Dalla Germania l’allucinante ricetta per l’Italia: “L’ITALIA VA CURATA DA NOI TEDESCHI COL PUGNO DI FERRO”

 

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Dalla Germania l’allucinante ricetta per l’Italia: “L’ITALIA VA CURATA DA NOI TEDESCHI COL PUGNO DI FERRO”

 

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: ”L’ITALIA VA CURATA DA NOI TEDESCHI COL PUGNO DI FERRO CONTRO L’EGOCENTRISMO ITALIANO”

BERLINO – La stampa italiana non ne parla, ma quella tedesca invece lo mette in prima pagina sul principale quotidiano di Germania, l’autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung: “E’ il momento di ripensare il rapporto coi politici italiani, così non si può continuare”.

Lo scrive oggi la Frankfurter Allgemeine Zeitung in un editoriale intitolato “L’egocentrismo italiano”, che parte dalla proposta del candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, di aumentare i fondi tedeschi all’Unione europea, in quanto Berlino trae vantaggio dalla Ue. Niente di più sbagliato, secondo la Faz.

“Dal punto di vista di Roma cio’ ha l’effetto di una capitolazione di fronte alla retorica ricattatoria dell’Italia, che vuole piu’ soldi da Bruxelles e Berlino”, nota nell’editoriale il giornale. “Ogni accenno ai vantaggi della Germania rafforza al momento i politici italiani nei loro giudizi anti-tedeschi, che non hanno nessun fondamento” secondo il quotidiano che da sempre rappresenta la voce ufficiosa della cancelliera Merkel.

“La retorica anti-tedesca e anti-europea viene vista come portatrice di voti dai politici italiani come Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo – continua il duro editoriale -. Cio’ che viene propagato da questi leader e dai loro sostenitori suona assurdo dalla prospettiva tedesca. Ad esempio che solo la Germania avrebbe beneficiato dell’euro e la crescita italiana sarebbe ostacolata solo dall’austerity tedesca”.

“I politici tedeschi rispondono con parole diplomatiche, poche critiche e qualche elogio. Ma al posto di una superficiale diplomazia, conviene occuparsi piu’ a fondo dell’Italia e discutere molto di piu’ e piu’ approfonditamente degli argomenti sulle politiche economiche sbagliate dell’Italia”. Parole come pietre.

“Se gli italiani non vogliono guardare in faccia i fatti, allora devono essere altri a parlarne e a farglieli guardare. Soprattutto bisogna ricordare ai politici italiani che nel 1998, con l’ingresso nell’Unione monetaria, l’Italia e’ stata salvata dal default, cosi’ come nel 2011 tramite le garanzie per il debito italiano con nuovi fondi salva-Stati”.

Il fatto che l’Italia fosse in bancarotta nel 1998, però, è una vera e propria invenzione della Faz. Al contrario, il debito pubblico italiano era la metà esatta di quello di oggi e il potere d’acquisto della lira in Italia era il doppio di quello attuale con l’euro. Un esempio per tutti: il valore degli immobili. Sul finire degli anni Novanta, con 200 milioni di lire si acquistava il medesimo appartamento che con l’introduzione dell’euro verrà a costare 200.000 euro, che al cambio sono circa 400 milioni.

Ma la Frankfurter Allgemeine Zeitung non vuole guardare la verità e accusa: “Il Paese scivola verso una nuova crisi, con alti debiti, tassi che saliranno presto e un apparato statale e un sistema economico che necessitano di riforme e dal voto del 2018 non uscira’ probabilmente un governo in grado di agire. Con l’idealismo europeo di un Martin Schulz non e’ possibile purtroppo curare quest’Italia”.

La “cura” tedesca dell’Italia è un antico vizio che hanno a Berlino. E questo articolo chiarisce che la Germania vuole a tutti i costi devastare il nostro Paese riducendolo a una colonia piena di miserabili.

Redazione Milano

tratto da: http://www.stopeuro.news/frankfurter-allgemeine-zeitung-litalia-va-curata-da-noi-tedeschi-col-pugno-di-ferro-contro-legocentrismo-italiano/

Il fantastico editoriale di Marco Travaglio: Benvenuti in Culonia

Marco Travaglio

 

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Il fantastico editoriale di Marco Travaglio: Benvenuti in Culonia

Ci sono giornate che cominciano uggiose e non inducono proprio al buonumore. Poi giunge notizia che Antonio Tajani, a nome di FI e dunque di B., si è molto congratulato con la Merkel per il suo quarto cancellierato e ha rivelato che lei e Silvio hanno appena avuto “due lunghi e approfonditi incontri, non sono mai stati così vicini”, e uno subito si rianima. Siccome siamo un Paese senza memoria che confida nella smemoratezza altrui, ecco un breve riepilogo dei rapporti bilaterali Berlino-Arcore.

Quand’era premier, sinceramente offeso dall’intollerabile serietà della Cancelliera, B. le provò tutte per sbeffeggiarla e umiliarla: una volta le fece il cucù, un’altra la lasciò per mezz’ora sotto il sole mentre lui era al telefono (“con Erdogan”, disse poi, essendo un madrelingua turco) e così via. Lei lo ripagò il 23 ottobre 2011 con la famosa risata in duo con Sarkozy, e chissà se sapeva che un anno prima il Fatto aveva riferito una voce ricorrente in Transatlantico: i fedelissimi di B. erano terrorizzati che uscissero, dalle procure di Milano o Napoli o Bari, intercettazioni compromettenti fra lui, i suoi papponi e le sue escort. Compromettenti non per l’attività di puttaniere, che anzi faceva punteggio. Ma per l’abitudine a catechizzare, nelle cene eleganti pre-bungabunga, le papigirl sulle sue mosse diplomatiche ai vertici internazionali, e a condire il tutto con sapidi aneddoti e soprannomi. Purtroppo quello della Merkel era “culona inchiavabile”.

