto e sostiene il terrorismo”.

Ovviamente l’unico motivo di tutto questo è il petrolio, come già da anni ci ricorda Gianni Minà.

Agosto 2017:

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

Il più grande conoscitore dell’America Latina in Italia: “Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda”.

 
Chi oggi con il massacro mediatico in corso contro il Venezuela non vorrebbe intervistare l’indiscusso massimo conoscitore dell’America Latina in Italia? Tutti, chiaramente.

Succede che il Corriere della Sera abbia lo scoop. E Fabrizio Caccia intervista Gianni Minà.

Voi, a questo punto, direte: darà il Caccia il massimo risalto alle parole di chi come nessuno conosce quelle terre, la loro storia politica, le loro popolazioni?

Non proprio. L’operazione è questa. Nel titolo e nel sottotitolo neanche si capisce che sia un’intervista a Minà e continua l’operazione di propaganda oltre la vergogna di questi giorni.

Invece di dare risalto alle parole di Gianni Minà e alla sua intervista, il Caccia preferisce dare massimo riferimento ad un appello lanciato pensate da niente meno che…. Rossana Miranda. Vi domanderete chi è Rossana Miranda per finire citata nel Corriere della Sera? Non riusciamo neanche noi a sciogliervi questo dubbio amletico, possiamo solo segnalarvi che da mesi fa propaganda contro il governo venezuelano attraverso un portale italiano, Formiche, e un giornale della destra venezuelana, El Universal.

Siamo arrivati al punto che il Corriere della Sera debba fare propaganda attraverso Formiche?

Si, signori miei, siamo proprio arrivati a questo punto.

Ma torniamo a Gianni Minà. Lo scoop di Caccia viene presentato senza un’introduzione, senza niente, addirittura si ha oggettiva difficoltà a capire che sia un’intervista sui fatti di adesso.

Abbiamo ascoltato telefonicamente Minà che ci ha confermato che si tratta solo di una minima parte delle sue parole. Ma non importa tanto questo, quel che rileva è riportare per intero le parole riprese da Caccia: «Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela, che gli Stati Uniti vogliono”. E ancora: «Bisogna avere in mano i dati dei morti, prima di parlare. Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…».

Parole che si perdono nel testo del Caccia tra l’appello di Rossanda, la solita propaganda interna e Paolo Cento. Si avete capito bene. Paolo Cento. Ora mettere nella stessa intervista sull’America Latina Gianni Minà e Paolo Cento, è come mettere nello stesso campo di calcio Diego Armando Maradona e Egidio Calloni o Van Basten e Luther Blissett.

Miracoli della propaganda.

E poi mentre Gianni Minà cita un Premio Nobel del calibro di Esquivel e un gigante come Frei Betto – torturati e arrestati dalle vere dittature dell’America Latina che piacevano tanto a quello stesso occidente che oggi non a caso combatte il governo venezuelano – Paolo Cento invita a fare chiarezza sui fatti di Caracas «già quest’estate nelle feste dell’Unità, di Sinistra Italiana, Articolo 1».  Ora mettere insieme nella stessa intervista Esquivel e Betto con le attuali feste dell’Unità è più o meno come mettere sullo stesso palco i Pink Floyd con Giggione.

Ma per fortuna vostra in questo disastrato mondo dell’informazione italiana avete l’AntiDiplomatico che, nel titolo, nel sottotitolo e nella foto, rende giustizia ad un gigante tra lillipuziani della professione, Gianni Minà.

P.s. Il Frei Beto citato dal Caccia in realtà è Frei Betto,  Teologo della liberazione brasiliano, imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Ma questo, probabilmente, il Caccia non lo sa.

Alessandro Bianchi

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Gli Usa dichiarano apertamente che faranno crollare il governo di Maduro – Gianni Minà aveva già previsto tutto 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

 

Maduro

 

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Gli Usa dichiarano apertamente che faranno crollare il governo di Maduro

Il popolo e il Governo cubani hanno mostrato il loro appoggio al presidente Nicolás Maduro e all’unione civico-militare nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, di fronte al tentativo di fratturare la democrazia in questa nazione con un colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti.

«Voglio avvisare la comunità internazionale che si prepara una modalità di guerra contro il Venezuela indirizzata a provocare il caos interno mediante l’incursione di paramilitari, mercenari e alcuni traditori ».

Gli Stati Uniti continuano nel loro perverso affanno di fabbricare falsi pretesti per giustificare l’intervento e l’aggressione al Venezuela, ha assicurato il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez nel suo account di Twitter.

