Ricordate quando la Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?” – Stipendi impignorabili, niente da fare, si tengono stretto l’antico privilegio di una legge del 1965 – respinta la proposta per abolirla!

 

Stipendi

 

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Ricordate quando la Gabanelli si infuriò di brutto: “ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?” – Stipendi impignorabili, niente da fare, si tengono stretto l’antico privilegio di una legge del 1965 – respinta la proposta per abolirla!

 

“Ma vi sembra normale che i politici abbiano leggi diverse rispetto ai cittadini comuni?” sbottava Milena Gabanelli alla fine di una delle sue fantastiche puntate di report

Leggi QUI l’articolo

 

Ma non è cambiato NIENTE. Senza pudore, senza vergogna. Si tengono iul privilegio.

Stipendi impignorabili, l’antico privilegio che la casta non molla. La tutela fu accordata nel 1965: respinta la proposta per abolirla

Avete un credito nei confronti di un parlamentare? Metteteci una croce sopra. Perché se il senatore o l’onorevole decide di non saldare il debito, avrà gioco facile ad opporsi al pagamento. La legge, del resto, è dalla sua parte. Grazie ad una norma del lontano 1965, in base alla quale tanto l’indennità mensile (oltre 10mila euro lordi) quanto la diaria spettanti agli eletti di Montecitorio e Palazzo Madama, non possono essere sequestrate o pignorate. Insomma, la busta paga del parlamentare è praticamente intoccabile. Un ulteriore privilegio, rispetto al trattamento riservato dalla legge ai comuni cittadini, che ha resistito, nel corso della legislatura, ad ogni tentativo di debellarlo una volta per tutte.

Difese a oltranza – Mentre infatti al Senato – numeri permettendo – qualcosa potrebbe muoversi nelle prossime settimane sul fronte dei vitalizi, non c’è stato niente da fare per la proposta di legge (pdl) presentata più di un anno fa alla Camera dal deputato di Mdp Gianni Melilla. “La mia pdl è stata unificata con quella presentata dal Movimento 5 Stelle per il taglio dell’indennità dei parlamentari, ma è finita in un nulla di fatto – spiega a La Notizia l’esponente di Articolo 1 –. Poi ho provato a riproporla, sotto forma di emendamento alla riforma dei vitalizi del dem Matteo Richetti”. Ma anche in questo caso il tentativo non ha avuto sorte migliore. “Bocciato ancora una volta – conferma Melilla –. Il motivo? Si è sostenuto che fosse materia riservata ai regolamenti e non alla legge e che quindi occorresse intervenire in sede di Ufficio di presidenza”. Insomma, il privilegio è rimasto. Il regime dell’impignorabilità degli onorevoli stipendi era sopravvissuto, per altro, anche al vaglio di legittimità della Consulta. Che lo ha ritenuto fondato per la necessità di assicurare la salvaguardia del mandato parlamentare nel rispetto dell’articolo 69 della Costituzione (“I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge”).

Niente da fare – “Ma giustificare ancora oggi questo trattamento di particolare privilegio rispetto a quello riservato ai comuni cittadini è francamente incomprensibile – taglia corto Melilla –. Perché se poteva al limite avere senso nel periodo in cui questa forma di tutela riservata ai parlamentari venne introdotta, per evitare che il pignoramento dei loro emolumenti li privasse dei mezzi di sussistenza pregiudicandone libertà e autonomia, la pesante crisi economica in cui versa il Paese lo rende ormai anacronistico e pesantemente discriminatorio nei confronti di tutti gli altri cittadini”. Contribuendo inoltre, aggiunge ancora il deputato di Mdp, ad alimentare nel Paese “un diffuso sentimento di sfiducia verso le istituzioni”. Senza contare che “in nessun’altra Nazione dell’Unione europea esiste un’analoga disposizione”, che Melilla bolla, senza mezzi termini, come “irragionevole” oltre che “incompatibile con il principio di uguaglianza fissato dalla Costituzione”. In altre parole, “un’anomalia tutta italiana” che la proposta di Melilla puntava ad eliminare. Ma senza successo. Almeno per questa legislatura. Ci si dovrà accontentare di sperare nella prossima.

fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/stipendi-impignorabili-lantico-privilegio-che-la-casta-non-molla-la-tutela-fu-accordata-nel-1965-respinta-la-proposta-per-abolirla/

Ormai non c’è più niente da dire. Senza un briciolo di dignità!

by Eles

IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

Tg

 

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IL SILENZIO DEGLI INDECENTI! Berlusconi di nuovo sotto inchiesta per Mafia. La Gabanelli un’altra voce scomoda fatta finalmente fuori dalla Rai. Renzi insultato ad ogni fermata del suo treno. Ma i Tg MUTI…!!!!!!!

 

Molto probabilmente in Corea del Nord hanno un’informazione più libera della nostra.

Non so se Vi rendete conto. Silvio Berlusconi indagato per le stragi di mafia del 1993. Cioè l’uomo che ha guidato il Paese per 20 anni, il personaggio pubblico Italiano più noto al mondo, il capo di una delle maggiori forze politiche che affronternno le prossime elezioni indagato per le stragi di mafia …e i Tg che fanno? Un servizio di 5 minuti sull’importanza della soia nella cucina vegana!!