Le intercettazioni poi non uscirono (o non c’erano, o furono stralciate per irrilevanza penale), ma chi lo conosceva giurava che il Gran Simpatico la chiamava così, amichevolmente, con tutti. Infatti la stessa voce fu raccolta da Selvaggia Lucarelli nel suo blog. L’indiscrezione, rimbalzata sui giornali tedeschi, da Bild a Die Welt, cadde nel più impenetrabile silenzio dell’entourage berlusconiano: nessun commento né smentita. Poi, un anno più tardi, subito dopo la risata Merkel-Sarkozy, B. perse la maggioranza e si dimise. Poi prese ad accusare apertamente la Merkel, in combutta con Sarkò, Obama, Napolitano e il mago Otelma, di aver congiurato contro il suo governo, in quello che doveva essere, se non andiamo errati, il quarto o il quinto “golpe” ai suoi danni dal ’94. Lo ribadì papale papale nel gennaio 2013 a Servizio Pubblico, accusando il governo tedesco di aver aizzato la Deutsche Bank a vendere titoli di Stato italiani per far schizzare lo spread. La Costamagna gli mostrò una lettera di smentita della banca tedesca, ma lui rispose che allora sarà stata la Bundesbank (finiva sempre per bank).

Intanto i suoi giornali, parlando con cognizione di causa e sapendo di far cosa gradita al Capo, avevano iniziato a chiamare la Merkel con quel grazioso vezzeggiativo. Cominciò Libero di Belpietro: “Angela è davvero una culona. Il primo a dirlo fu Kohl” (27.11.2011). Proseguì il Giornale di Sallusti: “La caduta di Berlusconi: è stata la culona” (31.12.2011). E così via, anche a sproposito, persino negli eventi sportivi. Tipo quando la nostra Nazionale eliminò la Germania agli Europei 2012: “Ciao ciao culona” (il Giornale, 29.6.12). “Vaffanmerkel”, “Due calci nel culone” (Libero, 29.6.12). Angela perdeva 10 chili? “Merkel a dieta: anche lei si vede culona” (Libero, 7.5.2014). Così, dando ormai la cosa per fatto notorio, un giornalista della Bbc, Jeremy Paxman, pose a B. la domanda che nessun collega italiano aveva mai osato fare: “Scusi, è vero che ha definito Angela Merkel ‘culona inchiavabile’?”. L’interrogativo sortì sul Lord Brummel brianzolo l’effetto del gas paralizzante: una lunga, interminabile paresi, tipo fermo-immagine (il tempo per l’interprete di riaversi dallo choc e trovare le parole per tradurre un’espressione non proprio tipica del linguaggio politico diplomatico), seguita dal moto ondulatorio e sussultorio della mano destra che faceva cenno di passare alla domanda successiva. Deborah Bergamini, la sventurata portavoce, dovette vergare una nota ufficiale per smentire qualsivoglia imbarazzo, incolpare la Bbc di un taglio politico, precisare che nella versione integrale B. smentiva di aver mai insultato Merkel o altri, spiegare l’apparente paralisi con la vigile attesa della traduzione.

Da: Il Fatto Quotidiano del 28/09/2017.

 

Per rinfrescarVi la memoria – L’Euro è la moneta unica tedesca. Senza l’Euro lo Stato Italiano risparmierebbe 8 miliardi l’anno. Lo dicono quei “complottisti” del Centro Studi Mediobanca!

 

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Per rinfrescarVi la memoria – L’Euro è la moneta unica tedesca. Senza l’Euro lo Stato Italiano risparmierebbe 8 miliardi l’anno. Lo dicono quei “complottisti” del Centro Studi Mediobanca!

Finalmente il re è nudo: qualcuno ha avuto il coraggio di dire apertamente che l’euro non è altro che un marco mascherato che serve unicamente alla Germania per portare avanti le sue politiche predatorie ai danni delle altre nazioni, così come teorizzato fin dal lontano 1700 dagli economisti mercantilisti.

Serviva l’arrivo di Trump alla presidenza degli USA, perché venisse squarciato definitivamente l’ipocrita velo che circonda la falsa moneta unica europea. Diciamo falsa, perché l’euro NON è una moneta unica, ma un semplice e ben più fallimentare rapporto di cambi fissi tra monete diverse. Detto in altra forma, non è vero che la lira, il franco francese, il marco, non esistono più: sono semplicemente spariti dalla circolazione, ma rimangono sostanzialmente operativi e sottostanti all’euro. Infatti, perché vi sia una vera moneta unica, servirebbe un unico debito pubblico europeo, una sola politica fiscale ed una politica redistributiva tra aree avvantaggiate e svantaggiate del territorio.