«Alziamo le nostre voci per Giù le mani Dal Venezuela», ha detto il mandatario in questa rete sociale.

Anche il cancelliere dell’Isola, Bruno Rodríguez Parrilla, ha sostenuto che il Governo statunitense mantiene il suo piano d’aggressione contro questo paese. Non ha soddisfatto le sue intenzioni con la risoluzione vietata il 28/2 nel Consiglio di Sicurezza della ONU, ma persisterà, ha detto in un tuit.

Il popolo e il Governo cubani hanno mostrato il loro appoggio al presidente Nicolás Maduro e all’unione civico -militare nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, di fronte al tentativo di fratturare la democrazia in questa nazione mediante un colpo di Stato, guidato dagli Stati Uniti.

Gli USA hanno annunciato, domenica 3 marzo, i loro piani per creare una coalizione con il preciso obiettivo di far cadere il governo del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro.

Lo ha fatto sapere l’assessore alla Sicurezza Nazionale, John Bolton, in un’intervista con la CNN. Bolton ha affermato che questa coalizione dev’essere “più ampia possibile”, e che il suo obiettivo consisterà i ottenere un cambio d’ amministrazione nel paese sudamericano, ha informato PL.

Ma Bolton è andato oltre ed ha aggiunto: «Seguiamo con attenzione Cuba, Nicaragua e Maduro».

Bolton non parla nè a nome della democrazia nè a favore di aiuti umanitari, ma sostiene chiaramente l’applicazione della Dottrina Monroe, principio della politica estera degli USA basato nel precetto dell’ America per gli americani, senza che gli importi la destinazione che si vogliono dare i paesi della regione, come quella scelta da Cuba, appoggiando in maniera forte, il trasparente, partecipativo e democratico un referendum , la sua Costituzione, che nel primo articolo e primo paragrafo dice: Cuba è uno Stato socialista di diritto e giustizia sociale, democratico, indipendente e sovrano.

L’assessore alla Sicurezza Nazionale ha affermato anche che gli Stati Uniti possono realizzare i loro piani senza appoggio internazionale. Il ministro delle Relazioni Estere della Russia, Serguéi Lavrov, ha allarmato su come la Casa Bianca sta portando la Dottrina Monroe a un nuovo livello per eliminare i governi che non rispondono ai suoi interessi.

In un’intervista con la partecipazione della vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, e la presidente del Consiglio della Federazione Russa (il Senato), Valentina Matviénko, a Mosca, l’anfitriona ha segnalato: «Ci preoccupa che gli USA possano decidere qualsiasi provocazione, perché si sparga sangue», ed ha ratificato l’intenzione del suo paese di prendere tutte le misure possibili per non permettere un intervento militare in Venezuela, ha segnalato l’agenzia di stampa Sputnik.

Il dirigente socialista e protettore dello stato venezuelano de Táchira, Freddy Bernal, ha denunciato che si sta utilizzando l’agenzia dell’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati, per nascondere sotto lo status di rifugiati tutta la logistica di gruppi irregolari che pretendono di attaccare il Venezuela e sono coordinati dal genrale in pensione ed evaso dalla giustizia venezuelana Clíver Alcalá Cordones.

In esclusiva con Telesur, Bernal ha invitato l’agenzia della ONU a pronunciarsi sulla collaborazione o meno dell’organismo con questi gruppi. Poi ha avvertito che negli Stati Uniti si sta avanzando verso una nuova modalità di guerra contro la nazione sudamericana.

I dirigenti venezuelani hanno denunciato che gruppi irregolari di mercenari e paramilitari si organizzano nel dipartimento colombiano di Norte de Santander per fare incursioni in Venezuela.

Basato su rapporti dell’intelligenza provenienti dalla Colombia, Bernal ha avvertito che queste persone, più di 400, si trovano in tre alberghi nella località di Cúcuta e preparano attacchi a obiettivi civili e militari, per generare caos e destabilizzazione.

«È una nuova modalità di guerra, che comprende uccisioni selettive di leaders politici e militari», ha detto ed ha reiterato le dichiarazioni realizzate dalla vicepresidente del paese, Delcy Rodríguez, e dall’ambasciatore del Venezuela nella ONU, Samuel Moncada, sulla creazione da parte dell’opposizione di un presunto esercito di liberazione.

Il protettore dello stato di Táchira ha chiamato il popolo venezuelano a stare ben attento a futuri tentativi d’invasione contro il paese.