E poi nel silenzio totale, sono riusciti a liberarsi di una delle voci libere della nostra informazione. La giornalista più amata dagli Italiani. Finalmente quella rompicoglioni la Gabanelli fuori dalla Rai

E vogliamo parlare della pagliacciata di Renzi e del suo treno? Costretto a nascondere l’itinerario per evitare di essere atteso e insultato dagli italiani incazzati?

I nostri Tg sono superiori a tutto questo. Sono superiori all’informazione. Sono i Tg del REGIME!

Cari amici, non resta che incazzarci di brutto.

Ah, una riflessione:

Pensate se fosse stata la Raggi indagata per strage di mafia…

Pensate se fosse stato Grillo a epurare la Gabanelli…

Pensate se fosse stato Di Maio ad inanellare figure di merda ad ogni fermata del suo treno…

Pensateci un attimo e riflettete su quanto sia distorta l’informazione in Italia.

By Eles

Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

 

Rai

 

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Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce.
È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’ attuale consiglio d’ amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli.
Neanche i consiglieri Rai scommettono più sulla sua approvazione.

Da Il Fatto Quotidiano:

Rai: “Un altro anno per il piano news”. Bye-bye Gabanelli

Ai margini – L’azienda chiede al governo 12 mesi di tempo per creare la testata digitale da affidare alla giornalista, ma il Cda scade prima.

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce. È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’attuale consiglio d’amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli. Neanche i consiglieriRaiscommettono più sulla sua approvazione.

Da circa 20 giorni, ormai, Gabanelli si è autosospesa con l’aspettativa non retribuita, dopo che le era stata offerta la condirezione di RaiNews e la gestione del suo sito web che conta appena 100mila utenti unici al giorno, e nessuna autonomia nella scelta della squadra. Un ruolo ben diverso dalla promessa di dirigere il nuovo portale dell’informazione digitale Rai, la cui nascita è frenata dalla necessità di accorpamento delle testate esistenti. Il Fatto ha anche lanciato una petizione a sostegno della giornalista, che in pochi giorni ha raggiunto 184 mila firme (aderisci qui). Inutile. Dopo che il vecchio piano Gubitosi è stato definitivamente accantonato, e le sonore bocciature rimediate da Carlo Verdelli e Antonio Campo Dall’Orto, adesso tocca al nuovo direttore generale Mario Orfeo elaborare una proposta credibile per l’informazione Rai, che da oltre tre anni attende di essere riformata. Anche la concessione approvata ad aprile prevede che la tv di Stato debba essere riorganizzata attraverso un piano news, ma al momento è tutto fermo: il dg non ha neppure iniziato a scriverlo.

Prima, infatti, c’è da giocare un’altra partita, quella del contratto di servizio tra viale Mazzini e governo, di cui il piano dovrà recepire le indicazioni. La Rai è in agitazione per la proposta di riforma del settore radiotv avanzata dal ministro Dario Franceschini, che con il raddoppio degli investimenti sui prodotti italiani costringerebbe l’azienda a rivedere i propri conti. Così il discorso per la convenzione va per le lunghe e, di conseguenza, pure quello per il piano informazione. Se n’è discusso in maniera animata anche nell’ultimo consiglio d’amministrazione, per concludere che al momento è impossibile fare alcun tipo di previsione. “Va chiuso entro Natale, perché dopo le elezioni questo Cda sarà come yogurtscaduto, non avrà più la forza politica per approvare alcunché”, avverteCarlo Freccero, consigliere Rai in quota Movimento 5 Stelle. Ma i tempi tecnici sembrano troppo stretti: anche dalla commissione di Vigilanza, infatti, fanno notare che il contratto di servizio non dovrebbe arrivare prima di fine novembre.

Viene il sospetto che il documento tanto atteso sia destinato a rimanere tale. Anche perché i vertici Rai hanno gettato la maschera, chiedendo nelle trattative col governo sul contratto di servizio un arco di tempo di 12 mesi per approvare il piano news: peccato che l’attuale Cda sia in scadenza ad agosto 2018. In questo modo il progetto resterebbe chiuso nel cassetto, e infatti l’esecutivo vorrebbe più che dimezzare il periodo a disposizione. Esclusa la possibilità di “stralciare” la posizione di Milena Gabanelli, creando la nuova testata digitale da affidarle a prescindere dal piano complessivo. “Non se ne parla”, tagliano corto da Viale Mazzini: prima di creare altre testate bisognerà accorpare quelle esistenti e nessuno vuole rinunciare al proprio orticello. “Io sono fiducioso, penso che il piano si farà” spiega il renziano Guelfo Guelfi. Con una postilla: “Certo, se così non fosse non sarebbe colpa di nessuno…”. “La fine della legislatura – concludeArturo Diaconale, consigliere Rai scelto da Forza Italia – non è il periodo migliore per le rivoluzioni: non mi sento di escludere che tra un rinvio e l’altro alla fine il piano salti”. E la Gabanelli e la sua testata digitale? “Io il mio consiglio a Milena l’ho dato: cominci a lavorare con quello che ha, sul resto meglio non contarci troppo”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/rai-un-altro-anno-per-il-piano-news-bye-bye-gabanelli/

Rai – Milena Gabanelli tre anni fa, in una memorabile intervista, raccontava di lottizzazione, di sprechi e ruberie e dello sperpero dei nostri soldi del canone. Tre anni e tutto è ancora peggio di prima!