Se questo non avviene, come appunto nell’eurozona, siamo semplicemente in presenza di un rapporto di cambi fissi come quello tentato anni fa dall’argentina che aveva agganciato il valore del peso al dollaro. Il risultato fu un drammatico squilibrio nella bilancia dei pagamenti e la conseguente bancarotta del paese sudamericano. Esattamente quello che sta accadendo ai paesi “deboli” dell’area euro rispetto alla “forte” Germania che, proprio in virtù di questo fatto, li invade dei propri prodotti e non importa i loro.

L’accusa mossa dagli americani è quella di un euro che incarna il marco tedesco, troppo debole rispetto alla reale forza dell’economia tedesca, che in tal modo esporta eccessivamente negli Usa e negli altri paesi della zona euro.

Ora, se l’euro dovesse rafforzarsi sul dollaro, le economie più deboli, ed in particolare quella italiana, verrebbero travolte ed annientate, in quanto non riuscirebbero più ad esportare nemmeno quel poco che stanno facendo ora e con i consumi interni rasi al suolo dalle politiche di austerità imposte dalla Germania, l’unica strada sarebbe quella della bancarotta.

E questo gli americani, ed in particolare il nuovo ambasciatore presso la Ue, Theodore Roosvelt Malloch lo sanno benissimo, tanto da dichiarare che la Ue e l’euro potrebbero non durare altri 18 mesi.

Infatti l’unica salvezza per l’Italia, in uno scenario di rafforzamento dell’euro, sarebbe quello di uscire dalla moneta unica, ridenominare il debito nella nuova moneta (chiamiamolo ducato per non confonderlo con la vecchia lira) e dotarsi di una piena e compiuta sovranità monetaria, ovvero con la banca centrale prestatrice di ultima istanza (nulla di straordinario: la Banca d’Inghilterra, quella del Giappone e della maggioranza delle nazioni al mondo sono prestatrici di ultima istanza, ovvero acquistano titoli di stato del proprio paese stampando moneta).

Uno scenario già valutato dal centro studi di Mediobanca, che non è propriamente l’ultimo arrivato, il quale quantifica in 8 miliardi di euro di risparmio un’uscita dell’Italia dall’euro.

E per i cittadini, sarebbero pianti e stridor di denti? Vediamo di sfatare subito qualche bufala degli economisti à la carte, tipo la benzina a 15 euro il litro in caso di uscita dall’euro.

La moneta unica si è svalutata di circa il 30% rispetto al dollaro, che è la valuta con cui si pagano le materie prime a livello internazionale, che è all’incirca quanto si potrebbe svalutare la nuova moneta italiana. Ebbene, dovete forse fare il pieno con la carriola di euro o fare la spesa con un tir di banconote a causa dell’iper inflazione paventata dagli “economisti studiati”? No, anzi, il paese rimane tutt’ora in deflazione, ovvero i prezzi calano anziché salire.

Per calmierare i prezzi sarebbe sufficiente agire sulla fiscalità, riducendo accise ed imposte, in particolare quelle sui combustibili e l’IVA, portandola dal 22 al 18% ad esempio.

Viceversa, una moneta svalutata renderebbe i nostri prodotti più convenienti sui mercati internazionali e sul mercato interno, rendendo più difficile per i tedeschi vendere le loro macchine da noi e più conveniente per loro trascorrere da noi le ferie.

Rischio di dazi e ritorsioni da parte dei tedeschi? Imporre dazi sui prodotti provenienti da altri paesi, per loro che sono esportatori netti, sarebbe un boomerang micidiale. La loro economia si regge sulle esportazioni ed è evidente che se loro mettessero dazi sulle importazioni di prodotti americani o italiani, il giorno dopo scatterebbe la ritorsione contro di loro e sarebbero appunto loro ad avere la peggio.

Il punto, ora, è uno solo: si può puntare ad un’uscita ordinata dal rapporto di cambi fissi chiamato euro ed a smantellare progressivamente il mostro Ue per tornare ad una situazione più equilibrata, oppure si può tirare la corda fino a spezzarla, riducendo il continente europeo ad un cumulo di macerie.

Nel secolo scorso i tedeschi ci sono riusciti già due volte, non vorremmo che in occasione del centenario della fine della prima guerra mondiale, il governo tedesco che verrà a formarsi dopo le elezioni politiche di autunno, riuscisse nell’impresa di fare il tris. Per questo motivo diviene fondamentale che i popoli europei votino massicciamente i movimenti nazionalisti che vogliono liberarsi dal quarto reich e che la Germania venga messa nelle condizioni almeno di non nuocere.

Luca Campolongo

Fonti:

http://www.ilgiornale.it/news/economia/futuro-ambasciatore-usa-bruxelles-leuro-ha-diciotto-mesi-1356347.html

http://www.ilgiornale.it/news/politica/col-paese-fuori-dalleuro-si-risparmiano-8-miliardi-1356188.html

http://www.ilnord.it/c-5171_LEURO_E_LA_MONETA_UNICA_TEDESCA_SENZA_LEURO_LO_STATO_ITALIANO_RISPAMIERA_8_MILIARDI_LANNO_CENTRO_STUDI_MEDIOBANCA

Ecco il vero piano della Germania: comprare l’Italia prima che crolli l’Euro!

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Articolo di 2 anni fa, ma oggi più che mai attuale

Ecco il vero piano della Germania: comprare l’Italia prima che crolli l’Euro!