TRATTO DA: http://contropiano.org/news/internazionale-news/2019/03/08/gli-usa-dichiarano-apertamente-che-faranno-crollare-il-governo-di-maduro-0113173?fbclid=IwAR3AtpblYIGILFalR0EOV8AMd4Dd97W0OWO3atbDu9V1GrtAUqoMdjeihgs

 

L’ira di Gianni Minà: stampa vile, oscura l’infame assedio del Venezuela!

 

Gianni Minà

 

 

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L’ira di Gianni Minà: stampa vile, oscura l’infame assedio del Venezuela!

Un drammatico tentativo di “regime change”, al culmine di un assedio spietato. Da sei anni, cioè dalla morte di Hugo Chavez, il Venezuela è stretto nella morsa imperiale degli Usa. Vero obiettivo: mettere le mani sulla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale. Per inciso: il Venezuela dispone della maggior riserva di petrolio al mondo. Altro da aggiungere? Certo, a pesare è l’insipienza del governo Maduro, che è solo l’ombra del leader “bolivariano” a cui è succeduto. Ma sarebbe assurdo non vedere – come fa la grande stampa – a quali difficoltà è stato costretto, l’esecutivo di Caracas, dalla micidiale macchina del Washington Consensus. Lo afferma un grande giornalista come Gianni Minà, per lunghi anni rivoluzionario conduttore di programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana. Intervistato da Fabrizio Verde per “L’Antidiplomatico”, Minà si schiera senza esitazione dalla parte di Maduro, che nella regione è sostenuto da paesi come il Messico e Cuba, la Bolivia e l’Uruguay. Il Venezuela, scrive Verde, si trova nuovamente sotto attacco: «A Washington hanno costruito il grottesco golpe con lo sconosciuto Guaidò che si è auto-nominato presidente ad interim». Minà sottolinea «l’incongruenza della politica degli Stati Uniti praticamente da sempre». E spiega: «Non saprei definire in altro modo le numerose guerre dichiarate da Washington, nell’ultimo mezzo secolo, in nome della democrazia e della libertà».

Osservando conflitti come quello del Vietnam e ultimamente quelli in Medio Oriente, aggiunge Minà, «viene da domandarsi perché tutto questo si ripeta, visto che alla fine gli yankee si devono quasi sempre ritirare e rinunciare alle loro mire iniziali». Riguardo al Venezuela, appoggiato da Russia e Cina, Gianni Minà considera drammatica la situazione, senza la possibilità di una soluzione a breve: «E questo perché nessuno vuol dispiacere al paese della libertà, quello di Trump ovviamente». Spirano venti di guerra: corriamo il rischio che Caracas diventi una nuova Damasco? «Credo proprio di sì», risponde Minà, anche se, aggiunge, «con l’auto-nomina del candidato “americano”, tutto è diventato ridicolo: specialmente se a una tale “trovata” nessuno, neanche l’Unione Europea, ha avuto il coraggio di essere dissenziente e chiaro». Per bocca di John Bolton, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale Pdvsa, quinta fornitrice di petrolio per gli Usa. Inoltre sono stati congelati ben 7 miliardi di dollari della società di Caracas. Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano? «Credo che questo obiettivo sia palese», conferma Minà, secondo cui siamo letteralmente alle solite: le Sette Sorelle vogliono il petrolio venezuelano. Tutto il resto è coreografia. O tragedia: «Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica».

Secondo Fabrizio Verde, l’informazione sul Venezuela è spesso inquinata da “fake news” propalate senza soluzione di continuità dal circuito informativo mainstream. Perché tanto accanimento contro il Venezuela? La Rivoluzione Bolivariana rappresenta un esempio scomodo per troppi paesi schiacciati sotto il tallone di ferro del neoliberismo? Minà confessa «una punta di malinconia per la fine che ha fatto il nostro mestiere». E spiega: «Non ho letto o ascoltato infatti articoli seri, ma soltanto l’esaltazione della giustezza della politica nordamericana o la propaganda ritmata per cui (ormai da sei anni, dalla morte di Chavez) esiste un piano di mortificazione dei diritti dei venezuelani». Aggiunge: «Gli errori del governo di Maduro hanno fatto il resto, ma è vile assistere a un assedio del paese che dura da tempo, si esprime con atti golpisti ogni due, tre mesi, sparisce dall’informazione per un paio di volte al mese, dopo di che aspetta i dollari che devono arrivare dagli Stati Uniti per  continuare una strategia infame e finisce, da giugno, per ignorare che le elezioni le ha vinte il governo chavista. Piaccia o non piaccia agli organizzatori di questi golpe».