 

Milena Gabanelli

 

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Rai – Milena Gabanelli tre anni fa, in una memorabile intervista, raccontava di lottizzazione, di sprechi e ruberie e dello sperpero dei nostri soldi del canone. Tre anni e tutto è ancora peggio di prima!

Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe “snellita”, ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione. Lo scrive in un lungo editoriale sul Corriere della Sera Milena Gabanelli, in cui fa la lista degli sprechi del servizio pubblico. Troppi telegiornali, reti e strutture inventate solo per accontentare politici, assessori e governatori di turno. Troppi incarichi dirigenziali e una proliferazione incredibile di sedi e strutture regionali. Nulla di più lontano dalla Bbc, “il miglior servizio pubblico al mondo” di cui tanto si parla ma che mai sarà avvicinato se non si mettono “competenza” e “merito” come criteri essenziali per la nomina della governance.

La Rai che verrà

Per rilanciare la Rai la politica deve scegliere uomini competenti e intervenire sulle leggi. Altrimenti sono chiacchiere.

Non si crescerà mai senza riforme, che vuol dire taglio agli sprechi e investimenti. Il tempo è poco e servono soldi subito. La strada più rapida sarebbe quella del rientro dei 300 miliardi depositati su conti esteri, con versamento delle relative somme evase. Però ci vuole la legge che sanziona pesantemente i grandi evasori, e che esiste in tutti i Paesi civili. Quella legge è pronta sul tavolo da due anni, ma ancora non vede la luce, per non aggredire troppo coloro che hanno impoverito il Paese e le loro aziende trasferendo gli utili su conti cifrati. E allora, oltre ai tagli giustissimi ai superstipendi, agli 80 euro in più per chi ha meno di 1.500 euro al mese, quali sono le idee concrete per evitare la chiusura di migliaia di aziende private, e quali le idee di rilancio delle aziende pubbliche sane?

Fra le tante dichiarazioni di Renzi su come uscire dalla depressione generale c’è anche quella di pensare a una Rai che contribuisca alla rinascita del Paese. Certamente avrà un piano, ma per ora si vuol prendere 150 milioni dal canone. La Rai ha 11.600 dipendenti, circa 4.000 collaboratori, un incalcolabile indotto, è il quinto gruppo culturale d’Europa, il tesoro è l’azionista. Dal canone incassa 1,7 miliardi (il 30% evade), 600 milioni dalla pubblicità, 20 milioni da altri servizi. I conti stanno così così. Tecnologicamente arretrata, mantiene un’infinità di strutture e canali, e nonostante i 1.700 giornalisti Rai News è fra gli ultimi siti web che vengono cliccati per informarsi. Il Direttore generale sta tentando di riorganizzare l’offerta, e intanto taglia su prodotto e stipendi: la falce si sta abbattendo con la stessa neutralità su meritevoli e fannulloni, incluse le partite Iva (cruciali in molti programmi) che si mettono in tasca poco più di 1.000 euro al mese. Tuttavia non basterà. Il premier ha suggerito di vendere qualcosa. L’unica «cosa»che si può collocare sul mercato senza tanto clamore è la società che possiede le torri di trasmissione, RaiWay, ma RaiWay è la Rai, ed ha un solo cliente, la Rai. Questo significa che il Direttore generale non può in autonomia decidere di quotare un pezzo di un’azienda pubblica (ovvero privatizzare) perché occorre seguire un iter parlamentare, e arrivare alla delibera del Consiglio dei ministri. Senza questo passaggio cosa si dovrà inventare sul prospetto informativo per avere l’ok della Consob?

Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe «snellita», ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione. Ogni partito si è preso un canale, e poi ci ha infilato i suoi uomini scegliendo come unico criterio la «fedeltà», non all’azienda ma al partito. Risultato: proliferazione di strutture e incarichi dirigenziali che negli anni si sono stratificati. Non esiste nessuna tv pubblica al mondo dentro la quale convivono 3 telegiornali che hanno come referenti 3 diverse aree politiche; ognuno ha una sua struttura autonoma, i suoi direttori, i suoi inviati, il suo apparato tecnico, i suoi studi, il suo budget. Poi c’è Rai news 24, che non si può dire sia seguitissima, e le 26 sedi per l’informazione regionale. Bisogna «ottimizzare» si dice, ma da dove cominci se non metti mano al contratto di servizio con lo Stato? Le sedi regionali sono nate in funzione dei rapporti con le istituzioni locali. Un modello in crisi poiché le Regioni non rappresentano più il territorio, quindi bisognerà cambiare completamente la prospettiva in funzione delle macroaree. Si prende spesso a modello il miglior servizio pubblico al mondo, ovvero la Bbc, dove però i canali generalisti nazionali sono sostenuti solo dal canone: 174 euro, contro i nostri 113. Se tuttavia il modello a cui ispirarsi è Bbc, confrontiamoci. Le stazioni televisive locali inglesi sono 15, che interagiscono con quelle radiofoniche. I dipendenti sono circa 1.500 contro i nostri quasi 2.000. Le sedi occupano mediamente 2 piani (con una postazione fissa per il giornalista che si connette), la maggior parte sono in affitto. Noi occupiamo edifici giganteschi, quasi tutti di proprietà, con insostenibile spreco di spazi e costi. La loro sede più piccola è quella delle Channel Island: 2 dipendenti; da noi a Campobasso sono in 70. Nella sede di Cosenza lavorano 95 persone, ma il palazzo sembra quello di Viale Mazzini. Tutti i servizi finiscono dentro a Bbc One (la nostra Rai 1), con 4 brevi collegamenti al giorno. Inutile ribadire che la produzione locale del nostro servizio pubblico è perlopiù asservita ad assessori e governatori, che in caso di smantellamento di qualche sede si incateneranno pur di non vedere sottratta una telecamera a loro uso e consumo.