La Germania è interessata ad acquisire nel Belpaese i competitor delle proprie grandi aziende, non per investire con/in esse ma semplicemente per eliminare un avversario (pls check); questo verrà provato a breve con lo svuotamento delle attività italiane delle aziende acquisite, prima di tutto in termini di manodopera e di investimenti (nell’arco di circa un triennio); la Germania deve acquistare quel che resta delle imprese italiane – maggior competitor manifatturiero della Germania – prima che l’euro si rompa, onde ovviare alla innegabile competizione della italiana a seguito della svalutazione competitiva che seguirà.

Ecco, questa è in pillole la teoria che Mitt Dolcino ha propugnato nei suoi interventi degli scorsi tre anni; forse bisognerebbe ponderare se avesse/avrà o meno ragione, l’acquisto di Italcementi – il più grande cementiere del sud Europa – è un boccone Angela Merkelenorme. Di più, un vero banco di prova. Vero che su questo sito si era preconizzata l’acquisizione in passato di Enel da parte dei tedeschi. Altrettanto vero che tale “piece of news” pare fosse informazione accurata, peccato che da una parte l’acquirente in pectore tedesco si stia letteralmente liquefacendo a seguito dei suoi enormi errori manageriali e dei pessimi (relativi al settore) risultati di bilancio (…); dall’altra il duo “governo/Ad di Enel” [bravissimo] hanno saputo tessere una tela ramificatissima e pregevolissima che, anche grazie a supporti esterni (Usa, vedasi l’accordo con Ge per il rinnovabile in Nord America) e all’astuzia del governo con le Tlc in fibra allocate al gigante elettrico, ha esteso le coperture della golden share [e della geopolitica che conta] alla nostra multinazionale dell’energia.

Ma ciò non toglie che quello di Italcementi sia un vero simbolo, un passo decisivo nel piano egemonico tedesco, certamente – si teme – solo il primo di una serie: la Germania, avendo compreso che l’euro è destinato a crollare, deve comprare ora le aziende che le fanno concorrenza, soprattutto nella manifattura e soprattutto nel suo settore di elezione, quello primario (cemento, acciaio, energia, autotrazione, chimica etc. ma non nell’oil in quanto ne fu esclusa dopo la sconfitta nell’ultima guerra). O al limite farle chiudere/sperare che chiudano, come la Riva Acciai competitore della iper-problematica ThyssenKrupp (il crollo di Riva a fine del 2011 ha prima di tutto salvato il gigante tedesco dell’acciaio; coincidenza delle coincidenze è che il crollo del nostro gruppo siderurgico sia coinciso con l’alba del governo di Mario Monti e del golpe contro un primo ministro italiano Idemocraticamente eletto, considero il Professore certamente un affiliato o quasi dell’ordoliberismo tedesco, per non dire molto di più).

E – lo ripeterò fino allo sfinimento – la Germania deve acquisire i propri competitor in Ue indeboliti dalla crisi prima che l’euro si rompa, con il fine di evitare che la svalutazione competitiva italiana spiazzi i suoi giganti nazionali. Ben inteso, sarà facile verificare che Heidelberg ha acquisto Italcementi per farla chiudere o comunque per ridimensionarla, eliminando un competitor. Per altro solo l’aspetto fiscale – tasse molto più basse in Germania che in Italia – giustificherebbe la chiusura della maggioranza delle filiali italiane rispetto a quelle meno tassate/vessate in Germania. Verificate gente, verificate se quanto stiamo asserendo si trasformerà in realtà: in particolare occhio all’occupazione di Italcementi nei prossimi tre/quattro anni ed ai tagli che seguiranno, facile prevedere che finirà come Acciai Speciali Terni simboleggiata nel disastro di Torino, bassi investimenti e chiusura progressiva (speriamo che questa volta almeno si eviti la tragedia). Credetemi, questa storia la conosco davvero bene e non temo – purtroppo – smentita nella visione proposta.

E in tutto questo tristissimo epilogo, i nostri politici fanno grande fatica a riconoscere la grave realtà che ci aspetta; questo è l’aspetto più irritante. E soprattutto, a vedere l’ormai evidente protervia tedesca, un piano ben congegnato. Attenti, politici: se la disoccupazione dovesse esplodere per colpa diretta dei tedeschi, stile abbattimento/forte ridimensionamento di Italcementi da parte di Heidelberg, penso che questa volta rischierete davvero di pagarla di fronte ai cittadini, soprattutto vis a vis con le maestranze esodate in forza ad esempio degli effetti del Jobs Act. E ai giovani intraprendenti dico: andatevene da questo paese, se la politica permette che gli stranieri che ci impongono il rigore ci comprino i nostri grandi gruppi a valle all’indebolimento preventivo causato dall’austerity, per voi non c’è futuro. E probabilmente nemmeno per i giovani politici; aspettate per credere, sono pronto a scommettere che da qui a qualche anno saranno loro i responsabili del disastro. Ben inteso, fosse per me chiederei a Mario Monti di emigrare…

Leggi dalla fonte originale Libreidee.org

Non solo l’Olocausto: il primo genocidio del XX secolo? Sempre loro, i tedeschi!

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Non solo l’Olocausto: il primo genocidio del XX secolo? Sempre loro, i tedeschi!