Le elezioni di cui parla Minà sono le presidenziali del 20 maggio 2018, contestate da alcune Ong. Maduro ha stravinto ottenendo quasi il 70% dei consensi (oltre 6 milioni di voti), battendo Henri Falcon (“Avanzata progressista”) e l’indipendente Javier Bertucci. Alla tornata elettorale però avevano rifiutato di partecipare “Prima la Giustizia”, “Azione Democratica” e “Volontà Popolare”, la formazione di Guaidò. Assediato dalle manifestazioni di piazza, in un video-appello “al popolo Usa”, oggi Maduro dichiara: «È stata avanzata una campagna brutale di immagini false, di immagini truccate e montate: non credete a tutto quello che affermano i media degli Stati Uniti, ve lo dico con il cuore». L’altra notizia è che la Banca d’Inghilterra ha clamorosamente rifiutato di consegnare al governo di Caracas la riserva aurea del Venezuela, di cui il paese ha disperato bisogno. In compenso, i venezuelani sono invitati a consolarsi con gli aiuti umanitari alternativi, richiesti da Guaidò e procurati di fatto dagli stessi poteri che oggi rifiutano di restituire al Venezuela l’oro dello Stato.

fonte: http://www.libreidee.org/2019/02/mina-stampa-vile-oscura-linfame-assedio-del-venezuela/

Venezuela, intervista a Gianni Minà: “Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano. Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica”

Gianni Minà

 

 

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Venezuela, intervista a Gianni Minà: “Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano. Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica”

 

Intervista a Gianni Minà

– Il Venezuela si trova nuovamente sotto attacco. A Washington hanno costruito il grottesco golpe con lo sconosciuto Guaidò che si è auto-nominato presidente ad interim. Riuscirà Maduro a resistere a questo nuovo attacco golpista ordito da chi non riesce a giungere al potere per via democratica?

La domanda che lei mi pone è la prova dell’incongruenza della politica degli Stati Uniti praticamente da sempre, perché non saprei definire in altro modo le numerose guerre dichiarate da Washington, nell’ultimo mezzo secolo, in nome della democrazia e della libertà. Se ci mettiamo poi, per esempio, conflitti come quello del Vietnam e ultimamente quelli in Medio Oriente, viene da domandarsi perché tutto questo si ripeta visto che alla fine gli yankee si devono quasi sempre ritirare e rinunciare alle loro mire iniziali. Per questo penso che la situazione sia drammatica e non ci prometta putroppo una soluzione a breve e questo perché nessuno vuol dispiacere al paese della libertà, quello di Trump ovviamente.

– Spirano venti di guerra, corriamo il rischio che Caracas diventi una nuova Damasco?

Credo proprio di sì, anche se tutto con l’auto-nomina del candidato “americano” è diventato ridicolo specialmente se a una tale “trovata” nessuno, neanche la comunità europea, ha avuto il coraggio di essere dissenziente e chiara. Così è palese l’incapacità di esporsi del mondo attuale pronto solo a far coro e a soddisfare le decisioni prese a Washington e messe in atto da governi inbelli.

– Gli Stati Uniti hanno annunciato, per bocca di Bolton, nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale PDVSA. Inoltre sono stati congelati ben 7 miliardi di dollari della società di Caracas. Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano?

Credo che questo obiettivo sia palese e tristemente ti accorgi che la causa di questo pericolo è, come tante altre volte, l’interesse delle “sette sorelle” del petrolio e l’esigenza di accaparrarsi la PDVSA, la compagnia del petrolio di Stato venezuelano, la quinta fornitrice del petriolio Usa.

 Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica.

– In Venezuela è in corso un golpe. Papa Francesco ha scelto in maniera coraggiosa di rilanciare il dialogo e la ricerca della pace. Farebbe bene il governo italiano a unirsi al Papa su questa posizione, rigettando l’ambiguità di Francia, Spagna e Germania?

Farebbe bene, ma purtroppo attualmente l’Italia continua a non avere una autonomia politica eppure il Papa ha dato il buon esempio proponendo una leale trattativa di pace fra le parti, non le assurde minacce di Trump o di Mike Pompeo, segretario di Stato americano, che non hanno mai risolto una diatriba come questa.