Gli «intrecci armoniosi» si metteranno di traverso anche in caso di accorpamento della lunga lista di strutture a cui hanno dato vita nel corso degli anni, e che pullulano di direttori e personale. Emblematica la genesi di Rai Vaticano. Nel ‘97 una decina di dipendenti occupavano due stanze per preparare gli eventi di Giubileo 2000. Senza budget, il team si relazionava con la Santa Sede per agevolare le reti nella produzione di programmi da trasmettere e vendere in tutto il mondo, e doveva essere operativo per 2 anni. Il Giubileo è finito da tempo, ma la piccola squadra si è trasformata in una struttura con i suoi funzionari e dirigenti per continuare a fare le stesse cose. Rai Expo è l’ultima creatura: una dirigenza, 45 dipendenti, una sede a Milano e una a Roma. Ma per raccontare il grande evento dell’alimentazione mondiale non bastano le sedi regionali e i programmi delle reti? A Expo finita (ottobre 2015) siamo sicuri che quella struttura non diventerà permanente? Anche Rai Quirinale, da postazione informativa è diventata nel tempo un elefantino, con un direttore e 35 dipendenti. Per fare cosa? Trasmettere il messaggio del presidente della Repubblica di fine anno e la cerimonia del 2 giugno.

Per «rinascere» sarà inevitabile eliminare sedi e strutture che non hanno nessun senso, ma non mandando a casa qualche migliaio di persone che hanno famiglia! L’azienda avrebbe bisogno di tutto il suo personale se venisse organizzata in modo produttivo; è pur sempre la più grande industria culturale del Paese! Ricordiamo inoltre che non ha ammortizzatori sociali, e sarebbe paradossale creare disoccupati per dare 80 euro in più a chi uno stipendio (anche se magro) ce l’ha. Certo occorrerà poi liberarsi dai burocrati e intervenire sui contratti collettivi di lavoro. Questo quadro però, determinato dalla politica e dalle sue scelte in 60 anni, non lo ribalta un Direttore generale da solo, senza il supporto del governo. Ricordiamo che la Bbc, così spesso invocata a chiacchiere, ha come unico criterio nella nomina della governance e della dirigenza la competenza e il merito. Anche in Gran Bretagna «il palazzo» interferisce e orienta, ma quando un dirigente sbaglia, va a casa senza tante storie. Per questo il mondo intero considera la Bbc la più autorevole tv pubblica del mondo.

tratto da: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/rai-che-verra/d489c2e4-121b-11e4-a6a9-5bc06a2e2d1a.shtml?refresh_ce-cp

Rai, caso Gabanelli. Il Pd fa melina per impedire l’audizione della giornalista in Vigilanza Rai!

 

Gabanelli

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Rai, caso Gabanelli. Il Pd fa melina per impedire l’audizione della giornalista in Vigilanza Rai!

Milena Gabanelli, il Pd (isolato) vuol fare melina sull’audizione della giornalista in Vigilanza Rai
Il caso – Sulla proposta dei 5Stelle di convocare la giornalista contrari solo i dem: “Non si può fare, chiamiamo i vertici”. Ma non è vero!

Convocare di nuovo Mario Orfeo e Monica Maggioni in commissione di Vigilanza. Così da schivare l’audizione di Milena Gabanelli. Questo è l’escamotage pensato dal Pd per evitare di ascoltare la giornalista in Parlamento, un’audizione che potrebbe mettere in imbarazzo il dg della Rai e il Cda di Viale Mazzini. E infatti sarebbero proprio i vertici della tv di Stato ad aver fatto arrivare in Parlamento il suggerimento a soprassedere: meglio evitare di portare in una sede istituzionale un caso che sta imbarazzando non poco mamma Rai ed è diventato il primo vero problema per il nuovo direttore generale.

La proposta di ascoltare Gabanelli è stata lanciata mercoledì scorso dalla deputata grillina Dalila Nesci, ma è stata respinta al mittente dai dem Vinicio Peluffo e Michele Anzaldi. Il problema, però, è che su questo tema il Pd è isolato: tutte le altre forze politiche presenti in Vigilanza, infatti, chi più e chi meno, sono favorevoli all’audizione. Quindi, se si dovesse arrivare a un voto, il partito di Matteo Renzi potrebbe trovarsi in minoranza. Anche se poi, sulle convocazioni in commissione, al voto non si arriva quasi mai e si trova un accordo prima.