 

Prima dell’Olocausto: ecco il PRIMO genocidio dei tedeschi caduto nel dimenticatoio

Anni prima dell’infausto Olocausto degli ebrei messo in atto dai nazisti, i tedeschi si sono sporcati le mani di sangue nell’Africa meridionale, commettendo quello che viene considerato il primo genocidio del XX secolo. Di quello che è successo in Namibia la storia non ne parla, in pochi sono a conoscenza della brutalità con cui due delle più grandi tribù autoctone sono state violentate e uccise. È nel cuore del continente nero che i tedeschi hanno costruito i primi campi di concentramento e dove sono stati intrapresi i i primi studi razziali, consultati poi dallo stesso Hitler durante la sua folle dittatura.

Nell’arco di pochi decenni l’Africa è passata dall’essere un continente sconosciuto ad uno completamente dominato dalle nazioni europee.

I tedeschi si aggregarono alla corsa europea verso l’Africa, alla conquista di luoghi da dominare per estendere i propri confini e da cui estrarre preziose materie prime.

La Germania riuscì ad accaparrarsi un vasto territorio sulla costa sud-occidentale, compreso tra l’Angola dei portoghesi e il Sud Africa degli inglesi. La Namibiaall’epoca era una terra popolata da numerose tribù rivali tra loro, le più potenti quella degli Herero e dei Nama.

I tedeschi cercarono di imporsi nel territorio, ma le potenti tribù riuscirono a contrastare le angherie e la prepotenza dei bianchi.

A differenza di tutte le altre nazioni europee, che in Africa sono riuscite a sottomettere e schiavizzare senza troppi ostacoli le esistenti popolazioni, i tedeschi dovettero scendere a compromessi con i capi delle tribù. Spesso i contratti andavano anche a scapito della stessa Germania, che era costretta ad accontentarsi di piccoli terreni a ridosso del deserto.

Ovviamente per i bianchi era una situazione scomoda e disonorevole: i rapporti si fecero sempre più tesi ed entrambe le parti si armarono per la guerra.

L’amministrazione della colonia passo da Ernst Heinrich Göring (in foto), padre di Herman, militare e politico nelle prima file naziste, al generale tedesco Lothar von Trotha: le sue intenzioni erano ben chiare riassunte in queste sue parole: “Pulirò le tribù ribelli con fiumi di sangue e flussi di denaro. Solo portando a termine questa pulizia potrà emergere qualcosa di nuovo”.

Quando la guerra esplose, fu brutale. I tedeschi iniziarono ad occupare i terreni più fertili, uccidendo i proprietari e coloro che provarono a rientrarne in possesso. Le donne furono violentate, gli uomini schiavizzati nei lavori agricoli o domestici.

Nonostante una prima resistenza da parte dei capi tribù Herero, i tedeschi guidati da von Trotha riuscirono presto ad annientare il nemico nella Battaglia di Waterberg dell’11 agosto 1904.

La tattica tedesca adottata per combattere gli Herero fu strategica.

Von Trotha bloccò le tribù ostili su tre lati, lasciandone solo un libero: quello che dava sul deserto infuocato. Decine di migliaia Herero cercarono di sfuggire ai colpi dei bianchi proprio verso le dune in cui, come era prevedibile, trovarono la morte per il caldo, la sete e la fame.

L’esercito tedesco formò una barriera umana atta a colpire qualsiasi Herero avesse tentato di tornare indietro dal deserto, in cerca di acqua.

Si stava svolgendo il genocidio degli Herero: decine di migliaia di civili morirono di fame e di sete nella sabbia del deserto.

Dall’altra parte, soltanto una ventina di soldati tedeschi morirono durante tutta l’operazione.

Fiero della vittoria, von Trotha parlò al suo popolo: “Tutti gli Herero devono lasciare questa terra. Se si rifiuteranno li convinceremo con potenti armi. Ogni Herero, con o senza armi, trovato all’interno dei confini tedeschi sarà ucciso. Non ci saranno prigionieri, solo vittime. Questa è la mia decisione sulla sorte della tribù Herero”.

Subito dopo la dichiarazione del generale, i tedeschi incrementarono la violenza delle loro azioni: uccisioni e violenze sessuali ripetute erano all’ordine del giorno.

In quegli anni i bambini nati dalle violenze furono innumerevoli.

La popolazione Herero fu raggiunta dagli studiosi tedeschi per indagare la superiorità della razza ariana.

Furono pubblicati numerosi studi secondo i quali era evidente che i bambini nati dalle violenza sessuali erano superiori agli Herero puri ma ancora inferiori agli ariani. Le stesse ricerche furono consultate da Hitler durante la sua permanenza in carcere nel 1923-25: alla lettura degli studi seguì la scrittura del Mein Kampf, pubblicato nel 1925.

I numeri risultanti dal genocidio sono terribili: dai 100.000 individui prima della colonizzazione tedesca, i sopravvissuti nel 1907 ammontavano solo a 15.000 circa.

Molti storici moderni considerano l’uccisione dei popoli della Namidia ad opera dei tedeschi, il primo genocidio del XX secolo: tuttavia non ci fu mai alcun riconoscimento ufficiale da parte di nessun paese, neanche dalla vicina Sud Africa, al corrente dei massacri in atto tra il 1904 e il 1907, o tanto meno dalla Germania.

La popolazione Herero oggi è una popolazione senza passato, senza giustizia per le migliaia di civili uccise per la difesa della loro terra e della loro libertà.

fonte: http://www.buzzstory.net/buzz/prima-dellolocausto-ecco-il-primo-genocidio-dei-tedeschi-caduto-nel-dimenticatoio/?utm_content=bufferc5ae8&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

Crisi Greca, ecco quanto ha guadagnato Berlino!