-L’informazione sul Venezuela è spesso inquinata da fake news propalate senza soluzione di continuità dal circuito informativo mainstream. Perché tanto accanimento contro il Venezuela? La Rivoluzione Bolivariana rappresenta un esempio da cui potrebbero trarre ispirazione i popoli europei schiacciati sotto il tallone di ferro del neoliberismo?

Le rispondo con una punta di malinconia per la fine che ha fatto il nostro mestiere. Non ho letto o ascoltato infatti articoli seri, ma soltanto l’esaltazinoe della giustezza della politica nordamericana o la propaganda ritmata per cui (ormai da sei anni) dalla morte di Chavez, esiste un piano di mortificazione dei diritti dei venezuelani.
Gli errori del governo di Maduro hanno fatto il resto, ma è vile assistere a un assedio del Paese che dura da tempo, si esprime con atti golpisti ogni due, tre mesi, sparisce dall’informazione per un paio di volte al mese, dopo di che aspetta i dollari che devono arrivare dagli Stati Uniti per continuare una strategia infame e finisce, da giugno, per ignorare che le elezioni le ha vinte il governo chavista. Piaccia o non piaccia agli organizzatori di questi golpe.

 

 

tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_alcune_domande_scabrose_intervista_a_gianni_min/5496_26955/?fbclid=IwAR1za7y1n-JLxDm61XS9MhX_kSaU7UUcKmKiImBxVNT4b38PSkEkUEWI7ag

La vera ragione del golpe in Venezuela: l’opposizione ha offerto agli USA il 50% dell’industria petrolifera nazionale. Ma Gianni Minà aveva previsto tutto già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

 

Venezuela

 

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La vera ragione del golpe in Venezuela: l’opposizione ha offerto agli USA il 50% dell’industria petrolifera nazionale. Ma Gianni Minà aveva previsto tutto già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

Gianni Minà, grande esperto delle questioni dell’america latina, aveva previsto tutto già 2 anni fa:

Cosa sta succedendo in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

La vera ragione del golpe in Venezuela: l’opposizione ha offerto agli USA il 50% dell’industria petrolifera nazionale

Il primo golpe in Venezuela ordito in quel di Washington risale al 2002. Fallì miseramente con il Comandante Chavez che torna in sella a furor di popolo. Le ingerenze di Washington sono state e rimangono una costante nella politica di Caracas. La ricchezza di petrolio e risorse naturali fanno troppo gola all’ingombrante vicino di casa nordamericano che vorrebbe tornare ad avere in quel di Caracas delle figure fantoccio che rispondono agli ordini USA.

Possiamo così spiegare brevemente la grottesca autoproclamazione di Juan Guaidò a presidente ad interim e il tentativo di rovesciare il governo Maduro. Trump, insieme ai falchi stunitensi, ha deciso di impossessarsi del petrolio venezuelano. Costi quel che costi. Con il beneplacito dell’opposizione venezuelana.

Anzi, quest’ultima vista l’incapacità di raggiungere il potere per via democratica è giunta ad offrire il 50% dell’industria petrolifera di Caracas agli USA.

Il ministro del Potere Popolare per il Petrolio e presidente di PDVSA, Manuel Quevedo, ha accusato le forze di opposizione di aver offerto il 50% dell’industria petrolifera nazionale agli Stati Uniti. «L’opposizione vuole mettere in vendita tutte le risorse del popolo venezuelano. Hanno offerto il 50% del settore petrolifero agli Stati Uniti», ha denunciato ai microfoni dell’emittente Venezolana de Televisión (VTV).

Quevedo è intervenuto a una mobilitazione organizzata dai lavoratori del settore petrolifero presso la sede della compagnia statale PDVSA, dove ha sottolineato che l’opposizione di concerto con il presidente statunitense Donald Trump cerca di montare in Venezuela uno scenario simile a quello già visto in Libia.

«Vogliono che la gestione di tutte le risorse sia dell’amministrazione Trump. Vogliono applicare lo stesso copione della Libia, nominare un governo parallelo, intervenire e appropriarsi delle risorse».

Il ministro ha inoltre evidenziato che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), riconosce il termine 2019-2025 presidenziale del presidente Nicolas Maduro: «L’OPEC ci riconosce, così come molti di quei paesi che hanno ricevuto sanzioni ingiuste dagli Stati Uniti, che perseguono come obiettivo la distruzione economica e l’appropriazione delle loro risorse».