A lanciare la proposta, dicevamo, è stato l’M5S. “Dopo tutte le polemiche e la decisione di Gabanelli di autosospendersi dalla Rai, oltretutto con un duro atto d’accusa verso i vertici, pensiamo sia doveroso affrontare la questione in Vigilanza, ascoltando la parte in causa”, fanno sapere dal movimento grillino. Alla richiesta, però, il Pd oppone un secco rifiuto. “In commissione non si affrontano casi singoli, altrimenti in passato avremmo dovuto ascoltare i vari Giannini, Giletti, Perego… Si creerebbe un pericoloso precedente. Inoltre l’audizione rischierebbe di metterebbe in imbarazzo la stessa Gabanelli perché la esporrebbe a ogni genere di attacco o critica”, osserva Anzaldi. Secondo cui “l’unico modo che la Vigilanza ha per affrontare il caso alla luce delle ultime novità (l’auto sospensione della giornalista, ndr) è quello di riconvocare i vertici: il dg Orfeo e la presidente Maggioni”.

Il problema è che però, così, si ascolterebbe solo la metà della storia. “In Vigilanza in questi anni si è convocato di tutto e di più. Inoltre Gabanelli non è giornalista o conduttrice semplice, ma è vice direttore di testata (Rainews, ndr). Quindi i motivi di opposizione del Pd non stanno in piedi”, osserva Maurizio Lupi di Ap. Su questa linea ci sono un po’ tutti. “Io non stravedo per la giornalista, ma sono favorevole alla convocazione: è sempre meglio ascoltare le questioni direttamente dagli interessati”, afferma il leghista Jonny Crosio. “Gabanelli è l’ultima vittima del controllo renziano sulla Rai. Penso che sia dovere della Vigilanza ascoltare perché una professionista seria e capace come lei abbia deciso di mettersi in aspettativa”, sostiene Fabio Rampelli di Fdi. Anche Pino Pisicchio, in rappresentanza del gruppo misto (terzo “partito” per numeri a Montecitorio), è d’accordo. “Il caso ha suscitato un tale clamore che mi sembra utile sentire tutte le parti in causa”, dice il deputato pugliese.

E Forza Italia? Renato Brunetta è un po’ recalcitrante, ma favorevole. “A patto però che, oltre a lei, vengano convocati tutti gli altri giornalisti e conduttori messi da parte, a partire da Nicola Porro”, osserva il capogruppo forzista alla Camera. Che aggiunge: “Io nutro forti dubbi sulla serietà deontologica della signora Gabanelli. Ma non c’è dubbio che sul caso del progetto web abbia subìto una scorrettezza. La si convochi, ma senza farne una Giovanna d’Arco”, aggiunge Brunetta.

La questione verrà riproposta in Vigilanza mercoledì prossimo. Sara interessante vedere se il Pd continuerà a fare muro oppure se cederà alle pressioni della altre forze politiche. Con buona pace di Viale Mazzini.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/vigilanza-rai-il-pd-isolato-vuol-fare-melina-su-gabanelli/

Marco Travaglio sul caso Gabanelli: “Le hanno fatto una proposta che non poteva che rifiutare”. La volevano fare fuori e… “Missione compiuta”…!

 

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Marco Travaglio sul caso Gabanelli: “Le hanno fatto una proposta che non poteva che rifiutare”. La volevano fare fuori e… “Missione compiuta”…!!

 

Nell’anno delle elezioni non si può affidare un portale di notizie su internet ad una giornalista onesta.

I fake media nei giorni scorsi hanno messo in evidenza la vicenda dell’autosospensione di Milena Gabanelli dalla Rai. L’ex conduttrice di Report ha rifiutato la proposta dell’azienda di guidare la redazione di Rainews24. Proposta che la giornalista, fra le più competenti e autorevoli in Italia, ha declinato.

Un lettore poco attento direbbe “non è stata mandata via, è stata lei ad autosospendersi”. Ma, come spiega Marco Travaglio nel suo editoriale di venerdì scorso, la proposta è stata realizzata apposta per essere rifiutata. Meglio non avere in casa giornalisti scomodi in prossimità delle elezioni.

Scrive Travaglio:

“Affidare le web-news Rai a una giornalista libera e competente, autorevole e stimata da tutti, nell’anno delle elezioni: ma siamo matti? Meglio farle – come ha scritto Padellaro – una proposta che doveva rifiutare: infatti lei l’ha rifiutata e si è messa in aspettativa non retribuita. Missione compiuta. Così i soliti paraculi potranno pure sostenere che non è stata licenziata: se n’è andata lei.

Siccome poi la censura ha sempre un lato grottesco, anzi comico, Moiro Orfeo aveva annunciato che Milena era tutt’altro che “in panchina”, anzi: “Le ho proposto di sviluppare e rilanciare subito il portale web dove ora è collocato, ovvero su Rainews.it… anche con l’obiettivo di contrastare il virus delle fake news”.

A prenderlo sul serio, la Gabanelli avrebbe dovuto ogni giorno sputtanare in blocco i tre tg della Rai, massimi produttori mondiali di balle. Perché il suo guaio è sempre stata l’inguaribile allergia alle bugia. Che in vent’anni di Report le ha inimicato, in assoluta par condicio, la destra, il centro e la sinistra.

Ai tempi di B. se ne guadagnò l’eterna ingratitudine con servizi sul terrorismo filo-Usa in Sudamerica, sui veleni nelle acque minerali, sull’inutilità del Tav Torino-Lione e soprattutto sui rapporti mafia-Cuffaro. Il quale, in attesa di finire in galera, si appellò al presidente Ciampi contro “l’ennesimo caso di sciacallaggio mediatico ai danni del sistema produttivo siciliano”. Seguì, su Rai2, un tragicomico “programma riparatore” sui trionfi del governo B. nell’isola.