 

Crisi Greca

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Crisi Greca, ecco quanto ha guadagnato Berlino!

La grave crisi che ha colpito la Grecia ha fruttato, alla Germania, 1,34 miliardi di euro. In che modo? Grazie a crediti e acquisti di bond di Atene. Il dato è stato diffuso dal ministero delle Finanze tedesco, in risposta a un’interrogazione dei Verdi. Come scrive la Sueddeutsche Zeitung il guadagno per i prestiti della banca statale Kfw è stato di 393 milioni, mentre per l’acquisto di titoli di Stato dalla Bce i profitti dal 2015 ammontano a ben 952 milioni.

Sven-Christian Kindler (esponente dei Verdi) ha duramente criticato il comportamento tedesco nei confronti della Grecia: “Sarà anche legale che la Germania guadagni sulla crisi della Grecia, ma non è legittimo nel senso morale della solidarietà”. In altre parole, dopo aver bacchettato per anni un Paese, costringendolo a sacrifici durissimi per ottenere il tanto agognato “salvataggio”, si scopre che Berlino ha guadagnato dalle lacrime e sangue di Atene.

Intanto oggi si apprende che la Commissione Ue ha raccomandato al Consiglio di chiudere la procedura per deficit pubblico eccessivo. È la notizia a lungo attesa sia da Atene che nelle altre capitali, il segnale (questa l’interpretazione corrente) che i programmi di salvataggio all’insegna dell’austerità danno frutti. “Questa tappa è il risultato degli sforzi considerevoli fatti dal paese in questi anni per consolidare le finanze pubbliche e dei progressi compiuti per attuare il programma concordato”, indica la Commissione europea. Così resteranno solo tre paesi sotto procedura per deficit eccessivo: Francia, Spagna e Regno Unito.

La Grecia, però, ha chiesto altri soldi, stavolta al Fondo monetario internazionale. Il governo di Atene ha inviato all’Fmi una richiesta per un perstito da 1,6 miliardi di euro, proponendo in cambio la realizzazione di una serie di riforme, comprese la limitazione del diritto di sciopero e la liberalizzazione di varie professioni. A scriverlo è il quotidiano ellenico Kathimerini. Tra gli impegni dell’esecutivo, anche quello di adottare nuove misure di austerità nel caso non vengano raggiunti gli obiettivi finanziari del terzo pacchetto di salvataggio, oltre a quello di porre un tetto ai contratti a tempo determinato nel settore pubblico per gli anni 2017 e 2018.

 

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/germania-ha-guadagnato-crisi-grecia-ecco-quanto-1419385.html

La Germania si oppone alla parziale cancellazione del debito Greco – Ora, per farvi capire bene cosa significa “essere carogne nell’anima” – Vi invitiamo a leggere questo: QUANDO LA GRECIA CANCELLÒ I DEBITI DELLA GERMANIA

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La Germania si oppone alla parziale cancellazione del debito Greco – Ora, per farvi capire bene cosa significa “essere carogne nell’anima” – Vi invitiamo a leggere questo: QUANDO LA GRECIA CANCELLÒ I DEBITI DELLA GERMANIA

Leggiamo da ZEROHEDGE.COM

L’insolvente Grecia, che settimana scorsa ha votato per ulteriore austerità, sperando così di poter ricevere fondi europei per ripagare la BCE, si è di nuovo impelagata in negoziazioni sul proprio debito. Proprio all’ultimo, però, il ministro delle finanze europeo ha dato parere negativo.

I ministri delle finanze dell’area euro si sono riuniti oggi a Bruxelles con la speranza, soprattutto i greci, di tornare a casa con un accordo firmato. Non si è però rotta l’impasse sulla riduzione del debito ellenico, si è solo rinviata la discussione a luglio.

“L’Eurogruppo ha tenuto una discussione approfondita sulla sostenibilità del debito pubblico greco, ma non ha raggiunto un accordo”, ha dichiarato Jeroen Dijsselbloem, ministro delle finanze olandese, che presiede le riunioni con i suoi pari europei e che ancora non  ha raggiunto una soluzionee, dato che il suo collega tedesco Schauble ha negato ogni possibile concessione.

…Ma questi tedeschi quanto sono carogne? Per capirlo basta leggere questo:

Quando la Grecia cancellò i Debiti della Germania

Sembra che in Europa stia avvenendo un braccio di ferro. O, per meglio dire, uno scontro alla Davide contro Golia. E’ lo scontro tra Grecia e Germania. I fatti sono sotti gli occhi di tutti. Un nuovo governo è stato eletto nel paese ellenico, e questo governo vuole darci un taglio con l’austerity e, insieme a questa, anche ai debiti contratti negli ultimi anni.

Che il pagamento del debito, nei modi e nei tempi prospettati dai falchi del rigore, possa causare l’ennesima catastrofe economica e sociale in Grecia è ormai palese a tutti. Anche con tutto lo spirito di sacrificio e il masochismo possibile, il debito non potrà mai essere saldato, questa un’idea che si sta affacciando.

E quindi, tanto vale procedere con una ristrutturazione, che vuol dire cancellare parte degli oneri.

La Germania sta gridando allo scandalo, richiamando la Grecia ai patti, inchiodandola alle sue responsabilità. Nella sua concezione dei rapporti tra paesi dell’Unione Europea è impossibile concedere una tale grazia.