La mossa del congelamento dei conti bancari all’estero di PDVSA e Citgo oltre ad attivi e beni per 7 miliardi di dollari rappresenta un «furto palese» nei confronti del popolo venezuelano. Lo stesso che Stati Uniti e opposizione dicono di voler difendere dal tiranno Maduro.

tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_vera_ragione_del_golpe_in_venezuela_lopposizione_ha_offerto_agli_usa_il_50_dellindustria_petrolifera_nazionale/5694_26975/

Cosa sta succedendo in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

Venezuela

 

 

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Cosa sta succedendo in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”

Che succede in Venezuela? La risposta ce l’ha data Gianni Minà già 2 anni fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Stati Uniti VOGLIONO”…

Ve ne avevamo già parlato qui:

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

Già all’epoca si capòiva come sarebbe finita… Perché gli americani, quando si tratta di business se ne passano per il cazzo di democrazia, libertà, umanità e cazzate del genere…

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Il più grande conoscitore dell’America Latina in Italia: “Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda”.

 
Chi oggi con il massacro mediatico in corso contro il Venezuela non vorrebbe intervistare l’indiscusso massimo conoscitore dell’America Latina in Italia? Tutti, chiaramente.

Succede che il Corriere della Sera abbia lo scoop. E Fabrizio Caccia intervista Gianni Minà.

Voi, a questo punto, direte: darà il Caccia il massimo risalto alle parole di chi come nessuno conosce quelle terre, la loro storia politica, le loro popolazioni?

Non proprio. L’operazione è questa. Nel titolo e nel sottotitolo neanche si capisce che sia un’intervista a Minà e continua l’operazione di propaganda oltre la vergogna di questi giorni.

Invece di dare risalto alle parole di Gianni Minà e alla sua intervista, il Caccia preferisce dare massimo riferimento ad un appello lanciato pensate da niente meno che…. Rossana Miranda. Vi domanderete chi è Rossana Miranda per finire citata nel Corriere della Sera? Non riusciamo neanche noi a sciogliervi questo dubbio amletico, possiamo solo segnalarvi che da mesi fa propaganda contro il governo venezuelano attraverso un portale italiano, Formiche, e un giornale della destra venezuelana, El Universal.

Siamo arrivati al punto che il Corriere della Sera debba fare propaganda attraverso Formiche?

Si, signori miei, siamo proprio arrivati a questo punto.

Ma torniamo a Gianni Minà. Lo scoop di Caccia viene presentato senza un’introduzione, senza niente, addirittura si ha oggettiva difficoltà a capire che sia un’intervista sui fatti di adesso.

Abbiamo ascoltato telefonicamente Minà che ci ha confermato che si tratta solo di una minima parte delle sue parole. Ma non importa tanto questo, quel che rileva è riportare per intero le parole riprese da Caccia: «Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela, che gli Stati Uniti vogliono”. E ancora: «Bisogna avere in mano i dati dei morti, prima di parlare. Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…».

Parole che si perdono nel testo del Caccia tra l’appello di Rossanda, la solita propaganda interna e Paolo Cento. Si avete capito bene. Paolo Cento. Ora mettere nella stessa intervista sull’America Latina Gianni Minà e Paolo Cento, è come mettere nello stesso campo di calcio Diego Armando Maradona e Egidio Calloni o Van Basten e Luther Blissett.

Miracoli della propaganda.

E poi mentre Gianni Minà cita un Premio Nobel del calibro di Esquivel e un gigante come Frei Betto – torturati e arrestati dalle vere dittature dell’America Latina che piacevano tanto a quello stesso occidente che oggi non a caso combatte il governo venezuelano – Paolo Cento invita a fare chiarezza sui fatti di Caracas «già quest’estate nelle feste dell’Unità, di Sinistra Italiana, Articolo 1».  Ora mettere insieme nella stessa intervista Esquivel e Betto con le attuali feste dell’Unità è più o meno come mettere sullo stesso palco i Pink Floyd con Giggione.

Ma per fortuna vostra in questo disastrato mondo dell’informazione italiana avete l’AntiDiplomatico che, nel titolo, nel sottotitolo e nella foto, rende giustizia ad un gigante tra lillipuziani della professione, Gianni Minà.

P.s. Il Frei Beto citato dal Caccia in realtà è Frei Betto,  Teologo della liberazione brasiliano, imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Ma questo, probabilmente, il Caccia non lo sa.