Tipo il servizio che tempo dopo dovette trasmettere Report perché Tremonti non aveva gradito una puntata sulla manovra finanziaria e i suoi conflitti d’interessi di ministro dell’Economia e consulente fiscale di grandi gruppi finanziari. L’Agcom non contestò un solo fatto, o dato, o frase di Report, ma ordinò un servizio che parlasse bene di Tremonti, con “voci positive nazionali e/o internazionali”: casomai non si trovasse nessuno disposto a leccarlo in Italia, andava cercato all’estero.

Fu allora che l’ufficio legale comunicò alla Gabanelli che la Rai le avrebbe tolto la “manleva”, cioè la copertura legale. Una minaccia bella e buona a lei e alla sua redazione, poi ritirata per la levata di scudi del mondo dell’informazione dell’opposizione. All’epoca, siccome dava fastidio al governo di destra, Report era un cult anche per il Pd.

Poi, quando i Dem andarono al governo, Vincenzo De Luca aprì la stagione venatoria contro “il camorrismo giornalistico di Report e Presadiretta”. E quando Report svelò le possibili reazioni avverse a certi vaccini e poi gli appalti pubblici del costruttore Pessina nonché neoeditore dell’Unità, si scatenarono Renzi (“pura follia, querelo”) e i suoi pit bull. E il programma fu spostato dalla domenica al lunedì.

Intanto Milena attendeva sempre il volante e le ruote del nuovo portale Rai che, almeno finché lei sarà nei paraggi, non vedrà mai la luce. Ieri se n’è andata, nel silenzio dei giornaloni, della destra, del centro e della sinistra. Che è sempre la medaglia più bella.”

Io sto con Milena Gabanelli – La petizione per riportare in Tv la giornalista ha raggiunto le 190.000 firme! – Firma anche TU

 

Milena Gabanelli

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Io sto con Milena Gabanelli – La petizione per riportare in Tv la giornalista ha raggiunto le 190.000 firme! – Firma anche TU

Io sto con Milena Gabanelli – Firma anche TU la petizione per riportare in Tv la giornalista!

Lavora in Rai da 35 anni, negli ultimi 20 ha ideato e condotto Report. Qualunque emittente dovrebbe essere orgogliosa di averla come protagonista. La raccolta firme sul Fatto e su Change.org

Milena Gabanelli lavora da 35 anni per la Rai. Negli ultimi 20, fino a pochi mesi fa, ha ideato, animato e condotto Report, fiore all’occhiello del videogiornalismo di inchiesta, ora affidato ai suoi migliori allievi. Poi le è stata affidato il portale digitale di informazione Rai e vi si è dedicata con la consueta passione e professionalità. Ma quel progetto è rimasto sulla carta, per le incomprensibili (o forse fin troppo comprensibili) resistenze dell’azienda pagata con i nostri soldi, ma teleguidata dai partiti. Per non dover ammettere di aver cacciato anche lei, ultima di una lunga lista di proscrizione che va dall’èra Berlusconi all’èra Renzi, i vertici Rai le hanno fatto una proposta che, per dignità, doveva rifiutare: la condirezione di Rainews24, testata e sito semiclandestini con un pugno di collaboratori scelti da altri. E la Gabanelli, sempre per dignità, si è posta in aspettativa non retribuita: cioè – checchè ne dicano i minimizzatori dei partiti e della stampa al seguito – fuori dalla Rai.

Noi pensiamo che qualunque emittente del mondo libero sarebbe orgogliosa di avere la Gabanelli tra le proprie file e di metterla in condizione di lavorare al meglio. Il suo nome è uno dei pochi motivi validi rimasti a giustificare il canone e la qualifica di “servizio pubblico” per quello che è sempre più un servizietto privato dei partiti. Negli ultimi anni la Rai ha fatto di tutto per perdere la Gabanelli e alla fine ci è riuscita. Missione compiuta, nel silenzio omertoso di destra, centro, sinistra e dei grandi giornali, che ora giocano a dipingerla come una donna capricciosa e umorale per non chiamare le cose con il loro nome.

Siccome noi cittadini siamo i veri proprietari della Rai, vogliamo rompere questo muro di silenzio e di assuefazione, rivendicare il nostro diritto a un’informazione pubblica libera e indipendente (soprattutto nell’anno delle elezioni ) e smascherare il giochino di chi tenta di ridurre questo ennesimo scandalo a normale routine burocratica, contrattuale o caratteriale. Perciò lo diciamo forte e chiaro: noi stiamo con Milena Gabanelli e la rivogliamo subito in televisione.

Firmiamo per portare la giornalista al lavoro in Rai

Peter Gomez, Antonio Padellaro, Marco Travaglio

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/10/io-sto-con-milena-gabanelli-firma-la-petizione-per-riportare-in-tv-la-giornalista/3847622/

Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante” – Ma com’è che non in Parlamento non riusciamo a mandare gente così…?

 

Milena Gabanelli

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Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante” – Ma com’è che non in Parlamento non riusciamo a mandare gente così…?

E no. La Gabanelli è una che la politica non la potrà mai fare…!

Vi immaginate? Rinunciare allo stipendio solo perchè non si produce? Roba da Gente Onesta, e in Parlamento l’onestà è proprio una di quelle cose che scarseggiano.