Eppure, non dovrebbe sembrarle così strano. La Germania infatti fa finta di non sapere, o di non ricordare, che è stata essa stessa ad usufruire di un taglio del debito, per giunta non una ma due volte. E in un contesto molto meno favorevole. Non si può dire che la Germania di allora meritasse tali agevolazioni più di quanto lo meriti oggi la Grecia.

Le date da tenere a mente sono il 1953 e il 1990.

Nel 1953, con gli accordi di Londra, alla Germania fu condonato buona parte del debito contratto dal 1919 al 1945. Nel 1990, gli furono condonate le riparazioni di guerra che il Paese tedesco doveva versare per le tragedie causate durante il secondo conflitto mondiale.

Lunga la lista dei paesi che, con queste importanti concessioni, aiutarono Berlino. La Grecia, innanzitutto, ma anche: Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia.

Il motivo per cui la ristrutturazione fu concessa è, alla fine, la stessa che giustifica la richiesta ellenica oggi: la crisi economica. La Germania nel 1953 era in ginocchio, la Grecia lo è ora. Anzi, addirittura nel 1990 il taglio fu giustificato da uno scopo politico: che la riunificazione della Repubblica Federale Tedesca e della Repubblica Democratica avvenisse senza intoppi.

La Germania doveva restituire una montagna di denaro: circa 60 miliardi di marchi. Una metà consisteva nei debiti del primo dopoguerra, l’altra metà nelle riparazioni di guerra. La prima tranche fu ridotta del 50% nel 1953, mentre il restante 50% venne restituito in trent’anni, pesando veramente poco sull’economia tedesca che, dopo solo qualche anno, era già ripartita. La seconda tranche doveva essere restituita a riunificazione avvenuta, ma per i motivi descritti poco sopra fu oggetto di rinuncia da parte dei creditori.

La Grecia sta soffocando in mezzo ai debiti, ma a differenza della Germania miracolata non ha causato nessuna guerra che giustificasse un tale accanimento “esattoriale”. Dunque, perché non scendere a un compromesso?

 

By Eles

Incredibile ma vero – Piano Juncker: 280 milioni per gli aeroporti di Atene …che la Grecia è stata costretta a privatizzare perché l’Unione Europea non aveva soldi per aiutarli…!

 

Juncker

 

 

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Incredibile ma vero – Piano Juncker: 280 milioni per gli aeroporti di Atene …che la Grecia è stata costretta a privatizzare perché l’Unione Europea non aveva soldi per aiutarli…!

 

280 milioni dal Piano Juncker per gli aeroporti che Atene è stata costretta a privatizzare

 

La Grecia ha ceduto la gestione delle strutture all’impresa tedesca Fraport nell’agosto del 2015 come richiesto dal Terzo Memorandum

Bruxelles – La Commissione europea ha destinato 280 milioni a 14 aeroporti greci, gli stessi che Atene era stata costretta a privatizzare nell’estate del 2015 in seguito al Terzo Memorandum stipulato con i creditori. La Commissione europea ha spiegato che il Piano Juncker, il programma di investimenti europei che porta il nome dell’attuale presidente della Commissione, supporterà un prestito da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) per finanziare la modernizzazione degli aeroporti regionali in questione.

La Grecia potrà beneficiare di un investimento di quasi 300 milioni di euro per mettere a nuovo i suoi principali aeroporti. Peccato che tali impianti non siano più suoi da diverso tempo. Nell’agosto del 2015 il governo guidato da Alexis Tsipras privatizzò i 14 aeroporti regionali che ora beneficeranno dell’aiuto del Piano Juncker, dandoli in concessione per 40 anni ad una joint venture formata da una compagnia tedesca la Fraport e dai greci del gruppo Copelouzos. La nuova società, denominata Fraport Greece aveva acquistato gli aeroporti versando ad Atene la somma di 1,23 miliardi di euro, la più grande concessione mai registrata nella storia del Paese ellenico.

“Le infrastrutture moderne giocheranno un ruolo cruciale nel supportare il recupero economico della Grecia. Questo richiede che l’investimento sostenuto realizzi il suo pieno potenziale nel creare impieghi e crescita”, ha commentato Pierre Moscovici, commissario europei per gli affari economici. La Commissione però è accorsa in sostegno degli aeroporti greci soltanto dopo che questi erano stati privatizzati – peraltro a beneficio di una compagnia di un altro Stato Ue come la Germania. Il portavoce della Commissione Margaritis Schinas ha confermato che gli investimenti riguarderanno i famosi 14 aeroporti ceduti alla Fraport, aggiungendo che “si tratta di un atto particolarmente importante per la Grecia, un Paese che ospita più di un milione di turisti ogni anno”.

Il prestito della Bei verrà usato per finanziare gli immediati lavori di sviluppo dei 14 aeroporti, tra cui la ristrutturazione e l’ammodernamento dei terminal, il miglioramento della sicurezza e delle piste di atterraggio. Gli aeroporti in questione sono localizzati ad Aktion, Creta, Kavala, Kefalonia, Corfù, Kos, Mitilini, Mykonos, Rodi, Samos, Santorini, Skiathos, Thessaloniki e Zacinto. In totale queste strutture hanno servito circa 25,2 milioni di passeggeri nel 2016.

fonte: http://www.eunews.it/2017/03/28/grecia-280-milioni-piano-juncker-aeroporti-privatizzati/81585

La Germania blocca gli aiuti ai terremotati Italiani… E Gentiloni dov’è? Dov’è il Governo Italiano? Dov’è la gente con le palle capace di mandare a cagare quest’Europa che non fa altro che metterci i piedi in testa?