 

tratto da: https://ilfastidioso.myblog.it/2017/08/07/gianni-mina-il-problema-non-e-maduro-il-problema-e-il-petrolio-del-venezuela-che-gli-usa-vogliono/

Perché l’attentato a Maduro? Gianni Minà cercò di spiegarcelo già un anno fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Maduro

 

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Perché l’attentato a Maduro? Gianni Minà cercò di spiegarcelo già un anno fa: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Un attentato realizzato con droni usati come bombardieri è fallito contro il presidente Maduro.

Un gruppo di fascisti pare rivendichi l’azione, ma dietro di essi ci sono le forze interne ed internazionali che vogliono rovesciare il governo bolivariano e socialista del Venezuela. È un salto di qualità eversivo della cosiddetta opposizione, che dopo aver perso sia le battaglie di strada sia quelle elettorali ora tenta la via del terrorismo.

Via che prepara la guerra d’invasione, quella sulla quale sta lavorando l’amministrazione Trump usando la Colombia. Con il vergognoso appoggio della UE e dei suoi principali governi, che come sempre coprono con l’ipocrisia dei diritti democratici le più sporche operazioni contro la libertà e l’indipendenza dei popoli.

È chiaro che i fascisti venezuelani, le multinazionali del petrolio, i governi reazionari dell’America Latina, il governo USA, non accettano che il Venezuela voglia proseguire sulla via dell’indipendenza nazionale e del socialismo. Dopo il blocco economico, che continua ma che non ha sconfitto la rivoluzione bolivariana , dopo le guarimbas eversive, ora si passa alle bombe coi droni.

Ovviamente il motivo principale è il petrolio come già un anno fa ci ricordava Gianni Minà:

Agosto 2017:

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

Il più grande conoscitore dell’America Latina in Italia: “Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda”.

 
Chi oggi con il massacro mediatico in corso contro il Venezuela non vorrebbe intervistare l’indiscusso massimo conoscitore dell’America Latina in Italia? Tutti, chiaramente.

Succede che il Corriere della Sera abbia lo scoop. E Fabrizio Caccia intervista Gianni Minà.

Voi, a questo punto, direte: darà il Caccia il massimo risalto alle parole di chi come nessuno conosce quelle terre, la loro storia politica, le loro popolazioni?

Non proprio. L’operazione è questa. Nel titolo e nel sottotitolo neanche si capisce che sia un’intervista a Minà e continua l’operazione di propaganda oltre la vergogna di questi giorni.

Invece di dare risalto alle parole di Gianni Minà e alla sua intervista, il Caccia preferisce dare massimo riferimento ad un appello lanciato pensate da niente meno che…. Rossana Miranda. Vi domanderete chi è Rossana Miranda per finire citata nel Corriere della Sera? Non riusciamo neanche noi a sciogliervi questo dubbio amletico, possiamo solo segnalarvi che da mesi fa propaganda contro il governo venezuelano attraverso un portale italiano, Formiche, e un giornale della destra venezuelana, El Universal.

Siamo arrivati al punto che il Corriere della Sera debba fare propaganda attraverso Formiche?

Si, signori miei, siamo proprio arrivati a questo punto.

Ma torniamo a Gianni Minà. Lo scoop di Caccia viene presentato senza un’introduzione, senza niente, addirittura si ha oggettiva difficoltà a capire che sia un’intervista sui fatti di adesso.

Abbiamo ascoltato telefonicamente Minà che ci ha confermato che si tratta solo di una minima parte delle sue parole. Ma non importa tanto questo, quel che rileva è riportare per intero le parole riprese da Caccia: «Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela, che gli Stati Uniti vogliono”. E ancora: «Bisogna avere in mano i dati dei morti, prima di parlare. Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…».

Parole che si perdono nel testo del Caccia tra l’appello di Rossanda, la solita propaganda interna e Paolo Cento. Si avete capito bene. Paolo Cento. Ora mettere nella stessa intervista sull’America Latina Gianni Minà e Paolo Cento, è come mettere nello stesso campo di calcio Diego Armando Maradona e Egidio Calloni o Van Basten e Luther Blissett.

Miracoli della propaganda.

E poi mentre Gianni Minà cita un Premio Nobel del calibro di Esquivel e un gigante come Frei Betto – torturati e arrestati dalle vere dittature dell’America Latina che piacevano tanto a quello stesso occidente che oggi non a caso combatte il governo venezuelano – Paolo Cento invita a fare chiarezza sui fatti di Caracas «già quest’estate nelle feste dell’Unità, di Sinistra Italiana, Articolo 1».  Ora mettere insieme nella stessa intervista Esquivel e Betto con le attuali feste dell’Unità è più o meno come mettere sullo stesso palco i Pink Floyd con Giggione.