Scrive Huffingtonpost

Milena Gabanelli: “Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante”

La giornalista spiega al Corriere il suo no alla condirezione di RaiNews 24: “Se sono io il problema mi faccio da parte”

“Mi sono tolta lo stipendio. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante”. La giornalista Milena Gabanelli spiega in un’intervista al Corriere della sera il suo no alla condirezione di RaiNews 24.

Il mio non è un capriccio, ma la certezza che non ci sono le condizioni per produrre risultati. E di cui poi devo rispondere. Il mio incarico è far funzionare l’informazione online, che la Rai non ha, malgrado i suoi 1.600 giornalisti. La proposta è quella di stare dentro un sito che non ha i presupposti per funzionare, in attesa degli eventi

All’intervistatrice che le chiede perché non le basta la promozione e uno staff di 40 giornalisti scelti da lei, Gabanelli risponde:

Non ne ho mai fatto una questione di carica. E lavorare con Di Bella, che stimo, è pure divertente. Ma buona parte dei giornalisti che io ho incontrato, in un assestment interno, sono disponibili a trasferirsi al portale unico Rai, ma non al sito di una testata. Così quelli di tg nazionali e regionali, corrispondenti: tutti felici di contribuire. Ma non a Rainews.it, perché è percepito come il sito di una testata concorrente.

Se il suo progetto originario non si realizzasse, la giornalista spiega:

Sarebbe un peccato per la Rai che non può permettersi un ulteriore ritardo sull’online. Se invece il problema sono io, non ho difficoltà a farmi da parte, il lavoro fin qui fatto non andrà sprecato. Non ho paura del futuro e non sono legata alle poltrone, ho delle idee e una reputazione che vorrei continuare a mettere a disposizione del servizio pubblico. Ma non inventandomi un nuovo programma, altrimenti sarei restata dov’ero.

 

Renzi: “Fuori i partiti dalla Rai”. Infatti se ne va Milena Gabanelli e restano i partiti!

 

Milena Gabanelli

 

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Renzi: “Fuori i partiti dalla Rai”. Infatti se ne va Milena Gabanelli e restano i partiti!

La Rai ce l’ha fatta, Gabanelli rifiuta: “Così non ha senso”

La rottura – Dice no alla condirezione e al sito di RaiNews e va in aspettativa non retribuita

 

Milena Gabanelli annuncia la decisione di chiedere al Direttore Generale della Rai un periodo di aspettativa non retribuita, in attesa che il Consiglio di Amministrazione della Tv di Stato vari il nuovo piano news e decida come procedere in merito a quegli accorpamenti considerati necessari per varare una nuova testata giornalistica. La Rai aveva proposto all’ex curatrice di #report la condirezione della testata Rainews, ma la Gabanelli ha rifiutato la proposta per vari motivi, ad iniziare dal fatto che non se la sente di esporsi su un prodotto di cui non è direttore responsabile. Lo sfogo della Gabanelli: Non me la sento di mettere la faccia su un progetto che non firmo ha sentenziato la giornalista, che ha offerto la sua disponibilità per dirigere la nuova testata che dovrebbe nascere dopo l’accorpamento di alcune delle attuali …

 

tratto da: IL FATTO QUOTIDIANO

 

Rai, Orfeo scopre le carte (false): la tv pubblica fa fuori la Gabanelli

Proposta inaccettabile: condirettore di RaiNews e capo di un sito inutile. Campo Dall’Orto le voleva dare tutto il settore digitale ma il progetto è stato prima frenato e poi completamente bloccato

Rottura tra Milena Gabanelli e la Rai. In un incontro andato in scena nella serata di ieri con Mario Orfeo, la giornalista ha rifiutato la proposta, inaccettabile rispetto alle premesse, emersa durante la giornata nel corso del consiglio di amministrazione (su iniziativa di Carlo Freccero), e che il direttore generale furbescamente aveva fatto propria. Ovvero la condirezione di Rainews (a fianco del direttore Antonio Di Bella) con la delega per lo sviluppo web e la gestione del piccolo sito della testata. Questo è ciò che Orfeo ha messo sul piatto in quello che è sembrato un estremo e fasullo tentativo per mantenere Gabanelli in Rai. L’ideatrice di Report è stata costretta a rifiutarlo, mettendo Orfeo davanti a una sorta di aut aut: o si torna al progetto originario per il quale era stata chiamata a Viale Mazzini lo scorso febbraio oppure sarebbe pronta ad andarsene. Non c’è altra scelta possibile e l’ufficialità arriverà inesorabilmente nelle prossime ore.

La giornalista, dunque, ha detto no a un progetto che, rispetto a quello che doveva essere il nuovo grande portale Rai24.it, appare di serie B: andare a fare da condirettore a Di Bella, con una squadra di una ventina di persone al massimo non scelte da lei, per cercare di rilanciare un sito, Rainews.it, che raggiunge a malapena i 100mila utenti unici al giorno. Un brand fallimentare su cui nessuno, finora, ha osato mettere la faccia e tentare un rilancio. A quanto si apprende, Gabanelli ha chiesto a Orfeo di partire subito con il portale su cui ha lavorato negli ultimi sei mesi. Altrimenti è pronta a fare le valigie e migrare altrove.