 

Germania

 

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La Germania blocca gli aiuti ai terremotati Italiani… E Gentiloni dov’è? Dov’è il Governo Italiano? Dov’è la gente con le palle capace di mandare a cagare quest’Europa che non fa altro che metterci i piedi in testa?

 

Non è più solo egoismo, è un ricatto. La Germania – forte dell’appoggio di Olanda, Regno Unito, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia – ha bloccato gli aiuti promessi dal”Europa per la ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto del Centro Italia. Il Consiglio, riunito ieri in sede di Coreper, non ha trovato un accordo sul dossier ‘disastri naturali’ che finanzia la ricostruzione attraverso il fondo Fondo europeo di sviluppo regionale. Questi Paesi stanno facendo blocco contro la proposta di Commissione e Parlamento europeo e vogliono tagliare centinaia di milioni di euro gli aiuti. Senza l’accordo fra le Istituzioni europee, gli aiuti non possono essere erogati.

Questa è la considerazione che l’Italia ha in Europa. Ci trattano come scendiletto, non rispettano i nostri diritti perché tanto sanno di avere governi complici, subalterni e addomesticati. Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni: il copione è sempre lo stesso. La Germania decide e comanda. Il loro tempismo nel bloccare adesso gli aiuti ai terremotati non è casuale: proprio oggi Schäuble rilascia una intervista in cui rimprovera all’Italia di non fare le riforme (quelle bocciate dai cittadini). Sembra quasi un ricatto: senza riforme niente aiuti. Stanno utilizzando lo stesso metodo applicato in Grecia. Giocano con la disperazione delle persone. Ecco perché bisogna reagire subito. Purtroppo non potendo contare sul governo italiano ci appelliamo a tutti gli europarlamentari italiani. Facciamoci rispettare, ne va di mezzo la vita di centinaia di migliaia di persone.

di Rosa D’Amato e Laura Agea, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“La posizione del Consiglio non fa altro che confermare come la solidarietà corrisponda solo a vuote e ipocrite dichiarazioni di intenti per i reali padroni di questa Unione Europea, anche di fronte ad una proposta che avrebbe di fatto comportato solo un anticipo dei pagamenti, senza nessuna incidenza sul bilancio pluriennale. Questo stallo ha il gravissimo effetto di non permettere la votazione di un accordo provvisorio, già previsto per giovedì 18 maggio in Commissione Sviluppo Regionale del Parlamento europeo e dunque di ritardare l’approvazione della modifica del regolamento a dopo l’estate. Un vero affronto per i nostri cittadini terremotati che aspettavano un gesto concreto da parte di un’Unione prontissima ad approvare programmi per le riforme strutturali, ma lenta, divisa ed indecisa quando si tratta di approvare un provvedimento davvero utile per i nostri territori e per la ricostruzione del patrimonio culturale danneggiato dal sisma”.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/05/la-germania-blocca-g.html

Perfino gli Americani lo hanno capito: “L’euro è un marco travestito” …Perfino Trump. Lo hanno capito TUTTI… tranne gli idioti che ci governano…!

 

Euro

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Perfino gli Americani lo hanno capito: “L’euro è un marco travestito” …Perfino Trump. Lo hanno capito TUTTI… tranne gli idioti che ci governano…!

 

Dopo Messico e immigrati dal Medio Oriente, Donald Trump scatena la sua terza guerra. E stavolta è contro Angela Merkel e la Germania, accusata di utilizzare un euro “esageratamente sottovalutato” per avvantaggiasi sugli Usa e suoi partner europei. A parlare è Peter Navarro, il capo del Consiglio per il Commercio del presidente americano, che al Financial Times parla senza mezzi termini dell’euro come “un marco travestito“.

La polemica è nota nell’Unione europea: paesi come Italia, Grecia e Spagna ed euro-scettici in generale hanno costantemente sottolineato questo squilibrio sistemico imposto e difeso da Berlino. Che l’argomento sia utilizzato dagli Usa è però una prima volta clamorosa: mai Barack Obama in questi anni di crisi ha mosso un dito in tal senso, assai più preoccupato di avere in Angela Merkel alleata salda e fidata. Trump, al contrario, lo utilizza come testa d’ariete per scardinare gli equilibri già precari dell’Unione europea.

Non a caso Navarro punta il dito contro la Germania anche sul Ttip, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti, il cui negoziato è stato sospeso. “Un grosso ostacolo a considerare il Ttip come un accordo bilaterale – dice Navarro – è la Germania che si approfitta degli altri paesi Ue e degli Usa con un marco travestito che è esageratamente sottovalutato”. Negli anni passati la contestazione sulla moneta svalutata e sulla “concorrenza commerciale sleale” la Casa Bianca l’aveva riservata solo a Paesi come la Cina. È variato il nemico, e questo cambio di rotta strategico, in tandem con l’avvicinamento economico alla Gran Bretagna e politico-militare alla Russia potrebbe segnare più di ogni altra cosa l’era Trump. E la fine dell’Unione europea.

 

tratto da: http://www.direttanews24.com/gli-usa-la-germania-leuro-un-marco-travestito/