Ma per fortuna vostra in questo disastrato mondo dell’informazione italiana avete l’AntiDiplomatico che, nel titolo, nel sottotitolo e nella foto, rende giustizia ad un gigante tra lillipuziani della professione, Gianni Minà.

P.s. Il Frei Beto citato dal Caccia in realtà è Frei Betto,  Teologo della liberazione brasiliano, imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Ma questo, probabilmente, il Caccia non lo sa.

Alessandro Bianchi

QUI L’aricolo completo dell’anno scorso

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

Gianni Minà

 

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Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

 

Il più grande conoscitore dell’America Latina in Italia: “Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda”.

 
Chi oggi con il massacro mediatico in corso contro il Venezuela non vorrebbe intervistare l’indiscusso massimo conoscitore dell’America Latina in Italia? Tutti, chiaramente.

Succede che il Corriere della Sera abbia lo scoop. E Fabrizio Caccia intervista Gianni Minà.

Voi, a questo punto, direte: darà il Caccia il massimo risalto alle parole di chi come nessuno conosce quelle terre, la loro storia politica, le loro popolazioni?

Non proprio. L’operazione è questa. Nel titolo e nel sottotitolo neanche si capisce che sia un’intervista a Minà e continua l’operazione di propaganda oltre la vergogna di questi giorni.

Invece di dare risalto alle parole di Gianni Minà e alla sua intervista, il Caccia preferisce dare massimo riferimento ad un appello lanciato pensate da niente meno che…. Rossana Miranda. Vi domanderete chi è Rossana Miranda per finire citata nel Corriere della Sera? Non riusciamo neanche noi a sciogliervi questo dubbio amletico, possiamo solo segnalarvi che da mesi fa propaganda contro il governo venezuelano attraverso un portale italiano, Formiche, e un giornale della destra venezuelana, El Universal.

Siamo arrivati al punto che il Corriere della Sera debba fare propaganda attraverso Formiche?

Si, signori miei, siamo proprio arrivati a questo punto.

Ma torniamo a Gianni Minà. Lo scoop di Caccia viene presentato senza un’introduzione, senza niente, addirittura si ha oggettiva difficoltà a capire che sia un’intervista sui fatti di adesso.

Abbiamo ascoltato telefonicamente Minà che ci ha confermato che si tratta solo di una minima parte delle sue parole. Ma non importa tanto questo, quel che rileva è riportare per intero le parole riprese da Caccia: «Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela, che gli Stati Uniti vogliono”. E ancora: «Bisogna avere in mano i dati dei morti, prima di parlare. Io ce li ho questi dati e dicono che di morti ammazzati l’opposizione ne ha fatti molti più del governo. Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pèrez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…».

Parole che si perdono nel testo del Caccia tra l’appello di Rossanda, la solita propaganda interna e Paolo Cento. Si avete capito bene. Paolo Cento. Ora mettere nella stessa intervista sull’America Latina Gianni Minà e Paolo Cento, è come mettere nello stesso campo di calcio Diego Armando Maradona e Egidio Calloni o Van Basten e Luther Blissett.

Miracoli della propaganda.

E poi mentre Gianni Minà cita un Premio Nobel del calibro di Esquivel e un gigante come Frei Betto – torturati e arrestati dalle vere dittature dell’America Latina che piacevano tanto a quello stesso occidente che oggi non a caso combatte il governo venezuelano – Paolo Cento invita a fare chiarezza sui fatti di Caracas «già quest’estate nelle feste dell’Unità, di Sinistra Italiana, Articolo 1».  Ora mettere insieme nella stessa intervista Esquivel e Betto con le attuali feste dell’Unità è più o meno come mettere sullo stesso palco i Pink Floyd con Giggione.

Ma per fortuna vostra in questo disastrato mondo dell’informazione italiana avete l’AntiDiplomatico che, nel titolo, nel sottotitolo e nella foto, rende giustizia ad un gigante tra lillipuziani della professione, Gianni Minà.

P.s. Il Frei Beto citato dal Caccia in realtà è Frei Betto,  Teologo della liberazione brasiliano, imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Ma questo, probabilmente, il Caccia non lo sa.

Alessandro Bianchi

tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_min_il_problema_non__maduro_il_problema__il_petrolio_del_venezuela_che_gli_usa_vogliono/6_21103/