Gabanelli, infatti, da maggio attende di partire con il nuovo portale d’informazione che, nel progetto dell’ex dg Campo Dall’Orto, prevedeva una squadra di oltre 80 giornalisti a pieno organico, di cui una sezione specializzata in inchieste e una in data journalism. Progetto che, partito in pompa magna al suono delle trombe del “digital first” dell’ex direttore generale, è stato prima frenato e poi completamente bloccato. Per due motivi: da una parte l’opposizione alla creazione di una nuova testata, con un nuovo direttore (la stessa Gabanelli) quando l’ordine di servizio a Viale Mazzini è quello invece di ridurre e accorpare le testate già esistenti; dall’altra, il fatto che il nuovo portale debba rientrare all’interno della riforma complessiva dell’informazione Rai che, dopo la bocciatura del piano di Carlo Verdelli nel gennaio scorso, il nuovo dg non presenterà prima della fine dell’anno. Che significa dover aspettare altri mesi.

Supercazzole, insomma. Non il massimo per una professionista che lo stesso Orfeo ha più volte definito “una delle risorse più importanti per l’azienda”. Così, Gabanelli è stata messa in naftalina: la redazione c’è, l’aspetto grafico e tecnico del sito è pronto, ma non può partire. Da qui, di fronte al suo crescente nervosismo, Gabanelli ha chiesto al dg di stralciare il progetto web: far viaggiare Rai24.it su un binario diverso rispetto a quello del piano informazione, in modo da far partire subito il portale e andare on line. Ma la maggioranza del Cda e lo stesso Orfeo le hanno risposto picche. “Il web sarà una parte fondamentale della nuova informazione Rai, non può essere stralciato dal piano generale”, ha fatto sapere il nuovo dg. Così è arrivata la controproposta: la condirezione di Rainews (quindi un gradino in più rispetto al suo status attuale di vice direttore con cui è stata assunta a Viale Mazzini) e la possibilità di sviluppare subito il progetto con il sito di Rainews.it.

Le indiscrezioni, poi, raccontano anche altro. Per esempio la poca disponibilità da parte delle redazioni a cedere giornalisti alla nuova testata, trovando in questo una sponda eccellente in Monica Maggioni: la presidente della Rai non è mai stata una fan del progetto e della creazione di questa nuova testata. Anzi, si può dire che le abbia fatto per mesi una guerra aperta. Dentro e fuori Viale Mazzini. D’altronde poi, come accade sempre in Rai, c’è di mezzo anche la politica. Per cui si vocifera di una certa preoccupazione ai vertici del Pd per la nascita di un sito guidato dalla giornalista d’inchiesta. Insomma, secondo i boatos di Viale Mazzini, al Nazareno si teme che un Report quotidiano formato web diventi una pericolosa mina vagante nella stagione in cui si voterà per le Politiche. Anche per questo, si dice, il verde sul semaforo per Rai24.it non si è mai acceso. E mai si accenderà. Campo Dall’Orto è stato mandato, con l’aiuto della Maggioni, proprio perché all’improvviso si è scoperto poco renziano per i renziani (e il capo Matteo), come potrebbe Orfeo tradire il mandato per cui è stato chiamato sulla poltrona più alta dell’azienda?

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/orfeo-scopre-le-carte-false-la-rai-fa-fuori-la-gabanelli/

La folle Rai che spreca il talento di Gabanelli

 

Gabanelli

 

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La folle Rai che spreca il talento di Gabanelli

Immaginate un allenatore che abbia in squadra Dybala o Insigne oppure Icardi, fate voi, e che invece di schierarli li faccia marcire in tribuna o, tutt’al più, li tenga in panchina obbligandoli a un riscaldamento lungo due anni. Un comportamento spiegabile solo se l’allenatore è fuori di testaoppure se glielo ha ordinato la società per motivi misteriosi.

Lo stesso discorso vale per Milena Gabanelli, talento assoluto Rai, una professionista che ha regalato al servizio pubblico e a milioni di italiani quel gioiello di informazione libera e coraggiosa chiamato Report. Succede che la Gabanelli accetti l’offerta dell’allora direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, che la vuole alla guida del portale Rai per il rilancio dell’offerta informativa web. Un Report quotidiano, un incubo per la politica con la coda di paglia e a pochi mesi dalle elezioni.

Anche per questo Campo Dall’Orto è diventato un ex, sostituito dal direttore del Tg1, Mario Orfeo. Tutt’altro che fuori di testa è anzi uno bravo che nelrisiko del potere non sbaglia una mossa. Infatti ad Aldo Fontanarosa di Repubblica, che gli ricorda la lunga panchina della Gabanelli, risponde che la collega “è in campo” per “rilanciare il portale web dove ora è collocato ovvero su Rai-news.it”. Come dire: non gioca all’Olimpico, ma si allena tanto. Con l’obiettivo, sentite questa, “di contrastare il virus delle fake news”.

Non sappiamo come la prenderà la Gabanelli davanti all’invitante prospettiva di dover guerreggiare con truffatori e squilibrati. E dopo aver atteso invano che le promesse fossero mantenute. Però con questa mossa, Orfeo dimostra che la sua nomina al vertice di Viale Mazzini è strameritata. Infatti se Allegri non facesse giocare Dybala verrebbe cacciato su due piedi. Ma se Orfeo costringerà la Gabanelli a fare le valigie vedrete che lo faranno ministro.